Ho imparato presto a non radicarmi, quando all'età di 13 anni, mi hanno portato via, dal luogo da dove sono nato; non ho radici; tribù, etnia, territorio, confini, stati, nazioni, sono definizioni vuote, superate, pregne di paura e limiti; sono abituato a pensarmi ovunque, come parte della Terra e della Natura. Ci sono luoghi in cui mi sento sereno ed entusiasta, lontano dal caos umano, come la Cappella della Madonna di Vitaleta, Patrimonio dell'Umanità UNESCO; qui non arriva il rumore del mondo, è luogo dell'anima, qui mi sento al centro del mondo. La bellezza l'abita e la fantasia vi regna sovrana!. E' un uomo senza fantasia, è senza gioia! E’ straordinaria l’immagine e la sua forza! Il silenzio diffuso è totale, e ne esalta i contorni austeri del paesaggio. La presenza divina e’ discreta e si svela nella semplicità e bellezza della Natura circostante; conforta ed orienta il cammino, del pellegrino, il passaggio del viandante. Nella visione non c’è contrasto, ma omogeneità; tutto e’ parte di una stessa prospettiva sinuosa. E’ la straordinaria cornice di una tela disegnata dal divino. Ma come renderla autentica ? La Pedemonte Altavia e’ ciò che la distingue e la svela autenticamente; è la firma delle foto; la nota saliente, e’ il segno inequivocabile della presenza del viandante, la mia. Esiste una immedesimazione organica tra ciclista e bici; come a dire, se vedi la bici c’è il ciclista. In altre parole, qui e’ passato lui, il ciclista. Una nota distintiva ed originale per interpretare la bellezza e l’esclusività del luogo, la mitezza e il mistero della cappella della Madonna di Vitaleta, il tratto minimalista del panorama; particolari diventati anonimi per la copiosa similitudine degli scatti che girano per il mondo di questo Patrimonio dell'Umanità; non bisogna confonderla, ma rilevarla nella sua autenticità. La cappella della Madonna di Vitaleta è il ristoro spirituale del pellegrino e del viandante, a loro è dedicata a loro deve essere ricondotta. Questo e’ un luogo unico ed irripetibile; non può ripetersi e perdersi nell’omogeneità e ripetitività delle migliaia di foto incapaci di svelarne l'autenticità. In tal senso la Pedemonte Altavia e’ l’autografo apposto dal viandante ! Ne svela il messaggio e lo rende libero. Così mi è parso di interpretare la cappella della Madonna di Vitaleta, simbolo degli uomini erranti. Immergersi in un viaggio e farsi meravigliare e’ l’essere un viandante e non un viaggiatore che cerca solo la meta. Saluti ciclistici.
lunedì 7 ottobre 2024
sabato 20 luglio 2024
Sul Colle dell’Infinito a recitar poesia di vita
In quel tempo Leopardi, si interrogava sulla vita alla ricerca della verità, e gli si presentò uno scenario terribile e duro, che incuteva angoscia. " Io ero spaventato nel trovarmi in mezzo al nulla, un nulla io medesimo. Io sentiva come soffocare considerando e sentendo che tutto è nulla, solido nulla" scriveva a pagina 85 nello Zibaldone di Pensieri ( 1817-1832). Ma Leopardi trovò una soluzione: " Dicono che la felicità dell'uomo non può consistere fuorchè nella verità. Eppure io dico che la felicità consiste nell'ignoranza del vero" è meglio non pensarci e distrarsi. " , "Tutto questo mondo si fa per la semplice e continua dimenticanza di quella verità universale, che tutto è nulla". E così trovandosi davanti al Nulla, Giacomo Leopardi elaborò una teoria " Il più solido piacere di questa vita è il piacer vano delle illusioni...."cioè la felicità sta nella capacità delle persone di illudersi, di immaginare il futuro. Ma cosa sono le illusioni ? Sono i sogni, i desideri, le chimere. Ma le illusioni pur vane, possono diventare reali, se solo la mente vi si sprofonda, in modo che possa avvertirsi, un emozione. E la poesia l'Infinito, descrive proprio questa emozione, un emozione in-finita, cioè indefinita, così piacevole da diventare per poco, un piacevole sogno, un attimo di felicità. "L'infinito - dunque- è un parto della nostra immaginazione ", così scriveva Leopardi.
