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lunedì 7 ottobre 2024

La Madonna di Vitaleta, la cappella del mondo.

Ho imparato presto a non radicarmi, quando all'età di 13 anni, mi hanno portato via, dal luogo da dove sono nato; non ho radici; tribù, etnia, territorio, confini, stati, nazioni, sono definizioni vuote, superate, pregne di paura e limiti; sono abituato a pensarmi ovunque, come parte della Terra e della Natura. Ci sono luoghi in cui mi sento sereno ed entusiasta, lontano dal caos umano, come la Cappella della Madonna di Vitaleta, Patrimonio dell'Umanità UNESCO; qui non arriva il rumore del mondo, è luogo dell'anima, qui mi sento al centro del mondo. La bellezza l'abita e la fantasia vi regna sovrana!. E' un uomo senza fantasia, è senza gioia! E’ straordinaria l’immagine e la sua forza! Il silenzio diffuso è totale, e ne esalta i contorni austeri del paesaggio. La presenza divina e’ discreta e si svela nella semplicità e bellezza della Natura circostante; conforta ed orienta il cammino, del pellegrino, il passaggio del viandante. Nella visione non c’è contrasto, ma omogeneità; tutto e’ parte di una stessa prospettiva sinuosa. E’ la straordinaria cornice di una tela disegnata dal divino. Ma come renderla autentica ? La Pedemonte Altavia e’ ciò che la distingue e la svela autenticamente; è la firma delle foto; la nota saliente, e’ il segno inequivocabile della presenza del viandante, la mia. Esiste una immedesimazione organica tra ciclista e bici; come a dire, se vedi la bici c’è il ciclista. In altre parole, qui e’ passato lui, il ciclista. Una nota distintiva ed originale per interpretare la bellezza e l’esclusività del luogo, la mitezza e il mistero della cappella della Madonna di Vitaleta, il tratto minimalista del panorama; particolari diventati anonimi per la copiosa similitudine degli scatti che girano per il mondo di questo Patrimonio dell'Umanità; non bisogna confonderla, ma rilevarla nella sua autenticità. La cappella della Madonna di Vitaleta è il ristoro spirituale del pellegrino e del viandante, a loro è dedicata a loro deve essere ricondotta. Questo e’ un luogo unico ed irripetibile; non può ripetersi e perdersi nell’omogeneità e ripetitività delle migliaia di foto incapaci di svelarne l'autenticità. In tal senso la Pedemonte Altavia e’ l’autografo apposto dal viandante ! Ne svela il messaggio e lo rende libero. Così mi è parso di interpretare la cappella della Madonna di Vitaleta, simbolo degli uomini erranti. Immergersi in un viaggio e farsi meravigliare e’ l’essere un viandante e non un viaggiatore che cerca solo la meta. Saluti ciclistici. 


sabato 20 luglio 2024

Sul Colle dell’Infinito a recitar poesia di vita

Premessa. Il ciclista, e ancor prima l'uomo, è fatto di cultura. Il pedalatore invece è fatto di cose e consumismo; in esso non v'è traccia di sapere; è schiavo di mode. Vi esorto: siate colti, perché potranno toglierci tutto tranne che la cultura; rende liberi, cittadini e non sudditi, padroni del nostro destino, pastori e non gregge. E la bici ? La bici è un fenomeno culturale. 

Il fatto. Mi trovo, a Recanati, sul Colle dell'Infinito ovvero sul monte Tabor dove il più grande di tutti, Giacomo Leopardi, il filologo, filosofo, poeta e visionario, immaginò i versi della poesia che divenne il capolavoro, in versi, più straordinario, realizzato dalla mente umana. E proprio qui, in pellegrinaggio laico, passeggio nell'Orto, sul Colle dell'Infinito, un luogo semplice, avvolto nella quiete secolare, appartenente all'ex monastero medievale di S. Stefano, curato per secoli dalle monache, fino alla venuta di Napoleone in Italia, che sciolse l'ordine. Oggi quest'orto è stato affidato al FAI, Fondo per l'Ambiente Italiano, affinchè lo conservi e ne preservi la memoria, diffondendone la conoscenza. E proprio qui, la ghiaia mossa dai miei passi, rompe la quiete, mentre passeggio, lungo quella che un tempo era la collocazione originaria della siepe che diede "vita" alla poesia dell'Infinito. E in un dato punto, mi sono fermato, e l'anima mia ha iniziato a declamare i versi del Leopardi, davanti al sole. L'orto si trova a due passi da casa Leopardi e qui che il genio italiano, a ventun'anni si allontanava da casa, rifugiandosi in questo luogo che lui definiva solitario, "ermo", ma vicino e familiare "sempre caro", per stare solo con i propri pensieri, proprio come capita a tutti nella vita. 

In quel tempo Leopardi, si interrogava sulla vita alla ricerca della verità, e gli si presentò uno scenario terribile e duro, che incuteva angoscia. " Io ero spaventato nel trovarmi in mezzo al nulla, un nulla io medesimo. Io sentiva come soffocare considerando e sentendo che tutto è nulla, solido nulla" scriveva a pagina 85 nello Zibaldone di Pensieri ( 1817-1832). Ma Leopardi trovò una soluzione: " Dicono che la felicità dell'uomo non può consistere fuorchè nella verità. Eppure io dico che la felicità consiste nell'ignoranza del vero" è meglio non pensarci e distrarsi. " , "Tutto questo mondo si fa per la semplice e continua dimenticanza di quella verità universale, che tutto è nulla". E così trovandosi davanti al Nulla, Giacomo Leopardi elaborò una teoria " Il più solido piacere di questa vita è il piacer vano delle illusioni...."cioè la felicità sta nella capacità delle persone di illudersi, di immaginare il futuro. Ma cosa sono le illusioni ? Sono i sogni, i desideri, le chimere. Ma le illusioni pur vane, possono diventare reali, se solo la mente vi si sprofonda, in modo che possa avvertirsi, un emozione. E la poesia l'Infinito, descrive proprio questa emozione, un emozione in-finita, cioè indefinita, così piacevole da diventare per poco, un piacevole sogno, un attimo di felicità. "L'infinito - dunque- è un parto della nostra immaginazione ", così scriveva Leopardi. 

La poesia, nasce dalla difficoltà, quella di vedere l'orizzonte, oltre la siepe, proprio come accade nella vita, quando  non si riesce a vedere il futuro . Allora l'immaginazione sollecitata dall'ostacolo della siepe, arriva ad immaginare quello che non si vede, che non c'è, l'orizzonte, il futuro. In altre parole, la siepe è il simbolo di tutto ciò che limita e che quindi stimola l'immaginazione e l'istintivo desiderio umano dell'infinito.  L'Infinito è in tutti noi, se sappiamo scoprirlo. Le difficoltà si possono superare con l'immaginazione, con i sogni. 

A proposito della sua capacità visionaria, Leopardi è il primo pensatore del nichilismo dell'Europa, nell'eta della tecnica; egli scriveva: " Il secolo superbo e sciocco",  " Il nulla è negli oggetti e non nella ragione", " Il nulla verissimo e certissimo delle cose"

"Il fortunato secolo in cui siamo si può chiamare l'età delle macchine, non solo perché gli uomini di oggi procedono e vivono forse più meccanicamente di tutti i passati, ma per rispetto al grandissimo numero delle macchine inventate che si vanno tutto giorno accomodando a tanti e vari esercizi, che oramai non gli uomini ma le macchine trattano le cose umane e fanno le opere della vita" era il 1824 quando Giacomo Leopardi rifletteva sui progressi scientifici nella "Proposta di premi fatta dall'Accademia dei Sillografi" contenuta nelle Operette Morali. Anticipava straordinariamente in chiave ironica, il nostro presente! Come quando descriveva il dialogo tra la Morte e la Moda entrambe “ nate dalla Caducità..” e con la funzione di “ rinovare continuamente il mondo “! 

