mercoledì 18 luglio 2018

La compatibilità delle guarniture con BB30 e OSBB30.

Mi sono arrivate diverse email sul tema del post,quindi ho deciso di  rispondere a tutti, una volta sola.
Premetto che non comprerei mai un telaio con scatola del movimento centrale BB30 e OSBB30 ( es. Cannondale e Specialized) se dovessi montarlo con una guarnitura con perno da 24 mm ( per intenderci Shimano), mai lo farei ! Il motivo è tecnico, oltre che estetico; sarei costretto ad avvitare calotte per adattare il telaio alla guarnitura, con l'effetto, di rendere meno rigida la scatola del movimento centrale; sotto pressione, con una pedalata, fuori sella, spinta a tutta, la scatola ha una flessione maggiore. 
Il telaio nella foto, tanto per fare un esempio, è uno Specialized Tarmac SL6, con scatola del movimento centrale OSBB30, da 68 mm,  dove le calotte vanno avvitate per compensare sia il  maggiore diametro della scatola del movimento centrale,  sia la maggiore larghezza dell'asse della guarnitura fatte per la scatole da 86 mm. Davvero brutta a vedersi con quelle calotte ! Per chi non volesse fare la stessa "fine" con la Tarmac SL6 ed altri telai BB30, spiego quanto segue:
se monterete guarnitura BB30 e quelle dedicate come per esempio Specialized e Cannondale, non dovrete aggiungere nulla, quindi nè spessori, nè calotte; se monterete una BB386, compatibile con il diametro dei cuscinetti, dovrete montare solo distanziali interni e laterali; se monterete invece una guarnitura Shimano o altra con perno classico da 24 mm, occorrerà installare due calotte esterne, come quelle nella foto, da avvitare  alla scatola del movimento centrale ( Shimano e Sram) o da inserire all'interno della scatola del MC ( Campagnolo), e parzialmente visibili; in quest'ultimo caso, durante un test, le calotte hanno causato rumori, in fuori sella. 
Il consiglio: scegliete una guarnitura tenendo conto dello standard della scatola del movimento centrale, ma fatelo prima, che lo scegliete.
Se avrete altre domande sul tema, postatele nei commenti del post. 
Saluti ciclistici. 


venerdì 13 luglio 2018

Le caramelle Haribo e il recovery food. #TDF2018

Che la TV e i giornali abbiano un potere persuasivo è fuori discussione, la società ne porta i "segni" dell'opera devastante e sacrilega, ma non mi sarei mai aspettato che una notizia di poco conto, diventasse un incredibile spot per la Haribo e le sue celeberrime caramelle gommose, presentate come formidabile recovery food. I mass media ne avrebbero colto il portento miracoloso, divinizzandole, per "bocca" del prode Sagan; lui preferirebbe consumare quelle a forma di orsetto, al termine della gara
Quello che stupisce è che i media abbiano usato questa notizia, tout court, senza alcuna precauzione. E' stato imbarazzante sentire un giornalista probabilmente goloso, parlarne come se avesse bisogno di un alibi per poterle gustare ! Golosità è un conto, la salute è un altra cosa. Mi affretto a scrivere questo post, nella speranza di evitare che qualcuno finisca per farsi del male, dando un significato errato alla notizia.
ATTENZIONE. Le caramelle Haribo non sono indispensabili al recupero dell'energia e possono anzi dovrebbero essere sostituite con alimenti naturali, come il riso, la banana e la patata, come consigliano i medici e come è prassi nel mondo del ciclismo. I cibi naturali hanno proprietà nutritive come le vitamine sconosciute ai prodotti dolciari industriali. Tenete sempre a mente quello che fa Dumoulin al termine delle tappe, consuma subito un piatto di insalata di riso. 
ATTENZIONE. I medici consigliano quanto segue. I recovery food vanno assunti solo al termine della prestazione, entro i primi 15 minuti o al massimo entro la prima ora. Successivamente occorre evitare picchi glicemici nel sangue e la necessaria e costante produzione di insulina; i medici spiegano che l'assunzione smodata di cibi ad alto livello glicemico, determinano la insulino resistenza, in pratica il corpo non è più in grado di abbassare il livello di glicemia nel sangue e quindi ci si ammala di diabete. 
Ricordate che successivamente alla prestazione, una volta ricostituite le riserve di glucosio, vanno consumati solo alimenti con medio-basso livello glicemico. 
Non dimentichiamo che lo zucchero raffinato crea dipendenza e nuoce gravemente alla salute; è noto l'aumento esponenziale nel mondo dei malati di diabete, degli obesi, e delle persone sovrappeso ( in Italia abbiamo il primato europeo soprattutto nei bambini), tant'è che i medici consigliano di eliminare l'assunzione di zucchero raffinato assoluto, aggiunto anche a cibi e bevande. Per questo è importante consultare gli ingredienti prima dell'acquisto. 
Insomma se dovete recuperare fatelo bene, altrimenti potreste prendere il vizio di consumare alimenti nocivi per la salute, come lo sono le caramelle. 
Se non volete farlo per voi, fatelo almeno per il SSN ( Servizio Sanitario Nazionale), il quale secondo una stima, nei prossimi anni non sarà più in grado di curare i malati di diabete. A voi la scelta. 
Saluti ciclistici. 



