giovedì 26 marzo 2015

Le geometrie dei telai: principi generali.

Alcuni principi generali in tema di geometrie dei telai. Un telaio con geometrie tradizionali ha dimensioni maggiori avendo il tubo orizzontale non inclinato verso il basso e un angolo di inclinazione minore del piantone reggisella. Un telaio cosiddetto sloping, ha invece un tubo orizzontale inclinato verso il basso e per questo si presenta con un angolo di inclinazione del tubo verticale più ampio.  Il tubo orizzontale più lungo e praticamente parallelo rispetto al piano, rende il telaio meno compatto e quindi meno confortevole ( il tubo piantone essendo dritto o quasi, “scarica” più facilmente le asperità sulla schiena), meno compatto e quindi meno rigido e meno leggero, a causa del triangolo anteriore con dimensioni maggiori. Attualmente i produttori di telai simili all'archetipo del telaio tradizionale, per superare questi limiti strutturali, ricorrono a delle soluzioni: inseriscono nel triangolo anteriore, un carro posteriore più corto ed inclinano il tubo verticale, seppure con un angolo inferiore rispetto al telaio sloping; sovradimensionano la scatola del movimento centrale; realizzano sia un raccordo extra large all'intersezione del tubo obliquo, tubo piantone e foderi posteriori, sia un raccordo extra large tra tubo orizzontale e tubo sterzo; irrobustiscono i foderi del carro posteriore, spesso strutturandoli asimmetricamente. Tuttavia se i problemi di prestazione vengono risolti con questi accorgimenti,  permangono tre limiti rispetto al telaio slooping: a) quello del comfort, anche se l'utilizzo di specifici moduli di carbonio e l'orientamento delle pelli attenuano gli effetti negativi del ridotto angolo di inclinazione del tubo verticale. Sul punto va detto che molto potrebbe farsi anche utilizzando un reggisella concepito per filtrare le vibrazioni, come il Ride Tuned brevettato dalla Trek; b) il limite del peso strutturale del telaio, a causa delle sezioni oversize suindicate, in parte risolto con moduli di carbonio costosi; c) limitato adattamento alle taglie del ciclista di corporatura piccola, che sarà comunque costretto ad avere un ridotto fuorisella. Saluti ciclistici.


domenica 22 marzo 2015

Si fa presto a dire Test Bike !!!