Le Operette Morali erano particolarmente care al Leopardi. " In quel manoscritto consiste si può dire, il frutto della mia vita finora passata, e io l'ho più vcaro dei mie occhi" egli scriveva all'editore Stella, il 12 marzo 1826. Nel 1850, l'opera venne censurata dalla Chiesa e annoverata tra i libri proibiti. Ci volle il 14 giugno 1966 per l'abolizione dei libri proibiti. 

Fate di Leopardi una lettura quotidiana affinché possiate intendere la vita e il futuro. Siate ciclisti e non pedalatori. Saluti ciclistici. 



                                                                     Casa Leopardi. Balcone ispiratore della poesia A Silvia




lunedì 17 giugno 2024

Approvata la Nature Restoration Law. #restorenature

Incipit. Non può esistere una vita sana e felice senza Natura intatta. Noi siamo Natura, siamo parte della Natura, e quindi è cosa buona e giusta, che il governo sovranazionale (UE) e quelli nazionali, approvino, nell'interesse dei cittadini, leggi che tutelino l'habitat e la biodiversità. Ciò è necessario per garantire la salute pubblica e la conservazione del Pianeta. Quindi la notizia, riguarda anche noi ciclisti. 

Oggi è una data storica; è stata approvata la Nature Restoration Law ! E' uno straordinario dono dell'UE al futuro del Pianeta. Gli Stati membri dell'UE, con voto contrario dell'Italia, dell'Ungheria, della Polonia, della Svezia, della Finlandia e dei Paesi Bassi, hanno mantenuto i loro impegni presi con il precedente voto dell'Europarlamento e hanno approvato, con una maggioranza qualificata, il Regolamento sul ripristino della Natura #restorenature. Decisivo il voto dell'Austria.  In un mondo "normale" non ci sarebbe stato bisogno di votare "l'indispensabile". Invece interessi economici, come per esempio, lo sfruttamento industriale delle foreste del Nord Europa, una vera e propria Amazzonia, lo sfruttamento intensivo dell'agricoltura (provoca deforestazione, desertificazione, utilizzo di pesticidi e fertilizzanti, inquinamento delle falde acquifere, piogge acide), la cementificazione selvaggia (invece della riqualificazione urbana) e ideologie contrarie alla tutela della Natura  hanno prima ostacolato l'approvazione del provvedimento e poi impedito il voto unanime. Ma questa volta, la svolta è stata storica; è stato messo un argine al potere del denaro e alla distruzione della biodiversità; è stato salvato quello che è rimasto della Natura europea. 

Cos'è la Nature Restoration Law ? Una legge comunitaria finalizzata a  ripristinare entro il 2030 almeno il 20% delle aree terrestri e marine degradate in Europa, il 60% entro il 2040 e il 90% di queste entro il 2050. In buona sostanza, serve per garantirci ossigeno e biodiversità, senza di cui non potremmo vivere anche se fossimo tutti ricchi. Un beneficio per TUTTI. Esempio. Se non ci fossero più le piante, l'aumento dell'anidride carbonica, sarebbe tale, da non consentire la vita sulla Terra ! 

La legge rappresenta un chiaro monito per i prossimi 5 anni del Parlamento Europeo e della Commissione Europea: biodiversità e clima rimarranno una priorità strategica anche per la nuova legislatura. E' appena il caso di precisare che il governo italiano ha mancato clamorosamente l'appuntamento con la storia e con le nuove generazioni, opponendosi ideologicamente, per scelta identitaria, quindi senza alcun fondamento scientifico, all'approvazione del provvedimento. Superfluo osservare che tutti noi viviamo nello stesso pianeta, ed è cosa buona e giusta, salvaguardarlo, per consegnarlo alle prossime generazioni; il pianeta non può continuare ad essere ostaggio del mero profitto economico; è un bene inalienabile, appartiene all'umanità. Ma il governo italiano non potrà sottrarsi all'attuazione del Regolamento Nature Restoration Law, per effetto dell'art. 288 del Trattato UE, il quale stabilisce l'applicabilità immediata (e diretta) negli Stati membri dei Regolamenti UE. In tal caso, la legislazione europea è prevalente su quella nazionale. Ma v'è di più. Da giurista, ricordo l'art. 9 della Costituzione della Repubblica italiana, come aggiornato: La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Tutela l'ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell'interesse delle future generazioni." Quindi il regolamento comunitario Nature Restoration Law, tutela lo stesse interesse costituzionalmente garantito dall'art. 9 citato. 

"Contaminate il vostro letto e una notte vi troverete soffocati dai vostri rifiuti" si legge nella Dichiarazione resa nel 1854 dal capo Seattle della tribù dei Dwamish al presidente americano Franklin Pierce che voleva comprare il suo territorio. La storia insegna, ma non ci sono gli alunni che ascoltano ( disse qualcuno molto importante), o forse, ce ne sono troppo pochi; la storia non si scrive con le opinioni da "chat", ma con i fatti acclarati dalla scienza, id quod plerumque accidit. E' tempo del primato della vita e non del primato dell'uomo, l'antropocentrismo è storicamente e scientificamente bocciato. Occorre passare dall'etica antropocentrica a un etica biocentrica. La scienza ha abbandonato il paradigma meccanicistico che autorizzava il dominio incontrastato dell'uomo sulla Natura ed è giunta al paradigma che stabilisce l'interconnessione di tutti gli elementi, compreso l'uomo nell'Universo e la legge dell'entropia. La scienza non può definirsi più neutrale rispetto al contesto umano in cui vive ed opera. Del resto gli scienziati, a differenza delle gente comune e di certa politica, conoscono gli effetti distruttivi, quindi devono indicare le scelte strategiche. Abbiamo un solo pianeta e il Regolamento Nature Restoration Law, va in questa direzione: conservare per proteggere. Saluti ciclistici. 

Il risultato della votazione odierna. 

mercoledì 10 aprile 2024

La bicicletta italiana made in Italy e il problema culturale italiano.

Questo è il mio manifesto ciclistico. La bici italiana Made in Italy e’ storia! I pedalatori italiani ( diversamente dai ciclisti italiani) conoscono solo le trovate pubblicitarie di prodotti di largo consumo industriali! All’estero invece gli appassionati e i ciclisti la conoscono e l’imparano a memoria e fanno di tutto per avere una bicicletta made in Italy. Forse sarà anche per questo che nel novembre 2012, il maestro dei telai in acciaio, osannato nel mondo, Dario Pegoretti decise di non vendere più biciclette agli italiani! Molti per esempio non sanno che costruire un telaio, e’ cosa diversa dall’eseguire un telaio ! Dovremmo apprezzare più il nostro patrimonio fatto di artigiani e manualità eccelsa, di storia e di lustri. W la bici italiana Made in Italy 🇮🇹 (e non mi riferisco alla bici italiana costruita in Oriente 😉). Del resto è noto che in Italia ci sia un problema culturale, in ogni ambito e ne vediamo le conseguenze ogni giorno. Nello short, una foto del #1984 della #cinellilaser  assemblata con pedivella e catena Campagnolo Record Pista e ruote Campagnolo Ghibli, la prima ruota lenticolare. Saluti ciclistici. 



sabato 2 dicembre 2023

L'ambiente e il lavoro nella Costituzione della Repubblica italiana. Spunti e riflessioni per il cittadino costituzionalmente orientato.