La poesia, nasce dalla difficoltà, quella di vedere l'orizzonte, oltre la siepe, proprio come accade nella vita, quando non si riesce a vedere il futuro . Allora l'immaginazione sollecitata dall'ostacolo della siepe, arriva ad immaginare quello che non si vede, che non c'è, l'orizzonte, il futuro. In altre parole, la siepe è il simbolo di tutto ciò che limita e che quindi stimola l'immaginazione e l'istintivo desiderio umano dell'infinito. L'Infinito è in tutti noi, se sappiamo scoprirlo. Le difficoltà si possono superare con l'immaginazione, con i sogni.
A proposito della sua capacità visionaria, Leopardi è il primo pensatore del nichilismo dell'Europa, nell'eta della tecnica; egli scriveva: " Il secolo superbo e sciocco", " Il nulla è negli oggetti e non nella ragione", " Il nulla verissimo e certissimo delle cose" !
"Il fortunato secolo in cui siamo si può chiamare l'età delle macchine, non solo perché gli uomini di oggi procedono e vivono forse più meccanicamente di tutti i passati, ma per rispetto al grandissimo numero delle macchine inventate che si vanno tutto giorno accomodando a tanti e vari esercizi, che oramai non gli uomini ma le macchine trattano le cose umane e fanno le opere della vita" era il 1824 quando Giacomo Leopardi rifletteva sui progressi scientifici nella "Proposta di premi fatta dall'Accademia dei Sillografi" contenuta nelle Operette Morali. Anticipava straordinariamente in chiave ironica, il nostro presente! Come quando descriveva il dialogo tra la Morte e la Moda entrambe “ nate dalla Caducità..” e con la funzione di “ rinovare continuamente il mondo “!
Le Operette Morali erano particolarmente care al Leopardi. " In quel manoscritto consiste si può dire, il frutto della mia vita finora passata, e io l'ho più vcaro dei mie occhi" egli scriveva all'editore Stella, il 12 marzo 1826. Nel 1850, l'opera venne censurata dalla Chiesa e annoverata tra i libri proibiti. Ci volle il 14 giugno 1966 per l'abolizione dei libri proibiti.
Fate di Leopardi una lettura quotidiana affinché possiate intendere la vita e il futuro. Siate ciclisti e non pedalatori. Saluti ciclistici.
lunedì 17 giugno 2024
Approvata la Nature Restoration Law. #restorenature
Incipit. Non può esistere una vita sana e felice senza Natura intatta. Noi siamo Natura, siamo parte della Natura, e quindi è cosa buona e giusta, che il governo sovranazionale (UE) e quelli nazionali, approvino, nell'interesse dei cittadini, leggi che tutelino l'habitat e la biodiversità. Ciò è necessario per garantire la salute pubblica e la conservazione del Pianeta. Quindi la notizia, riguarda anche noi ciclisti.
