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giovedì 15 ottobre 2026

Luoghi che ti cambiano la vita. #NovaVitaGravel

Ci sono luoghi da ricordare per talune persone, luoghi che ti cambiano la vita per altre. Oggi vi racconto una giornata particolare e un luogo unico; non tutti, però, possono (e devono) raggiungerlo, per via della difficoltà estrema del percorso. Ci si può arrivare solo con bici Gravel e MTB. Occorre essere molto allenati in salita e soprattutto, motivati.

L'ascesa è mistica. Giungo nella valle, davanti a una chiesa di campagna, nel punto esatto in cui inizano quasi cinque chilometri tortuosi di montagna, in un territorio brullo, "scarabocchiato" dall'incendio appiccato dalla cattiveria e dall'idiozia umana. Un'ascesa stretta e affascinante, che si inerpica intorno alle quattordici croci metalliche della Via Crucis e ai simboli CAI verniciati sulle rocce. Tra sassi e tornanti stretti, sfiorando pini, corbezzoli, mirti, lentisco, erica, palma nana, dafne, olivella e terebinto, avanzo resistendo alla gravità del pendio (8% media e 20% massima).
Arrivai quasi in cima, continuando lungo il profilo tortuoso del crinale. Proprio nel punto in cui finiva la breve e unica discesa, uscendo da un cono d'ombra stretto creato dagli alberi, ecco che davanti a me, all’improvviso, si stagliò nel cielo azzurro la maestosa Regina. Mi emozionai. Era bellissima, mi aspettava.
Deus sive Natura, parafrasando Spinoza (Dio è Natura). E in effetti, lassù, sentii la presenza di Dio, rivelata nell’infinita bellezza della Natura di cui siamo parte.
Quiete diffusa e un profondo silenzio; la mia anima era come rapita da tanto fascino. Non volevo più scendere a valle e, al solo pensiero di fare ritorno, quel luogo già mi mancava.
Fu un'esperienza così straordinaria, che da quel giorno avverto un vuoto incredibile. Spesso la cerco con lo sguardo e la ritrovo, quella silenziosa montagna con la Regina; allora ricordo quel momento unico e sento che mi manca. Vorrei rimanere lì, nella solitudine spirituale, e non tornare più nel mondo che urla la follia dell'umanità deforme.
Mi piacerebbe diventare il sagrestano di quella piccola e suggestiva chiesa senza muri, aperta al vento e alla pioggia, sola e silenziosa ai piedi della Regina, così umile e povera da farne sentire davvero la presenza. L'altare di cemento con una piccola croce metallica incastonata, un leggio di metallo, niente di più. Se qualcuno pensa che ci sia più Dio nel bosco che nelle chiese, allora questo è il luogo per incontrarlo. Il miracolo è sentirsi parte dell'infinita Natura.
Proprio qui, ascolterai una voce che ti chiederà: "Cosa facevi quando il mondo andava a fuoco?" quando nessuna ricchezza poteva bastare per salvarci dalla crisi ambientale, quando bisognava cambiare vita per salvare la Terra. Non potrai rispondere, se non abbassando lo sguardo e chiedendoti se Dio ci perdonerà davvero. 






L
La strada per arrivarci
 (foto scattate in discesa, in salita non è possibile, per la fatica e il precario equilibrio)
 
Il panorama,  un lungo tratto azzurro, dove il cielo e il mare sono una cosa sola.

venerdì 22 maggio 2026

Pedemonte Altavia si aggiudica la Menzione d'Onore al XXIX Premio Compasso d'Oro ADI. La prima volta per una Gravel Bike made in Italy.

La XXIX edizione del Compasso d'Oro ADI, i cui progetti made in Italy selezionati, erano stati annunciati il 15 aprile scorso, è terminata con un grande successo: la Pedemonte Altavia si aggiudica la Menzione d'Oro al XXIX Premio Compasso d'Oro ADI ed è entrata a far parte di diritto della Collezione Storica Compasso d'Oro ADI, dichiarata nel 2004 dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, di "eccezionale interesse artistico e storico". La Pedemonte Altavia è l'unica Race Gravel Bike, pensata, costruita e verniciata completamente in Italia, ad essersi pregiata di questo prestigioso ed ambito premio! Idea e bellezza italiana performante: "Quando l'idea diventa una macchina che crea l'arte" (Sol Lewitt). Orgoglio genovese. Complimenti alla Pedemonte Bike. Condivido alcuni scatti esclusivi, della Pedemonte Altavia, in mostra a Milano e dell'onorificenza concessa. Consiglio anche la lettura del post della candidatura CLICCA QUI   Ho intuito la qualità e l'esclusività della Pedemonte Altavia e sono soddisfatto del premio e continuo a consigliarla a chi vuole il TOP su misura. Per leggere il test CLICCA QUI Saluti ciclistici.   

 

   


martedì 21 aprile 2026

Ciclismo adatto al tempo attuale nella Riserva Regionale Tevere Farfa.

Cos'è il ciclismo adatto al tempo attuale ? Pedalare ovunque, in qualsiasi luogo, con un unica bici, come la Pedemonte Altavia, senza perdere velocità, perché realizzata su misura, con geometrie ed assetto simili alla bici da corsa (alias bici da strada asfaltata), come spiegato nel test (per leggerlo CLICCA QUI).Voi ci riuscite con la vostra bici? 🤨 Oggi l'ho praticato nella Riserva Regionale Tevere Farfa, lungo tracciati in ghiaia e in erba, attraversando la zona di protezione integrale, l'altana degli isolotti, la foce del fiume  Farfa, il bosco allagato e il Capanno della Palude, quest'ultimo raggiungibile solo a piedi, percorrendo i pochi metri, del sentiero della Fornace, lungo le traversine di legno, approfittandone per distendere la muscolatura stressata dallo sterrato/terra; pedalare Gravel è più impegnativo per abilità e sforzo fisico, rispetto al ciclismo praticato con la bici da corsa, alias bici da strada asfaltata, oramai non più adeguato ai tempi moderni, a causa dell'alta densità del traffico e dell'inquinamento. Nella riserva è possibile salire (a piedi) sulla torretta ed entrare nei diversi capanni birdwatching per osservare le zone frequentate dagli aironi, cormorani, svassi, anatre e rapaci, come il falco pescatore e il nibbio bruno, pesci, anfibi, rettili e cinghiali (è stato emozionante pedalarci accanto, per un breve tratto) e caprioli. La zona umida  si sviluppa attorno al tratto del fiume Tevere, alla confluenza, lungo il corso del torrente Farfa e al Lago di Nazzano di origine artificiale. Intorno alla riserva ci sono borghi e per l'occasione sono salito a Montopoli di Sabina, arroccata sulla collina, ma pedalando sulla strada asfaltata, abbastanza trafficata. Consiglio la consultazione del sito della Riserva CLICCA QUI . La Natura è la bellezza del Gravel. 

