sabato 29 agosto 2015

Selle Italia SP 01.

E' un esclusiva del blog. Direttamente dal salone internazionale del ciclo, Eurobike 2015, dallo stand della Selle Italia, marchio italiano, leader internazionale. La SP01 è un opera d'arte tecnologica, un concept. Sono sicuro che  altri produttori ne prenderanno spunto. Saluti ciclistici. 

giovedì 27 agosto 2015

Campagnolo EPS V3. Riflessioni sul mercato della bicicletta.

Fermate il mondo, voglio scendere !!!!
Il marketing corre sempre più veloce dell'acquisto; e così, con la scusa, di migliorare il prodotto, dopo sei mesi, al massimo, un anno o poco più, ti fanno pensare, che quello che sembrava il gioiello da sfoggiare con orgoglio, all'uscita domenicale, sia diventato un pezzo d'antiquariato, anzi visto che si parla di tecnologia, un pezzo vecchio! Questo pensiero consumistico, è un leitmotiv, per gli apparecchi tecnologici, come per esempio gli smartphone, dove dal momento in cui esci dal negozio, hai la consapevolezza, di avere fatto il pollo, avendo acquistato un prodotto superato, da quello che nel frattempo è pronto nei magazzini del produttore, e che tra qualche mese lancerà sul mercato, convincendo nuovamente i consumatori, oramai dipendenti mentalmente dalla novità, con un operazione pubblicitaria, sempre più persuasiva, forse scritta da psichiatri, visti i risultati delle vendite. Insomma la vera novità è sempre la prossima, cioè quella pronta, ma non ancora lanciata sul mercato. Purtroppo, la stessa "brutta piega" l'ha presa il mercato della bicicletta.
Questo effetto consumistico, colpisce sopratutto la libidine e l'inesperienza dei novelli, degli inesperti e di quelli che molto spesso, escono solo la domenica, per fare una pedalata, di qualche km, per avere la scusa di fermarsi al bar, pensando di farsi ammirare con l'ultima novità! Ho sempre pensato che la bicicletta ha bisogno di leggerezza e di due gambe per muoverla in equilibrio, e che quindi, tutto il resto è solo marketing e zavorra. Il concetto di vintage è stato estremizzato e famelico. La bicicletta, macchina che per natura è semplice e leggera, diventa sempre più complicata, meno leggera ed assomiglierà nel futuro ad uno scooter. Ho visto molti modelli futuristici della bicicletta, e mi sono accorto che l'amata bicicletta, forse conserverà i pedali. Le foto parlano da sole; sono obbrobri da usare solo nella galleria del vento, ma con il vento della turbina a favore! 
un modello della Specialized, dedicato a chi è confuso e che pedala per modo di dire. 
Concept futuristici a parte, diffidate della pubblicità è solo un modo per farvi pagare l'illusione di essere importanti attraverso l'acquisto, considerato che nel mondo contemporaneo, conta solo chi compra. In verità conta solo la cultura, ma ovviamente, l'industria, ha bisogno di persone dipendenti dal consumo. I modelli nuovi, non sono altro che "ripensamenti" del prodotto, come a dire, scusateci ma questo adesso funziona meglio. Oramai ho la nausea, dopo tutti questi anni che seguo il settore. Parafrasando il grande Bartali, che diceva "L'è tutto sbagliato, l'è tutto da rifare" voglio dire al consumatore, vittima consapevole del marketing:- "Fatevi coraggio. E' tutto vecchio. E' tutto da ricomprare.". 
Credo che l'industria della bicicletta, nonostante le apparenze, stia attraversando un momento critico: il mercato è saturo per quanto concerne l'offerta di prodotti; di concept veri e propri ce ne sono pochi, il resto sono solo delle scopiazzature. Marchi stereotipati, distratti e senza coraggio, brancolano nel buio, usando persino unici, obsoleti, e autoreferenziali canali pubblicitari ( il superato mondo delle corse dei prof, spesso colpito dallo scandalo del doping, e le riviste del settore, invece di fare pubblicità alla TV); e per non farsi la guerra, in barba alla concorrenza, praticano gli stessi prezzi. Il consumatore non si aspetta, prodotti pittoreschi e simili, attende un abbassamento dei prezzi; questa sarebbe l'unica vera attesa novità dal mercato, altro che dischi rotanti e computer di bordo ! Ma le aspettative di guadagno sempre crescenti, l'aumento dei costi del mondo delle corse, e di fatto un livellamento dei prezzi, in rialzo, frutto di un possibile accordo di cartello, hanno reso proibitivo, il mercato del ciclo, con danno anche per i commercianti.  
Detto ciò, veniamo ad un altro argomento, al nuovo prodotto Campagnolo, l'EPS V3. Allego il comunicato inviatomi dalla Campagnolo ( cliccate sulle foto per ingrandire le pagine). Saluti ciclistici.