lunedì 9 luglio 2018

Grammomania: il peso del nuovo Campagnolo Super Record 12 speed.

Un altra anteprima esclusiva. Il blog Pedalare verso il Cielo sta sempre avanti.
Rispetto al precedente modello 11 speed, il nuovo 12 speed è meno leggero, di circa 53 grammi, 2.135 grammi ( 12 speed) contro 2.002 grammi ( 11 speed), anche se va considerato che la pesa del 12 speed si riferisce ad una pedivella più lunga, la più lunga da175 mm, e che il pacco pignoni è 11/32, rispetto alla pedivella da 170, da 172 mm e il pacco 12/27.  Il S.R. 12 Speed rispetto al modello precedente ha la guarnitura e i comandi ( Ergopower) più leggeri, merito del carbonio unidirezionale utilizzato; sono invece meno leggeri, il pacco pignoni, il cambio, il deragliatore e i nuovi freni, più rigidi e performanti, nella versione direct mount ( è disponibile anche la versione normale). Ovviamente va precisato che sul nuovo 12 speed c'è un pignone in più. Quello che va considerato è che la catena Campagnolo 12 speed pesa circa 9 grammi in meno rispetto alla catena Campagnolo 11 speed. Mi chiedo, se la catena 12 speed ha spessori minori, per mantenere la compatibilità con le ruote attuali, ed un peso inferiore, quanto durerà ? Comunque la tendenza nei prossimi anni sarà quella di aumentare il numero dei pignoni; la Ceramic Speed ha realizzato un pacco pignoni a 13 speed, funzionante e filante, il nuovo Driven Concept, allo stato dell'arte, il concept del futuro. Sul punto vi rimando alla lettura del relativo post. Ma il problema sarà sempre: quanto dureranno le catene ? E soprattutto il mercato sarà capace o vorrà realizzare una catena durevole almeno 6000 km all'anno sicuri ?
Per quanto concerne invece la comparazione con gli altri top di gamma 11 speed meccanici, va detto che il più leggero per ora, rimane sempre lo Sram Red con 1.923 grammi, mentre lo Shimano Dura Ace 9100 pesa 2.040 grammi. Va detto che il pacco pignoni Sram Red è 11/28, contro l'11/32 Dura Ace 9100.
Per le pese complete dei gruppi top di gamma meccanici ed elettronici  CLICCA QUI .
Stay tuned.  In collaborazione con All Bike Store e Falasca Cicli. Saluti ciclistici. 


11/32 

Gabbia lunga


peso con fili



175 mm - 52/36

pedivella sx 175 mm

Direct Mount



domenica 8 luglio 2018

Tour de France 2018: riflessione dalla strada.

