domenica 14 luglio 2024

Ciclismo condominiale.

Definisco ciclismo condominiale, quello praticato all'interno di gruppi composti da tanti ( troppi) ciclisti e pedalatori; gruppi formati da persone che non riescono a pedalare diversamente ovvero “diversamente ciclisti”. Tutti noi abbiamo pedalato in queste grandi “condomini a pedali” e ne abbiamo compreso i limiti e le problematiche: incidenti tra ciclisti, liti per tenere la ruota, liti per la scelta del percorso, violazioni del codice della strada a go go, sputazze e saliva stile fuochi d'artificio, chiacchierate stile lettino dello psichiatra, volata all'ultimo chilometro con urla e cadute, liti con gli automobilisti, buche non segnalate, sassi schizzati sulla bici, foratura solitaria (nessuno si ferma ad aspettarti), maggiore accumulo di stress, lite al bar per l'ultimo cornetto, conti personali pseudo sportivi regolati con "sverniciate" e rancori, eccetera. In questo video si riproducono alcuni rischi del ciclismo condominiale, tra cui, l'incidente di gruppo causato dalla distrazione di un pedalatore che tampona, "tocca", la ruota del compagno che lo precede. Ne consiglio la visione. Si può "guarire" dal ciclismo condominiale, ed uscire dal gregge. Il ciclismo a differenza del padel e degli sport di gruppo, può essere praticato anche da soli (ci si allena meglio, a patto che si sappia farlo) o con poche persone, quelle giuste “per cilindrata-watt e stile”, "meno siamo, meglio stiamo". Ovviamente il ciclismo è un equilibrio sulla follia e due ruote sono poche per rimanere sempre in equilibrio. Il ciclismo è sport pericoloso, sempre, soprattutto sulle strade asfaltate, campi di battaglia, frequentati da automobilisti invidiosi e violenti, in cerca di un modo per sfogare la propria frustazione sul ciclista e sull’acceleratore, da drogati, ubriachi e smartphone-dipendenti che usano l'auto come cabina telefonica, infischiandosene di tutti e di tutto. Attenzione. Il ciclismo con bici da corsa è praticabile solo su strade asfaltate, aperte al traffico, senza scorta tecnica, per gli amatori; non è adatta al gravel. Saluti ciclistici. 

 

sabato 6 luglio 2024

Le corse gravel alla TV ! Giro, Tour e Vuelta Gravel !!!