Oggi è una data storica; è stata approvata la Nature Restoration Law ! E' uno straordinario dono dell'UE al futuro del Pianeta. Gli Stati membri dell'UE, con voto contrario dell'Italia, dell'Ungheria, della Polonia, della Svezia, della Finlandia e dei Paesi Bassi, hanno mantenuto i loro impegni presi con il precedente voto dell'Europarlamento e hanno approvato, con una maggioranza qualificata, il Regolamento sul ripristino della Natura #restorenature. Decisivo il voto dell'Austria. In un mondo "normale" non ci sarebbe stato bisogno di votare "l'indispensabile". Invece interessi economici, come per esempio, lo sfruttamento industriale delle foreste del Nord Europa, una vera e propria Amazzonia, lo sfruttamento intensivo dell'agricoltura (provoca deforestazione, desertificazione, utilizzo di pesticidi e fertilizzanti, inquinamento delle falde acquifere, piogge acide), la cementificazione selvaggia (invece della riqualificazione urbana) e ideologie contrarie alla tutela della Natura hanno prima ostacolato l'approvazione del provvedimento e poi impedito il voto unanime. Ma questa volta, la svolta è stata storica; è stato messo un argine al potere del denaro e alla distruzione della biodiversità; è stato salvato quello che è rimasto della Natura europea.
Cos'è la Nature Restoration Law ? Una legge comunitaria finalizzata a ripristinare entro il 2030 almeno il 20% delle aree terrestri e marine degradate in Europa, il 60% entro il 2040 e il 90% di queste entro il 2050. In buona sostanza, serve per garantirci ossigeno e biodiversità, senza di cui non potremmo vivere anche se fossimo tutti ricchi. Un beneficio per TUTTI. Esempio. Se non ci fossero più le piante, l'aumento dell'anidride carbonica, sarebbe tale, da non consentire la vita sulla Terra !
La legge rappresenta un chiaro monito per i prossimi 5 anni del Parlamento Europeo e della Commissione Europea: biodiversità e clima rimarranno una priorità strategica anche per la nuova legislatura. E' appena il caso di precisare che il governo italiano ha mancato clamorosamente l'appuntamento con la storia e con le nuove generazioni, opponendosi ideologicamente, per scelta identitaria, quindi senza alcun fondamento scientifico, all'approvazione del provvedimento. Superfluo osservare che tutti noi viviamo nello stesso pianeta, ed è cosa buona e giusta, salvaguardarlo, per consegnarlo alle prossime generazioni; il pianeta non può continuare ad essere ostaggio del mero profitto economico; è un bene inalienabile, appartiene all'umanità. Ma il governo italiano non potrà sottrarsi all'attuazione del Regolamento Nature Restoration Law, per effetto dell'art. 288 del Trattato UE, il quale stabilisce l'applicabilità immediata (e diretta) negli Stati membri dei Regolamenti UE. In tal caso, la legislazione europea è prevalente su quella nazionale. Ma v'è di più. Da giurista, ricordo l'art. 9 della Costituzione della Repubblica italiana, come aggiornato: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Tutela l'ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell'interesse delle future generazioni." Quindi il regolamento comunitario Nature Restoration Law, tutela lo stesse interesse costituzionalmente garantito dall'art. 9 citato.
"Contaminate il vostro letto e una notte vi troverete soffocati dai vostri rifiuti" si legge nella Dichiarazione resa nel 1854 dal capo Seattle della tribù dei Dwamish al presidente americano Franklin Pierce che voleva comprare il suo territorio. La storia insegna, ma non ci sono gli alunni che ascoltano ( disse qualcuno molto importante), o forse, ce ne sono troppo pochi; la storia non si scrive con le opinioni da "chat", ma con i fatti acclarati dalla scienza, id quod plerumque accidit. E' tempo del primato della vita e non del primato dell'uomo, l'antropocentrismo è storicamente e scientificamente bocciato. Occorre passare dall'etica antropocentrica a un etica biocentrica. La scienza ha abbandonato il paradigma meccanicistico che autorizzava il dominio incontrastato dell'uomo sulla Natura ed è giunta al paradigma che stabilisce l'interconnessione di tutti gli elementi, compreso l'uomo nell'Universo e la legge dell'entropia. La scienza non può definirsi più neutrale rispetto al contesto umano in cui vive ed opera. Del resto gli scienziati, a differenza delle gente comune e di certa politica, conoscono gli effetti distruttivi, quindi devono indicare le scelte strategiche. Abbiamo un solo pianeta e il Regolamento Nature Restoration Law, va in questa direzione: conservare per proteggere. Saluti ciclistici.
