venerdì 22 febbraio 2019

Anteprima Test Bike: MCipollini RB1K THE ONE .

Oltre le foto, oltre la pubblicità, oltre testimonial, cosa c’è, concretamente, dentro un prodotto? Quante volte lo avete chiesto prima di acquistarlo ?
Il mercato è invaso da "mezzi telai", idolatrati dalla mediocrità del marketing. Prodotti di qualità media che vengono venduti come telai top di gamma e sfido molti dei ciclisti amatoriali a trovare una differenza sostanziale nella prestazione, tanto che se li bendassi non si accorgerebbero di pedalare su un telaio di media gamma. 
Preferisco la qualità, la differenza sostanziale, cerco emozioni che solo un prodotto esclusivo può dare; non cerco quello che usa il corridore prof, per volontà dello sponsor, non mi serve, non è opportuno sceglierlo a prescindere, cerco solo il meglio, e il meglio non è mai "commerciale". 
Molti appassionati mi scrivono per ricevere consigli sui telai, spesso mi indicano prodotti che loro chiamano monoscocca, e non solo loro, ma anche il marketing. In realtà non si tratta di telai monoscocca, ma di telai costruiti incollando il carro posteriore o parti di esso (foderi, pendenti, quasi sempre anche la scatola del movimento centrale) al triangolo anteriore. Un telaio costruito in questo modo, non è un telaio monoscocca, in quanto non ha una struttura monolitica. Ma farli monolitici è troppo costoso, complicato e richiede tecnologia e manodopera specializzata, i cui costi ridurrebbero il margine di guadagno, che spesso alcuni marchi preferiscono spendere in pubblicità pagando campioni del mondo, invece di puntare alla qualità assoluta. Quindi sul mercato non esistono veri telai monoscocca, con una sola eccezione, la MCipollini, a cui dedico questo post, in particolare al top della gamma, la RB1K, definito The One, dal grande Mario Cipollini; la The One è un macchina da corsa, un telaio esclusivo, nessun altro telaio concorrente è uguale per costruzione e linee, e questo mi piace, mi piace moltissimo, diciamo che rappresenta il mio target.
La differenza tra un telaio che definisco "mezzo monoscocca"  ed uno monoscocca, in termini di costruzione, l'ho spiegato, in linee generali; a sua volta la prestazione, su strada, è "caratterialmente" diversa è come dire, spingere su un pezzo unico invece di spingere su due, tre o quattro pezzi incollati. Certo molto dipende dall'orientamento delle fibre, dalla qualità e la tipologia dei tessuti, dall'abilità degli artigiani industriali che lavorano sul pezzo e dalla struttura, ma la differenza fondamentale sta nello scaricare tutti i watt su una struttura monolitica. 
La The One è un pezzo unico di carbonio modellato in Italia con pelli di carbonio Toray 1000 M46J (alto modulo realizzato da un grande produttore, la giapponese Toray), adagiato negli stampi italiani (costosissimi), cotto nell'autoclave italiano, senza incollaggio post cottura, il vero ed autentico telaio monoscocca, costruito per intero in Italia, da mastri artigiani ITALIANI. 
La forma del The One è unica nelle linee, una tale tipicità da renderla assolutamente iconica; un pezzo da collezione; e questo potrebbe bastare, per fare la differenza, ma voglio di più, voglio tutto quello che ti fa volare sui pedali, voglio la prestazione unica, quella che Cipollini definisce la sua prestazione, tanto da chiamarla The One. Spero di riuscire a sentirla.
A leggere le geometrie del telaio devo dire che è chiaro che trattasi di un telaio pensato e realizzato per le corse; tubo sterzo ribassato, carro posteriore corto, drop del movimento centrale con valore alto ( che significa più attaccato sull'asfalto), tubo orizzontale corto, piantone reggisella-tubo verticale più inclinato, distanza dal centro del MC all'asse della ruota anteriore contenuta. Sulla carta dovrebbe essere un proiettile in carbonio ! Ma come scrivo sempre, il responso lo scrive solo ed esclusivamente la strada.
Testare è riprogettare limiti ed emozioni, questo c'è scritto sulla home page del mio blog, questo penso dopo 20 anni di prove su strada. La linea che divide un telaio progettato da un computer e un ingegnere, da quello ispirato e pensato da un tester. I telai vengono testati su strada, non sempre da un tester, molto spesso da ingegneri, ma solo dopo la progettazione con il software.
Nel caso della The One invece non è stato così; è nata dall'esperienza e la capacità di interpretare un idea di Mario Cipollini, il tester, non il campione del mondo, non il corridore con il più alto numero di vittorie al Giro, è cosa diversa essere un vero tester. occorre sensibilità e capacità specifici, e non basta essere un corridore. Il tester è un artigiano del pedale, capace di creare un rapporto diverso con la macchina, un rapporto che considero intellettivo e passionale, non un equazione, ma un idea ovvero l'idea in origine divenuta equazione.
Questa è la premessa alla recensione su strada, questo è il motivo per cui ho deciso di testarla, per conoscere il progetto di un tester come Mario Cipollini e "suonare" l'opera composta da artigiani con il migliore materiale, per un prodotto esclusivo con un valore aggiunto. 
Per ora l'anteprima termina qui;  ci vorrà ancora del tempo, prima che continui a scrivere.
Stay tuned, work in progress.
La scheda biomeccanica con l'assetto avanzato è stata elaborata, come è prassi, da Juri ( TWP by JFB'07). 
Il test è realizzato in collaborazione con Diamant DMT società proprietaria del marchio MCipollini ( credit video)
Saluti ciclistici.



























sabato 9 febbraio 2019

Come si smonta e rimonta (meglio) una ruota con freni a disco !!!

