venerdì 19 luglio 2019

I chetoni sintetici al Tour de France 2019.

La notizia è apparsa all'indomani della dichiarazione del responsabile di un team partecipante al Tour de France 2019, anche se sembrerebbe che il chetone sintetico venga usato anche da altri team e lo sia stato anche negli scorsi anni.  
Faccio un pò di chiarezza sull'argomento tenendo come riferimento il sacro testo universitario come "La Scienza dell'Alimentazione" di Falcolini. 
Incomincio con lo spiegare che i corpi chetonici sono prodotti dal nostro organismo; quando l'acido ossalacetico non è prodotto in quantità adeguate, due molecole di acetil-CoA si condensano e producono acetoacetil - CoA, da cui si formano acido acetico, acido beta-ossibutirrico e acetone, che formano i corpi chetonici. In condizioni normali e di regime alimentare standard, si trovano nel nostro corpo in piccole quantità, quali sostanza intermedie del catabolismo degli acidi grassi. L'organismo li elimina attraverso i reni. Tuttavia in particolari condizioni (patologie e diete estreme come quella low carbon), i corpi chetonici vengono prodotti in notevoli quantità e quando il nostro corpo non riesce a liberarsene, si instaura un quadro patologico grave, chiamato chetosi, tanto più grave quanto più è alta la quantità di corpi chetonici presenti nel sangue. Le condizioni che favoriscono la produzione di corpi chetonici da parte del fegato sono: 1) digiuno prolungato, quando il corpo esaurite le scorte di glicidi ( zuccheri) utilizza i grassi a scopo energetico; 2) iperalimentazione lipidica per cui può verificarsi una introduzione di lipidi (grassi) insufficiente; 3) diabete in cui si verifica un alterazione del metebolismo glicidico e i tessuti sono costretti  ricavare le energie soprattutto dai lipidi. 
Detto ciò occorre ricordare che il metabolismo degli acidi grassi è condizionato dall'efficienza del metabolismo glicidico, che tradotto in parole povere, una carenza di glicidi ( zuccheri) non fa bruciare completamente i grassi. Inoltre che la maggior parte dell'energia necessaria per i muscoli deve derivare dai carboidrati e da grassi e non da proteine, altrimenti la dieta sarebbe anti economica, la qualità del combustibile sarebbe di scarsa qualità, il fegato ma anche i reni sarebbero sottoposti ad un carico notevole di lavoro; i protidi possono essere utilizzati come fonte di energia solo in ultima analisi ed entro certi limiti. 
A questo punto entra in gioco la scoperta fatta da un britannico, tale Kleran Clarke, cioè i chetoni sintetici, risalente a qualche anno fa, quindi così vicina, da non permettere di capire gli effetti sul corpo. Secondo certi fonti, i chetoni sintetici fornirebbero un incremento dello 1,5% e migliorerebbe il recupero. I chetoni sintetici sono classificati come integratori alimentari e non sono inseriti nell'elenco dei prodotti dopanti della WADA ( Agenzia mondiale anti doping). I medici dei team che non lo userebbero fanno sapere che il motivo è precauzionale, non conoscendone gli effetti sul fegato. In pratica i medici eviterebbero non solo dal punto di vista deontologico, ma anche legale, di esporsi ad eventuali azioni legali future, qualora nei prossimi anni, si dovessero accertare gravi effetti collaterali a carico del fegato degli atleti. Il costo attuale dei prodotti a base di chetoni sintetici è di circa 30/90 € sul web e non necessita di prescrizione medica, essendo attualmente classificato come integratore alimentare. Il motivo per il quale i chetoni sintetici vengono utilizzati è il seguente: posto che i chetoni naturali sono prodotti dal fegato in condizioni estreme ( come spiegate in precedenza), quando per avere energia trasforma i grassi (lipidi) in zuccheri (glucidi), quelli sintetici invece una volta introdotti nell'organismo, per via orale, sarebbero utilizzati come combustibile in modo da ritardare il tempo in cui l'organismo inizi a bruciare, sempre come combustibile, gli zuccheri accumulati nelle riserve; in tal modo gli zuccheri sarebbero utilizzati dall'organismo nella fase finale della competizione per il rush finale. In buona sostanza si tratterebbe di raddoppiare le fonti di energia a disposizione dell'organismo durante la performance.
L'argomento chetoni come fonte di energia è molto dibattuto, considerato che ci sono correnti di pensiero, tra i quali i sostenitori della dieta paleo e low carbon, lipidi e chetoni al posto degli zuccheri, non solo per il dimagrimento, ma anche per non favorire lo sviluppo dei tumori, i quali sarebbero ghiotti di zucchero. Ovviamente si parla di chetoni naturali prodotti dal fegato. Ovvio che se queste diete estreme servono alle persone in sovrappeso, quando si tratta di persone normo peso o addirittura sotto peso, la questione diventa estremamente delicata. C'è chi dice che queste diete sono un regime alimentare sicuro anche nel lungo periodo, fino a diventare stile di vita, al punto che le persone che le praticano sarebbero sempre euforiche e a tutta. Mi fermo qui sull'argomento per non andare off topic.
Ricordo che in condizioni normali, l'organismo brucia prima gli zuccheri e poi i grassi e che è necessario attenersi ad un piano di alimentazione concordato con il medico ai quali occorre rivolgersi prima di utilizzare qualsiasi prodotto sintetico o naturale per migliorare la performance.
Saluti ciclistici.
La sintesi chetonica