La Costituzione è la legge costitutiva e fondamentale della Repubblica italiana, approvata il 22 dicembre 1947 dall'Assemblea Costituente, eletta contestualmente al referendum sulla forma istituzionale dello Stato fra Repubblica e monarchia del 2 giugno 1946 e riunitasi per la prima volta il 25 giugno dello stesso anno.

La Costituzione è composta di 139 articoli, divisi in quattro sezioni:

    I principi fondamentali (art. 1-12), Diritti e doveri dei cittadini (13-54), Ordinamento della Repubblica (55-139), Disposizioni transitorie e finali.

I principi fondamentali della Costituzione rappresentano i presupposti della nostra società e i suoi obbiettivi, esprimendone il carattere laico, democratico, lavorista, di uguaglianza e di solidarietà, formulati in norme costituzionali aventi un contenuto generale, cioè rappresentanti i valori ai quali si devono conformare le altre norme dell'ordinamento giuridico.

I principi fondamentali della Costituzione sono inderogabili, cioè devono essere osservati dalle norme dello Stato. In buona sostanza, le norme contenute nelle leggi dello Stato dovranno rispettare i principi fondamentali indicati dalla Costituzione altrimenti sarebbero incostituzionali, e quindi verrebbero abrogate dalla Corte Costituzionale. Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservare la Costituzione e le leggi dello Stato. L'art. 2 della Costituzione “riconosce e garantisce” i diritti. In che senso “garantisce” i diritti ? Nel senso che i diritti abbiano tutela e che si possa reagire, per il tramite dei giudici, alla violazione di un diritto.

Ma vediamo alcuni dei principi costituzionali fondanti la Costituzione, ritenuta la più bella costituzione al mondo, per il dettato normativo che la contraddistingue.

Iniziamo con la natura primaria e assoluta dei beni tutelati dall'art. 9 della Costituzione. Nell'art. 9 c'è il nostro il passato (patrimonio storico e artistico), il presente e il futuro del Paese, cioè la cultura, la ricerca scientifica e tecnica, l'ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi. Tutto si origina e si sviluppa da e per questi principi, non solo costituzionali, ma anche universali, dal quale non si può prescindere nello sviluppo pragmatico ed economico, e nel progresso sociale e politico del Paese. Senza questi principi costituzionali (e la loro attuazione) non ci sarebbe e non ci potrebbe essere, la vita reale e piena, nonché la bellezza nell'universo e nelle opere umane. E' la norma rivolta in particolare alle nuove generazioni.

Con l'entrata in vigore, il 9 marzo 2022, della legge costituzionale 11 febbraio 2022, n. 1, che ha modificato gli artt. 9 e 41 della Costituzione italiana, è stata introdotta, la tutela dell'ambiente tra i principi fondamentali della Costituzione. In particolare è stato rafforzata la tutela ambientale nella carta costituzionale in modo ulteriore rispetto alla menzione della “tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali” previsto dall'art.117, secondo comma, lettera s) della Costituzione.

Con il primo comma dell'art. 9 della Costituzione, “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.”

Con il secondo comma, l'articolo 9 “tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”; mentre con il terzo comma “tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali.

La tutela è completata anche mediante la modifica dell’art. 41 Cost., il quale ora prevede che l’iniziativa economica privata non può svolgersi in modo da recare danno, in primo luogo, «alla salute, all’ambiente», demandando alla legge ordinaria di determinare i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata «ai fini sociali e ambientali».

E la norma costituzionale dell'art. 41 risulta fondamentale anche in materia di lavoro. Infatti in materia di igiene e sicurezza sul lavoro, la Costituzione della Repubblica italiana agli articoli 2, 4, 32, 35 e 41, prevede la tutela della persona umana, nella sua integrità psico-fisica, come principio assoluto ai fini della predisposizione di condizioni ambientali sicure e salubri. In particolare, con l'art 2, la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale; l'art. 4 la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto; l'art. 32 stabilisce che la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge; l'art. 35 stabilisce che la Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni; l'art. 41 stabilisce l'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all'ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.


Le norme primarie ed inderogabili della Costituzione della Repubblica italiana citate, costituiscono l'indirizzo fondamentale, cioè l'orientamento, anche per lo sviluppo del quadro normativo che disciplina la materia della sicurezza sul lavoro costituito:

    - da disposizioni del codice civile (articolo 2087);

    - dalla disciplina-quadro, attualmente contenuta ne D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81, recante “Attuazione dell'articolo 1 della L. 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”;

    - dallo Statuto dei lavoratori, per quanto attiene agli aspetti legati al controllo dell’applicazione delle misure antinfortunistiche;

    - dalla contrattazione collettiva stipulata tra le organizzazioni sindacali e le imprese pubbliche e private.

Per completezza, la c.d. rigidità della Costituzione implica che per integrarla o modificarla è necessario un apposito atto normativo chiamato legge costituzionale, adottata con una procedura aggravata rispetto alle altre leggi dello Stato.

Ai sensi dell'art. 139 Cost., l'unico cosa che non può essere modificata è la forma repubblicana della Costituzione, perché è indicato espressamente che : “La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale”.

L'organo dello Stato che può modificare la Costituzione è la Camera.

Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.

La modifica della Costituzione possono richiederla gli elettori mediante la raccolta di 50 mila firme, a corredo di un progetto di legge espresso in articoli o 5 Consigli regionali oppure 1/5 dei membri di una delle due Camere del Parlamento italiano. Per la validità del referendum non è richiesto un quorum minimo di votanti. È sufficiente che i consensi superino i voti sfavorevoli.

Da quando è entrata in vigore, ossia dal 1° gennaio 1948, la Costituzione italiana è stata modificata, circa una volta ogni quattro anni. Più precisamente, alla data del 3 novembre 2023, in 75 anni sono state approvate 46 leggi costituzionali, tra cui 20 di riforma della Costituzione.

Riflessioni per un cittadino costituzionalmente orientato. Spinoza diceva che chi detiene il potere ha sempre bisogno che le persone siano affette da tristezza. E la felicità dei cittadini non può prescindere dalla cultura, dalla bellezza del paesaggio, dalla natura (noi siamo natura, noi siamo la natura), dalla ricerca scientifica, dal lavoro sicuro, tanto che sono stati previsti e tutelati dalla Costituzione.

Dunque fate dei principi riconosciuti e tutelati dalla Costituzione, la vostra “bussola” per il presente e il futuro. Siate cittadini costituzionalmente orientati. Siate cittadini (attivi) e non sudditi. Pretendete l'osservanza della Costituzione, patrimonio degli italiani. La felicità sarà nelle vostre scelte. 

sabato 7 febbraio 2015

Doping: la norma e la sanzione.

Il doping lo definisco "il peccato dello sport". Sin dalla legge n.376/2000, seguo gli sviluppi della materia, in campo giuridico e tecnico. Oggi è stato pubblicato un mio contributo giuridico dal titolo " Doping: la norma e la sanzione." sul sito di Diritto Italiano, clicca QUI e sul sito del Movimento Forense. Clicca QUI .


mercoledì 3 settembre 2014

Il santuario del Dio Silvano, a Terracina: quel che resta è abbandonato.