Ecco come si smonta a regola d'arte una ruota con freni a disco, con perno passante (standard Shimano. il più diffuso), l'unico che garantisce (per quello che riesce a fare), la rigidità necessaria per gestire i freni a disco. Nelle foto l'intervento lo sta facendo il meccanico del Team Data; ma tutti i meccanici prof usano solo il "trapano", altro che la chiave a brugola; non rischiano. Per precisione va detto che può essere usata anche la chiave a brugola. Per ora sono poche le squadre che usano i freni a disco, per tutta una serie di motivi, tra i quali, la difficoltà di sostituire bene e subito la ruota durante la corsa, in caso di foratura e il peso maggiore. I team più prestigiosi, preferiscono il cerchio rim e comunque il disco viene usato prevalentemente in tappe di pianura.
Adesso ditemi voi se un ciclista può mettersi nella tasca posteriore, un trapano del genere e pedalare sereno e leggero ! Certo è una provocazione, la mia, ma serve a far capire, che considerata la natura del mezzo in questione, cioè la bicicletta, semplice per natura, a me sembra che si sia perso il senso della realtà con uno sviluppo che non serve assolutamente per avere prestazioni migliori, anzi.
La bicicletta da corsa con freni a disco è un prodotto che ha subito molte modifiche, in corso d'opera; in un caso la Sram ritirò la prima versione con freni idraulici, la Shimano fece un richiamo; non c'è dubbio che molto ancora deve essere migliorato, quindi nei prossimi anni, sarà modificato, sempre che i produttori, avranno riscontrato vendite importanti. Nel frattempo valutate bene i limiti del prodotto attuale. Prima di rimontare le ruote pulite con cura le pinze e soprattutto rimontatele bene altrimenti sentirete zic zic quando pedalerete; vanno rimontate dritte !!!! Se poi il rumore persisterà allora vorrà dire che i dischi si sono deformati e dovrete sostituirli.
Capisco i troll che non pedalano e scrivono cretinate, quelli che tifano come se fossero ultrà, per sentirsi parte di quello che chiamano il fantomatico "futuro", a cui consiglio di vivere il presente, ma i ciclisti novelli hanno capito cosa significa oggi scegliere una bicicletta da corsa con freni a disco ? Non solo una più frequente manutenzione (pastiglie e dischi), maggiore peso, rumori, spurgo olio, fade breake!  E pensare che ci sono ciclisti che non scelgono il tubolare perchè temono, sbagliando, di non tornare a casa, ma poi comprano una bicicletta da corsa con "disco deejay"; come faranno a sostituire l'obsoleto e non sicuro copertoncino, se la ruota la possono smontare e stringere a regola d'arte con un trapano !!!! E mi raccomando attenti a rimontarla bene, altrimenti il disco suonerà zic zic. Sarebbe il caso di scrivere " pensavo fosse una bicicletta da corsa invece era una moto senza motore"!
In conclusione. Non seguite le mode del mercato; seguite la strada, seguite la passione, senza complicarvi la vita con una bicicletta che ha bisogno di più manutenzione.
Saluti ciclistici. 
S. Farrand/Immediate Media

S. Farrand/ Immediate Media

mercoledì 6 febbraio 2019

Anteprima assoluta: New Sram Red Etap AXS, 12 speed .

Un altra anteprima assoluta illustrata con due documenti esclusivi. Si alza il sipario anche sulle 12 velocità in casa Sram, il Red eTap AXS, competitor delle 12 velocità Campagnolo. Un prodotto che si presenta in un nuovo formato contraddistinto sempre dall'esclusiva trasmissione wireless, testata e recensita nella versione 11v, a cui vi rimando.
La novità saliente è la diversa scala dei rapporti, come spiegata e comparata, nella foto esclusiva che ho postato.
A questo punto, come ebbi modo di scrivere in occasione del lancio 12 speed italiano, non resta che attendere anche le 12 velocità giapponesi, di casa  Shimano.
Per completezza, va precisato, che per il momento, il gruppo è disponibile solo completo del misuratore di potenza, ad un prezzo di listino di quattromila e cento euro circa.
In collaborazione con il rivenditore Falasca Cicli.
Saluti ciclistici. 




Specialized S - Works Venge Disc Collezione Sagan. Vi spiego il crash test e il collaudo dei telai.