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| Il risultato della votazione odierna. |
mercoledì 10 aprile 2024
La bicicletta italiana made in Italy e il problema culturale italiano.
Questo è il mio manifesto ciclistico. La bici italiana Made in Italy e’ storia! I pedalatori italiani ( diversamente dai ciclisti italiani) conoscono solo le trovate pubblicitarie di prodotti di largo consumo industriali! All’estero invece gli appassionati e i ciclisti la conoscono e l’imparano a memoria e fanno di tutto per avere una bicicletta made in Italy. Forse sarà anche per questo che nel novembre 2012, il maestro dei telai in acciaio, osannato nel mondo, Dario Pegoretti decise di non vendere più biciclette agli italiani! Molti per esempio non sanno che costruire un telaio, e’ cosa diversa dall’eseguire un telaio ! Dovremmo apprezzare più il nostro patrimonio fatto di artigiani e manualità eccelsa, di storia e di lustri. W la bici italiana Made in Italy 🇮🇹 (e non mi riferisco alla bici italiana costruita in Oriente 😉). Del resto è noto che in Italia ci sia un problema culturale, in ogni ambito e ne vediamo le conseguenze ogni giorno. Nello short, una foto del #1984 della #cinellilaser assemblata con pedivella e catena Campagnolo Record Pista e ruote Campagnolo Ghibli, la prima ruota lenticolare. Saluti ciclistici.
sabato 2 dicembre 2023
L'ambiente e il lavoro nella Costituzione della Repubblica italiana. Spunti e riflessioni per il cittadino costituzionalmente orientato.
La Costituzione è la legge costitutiva e fondamentale della Repubblica italiana, approvata il 22 dicembre 1947 dall'Assemblea Costituente, eletta contestualmente al referendum sulla forma istituzionale dello Stato fra Repubblica e monarchia del 2 giugno 1946 e riunitasi per la prima volta il 25 giugno dello stesso anno.
La Costituzione è composta di 139 articoli, divisi in quattro sezioni:
I principi fondamentali (art. 1-12), Diritti e doveri dei cittadini (13-54), Ordinamento della Repubblica (55-139), Disposizioni transitorie e finali.
I principi fondamentali della Costituzione rappresentano i presupposti della nostra società e i suoi obbiettivi, esprimendone il carattere laico, democratico, lavorista, di uguaglianza e di solidarietà, formulati in norme costituzionali aventi un contenuto generale, cioè rappresentanti i valori ai quali si devono conformare le altre norme dell'ordinamento giuridico.
I principi fondamentali della Costituzione sono inderogabili, cioè devono essere osservati dalle norme dello Stato. In buona sostanza, le norme contenute nelle leggi dello Stato dovranno rispettare i principi fondamentali indicati dalla Costituzione altrimenti sarebbero incostituzionali, e quindi verrebbero abrogate dalla Corte Costituzionale. Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservare la Costituzione e le leggi dello Stato. L'art. 2 della Costituzione “riconosce e garantisce” i diritti. In che senso “garantisce” i diritti ? Nel senso che i diritti abbiano tutela e che si possa reagire, per il tramite dei giudici, alla violazione di un diritto.
Ma vediamo alcuni dei principi costituzionali fondanti la Costituzione, ritenuta la più bella costituzione al mondo, per il dettato normativo che la contraddistingue.
Iniziamo con la natura primaria e assoluta dei beni tutelati dall'art. 9 della Costituzione. Nell'art. 9 c'è il nostro il passato (patrimonio storico e artistico), il presente e il futuro del Paese, cioè la cultura, la ricerca scientifica e tecnica, l'ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi. Tutto si origina e si sviluppa da e per questi principi, non solo costituzionali, ma anche universali, dal quale non si può prescindere nello sviluppo pragmatico ed economico, e nel progresso sociale e politico del Paese. Senza questi principi costituzionali (e la loro attuazione) non ci sarebbe e non ci potrebbe essere, la vita reale e piena, nonché la bellezza nell'universo e nelle opere umane. E' la norma rivolta in particolare alle nuove generazioni.