A Terracina si trovano i resti dell'antico santuario rupestre di epoca romana, dedicato al culto del dio Silvano; sono in stato di abbandono ed esposti agli agenti atmosferici e agli atti di vandalismo.
Si tratta di una nicchia dove si trovava la statua del Dio Silvano nel quale sono visibili i fori per i responsi, un altare contenente un epigrafe. Si trovano su Monte S. Angelo,  in un aerea estesa e prospiciente alla zona La Fossata, all'interno della quale si trovano altri resti di una villa romana, lasciati anch'essi all'incuria. Su l'epigrafe posta sull'altare, si legge l'iscrizione dedicata al Dio Silvano, da tale " Octavius cum pater filio Pitaino ( traduzione: per visione ricevuta da Dio). Il santuario rupestre, si incontra, sulla destra, sulla strada che porta al più noto, Tempio di Giove.Il sito ha una storia tragicomica, a cui darei il titolo " Dalla mina, all'incuria", da inserire nel filone della commedia all'italiana. Eccone la narrazione tratta da un documento storico e pubblico:

Nella nota di Pio Capponi a Borsari del 28 maggio 1885 è scritto: “Dall’Ing. Ispettore Marchetti forse avrà saputo l’ultima scoperta da me fatta sui prima di Maggio, di cui glie ne accludo uno schizzo fatto sul posto: l’iscrizione fù dal medesimo copiata, come ne prese pure le misure principali, però temo che abbia in talune parti equivocata qualche lettera per la grande corrosione siasi del tempo come delle acque, a questo scopo tengo pronto il calco, che se Ella verrà in Terracina potrà portarselo in Roma [...]“ . 
Successivamente il santuario venne calato nell'oblio, Nel marzo del 1921, questa lettera giunse al direttore della Soprintendenza dei Monumenti di Roma da parte di un disegnatore dello stesso Ufficio: “Per portare a conoscenza della S.V.I quanto segue.Nella parte a Monte della Città di Terracina e nell’oliveto della chiesa di S. Francesco, esisteva scolpito sopra una roccia l’avanzo di un Santuario dedicato ai Sylvani. Tale antico ricordo veniva ora dopo tanti secoli distrutto da una mina per ricarvarne del materiale da costruzione.E’ doloroso denunziare alla S.V. simili atto i quali mettono in evidenza il grado di cultura che possa avere sia chi ha dato l’ordine di demolire come chi l’ha eseguito, un’opera che era stata rispettata per tanti secoli. Ritengo opportuno far conoscere che altri avanzi sono spariti, come quelli rinvenuti nei recenti lavori eseguiti alla marina dal SIg, Natali, nell’eseguire le fondazioni di un suo villino nelle quali si rinvennero tratti di muri dell’antico parto di Traiano, che furono in parte ricoperte dalle mura di elevazione della nuova costruzione.Questo stato di cose, devesi sopratutto, al completo abbandona nel quale viene lasciata la città di Terracina, ove abbondano avanzi di antiche costruzioni, senza sorveglianza di persone interessate e sopra tutto per la mancanza dell’Ispettore Onorario che da molto tempo non vi ha più la residenza [...]“.Il Comune, proprietario del terreno dove sorge il monumento, fu ritenuto incapace di impedire l’accaduto e incapace di tutelare, ( come avviene ancora oggi), “il patrimonio archeologico e storico cittadino“. A Roma fu deciso di “scoprire i colpevoli e per deferirli all’autorità giudiziaria“.
“[...] che con facilità dovesse emergere la persona responsabile che rilasciò il permesso di demolire le roccie esistenti in detto terreno, senza fare obbligo di rispettare il Monumento in parola, e di conseguenza conoscere l’operaio che eseguì tale distruzione [...]”
Il prosindaco Pandolfi, però, declinò ogni responsabilità e rispose che i resti del santuario erano stati distrutti da un temporale (sic) di una violenza tale da frantumare le rocce:
“[...] In riscontro alla nota controindicata mi pregio significare che per quanto risulta a quest’Amministrazione non sembra esatto che gli avanzi del Santuario ai Sylvani siano stati distrutti da una mina, giacché si trovano rovinati dopo ed a seguito di un forte temporale. [...] 
Il Ministero replicò:
[...] La trovata del temporale è bella, ma in pratica non è attuabile, perché quegli avanzi molti temporali avevano sostenuto in oltre due mila anni di esistenza e se non fosse intervenuta la marra devastatrice dell’uomo parecchi secoli avrebbero ancora resistito.
Di più il funzionario che fece il sopraluogo e che conosceva a fondo la località e l’opera, ebbe a riscontrare che a posto del monumento era un cumulo di pietra atta a costruzioni e ridotto a scaglioni da mina e da mazza. [...]“.
Il Ministero andò avanti nell'intento di scoprire i responsabili ed incarico delle indagini i locali Carabinieri. L’11 settembre 1921, i Carabinieri di Terracina fecero giungere al Ministero la seguente nota:
“[...] Significando che malgrado le più assidue indagini esperite da quest’Arma per venire alla scoperta degli autori e raccogliere prove sui colpevoli per la demolizione del Santuario dei Silvani [...] non è riuscito venire alla conoscenza dagli autori. Si continuano le indagini [...]“.
Qualche mese dopo una comunicazione dei Carabinieri al Ministero del 12 dicembre 1921 precisò infine:
“In riscontro al controsegnato foglio, si ha ha l’onore di riferire che da un sopraluogo fatto al monurnento in oggetto, si è potuto constatare che il monumento ai Silvani non è affatto demolito dalla mina, ma esso è tuttora intatto.
Infatti esiste, impressa nello scoglio, una lapide della quale è stato possibile leggere le seguenti lettere: (vedi foto). 
A sinistra della lapide vi è una vaschetta cilindrica, impressa pure nello scoglio, con la metà della sporgenza rosa dal tempo. In uno scoglio soprastante, a circa 2 metri da quello ove è scolpita l’epigrafe, esiste una nicchietta vuota perfettamente intatta. Nello scoglio ov’è la lapide, da lungo tempo è stata fatta sulla destra una mina, e in altro scoglio sottostante ne è stata praticata altra. L’epoca delle mine fatte rimonta a degli anni, poiché la traccia lasciata sulla pietra dal paletto, ha già ripreso il colore naturale. Praticate accurate indagini non è stato possibile finora scoprire gli autori delle mine, poiché le stesse Autorità Comunali non hanno saputo dare il più minimo indizio, tanto che ignoravano perfino l’esistenza di detto Santuario. Ad ogni modo sono state interessate dallo scrivente per la sorveglianza. Si continuano le indagini per scoprire gli autori delle mine.”
Gli autori della parziale distruzione non vennero mai scoperti per effetto dell'omertà e del disinteresse da parte della popolazione locale. 
II 24 novembre 1927, il soprintendente di Roma scrisse al al podestà di Terracina:
“Richiamo l’attenzione della S.V. Ill.ma sullo stato di abbandono nel quale si trova l’Ara di Silvano nell’Oliveto di S. Francesco in codesta città, per la trascuranza delle guardie campestri, inconsapevoli del suo valore artistico. Tale abbandono, messo in rilievo da una recente pubblicazione, è giunto all’orecchio del Ministro della P. I. che ne ha fatto rimostranze a quest’Ufficio. Mi rivolgo quindi alla S. V. Ill.ma affinché prenda i provvedimenti necessari ad eliminare tale inconveniente.[...].
Successivamente si realizzò, sulla carta, un progetto per la recinzione dell’area, che non venne mai realizzato.
Il tempo passa, ma l'apatia e la disaffezione di buona parte dei terracinesi, continua e con essa l'incapacità delle succedutesi amministrazioni comunali, inette, di realizzare un opera proficua per la tutela del notevole patrimonio storico ivi esistente. 
Questa è la cronaca che avvolge i resti del santuario rupestre terracinese dedicato al Dio Silvano, forse, l'unico ancora visitabile.

Ma chi era la divinità ?