giovedì 13 agosto 2015

La migliore tutela del ciclista è una distanza: 1,5 metri.

Mentre in Italia, sulle strade urbane ed extra urbane, si pratica la guida in stato di ebbrezza e droga, si gioca con la vita degli altri, telefonando senza auricolare, tanto per atteggiarsi, e ci si gongola usando l'auto come cabina telefonica, in altre nazioni, le autorità pubbliche, si adoperano per la salvaguardia, non di animali in estinzione, ma della vita dei ciclisti, utenti della strada, anch'essi a rischio morte o lesioni. In Francia, e in Spagna vige il divieto di sorpasso del ciclista, ad una distanza inferiore a 1,5 metri: cartelli stradali e persino una circolare ministeriale tutelano il ciclista. Insomma vige una politica seria e rigida, fondata su regole. Invece l'Italia, si possono sorpassare i ciclisti a distanze discrezionali e qualcuno si esercita a volo radente, sfiorandoli, quasi "accarezzandoli", cercando di impaurirli con la presenza minacciosa, del ferro delle auto e dei camion. Una guerra stradale. Senza generalizzare, va detto che l'automobilista e il camionista, medio, ritengono la presenza del ciclista, un fastidio, un invasione di territorio, un indebito ostacolo, da rimuovere, anche con la violenza. Di fatto, chi guida ha il diritto di vita e di morte sugli altri utenti stradali, e ciò non è legittimato dal pagamento del bollo regionale; nessuno ha il diritto di fare quello che vuole, a danno degli altri, e soprattutto. L'Italia non riconosce l'utilità sociale dei ciclisti, che non inquinano e portano soldi alle industrie e al commercio, tanto per ragionare con la misera mentalità corrente, dove vale solo chi spende. L'Italia tutela la cultura dell'auto e dello smog, quale conquista sociale, incentivata da sconti fiscali e nulla deve limitarla; la strada è vista come patrimonio solo degli automobilisti. La politica nazionale ha fatto una scelta, sancendola nel codice della strada in vigore: nessuna illusione, il ciclista non merita tutela specifica, quindi si arrangi da solo, a suo rischio e pericolo. E allora continuate a votarli questi professionisti della non politica, e mi rivolgo soprattutto ai ciclisti. Continuate con il vostro voto, a dare lavoro a chi non ci tutela. E l'industria nazionale del ciclismo, cosa fa per tutelare i clienti? Niente. E' miope e pensa che gli interessi commerciali si perseguano pagando professionisti per fare usare i loro prodotti, ( nessuno crede più a questa pubblicità), e non sa che invece è il cliente, l'investimento più prezioso. Già, ma ci vogliono imprenditori che allarghino gli orizzonti. Se è vero che negli affari, ognuno tutela i propri interessi, imprenditori dell'industria della bicicletta, fate come i vostri colleghi, industriali dell'auto, imitateli, abbiate coraggio e lungimiranza, pubblicizzate alla TV e soprattutto fate una politica aziendale che tuteli il cliente. E che sia solo una questione italiana, lo dimostra, per esempio, il fatto che la Trek sponsorizza due associazioni finalizzate alla tutela dell'uso della bicicletta e del ciclista, People For BikesBicycle Friendly Communities. Insomma l'idea non è affatto peregrina. Ma vivo in Italia, dove tutto è così maledettamente lento e retrogrado. 
La tutela del ciclista è una distanza: 1,5 metri.
A.A.A.A.A. CERCASI parlamentari che vogliano firmare e presentare un progetto di legge di modifica del Codice della Strada, che preveda l'obbligo di sorpasso dei ciclisti, ad una distanza non inferiore a 1 metro e mezzo. In cambio doniamo una conquista di civiltà.  
Saluti ciclistici. 
In Francia.....