Test dei chetoni presenti del sangue 

Uno dei prodotti contenenti chetoni sintetici.

sabato 13 luglio 2019

La verniciatura della Trek Emonda SLR di Ciccome al Tour de France; niente di nuovo.

Nel 2015 sono stato il primo a testare questa verniciatura, all'epoca agli esordi CLICCA QUI. Oggi la vedo mostrata con orgoglio dal corridore Giulio Ciccome che lo ha definito " nuovo telaio speciale" con riferimento evidentemente alla verniciatura. E' una vernice che ho definito "mutante" nel senso che cambia sfumature e quasi colorazione, al mutare della luce. Giulio quella che testai era molto più leggera ( poco più di 5 kg e 600 grammi)  della tua. ! In bocca al lupo per il Tour. Saluti ciclistici. 

La Trek Emonda SLR testata nel 2015..........




La Trek Emonda SLR  di Ciccome.....

Foto di Giulio Ciccome. 
La foto di Giulio Ciccone. 

giovedì 11 luglio 2019

Lightweight e Team Ineos: l'unica cosa interessante vista al Tour de France 2019.

Il team Ineos ha acquistato alcune coppie di ruote Lightweight Meilenstein versione standard; non si tratta di sponsor, ma di un mero acquisto come se si fosse trattato di una normale compravendita. Il Team Ineos è sponsorizzato dalla Shimano per quanto riguarda i componenti, tra i quali le ruote, che continueranno ad essere utilizzate dagli altri corridori del team. Le Lightweight saranno utilizzate invece da alcuni corridori di punta del team Ineos ( tra i quali Thomas), ma solo nelle tappe più importanti, come nel caso di Bernal, la cui bicicletta presentata nella foto, è pronta per la tappa odierna. Niente di nuovo in realtà. In passato altri corridori professionistici avevano acquistato ed utilizzato le ruote Lightweight, anche se con non pochi problemi con gli sponsor ufficiali; qualche nome: Armstrong, Ulrich, Cipollini, Pozzato, Pantani, corridori che hanno dovuto pagare persino penali, per "menare a tutta" con una ruota Lightweight, cosa che non ha prezzo. Per chi volesse sapere come si comportano su strada queste e altre ruote della gamma Lightweight vi rimando ai miei test che troverete nella pagina Test Bike. Aprite gli occhi e non seguite il gregge e il marketing. Saluti ciclistici. 
La bicicletta di Bernal pronta per la tappa odierna ( photo RealStephens)


mercoledì 10 luglio 2019

Anteprima: la nuova Colnago V3-RS.

E' arrivata la nuova aero bike mono scocca Colnago V3- RS. La primissima valutazione a corredo del precedente post CLICCA QUI. In effetti la Colnago V3 R S ha il design tipico dei telai aero mono scocca costruiti da terzisti in Oriente, esteticamente simili, con i pendenti del carro posteriore più bassi rispetto al raccordo tubo orizzontale/reggisella ed altri particolari. Per quale motivo sceglierli? Anelito inquietante. Dunque la Colnago V3RS, prodotta a Taiwan, disponibile anche nella versione rim, è l'unica Colnago "anonima" nello stile, prodotta fino ad oggi. La cosa mi sorprende, parlando della Colnago, da sempre, almeno fino ad oggi, un brand che ha (aveva) uno stile unico, basti pensare al Master e alla C64, gli unici modelli, certamente di stile e di sostanza esclusivi, costruiti in Italia. Sono deluso dalla estetica della V3RS e dalla scelta della Colnago di "allinearsi alla concorrenza" ed anche se potrà essere più veloce, come usano dire quelli del marketing per convincere a scegliere prodotti "fotocopia" nello stile aero, non la sceglierei mai; considero la V3RS un telaio senza la bellezza tipica ed esclusiva della Colnago, un telaio senza "l'anima" e la tipicità del Trifoglio. A proposito di velocità e quindi di aerodinamica., non scordiamoci mai che trattasi sempre di una bicicletta e non di una moto, l'aerodinamica non conta nulla se il ciclista non pedala con assetto aero ad una velocità costante non inferiore a 40 km/h, non fatevi prendere in giro. La mia preferita della linea Colnago V, rimarrà la V1 R, versione Ferrari, con il simbolo del Cavallino Rampante stampigliato sul tubo orizzontale. Tempi lontani, tutto passa e tutto cambia, come la vita.
A questo punto, vista la tendenza, ritengo che il mercato attuale sia di due livelli, quello commerciale e quello di nicchia. A voi la scelta. Saluti ciclistici.