Previsione. Quando trasmetteranno in diretta alla Tv, le corse gravel, organizzate in tutto il mondo, sarà il tempo del Giro d’Italia, Tour de France e  Vuelta Espana gravel ! La TV è ipnotica per la massa e attira il business. C'è tutto un territorio da scoprire e da valorizzare. Se è possibile scalare il Mount Ventoux, lungo un parallelo percorso gravel, allora tutto è realizzabile, basta volere rompere gli schemi rigidi del ciclismo europeo, tendenzialmente ortodosso. Ovviamente i corridori prof userebbero bici gravel, stabili, comode e veloci sullo sterrato e fondi sconnessi. Le bici da corsa non sono adatte, anzi sono pericolose; il limite più evidente delle bici da corsa sono gli pneumatici slick, sia per il battistrada liscio, sia per la larghezza, il 32 mm non e’ sufficiente, ci vuole almeno il 38 mm con tasselli,  per sterrati compatti; invece per sterrato con tanta ghiaia e rocce di piccole e medie dimensioni, ci vogliono pneumatici tassellati non inferiori a 40 mm, e quindi telai adatti. Sulla larghezza e altezza dei tasselli  e sulla conformazione del battistrada si può spaziare, dal più veloce, al più grippante. Gravel a tappe. Del resto la storia del ciclismo (eroico) è gravel, nasce sulle strade bianche e dissestate. C'è bisogno di "tornare indietro" per "rinverdire" il ciclismo. C'è bisogno di togliere il sopore alle tappe corse sull'asfalto, più facili, meno spettacolari, con eccezione di quelle alpine, dove campioni permettendo, c'è spettacolo, ma oramai, le conosciamo tutte, le grandi salite su strade asfaltate del ciclismo su strada; la sfida sarebbe quella di scoprire le grandi salite o nuove salite entrambe in versione gravel ! Sappiate che una salita sterrata è più impegnativa di quella asfaltata per effetto di una pavimentazione meno stabile e per un maggiore attrito, come del resto può dirsi, anche una strada sterrata rispetto a quella in bitume. Ecco perché un km di sterrato vale il doppio se non il triplo di quello asfaltato ( la difficoltà aumenta in base alla densità maggiore della ghiaia o in presenza di sterrato/erba/rocce). Quindi si potrebbero ridurre i km e il tempo trascorso davanti alla Tv, aumentando però lo spettacolo; si concentrerebbe e quindi aumenterebbe l'attenzione dello spettatore anche sugli spot pubblicitari.
Il pubblico ama il gravel. Basti pensare al successo raccolto, quando si inseriscono le  tappe sterrate nelle corse a tappe, per non parlare della Roubaix e delle Strade Bianche, corse straordinarie, emozionanti, perché sono più dure, lo sterrato e il pavéè ricordano il ciclismo eroico. La polvere dello sterrato è come la polvere del tempo, un viaggio temporale per rivivere la fatica eroica, è come la polvere dell'avventura
Per ora, godiamoci il Campionato del Mondo UCI ( trasmesso alla TV in diretta) e i vari campionati nazionali UCI, oltre al Campionato del Mondo non ufficiale, disputato ad Emporia (USA), la Unbound Gravel (350 km con più di 4000 metri di dislivello da percorrere in un giorno) e le varie competizioni sparse in luoghi suggestivi del Pianeta Terra, persino in Africa, disputate tutte, senza scorta tecnica e assistenza meccanica. Gravel non è solo competizione, è anche scoperta del territorio suggestivo, libero e selvaggio. Ci sono tante strade secondarie non asfaltate da scoprire e da valorizzare anche per abituare i ciclisti alla sicurezza, e rimanere lontani dalle strade principali asfaltate ovvero percorrere il meno possibile le strade asfaltate principali. Gravel è un dialogo con la Natura, per capire che ne siamo parte, è un modo per sentirsi "eroicamente ciclista". Ecco il link del sito della Unbound Gravel, la decana delle corse gravel CLICCA QUI . Allargate gli orizzonti e gli pneumatici. E non dimenticate che il ciclismo su strada, trasmesso alla Tv, non appartiene alla realtà quotidiana dei ciclisti amatoriali, costretti invece a pedalare nel traffico, tra incroci e semafori, pedoni, cani, gatti, "zombie" che attraversano guardando lo smartphone, spesso, anche lungo strade dissestate e senza scorta tecnica. Saluti ciclistici. 

giovedì 4 luglio 2024

Quando Marco Pantani correva con telai artigianali italiani eseguiti su misura. #biomeccanica #ciclismoevoluto

C'era un tempo, in cui, i corridori professionisti gareggiavano con il telaio, su misura, eseguito in Italia, da artigiani valenti. Erano creazioni di bottega, preziose e personali. I telaisti sono capaci di eseguire, telai con forme e soluzioni avanzate, ma con le misure personali del ciclista, personalizzandoli nelle grafiche e nei colori. E' Il telaio per eccellenza, oggetto agognato dai ciclisti. 

Voglio dare un immagine concreta, di quel ciclismo romantico e coraggioso, quello che faceva saltare dalle sedie tifosi ed appassionati. Queste sono le mie foto, scattate alle schede biomeccaniche di Marco Pantani, utilizzate per eseguire i suoi telai; ci sono i dettagli delle misure antropometriche del Campione di Cesanatico e altre curiosità tecniche. Alcune schede si riferiscono a telai con marchi ancora in commercio. Mi emoziono ancora, a rivederle; la scheda dell'assetto biomeccanico, è la cosa più intima, suggestiva ed autentica del ciclista, del corridore, del campione, ne rappresenta l'esclusività, l'irripetibilità. Ogni atleta è unico. Il marketing non potrà inventarla, ma solo sfruttarla, la passione e l'unicità degli uomini che hanno scritto e scrivono, le pagine epiche del ciclismo, uomini donati dalla Natura. Passione ed esclusività che si legge anche in questi documenti tecnici, straordinarie storie di vita autentica. 