...in Spagna.
               
 In Italia ? Ci si affida ai consigli di qualche Sindaco evoluto 


giovedì 6 agosto 2015

Dolomiti Bike Action:Passo Xon, Passo Campogrosso, Serrai di Sottoguda, Passo Fedaia, Passo Pordoi.


L'abbraccio della Marmolada al ciclista indomito
Il ciclista nel mirino, lo si va a prendere.
Attacco sulle pendenze arcigne dei Serrai di Sottoguda ( in più scatto con macchina digitale sulla spalla).
Serrai di Sottoguda: pedalo e scatto foto su pendenze superiori al 10% !

La banda Alpina in pausa rifornimento su Campogrosso affamata di .......
....strudel  !!!!!!!!!!!

Passo Xon

Pordoi ( Cima Coppi): la posa di rito davanti alla bicicletta donata da Simoni.

                                         
                                              L'arrivo sul Pordoi con il classico Gimme Five

                                                Le foto musicate del giro delle Piccole Dolomiti

                                         
Le foto musicate del giro delle Dolomiti
E' l'alba sulle Dolomiti. Un aquila volteggia sulle cime rosa, presagio di caccia. Il suo grido echeggia nella vallata. Non molto lontano, sul versante delle Piccole Dolomiti, il grido dell'orso sembra rispondergli, squarciando il silenzio. Nella vallata il vento accarezza le onde del lago. L'attesa è terminata. Lassù, stanno per salire, tre ciclisti feroci ed ostinati pronti a sputare la fatica dai polmoni. Ciclisti non della domenica, ma per vocazione esistenziale, per gioco del destino, per smania di libertà. Ci sono ciclisti che non hanno bisogno di una maglia per sentirsi parte di un gruppo; a loro basta la maglia dell'amicizia, proprio come noi: io, Vecchia e Luciano. Insieme ritorneremo sulle sacre montagne, versando un tributo di fatica e di coraggio. Un occasione che ha la valenza di un dono amicale, a prescindere dall'impresa sportiva. Il significato dei nostri incontri, è quel salire insieme, lungo un percorso, che assomiglia alla vita, i chilometri, come i giorni, per arrivare sulla cima, per essere più vicini all'azzurro; in fondo è tutta lì la nostra missione: donarci un sorriso e pedalare verso il cielo. 
Il giorno prima, mi attorciglio come un serpente, in una sorta di meditazione e di stretching estremo, nella speranza di rivitalizzare muscoli segnati da anni di dure salite; sto per iniziare la caccia grossa sulle alture e anche questa volta la caccia sarà dura. Il caldo non aiuta la performance, anzi, la diminuisce. Ma anche questo fa parte della sfida con se stessi. In più, c'è da testare un telaio top di gamma, il BMC SLR01 CLICCA QUI che merita di essere “ascoltato” con attenzione, nonostante l'impegno agonistico e l'assemblaggio con rapporti diversi, più lunghi, che richiedono maggiore sforzo e almeno un periodo di adattamento, ma non c'è tempo. Una cosa non di poco conto, se si pensa che, la scala dei rapporti è determinante. Ma ho deciso di affrontare una doppia sfida ovvero una sfida dura in condizioni tecniche più gravose. Nulla può fermarmi. Sul punto rimando a questo post, CLICCA QUI, per sapere, perchè rapporti agili (corti), sviluppano velocità maggiori in salita, oltre ad affaticare in misura minore, la muscolatura. 
Il periodo delle pedalate in quota è stato interessato, da un ondata eccezionale di caldo. incontrata tra i 32° C e 36° C. Pedalare con il caldo comporta un diminuzione delle prestazioni; infatti non solo il caldo fa sudare, ma quando la temperatura esterna supera i 27° C le prestazioni possono peggiorare del 20%, condizione aggravata nel caso in cui ci fosse anche l'umidità; infatti, quanto più umidità c'è, tanto più il sudore, prodotto dal corpo, fa fatica ad evaporare e quindi a raffreddarsi e quindi a raffreddare il corpo. Occorre bere nella misura necessaria a reintegrare i liquidi perduti; per esempio un uomo di 70 kg che pedala per un ora, a 32° C, perderà circa 