Con l'entrata in vigore, il 9 marzo 2022, della legge costituzionale 11 febbraio 2022, n. 1, che ha modificato gli artt. 9 e 41 della Costituzione italiana, è stata introdotta, la tutela dell'ambiente tra i principi fondamentali della Costituzione. In particolare è stato rafforzata la tutela ambientale nella carta costituzionale in modo ulteriore rispetto alla menzione della “tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali” previsto dall'art.117, secondo comma, lettera s) della Costituzione.
Con il primo comma dell'art. 9 della Costituzione, “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.”
Con il secondo comma, l'articolo 9 “tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”; mentre con il terzo comma “tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali.”
La tutela è completata anche mediante la modifica dell’art. 41 Cost., il quale ora prevede che l’iniziativa economica privata non può svolgersi in modo da recare danno, in primo luogo, «alla salute, all’ambiente», demandando alla legge ordinaria di determinare i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata «ai fini sociali e ambientali».
E la norma costituzionale dell'art. 41 risulta fondamentale anche in materia di lavoro. Infatti in materia di igiene e sicurezza sul lavoro, la Costituzione della Repubblica italiana agli articoli 2, 4, 32, 35 e 41, prevede la tutela della persona umana, nella sua integrità psico-fisica, come principio assoluto ai fini della predisposizione di condizioni ambientali sicure e salubri. In particolare, con l'art 2, la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale; l'art. 4 la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto; l'art. 32 stabilisce che la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge; l'art. 35 stabilisce che la Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni; l'art. 41 stabilisce l'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all'ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
Le norme primarie ed inderogabili della Costituzione della Repubblica italiana citate, costituiscono l'indirizzo fondamentale, cioè l'orientamento, anche per lo sviluppo del quadro normativo che disciplina la materia della sicurezza sul lavoro costituito:
- da disposizioni del codice civile (articolo 2087);
- dalla disciplina-quadro, attualmente contenuta ne D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81, recante “Attuazione dell'articolo 1 della L. 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”;
- dallo Statuto dei lavoratori, per quanto attiene agli aspetti legati al controllo dell’applicazione delle misure antinfortunistiche;
- dalla contrattazione collettiva stipulata tra le organizzazioni sindacali e le imprese pubbliche e private.
Per completezza, la c.d. rigidità della Costituzione implica che per integrarla o modificarla è necessario un apposito atto normativo chiamato legge costituzionale, adottata con una procedura aggravata rispetto alle altre leggi dello Stato.
Ai sensi dell'art. 139 Cost., l'unico cosa che non può essere modificata è la forma repubblicana della Costituzione, perché è indicato espressamente che : “La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale”.
L'organo dello Stato che può modificare la Costituzione è la Camera.
Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.
La modifica della Costituzione possono richiederla gli elettori mediante la raccolta di 50 mila firme, a corredo di un progetto di legge espresso in articoli o 5 Consigli regionali oppure 1/5 dei membri di una delle due Camere del Parlamento italiano. Per la validità del referendum non è richiesto un quorum minimo di votanti. È sufficiente che i consensi superino i voti sfavorevoli.
Da quando è entrata in vigore, ossia dal 1° gennaio 1948, la Costituzione italiana è stata modificata, circa una volta ogni quattro anni. Più precisamente, alla data del 3 novembre 2023, in 75 anni sono state approvate 46 leggi costituzionali, tra cui 20 di riforma della Costituzione.