   
 
 
  

Lo stato delle cose. La città degli uomini, un tempo, era uno spazio recintato nel mondo naturale, oggi, ha preso il posto della natura, ridotta a spazio recintato nel mondo artificiale della città. L'uomo ha oltrepassato ogni misura nel dominare la Natura: acqua e aria contaminati, vegetazione minacciata dalla desertificazione, la fauna in molte sue specie verso la via dell'estinzione, nonostante che l'uomo abbia nell'ambiente naturale la condizione imprescindibile della sua esistenza. E tutto questo è diventato la nostra nemesi; ci avvelena e ci fa ammalare nel corpo e nella mente. Noi siamo natura, siamo la natura, quindi i parchi naturali e le riserve naturali diventano un atto di civiltà, di speranza, di coraggio, di cultura e soprattutto di resistenza contro la degradazione degli esseri viventi e della Terra; sono il rifugio, anche per ciclisti e pedalatori.  Tutti gli esseri viventi sono connessi tra di loro; ognuno è indispensabile all'altro. Tutti gli esseri viventi formano il sistema Vita. Gli umani non potrebbero vivere senza gli altri esseri viventi. Non ci vuole un premio Nobel per capirlo. 

Se volete sentire una carezza sul cuore, un soffio di vento far vibrare l'anima, allora visitate, con rispetto ed intelligenza, i Parchi naturali e le Riserve naturali, ne scoprirete la bellezza e l'importanza; fateli diventare parte della vostra vita, perché in fondo sono la nostra vita. I parchi naturali e le riserve naturali sono un atto di amore verso l'uomo e la Terra. Ringrazio i Guardiaparco e i Carabinieri Forestali e tutto il personale amministrativo per il prezioso ed insostituibile lavoro per la tutela e la conservazione della Natura, la nostra casa, con un lavoro impegnativo e altamente professionale, fatto di passione, competenza, rischio e amore per la Natura.



Un ringraziamento alla @regionelazio.official per averci donato la rete @parchilazio, uno scrigno magnifico e di straordinaria bellezza; tesoro da custodire e proteggere anche per le future generazioni; la speranza nel domani. Com’è noto ho pedalato sulle Alpi e gli Appennini passando per l’Etna, ma ogni volta che pedalo nei @parchilazio, mi emoziono ancora e mi sento protetto.  E a proposito delle vacanze nella quiete ne avevo già parlato QUI Consiglio di pedalare nei parchi e nelle riserve italiane ed in particolare nel Lazio. Saluti ciclistici.

domenica 12 aprile 2026

La divisa del ciclista.

Quando indosso la DIVISA, mi EMOZIONO; non è solo la MAGLIA, è la STORIA, fatta di sport ed amicizia. Questa DIVISA, per me, è una seconda pelle. Saluti ciclistici.                                          

      



lunedì 26 gennaio 2026

La bici e il fango #cambiamenti

Il fango rende "felici" la bici e ancor prima il ciclista....il fango, come la ghiaia, libera le emozioni....è spettacolo....provatelo, lasciatevi andare, resterete "senza pensieri", è catartico! Aprire la mente al cambiamento; ai cambia - menti. La bici "va vissuta", senza paura di sporcarla...è fatta per essere sporcata (purché dopo la laviate 😉). Saluti ciclistici. 



martedì 16 dicembre 2025

"Il ciclista non ha età" #ciclismoreale


Il ciclista non ha età..........nel senso che gli anni non gli cambieranno la mente.... perché non molla mai....perché continuerà a fare la vita da ciclista .. .....lo sente nell'anima ..e’ una scelta naturale ... anche le salite....continuerà a farle.....ad ogni costo... una salita al giorno toglie la malinconia di torno......non solo una prova di forza muscolare....ma soprattutto un esercizio spirituale.......mente.. personalità..... perché continuerà ad attaccarsi il numero sulla maglia.....perché non ha paura della vita....perché vuole superare i propri limiti.....perché la bicicletta è la macchina più amata dai bambini di tutte le età.... perché se non indossa maglia e salopette si sente nudo.....perché non molla mai......perché è cazzuto.....perché essere ciclista è uno stile di vita senza tempo.......è l'interpretazione autentica della (sua) vita.... equilibrio e carattere.... rispetto per sé e per il Creato....si è ciclista per sempre.... fino alla fine....e anche oltre......perché il ciclista pedala verso il cielo....nell'eternità...siate ciclisti e non pedalatori.....questo ho spiegato ad un giovane ciclista. Saluti ciclistici.

sabato 12 luglio 2025

La salita asfaltata e non asfaltata spiegata ai ciclisti e ai pedalatori.

CENTRAL TOPIC. Ci sono due tipi di salita, quella asfaltata e quella non asfaltata. L'ascesa della salita dura asfaltata è faticosa. Per superarla occorre allenamento e il migliore rapporto peso corporeo/watt. Mentalizzando la salita, come ho spiegato, si arriva in cima impiegando un buon tempo di ascesa e con il minore sforzo. E' un successo personale irrinunciabile per il ciclista. Ma è sempre e comunque fatica. Chi non ama la fatica, non pratica la salita. Se ne va per pianura asfaltata con soste al bar. 

L'ascesa della salita dura non asfaltata, è invece il livello più alto, raggiungibile dal ciclista. Una salita non asfaltata, dissestata, è molto di più di una salita, è la salita; è una sfida contro la gravità e l'equilibrio, quasi proibitiva, insopportabile, un calvario ! E' devastante ! E' l'esaltazione del "non mollare mai" ! Non si spinge solo, con "tutte" le gambe, ma con la mente e l'anima, non basta più il cuore ! I sassi e la terra diventano insidie, si "aggrappano" alle ruote, sembrano "trattenerle", uno spreco maggiore di energia fisica e mentale, oltre la soglia. E' come fare lo Zoncolan, sull'acqua, ondeggiando; occorre spostare il corpo all'indietro, distendendo le gambe, ma senza avanzare sulla sella, con il fondo schiena incollato sul retro sella, e a volte più in la, usando rapporti molto agili (ci ritornerò più avanti), sempre pronto a sganciare il pedale, mantenendo una relativa tranquillità, sempre pronto a cambiare ritmo e posizione, gestendo l'appoggio sul manubrio con variabile forza. Occorre esperienza e "intimità" con la salita non asfaltata. E quando ritorno a salire sull'asfalto, mi sembra che qualcuno mi spinga in avanti ! Vado più facile !