Gli esperti e gli addetti ai lavori sapranno leggerle ed interpretarle correttamente, queste preziose, schede tecniche di lavoro. Agli appassionati, non esperti del settore, posso dire che Marco Pantani era una atleta straordinario, con un eccezionale flessibilità muscolo scheletrica, un micidiale rapporto peso/watt, un cuore unico, capace di prestazioni indimenticabili; ed è tutto scritto anche in queste misure. Immagino l'emozione postuma dei telaisti, ricordando il lavoro sulle quote del Campione e le creazioni artigianali, portate alla vittoria, come per esempio sull'Alpe d'Huez. A proposito di salite epiche del Pirata. Nel blog potrete ritrovarle, in questa pagina CLICCA QUI; le ho percorse, in compagnia del ricordo e della fatica; ho visto la sua ombra, passarmi accanto, dopo avermi affiancato per un attimo, quasi a salutarmi. Lassù, le emozioni sono state straordinarie, incredibili. 

Da quel maledetto giorno, tutto è cambiato, per lo sport mondiale. Ma Pantani vive ancora; lo potrete incontrare sulle sue salite. E che Pantani, sia Pantani, lo capisci anche dai tifosi; ancora oggi, lo evocano, lo celebrano e lo aspettano sulle salite del Giro e del Tour, inneggiando il suo nome, quando passa il gruppo o la fuga della tappa, sventolando le bandiere del Pirata, colorando di giallo le strade, intonando cori di festa ! E per favore, non confondetelo o identificatelo con i campioni di oggi. Egli è irripetibile. Ognuno nasce con la sua storia. Nessun è uguale all'altro.

Concludo con un paradosso. Nell'era della tecnica, i corridori e i campioni devono adattarsi alle misure standard dei telai di serie, prodotti in fabbriche estere, quasi sempre terzisti che lavorano per i marchi le cui lettere e simboli sono stampigliati sui tubi ! Dove sarebbe il progresso tecnologico ? Nel foro aerodinamico ? La differenza tra telaio artigianale, su misura, e telaio di serie, industriale, con misure standard, è totale ! Di per sè, adattarsi implica sempre uno sforzo per conformarsi a qualcosa di diverso, non e’ un gesto naturale.  Allora perché spendere tanti soldi per adattarsi ad un telaio ?! Oggi, i corridori e i campioni, se vogliono guadagnare, devono pubblicizzare telai di serie, uguali (anche) nelle misure a quelli venduti al pubblico, omologati UCI; non c'è più passione, ma routine, non c'è più artigianato, non c'è più personalizzazione, ma solo la produzione in serie, anche dell'oggetto più importante per il professionista, il telaio. A Roma si dice: "E' dura la pagnotta"! Del resto, i costi dei team e  degli ingaggi, in particolare, quelli dei campioni,  possono essere sostenuti solamente dal marketing industriale; per non parlare del fatto, che ad ogni corridore e campione vengono assegnate almeno 3 biciclette, costi sostenibili, solamente, con i capitali della produzione di serie. Ovviamente i corridori e i campioni vincono comunque, sono nati per farlo e vincerebbero "anche con una Graziella anni 70", splendida bici da passeggio, sono atleti straordinari, certo ma con un telaio personalizzato, si sentirebbero più a loro agio e pedalerebbero in modo semplice, spontaneo, naturale, autentico, senza adattamenti. Se fossi il proprietario ricco di un team prof quello farei, bici su misura.  Le chiacchiere del marketing con me non funzionano. Non pettino bambole. 