Riflessioni per un cittadino costituzionalmente orientato. Spinoza diceva che chi detiene il potere ha sempre bisogno che le persone siano affette da tristezza. E la felicità dei cittadini non può prescindere dalla cultura, dalla bellezza del paesaggio, dalla natura (noi siamo natura, noi siamo la natura), dalla ricerca scientifica, dal lavoro sicuro, tanto che sono stati previsti e tutelati dalla Costituzione.
Dunque fate dei principi riconosciuti e tutelati dalla Costituzione, la vostra “bussola” per il presente e il futuro. Siate cittadini costituzionalmente orientati. Siate cittadini (attivi) e non sudditi. Pretendete l'osservanza della Costituzione, patrimonio degli italiani. La felicità sarà nelle vostre scelte.
sabato 7 febbraio 2015
Doping: la norma e la sanzione.
mercoledì 3 settembre 2014
Il santuario del Dio Silvano, a Terracina: quel che resta è abbandonato.
Si tratta di una nicchia dove si trovava la statua del Dio Silvano nel quale sono visibili i fori per i responsi, un altare contenente un epigrafe. Si trovano su Monte S. Angelo, in un aerea estesa e prospiciente alla zona La Fossata, all'interno della quale si trovano altri resti di una villa romana, lasciati anch'essi all'incuria. Su l'epigrafe posta sull'altare, si legge l'iscrizione dedicata al Dio Silvano, da tale " Octavius cum pater filio Pitaino ( traduzione: per visione ricevuta da Dio). Il santuario rupestre, si incontra, sulla destra, sulla strada che porta al più noto, Tempio di Giove.Il sito ha una storia tragicomica, a cui darei il titolo " Dalla mina, all'incuria", da inserire nel filone della commedia all'italiana. Eccone la narrazione tratta da un documento storico e pubblico:
Nella nota di Pio Capponi a Borsari del 28 maggio 1885 è scritto: “Dall’Ing. Ispettore Marchetti forse avrà saputo l’ultima scoperta da me fatta sui prima di Maggio, di cui glie ne accludo uno schizzo fatto sul posto: l’iscrizione fù dal medesimo copiata, come ne prese pure le misure principali, però temo che abbia in talune parti equivocata qualche lettera per la grande corrosione siasi del tempo come delle acque, a questo scopo tengo pronto il calco, che se Ella verrà in Terracina potrà portarselo in Roma [...]“ .
Successivamente il santuario venne calato nell'oblio, Nel marzo del 1921, questa lettera giunse al direttore della Soprintendenza dei Monumenti di Roma da parte di un disegnatore dello stesso Ufficio: “Per portare a conoscenza della S.V.I quanto segue.Nella parte a Monte della Città di Terracina e nell’oliveto della chiesa di S. Francesco, esisteva scolpito sopra una roccia l’avanzo di un Santuario dedicato ai Sylvani. Tale antico ricordo veniva ora dopo tanti secoli distrutto da una mina per ricarvarne del materiale da costruzione.E’ doloroso denunziare alla S.V. simili atto i quali mettono in evidenza il grado di cultura che possa avere sia chi ha dato l’ordine di demolire come chi l’ha eseguito, un’opera che era stata rispettata per tanti secoli. Ritengo opportuno far conoscere che altri avanzi sono spariti, come quelli rinvenuti nei recenti lavori eseguiti alla marina dal SIg, Natali, nell’eseguire le fondazioni di un suo villino nelle quali si rinvennero tratti di muri dell’antico parto di Traiano, che furono in parte ricoperte dalle mura di elevazione della nuova costruzione.Questo stato di cose, devesi sopratutto, al completo abbandona nel quale viene lasciata la città di Terracina, ove abbondano avanzi di antiche costruzioni, senza sorveglianza di persone interessate e sopra tutto per la mancanza dell’Ispettore Onorario che da molto tempo non vi ha più la residenza [...]“.Il Comune, proprietario del terreno dove sorge il monumento, fu ritenuto incapace di impedire l’accaduto e incapace di tutelare, ( come avviene ancora oggi), “il patrimonio archeologico e storico cittadino“. A Roma fu deciso di “scoprire i colpevoli e per deferirli all’autorità giudiziaria“.