Per fare la salita dura non asfaltata, ci vuole il manico e coraggio, ma anche una bici top. I rapporti devono essere molto agili. Per esempio, uso la mono corona 40 davanti e il 44 dietro per un salita dissestata del 15%, come quella del video pubblicato nel post ( ma un 38 davanti sarebbe stata meglio), tubeless da 40 mm tassellati, gonfiati a 2,5 atm e soprattutto una bici Top Gravel. Nei video, la salita dissestata al 15%, che mi dona un panorama straordinario; è breve, circa 300 metri; ma per arrivarci devo superare altre salite, asfaltate, mezze dissestate, sterrate, per un totale di circa 20 km di ascesa con pendenza variabile dal 5 al 15%; parto dal mare fino a quota poco superiore agli 800 metri di altezza. Lassù il silenzio e la bellezza della Natura, ne ho bisogno. L'ho scoperta perlustrando il territorio. Ho imparato a mentalizzare la salita, e dopo molti anni, la salita asfaltata, non mi basta più. La bici può diventare come un pennello per dipingere i panorami più belli, una penna per scrivere emozioni straordinarie. Ma nella vita niente è gratis, quindi mi serve un esercizio fisico e mentale per sopportalo e realizzarlo, non è facile gestirlo, ma le cose migliori devi sudartele. 

POST TOPIC. Il ciclismo senza salite, è come un libro senza pagine. La salita è una ascesa contro la forza di gravità, occorre uno sforzo maggiore mentale e fisico. E' la palestra naturale del ciclista. Tutti in salita faticano, anche i campioni che vi fanno trepidare sulla poltrona fino all'estasi. Molti la evitano e quando sono costretti a farla, rischiano di ribaltarsi, inscenando la "via crucis" del pedalatore, termine da me coniato, quando un giorno vidi il volto di un pedalatore deformato da smorfie di sofferenza indicibile. Poi ci sono quelli che in salita soffrono di meno e ne fanno sfoggio, tanto che in cima diventano come pavoni, mostrando "le piume colorate" dell'ego, imitando corridori visti alla TV, spesso usando le stesse bici stampate in serie all'estero e indossando lo stesso abbigliamento, pensando di essere come "lui" che vince tutto, una sorta di venerazione smisurata, idolatria verso il successo, un vero e proprio processo di emulazione, come quello dei bambini che imitano gli adulti. E' la condizione mentale del pedalatore consumista per cui conta consumare quello che piace alla massa deforme; segue l'opinione comune per sentirsi "il migliore" del gruppetto, selezionato con quelli che vanno più piano e dal quale non si separerà mai, in quanto necessari per potere "primeggiare" 😉!  Infine ci sono quelli che arrivano in cima, mentalizzando la salita, quelli esperti, quelli salitomani, quelli che rendono omaggio alla salita, sapendo di essere solo uomini con limiti e pregi,  autenticamente se stessi, umili, consci del fatto che c'è sempre qualcuno più forte. 

Chi pedala solo in pianura asfaltata, ovviamente ha pari dignità ciclistica, ma fatica di meno, soprattutto quando pedala nascosto nel gruppo, o succhia la ruota; solo quando mette fuori la testa e si espone, brevemente, al vento, recupera fatica e si allena ! Per fare allenamento,  in pianura asfaltata. utili al miglioramento della condizione atletica, occorre percorrere molti, tanti, troppi km, MA contro vento moderato ( 20-28 km/h) o se ci si riesce, contro vento teso ( 29.38 km/h, oltre sarebbe impossibile), MA da soli. Pedalare in modalità gruppo da pianura non è allenamento, è solo una forma di socializzazione dinamica. Punto. In modalità Gravel invece tutto è impegnativo e allenante, anche la pianura non asfaltata; la differenza la fa la tipologia del fondo. Punto. 

Il consiglio è sempre quello di  "mentalizzare la salita" (Copyright © BY PEDALAREVERSOILCIELO) , cioè abituarsi a farla, inserendo almeno una salita nella seduta di allenamento. E' il solo modo per sopportarla: abituare corpo e mente alla salita, in modo, da "normalizzarla". Per mentalizzare la salita, occorre non mollare mai, cioè non smettere mai di pedalare; chi molla, non sale più in sella, aumenta il peso corporeo, si disabitua alla fatica, entra per sempre nella comfort zone e finisce per invidiare ( o odiare)  i ciclisti che incontra, mentre guida auto e moto. 

La salita diventa la soluzione per allenarsi, la principale strada d'allenamento; ci si allena pedalando principalmente sulle salite, ma questo è l'ultimo livello, raggiunto il quale, la salita diventa "normale", insostituibile. Conta il dislivello, più dei km, è lì che si fa la differenza, dove si diventa ciclista diversamente praticanti. Puoi fare anche migliaia e migliaia di km all'anno ma come li hai fatti ? A succhiare la ruota, in pianura, mai fuori soglia ? Allora non contano ! Occorre allenarsi fuori soglia, vento in faccia, in salita. Quelli sono i km che contano. Un esempio: il cambio di ritmo, solo in salita lo alleni e lo potenzi. Oramai ho inserito nell'allenamento, quasi esclusivamente salite. Mi occorre un attività di recupero mirato, come stretching e riposo attivo, mantenere il migliore rapporto peso corporeo/watt, allenandomi anche a tavola, calorie controllate e , regola aurea, bilanciando la dieta, assumendo tutto quello di cui l'organismo necessita, ma con misura; lo "strappo" a tavola, è occasionale. Niente alcool (quindi niente birra) e fumo. Essere ciclista è uno stile di vita; non è facile, ma con il tempo, ci si abitua. Saluti ciclistici. 

 


lunedì 9 giugno 2025

Wild GRAVEL. Ho sbloccato 🔓 l'ultimo livello davanti ai Giganti ! #novavitagravel

Ho sbloccato l'ultimo livello ! Quassù non c'era mai arrivato un ciclista! E così dopo avere pedalato sulle Alpi e gli Appennini, quando non erano ancora di moda e c'erano "le foto in bianco e nero " (come mi dice Flavio), sono alfine giunto davanti ai monolitici carsici, alti più di 6 metri, chiamati Giganti ! Quassù solo gli animali selvatici, alberi antichi e la quiete del bosco d'altura. Sarebbe la location ideale per un nuovo episodio della sagra del Signore degli Anelli. Ci vuole una buona dose di follia per arrivarci, il "manico", ma soprattutto il bisogno di esplorare nuovi sentieri. Adesso non vorrei più scendere e ritornare sulla bollente strada asfaltata, piena di automobilisti prepotenti ed invidiosi dei ciclisti. E mentre i pedalatori si "mostrano" sulle App "condominiali" con tracciamento GPS, come se vivessero in un grande Peep show, scelgo l'avventura e le emozioni sudate ! Ho voglia di bellezza, di Natura e di ciclismo semplicemente autentico. Gravel: evoluzione della species ciclista, livello superiore del ciclismo. Manico+Gamba+Natura+Avventura= Gravel. Ma se non lo provi, ti accontenterai ancora del livello inferiore, quello dove vedi "volare gli asini e finisci per crederci". Siate ciclisti e non pedalatori. (P.S. alla Pedemonte Bike si sono "sbagliati" ! 😉 Il livello emozionale più alto con una bici Unica 👌👍👊! La Pedemonte Altavia è una bici da corsa adatta anche al Gravel, anzi al Race Gravel 🔝; e’ molto di più di una bici da Gravel ! 🔝🚵‍♂️🚴🪨🌳🐺. Saluti ciclistici. 