Pedalare con un telaio su misura, è come pedalare, con un "acceleratore nascosto", quello che trovi nelle misure calibrate sulle quote antropometriche; cioè il gesto atletico è più preciso e naturale. Il telaio su misura è come l'abito sartoriale realizzato con le migliori stoffe. 

Sull'argomento consiglio la lettura anche di questo post CLICCA QUI . Saluti ciclistici. 


 

martedì 2 luglio 2024

La bicicletta nell'era della tecnica. #biomeccanica

E' stato nel momento in cui testando telai industriali di serie, in carbonio, con misure standard, compresi che quando il prodotto industriale arriva a livelli molto elevati nella prestazione, il miglioramento complessivo diventa sempre più difficile, riducendosi a guadagni marginali (marginal gains). In quel periodo incominciai a testare telai in carbonio, artigianali, fatti su misura; cercavo il sostanzialmente "nuovo" nell'era della tecnica. E allo stato attuale, l'industria dei telai in carbonio, è rimasta impantanata nella fase definibile marginal gains performance

Nell'era della tecnica, la tecnica si sostituisce all'uomo, e il fare è produzione, secondo criteri di razionalità, con i quali sostituisce le proprietà qualitative con quelle quantitative, frazionando il fare in operazioni parziali della produzione, che il sistema tecnico collega tra loro, fino a unificarle nel prodotto finale. Il riflesso tangibile di questo frazionamento oggettivo del fare, tipico della produzione industriale attuale, è la specializzazione del telaio in carbonio, in vari segmenti del mercato.  

Allora cosa mi rimaneva (rimane) di consigliare ( e spiegare) ai lettori ? Era (è) giunto il tempo di tornar indrio, di tornare al tempo in cui, il fare era arte, e non produzione: è l'opera (il telaio) a riprodurre l'artigiano e l'artigiano si rispecchia nell'opera che riproduce le sue qualità. 

Emblematico è quello che ha scritto un lettore, commentando la mia foto della Pedemonte Altavia fatta a Genova, pubblicati nella Community del canale YouTube del blog : "Abbiamo l'eccellenza e andiamo a comprare i stampi a Taiwan" ( per leggerlo CLICCA QUI ). E' vero! Per eseguire un telaio, il materiale è solo parte di un progetto, in cui entra l'idea, la qualità della costruzione per ottenere un oggetto finale di un certo tipo. Diversamente non si esegue un telaio, lo si produce. Ci sono artigiani italiani che hanno un certo tipo di rapporto con il materiale che va al di là del lavoro manuale; lo interpretano. Solo così si crea e non si produce, come nel caso, dei telai in carbonio della Pedemonte Bike, costruiti a Genova, su misura, veri e propri "Stradivari a due ruote", oggetti personali, unici, in stile #onebikeforever, realizzati con il brevetto IWS (doppio strato interno ed esterno e cottura in autoclave a temperatura più alta che la rende monolitica, come un vero monoscocca, ma su misura) . Il marketing non può inventare la passione. 

La bici muscolare non è una moto o un auto, quindi non ha un motore termico o elettrico, ciò nonostante, i ciclisti sperano di trovare "quell'acceleratore" e di azzardarsi, nel prossimo acquisto! A loro dissi e dico, di averlo trovato, finalmente, "quell'acceleratore", nel telaio in carbonio, su misura, eseguito artigianalmente, non solo è una creazione di nicchia, ma è anche uno stile di vita elegante e simbolo di conoscenza. E su strada, i telai  artigianali su misura, testati,  dimostrano  una risposta più precisa, in termini di prestazione, e’ più facile pedalarci, sin dalle prime pedalate, e si diventa un tutt’uno con la bici. E’ straordinario! E’ un esperienza unica ! Il gesto atletico è più preciso e naturale. 