martedì 2 luglio 2019

Dimmi che gamba hai e ti dirò che ciclista sei !

Un ciclista  veterano mi consigliò: " Guarda prima la gamba del tuo avversario e poi decidi cosa fare". Ecco la mia gamba. Attendo di vedere quelle dei leoni della tastiera che passano il tempo a fare i troll e i moderatori delle chiacchiere social.
Saluti ciclistici.


Riflessioni sul mercato della bicicletta da corsa. Uno sguardo alla nuova Cannondale Super Six Carbon Ultegra Disc e Specialized Venge Di2 Sagan Collection LTD. La tendenza del mercato.

Il mio blog nasce da esperienze personali fatte durante vent'anni di test, ma anche dall'analisi introspettiva e comparata del mercato, senza vincoli di contratto con i brand e senza timori reverenziali. Il mio blog non fa come chi sul web spaccia per test, comunicati stampa passati dai brand, corredati da foto non scattate durante il test su strada. Io vado contro corrente, non sono omologato. 
Fatta questa premessa, veniamo al nuovo post. Come presentarlo ? Ci provo. Benvenuti nel mondo della bicicletta commerciale del futuro: cloni inquietanti. Molti marchi offrono modelli esteticamente uguali, a parte qualche piccola differenza estetica che nella visione complessiva ed immediata, sfugge facilmente. Diciamo che ciò non è causale, ma è il frutto del lato "oscuro" del marketing: l'omologazione del desiderio. Il marketing ovvero l'ingegneria del desiderio è fatto da persone che conoscono la mente umana e la sanno subliminare. Un esempio. Specialized, Giant, Focus, Wilier, Cannondale, BMC, De Rosa, Cinelli ( quest'ultima non me l'aspettavo), Scott ed altri marchi ancora,  hanno lanciato modelli che sembrano usciti dallo stesso stampo, senz'anima. Mi viene voglia di lanciare un gioco estivo, sotto l'ombrellone: trova la differenza ma #sonotuttiuguali. Nel mercato attuale della bicicletta commerciale è predominante il telaio aero connotato da un unica forma ; qualche differenza permane con i modelli degli altri segmenti del mercato, ma la tendenza sarà quella di sostanziale attenuazione con l'avvento del disc (deejay !). Anche il prezzo in rialzo tende ad omologarsi. Sarà anche per questo che il mercato della bicicletta da corsa è in stallo. L'unico settore in crescita è quello  della bicicletta elettrica. A proposito di prezzi, i possessori della biciclette da corsa disc, dovranno sostenere costi di gestione più alti per il tagliando annuale, rispetto ai possessori di un telaio con freni standard, considerando anche la frequenza e le modalità di utilizzo, se pensate che le pastiglie hanno una vita più breve rispetto a quella dei tacchetti per i freni standard e dunque ogni volta si tratterà di sostituire olio, dischi ( si deformano con le alte temperature delle frenate continue - nelle lunghe e veloci discese - e quando si usurano occorre cambiarli anche per evitare che a contatto con le pastiglie nuove, fischino, in frenata), pastiglie, guaine-tubi, francamente mi sembra troppo complesso per una bicicletta da corsa. A chi giova tutto questo ? Ai brand e ai negozianti con assistenza meccanica.  Per completezza va detto che permangono alcune "sacche di ribelli del mercato", con brand che propongono modelli che continuano a caratterizzarsi e a rivolgersi ad un mercato di nicchia. Per ora mi fermo qui, con l'analisi.
Passo alla presentazione di due modelli, attualmente tra i più gettonati, che spiccano nel panorama commerciale; uno è una vera e propria anteprima assoluta per l'Italia, la nuova Cannondale Super Six Carbon ( nella versione Shimano Ultegra), l'altro è la Specialized Venge S Works Sagan Limited. La visione è utile per la comparazione e quindi la dimostrazione tangibile della mia analisi sulla tendenza del mercato. Peraltro la Specialized Venge ha la stessa forma della Specialized Tarmac  6 SWorks a parte la sezione meno generosa dei tubi. La nuova Cannondale sarà disponibile anche con freni RIM. 
Partendo dal presupposto che il carro posteriore con foderi più bassi rispetto al tubo orizzontale viene usato prevalentemente sui telai aero, mi chiedo la nuova Cannondale Super Six Evo continua ad essere ancora il telaio da salita oppure è diventata un altra cosa ?  Se in salita non serve avere un migliore coefficiente aerodinamico, evidentemente questo profilo servirà solo ad accattivarsi la scelta del consumatore medio, quindi uno stratagemma di vendita. Poi magari vi diranno che il carro posteriore così fatto rende la bicicletta più veloce, performante, assolutamente migliore, e anche di più ( tutto sempre da dimostrare sulla strada), ma resta il fatto che le fanno tutte uguali.
Per quanto concerne la Specialized Venge personalizzata autografata e dedicata al milionario Sagan, pluricampione del mondo, direi che è la migliore espressione del marketing, destinata a conquistare i fan del campione più simpatico che ambiscono a sentirsi come lui quando fanno la sosta al bar e si guardano intorno convinti di non passare inosservati con la bici del loro beniamino, sempre che non ci sia qualcun'altro con la stessa bicicletta !!!!
Prevale anche il fatto che i brand statunitensi "impongano" telai assemblati con componenti dedicati  dallo stesso marchio ( usando anche marchi satelliti), come ruote, guarnitura, manubrio. E devo dire che in molti casi è meglio non sostituirli per non avere eventuali  problemi di compatibilità con componenti di brand concorrenti. E' questo un altro modo per fidelizzare il consumatore, che alla fine sarà destinato a diventare un veicolo pubblicitario, alla stregua di una busta della spesa, mi si passi il termine di paragone, ma è per rendere meglio l'idea di quello che è il destino dei clienti. Tutti ( o quasi) sono parte del mercato globale. Il mercato è in voi come la vostra anima è dei marchi.
Chissà se un giorno la Cannondale e la Specialized accetteranno la sfida di farmi testare questi prodotti. Il post è realizzato in collaborazione con il negozio web All Bike. Saluti ciclistici.