Oggi la lettura del test è il primo passo che il consumatore compie prima dell'acquisto, ove egli non riesca a provare il prodotto. Giusto. Ma anche in questo caso occorre fare delle distinzioni. In questi anni ho letto di tutto a proposito di test; e molto spesso, mi è capitato di leggerne, di quelli scritti dalla scrivania, cioè riportando i comunicati dei produttori, senza essere frutto di effettive prove su strada. Tempo fa ebbi modo di parlare con il responsabile di un noto produttore; egli mi disse che colti dal sospetto che ci fosse il rischio che i tester incaricati, non operassero diligentemente, lasciarono dei segni, sulla bicicletta, in modo che, solo quando questa fosse stata effettivamente usata, non li avrebbero più visti, al momento della restituzione del prodotto. Ebbene in un caso riscontrarono che il prodotto gli venne restituito così come lo avevano spedito; non lo avevano testato su strada ! Se un tester riconosce facilmente un test finto, anche il consumatore più avanzato, ha imparato a fidarsi di pochi tester. Quindi sotto questo punto di vista il pericolo è scampato; nessuno è fesso. Tuttavia rimane ancora il capitolo test scritto dopo prove su strada fatte senza particolare esperienza e capacità di analisi; questo è un aspetto che è inutile spiegare; ognuno trae le sue conclusioni, ma è chiaro, che non basta scrivere per un famoso sito on line, o su una rivista di settore, per assumere i crismi, della professionalità. 
Il corpo di un ciclista esperto è più realista di una macchina virtuale; sa tradurre il significato di un progetto; ne sa cogliere i limiti, nella misura utile per il consumatore. Non è un caso che la progettazione di un telaio viene accompagnata da prove eseguite dai tester professionisti che lavorano per i produttori e talune volte anche dalle indicazioni dei ciclisti professionisti, ma solo quelli più adatti, dato che molti di loro, non danno importanza ai materiali, in quanto sono solo corridori. E' ovvio che la macchina che "storce", "stressa", il telaio fissato sui supporti, usata in fase di progettazione per la prova di rottura, come previsto dalla normativa di sicurezza, applicando forze impossibili  per un ciclista, non serve al consumatore. Ecco perché sbaglia chi crede utile la macchina usata per corredare con diagrammi il test su strada, in quanto non serve né al consumatore, né al produttore: il primo perché pedala con caratteristiche e sviluppa forze, influenzate dai limiti umani, di gran lunga inferiori alle forze sviluppate da una macchina; il secondo perché è in possesso dei dati obiettivi. Resta comunque una domanda di fondo: chi testa la macchina in questione? La prova su strada è tutta un altra cosa e ha un altro significato; è essenziale, al punto tale, che, in fase di costruzione, l'ottimizzazione di un telaio viene fatto su strada, ad opera di collaudatori professionisti, non corridori. Il test bike è una questione di sensibilità e di esperienza; non significa salire in sella e pedalare. No. Quello al massimo significa usare la bici da corsa per mero piacere. Ogni tester attinge al proprio "data base" formato da anni di test, di conoscenza dell'incidenza delle geometrie sulla performance; ogni tester, sa cogliere persino le sottili differenze tra prodotti. Per fare il test bike occorre anche la collaborazione di due professionisti: un meccanico e un biomeccanico. L'uno assembla e mette a punto la bike test; l'altro calcola l'assetto avanzato, cioè, la taglia, l'altezza sella, la distanza sella manubrio, eccetera, usando le misure antropometriche del collaudatore. Superfluo osservare che tale apporto è fondamentale per la prova. Per esemplificare il discorso, ecco la scheda biomeccanica preparata da Juri per il test del telaio Lightweight Urgestalt. Attraverso questa scheda, interpreto le caratteristiche del prodotto. Ma la regola basilare è solo una: il responso viene dalla strada. Si fa presto a dire Test Bike ! Saluti ciclistici. 




sabato 21 marzo 2015

Anteprima test bike: Lightweight URGESTALT. Work in progress. Backstage.

Il test realizzato in collaborazione con BikePassion Gmbh e Falasca Cicli (rivenditore autorizzato Lightweight) verrà pubblicato prossimamente. Nell'attesa pubblico alcune foto del backstage. Stay tuned. Work in progress. 










Peso complessivo della macchina test ( taglia 48, compreso il portaborraccia e i pedali; un peso interessante considerato che è stato montato un gruppo non leggero)



Peso kit telaio completo taglia 51 ( telaio, forcella, serie sterzo, canotto reggisella)



lunedì 16 marzo 2015

Il Terminillo e la neve. Pratica e cultura del ciclismo. Il giornalismo orfano di Brera.