Mi piace dire quello che penso e spesso dico quello che gli altri pensano.
Succhiare la ruota e stare comodi nella pancia del gruppo per tutta la giornata, per sprintare nell’ultimo km, semplicemente il “nulla” vinto dai velocisti ! Per me conta la fatica di chi lotta contro la gravità e il vento ⁠ ⁠. Certamente i velocisti preferiscono andare al Tour, ci sono dei lunghi piattoni e faticano di meno, oltre a prendere cache a molti zero. Per noi spettatori, ci saranno lunghe e noiose tappe che ci costringeranno ad appisolarci sul divano............prima o poi arriveranno le Alpi e allora usciranno dal gruppo, i veri campioni. Le corse a tappe si vincono sulle montagne.
Le tappe lunghe del Tour non sono soltanto noiose per i telespettatori, ma sono pericolose per i corridori. Le tante cadute a cui assistiamo e assisteremo sono e saranno causate dalla stanchezza accumulata dai troppi km percorsi nelle tappe lunghe e noiose ! Niente spettacolo ed incidenti pericolosi.
Organizzazione del TDF2018 bocciata. Vengano al Giro d'Italia ad imparare cosa significa organizzare una corsa a tappe bella e spettacolare. Le tappe devono essere meno lunghe e più nervose, altrimenti i corridori si addormentano ed intruppano e l'audience cala.
Agli esperti del ciclismo in TV. Attenzione. Astenetevi da pronostici. Froome al Giro vi avrà pur insegnato qualcosa ! I corridori di oggi sono allenati da tecnici che li preparano al top per determinate tappe clou . Chiaro ? Ed ora ritornate al bar dello sport 
Un consiglio. Togliete l'audio alle dirette televisive, altrimenti potreste ricevere informazioni "incomplete", soprattutto dal punto di vista dei materiali. I commentatori non sono esperti del settore e quasi sempre non pedalano e non macinano km. Parlare compiutamente di biciclette è impegnativo.
Buon Tour....intanto continuo a testare materiali.....
Saluti ciclistici.



Il Futuro della bicicletta da corsa. Ceramic Speed Driven Concept.

Premetto e neutralizzo subito le comari isteriche da salotto, che questo è solo il modello sperimentale più sofisticato, denominato Driven Concept, presentato oggi all'Eurobike Show, e subito premiato come il prodotto più innovativo dell'anno, montato su una bicicletta aero, specifica, dotata persino di una trasmissione ad albero ( che sostituisce la catena) e dotato di 13 velocità......quello della Ceramic Speed CLICCA QUI . In pratica il futuro è tra noi e potrebbe essere presto commercializzato; per ora resta il vero  concept del futuro, che migliora quello che già esiste, un sistema senza catena, deragliatore, cambio, in una versione più semplice, ma sempre senza catena, al suo posto c'è una cinghia resistente e silenziosa, utilizzato con successo, persino nel deserto come in questo caso CLICCA QUI . 
Un sistema del genere cioè senza cambio, deragliatore e soprattuto senza la catena, significa risparmio di peso, di costi di acquisto e di manutenzione e soprattutto la possibilità di pedalare con qualsiasi pacco pignoni....vero progresso.....libertà totale....massima affidabilità.....migliaia e migliaia di km....niente più rotture di catene ed usura di pignoni.......questo è il vero futuro. Il punto debole della bicicletta non sono i freni, trattandosi non di un veicolo a  motore capace di produrre velocità importanti costanti, ma la catena. Ed ora la soluzione c'è. Quando sarà commercializzato ? Impossibile dirlo. Tra un anno faremo il punto della situazione. Intanto il sistema a cinghia, quello più semplice commercializzato da altri produttori, ed applicato sulle biciclette da città e da viaggio, è già disponibile, per chi volesse iniziare ad abituarsi.




Comunque va detto che anche questa idea (e ce ne sono delle altre ancora riprese dal passato), non è ex novo, cioè nuova, anzi riprende un meccanismo che risale al secolo scorso, sostanzialmente identico, salvo i materiali impiegati, come è possibile constatare in questa foto. Questo per dire che le idee di sviluppo per la bicicletta per quanto possano considerarsi innovative, spesso hanno dei limiti, come a dire cosa vuoi inventarti, è pur sempre una bicicletta, oppure altre volte sono state già realizzate nel passato.  Si tratta solo di riprenderle e di svilupparle allo stato dell'arte con i migliori materiali. Saluti ciclistici.


mercoledì 4 luglio 2018

Test Bike: Vardena Carbon C6. Il carbonio come seconda pelle.