Della serie quando ti si spezza, anche se l'hai pagata tanto e la usano i corridori prof sponsorizzati. Notare che nel video le ruote della bicicletta sono integre. La rottura si è verificata a seguito di una caduta. Il video è meramente indicativo in quanto ci sono tanti altri prodotti che si danneggiano a seguito di impatto.
Vi siete mai chiesti, quanto il vostro telaio in carbonio sia resistente in caso di impatto ? Vi siete informati prima di acquistarlo oppure per voi quello che conta è il peso leggero e la moda ? Sarebbe interessante se tutti marchi aprissero le porte alle stanze segrete dei data base che conservano i dati dei prodotti danneggiati (in garanzia); renderebbe l'idea sull'affidabilità dei materiali e sulla qualità dei  loro test, altro che testimonial e sponsor !!!
Va da sè che ogni marchio prima di commercializzare deve effettuare a campione, test secondo la normativa internazionale UNI - ISO, ma alcuni produttori, tra cui appunto un noto marchio italiano, vanno oltre. In generale si tratta di test che provano il carico di rottura e di fatica, rispettivamente, attraverso prove di impatto e cicli di utilizzo.
Intanto vi spiego come vengono testati alcuni telai prodotti da un marchio italiano. Questo marchio italiano, effettua test su strada e in laboratorio. Quello su strada, prevede la verifica computerizzata a "fatica" per verificare, la tenuta e la resistenza della struttura all'uso per misurare la risposta allo stress derivante dall'uso. Vengono installati dei sensori e la bicicletta viene affidata ad un tester che lo utilizza per almeno 3.500 km. Durante l'utilizzo, il tester pedala su ogni terreno, seguito da un furgone al cui interno, esperti elaborano con computer, in tempo reale, l'effetto delle vibrazioni e della pedalata. Questo su strada. In laboratorio invece la  prova viene fatta montando il telaio su una struttura ad hoc, con una forcella piena in acciaio. Sul telaio viene esercitata una forza laterale e frontale, in trazione mediante due pistoni collegati alla scatola del movimento centrale, che simulano una pedalata continua ed alternata, esercitando una forza di 75/175 kg, e contemporaneamente, sulla sella, viene esercitata una pressione di 30 kg. Ogni 100 cicli, la forcella in acciaio da laboratorio, riceve una forza supplementare di ulteriori 100 kg. Il test dura 1 milione di cicli.
La forcella in carbonio deve superare uno specifico test di resistenza e fatica di 1 milione di cicli in cui viene sottoposta ad una forza variabile da 600 newton a 1050 newton, dunque 5 volte di più dei limiti temporali previsti dalla normativa UNI-ISO.
In un caso specifico, questo brand italiano, per un dato telaio, si spinge oltre, sottoponendolo in laboratorio, alla prova a fatica con un tonnellata e 200 kg, e quella ad urto, con un peso di 24,5 kg lasciato cadere da poco più di 1 metro e mezzo.
Riflettete ciclisti, riflettete. Non conta quello che vedete nelle gare in TV, conta il dietro le quinte.
Saluti ciclistici. 


venerdì 1 febbraio 2019

La bicicletta da corsa e i freni a disco.

Frenare e finire sull'asfalto. Dimenticavo di precisare che si tratta dei freni a disco !  Ma come non era migliore la frenata con i freni a disco in ogni condizione ?!!! Consiglio la lettura anche di questo post CLICCA QUI
In conclusione. Non seguite le mode del mercato; seguite la strada, seguite la passione, senza complicarvi la vita con una bicicletta che ha bisogno di più manutenzione.
Saluti ciclistici.


mercoledì 30 gennaio 2019

Fulcrum Speed 40 T : quando la ruota non scorre.

Il mozzo posteriore presenta una scarsa scorrevolezza, in quanto eccessivamente serrato, rispetto a quello anteriore, invece eccessivamente aperto. Niente di grave. 
In questo caso occorre regolare meglio il mozzo, agendo sulla vite esterna della ghiera del registro. Il mozzo Fulcrum/Campagnolo è dotato di un sistema cono e calotta registrabile, diverso dal mozzo sigillato che non necessita di manutenzione e di regolazione. Il mozzo Fulcrum/Campagnolo può essere aperto e smontato per operazione di manutenzione programmata o in caso di sostituzione delle sfere o dei cuscinetti.  Saluti ciclistici. 


martedì 22 gennaio 2019

La dedica di Pippo Pozzato al Blog e un pò di filosofia di vita.

Mi piace condividere la dedica di Pozzato al blog; ci incontrammo, con il "Maestro" due anni fa, in quel di Verona. Che il tempo passi te ne accorgi anche dai campioni che si alternano sullo scenario dello sport; Pozzato insieme a Cipollini, Bettini e Pantani, tanto per citarne qualcuno, sono stati i campioni dei miei tempi. Prima o poi arriva il momento in cui il mondo, come lo sport, non ci assomigliano più; il tempo passa per tutti, bisogna rassegnarci; per resistere al passaggio del tempo, la cosa più preziosa, occorre fare quello che più ci piace e allora finché si pedalerà sarà vita vera.  Saluti ciclistici.

lunedì 31 dicembre 2018

Come lasciare a riposo la catena e il cambio della bicicletta da corsa.

Come lasciare a riposo la catena e il cambio. Davanti sempre la corona più piccola, dietro o il pignone più piccolo o quello più grande o quello centrale. Nel primo caso la molla del cambio rimane meno allungata, nel secondo caso la catena rimane meno tesa, nel terzo caso, si opta invece per una scelta di compromesso.
Comunque voi scegliate, ricordate che la catena va sostituita quando si allunga più di 132,66 mm e va pulita regolarmente dopo ogni due uscite ( la sabbia, la sporcizia, logora le maglie) e comunque gli incroci estremi ne riducono la longevità. Una catena in media dura da 3000 a 7000 km.
Sull'argomento della catena consiglio la lettura dei seguenti post :
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Saluti ciclistici.






sabato 29 dicembre 2018

Ciclismo. Allenarsi in salita.