E l'aerodinamica, dove l'industria sviluppa marginal gains ?  Conta poco. Vi rimando alla lettura di questo post CLICCA QUI , dove in sostanza, spiego e dimostro che la posizione in sella del ciclista, incide per l'80% sull'aerodinamica, piegando le braccia, la schiena e stringendo le gambe; il resto lo fa il casco, l'abbigliamento, telaio e ruote ! Dunque l'industria investe molto per ottenere guadagni marginali, peraltro inutili, tenuto conto della realtà, in cui pedala il ciclista amatoriale, ovvero il cliente; una realtà fatta di traffico, semafori, incroci, ostacoli e strade rovinate, un mondo reale, completamente diverso, rispetto all'utopica e aleatoria galleria del vento, nella quale vengono sviluppati i prodotti di serie. Una scelta di mercato, quella dell'aerodinamica, inutile, illusoria, per il ciclista amatoriale, che però il marketing mistifica e glorifica. Conta altro per il ciclista "di ogni giorno", per il ciclismo "quotidiano", per la dura realtà in cui, combatte nelle pericolose strade, dove si pedala senza la scorta tecnica, con il traffico aperto. Del resto, la quasi totalità dei ciclisti amatoriali e pedalatori, non pedalano con la posizione aero/crono, molto impegnativa, proibitiva, per chi non possiede elasticità muscolare e flessibilità, in particolare sulla lunga distanza, e in salita, dove l'aerodinamica non incide sulla prestazione. Peraltro il telaio aero con ruote aero, limita la possibilità di correggere l'errore di traiettoria, in discesa. Questo ho testato a lungo su strada. 

Sul blog ho spiegato che il telaio su misura è concretamente, un "abito" ciclistico avanzato, sia in termini di assetto biomeccanico, sia in termini di prestazione. Nessun'altro telaio è comparabile. Punto. Ho spiegato che il telaio super leggero, non rigido torsionalmente,  soprattutto in salita, flette di più (troppo) e spreca watt ! Lo chiamo "l'effetto gomma"; serve invece anche il giusto peso per rendere il telaio come una "protesi" del ciclista, una "lama" che taglia l'asfalto o la strada. L'equilibrio strutturale e ponderale è fondamentale.Infine ho spiegato che se il ciclista non migliora il rapporto peso/watt e non impara a pedalare, con la corretta evoluzione ciclica della pedalata ( lo spiego in questo post CLICCA QUI), anche la bici di ultima generazione, non fa miracoli, è uno spreco di soldi, se finalizzata al miglioramento della prestazione ! Molti ciclisti, anzi pedalatori, si concentrano sull'acquisto compulsivo della novità illusoria dell'industria, invece di imparare a pedalare e a "fare la vita" impegnativa del ciclista. Ho visto ciclisti eleganti e micidiali nella pedalata, in sella a bici di qualche anno fa, salutare e staccare in salita, e non solo, pedalatori in sella a bici di ultima generazione. Senza gambe e testa, senza disciplina, la bici non si muove; niente "è gratis", nemmeno la prestazione efficace sui pedali. 

Nell'era della tecnica, l'essere ciclista rimane ancora centrale nello sviluppo tecnologico, figura insostituibile, motore della bici muscolare. Il ciclista amatoriale non si sostituisce con l'aerodinamica, non si crea artificiosamente con il marketing. Per questo e’ necessario che il telaio sia realizzato su misura, in modo da calibrare la prestazione, sulle quote antropometriche e i watt. Il telaio deve essere un oggetto personale, come lo e’ la prestazione; nessuno e’ uguale all’altro; ognuno e’ diverso; ognuno ha bisogno di un telaio diverso ! Nell'era della tecnica, il ciclista evoluto ha bisogno di un telaio artigianale su misura, come per esempio, la Pedemonte Aurata RS CLICCA QUI, la Pedemonte Mutator RS CLICCA QUI e la Pedemonte Altavia CLICCA QUI . Allo stato dell’arte non ho altro da consigliare. Saluti ciclistici. 



Sergio Pedemonte 


Sergio Pedemonte



La mia scheda biomeccanica di uno dei tre telai su misura testati e recensiti sul blog.