 

  

domenica 27 aprile 2025

Le bici 🚲 passano, il ciclista resta !

Le bici passano, il ciclista resta ; e’ il ciclista a rendere “importante” la bici e non e’ mai il contrario ! Basti pensare a tutti coloro che comprano la bici del campione professionista  o del big del gruppo amatoriale ! Le bici passano e il ciclista resta, fino alla fine. Consiglio: siate ciclisti e non pedalatori 😉😉 Saluti ciclistici.


sabato 5 aprile 2025

Oltre la strada asfaltata, c'è il cielo ! GRAVEL MOUNTAIN #NovaVitaGravel

Con la bici da corsa potevo arrivare solo fino alla fine della strada asfaltata; ma oggi, con la bici Gravel, sono andato oltre, fino al punto più alto, sopra il mare, ad un passo dal cielo. Quiete e bellezza della Natura. Sole e polvere. Vento e pensieri liberi. Strade nuove, emozioni infinite. La fatica e’ la strada della verità. Una macchina per vivere un giorno senza tramonto ….. che non si ferma davanti alle asperità del terreno e che non ha bisogno dell’asfalto per essere veloce …e quando si sporca merita rispetto … ti regala ad ogni uscita un avventura piccola o grande …ti porta anche dove non arriva il traffico …e puoi vedere il panorama più bello ….e tu pensi ancora alla bici da corsa ?  Saluti ciclistici.

venerdì 14 marzo 2025

Exploring soul with Pedemonte Altavia #novavitagravel


 
Esplorando il paesaggio, esplorando l'anima si giunge lontano, all'autenticità esistenziale." C'è un tempo in cui devi lasciare i vestiti, quelli che hanno già la forma abituale del tuo corpo, e dimenticare il solito cammino, che sempre ci porta negli stessi luoghi. E' l'ora del passaggio: e se noi non osiamo farlo, resteremo sempre lontani da noi stessi " ( Fernando Pessoa) per questo " Devo essere solo e sapere che sono solo per poter vedere e sentire pienamente la Natura. Devo compiere  un atto di osmosi con quello che mi circonda, diventare una sola cosa con  le mie nuvole e le mie montagne per poter essere quello che sono"  ( Caspar David Friedrich) ed eccomi allora ad esplorare nuove strade, nuovi sentieri, nuovi affranti, nuovi paesaggi, boschi, e monti nel silenzio della Natura. Richiamo ancestrale. Noi siamo Natura, noi siamo la Natura. La bici serve anche a percorrere le strade dell'anima. Now I'm Free.  La Pedemonte Altavia è la bici che non c'era, la più moderna, è l'evoluzione della bici da corsa. Il Gravel è quello che mancava al ciclismo. La bici Race Gravel e Gravel è la bici che ha sempre desiderato il ciclista.Saluti ciclistici. 

giovedì 19 dicembre 2024

Il santuario pagano dei Giganti carsici. Esplorando la Terra con la Gravel. #novavitagravel #workinprogress


" Devo essere solo e sapere che sono solo per potere vedere e sentire pienamente la natura. Devo compiere un atto di osmosi con quello che mi circonda, diventare una sola cosa con le mie nuvole e le mie montagne per potere essere quello che "sono" " scriveva Caspar David Friedrich. Un altro luogo straordinario, creato dalla Natura, unico e prezioso. All’interno di un bosco di lecci, sopra i monti, ci sono tre giganti carsici e un paesaggio  preistorico, protetto dalla fitta vegetazione, emozionante e suggestivo. Il silenzio è interrotto, a tratti, dai campanacci "suonati" dai cavalli al pascolo. Ovunque quiete diffusa. Seguo pietre, coperte da muschi, traccio la terra densa e nera, sul tratturo che taglia il fianco del monte; i lecci coprono il cielo, e la luce tenue riesce a filtrare appena, la temperatura bassa, rende frizzante, l'aria pulita. Seguo l'istinto, sono a mio agio, fino a giungere, al centro di un anfratto, dove si ergono maestose ed imponenti, tre rocce alte più di 6 metri, i giganti carsici, modellati, dal tempo, dal vento e dalla pioggia, disposti in semi cerchio; rimango ad ammirarle, immerso nel mistero e nella bellezza della Natura. Quassù, ci si può sentire protetti e lontani dall'inferno degli uomini. In questo meraviglioso altare pagano, sono solo. Noi siamo Natura, noi siamo la Natura, è la preghiera laica; qui la si venera e ringrazia. Morale della storia. Rimanete lontano dal traffico, se potete. Non vale la pena rimanerci dentro in apnea ed avere l'ansia. Non vale più la pena "limitarsi" alla bici da corsa, l'unica bici inadatta a percorrere tutte le strade. La bici da corsa costringe a percorrere le stesse strade e quindi ad annullare emozioni e stimoli di allenamento. Può causare noia. Non ci sono solo strade asfaltate. Scegliete strade nuove e una bici polivalente come la Gravel Bike 😉. Esplorate il territorio, esplorate la Terra. Bici e’ avventura! Il limite è nella mente. Intanto continuo il nuovo test bike 😉🚵‍♀️. Work in progress. Saluti ciclistici. 

 

Il mio soprannome…oggi più di ieri !🐺😉🌳

domenica 6 ottobre 2024

Le mie salite. Monte Amiata gravel and road !