E' vero non mi fido dei luoghi comuni, sono irriverente verso i marchi che hanno rendite di mercato, non ho legami contrattuali, e sono irrimediabilmente test dipendente, testo tutto anche quello che gli altri pensano di conoscere con il passa parola o che acquistano perchè così fan tutti ! Quindi cerco il meglio e quello che rappresenta effettivamente l'evoluzione. Si fa presto a dire evoluzione ! Spesso si tratta solo di evoluzione del marketing, invece di "nuova" sostanza. 
Ecco un altro test, che ho scelto di fare. Il kit Vardena Carbon C6. Detto così sembrerebbe il modello di un nuovo telaio in carbonio, invece non lo è, o almeno non è un telaio, ma trattasi sempre di carbonio. Molti si preoccupano di scegliere telaio e ruote in carbonio, ed indossano abbigliamento tecnico da grandi magazzini, pensando che la scelta del capo tecnico, sia del tutto trascurabile, anzi inutile. Tutto sbagliato. E' fondamentale. 
E' da tempo che curioso sulle percentuali di carbonio utilizzate nell'abbigliamento tecnico di alta gamma, e devo dire che o non ce ne è, o ce ne è troppo poco per fare la differenza e comunque non si vede perchè è immischiato con le fibre sintetiche dominanti. Poi un giorno trovo un nuovo prodotto, lo studio, mi informo, e scelgo di testarlo. Contattato l'inventore del prodotto, l'ingegnere Federico Borgognoni, ex corridore prof, e quello che per me rappresentava una intuizione, diventa una probabile nuova scoperta, da proporre agli amici lettori del blog. 
Only carbon, take me only carbon. Un mantra per me. 
Verdana ha un duplice significato. V sta per Varese dove ha sede legale la MKF s.r.l., azienda  italiana proprietaria del marchio, Ardena sta per la montagna svizzera, spauracchio degli allenamenti dei prof, che risiedono tra l'Italia e la Svizzera. Il kit telaio Carbon C6 viene prodotto a Malpensa ed esportato in tutto il mondo. Esiste un rivenditore persino ad Abu Dhabi. 
L'ingegnere Borgognoni, attualmente ciclista praticante, ha sviluppato un idea, creare un tessuto capace di affrontare tre problemi: 1) dissipare il calore corporeo; 2) ridurre l'acido lattico durante l'allenamento, ma senza comprimere come fanno molti tessuti di nuova generazione più adatti al recupero post allenamento; 3) migliorare l'aerodinamica. La soluzione era possibile utilizzando, fili di carbonio giapponese, di qualità assoluta, il Toray, utilizzato anche per realizzare tra i migliori telai. Il carbonio è applicato interamente ed esclusivamente su alcune zone del corpo, quali le zone muscolari delle cosce,  e sulle zone che interessano l'apparato respiratorio, in buona sostanza, le zone critiche. Più avanti spiegherò il motivo. Intanto perchè scegliere il carbonio. Il carbonio è super conduttore, sia dal punto di vista termico, sia dal punto di vista elettrico. Ma cosa centra tutto ciò, con il corpo umano ? I muscoli sono bianchi e rossi. Durante il movimento del corpo, queste due diverse fasce di muscoli, generano una frizione interna, e per l'effetto scariche elettriche e calore, con la conseguenza perdita di sali minerali e quindi di liquidi. In parte riusciamo bevendo a reintegrare i liquidi, ma non riusciamo ad evitare l'altro effetto negativo della conduzione elettrica. 
Allora l'idea è stata quella di aiutare il corpo con un tessuto capace di abbassare il calore corporeo e la sudorazione, attraverso l'aumento rapido della circolazione sanguigna, senza dunque compressione. Abbassare rapidamente il calore significa consumare meno calorie ed ottenere più carburante per proseguire lo sforzo fisico. Ma v'è di più. Si è pensato di migliorare l'aerodinamica dei tessuti, e la condizione dell'impatto del vento sul corpo ( il principale "freno" del movimento a seguito dell'impatto con il vento, altro che aero bike), considerato che dal punto di vista della dinamica dei flussi, il corpo del ciclista è "visto" dal vento come cilindrico. 
Allora ecco il nuovo tessuto, il Vardena Carbon C6, dove 6 sta per la percentuale dichiarata di carbonio utilizzato, carbonio tessuto con la nanotecnologia. Sull'etichetta interna è riportata una percentuale più bassa, ma comunque c'è indicato carbonio. Il carbonio è Full Carbon, in quanto ricopre per intero e senza  la commistione con altri tessuti sintetici, le zone critiche, cioè dove c'è la muscolatura più importante delle gambe e l'apparato respiratorio, altrove non serve; per il resto viene utilizzata la migliore fibra sintetica, in poliestere ed elastina. Il tessuto in carbonio è intessuto con fili di carbonio Toray, come se fossero i tubi di un telaio; ciò è visibile ad occhio nudo e si sente al tatto.  Dalle foto si vede facilmente. Per migliorare l'aerodinamica si è creato un tessuto in carbonio  patch work, a forma di pallina da golf, per intenderci, come quello del cerchio Zipp, in modo da diminuire la scia. Al momento Vardena Carbon C6 è unico nel suo genere; i concorrenti hanno utilizzato una piccola percentuale di carbonio immischiandola con altri tessuti sintetici e non viene utilizzata mai assoluta. Dunque la differenza è netta. Nel tessuto Vardena c'è solo carbonio nelle zone critiche. 
Le bredelle sono estensibili in verticale per evitare pressioni sulle spalle. 
Il fondello è di derivazione aeroman, quindi ampio, soffice e perforato, adatto alle lunghe percorrenze, e per gli uomini presenta una conghiglia nera che serve per evitare pressioni ed indolenzimenti ai genitali. Il tessuto intorno al fondello, non è in carbonio, per evitare problemi con le selle. L'abbigliamento Vardena ha un trattamento anti microbico, anti UV ed antistatico. 
Il prezzo al pubblico del kit ( maglia e salopette estiva) è di 300,00 € ed è comprensivo di una piccola sacca per il trasporto. Disponibile in colorazione rossa, nera carbon, e bianca. La vestibilità è morbida. Si consiglia di scegliere una taglia più grande per la maglia avendo un taglio racing, la taglia della salopette invece coincide con la taglia personale, nessuno scostamento. La parte anteriore della maglia è più corta, style racing.
Questa è la premessa. Ora la parola, passa alla strada, come sempre, sarà lei a dirci la verità.