Il Dio Silvano era conosciuto come un appassionato di musica, in particolare dello strumento, la siringa; per questo venne chiamato come Silvano con Pan, ma anche, Fauno, Inuus e Aegipan. Per Catone era associato alla divinità di Marte, e per questo lo identificava come Marte Silvano. I sacrifici offerti al Dio Silvano erano uva, spighe di grano, latte, carne, vino e maiali e venivano offerti per la salute del bestiame e per l'agricoltura. Dal culto venivano escluse le donne.



E' appena il caso di precisare, che i resti si trovano in una zona abbandonata dall'amministrazione comunale, sorda al valore storico, culturale e turistico del sito archeologico, parzialmente distrutto. Superfluo osservare che il primo atto di coscienza resta a carico dei cittadini terracinesi, la quale per la maggior parte, non solo non conoscono il sito, ma dimostrano una ricorrente e proverbiale disaffezione verso la città, ed un mancato attaccamento ai tesori e alle vestigia del passato, di cui il territorio è ricco. 


La pianta archeologica di Terracina del 1923 obbliga l'amministrazione cittadina alla tutela dei siti ivi indicati come previsto dalla legislazione vigente in materia; ma soprattutto dovrebbe auspicare ogni cittadino a farsi "guardiano" del patrimonio storico culturale. Il patrimonio della città di Terracina deve essere salvato da tutti.





La pianta archeologica di Terracina realizzata da Gismondi nel 1923.



Legenda GISMONDI 1923

TERRACINA ALTA
I – LE MURA
A. Porta Maggio
B. Torrione S. Giovanni
C. Mura ciclopiche
D. Mura Bizantine
E. Piccola torre, o sperone
F. Porta Nuova
G. Mura ciclopiche
H. Muro del Castello
I. Linea delle mura
L. Tratto di muro ciclopico
M. Torre della piccola acropoli
N. Grande bastione poligonale
O. Tratto di muro ciclopico
P. Porte orientali della città alta
Q. Porta Est sulla via Appia traianea
R. Torre del Salvatore
S. Porta Ovest sulla via Appia traianea
T. Grande muro in opera poligonale
U. Angolo S-O delle mura
V. Porta Romana
Z. Torre rotonda
II – I MONUMENTI
1. Casa di età sillana
2. Corridoi sostruttivi
3. Muro antico di confine
4. Corridoi a volta
5. Altri corridoi a volta
6. Grande casa di età sillana
7. Muraglione con nicchie
8. Villa di età repubblicana
9. Alto muro in opus incertum
10. Muro reticolato
11. Stanza sotterranea
12. Basamento poligonale
13. Avanzi lungo la Linea Pia
14. Grande edificio con cornice sagomata
15. Costruzioni tagliate dalla Linea Pia
16. Muri reticolati
17. Avanzo di stanza a volta
18. Conserva d’acqua a corridoio
19. Casa del II secolo dell’Impero
20. Muro reticolato
21. Angolo di edificio in opera quadrata
22. Muro in opera quadrata
23. Tempio maggiore della città alta
24. Tempio a tre celle o Capitolium
25. Foro Emiliano
26. Sostruzioni del Foro Emiliano (I gruppo)
27. Sostruzioni del Foro Emiliano (II gruppo)
28. Sostruzioni del Foro Emiliano (III gruppo)
29. Basilica Forense
30. Edicola di Augusto e Livia
31. Alto muro reticolato
32. Arco onorario sulla via Appia
33. Basamento in opera quadrata
34. Sostruzioni delle Via Appia I
35. Sostruzioni della Via Appia II
36. Arco in laterizio
37. Castello di divisione dell’acquedotto dell’Amaseno (la Ruota)
38. Muro in opus reticulatum
39. Pomerio interno
40. Pomerio interno
41. Stanza in proprietà “Gonzales”
42. Corridoi e stanze a valle della via Appia
43. Grande basamento del tempio di Minerva (?)
44. Serie di stanze sopra il basamento
45. Muro sostruttivo
46. Muro in opus mixtum ai piedi del colle
47. Stanza o torre presso le mura
48. Avanzi di antiche vie
49. Concamerazioni a sostegno del colle
50. Tempio nel giardino di S. Francesco
51. Cisterne e muri all’interno della via Appia
52. Fontana rettangolare a valle della via Appia
53. Villa a terrazze presso le case popolari
54. Cisterna con speroni
55. Mura e voltoni sotto il Castello
56. Cunicolo e muri fuori Porta Nuova
57. Avanzi di villa sotto Porta Nuova
58. Basamento di villa di età sillana
59. Terrazzamenti fra la città alta e la città bassa
60. Foro Severiano
61. Costruzioni attigue al Foro Severiano
62. Selciato della via Appia-traianea
63. Nicchia sotto Monte S. Angelo
64. Grotta preistorica della Catena
65. Conserva d’acqua alla Catena
66. Terme dette Neptuniae
67. Costruzioni varie e speco dell’acquedotto
68. Selciato della via Appia traianea
69. Portico e cubicoli portuali
70. Sepolcri scavati nella roccia
71. Edificio incerto presso il Salvatore
TERRACINA BASSA
72. Molo lungo la spiaggia di levante
73. Il Porto
74. Muri e selciato della via del Porto
75. Tratto di muro nell’Emiciclo
76. Muri antichi sotto i granai Monti
77. Conserva d’acqua a due piani
78. Villa rustica presso il canale
79. Altra villa rustica ai Quattro Cantoni
80. Muri vari ad Est del viale della Vittoria
81. Muri vari ad Ovest del viale della Vittoria
82. Grandi terme alla Marina (gruppo A, strutture varie; gruppo B, locali sotterranei)
83. Sala poligonale e muri sparsi
84. Conserva d’acqua alle “Arene”
85. Anfiteatro
86. Muri sparsi a Sud della Linea Pia
87. Muri sparsi a Nord della Linea Pia
88. Tempio nell’orto Luzzi
89. Avanzi di abitato ad Est della via della Marina
90. Portico tipo “Pecile”
ACROPOLI DI TERRACINA
A – LE MURA
a. Tratto di muro
b. Prima torre rotonda
c. Altro tratto di muro
d. Porta pirncipale
e. Seconda torre
f. Terza torre
g. Quarta torre
h. Quinta torre
i. Sesta torre
l. Settima torre
m. Ottava torre
n. Nona torre
o. p. Lato nord del campo trincerato
B – I MONUMETI
91. Grande conserva d’acqua
92. Piccola conserva d’acqua
93. Villa di età repubblicana
94. Edificio incerto
95. Ara di Silvano
96. Il così detto piccolo tempio
97. Il Campo trincerato
98. Il tempio di Jupiter Anxur








giovedì 8 maggio 2014

Cronaca personale tratta dal primo giro d'Italia: anno domini 1909.

