lunedì 1 settembre 2014

Il Blog su Vacanza Trentina.

L'importante sito web Vacanza Trentina ha pubblicato il reportage che ho scritto sul Manghen, anche sul profilo Twitter e Google. 

Ecco i link: 








domenica 31 agosto 2014

Il ciclismo è una scelta esistenziale.

Il mio ciclismo è quello che prende il vento in faccia e non ha paura della strada, senza scroccare la scia, lottando su ogni tornante, ogni km; il ciclismo che amo e pratico è esistenzialmente "solitario", è da combattente, solo contro tutti quelli che mi sfidano per la strada; mi piace ascoltare il rumore della catena, il fruscio dei tubolari, il rumore della mantellina, agitata dal vento; ogni ascesa è una preghiera, per questo lo faccio nel silenzio della montagna e medito come un monaco buddista; temprandomi con la fatica, abituandomi a non mollare mai, andando oltre alla sofferenza delle gambe, lottando contro i limiti, senza chi mi dia il ritmo o mi "copra dal vento". Qualche volta,  pedalo con i corridori, scelti per affinità, secondo lo stile " Zitto e gambe"; la vocazione di guerriero solitario, ritorna quando sento il richiamo della montagna, del desiderio di scoprire strade lontane, quando ho voglia di andare via; e allora seguo l'istinto, la mia anima vagabonda. Amo la libertà e me ne infischio delle convenzioni. Qualcuno mi ha definito un ribelle delle due ruote. In fondo la bicicletta, un tempo, era bandita dalle leggi italiane, essendo considerata un mezzo rivoluzionario (Cesare Lombroso la definiva causa o lo strumento del crimine; un ordinanza del commissario straordinario di Milano emanata nel 1898 ne vietava l'uso pena l'arresto e il deferimento ai tribunali di guerra, durante la sommossa popolare contro il carovita) !
Ci sono molti ciclisti che hanno fatto la mia scelta, per carattere, per vocazione; ce ne sono migliori di me. Li chiamo ciclisti con gli attributi in carbonio. Giunga a loro, fratelli di "ruota", la mia stima. 

Ogni salita è una preghiera: Monte Grappa, la CIMA.


venerdì 29 agosto 2014

Reportage alpino: Monte Grappa, 28 tornanti verso il cielo. Manghen, qui si va per la fatica. Pian delle Fugazze, una salita da FUGA. Croce d'Aune, dove nacque la bicicletta moderna.

Il Tempio Canoviano di Possagno


Nel mio errare sulle montagne per arrivare più vicino al cielo, ho trovato Possagno, un piccolo paese in provincia di Treviso, posto alle pendici del Monte Grappa; avvenne il giorno prima della sua scalata. La personale sete di cultura, spesso si rivela, subitanea, e mi trovo perso, tra la conoscenza e la curiosità, che pur muove ogni intelletto umano. Incontrai il tempio, in modo causale, pur conoscendolo. Accadde mentre percorrevo la strada provinciale, in un posto recondito, nel mezzo di un cammino lontano; il Tempio si stagliava sull'altura del Col Draga, ad un altezza di 342 metri dal livello del mare; istinto di grimpeur o richiamo della bellezza ? Il Tempio del Canova si ergeva all'orizzonte, figura aurea, eleganza non comune, evocando civiltà e dimensioni temporali lontane. Dostoevskij disse che la " Bellezza salverà il mondo." . Certo è che la bellezza può, fare attraversare il tempo,ovunque, persino dai ricordi; come mi accade nel momento in cui vidi il Tempio, eretto su tre ampie gradinate, con la sua forma unica, nata dalla commistione di due stili; un tributo alle culture più importanti della storia antica:quella greca e quella romana; il colonnato ricorda il Partenone di Atene, il corpo centrale invece, è simile al Pantheon romano. Lo disegnò Antonio Canova, e nel farlo rese omaggio alla civiltà greca, la cultura romana e il messaggio cristiano. Egli lo progettò nell'800 e ne sostenne quasi per intero la spesa per la realizzazione. E quando lo scultore scomparve furono altri a portarlo a compimento. Fu proprio nella nicchia centrale del Tempio, che Canova volle essere sepolto; in un Tempio, che rappresenta, un dono prezioso per la comunità del piccolo paese trevigiano e per il mondo intero. Al suo interno, si possono ammirare, la cupola semisferica di celeste bellezza e di imponenza non comune, le opere dello stesso Canova, di Luca Giordano, di Palma il Giovane, di Giovanni Sacchis, di Andrea Vicentino, la Pietà in bronzo di Bartolomeo Ferrari, gli affreschi di Giovanni De Min, infine la pala canoviana. La sensazione di diffusa bellezza ammaliano il visitatore. L'allegoria del messaggio cristiano è ovunque; nella Cogolà, nelle colonne, nelle porte strette, nell'aula rotonda, nella luce che splende al suo interno, nel portone grande. Uscendo ebbi come una sensazione di essere giunto molto lontano, in un punto indefinibile, dello spazio e del tempo, in una dimensione ultra terrena. In questa pace elegantemente intarsiata negli altari e nei pavimenti composti con pietre bianche e rosse del Piave, del Grappa, di lumachella e  nei legni antichi e pregiati, l'uomo può solo genuflettersi innanzi al mistero del divino e alla bellezza universale, quale umile esecutore. Porterò con me quelle emozioni.