Versione Shimano Ultegra










Mozzi con cuscinetti e sfere Ceramic Speed. 
Lancio il gioco dell'estate: trova la differenza estetica !!



giovedì 27 giugno 2019

Dario Pegoretti e la passione.

" La passione non è una cosa che puoi inventare ...il marketing non riesce ad inventare la passione...la passione la devi trasudare.. questo si sente e la gente la capisce...." diceva il compianto Maestro, Dario Pegoretti; parole importanti ed oggi più che mai, sono la chiave di lettura per comprendere un mercato quasi completamente dominato dal marketing; non è solo questione di scegliere "questo o quello", ma è una selezione che travalica l'oggetto, fino a diventare esistenziale, è la scelta esclusiva, quella fuori dal coro, lontana dal gregge. Conosci prima l'artigiano e poi la sua opera, questo dico da sempre. Tutto è generato dalla mente e dalle mani, ma solo quello esclusivo anche dalla passione e dall'estro creativo, e non ci vuole molto a riconoscerlo il prodotto che fa sognare. 
Il mercato della bicicletta da corsa è in crisi, bloccato non solo dall'avvento dell'inutile freno a disco, gestito dall'oligopolio dei marchi più importanti, il cui obiettivo è quello di indurre i consumatori ad acquistarlo ( e di spennargli altri soldi), ma anche dall'assenza di prodotti concretamente nuovi nella sostanza e diversi nella forma ( a parte qualcuno di fascia alta), perché sono realizzati dagli stessi terzisti orientali e mancano le idee; quanto sono simili per non dire uguali i telai soprattutto quelli con il freno a disco, cambia solo il marchio stampigliato !!! Allora scrivo questo post perché voglio consigliare, cosa e come scegliere, un prodotto, che travalichi il tempo, che costituisca un espressione di stile, qualcosa che sia veramente espressione della bellezza unica, come solo quella artigianale sa creare, capace di generare con la passione, un oggetto bello ed autentico nella forma e nei materiali, con un anima. Devo dire che nel mercato c' è chi fa disinformazione ovvero informazione di propaganda, per confondere. Provo nausea a constatare la mellifluità di molti media quando "sparlano" di biciclette da corsa, spacciando per test, comunicati stampa diffusi dai marchi; trovo compassione a sentire tuttologgi scrivere o parlare sul web come se fossero i nuovi profeti, quelli che il mondo stava aspettando a braccia aperte, moderatori della chiacchiera, gente che fino a ieri parlava al bar di calcio da TV o di qualcosa di peggio, e che  oggi si travestono da ultra di marchi scelti con la logica di una squadra di calcio, che bulleggiano con la tastiera chi non ha tatuato la loro demenza. A tutti coloro che cercano e non trovano, invece dico che se non basta una rondine per fare primavera, non basterà un campione per dare qualità ed esclusività ad un prodotto. La bicicletta da corsa non è un SUV e non è una moto, ma è la macchina più semplice, antica e formidabile. Chi pedala non ha bisogno di modernità esasperata, ma di emozioni, come solo un prodotto bello ed esclusivo sa dare. La bicicletta si muove spingendo sul pedale, il suo motore è il ciclista, serve solo l'essenziale, non il superfluo, quello costa, pesa, è volgare.  
Un prodotto esclusivo è fatto dall'artigiano, dalla sua storia, dalla sua esperienza, non dall'industria, il cui clone, è generato dall'opera persuasiva del marketing, capace di deformare la realtà, al punto di convincere molti consumatori che usare la bicicletta sponsorizzata da un campione, faccia diventare, pagando il prezzo ( sempre più alto) del prodotto, belli, forti, affascinanti ed invidiati. Bugie.