Milano 12 maggio 1909 - Tutto ebbe inizio dalla lettura del volantino consegnato alla punzonatura: " Corridori !!! L'ora è prossima, la battaglia incombe. Gli amatori del ciclismo di tutte le nazioni vi ammirano e vi attendono. Ognuno Ha fra di voi il suo favorito, la sua speranza. Come corridori italiani avete il gran compito di difendere i colori della nazione. Come forestieri ed ospiti, troverete fra i nostri campioni avversari degni e cortesi. Corridori ! Concorrete tutti ! Più che il premio, vi sia di incitamento l'amore puro per lo sport. In questo amore, in questa passione sana e sincera, voi troverete le forze per vincere, per trionfare...Ed ora correte, correte, correte: tutta l'Italia vuole vedervi, ammirarvi. Tutti sentono il bisogno di applaudirvi. Il vostro bel gesto di avere saputo osare segna l'inizio di una vittoria. In ognuno di voi c'è l'anima di un trionfatore." Capì che il mio viaggio nel tempo, era arrivato nell'epoca del ciclismo eroico, anno domini 1909 ! Altra Italia, altri sportivi, altri ideali. Un epoca fatta di eroi delle due ruote silenziose, senza laboratorio, senza tecnologia, solo sudore, dolore e tanta fatica: eroismo allo stato puro. Una selezione della specie del ciclista, che non ammetteva scuse; o si arriva o si muore ! Il regolamento: vince chi riceve meno punti; il vincitore di tappa riceve un solo punto, gli altri, più punti. E così la classifica non considera i tempi di percorrenza, ma solo i punti accumulati sui vari traguardi. Duemilacinquecento chilometri lungo strade fatiscenti da percorrere dal 13 al 30 maggio, in pratica otto tappe massacranti, da alternare con due giorni di riposo. Quel 12 maggio le sorprese non erano finite per me ciclista degli anni 2000 ! Il regolamento proibisce la sostituzione della bicicletta punzonata e in caso di incidente, dovrò arrangiarmi per la riparazione oppure ritirarmi. In questo momento storico, la specialissima, viene chiamata, "macchina a pedale" ed è composta da un telaio d'acciaio e cerchioni in ferro; provo a sollevare quella che sono riuscito a procurarmi da un negoziante di Milano, neanche a buon prezzo ( 600 lire, prezzo esoso, se si considera che lo stipendio giornaliero di un operaio è di soli 2 lire e mezza); mi prende un colpo: pesa come un macigno e non ci vuole molto a capire che pesa 15 chilogrammi ! E' una "macchina"; dovrò assemblarla in modo da sopperire la mancanza di assistenza, come impone il regolamento: parafanghi ( pedalerò lungo tracciati per lo non asfaltati, tra la polvere, i sassi e il fango, in caso di pioggia), dinamo, campanello, pompa e fanalino, tubolari Pirelli o Dunlop, da mezzo chilo ciascuno, due borracce agganciate al manubrio, e riempite alla faccia dei sali minerali, di sola acqua e vino ( ma c'è qualcuno che usa infilarsi nella tasca posteriore anche una fiaschetta di grappa, per difendersi dal freddo). Più la guardo la mia macchina  e più mi accorgo che è una lontana parente della bicicletta che ho lasciato nell'altra dimensione temporale: questa non ha il cambio, ma solo un rapporto fisso che obbliga a pedalare sempre, anche in discesa. Ma le scorte al seguito non sono certo finite qui: tubolari di scorta ( ne prendo solo quattro con la speranza che mi basteranno), da portare incrociati al torace e sotto la sella la borsa degli attrezzi, con pinza, cacciavite, fil di ferro, viti, mastice. In pratica sono un negozio mobile di ferramenta !!!  Al di fuori dei rifornimenti ufficiali, non riceverò aiuti, pena la squalifica, e pertanto dovrò arrangiarmi da solo; in caso di rottura della macchina ufficiale, quella punzonata, dovrò ripararla da solo oppure ritirarmi. Si tratterà solo di resistere fino al punto di ristoro della corsa, dove potrò trovare cibo, bevande, assistenza meccanica e persino lavarmi e soddisfare le esigenze fisiologiche. Mi giro intorno e vedo ciclisti, spesso con baffi irti, abbigliati con indumenti e berretti di lana; li rivedrò questa notte: la partenza è fissata alle tre, qui a piazzale Loreto. Ore 2,53. Alla partenza siamo 127 ciclisti contro 176 iscritti. Tra i partenti ci sono molti Isolati cioè ciclisti che corrono autonomamente, senza un team, una sorta di ciclista ibrido, mezzo ciclista amatoriale e mezzo professionista. La folla ululante preme ai lati della strada. Un enorme luce artificiale, ci illumina, e per un attimo sembra quasi pieno pomeriggio: è una macchina da ripresa cinematografica, che immortala la partenza del primo Giro d'Italia, il più appassionante ed avventuroso. La lunga fila del gruppo, si articola in un tratto continuo che sembra non finire mai. Si scorre velocemente a tutta, davanti alla folla festante; eppure è notte fonda. Lo scroscio degli applausi, permane ogni istante, ma non riesce a sopraffare il vortice delle rotazioni delle dinamo che scivolano lungo i cerchi delle ruote. I fanalini del gruppo sembra infinite cicale in una notte di estate. I chilometri si snocciolano e tutto intorno a me è pura avventura. C'è chi per mordere una coscia di pollo perde l'equilibrio e va giù, altri che urtano in piena velocità contro sassi divelti dalle strade fatiscenti composte da sabbia mista a ghiaia; le forcelle in acciaio si rompono come grissini, a seguito di cadute incredibili. Quattordici ore in sella questa è stata la durata della prima tappa. I più colpiti dallo stress della corsa, sono gli isolati, esclusi persino dai posti fissi di rifornimento e che per questo possono solo sperare in offerte del pubblico. Gli organizzatori hanno il loro bel da fare impegnati a vigilare sui corridori e a mantenere l'ordine pubblico: lunghe fruste schioccavano nell'aria per tenere lontano centinaia di ciclisti che volevano unirsi ai concorrenti; fino all'arrivo dei cavalleggieri lanciati al galoppo a fianco dei ciclisti per proteggerli dalla folla fino al traguardo. All'arrivo dell'ultima tappa, gli organizzatori della Gazzetta dello Sport, soddisfatti diranno: "L'opera nostra è compiuta. Il primo Giro d'Italia ha segnato la sua orma incancellabile e a noi non rimane che registrarne il valore morale e prendere atto del grande suffragio ottenuto nell'Italia tutta... "  Per la cronaca: la prima edizione la vinse tale Luison Ganna, un muratore, che per recarsi al lavoro,ogni giorno, pedalava da Varese a Milano e ritorno; e per arrotondare il salario, al termine della giornata di lavoro, partecipava alle corse clandestine milanesi, organizzate dal Granida, gestore di un bar: presto divennero le corse del Club del Granida. Il secondo arrivato fu un certo Carlo Galletti, tipografo, piccolo di statura, che l'anno successivo si riprese la rivincita e si aggiudicò la seconda edizione. La passione per il ciclismo li fece diventare amici e riscattare dalla povertà; di questo ed altro, fu capace il ciclismo pionieristico. Perchè i campioni nascono in particolari momenti della storia, ma soprattutto dalla sofferenza, da sempre, la palestra per eccellenza, capace di forgiare caratteri e di  esaltare le doti naturali. Al primo vincitore andò un premio di 5.325 lire; al secondo un premio di 2.430 lire. W il Giro d'Italia. W il ciclismo eroico ( senza età).
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Bianchi L'Eroica esposta da Falasca Cicli.

mercoledì 1 gennaio 2014

"Lo sport del doping. Chi lo subisce, chi lo combatté." di Alessandro Donati. Riflessioni personali.