Di più il funzionario che fece il sopraluogo e che conosceva a fondo la località e l’opera, ebbe a riscontrare che a posto del monumento era un cumulo di pietra atta a costruzioni e ridotto a scaglioni da mina e da mazza. [...]“.
Infatti esiste, impressa nello scoglio, una lapide della quale è stato possibile leggere le seguenti lettere: (vedi foto). A sinistra della lapide vi è una vaschetta cilindrica, impressa pure nello scoglio, con la metà della sporgenza rosa dal tempo. In uno scoglio soprastante, a circa 2 metri da quello ove è scolpita l’epigrafe, esiste una nicchietta vuota perfettamente intatta. Nello scoglio ov’è la lapide, da lungo tempo è stata fatta sulla destra una mina, e in altro scoglio sottostante ne è stata praticata altra. L’epoca delle mine fatte rimonta a degli anni, poiché la traccia lasciata sulla pietra dal paletto, ha già ripreso il colore naturale. Praticate accurate indagini non è stato possibile finora scoprire gli autori delle mine, poiché le stesse Autorità Comunali non hanno saputo dare il più minimo indizio, tanto che ignoravano perfino l’esistenza di detto Santuario. Ad ogni modo sono state interessate dallo scrivente per la sorveglianza. Si continuano le indagini per scoprire gli autori delle mine.”
Il Dio Silvano era conosciuto come un appassionato di musica, in particolare dello strumento, la siringa; per questo venne chiamato come Silvano con Pan, ma anche, Fauno, Inuus e Aegipan. Per Catone era associato alla divinità di Marte, e per questo lo identificava come Marte Silvano. I sacrifici offerti al Dio Silvano erano uva, spighe di grano, latte, carne, vino e maiali e venivano offerti per la salute del bestiame e per l'agricoltura. Dal culto venivano escluse le donne.
La pianta archeologica di Terracina del 1923 obbliga l'amministrazione cittadina alla tutela dei siti ivi indicati come previsto dalla legislazione vigente in materia; ma soprattutto dovrebbe auspicare ogni cittadino a farsi "guardiano" del patrimonio storico culturale. Il patrimonio della città di Terracina deve essere salvato da tutti.
La pianta archeologica di Terracina realizzata da Gismondi nel 1923.Legenda GISMONDI 1923
TERRACINA ALTA
I – LE MURA
A. Porta Maggio
B. Torrione S. Giovanni C. Mura ciclopiche D. Mura Bizantine E. Piccola torre, o sperone F. Porta Nuova G. Mura ciclopiche H. Muro del Castello I. Linea delle mura L. Tratto di muro ciclopico M. Torre della piccola acropoli N. Grande bastione poligonale O. Tratto di muro ciclopico P. Porte orientali della città alta Q. Porta Est sulla via Appia traianea R. Torre del Salvatore S. Porta Ovest sulla via Appia traianea T. Grande muro in opera poligonale U. Angolo S-O delle mura V. Porta Romana Z. Torre rotonda
II – I MONUMENTI
1. Casa di età sillana
2. Corridoi sostruttivi 3. Muro antico di confine 4. Corridoi a volta 5. Altri corridoi a volta 6. Grande casa di età sillana 7. Muraglione con nicchie 8. Villa di età repubblicana 9. Alto muro in opus incertum 10. Muro reticolato 11. Stanza sotterranea 12. Basamento poligonale 13. Avanzi lungo la Linea Pia 14. Grande edificio con cornice sagomata 15. Costruzioni tagliate dalla Linea Pia 16. Muri reticolati 17. Avanzo di stanza a volta 18. Conserva d’acqua a corridoio 19. Casa del II secolo