Non è più una questione di prezzo dato che anche un telaio commerciale prodotto in oriente e visto in TV ha il suo costo importante, e dopo al massimo due anni finisce fuori catalogo.
Tutto quello che vale, costa tempo e fatica perché deve resistere al tempo e alla moda. Una bicicletta da corsa non si usa, come sanno fare tutti, soprattutto i big della tastiera e dei salotti, ma si cavalca, come sanno fare in pochi.
L'autentico Made in Italy si conta sulle dita di una mano, lo ricercano le persone esigenti, che sanno che non è Made in Italy, il prodotto verniciato (e con sede) in Italia, ma quello realizzato interamente in Italia, da artigiani italiani, unici nella loro originalità; hai voglia gli statunitensi, taiwanesi o i cinesi a copiarci e a fare prodotti senza anima, omologati, sponsorizzati con campioni in cerca di soldi; il denaro non crea la bellezza e l'esclusività. Chi vuole capire capisca. Intanto ne approfitto per ricordare un grande artigiano italiano, scomparso prematuramente, che ci ha lasciato tante belle biciclette, oggetti da collezione, un CULT, amato all'estero, il cui know how, continua per opera dei suoi allievi. Ciao Dario.
Saluti ciclistici. 





giovedì 16 maggio 2019

Il mio saluto al Giro d'Italia 2019. Un amore infinito. #Giro102

Ogni volta mi prende quella voglia di andare via con la carovana rosa; lo confesso. Diventa sempre più difficile resistere alla tentazione, per quella indole raminga che mi connota, per quella voglia di fuggire dalle aule grigie. Dovevo esserci anche quest'anno, per salutarla, la corsa rosa, la corsa più dura e più bella del mondo, ospite della 5^ e 6^ tappa. Dalla pioggia torrenziale e dal clima invernale, vissuti nella tappa di tregenda, sprintata a Terracina, al sole e al clima primaverile, sotto il monastero di Monte Cassino; la corsa rosa non teme clima. Rivedersi con amici ex corridori e campioni, respirare l'aria domenicale quando non è domenica, sentirsi parte di una grande abbraccio come solo il Giro d'Italia sa dare ai tifosi, una straordinaria e grande macchina dello spettacolo, tessuta da centinaia di persone efficienti. Colazione al villaggio, una letta alla Gazzetta, un sorriso "scattato" qua e là, un dialogo complice e sereno con corridori e personale del Giro; niente è più di forte, di quel sentirsi lontano dalla quotidianità, un attrazione forte, che ogni volta ritorna. Trovarsi a camminare per la città, ancora assonnata, mentre tutta la macchina dell'organizzazione, inizia a ricostruire il villaggio, con i palchi, gli stand, mentre quelli della carovana rosa, preparano i veicoli pubblicitari variopinti ed allegri, pronti regalare i famosi gadget agli spettatori festanti per le strade della tappa;  e tutto si ricompone nel mosaico rosa. Più tardi, quando il sole sarà più alto, arriveranno i corridori, con le divise colorate, magri e tesi, filanti e concentrati, in sella alle macchine da corsa, pulite, oliate e silenziose; saliranno tutti sul palco del Giro a salutare agli spettatori e per autografare il foglio firma; poi pausa caffè, dolcetto, dialoghi fitti con idiomi di terre lontane; il ciclismo è una creazione cosmopolita, non ha confini; è più forte di tutto anche dei tradimenti; è lo sport più bello ed eroico; la metafora della vita; una grande famiglia itinerante. Ed è stato bello salutare i ragazzi del Giro 102, nel giorno in cui la maglia rosa è stata indossata da un italiano, un romano, Valerio Conti, mentre un altro italiano, compagno di fuga, Masnada, vinceva la lunga sesta tappa dopo l'ascesa finale nel paese di Padre Pio. Il "mio" Giro d'Italia, è una passione infinita. Arrivederci ragazzi, non mollate mai e pedalate anche per me, a TUTTA.  Saluti ciclistici.