E' un libro uscito da poco, ma farà molto discutere di sè. Ovviamente il sistema doping, lo boicotterà attraverso i suoi potenti canali. Il doping è un sistema organizzato, che non perdona chi rema contro corrente; il doping è una impresa finalizzata al lucro; il doping è "l'oppio" per gli spettatori ingenui; il doping paga chi si allinea; il doping è finanziato dalla criminalità organizzata allo stesso modo del traffico delle sostanze stupefacenti perchè il dopato è un drogato; il doping uccide lo sport e la credibilità degli atleti; il doping è la bugia che deve diventare l'impresa sportiva da leggere sui giornali; il doping stimola i deliri di onnipotenza degli atleti frustrati o quelli disperati in cerca di contratto. Questo libro ho iniziato a leggerlo, senza riuscire a staccarmi dalle pagine! La foto della copertina è fuorviante; si parla di doping nello sport, non solo nel ciclismo. La lettura prosegue, serrata e stupefacente, fino all'ultima pagina e lascia spazio a riflessioni personali. Il vero ciclista è quello che coltiva la passione, nonostante le difficoltà del tempo libero a disposizione, barcamenandosi tra lavoro e famiglia, spinto unicamente dalle proprie forze mentali e fisiche, che sa gestirsi imparando a conoscere il proprio corpo, senza barare, perchè si può essere ciclisti, ogni giorno, solo con la gloria delle persone mortali; come  quella gloria, umile, ma autentica, che mi ha fatto scollinare le montagne italiane, francesi e svizzere, contando solo sulle mie forze, "dall'alto" dell'onestà che uniforma il mio stile di vita. Penso che l'uso del doping è una conseguenza dell'indole umana, della competizione insana e scorretta, di un bisogno di sopraffare il prossimo e di affermarsi come il "migliore" anche a costo di ricorrere all'inganno; e ciò, al di là dell'uso che ne hanno fatto i professionisti, anche al fine di vincere le gare e garantirsi il rinnovo del contratto. Chiusa questa parentesi, ritorno a commentare il libro. In effetti rimango colpito, oltre ogni misura, dalla forza espressa in queste pagine, anzi, da questo resoconto analitico, redatto da un paladino della lotta contro il doping,  che ha sacrificato la sua carriera, per iniziare e continuare una lotta incessante e spietata. Le pagine sono fitte di dati scientifici e di cronaca vera, ma soprattutto di notizie emerse e riscontrate da atti giudiziari. Donati, ha scritto questo libro, continuando il racconto iniziato con il precedente "Campioni senza valore", divenuto introvabile negli scaffali delle librerie, ma scaricabile in rete, grazie al fatto che i diritti sono scaduti e all'opera preziosa di alcune persone. Ogni lettura, lascia dentro al lettore, qualcosa, che lo migliora nella misura in cui egli sia riuscito a porsi come fa un bambino davanti alla vita: senza pregiudizi e passioni. Pagina dopo pagina, sto cambiando irrimediabilmente la mia opinione; un buon libro, e oggi ce ne sono sempre di meno, può contribuire davvero, a rendere concreto e migliore, lo sviluppo intellettuale della persona. La mia vita professionale, mi aveva e mi fa toccare il fondo di questa società malata e corrotta, certamente senza pietà, schiava del dio minore, cioè del dio denaro, che sacrifica amicizia, amori, giustizia e ancor prima, verità, sul suo altare miserabile. Ma avevo salvato, confesso ingenuamente, la speranza che almeno nello sport,si potesse, ad ogni livello, riscattare il genere umano; mi illudevo, sia pure con qualche riserva. Invece lo sport è stato anch'esso travolto, da scene di ordinaria follia, di squallore senza fine; cercando di migliorare prestazioni, come è normale, il mondo dello sport ha deciso di farlo nell'unico modo sbagliato, scegliendo di barare. Il profitto ha contaminato anche lo sport, vomitandogli addosso soldi e gloria, ovviamente, falsa gloria. Ognuno ha recitato la sua parte di quella grande farsa; in pochi hanno combattuto il sistema, finendo per divenire il solo argine al dilagare dell'osceno, finendo irrimediabilmente per venire emarginati. Guai alla società che ha bisogno di eroi. Lo dico sempre. La morale della collettività è compromessa. Niente può salvarsi. Non voglio usare toni apocalittici, ma il genere umano, merita una punizione esemplare, almeno per redimerla, dal diffuso peccato, che l'ha corrotto. Ma forse, la punizione è in atto e si coglie nella collettiva insoddisfazione esistenziale, che rende la persona perpetuamente infelice, sempre alla ricerca di quello che non ha e che finisce per desiderare; la stessa insoddisfazione, che lo rende insicuro e debole, finanche schiavo del male. Donati a mio parere, ha scritto un libro di educazione civica, un genere raro, al di là del filone criminale-sportivo ( penso di essere il primo a parlarne definendo così duramente, questo nuovo aspetto della nostra agonizzante società), intriso nelle trecento pagine, fitte di notizie precise e definitivamente raccolte per il passato e lungimiranti per il prossimo futuro, che colpiscono con una mazza pesante, la sensibilità e la speranza, di chi come me, crede nella vita e nella speranza. E' vero, o confesso, mi sento "picchiato" dalla cruda verità, narrata nella storia di vita  vissuta dal Donati, che riguarda la società malata. Lo propongo senza plagio, come libro per le scuole medie e superiori; lo consiglio come lettura avanzata e sincera, ad una società ritardata culturalmente e falsa, nel suo credo e nel suo manifestarsi, che salva le apparenze e compromette la sostanza. C'è un passaggio, tra i tanti in verità, che rende immediata la chiave di lettura dello sport: " Interessano solo le medaglie....un obiettivo da raggiungere ad ogni costo..."; concordo altresì sul fatto che il pubblico è superficiale e che abbia bisogno di un idolo da venerare, spesso per compensare le frustrazioni personali; e che allo stesso modo, a parte del giornalismo sportivo e alla Tv, servono campioni, per potere scrivere articoli e far pagare l'abbonamento. Stringo la mano a quest'uomo coraggioso e "solo" e lo abbraccio, come  farei con un amico; perchè l'amico, ti dice solo la verità, anche quella che non vorresti mai ascoltare; perchè, l'amico non ti illude, ma ti consiglia; perchè l'amico rischia sulla propria pelle, per salvare la tua. Non è una recensione classica. Questo libro non ne ha bisogno; chi lo fa, a mio parere, rischia di cambiarne il senso e di contaminarlo. Ognuno ha il dovere di leggerlo e di viverne l'esempio nel presente, finanche a  tramandarlo ai posteri, perchè la ricchezza eterna, è fatta di giustizia e di libertà. Tributiamo a questo uomo, quello che si merita, con la semplicità e con il coraggio, con i  quali, egli si è battuto per un mondo migliore, anche per noi, poveri di spirito e senza audacia. Vorrei che questo libro lo leggessero gli sportivi amatoriali, che partecipano alle gare, affinchè non si leggano più notizie di cronaca che parlano di doping per vincere un prosciutto; e soprattutto che lo facessero i giovani che si affacciano al mondo dello sport e della vita. Invito tutti a non perdere il contatto con la realtà e il suo autentico senso.  Perchè lo sport va rispettato come la vita. Linko un post complementare che invito a leggere, cliccate su  Il Dopato è un drogato.

lunedì 2 dicembre 2013

"Se questo è un Uomo" di Primo Levi. Passato e presente.