TEST SU STRADA. 
L'abbigliamento è stato testato con clima estivo, temperatura non inferiore a 33°, massima 36°, tasso di umidità non inferiore al 65%, massimo 90%, in salita, in discesa e ovviamente in pianura.
La prima sensazione che ti da Vardena Carbon C6 è di averlo indossato da tempo, perfettamente adattato alle forme del corpo, insomma una seconda pelle, per questo ho scritto il carbonio come seconda pelle.
Ottima vestibilità, leggerezza e morbidezza dei tessuti, buona traspirabilità, i colori non si stingono con il lavaggio.  ll fondello è ottimo come confort sulle lunghe percorrenze e nessuna pressione sulle parti intime, davvero un ottimo risultato. Le bredelle ma anche l'intera salopette sono talmente elastiche che non premono mai sulle spalle e migliorano il confort, con massima aderenza, anche sulle cosce. In discesa non si avverte la sensazione fastidiosa del tessuto bagnato che si appiccica sulla pelle. Dopo una lunga e assolata salita, la maglietta all'esterno è leggermente umida, mentre la pelle è abbastanza asciutta. Non si avverte una sensazione di umido sul fondello; certo molto dipende dalla personale temperatura corporea e dal livello di allenamento, ma direi che il risultato è buono, considerate le alte temperature e l'elevato tasso di umidità che c'erano durante il test.
Non ci sono cuciture e quindi non solo non ci sono problemi di aderenza, ma non si sentono tensioni che danno fastidio alla pelle. Sul collo, sulle cosce e sulla maniche, sembra una seconda pelle. Piacevole al tatto della mano, il tessuto in carbonio, la cui forma in rilievo multiforme, simile alla pallina da golf, per intenderci, da l'idea di indossare un prodotto innovativo. Non posso dire se tutto ciò è davvero aerodinamico, come il produttore indica; quello che posso dire è che è piacevole indossare questo abbigliamento.
Direi che Vardena Carbon C6 è il prodotto per chi vuole spendere una cifra ragionevole, anzi inferiore a molti prodotti concorrenti, ed  avere un prodotto di fascia alta. In più c'è la qualità del made in Italy. Pratica la tasca laterale destra con zipp. Eleganti e pratici i sacchetti in poliestere che contengono i capi.
Lo consiglio.

Pagella.
Confort maglia: 10
Confort fondello:10
Confort salopette: 10
Traspirazione tessuto: 9
Elasticità tessuto:10
Leggerezza tessuto:9
Qualità tessuto:10
Rapporto qualità/prezzo: 10

Il test è realizzato in collaborazione con la MKF s.r.l. Saluti ciclistici.


























venerdì 29 giugno 2018

Grammomania: Colnago C64 e Colnago V2r pesa e confronto.