Il passaggio sul lungomare di Terracina a circa 3 km dal traguardo: spettacolo unico.
 
A sx con il Direttore Giro, Mauro Vegni. 

venerdì 3 maggio 2019

Quando il casco per la bicicletta ti si rompe in mano !

Questo mi è accaduto. Usavo da un pò di tempo un casco Specialized Swork, mai caduto sull'asfalto, non era danneggiato e non presentava abrasioni, era integro. L'ho premuto forte con le mani, nel punto debole, uno dei più sensibili, le estremità laterali, e ad un certo punto, tutto è crepato !!! Quello che vedete nel mio video, non vuole essere un metodo scientifico di verifica dello stato di usura o di qualità del prodotto. E' solamente un esperienza diretta, un "test casalingo", che mi ha evitato di indossare un casco non più sicuro. Tuttavia non è escluso che un casco che resista a questa "prova" possa presentare invece difetti che ne limitino la sicurezza. Resta il fatto, piaccia oppure no, che un casco da bicicletta, deve resistere almeno alla pressione esterna esercitata con le mani, altrimenti non è sicuro o non è più sicuro perché "cotto" dal sole o dal sudore. Punto. Questa verifica "casalinga",la faccio con tutti i caschi che uso. Altri caschi che ho usato e che uso, non si sono rotti verificandoli, come ho fatto nel video, tranne nel caso di un Giro Livestrong, con il quale mi è accaduta la stessa cosa. La riflessione. Se un casco non resiste alla semplice pressione esercitata con le mani, cosa può accadere in caso di impatto violento sull'asfalto ? Verificate sempre l'integrità dei caschi, e controllate sempre se presentano abrasioni o parti danneggiate; scegliete solo quelli meno leggeri e cambiateli almeno ogni 2 anni o subito se la  vernice è scolorita oppure in caso di urto forte e abrasioni. Ricordate che tutti i caschi sono a norma di legge, anche quelli che costano 30,00€; non serve acquistare caschi costosi per avere un casco più sicuro; spendere tanto serve solo a soddisfare la libidine e a sentirsi "omologati" dalla moda. Risparmiatevi i soldi. Tutti i caschi recanti la targhetta CE con le varie diciture previste dalla legge, sono sicuri nei limiti previsti dall'attuale normativa e allo stato dell'arte.  Ma l'attuale tecnologia, quanto rende sicuri i caschi in caso di impatto violento ? Certo è che il casco con il tempo, perde totalmente o parzialmente, la capacità di resistenza all'impatto. Leggo sulle istruzioni del casco Suomy Gun Wind: "Nessun casco, anche se di altissimo livello, può proteggere la testa dalle forze generate da qualsiasi impatto. ".  Più chiaro di così !!
Saluti ciclistici

mercoledì 1 maggio 2019

Anteprima: la nuova Pinarello Dogma F12.

Continuano ad arrivare prodotti “nuovi” sempre più costosi e a crescere il dubbio se sono davvero utili e soprattutto migliori concretamente rispetto al modello precedente o comunque rispetto alla concorrenza. Oggi vi presento il nuovo telaio top di gamma di casa Pinarello disponibile sia in versione con freni normali, sia con freni disco deejay. State sereni, o voi Troll - ultra del disco; il freno tradizionale non tramonterà e verrà riproposto sempre. Per i particolari del nuovo  prodotto, vi rimando al comunicato ricevuto dalla Pinarello. In sintesi: nuova forcella, nuovo sterzo integrato e serie sterzo, nuovo telaio per forma e struttura ( nuovo carbonio, il Toray T1100), e come sempre, la Pinarello promette più leggerezza e più rigidità. Peso del telaio in taglia M, dichiarato, 820 grammi versione con freni veri, e 840 grammi per freni disco deejay. Peso bici completa versione INEOS, 6900 grammi circa, con freni veri; 7400 con freni disco deejay. La Pinarello, usando il solito ritornello, promette un maggiore guadagno aerodinamico, di circa 15%, ma sul punto, il discorso è molto relativo, poichè occorrerebbe spingerla costantemente ad una velocità superiore ai 40 km/h (senza incontrare traffico, pedoni e semafori e sperando che il vento non soffi forte frontalmente), assumendo in sella, una perfetta posizione ( braccia, schiena piegate e testa parallela al tronco), cosa non comune al 90% dei ciclisti amatoriali. Quindi se pensate di comprarla per avere una maggiore velocità contro il vento, e non siete "aerodinamici", lasciate stare. Se avete una Pinarello F10 non date per scontato che passando alla nuova F12 riuscirete a risolvere problemi di prestazione, quindi se non migliorerete la condizione atletica, non ci sarà nessun miglioramento sostanziale. La bicicletta da corsa non è una moto; contano le gambe, la testa e il cuore. Ma soprattutto occorre vedere se e quanto la F12 sia effettivamente superiore alla F10. Potrebbe trattarsi di un lieve miglioramento da non essere concretamente riscontrabile, almeno per la maggioranza dei ciclisti, spesso non dotati di particolare sensibilità ed esperienza. Che dire ? Secondo me i produttori sono arrivati al punto 0.
Posto anche le mie foto esclusive scattate al Giro d'Italia 2019. Saluti ciclistici.