Allenarsi con la propria ombra, abituarsi a prendere il vento in faccia, anche in salita, sono il leitmotiv dell'allenamento serio. Dico sempre "Ciclista di panza, ciclista di paranza", cioè il ciclista che non prende il vento in faccia è quello che non è in forma ( e quindi sviluppa la pancia non bruciando zuccheri e grassi) perchè pedala succhiando la ruota del gruppo (la paranza). Quindi oltre alle SFR, abituatevi alla salita, cioè a pedalare in salita, aumentando la cadenza ( con rapporti più corti) per allenare il cuore, non affaticare la muscolatura, evitando così contrazioni muscolari, cosa che avviene di frequente, quando non ci si allena con regolarità o lo si fa spingendo rapporti troppo lunghi (duri); ciò migliora il metabolismo ( maggiore consumo di zuccheri; i grassi si consumano nell'ultima ora con l'allenamento a bassa cadenza in un allenamento di tre ore). Montate la semi compact (52/36) o la compact ( 50/34), la standard ( 53/39) lasciatela ai giovani corridori professionisti e a quelli che percorrono almeno 15mila chilometri all'anno; sono troppo impegnativi e necessitano non solo di un allenamento costante e maniacale, ma anche di massaggiatore per sciogliere le contratture più frequenti. Per andare bene in salita, migliorate la forma fisica; non serve la bicicletta leggera, troppo leggera si deforma facilmente sotto sforzo e quindi occorre maggiore sforzo; occorre il peso forma, quindi allenatevi a tavola, il cuore e le gambe si sforzano di meno a spingere in salita, avendo meno peso complessivo da sopportare e il fiatone ritarda ad arrivare e con esso il limite del fuori soglia.
Ricordate sempre che la bicicletta non limita la prestazione quanto un ciclista fuori peso forma; ho visto tanti ciclisti andare forte in salita con "cancelli" cioè vecchie biciclette e persino con pesanti MTB; erano magri e allenati e quello faceva la differenza. Di contro ho visto ciclisti appesantiti dal corpo, pedalare con biciclette di ultima generazione, nuove e fiammanti, ultra leggere, con dischi, aero, eccetera, piantati in salita ! Insomma non fatevi fregare dal marketing. La bicicletta non è una moto o un auto; il motore della bicicletta è il ciclista, se non è forte, allenato e soprattutto con il peso forma, hai voglia a sfoggiare l'ultima novità !!!
Peraltro mantenere il peso forma costante significa avere assunto la mentalità sportiva, che consente di allenarsi con meno impegno. Imparate anche ad alternare carico e scarico per non affaticare il corpo e la mente. Un eccessivo allenamento equivale ad un cattivo allenamento. Riposate e allenatevi a tavola, soprattutto quando gli anni avanzano. 
Abituare la gamba alla salita, uso dire, per spiegare che si pedala in salita costantemente ( con graduale alternanza di carico ); chi lo fa solo nel periodo della bella stagione ritarda la preparazione e la condizione fisica. Da ultimo non dimenticate che le SFR migliorano  la performance in pianura.
Saluti ciclistici. 


sabato 22 dicembre 2018

Masi Bike. Riflessioni sulla bicicletta.

" Why do I still have this bike ? It started to become an old friend, and I don't discard my old friend."  Che tradotto significa " Perchè ho ancora questa bicicletta ? E' diventato un vecchio amico e non mi va di scartare i vecchi amici". Le sagge parole del ciclista americano John Gallagher inducono a riflettere. In fondo siete sicuri che un nuovo modello sia sempre migliore e faccia la differenza su strada ? 
I marchi stranieri più famosi vi hanno indotto a  pensare che la bicicletta sia solo un oggetto da cambiare ogni anno, alla stregua di uno smartphone; loro puntano alla quantità avendo la necessità di smaltire migliaia di telai all'anno. I migliori marchi italiani invece puntano alla qualità e a creare un rapporto intelligente e di stile con la bicicletta. Lo scrivo da tempo che la bicicletta ha un anima e va vissuta fino alla fine; non è un caso che i marchi italiani più celebri vendano soprattutto all'estero dove vengono celebrati come icone mondiali.  E' singolare che molti ciclisti italiani invece preferiscano prodotti cinesi o Made in China/Taiwan e comunque marchi stranieri che vedono alla TV, salvo lamentarsi della qualità e/o della prestazione ed essere per questo sempre alla ricerca di un prodotto nuovo e migliore. L'insoddisfazione diventa compulsione ossessiva all'acquisto. Questo è lo scopo del marketing.
Con il mio blog cerco di consigliare i migliori prodotti, di diffidare del marketing e di cambiare la mentalità da ciclisti consumatori a quella di ciclisti esperti ed intenditori, liberi da mode e da cose inutili. Ma la scelta è la vostra, ma ricordatevi sempre che la bicicletta non è una moto, un auto, è solo una macchina che si muove per la forza delle gambe e del cuore del ciclista; il mezzo performante aiuta, ma non risolve problemi di prestazione; per quelli c'è bisogno di passione, allenamento, cuore e testa. La bicicletta da corsa è ( e deve essere) una macchina semplice.
E come nel film Indian, La Grande Sfida con protagonista il grande Anthony Hopkins, che interpretava Burt Munro, in una storia vera, è solo una questione di passione; il resto è marketing, come dico sempre. Meditate ciclisti.
In conclusione. Non seguite le mode del mercato; seguite la strada, seguite la passione, senza complicarvi la vita con una bicicletta che ha bisogno di più manutenzione. 
Saluti ciclistici. 


giovedì 20 dicembre 2018

Ciclismo. Preparazione invernale. Obiettivo Fondo medio.