Qualche lettore mi ha chiesto perchè i corridori della UAE Emirates corrano quasi tutti con la Colnago V2r. In effetti Aru, Rui Costa e Marcato corrono con la Colnago C64. E allora qualcuno ha ipotizzato che la Colnago V2r sarebbe più leggera. No, non è così, o almeno non esiste una differenza sostanziale che giustifichi la scelta in tal senso. Infatti la Colnago V2r pesa solo circa 11 grammi in meno della Colnago C64, pochi grammi per fare la differenza su strada: 1705 grammi contro 1694 grammi.  E allora per rispondere vado oltre.
Per quanto concerne la rigidità o meglio il valore peso/rigidità ( il rapporto fondamentale), i valori espressi in  N/m sono i seguenti:
C64 front end 84 N/m - V2r 86 N/m ( rigidità della parte anteriore);
C64 bottom bracket 66 N/m - V2r 63 N/m ( rigidità della scatola del movimento centrale); 
C64 rear triangle 64 N/m - V2r 62 N/m ( rigidità del triangolo posteriore); 
C64 vertical compliance 170 N/m - V2r 192 N/m ( flessione verticale).
Occorre spiegare meglio il parametro vertical compliance. Indica la flessione verticale e più precisamente quanta energia serva per fare flettere sull'asse verticale il telaio, in caso di strade rovinate, buche, dossi, che tradotto, significa capacità di assorbimento delle vibrazioni.
Tanto per rendere più chiari i numeri, rispetto alla V2R, C60 e Concept, la Colnago C64 è la più rigida sul mc, è la più rigida anche sul triangolo posteriore, ma solo in quest'ultimo caso, divide il primato con la C60.  La più rigida sul tubo verticale, e quindi quella p è la Concept con 346 N/m, quindi la meno confortevole. 
Tornado al confronto con la V2r, la Colnago C64 è più rigida nella parte della scatola del movimento centrale e in quella del triangolo posteriore, quindi più reattiva e rigida sotto i pedali, quando si spinge in fuorisella, perfetta per la salita; la Colnago V2 r è appena più rigida nella parte anteriore/forcella, ma meno confortevole sulle lunghe distanze. La Colnago C64 sotto questo punto di vista è la più confortevole della gamma. Attenzione. Non confondete dal punto di vista della prestazione su strada, la rigidità della parte della scatola del movimento centrale e del triangolo posteriore, con quella del tubo verticale. Per spiegarvi meglio la differenza, faccio questo esempio: è più dura sulla schiena la V2r, che per un corridore giovane, allenato, massaggiato ogni giorno, è quasi nulla, anzi il corridore può avere la sensazione, di avere un mezzo più rigido, ma in realtà è solo meno comodo, perchè in questo caso arrivano più vibrazioni sulla schiena. Insomma un conto è "duro" sulla schiena, un altro è rigido nella prestazione. In salita poi è determinante il rapporto peso/rigidità; un telaio troppo leggero è poco rigido, e si piega facilmente sotto sforzo. Credo di essermi spiegato.  
Occorre pensare che le scelte tecniche dei corridori non sono sempre quelle scontate e forse le migliori. In questo caso, credo che il motivo sia un altro. La Colnago V2r ha un costo per lo sponsor tecnico, cioè la Colnago, di gran lunga inferiore, a quello della C64. Sappiamo che sponsorizzare un team UCI Pro Tour è diventato molto oneroso, si parla di milioni di euro. Se si calcola che ognuno dei tredici corridori ha in dotazione tre biciclette, oltre a 4 coppie di ruote, allora diventa agevole, ipotizzare che il motivo potrebbe essere soprattutto un motivo economico, considerato che i corridori prof, pedalano forte a prescindere dalla macchina usata; nel caso di specie, 11 grammi di differenà di ruote, non sono riscontrabili su strada, ve lo posso assicurare.
Ecco il link della pesa della V2r in taglia 52s, pesato con serie sterzo e cuscinetti. Nel link potete trovare la pesa singola anche della serie sterzo e dei cuscinetti. Attenzione. La serie sterzo e i cuscinetti sono uguali sia per la V2r, sia per la C64. CLICCA QUI
Di seguito le foto della pesa, di una Colnago C64 taglia 52s pesata con la serie sterzo e cuscinetti. In entrambe le pese dei due modelli, il reggisella non è stato tagliato.
Saluti ciclistici.





martedì 19 giugno 2018

Test Bike: la prova su strada delle ruote Corima MCC S+ 32.