martedì 23 aprile 2019

Ho pedalato sulle rampe del vulcano attivo più alto d'Europa: Etna da Zafferana Etnea.

Continua la ricognizione sulle strade del Giro 2020. E dopo l'impegnativo e suggestivo versante da Nicolosi Sud, via Salto del Cane ( per leggere il reportage CLICCA QUI) , ecco quello più duro in assoluto, quello di Zafferana Etnea, dedicato a Vincenzo Nibali, come si legge su un cartello installato all'inizio della salita, in piazza Roma, a Zafferana Etnea Si sale partendo da quota 574 metri, più in basso rispetto al precedente versante. Anche questa è una ricognizione della probabile tappa etnea del Giro d'Italia 2020. La salita dell'Etna inizia dal mare di Catania la cui spiaggia è connotata dalla lava vulcanica; è l'unica grande salita che inizia dal mare. Unica.
Ci sono due fattori che complicano l'ascesa: la pendenza media più alta e il fondo stradale ruvido degli ultimi due chilometri,su alcune delle pendenze più dure del versante, dunque minima scorrevolezza in un o dei tratti più duri. Ma nel mio caso, c'è stato due ulteriori elementi di difficoltà, la nebbia delle nuvole e la strada bagnata nel primo tratto. Ieri ha piovuto, e quindi la strada è bagnata nei primi chilometri e soprattutto ci sono tante nuvole-nebbia. Impossibile spingere fuori sella, per le pendenze subito impegnative (più del 9%) e per il manto stradale viscido; ho provato a farlo ma la ruota posteriore ha slittato. Salgo quindi spingendo da seduto rapporti agili cercando di rimanere sul lato destro, per evitare "l'aggancio" dei specchietti delle auto, ma soprattutto i pullman turistici, ingombranti e che scaricano nell'aria smog. Più avanti ho dovuto fare attenzione alla polvere lavica raccoltasi in un punto, cercando di allargarmi, per evitare di passarci sopra e rischiare di forare.
La mia sagoma ha tagliato la coltre di nebbia o forse di nuvole, con una visibilità inferiore ai 10 metri, temperatura 12 gradi circa, strada bagnata, per circa 10 km; successivamente il forte vento ha liberato la visuale, e ho continuato a salire sotto un cielo terso e con una temperatura 15-20 gradi. Il forte vento ha rischiato di farmi cadere in un tornante, e comunque soffiandomi contro, ha reso più impegnativa la salita, in pratica, è stato come pedalare spingendo contro una grande mano che mi spingeva nel verso opposto: vento forte più pendenza impegnativa uguale grande fatica. La strada è stata liberata dalla lava vulcanica, che sotto forma di cenere o di colata di fuoco, rimane a mostrarsi fiera oltre il muretto. Il silenzio è denso e sembra di salire in un girone dantesco.
Questo versante "spezza le gambe" per la sua pendenza forte e continua, per la sua irregolarità, per le condizioni del manto stradale molto ruvido che limita la scorrevolezza ed in un tratto è addirittura molto rovinato, circa 2 km, peraltro uno dei tratti più impegnativi, prima dell'arrivo al Rifugio Sapienza; in questo punto, la bicicletta ha sobbalzato, passando tra piccole crepe, e sull'asfalto rovinato così tanto da renderlo a tutti gli effetti come un pavè. Un ulteriore difficoltà che ha consumato una maggiore quantità di energia. Vi consiglio di portare due borracce per il caldo e per l'assenza di fontanelle.
Anche questo è un tratto che sale dal versante Sud e quindi è più esposto al caldo, finendo così di rimanere soprattutto nei micidiali tratti finali, sotto il sole. Non molla mai, ed è senz'altro una delle salite più impegnative che abbia percorso.
L'ultimo chilometro è stata una lotta contro il vento forte e la pendenza impegnativa che non scende mai; raffiche frontali così forti, che nel punto dello scollinamento, quello davanti ai crateri Silvestri, sembrava che ci fosse una mano invisibile che mi tirava all'indietro.