 
Road and Gravel senza soluzione di continuità su un vulcano spento con la Pedemonte Altavia !  Alle 8 menata sul monte Amiata, il vulcano inattivo, ma “caldo“, ciclisticamente parlando, le cui pendici sono interamente ricoperte da rigogliosi boschi di castagni ( nella parte iniziale), faggi ( nella parte più alta), abete bianco e pino nero, questi ultimi di origine artificiale e poi acero montano, frassino maggiore, carpino nero, sorbi e altre specie tipiche di queste altitudini. La parte più suggestiva della salita si percorre in mezzo alla faggeta più estesa d'Europa! Lunghezza 14 km ( da Abbadia San Salvatore), pendenza media 6,9 %, pendenza massima 11,5 %, dislivello 900 metri. L'ascesa è stata fatta con temperatura minima 4 gradi, massima 7 gradi e quindi ho sofferto il freddo nella prima parte, alcune dita delle mani erano indolenziti dal freddo. Tempo di ascesa 59 minuti. Giunto in cima, a 1670 metri ho proseguito nel bosco lungo un percorso MTB, tra zolle di terra bagnata e pietre, percorrendo un piano sconnesso con buche, non è uno fondo sterrato e compatto. No limits . Road and Gravel senza limiti. La particolarità dell'ascesa del monte Amiata è salire il crinale percorrendo anche la strada interna del bosco, in stile gravel.
Sconsiglio di salirla la domenica e nei giorni festivi per il traffico di auto, soprattutto nel periodo autunnale, dedicato alla raccolta dei funghi ( e castagne). Rapporti consigliati per l'ascesa: dipende dalla gamba e dal livello di allenamento; se non siete allenati alla salita, lasciate perdere. E' una salita irregolare, di alta montagna, tra le più belle tra quelle conquistate. 
Per arrivare in cima al Monte Amiata, ci sono 6 salite: della Vetta, della Faggia, delle Macinaie, del Quaranta, delle Aiuole, della Pescina. Le varianti gravel invece sono 4 : Piancastagnaio; Poggio del Ginestra- Castel del Piano; Case del Corto - Bivio dei Treni; Seggiano - Bivio della Vittoria. Davanti al piazzale antistante l'ex miniera di Abbadia San Salvatore, ora Parco Museo, c'è un cartello Amiata Bike con le indicazioni della salita. 
Il percorso gravel consigliato: Abbadia San  Salvatore; Santuario della Madonna dell’Ermeta; Sentiero di Capomacchia ( 22,5 km) lungo l’anello Amantino 601; Capovetra (fontana d’acqua potabile); Prato della Macinaia (Sentiero della Carbonaia); Rifugio Catore; arrivo piazzale vetta Monte Amiata. 
Anello Amiata: 176,4 km, 11,4 % pendenza massima, 3452 metri di dislivello, 10 tappe. 
Il monte Amiata per la varietà dei percorsi impegnativi, può essere considerato un Bike Park di 1° livello ed è collegato con la Val d'Orcia da una strada percorribile in modalità gravel o in modalità strada asfaltata, costeggiata da boschi. Lunga salita ( impegnativa) e lunga discesa.  Saluti ciclistici 
e dopo recovery training alle terme …

 

Il passaggio davanti all'ex miniera di Abbadia San Salvatore, ora Parco Museo. 

venerdì 27 settembre 2024

Pedalando tra le nuvole ☁️ #novavitagravel

E' stata un esperienza straordinaria, quella di pedalare tra le nuvole; si hanno sensazioni incredibili, pedalando nella quiete dei monti, a prima mattina, in solitaria, senza incontrare nessuno, avvolti dai “custodi” del cielo, le nuvole, masse umide sospese. Una cortina densa di nuvole nascondeva i monti; la vidi e partì, con il desiderio, di arrivare in cima e di respirarle. Attraversai le nuvole, con meraviglia, mentre l'umidità fu tanta e tale, da bagnare la bici, eppure non pioveva, gocce dense di umidità, cadevano sul casco, l'aria permeava gli indumenti, il vento soffiava tra le fronde degli alberi. Ovunque quiete. Pedalai a vista, ad un metro e mezzo circa, senza lampadine, attraversando un paesaggio variegato, fatto di di ombre e luci, poi in cima, quasi buio. Il sibilo del vento echeggiava, e il soffio muoveva le nuvole, rimaste come impigliate tra gli alberi. Giunto in cima, appoggiai la bici al cancello della stazione Ray Way, a quasi 800 metri di altezza; lo feci, come sempre, ma  quella volta, fu fantastico, sembrò di essere finito in un bosco incantato, in una nuova dimensione temporale. Un altra esperienza di quello che definisco, gravel montano, un ciclismo spettacolare, emozionante, selvaggio, una fuga vera dalla scialba quotidianità. Saluti ciclistici. 
 

giovedì 12 settembre 2024

Toscana Gravel and road. Il ciclista viandante. La Val d'Orcia, per vivere una favola.

Con la bici ho viaggiato abbastanza, in cerca di emozioni, come condizione dell'esistenza, viaggi, anzi percorsi, che sono iniziati nella mente, definiti e colorati dalla fantasia. Penso che nella vita non bisogna mai smettere di stupirsi e di muoversi nello spazio, aiuta a continuare a farlo. In verità più che un viaggiatore, mi sento di essere un viandante, anzi un ciclista viandante. Come diceva Nietzsche, " L'uomo è un animale non ancora stabilizzato". Il viandante è come un pellegrino medievale che avendo in vista una meta, non esita a dire addio ad ogni tappa raggiunta, spinto dal desiderio di futuro che oltrepassa, e quindi trascende, la situazione presente, realizzando l'esistenza nascosta. Quasi un ponte verso una nuova vita, verso il cambiamento culturale. 

Il viandante è l'uomo che si sofferma ad ammirare la Natura infinita. Il viandante cerca il centro, non nei confini, ma in quei due poli che Kant, indicava nel cielo e nella legge morale, che per ogni viandante hanno sempre costituito gli estremi dell'arco in cui si esprime la sua vita in tensione. Si muove fuori dalle città percorrendo lunghe distanze da compiere a piedi o in bici, senza avere uno scopo preciso, ed in un contesto che ricorda le fiabe. E non puoi vivere una favola se ti manca il coraggio di entrare nel bosco. A differenza del viaggiatore, il viandante non ha una meta, si muove per non perdere il paesaggio e lo vive come un percorso senza fine. L'uomo può evolversi non solo biologicamente, ma anche culturalmente, perché per dirla come Jaspers, " è una esistenza possibile", nel senso che ha la possibilità di evolvere ulteriormente rispetto al suo stato attuale è ciò che contraddistingue la sua natura. 

Pedalare è anche filosofia. Premessa necessaria per ogni storia. 

Oggi, il reale sottentra il fantastico. Ecco la mia nuova storia scritta sulla polvere atavica delle strade bianche. L'anima mia, immagina e poi realizza la visione immaginifica, fatta di strade verso il cielo. Era parte della mia immaginazione, poterlo fare. 

Dopo la tappa sul monte Amiata, ho attraversato la Val d'Orcia per vivere una favola sulle strade bianche, confondendomi con e nel profilo ondulato delle terre toscane. "Strade bianche" è un concetto di vita; è un luogo dove non c'è il tempo; è il rumore dei pneumatici che sgranocchiano la ghiaia; è polvere di stelle; è pedalare verso il cielo. Chi non è Gravel non sa cosa si perde ! Le strade bianche è come dire portami dove il tempo non esiste, proprio come una favola. 