Ogni anno si "resetta" e si riparte. Nuova preparazione, nuovo obiettivo. Si inizia con la base dell'allenamento, il Fondo Medio, ovvero quello che definisco l'allenamento "brucia grassi". Tecnicamente, per dirla nel gergo dei preparatori, si chiama zona 2, e si realizza pedalando al 60/75% della soglia di potenza funzionale, definita con l'acronimo FTP. La zona 2 è la base aerobica e si ottiene pedalando per 2/3 ore ad un ritmo medio, in modo di allenare il metabolismo a bruciare principalmente i grassi invece che il glicogeno muscolare. La regola fondamentale è se aumenta l'intensità della seduta di allenamento l'organismo del ciclista utilizza come carburante gli zuccheri, mentre diminuisce la percentuale di utilizzo dei grassi. Ecco perchè occorre finalizzare il lavoro nell'ultima ora, delle 3 ore pianificate. Quindi partite piano e lavorate per 2/3 ore al fondo medio, altrimenti nell'ultima ora ci arriverete scarichi. 
Un consiglio. Con gli anni la capacità del metabolismo di bruciare i grassi rallenta, è una legge della vita, con l'effetto di complicare la capacità di recuperare il peso forma, cioè la base delle basi. Quindi consiglio di assumere uno stile di vita consono a quello del ciclista, in modo da partire meno penalizzati e di passare presto agli step successivi della preparazione, ottimizzare il lavoro, rendendo più facile e puntuale il raggiungimento dell'obiettivo stagionale. Meno grasso c'è da smaltire,  prima si arriva alla forma psico fisica. Il primo e più importante allenamento, il ciclista autentico, lo fa a tavola. 
Saluti ciclistici. 

Per andare bene in salita occorre avere il peso forma, la capacità di accelerare e di mantenere il passo a lungo; non servono dischi rotanti; servono gambe, testa, muscoli e cuore con frequenza bassa . Il resto è marketing e soldi gettati al vento.  

venerdì 14 dicembre 2018

My plank. My stretching.

Il ciclismo non è solo pedalare, è anche lavorare sulla forma psico fisica; è migliorare l'alimentazione; è stretching; è camminare; è imparare a respirare; è stile di vita. Lo sport è disciplina. Occorre essere in forma prima di salire in sella, a prescindere, per superare il periodo invernale nel migliore dei modi, mantenere il peso ( con l'età il metabolismo rallenta e diventa sempre più difficile ovvero impossibile perdere il sovrappeso) ed avere muscoli tonici e senza contratture. Nel video l'esecuzione del plank laterale. Il plank è un ottimo esercizio per potenziare e tonificare la muscolatura addominale e migliorare la capacità di equilibrio, oltre a potenziare le braccia e le spalle. Consigliato per non avere problemi alla schiena durante l'esecuzione dei classici esercizi addominali, stile Rocky.
Regola numero 1. Dedicatevi a voi stessi e alla pratica del sano egoismo.
Lo sport non è essere "omini" di forum.
Mentre il plank serve per allenare l'addominale senza affaticare la schiena, lo stretching nel video serve invece ad allungare i muscoli della schiena e i muscoli posteriori delle gambe e si fa divaricando leggermente le gambe; gambe dritte, schiena piegata e parallela alle gambe, palme delle mano aperte, testa parallela alle gambe. E' un esercizio molto impegnativo che può essere fatto gradualmente in modo da abituare progressivamente i muscoli e la schiena a piegarsi completamente. Consiglio di farlo con molta attenzione. 
Saluti ciclistici. 




lunedì 3 dicembre 2018

Colnago Master "cammina" con Adidas Kamanda e Adidas Trimm Star.

Tre icone, tre storie diverse. Colnago Master ( con tubazioni in acciaio Columbus, interamente costruito in Italia), Adidas Kamanda e Adidas Trimm Star ( la usava persino Freddy Mercury). Ora la Colnago ha creato un Master personalizzato con il logo Adidas e a sua volta l'Adidas ha realizzato una versione Trimm Star e Kamanda con il logo Colnago. Insomma la storia di due marchi mondiali si è unita in un video da collezione, a dimostrare che alcuni oggetti sono per sempre e a me piacciono quelli esclusivi, vivendo in un mondo sempre più omologato. Quello che non riesco a capire però è perché usano la bicicletta come sedia ! Non ci si siede mai sul tubo orizzontale, tantomeno su quello di un opera d'arte tecnologica, come la Colnago Master ! Fate alzare il ragazzo inesperto dal Master !
Saluti ciclistici.


domenica 2 dicembre 2018

JFB'07 BIKE PROJECT 2019 RED MAMBA. PINARELLO DOGMA F10 X LIGHT.


Notare gli occhi del Mamba !!!!

















Le macchine più esclusive passano sul blog più letto dai ciclisti. 
Questo è un progetto realizzato dal biomeccanico Juri con il quale collaboro da tempo immemore; il nome è JFB'07 BIKE PROJECT 2019 RED MAMBA ! 
Per chi non lo sapesse il Mamba nero è il più grande serpente velenoso africano, tra le specie più letali del Pianeta, nome che rappresenta la perfetta simbologia per un arma letale come questa realizzata dal progettista che prediligo. 
Una macchina d'autore non c'è dubbio. 
Ve la presento nel dettaglio, la Red Mamba. 