L'arrivo sulla piccola discesa che porta al piazzale del Rifugio Sapienza, è stato fortemente rallentato, per l'incessante e forte vento, schivando turisti stranieri in estasi per la bellezza del paesaggio, al punto che scattano foto, camminando all'indietro !!!
E alla fine posso dire che pedalare su un vulcano attivo è una esperienza incredibile ed unica; ogni momento può essere quello buono per sentirlo e vederlo eruttare, senza dimenticare che questa zona ha un elevato rischio sismico. Insomma è stata un avventura a tutti gli effetti.
Questo versante che sale sempre da Sud, ha in comune con quello percorso qualche giorno fa, gli ultimi due chilometri circa; mi trovo nel tratto di competenza del comune di Nicolosi, ma ripeto lato sud e non vi confondete per il cartello posto a circa 100 metri dallo scollinamento, recante la scritta Nicolosi Nord, è un indicazione meramente amministrativa.
Rapporti consigliati: 34-36/ 28-30. Lunghezza 17,8 km; 1324 metri di dislivello; pendenza media 7,8%; pendenza massima 13%. Nel rifugio Sapienza ho incontrato i ciclisti siciliani del team Salitomani, ed in particolare Giancarlo, che saluto con piacere, insieme a tutti quelli del gruppetto. E' necessaria un ottima preparazione e una buona dose di coraggio. E' stata una delle più belle e dure salite che abbia percorso. Per chi volesse salire partendo da Catania, consiglio di prestare molta attenzione al traffico asfissiante, alla strada tutta in salita ( e molto impegnativa), alle rotatorie e alla scarsa pazienza degli automobilisti del luogo. In alternativa si può partire dai diversi paesi dell'aerea Etnea, comunque, molto trafficati, comunque tutti in salita. In altre parole, salita e traffico sono le costanti di questa zona. Tutto vive alle pendici dell'Etna, costituendo una metropoli vulcanica. Lc condizioni dell'asfalto fino a ai paesi dell'Etna non è ottimale.
E anche questa grande salita, è stata conquistata; anche questa salita sulla quale si sono sfidati campioni del ciclismo, è stata collezionata. Continuo a pedalare verso il cielo, fino a quando arriverò all'ultimo chilometro, lassù, nel cielo.
Questo versante è stato uno dei più difficili conquistati nella mia "carriera" di cacciatore di salite. Dell'Etna, porterò con me, il ricordo di emozioni indelebili, di paesaggi di straordinaria bellezza, patrimonio dell'umanità UNESCO, ma anche patrimonio dei ciclisti di tutto il mondo. Vi consiglio di venire a misurarvi quassù e di ammirarne la bellezza di quella che i siciliani chiamano con rispetto A Muntagna, e ricordate sempre che l'Etna, è un vulcano attivo, in continua trasformazione, il più alto d'Europa, il più maestoso d'Italia. Non dimenticate di gustare i dolci e gli arancini siciliani, anch'essi unici nel mondo, un premio per l'ascesa ardua, e credetemi, ne vale la pena, per il gusto anch'esso unico.Periodo dell'anno consigliato: la primavera. Rapporti consigliati: 34-36/28-30.
Pedalare sui versanti dell'Etna è un emozione da vivere soprattutto in solitaria; è più facile sentire più vicina, la voce del Vulcano. Rocce vulcaniche, colate laviche, spettatori silenti, mentre il vento del mare gioca a spingerti dietro. Scalare l'Etna è poesia, è avventura. Scalare l'Etna è allontanare i limiti dalla mente e dal corpo. L'Etna è l'unica grande salita italiana che parte dal mare e arriva al cielo; è un muro di mare disegnato con la lava vulcanica. Un dono del Cielo, una creatura nobile della Natura.
L'Etna è unico, di una bellezza rara, il vulcano attivo più alto d'Europa, una vetta "alpina" che guarda al mare, 6 versanti da scalare, più volte arrivo del Giro d'Italia, e tappa finale del Giro di Sicilia.
Saluti ciclistici. 

















Il tratto con fondo stradale molto rovinato di circa 2 km, prima dell'arrivo al rifugio Sapienza.

Cambio boraccia al volo in un tratto molto duro 






L'incontro sul Rifugio Sapienza con i ciclisti siciliani del team Salitomani