Non senti rumori distanti, il paesaggio è antico, è come essere finiti in un altro tempo, lontani dalla modernità, persi nello spazio infinito, delle colline senesi, dal profilo morbido e dal rumore secco della ghiaia, che squarcia il silenzio della valle, lungo rampe che invitano a pedalare senza tempo, rampe che si trasformano in veloci discese, per continuare a sentirsi come un bambino al Luna Park; non bisogna smettere mai di essere un bambino, se non si vorranno inseguire i fantasmi e le paure degli adulti; immaginare significa non avere paura; la vita è un gioco, non è una cosa "seria", come vogliono farti credere gli "adulti". Scrivila con la strada, la tua vita e raccontala davanti al fuoco del cammino, nei giorni d'inverno. Scrivila lungo con i filari dei cipressi, tipici della Val d'Orcia, antiche chiome, simbolo dell'immortalità, affinché non si cancelli. 

Qui la Natura è più intensa ed estesa, essendo stata limitata l'antropomorfizzazione ( come dico sempre, meno siamo, meglio stiamo). In buona sostanza il successo della Val d'Orcia ( dal nome del fiume che l'attraversa), sta nell'amore per il territorio degli abitanti, e quindi conservazione, tutela e manutenzione del territorio, promozione turistica del patrimonio storico della Repubblica Senese del XIV e XV secolo d.c., dell'antica via romana Cassia e quella medievale della via Francigena, da e per Roma, valorizzazione del corredo originario, quali locande e stazione di posta, abbazie e santuari, ponti. Un territorio unico connotato dalle pianure argillose originate dal fiume d'Orcia, colline a forma di cono con borghi muniti di fortificazioni e dal profilo reso morbido dai vigneti e uliveti, paesaggio agrario e pastorale di età rinascimentale. La Val d'Orcia inizia alla pendici del Monte Amiata, stazione sciistica in inverno e coperta di verde in estate, la cui sagoma alta 1738 metri, la rende mite in autunno ed inverno e fresca d'estate. La Val d'Orcia è patrimonio dell'umanità UNESCO, è caratterizzato da borghi, come Pienza, San Quirico d'Orcia, Montalcino, Castiglione d'Orcia, e da borghi termali come Bagno Vignoni e Bagni San Filippo, tutti di origine medievale. Boschi verdi si estendono dal monte Amiata fino alla valle. 

Val d'Orcia docet: mantieni la posizione, valorizza e proteggi il bello ed unico che possiedi. Se volete fare un viaggio nel tempo è qui che dovete venire. Qui regna il silenzio, per cui se volete fare chiasso e rompere le pelotas con feste notturne e ammucchiate urlanti, andate altrove; zona sconsigliata a chi vuole vivere la notte. Zona ideale per viaggiatori, viandanti, camminatori, ciclisti, pedalatori, amanti della bellezza, amanti del relax e della cultura. Prezzi non popolari. Frequentata dal turismo straniero d'élite. Strade pulite e manutenute. La Valle è mantenuta pulita. Location ideale per il Gravel. La strada simbolo è la sterrata di cui ci si può davvero innamorare. 

E se volete conoscere l'autenticità di un luogo straordinario come la cappella della Madonna della Vitaleta,  confuso da foto massive. CLICCA QUI . 

Caro lettore, ti lascio al contenuto multimediale, della storia d'oggi, con la speranza di essere riuscito ad ispirarti a diventare viandante. Saluti ciclistici. 

FOTO COPERTE DA COPYRIGHT. 

 
Luoghi simbolo della Val d'Orcia: Cappella della Madonna di Vitaleta ( a sinistra) e filari di cipressi del Podere di Poggio Covilli. 
 

 

mercoledì 7 agosto 2024

Colnago C68 rim brakes. La bici da corsa con freni tradizionali non muore e non morirà.

Come scrivo da tempo, la bici da corsa con freni tradizionali, o altresì detta, rim brakes, non muore, e non morirà e dovrebbe essere proclamata dall’Unesco, Patrimonio immateriale dell’umanità. Così è ! Per dimostrarlo, in questo ultimo periodo, ho testato e recensito, telai su misura, in carbonio, made in Genova, dalla Pedemonte Bike. E da oggi, sono disponibili, non solo telai su misura, artigianali, in acciaio, titanio e carbonio, fatti anche in Italia, ma pure la nuova Colnago C68, la top di gamma. Un particolare interessante della nuova Colnago C68 rim brakes sono i forcellini in titanio, per evitare problemi di consumo e di danno strutturale, come ebbi modo di consigliare in questo post CLICCA QUI . Mi fa piacere che Ernesto Colnago abbia preso la decisione di "ritornare a fare scegliere al ciclista". Il marketing non può togliere la libertà di scelta. Ecco il link del sito Colnago con prezzo e modello CLICCA QUI . Colgo l'occasione per salutare il Maestro, Ernesto Colnago. Saluti ciclistici. 


(Grazie a FB58 per alcune delle foto pubblicate nel post)
 

sabato 20 luglio 2024

Sul Colle dell’Infinito a recitar poesia di vita

Premessa. Il ciclista, e ancor prima l'uomo, è fatto di cultura. Il pedalatore invece è fatto di cose e consumismo; in esso non v'è traccia di sapere; è schiavo di mode. Vi esorto: siate colti, perché potranno toglierci tutto tranne che la cultura; rende liberi, cittadini e non sudditi, padroni del nostro destino, pastori e non gregge. E la bici ? La bici è un fenomeno culturale. 

Il fatto. Mi trovo, a Recanati, sul Colle dell'Infinito ovvero sul monte Tabor dove il più grande di tutti, Giacomo Leopardi, il filologo, filosofo, poeta e visionario, immaginò i versi della poesia che divenne il capolavoro, in versi, più straordinario, realizzato dalla mente umana. E proprio qui, in pellegrinaggio laico, passeggio nell'Orto, sul Colle dell'Infinito, un luogo semplice, avvolto nella quiete secolare, appartenente all'ex monastero medievale di S. Stefano, curato per secoli dalle monache, fino alla venuta di Napoleone in Italia, che sciolse l'ordine. Oggi quest'orto è stato affidato al FAI, Fondo per l'Ambiente Italiano, affinchè lo conservi e ne preservi la memoria, diffondendone la conoscenza. E proprio qui, la ghiaia mossa dai miei passi, rompe la quiete, mentre passeggio, lungo quella che un tempo era la collocazione originaria della siepe che diede "vita" alla poesia dell'Infinito. E in un dato punto, mi sono fermato, e l'anima mia ha iniziato a declamare i versi del Leopardi, davanti al sole. L'orto si trova a due passi da casa Leopardi e qui che il genio italiano, a ventun'anni si allontanava da casa, rifugiandosi in questo luogo che lui definiva solitario, "ermo", ma vicino e familiare "sempre caro", per stare solo con i propri pensieri, proprio come capita a tutti nella vita. 