Telaio: Pinarello Dogma F10 X LIGHT ( taglia 575). 
Gruppo: Shimano Dura Ace 9150 Di2 11V con gabbia e movimento centrale Ceramic Speed.
Pacco Pignoni: Shimano Ultegra 11-32.
Guarnitura: Rotor 2 In Power, dimensioni corone 53x39, lunghezza pedivella 172,5 mm.
Catena: Rotor Uno
Manubrio: Most Talon Aero 1K, 140 mm, 46 cm ext-ext.
Staffa manubrio: Most Italon Cockpit
Nastro manubrio: Deda Presa 3 mm
Sella: Pro Stealth carbon 142 mm.
Pedali: Speedplay Zero con asse in acciaio.
Portaborracce: Most carbon.
Ruote: Corima MCC S+ 47 MM tubolare
Tubolari: Vittoria Corsa Control Graphene 700x25 C
Garmin 1030

Cosa mi piace della Pinarello Dogma F10 ? Il fatto che sia un telaio unico nella forma e io preferisco quelli che distinguono e ce ne sono nel mercato, pochi ma ce ne sono ed è importante che ci siano, significa che il mercato è in grado ancora di proporre prodotti esclusivi, significa che il mercato è vivo. 


Saluti ciclistici. 

venerdì 30 novembre 2018

Il peso forma del ciclista. Obiettivo rapporto peso/potenza

Molti si preoccupano di avere la bicicletta da corsa super leggera e pensano così di migliorare la prestazione su strada e di risolvere il problema. Tutto sbagliato. Fanno finta di vedere come tira la salopette o il calzoncino, come si deforma la maglietta, insomma fanno finta; poi si consolano con il mega piatto di pasta pensando di averlo meritato dopo l'uscita; il problema non è mangiarla, ma quanto mangiarne, dato che molti ne assumono più cibo di quello che consumano ! Il ciclismo non è uno sport facile, non è una partita di calcetto, è disciplina, impegno costante, allenamento anche a tavola, se non siete disposti a così tanto, lasciate stare, risparmiate soldi e tempo. Il migliore preparatore, la migliore tabella di allenamento, è la bilancia, non sbaglia mai e dice sempre la verità. La cosa fondamentale per andare forte, non è l'immondizia del doping, il grande inganno, la menzogna venduta alle persone deboli. La cosa fondamentale è invece il rapporto peso/potenza, il peso forma o qualcosa di più leggero. Se pesi di più hai bisogno di più watt; peso leggero, significa meno sforzo; più il ciclista pesa e più watt ha bisogno per spingere il peso complessivo ciclista/bicicletta. Ovviamente in salita hai voglia a pedalare sull'ultimo modello, la fisica ti spinge indietro se non scatti sui pedali, leggero e forte. Puoi pedalare fuori sella ( se sei scalatore) o in sella (se sei passista), ma devi sempre potere muovere meno peso per andare più forte e soffrire di meno. 
I watt si liberano con il peso leggero. Il peso è la zavorra del ciclista. Ecco spiegato il motivo, per cui, un ciclista vi potrebbe sorpassare in salita e non solo, pedalando con un cancello ovvero bicicletta vecchia. Ecco perchè è meglio il telaio con il migliore rapporto peso/rigidità invece del modello super leggero. Il rapporto peso/rigidità del telaio equivale a quello peso/watt del ciclista. Non dimenticatelo mai. Non serve la bicicletta ultra leggera, ma il ciclista in forma. Punto. 
Allora spegnate i programmi come Master Chef e diventate ciclisti nel corpo e nello spirito, forza e disciplina, la pancia lasciatela a quelli che giocano a calcetto e a quelli del bar dello sport o leoni della tastiera. Resta sempre l'alternativa di pedalare per il piacere di appoggiare la bicicletta fuori al bar, in una domenica di sole e senza smog. 
Saluti ciclistici. 

Il mio peso attuale ( compreso di calzini e mutande).

venerdì 23 novembre 2018

Ciclismo. Consigli semplici per un allenamento efficace.