Le Corima MCC S+ 32 sono ruote di eccellenza, polivalenti, ma soprattutto ruote da montagna, da cronoscalata, da percorsi vallonati, da collezione, da sogno. E' il modello di punta della gamma Corima, made in France, leggera,  spiccatamente da salita, con cerchio e raggi in carbonio. Cerchio alto 32 mm, largo 22,6 mm, 12 raggi in carbonio per ruota ( anteriori a forma piatta per migliorare aerodinamica; posteriori a forma conica per maggiore rigidità), fissati a coppia sul cerchio, mozzi in carbonio, magnete integrato, trama in carbonio 3K, pista frenante specifica; sganci in titanio con leva in carbonio. Tubolare consigliato dal produttore da 23/25 mm, e trattandosi di ruota da tubolare non è prevista una pressione massima di gonfiaggio, se non quella indicata dal produttore del tubolare, diversamente dal copertoncino.  Nel test le ruote saranno provate con tubolari da competizione Tufo Elite Ride da 23 mm dal peso nominale di 250 grammi (l'uno), pressione di utilizzo 8/15 ATM. Gli adesivi delle ruote possono essere abbinate perfettamente al telaio scegliendo tra dodici colori. In dotazione quattro pastiglie e sacca per il trasporto. La gola dei cerchi è uniforme e quindi non presenta fori; ciò costituisce un vantaggio in quanto non sono presenti zone critiche, e c'è una maggiore resistenza alla fatica. I raggi in carbonio delle Corima MCC S+ sono sostituibili in caso di rottura e questo è un grande vantaggio.
Il mozzo in carbonio MCC S+ è fabbricato con una tecnica di fusione e utilizzano un sistema di ruota libera a 30 denti ed un perno in titanio/alluminio Ø 17mm in titanio/alluminio ed hanno dei cuscinetti a cartuccia sigillata di qualità superiore. Il corpo ruota libera è dotato di 3 cricchetti con molla centrale che permette lo smontaggio senza l’utilizzo di alcun attrezzo. Per facilitare la manutenzione, si utilizza la stessa chiave sia per la ghiera della cassetta che per la rimozione dei cuscinetti.
Considero la Corima MCC S+, la concorrente diretta della Lightweight Gipfelsturm, mentre l'altro modello della serie top MCC S+ da  47 mm, della Lightweight Meilenstein. Con le Corima MCC S+ 32 si chiude un cerchio composto da tante ruote, da anni di test, da esperienze preziose ed uniche, da emozioni legate a performance raccontate sul blog. E' la ruota che ambivo testare dopo la Lightweight Gipfelsturm Schwarz, il meglio in assoluto in termini di ruote leggere con raggi in carbonio.
Il raggio in acciaio è superato, pratico, in caso di rottura, ma limitato nella prestazione; le migliori ruote in termini di prestazione, a mio avviso, hanno il raggio in carbonio e in alluminio. Possono fare cerchi del migliore carbonio, ma se aggiungono raggi in acciaio, ne limitano la performance. Punto.
Test su strada. 
Pedalare con la Corima MCC S+ è stato un piacere; sentirsi leggeri, quando si spinge in salita, è stato puro divertimento. Quello che piace di questa ruota di vertice, ma soprattutto da intenditori, è la spiccata dote di accelerazione; in pianura tiene molto bene, e sul vallonato sembra di pedalare in pianura; molto stabile anche se lanciata in discesa su dossi; nessun problema con il vento laterale dei camion e devo dire che dal punto di vista dell'aerodinamica, quelli della Corima, hanno fatto un buon lavoro, non avendo riscontrato nessun problema, in discesa e in pianura, con il vento di mare. In discesa si guida con il pensiero, è facilissimo manovrarla ed entrare nelle curve tecniche ad alta velocità; nessuna vibrazione, nessun sbandamento, divertimento puro.  La frenata è assolutamente sicura e silenziosa. In salita si accelera con una facilità sorprendente, e mantiene la velocità.  La Corima MCC S+ è polivalente, ma in salita, è davvero una ruota da prestazione da primato. La rigidità laterale e torsionale è molto buona, però mi sarei atteso di più. Dal punto di vista della scorrevolezza, i mozzi, dimostrano qualcosa in più della media della categoria, cuscinetti e sfere in acciaio. Considerato il livello della ruota, mi sarei aspettato l'opzione Ceramic Speed. Sul punto va detto che le sfere in acciaio di classe superiore, sono migliori della ceramica di media qualità, dal punto di vista della resistenza all'usura e all'urto e vibrazioni. Quindi se scegliete sfere in ceramica, scegliete solo la migliore qualità e quella si paga; una ruota economica tanto per fare un esempio, non può avere la migliore ceramica, considerato che ci vogliono circa 400 € per la migliore scelta del kit ceramico.
La Corima MCC S+ non è una ruota estrema, è molto facile da guidare, è adatta anche ai ciclisti non esperti. Impossibile sbagliare la traiettoria in curva, molto comoda anche sulle lunghe percorrenze. Sul punto va detto che il test è stato effettuato con tubolari Tufo Elite Ride da 23 mm, i più confortevoli tubolari che abbia mai testato.
Gli sganci della Corima MCC S+ pesano appena 35 grammi, con leva in carbonio, asse in titanio, e chiudono bene.
A chi consiglio la Corima MCC S+: agli scalatori, ai passisti scalatori, ai ciclisti che cercano una ruota di qualità.