In quel tempo Leopardi, si interrogava sulla vita alla ricerca della verità, e gli si presentò uno scenario terribile e duro, che incuteva angoscia. " Io ero spaventato nel trovarmi in mezzo al nulla, un nulla io medesimo. Io sentiva come soffocare considerando e sentendo che tutto è nulla, solido nulla" scriveva a pagina 85 nello Zibaldone di Pensieri ( 1817-1832). Ma Leopardi trovò una soluzione: " Dicono che la felicità dell'uomo non può consistere fuorchè nella verità. Eppure io dico che la felicità consiste nell'ignoranza del vero" è meglio non pensarci e distrarsi. " , "Tutto questo mondo si fa per la semplice e continua dimenticanza di quella verità universale, che tutto è nulla". E così trovandosi davanti al Nulla, Giacomo Leopardi elaborò una teoria " Il più solido piacere di questa vita è il piacer vano delle illusioni...."cioè la felicità sta nella capacità delle persone di illudersi, di immaginare il futuro. Ma cosa sono le illusioni ? Sono i sogni, i desideri, le chimere. Ma le illusioni pur vane, possono diventare reali, se solo la mente vi si sprofonda, in modo che possa avvertirsi, un emozione. E la poesia l'Infinito, descrive proprio questa emozione, un emozione in-finita, cioè indefinita, così piacevole da diventare per poco, un piacevole sogno, un attimo di felicità. "L'infinito - dunque- è un parto della nostra immaginazione ", così scriveva Leopardi. 

La poesia, nasce dalla difficoltà, quella di vedere l'orizzonte, oltre la siepe, proprio come accade nella vita, quando  non si riesce a vedere il futuro . Allora l'immaginazione sollecitata dall'ostacolo della siepe, arriva ad immaginare quello che non si vede, che non c'è, l'orizzonte, il futuro. In altre parole, la siepe è il simbolo di tutto ciò che limita e che quindi stimola l'immaginazione e l'istintivo desiderio umano dell'infinito.  L'Infinito è in tutti noi, se sappiamo scoprirlo. Le difficoltà si possono superare con l'immaginazione, con i sogni. 

A proposito della sua capacità visionaria, Leopardi è il primo pensatore del nichilismo dell'Europa, nell'eta della tecnica; egli scriveva: " Il secolo superbo e sciocco",  " Il nulla è negli oggetti e non nella ragione", " Il nulla verissimo e certissimo delle cose" ! 

"Il fortunato secolo in cui siamo si può chiamare l'età delle macchine, non solo perché gli uomini di oggi procedono e vivono forse più meccanicamente di tutti i passati, ma per rispetto al grandissimo numero delle macchine inventate che si vanno tutto giorno accomodando a tanti e vari esercizi, che oramai non gli uomini ma le macchine trattano le cose umane e fanno le opere della vita" era il 1824 quando Giacomo Leopardi rifletteva sui progressi scientifici nella "Proposta di premi fatta dall'Accademia dei Sillografi" contenuta nelle Operette Morali. Anticipava straordinariamente in chiave ironica, il nostro presente! Come quando descriveva il dialogo tra la Morte e la Moda entrambe “ nate dalla Caducità..” e con la funzione di “ rinovare continuamente il mondo “! 

Le Operette Morali erano particolarmente care al Leopardi. " In quel manoscritto consiste si può dire, il frutto della mia vita finora passata, e io l'ho più vcaro dei mie occhi" egli scriveva all'editore Stella, il 12 marzo 1826. Nel 1850, l'opera venne censurata dalla Chiesa e annoverata tra i libri proibiti. Ci volle il 14 giugno 1966 per l'abolizione dei libri proibiti. 

Fate di Leopardi una lettura quotidiana affinché possiate intendere la vita e il futuro. Siate ciclisti e non pedalatori. Saluti ciclistici. 



                                                                     Casa Leopardi. Balcone ispiratore della poesia A Silvia




lunedì 8 luglio 2024

L'Eroica: analisi di un fenomeno culturale, sociale, sportivo mondiale.

E' stato come raccogliere un giornale di fine 800 ed aprirlo alla pagina dello sport ! Qualcuno aveva lasciato aperta la finestra, e il vento aveva portato quel vecchio giornale ingiallito, scritto dal passato.  Bisognava leggerla ai posteri, quella pagina e in quel momento è nata l'Eroica ed è stato il successo dell'Eroica. La vita succede se la fai entrare. E la vita succede pedalando anche all'Eroica. Vi spiego i motivi del suo successo. 

Le strade bianche è la prima risposta. Il ciclismo è nato sulla strada non asfaltata. Pedalare sulla ghiaia è salire e scendere, su ogni sasso e sassolino, è il rumore croccante della pedalata, melodia ancestrale del ciclismo eroico e libero, "suonata" sui sassi con gli pneumatici. Pedalare sulle strade bianche è divertente e faticoso, altro che la comfort zone dell'asfalto ! L'asfalto annoia e stressa. Il ciclista ha bisogno di "intimità" esistenziale con il mezzo e l'ambiente, il traffico distrae, carica di ansia, e riduce le forze psico fisiche. La strada bianca è il sogno dei ciclisti e dei pedalatori. E' la strada del ciclismo. E' la strada senza tempo. Le strade bianche sono la riserva indiana dei ciclisti. Un plauso a chi ha ideato l'Eroica, pensandola anche come occasione per conservare e manutenere le strade bianche prima che finissero asfaltate da qualche amministratore pubblico, insensibile alla bellezza, all'ambiente, alla storia, che insegue solo il consenso elettorale. L'Eroica, senza le strade bianche non avrebbe senso, non sarebbe pensabile e "percorribile". La bici d'epoca all'Eroica, è un occasione straordinaria per viaggiare nel tempo, lungo strade antiche, respirando libertà, aria di campagna, polvere, simbolo del tempo, farmaco che guarisce l'anima dalla scialba quotidianità; la polvere delle strade bianche, affascina e ricopre di un velo antico, i giorni moderni, incapaci di emozionare. Le strade bianche sono una forma di depaving ante litteram, è conservazione dello stato delle cose. Il depaving, nato nel 2008 negli USA, a Portland, elimina il catrame e il cemento per sostituirlo con erba e suolo naturale, per assorbire meglio le acque con il terreno naturale e l'utilizzo di masselli auto bloccanti, riducendo sia il rischio di allagamenti per le piogge torrenziali, sia il rischio delle isole di calore, fenomeni devastanti nell'era dell'emergenza climatica. Liberare il suolo per promuovere la biodiversità, migliorando la qualità della vita, salvaguardando il territorio. Rimuovere l'asfalto significa un ambiente più fresco e se ne può aumentare l'effetto con la piantumazione degli alberi, migliora la convivenza tra automobilisti, ciclisti e pedoni, riducendo le vittime della strada, drammatico problema sociale e umano, con evidenti ricadute sul PIL e sulla spesa sanitaria. Se volete vedere un esempio di depaving, andate a Lovanio (Belgio), dove gli amministratori pubblici hanno integrato il depaving nel piano di adattamento climatico della città. Se volete vedere un esempio di depaving italiano, pedalate sul percorso permanente dell'Eroica o partecipante all'evento. Le strade bianche e depaving renderebbero l'Italia "eroica" e  migliorerebbero la risposta del territorio all'emergenza climatica. Organizzate, l'Eroica edizione speciale per i governanti; le strade bianche liberano l'anima e fanno riflettere sulla dimensione dell'uomo e sulla imprescindibile necessità di vivere in Pace e in armonia con la Natura. Lo sviluppo economico fine a se stesso è come il doping. L'uomo ha bisogno del progresso (Pasolini docet) e aggiungo, non può vivere al di fuori della Natura. Noi siamo la Natura, noi siamo Natura.  