La neve è caduta, sugli ultimi chilometri della salita del Terminillo, nella tappa regina della Tirreno - Adriatico 2015: una tappa spettacolare, una perla del ciclismo. Ma qualcuno che non ha memoria o conoscenza del ciclismo o forse appassionati o ciclisti amatoriali dell'ultima ora, hanno gridato allo scandalo (per cosa?): i ciclisti non dovevano correre per due chilometri, sotto la neve ! Per la verità, mi sorprende, solo che lo abbia fatto anche qualche ciclista professionista. Se mi pagano per pedalare, sotto la pioggia, la neve, il freddo e il caldo, giuro che non protesto ; lo faccio già' e GRATIS, per passione.
Caro ciclismo Perdona loro che non sanno quello che dicono ! Occorre fare un salto nella storia del ciclismo, se non si conosce il passato non si può comprendere appieno il presente. Lo stereotipo del ciclista è stato forgiato nel passato e tale deve rimanere. Armando Cougnet quando celebrava un campione come Girardengo sulla Gazzetta dello Sport, ne lodava resistenza e scriveva: " Davanti alla fatica, non boffava motto.". In queste parole, c'è l'essenza del ciclismo. Premesso ciò, il ciclismo è pieno di episodi come quello di ieri, anzi di altrettanti ben più duri o tragici, come direbbero i più sensibili.
Quarta edizione della Milano - Sanremo del 1910. Grandine, neve e tempesta investono i ciclisti in prossimità di Ovada, e li tormentano per il resto del tragitto, costringendoli, persino, a scendere dalla bicicletta ( di acciaio dal peso di 13 chili), lungo i tornati del Turchino. Diversi concorrenti ripararono persino nelle cascine, stremati e senza energie, soccorsi dai contadini e non assistiti come oggi da medici ed ammiraglie. Vi voglio riportare un passo scritto dal giornalista che compiangeva il grande Ganna, appiedato e privo di forze, ma "ancora deciso a lottare, ma a guardarlo si vedeva ch'era finito per quel giorno..." e che seguendo la corsa, celebrò le gesta di un anonimo corridore torinese che lottava con una bici gialla, sbattuto dal vento e tremante dal freddo: "Batteva i denti, ma arrivò in bicicletta, senza soffrire la mortificazione subita dagli altri, dai campioni, e quando fu a due passi dalla galleria, soltanto allora scese di sella. Nel mettere piede a terra le scarpette gli rimasero infisse sui pedali, me egli non se ne accorse. Chissà cosa vedevano i suoi occhi, quali voci percepivano le sie orecchie mentre l'imbastitura lo invitava a dormire, a dormire, ovunque fosse, pur che avesse fine lo strazio della carne non più sorretta dalla volontà. Adesso stava coi piedi nudi nella neve, intontito, assente. Gli corsi incontro, e mi cadde addosso con le braccia attorno al collo, mente un lamento sottile come un soffio gli usciva dalle labbra : " Oh mamma ...."
Ecco in queste struggenti e bellissime parole, che seppero celebrare lo strazio di un atleta, di un corridore, c'è racchiuso il senso del ciclismo: sacrificio, dolore, passione, forza e follia. 
Il ciclismo è pieno di episodi di eroismo sportivo; come quello accaduto l'8 giugno 1956, durante la terzultima tappa del Giro d'Italia, Merano-Trento, di 242 chilometri. I corridori attaccarono i 38 tornanti del Bondone, pendenza media 7,8 %, più di 20 km, sotto la bufera di neve; Tognazzi e Vianello, i famosi personaggi dello spettacolo, al seguito della corsa rosa, consigliarono a Coppi, di entrare nelle baite per rifocillarsi, immergendo le mani congelate in catini pieni di acqua calda. Durante la tremenda ascesa, i corridori, dovettero scendere dalla sella, e spingere la bicicletta, tra cumuli di neve, non rimossi dalla strada. Tognazzi e Vianello,  descrissero quei momenti duri, tipicamente ciclistici, con una telecronaca che cercava di sdrammatizzarne gli eventi: " Oggi i corridori salivano sotto la neve, sotto la bufera, con una volontà, con uno stoicismo, con un coraggio così grandi da diventare belli, come sono belli tutti gli eroi! ...Oggi persino Carrea ( ndr il famoso gregario di Coppi) è diventato bello !...." .
Penso che quanto riportato, sia sufficiente per spiegare che tutto quello che ieri pomeriggio è accaduto sul Terminillo, è assolutamente normale, ripeto, tipicamente ciclistico; solo i corridori sono capaci di compiere tali imprese. Non roviniamo tutto con polemiche sterili. 