Questo articolo di giornale conferma quello che dico da sempre: troppo allenamento non va bene, anzi non fa bene. Recupero ed equilibrio ci vogliono e soprattutto nel caso di sport amatoriale bisogna divertirsi, non deve diventare un lavoro forzato ( per cosa ? Per il prosciutto o per "sverniciare" il compagno di uscita !!).
Quanti ciclisti ho visto appendere la bicicletta al chiodo per “raggiunta assuefazione” alla tabella di allenamento!! Il motivo è semplice: non si divertivano più, ma avevano associato la bicicletta da corsa ad un impegno costante e ripetitivo, alla stregua del lavoro (oltre a quello vero!!). La passione muove le persone e le idee. No passione, no motivazione.
Qualità e non quantità. Non servono uscite lunghe e uguali, ma solo quelle di intenso e graduale lavoro; il ciclismo è uno sport aerobico, stimolate il cuore e i muscoli, spingeteli con moderazione e progressivo miglioramento. Alternate le sedute di lavoro, al riposo, per migliorare e recuperare. Il corpo ha dei limiti, non aggiungete ulteriore ed inutile stress a quello quotidiano derivante dal lavoro (vero). Non siete dei corridori professionisti.
E vogliamo parlare anche dell’alimentazione? Quanti ciclisti si abbuffano a tavola e mangiano di più di quello che consumano e poi si lamentano se sono "piantati" in salita e quando non stanno a ruota ! Il primo e fondamentale allenamento si fa a tavola. Dico sempre, soffrire ( rinunciare) a tavola ovvero cambiare dieta o stile per godere (volare) sulla strada. Loro non conoscono il rapporto peso/potenza e praticano il deleterio ciclismo di gruppo, quello che non abitua a prendere il vento in faccia, e trasforma il ciclismo in una pratica da salotto, in una chiacchierata tra amici, che poi sono gli stessi che pedalano in tripla fila e fanno odiare dagli automobilisti la categoria dei ciclisti.
Bisogna allenarsi anche da soli, anzi soprattutto, se si vuole imparare ad ascoltarsi, a prendere il vento in faccia, a concentrarci su noi stessi e la strada. I limiti si superano così. E non bisogna essere dei campioni, ma bisogna solo imparare a conoscerci.
Vedo molti ciclisti. trasformare il manubrio della bicicletta da corsa, in un piano di lavoro o di ufficio, con tanto di computer, satellitari eccetera. Limitatevi al necessario, e guardate solo la strada, i colori del giorno, e vi divertirete; ascoltate il vostro corpo, il vostro cuore, e capirete cosa potete migliorare,, con il tempo e l'esperienza, Solo voi potrete diventare il vostro migliore preparatore.
La bicicletta da corsa è uno strumento semplice, non appesantitelo con l'inutile e il diverso strutturalmente.
E per concludere, un ultimo consiglio, usate il casco e non le cuffiette, imparerete ad ascoltare e a guardare la strada e i pericoli.
Saluti ciclistici.

sabato 17 novembre 2018

Si fa presto a dire meccanico. La centratura della ruota.

Proseguono sul mio blog, i consigli per gli appassionati. Oggi si parlerà della centratura della ruota. I migliori meccanici si riconoscono anche dai particolari come la macchina per il controllo e la centratura delle ruote, uno strumento semplice che va utilizzato con pazienza e maestria. In pratica il meccanico deve verificare prima l'eventuale sbandamento della ruota, facendo scorrere la ruota sulla macchina. Se la ruota è perfettamente centrata come nel video, la ruota scorrere perfettamente aderente al bordo di controllo della macchina; se invece è decentrata si noterà che il cerchio si discosterà nel punto dove il raggio si è allentato. A quel punto, il meccanico dovrà registrare la tensione del raggio fino a raggiungere la tensione necessaria e uguale a quella degli altri raggi, agendo con una specifica e piccola chiave, regolando il nipple del raggio ( avvitandolo in senso orario). I nipple, sono dei piccolissimi dadi in cui viene inserito il raggio, si trovano installati all'esterno del cerchio, oppure all'interno del cerchio; in quest'ultimo caso, prima di procedere all'operazione, occorrerà rimuovere necessariamente il tubolare o la copertura. Va detto però che per la migliore esecuzione del controllo la copertura andrà sempre rimossa.Le macchine più avanzate, quelle usate anche dai produttori delle ruote, sono dotate di manometri per la misura della tensione, come quello nel video; ma ci sono anche macchine più semplici, senza manometro, ma in quel caso occorrerà molta esperienza ed "occhio" da parte del meccanico durante l'intervento. 
Saluti ciclistici. 


lunedì 12 novembre 2018

Si fa presto a dire meccanico di biciclette da corsa !!! Montaggio corretto dei comandi.

In questi lunghi anni che gravito nel mondo della pratica ciclistica, ho visto di tutto, anche biciclette da corsa assemblate con i "piedi" da parte di meccanici troppo frettolosi o non all'altezza della situazione; e la cosa per certi versi drammatica, è che ci sono ciclisti, per la verità troppi, che sono ignari di quello che usano al punto che per paradosso, diventano la "caricatura" del ciclista. Ciclisti novelli o tracotanti che si preoccupano di imitare i corridori professionisti, persino quando gettano sulla strada le carte delle barrette, di vestire come loro ( che buffi), di usare le loro biciclette ( non è sempre vero che le bici che usano per contratto i professionisti siano sempre le migliori), ma che non sanno nulla o poco di quello che significa la bicicletta da corsa e la pratica del ciclismo su strada; del resto sono gli stessi che ritengono che scrivere sui forum, spesso attaccando chi ne sa di più, sia titolo per fregiarsi della carica di ciclista o peggio ancora di esperto, ma spesso sono solo ciclisti da tastiera. Stendo un velo pietoso su questa armata brancaleone!
Detto ciò fate attenzione al meccanico, e non associatelo mai al venditore di biciclette; una cosa è vendere bici,  e lì prevale chi fa il prezzo più basso, un altra è fare il meccanico. Ho visto che i migliori venditori di biciclette non sono meccanici o smettono di farlo per vendere e decidono di assumere meccanici che talvolta non sono preparati. 
Quindi prima di affidare la vostra bicicletta alle cure del primo meccanico che vi capita, accertatevi che sia quello giusto, altrimenti il peggio sarà per voi.
Ecco per esempio una foto utile per verificare se avete i comandi montati correttamente. I comandi vanno montati correttamente nella distanza. Il montaggio corretto è quello raffigurato nella foto, in cui il comando è parallelo e rimane ad una distanza di 8 mm. E' errato quello in cui i comandi sono più inclinati verso l'alto, quindi con una distanza minore, in modo che il comando non sia più parallelo, usato da chi ha problemi di assetto o posturali. Infatti il ciclista che li preferisce più inclinati verso l'alto, li sceglie più vicini, perchè ha la sella troppo arretrata o necessita di più spessori sotto il manubrio ( tubo sterzo troppo basso, quindi il telaio potrebbe essere non adatto) o ha problemi di flessibilità della schiena. Comunque sia il meccanico deve astenersi dall'intervenire per non correre il rischio di passare per quello che non sa montare le biciclette. E' meglio allora spiegare le problematiche al cliente e convincerlo a rivedere la questione. I comandi vanno sempre montati alla giusta distanza. L'assetto è fondamentale per la prestazione e la salute del ciclista. Non esistono opinioni, ma la regola aurea.
I comandi Shimano sono più distanti ( anche se i più comodi da impugnare) mentre quelli Sram e Campagnolo, sono più ravvicinati, di circa 3 mm, rispetto a quelli giapponesi. 
Saluti ciclistici.