“Portami dove il tempo non esiste”, come diceva una straordinaria poesia di Herman Hesse. Ecco la seconda risposta. Decidere il proprio tempo, fuggire da quello moderno, vivere la Magia del pedale, in un museo a cielo aperto, attraversando preziose strade bianche, sterrate dal tempo, nella bellezza e suggestione di un paesaggio naturale e storico, unico ed irripetibile, conservato e amato dagli abitanti, donato ai ciclisti e ai pedalatori del mondo.

E' una festa a tema con costumi e macchine (cioè la bici) d'epoca ! Alle persone piacciono le feste e il cambiamento, anche solo per un giorno. L'Eroica è un atto democratico-ciclistico di ribellione al sistema fondato sul consumismo che rende l'uomo schiavo del profitto, atto innaturale, invenzione del capitalismo, che sottrae tempo e accorcia la vita vera, limitandone la qualità; fuga verso la libertà, riappropriandosi della vita. E' come ritornare al tempo del cuore. E' un rifiuto della razionalità e della tecnica. Dicono che bisogna solo lavorare e produrre sviluppo, all'infinito, quale condizione normale dell'uomo ! E' tutto sbagliato ! Il tempo, sacrificato al solo profitto, non genera gioia, ma schiavitù e dipendenza dal consumismo compulsivo; genera malattie e tristezza. Ci vuole equilibrio. Il profitto si nutre dell’illusione e della felicità delle persone; le svuota e le abbandona. L'uomo non è un consumatore ma un essere vivente, necessita dei sogni, della speranza, di muoversi e pedalare. E' la terza risposta. 

All'Eroica vince solo chi partecipa e decide di fare un viaggio nel tempo; basta non mollare mai e lasciarsi cullare dalle strade bianche, come se si pedalasse in un enorme rullo circolare, fatto di colline sinuose ed eleganti; ascoltare il suono croccante della ghiaia scoppiettare sotto i pneumatici; respirare la polvere delle strade bianche soffiata dal tempo ! E il partecipare per vincere è un atto di ribellione straordinario, in un epoca moderna, in cui vince solo chi arriva per primo; è ribaltare la prospettiva della vita e della vittoria. E' la quarta risposta. 

L'Eroica è fuga dalla comfort zone. Fatica e gioia uguale per tutti ! Niente è gratis, nemmeno le emozioni, te le devi sudare e la bici lo insegna. La fatica fisica riattiva la mente e il corpo, depura dalla  pigrizia; è la condizione naturale dell'uomo, antidoto contro la noia e l'ansia. L'Eroica è la soluzione naturale alla depressione dilagante, conseguenza di un mondo senza più speranza. Ci sono tante persone, soprattutto i giovani, che soffrono nel silenzio e nella solitudine; sono gli ultimi, quelli allontanati perché non vincenti. La società li sta perdendo, come se fossero soldati mandati alla guerra. Un immenso patrimonio umano dimenticato. Bisognerebbe farli partecipare all'Eroica per aiutarli. La bici è meglio del Prozac. La bici sulle strade bianche è come il lettino dello psicologo. L'anima ti porta a Gaiole in Chianti. Il cuore ti fa pedalare all'Eroica. E' la quinta risposta.

La bici storica è la sesta risposta. La passione per la bici eroica, la penna stilografica necessaria per vergare la storia scritta sulle pagine senza tempo delle strade bianche. Bici eroica, atto di ribellione al consumismo e quindi alla bici da corsa moderna, sempre più costosa, complicata, inadatta per tutte le strade, sempre meno comoda e troppo rigida per correggere errori di traiettoria , destinata “all'obsolescenza programmata”, antitesi del "concetto bici". Pedalare sulla bici eroica è dimostrare, che contano le gambe e il cuore, e che posso farlo anche con una bici superata dalla tecnologia. La bici è una  fedele compagna di viaggio, ci vuole tempo per “conoscersi "; non è un oggetto da consumare. La bici d'epoca è uno straordinario atto di affetto verso questa macchina eterna che si prende cura dell'ambiente e "non ci dice mai no", quando ne abbiamo voglia. La Bici Eroica è uno stile di vita. La bici eroica, e mi riferisco a quella originale, fine '800, inizio '900 ( all'Eroica è ammessa la bici da corsa prodotta fino al 1987 oppure la replica purché assemblata secondo regolamento) ha “generato” la bici gravel, gli assomiglia: interasse lungo, pneumatici larghi e tassellati, forcella alta, per viaggiare veloci, stabili e comodi anche sulle strade bianche! In fondo le bici d'epoca erano le bici gravel dei nostri giorni. E non è un caso che l'Eroica abbia generato la Nova Eroica destinata soprattutto alla bici gravel. L'atto di ribellione al sistema della bici moderna si completa cambiando "pelle" e indossando l'originale ( o la replica) maglia di lana, bella, ma pesante, quando sudata e sporca, spingendo rapporti sbagliati, con i piedi incastrati nelle pericolose gabbiette, spesso senza il moderno casco integrale, frenando con “i piedi”, lungo discese sterrate, con assetti biomeccanici improvvisati, quasi sempre senza dislivello sella/manubrio (lo sloping è stato introdotto negli anni 90 del secolo scorso), camminando, se stanchi o poco allenati, per spingere la bici, lungo strappi duri e sterrati. Altro che rimanere imprigionati nelle auto, intossicati dallo smog e dal cappuccino-cornetto nel quotidiano logorio della vita moderna. La natura ciclistica dell'uomo ha bisogno dell'Eroica, del Chianti e della Ribollita ! Consiglio per i partecipanti. Attenzione le strade bianche ( e la bici) creano dipendenza. Così è. Saluti ciclistici.