Io sorrido; e lo faccio amaramente. La cultura è alla base di tutto, quindi anche dello sport. Non si può praticarlo se non se ne conosce la storia e il suo messaggio, se non se ne condivide la passione, in modo pieno e completo. Ebbene pochi, si lamentano per la neve; come se ci fosse stata una strage di ciclisti o altro episodio dolente di cronaca. In verità, tutti i corridori professionisti, tranne qualcuno che si è esercitato nella saccente critica, hanno invece pedalato a tutta, senza battere ciglio; hanno dimostrato cos'è davvero il ciclismo e di esserne autentici interpreti e perché è diverso dal calcio. In una parola: chi pratica il ciclismo non ha paura; per chi pratica il ciclismo conta solo arrivare al traguardo, ad ogni costo, persino del dolore fisico; se ne frega della coreografia; il ciclismo è uno sport per i figli del popolo e non per i "rampolli borghesi". Non è un caso che la tappa l'ha vinta un colombiano, il campione Quintana, di estrazione popolare, abituato a soffrire; per lui, non fa differenza, la neve, il caldo torrido; il ciclismo è riscatto, dolore, è sacrificio umano. Per me il ciclismo è la massima espressione del dolore, finanche una espiazione dei peccati, tanto che i ciclisti finiscono tutti in paradiso. La bicicletta è riscatto dalla povertà, da una vita amara.
Nel giornalismo sportivo attuale, troppo spesso manca la poesia, la forza della narrazione, la capacità di analisi. Le parole sono potenti, ma bisogna saperle lanciare, talune nella fantasia, altre scriverle sui fatti. Mi rendo conto che sono orfani di Brera. 
Il ciclismo non si pratica dal salotto; il ciclismo si pratica sulla strada; e guai a quei giornalisti che valutano una corsa solo sulla "carta", che non hanno mai pedalato su una bici da corsa. Chissà se lo ha fatto il giornalista sportivo RAI, Beppe Conti, che in una dichiarazione rilasciata, prima della tappa del Terminillo, ha dimostrato di non avere mai pedalato su una salita epica per il ciclismo, come quella del Terminillo, che vanta più arrivi in quota del Giro d'Italia, di non avere mai preso in faccia il vento o affrontato il sole torrido, pedalando, spinto dalla passione, desideroso dell'esercizio sportivo, che rende il ciclista come un guerriero. Egli ha dichiarato il Terminillo non sarebbe una salita dura, almeno come quelle dolomitiche. Niente di più sbagliato, caro Beppe Conti. Il ciclismo per raccontarlo completamente bisogna anche praticarlo e non studiarne solo la storia, quello è complementare. Non è un caso che il commentatore Gigi Sgarbozza ti abbia smentito, lui che il Terminillo lo ha affrontato molte volte. Se fosse per me, renderei obbligatorio l'uso della bicicletta da corsa, per tutti i giornalisti che vogliono scrivere o commentare il ciclismo. Caro Beppe Conti, il Terminillo, è una salita di 16,1 chilometri, fino al punto in cui era fissato il traguardo di ieri, ( ma è più lungo e duro se si arriva al passo), con una pendenza media del 7,6%, più dura del Pordoi e alla pari di altre salite dolomitiche; non farti confondere dalla collocazione geografica, altrimenti, potresti finire per dirmi, che il Blockhaus, terribile salita abruzzese, con la pendenza media più alta d'Italia, è una salita normale. Pensa al tuo errore ( ma non ti preoccupare, tutti sbagliamo, siamo solo delle persone), e al fatto che ieri, sul Terminillo, ha vinto uno scalatore vero, puro, di quelli che vivono sulle Ande, figli delle vette, dove non esistono giganti di statura; ricorda che se il Terminillo non fosse stata una salita di alta montagna, Hors Categorie, come del resto viene classificata dagli organizzatori, lassù avrebbe vinto, un passista anoressico, uno di quei giganti di 1,80 cm,  "costruito" con diete massacranti e  destinato a resistere poco nella carriera, che lotta contra la sua stessa natura, che lo rende invece adatto a pedalare contro il vento, lungo le pianure, costretto per contratto, a massacrarsi sulle salite per vincere la normalità, di cui il ciclismo ha bisogno, come linfa vitale; atleti che possono spingere forte sugli strappi, ma non sulle lunghe e ripide salite di alta montagna, dove conta il peso leggero, si, ma anche la particolare morfologia degli scalatori puri, se si vuole sfidare il principio fisico della gravità, senza stravolgere la verità; dove conta anche il baricentro basso di un piccolo ciclista, come il vincitore Quintana, capace anche per questo di scattare in faccia, agli altri favoriti, involandosi verso la vittoria, colorata dalla neve.   
E allora Beppe prima di valutare una salita, sali su una bici da corsa, oppure parla con un scalatore, e chiudi le guide distribuite dagli organizzatori; conviene. Ti stimo quando narri di Moser e Saronni, quando celebri come solo tu sai fare, il ciclismo eroico, ma non sono d'accordo ( e non solo io) quando parli delle difficoltà del Terminillo, andando contro corrente, a tutti i costi.  
Ecco perché pratica e cultura sono imprescindibili anche nello sport.

La fuga del vincitore della tappa: Nairo Quintana. Una  grande vittoria, tipicamente ciclistica, per un vero padrone della salita