Per chi cerca un confronto con le Lightweight Gipfelsturm. Le ruote tedesche sono più estreme e superiori in termini di rigidità laterale e torsionale ( 10 assoluto), più scorrevoli solo nella versione Schwarz cioè Ceramic Speed, più leggere di 60 grammi, e hanno un profilo più basso ( 27 mm).
Le Corima MCC S+ sono più comode con i tubolari Tufo Elite Ride da 23 mm, rispetto alla Gipfelsturm montata con Veloflex Carbon da 23 e Continental Competition da 25 mm. L'accelerazione della Gipfelsturm è migliore, da primato, da 10, rispetto al voto 9,5 della Corima MCC S+, ma va precisato che la ruota francese ha un profilo più alto ed è meno leggera. In pianura è più aerodinamica la Corima MCC S+. La maneggevolezza è appena superiore quella della Gipfelsturm. La frenata nelle prime uscite è più silenziosa quella della Corima MCC S+, mentre quelle della Gipfelsturm vanno rodate prima; per quanto concerne la durata delle piste frenanti occorrerebbe testare più a lungo, almeno per un anno, la Corima MCC S+; invece la Lightweight Gipfelsturm è stata testata a lungo persino con la discesa dello Zoncolan e mai nessun problema di "pista cotta" dal calore, dura e resistente all'usura e al calore della frenata. Sul punto va detto che le piste frenanti di entrambe i modelli sono specifiche e meccanizzate. Le Gipfelsturm sono più reattive, avendo minore peso, un profilo più basso e un cerchio più stretto. La Corima MCC S+ è comunque molto reattiva, rispetto a tutte le altre ruote larghe 22,5 mm da me testate. 
La Corima MCC S+ ha un prezzo più basso e non di poco.

In buona sostanza non esiste una ruota più reattiva e allo stesso tempo più rigida della Lightweight Gipfelsturm. L'unica ruota che può tenergli testa è la Lightweight Meilenstein, ma è meno reattiva; preciso che la Gipfelsturm è più rigida e reattiva della Obermayer. Insomma niente è completamente paragonabile alla Lightweight Gipfelsturm; per questo fino ad oggi la Lightweight non l'ha modificata; credo che cambiare la Gipfelsturm di un solo grammo, di un solo mm, di un solo raggio, significherebbe modificare parametri da primato. Ma i tecnici tedeschi sono capaci di tutto.
E adesso non chiedetemi cosa sceglierei al posto vostro.

Pagella: 
Reattività: 9
Maneggevolezza/agilità: 9,5
Confort: 9,5
Frenata: 9,5
Stabilità: 9
Scorrevolezza dei mozzi: 8
Rigidità laterale e torsionale: 8
Cura nella lavorazione: 10

Il test sarà realizzato in collaborazione con il rivenditore autorizzato Falasca Cicli e All Bike Store. Saluti ciclistici.