dell’Impero 20. Muro reticolato 21. Angolo di edificio in opera quadrata 22. Muro in opera quadrata 23. Tempio maggiore della città alta 24. Tempio a tre celle o Capitolium 25. Foro Emiliano 26. Sostruzioni del Foro Emiliano (I gruppo) 27. Sostruzioni del Foro Emiliano (II gruppo) 28. Sostruzioni del Foro Emiliano (III gruppo) 29. Basilica Forense 30. Edicola di Augusto e Livia 31. Alto muro reticolato 32. Arco onorario sulla via Appia 33. Basamento in opera quadrata 34. Sostruzioni delle Via Appia I 35. Sostruzioni della Via Appia II 36. Arco in laterizio 37. Castello di divisione dell’acquedotto dell’Amaseno (la Ruota) 38. Muro in opus reticulatum 39. Pomerio interno 40. Pomerio interno 41. Stanza in proprietà “Gonzales” 42. Corridoi e stanze a valle della via Appia 43. Grande basamento del tempio di Minerva (?) 44. Serie di stanze sopra il basamento 45. Muro sostruttivo 46. Muro in opus mixtum ai piedi del colle 47. Stanza o torre presso le mura 48. Avanzi di antiche vie 49. Concamerazioni a sostegno del colle 50. Tempio nel giardino di S. Francesco 51. Cisterne e muri all’interno della via Appia 52. Fontana rettangolare a valle della via Appia 53. Villa a terrazze presso le case popolari 54. Cisterna con speroni 55. Mura e voltoni sotto il Castello 56. Cunicolo e muri fuori Porta Nuova 57. Avanzi di villa sotto Porta Nuova 58. Basamento di villa di età sillana 59. Terrazzamenti fra la città alta e la città bassa 60. Foro Severiano 61. Costruzioni attigue al Foro Severiano 62. Selciato della via Appia-traianea 63. Nicchia sotto Monte S. Angelo 64. Grotta preistorica della Catena 65. Conserva d’acqua alla Catena 66. Terme dette Neptuniae 67. Costruzioni varie e speco dell’acquedotto 68. Selciato della via Appia traianea 69. Portico e cubicoli portuali 70. Sepolcri scavati nella roccia 71. Edificio incerto presso il Salvatore
TERRACINA BASSA
72. Molo lungo la spiaggia di levante
73. Il Porto 74. Muri e selciato della via del Porto 75. Tratto di muro nell’Emiciclo 76. Muri antichi sotto i granai Monti 77. Conserva d’acqua a due piani 78. Villa rustica presso il canale 79. Altra villa rustica ai Quattro Cantoni 80. Muri vari ad Est del viale della Vittoria 81. Muri vari ad Ovest del viale della Vittoria 82. Grandi terme alla Marina (gruppo A, strutture varie; gruppo B, locali sotterranei) 83. Sala poligonale e muri sparsi 84. Conserva d’acqua alle “Arene” 85. Anfiteatro 86. Muri sparsi a Sud della Linea Pia 87. Muri sparsi a Nord della Linea Pia 88. Tempio nell’orto Luzzi 89. Avanzi di abitato ad Est della via della Marina 90. Portico tipo “Pecile”
ACROPOLI DI TERRACINA
A – LE MURA
a. Tratto di muro
b. Prima torre rotonda c. Altro tratto di muro d. Porta pirncipale e. Seconda torre f. Terza torre g. Quarta torre h. Quinta torre i. Sesta torre l. Settima torre m. Ottava torre n. Nona torre o. p. Lato nord del campo trincerato
B – I MONUMETI
91. Grande conserva d’acqua
92. Piccola conserva d’acqua 93. Villa di età repubblicana 94. Edificio incerto 95. Ara di Silvano 96. Il così detto piccolo tempio 97. Il Campo trincerato 98. Il tempio di Jupiter Anxur |
giovedì 8 maggio 2014
Cronaca personale tratta dal primo giro d'Italia: anno domini 1909.
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