Nella foto a sinistra un comando installato non correttamente.
 Il motivo: il ciclista ha problemi di assetto quindi preferisce tenerli più alti per stare meno allungato. 

lunedì 22 ottobre 2018

Il dono della medaglia commemorativa di Ernesto Colnago.

Il dono di questa preziosa medaglia commemorativa ricevuta da Ernesto Colnago sarà l'occasione di raccontarne la storia davanti al fuoco del cammino, in una sera d'inverno...... la vita è fatta di incontri ed occasioni uniche. Oggi ricevo da quell'imprenditore - artigiano che tutto il mondo ci invidia, la sua celebre medaglia commemorativa realizzata in soli 250 esemplari e raffigurante i simboli della sua vita e la cui forma semisferica rappresenta il mondo e l'Italia con il suo straordinario made in Italy. Un grande onore. Grazie Maestro.
Ecco anche questo c'è scritto nella mia storia; l'incontro con una persona che ha contribuito a scrivere la storia dell'Italia e di averne ascoltato le sapienti parole.
E così mentre il fuoco arderà nel cammino e fuori il vento soffierà forte evocando ricordi, penserò ad oggi, quando trovai un pacchetto nella cassetta della posta, spedito da Ernesto Colnago !

Questo riconoscimento lo dedico all''amico Flavio Bovieri, gran fondista pluri Prestigioso.

Saluti ciclistici.







domenica 21 ottobre 2018

Il ciclista si riconosce dalla gamba.

Un anziano ciclista, mi insegnò una dritta: - " Guarda sempre la gamba del tuo avversario prima di decidere cosa fare". Saggezza che viene dalla strada. Questa è la mia gamba. Saluti ciclistici. 


Test bike SwissStop Flash Pro per ruote Lightweight

Per questo test sono stati necessari due anni di test, lungo 20 mila km, e discese impegnative, tra le quali, lo Zoncolan e il Colle dell'Agnello, passando per l'Izoard e il Colle Fauniera, due anni di discese anche con il caldo torrido ( tanto) e la pioggia ( poca).  Montati su freni dual pivot e freni a montaggio diretto. Utilizzati con ruote Lightweight e altri modelli.  Il risultato è stato ottimo. Nessuna pista frenante bruciata ed abrasioni, tanto grip, consumo normale. Nei primi chilometri fischio prodotto dal freno anteriore, scomparso con la fine del rodaggio, poi frenata morbida, silenziosa, sicura.  Al termine del test i pattini non si presentano completamente consumati, anzi. 
Una parentesi ad uso e consumo che mi chiedono consigli sulla frenata. Si frena in modo deciso e breve, mai con frenate lunghe. Rimuovere i residui all'interno dei tacchetti, per evitare che sassolini e residui, possano graffiare le piste frenanti. In caso di pioggia, la frenata è lunga e va gestita con prudenza, cioè appena si asciuga la pista frenante, tra una frenata e l'altra, la frenata torna più decisa e quindi perde uniformità. Regolare il freno posteriore, in modo da avere una risposta equilibrata, e soprattutto non regolarlo con una forza frenante più forte, altrimenti si potrebbe derapare, e in questo caso, i ciclisti meno esperti, possono perdere aderenza in curva nelle discese tecniche. Non abbiate paura della discesa, ma imparatela a gestire, altrimenti nemmeno il paracadute e 4 freni da TIR possono aiutarvi. Imparate a spostarvi sulla sella, in discesa, equilibrando il peso, posizionando il peso maggiore sulla ruota posteriore, nel caso di telai ultra leggeri. Frenate prima di entrare in curva.  
Saluti ciclistici. 




mercoledì 17 ottobre 2018

Vardena Carbon C6: resoconto finale del test.

Scelgo di testare solo i migliori prodotti proposti. 
@vardena_italy Carbon C6 è’ un ottimo prodotto italiano, veramente Made in Italy; queste sono le foto del prodotto testato dopo una stagione di lavaggi e migliaia di chilometri; colori e tessuti perfetti, fondello ancora morbido e senza abrasioni, ottimo rapporto qualità/prezzo. Promosso sulla strada. 

Per saperne di più sul test e sul prodotto CLICCA QUI . 

Saluti ciclistici.