YI libri scritti dagli autori contemporanei sono molto diversi da quelli di ieri. Sono diverse le anime, sono diverse le idee e le motivazioni. Quando ti trovi tra le mani, un libro, come quello scritto da Primo Levi, dal titolo " Se questo è un uomo", capisci subito, che non si tratta di un opera comune, di una storiella destinata alla classifica dei libri più venduti, un ennesimo trionfo dell'apparire, fatto di pagine che servono per trascorrere il tempo in modo migliore; qui non si tratta di un libro comune, ma di un opera letteraria, di pregio e di valore assoluto, una testimonianza indelebile, immortale; questo è un dono di una mente eccelsa, sopravvissuta, un messaggio finale per l'umanità e per questo patrimonio dell'umanità
Levi lo ha scritto per i posteri, affinché, non cercassero altrove, le risposte alle molte domande,anche di oggi. Ed è sensazionale, perchè è un libro scritto nel periodo 1945 - 1947, dopo l'esperienza devastante nel lager di Auschwitz. Levi è un sopravvissuto al campo di sterminio tedesco più famoso, anzi al campo di annientamento, come egli lo definisce, dove tutto era pensato da chi odia Dio e l'umanità, per distruggere la persona; non una follia, ma un efferato,argomentato e lucido disegno della mente umana. La legge del lager tedesco secondo Levi è:  " mangia il tuo pane e se puoi quello del tuo vicino.." ed era tale che non lasciava posto alla gratitudine, al rispetto del prossimo. Un sistema verticistico repressivo, fatto di logiche aberranti, quanto primitive, che si fondava sull'ordine e la disciplina, il cui immane dolore, si levava straziante, in ogni momento del giorno e della notte, in quel posto, dove anche il sole indugiava ad affacciarsi, così fuori dal mondo e dal tempo. Una scritta in lingua tedesca, capeggia ancora all'entrata del campo di sterminio di Auschwitz: Arbeit Macht Frei ( il lavoro rende liberi): la più grande provocazione, la più grande bestemmia, mai scritta con il dolore umano.
Lo stile realistico di Levi ha scritto pagine che vanno dritte al cuore e accendono l'anima del lettore; pagine dove la lettura si fa persino timorosa ed incredula, durante la narrazione precisa dei sentimenti e delle vicende personali dei compagni di prigionia e dello stesso autore, uno dei pochi sopravvissuti. Leggendole sembra di vederli quegli internati, lontanamente simili alla persona, con il loro corpo scheletrico e martoriato, le loro menti allucinate dal dolore, dalla fame e dall'odio.  
Credo che questo libro vada letto da tutti i cittadini del mondo, non solo perchè questo è lo scopo voluto dall'autore, ma perché aiuta a comprendere i dubbi dell'esistenza umana. Levi spiega che le pene i dolori simultaneamente sofferti, non si sommano per intero nella nostra sensibilità, ma si nascondono, i minori dietro i maggiori; questo secondo l'autore è provvidenziale e ci permetterebbe di esistere, motivando il perché la persona è incontentabile; non una incapacità allo stato di benessere assoluto,bensì, una insufficiente conoscenza della natura complessa della infelicità, le cui cause sono molteplici. Per Levi la causa dell''infelicità umana si chiama Causa Maggiore. Una volta che la causa maggiore, quella che rappresenta il "problema" contingente, viene superata, allora, ci si stupisce, che dietro ce n'è un altra, anzi una serie di altre cause. Un dolore senza fine, in questo consisterebbe dunque l'esistenza umana.
Ma la straordinaria attualità delle pagine del libro, va oltre. Levi spiega che " l'agire dei tedeschi, segue la loro natura e il destino che si sono scelti"; e chiosa: " ..distruggere l'uomo è difficile quasi quanto crearlo, non è stato agevole, non è stato breve, ma ci siete riusciti tedeschi". 
La condizione esistenziale dei prigionieri del lager, è senza precedenti: ebrei, militari inglesi, civili ungheresi, polacchi e greci e persino criminali tedeschi internati, scarti della società "ariana"; tutti insieme alzarono la nuova torre di babele, ovvero la maledetta ciminiera del campo. Un sistema repressivo, quello dei campi di concentramento, che leggendo le pagine drammatiche del libro, scritte in presa diretta, era stato congegnato per fare perdere "la speranza e anche la fiducia nella ragione"; perchè nel lager, " il pensare era inutile" ; "la sensibilità era fonte di dolore". Nel lager si smetteva di essere persone, e si diventava numeri, da sommare, detrarre cancellare, nell'operazione sociale, finalizzata alla supremazia della razza tedesca. Il sistema di governo del campo, l'economia, le condizioni degli internati, il controllo, la selezione della "specie", i kapo ovvero i prigionieri eletti a controllori crudeli e spietati, scelti con scienza psicologica. Un sistema che metteva i prigionieri gli uni contro gli altri.  
Allora come non pensare alla crisi economica corrente, a questa nuova "guerra" che si combatte con i profitti, con lo spread, i titoli di stato, con la borsa, con la ricchezza delle banche private, con i tagli alla spesa pubblica, con la crisi del debito di bilancio, che crea disoccupazione, miseria, lacerazione umana, che aumenta il conflitto sociale, istituisce una società che non si prende cura di tutti i cittadini, che crea "deportati" ovvero emigranti , che ripudia il senso vero della vita e la dignità della persona. Una crisi economica "guidata" da una nazione, che crea solo effetti negativi, sulla felicità dei cittadini europei; la stessa nazione che non ha rinunciato alla pretesa di essere padrona dei destini dell'Europa; l'unica nazione ad essersi arricchita, senza che nessuno possa smentirlo, in questa crisi che sembra essere infinita. Dunque un dato obiettivo, un dato storico. Nessuno può negarlo, oggi come allora. Il progetto ambizioso ed irrealizzabile della Comunità Europea è diventato un "campo di prigionia" degli europei, dove muoiono le speranze per il nostro futuro. Un gruppo di politici, alti dirigenti, burocrati, finanzieri, banchieri, ha deciso il piano folle, manipolando le regole dell'economia, guadagnando sulla pelle della gente, cedendo la sovranità nazionale, ai mercati e alle banche. Del resto oramai tutti hanno capito, la follia: lo stato acquistando denaro dalle banche private, è costretto a pagare interessi, aumentando la pressione fiscale, tagliando i costi sociali, come la sanità, la scuola e la giustizia, impedendo lo sviluppo e l'occupazione. 
Oggi, la nostra condizione esistenziale e sociale è quella di "prigionieri" d'Europa, costretti a subire una realtà che ci vede impotenti, "reclusi" in una gretta esistenza, di cittadini che vivono senza la speranza del domani; oggi come allora, il destino della gente è manipolato, la disperazione non può nulla contro lo strapotere della finanza, che decide e comanda; e non importa che aumentino i disperati, gli emarginati, i suicidi, non importa perché le persone sono solo numeri, non hanno importanza in quanto tale, gravano sulla spesa pubblica; che ognuno pensi per se; che ognuno cerchi di prevalere sul prossimo se non vuole soccombere; che ognuno "rubi" il tozzo di pane, come avveniva nei campi di concentramento.    
Oggi come allora, le gente, ammaestrata e rassegnata, giunge al punto di credere che "loro", siano nel giusto, che il dolore dei nostri giorni, è un castigo per la nostra incapacità di essere migliori; e nessuno ha la forza di ribellarsi, ma subisce, in silenzio, fino all'annientamento, all'emarginazione. Economisti e politici di regime, giustificano il disastroso andamento economico e sociale, con scellerate teorie liberiste, bocciate dalla storia e conosciute nei libri di economia, come irrealizzabili. Il nuovo "negazionismo", un meschino alibi, oppure una semplice questione di ignoranza ? L'austerità è il sistema di selezione dei cittadini europei ?
In questa Europa non c'è spazio per la felicità, ma solo per il lavoro "forzato"come quello imposto dalla UE, che obbliga a lavorare fino all'età di 70 anni, prima di andare in pensione; saremo costretti a trascinarci, senza più energie, per non gravare sul bilancio dello stato, strumento dell'alta finanza. 
Buona fortuna a tutti, nella speranza che, domani, come accadde allora, qualcuno arrivi per "liberarci" dal Male; e quel giorno,sarà di nuovo, il 27 gennaio 1945, giorno in cui i russi, abbatterono i cancelli del campo di annientamento di Auschwitz e liberarono gli "zombie", i pochi sopravvissuti. 
Regalatevi " Se questo è un uomo", e regalatelo a chi vuole capire anche l'economia e la società dei giorni nostri.
A tutti i negazionisti  e a tutti coloro che credono nel principio della razza e della nazione superiore dedico queste parole...... 

 

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

 

Primo Levi ( Se questo è un uomo)