1,5 litri di liquidi. Qualcuno penserà che avrà perso di conseguenza, anche 1.5 kg di peso corporeo; una perdita effimera, in quanto dovrà assumere liquidi, non solo per reintegrarli, ma anche per potersi raffreddare, in modo da scongiurare seri problemi alla salute. Un altro modo in cui il corpo usa raffreddarsi, è quello di erogare sangue nei tessuti esterni, in modo che per radiazione e scambio di calore con l'esterno, questo si raffreddi. In sostanza, il cuore lavorerà di più, e i battiti medi al minimo possono crescere fino a 20 di più del normale. Dunque in tale condizione, il cuore lavorerà al 15% di più del normale per potere portare più sangue ai tessuti, in modo da raffreddarli, e meno ai muscoli, che sono meno ossigenati, meno tonici e quindi meno performanti. Un tale situazione va monitorata, al fine, di evitare una situazione di emergenza, che può colpire tutti, anche i più allenati, quella cioè, della nausea, disorientamento, vomito, urine scure, crampi, mal ditesta, tachicardia e persino un attacco cardiaco.  
A volte mi chiedo se il tempo possa cambiare le persone. Nel caso di Vecchia e Luciano, credo di no. Sognano e non si arrendono alla vita. Divisi tra lavoro, ciclismo e famiglia. Fissi alla meta e amici miei per vocazione. Mi seguono da anni in giro per l'Italia, e ogni volta, non perdiamo l'entusiasmo di pedalare e di dividere progetti. Ritrovarci è sempre una certezza che si rinnova. Gregari per eccellenza, nell'accezione più romantica del termine: mi passano barrette, riparano il tubolare, mi coprono dal vento. O forse più semplicemente amici, dato che i gregari lo fanno solo per soldi. E tra noi, l'unico interesse è la passione che ci accomuna, il ciclismo, e la soddisfazione di vedere l'altro sorridere. In fondo la più grande conquista è proprio la nostra amicizia. Il battesimo della banda Alpina avvenne.....CLICCA QUI
Questa volta gli obiettivi sono tre: Passo Campogrosso da Recoaro Terme, 12 km, pendenza media del 9% e pendenza massima 16%; Passo Fedaia, tra le più dure salite d'Europa, da Caprile, 14,1 km, pendenza media 7,5 %, pendenza massima 18%.; Passo Pordoi da Canazei ( Cima Coppi), 13 km, pendenza media 6,47%, pendenza massima 9%.
Il primo giorno direzione Piccole Dolomiti: Montecchio Maggiore, Trissino, Priabona, Monte di Malo, Monte Magrè, Magrè, Schio, Torrebelvicino, Valli del Pasubio, Passo Xon, Recoaro Terme ( attacco della salita finale), Passo Campogrosso ( 1457 metri), Pian delle Fugazze, S, Antonio, Valli del Pasubio, Schio, Maio, Isola Vicentina, Castelnuovo, Costabiscara, Biron, Olmo, Montecchio Maggiore, per un totale di 125,5 km, 1807 metri di dislivello.
E' un percorso duro che non lascia respiro, con un dislivello impegnativo. Il GPM è Passo Campogrosso, preso dal versante più duro, quello da Recoaro Terme: 12 km, senza respiro, con pendenza media al 9%, massima al 16%. La salita regina della provincia di Vicenza e delle Piccole Dolomiti, viene affrontata nel mezzo del giro circolare, e prima di arrivarci occorre conquistare traguardi intermedi, impegnativi, come Monte di Malo, Monte Magrè, Passo Xon, rampe e sali e scendi, che si susseguono, incessantemente, per le vallate del Pasubio e richiedono una concentrazione continua. Molto suggestiva l'ascesa verso il passo Campogrosso. Una volta in cima, vento fresco e vista panoramica suggestiva. La parte iniziale e finale del percorso, purtroppo, è ad alto rischio, per il traffico veicolare intenso, che da queste parti, sembra non finire mai, su strade strette, percorse con incoscienza da automobilisti e camionisti, che non mostrano rispetto e considerazione per i ciclisti, sorpassandoli pericolosamente, in modo radente. Bastardi. Maledetti idioti. Che il colesterolo e l'infarto vi colga, senza pietà, come quella che non mostrate verso chi ha coraggio di salire in sella ad una bicicletta. Per questo motivo, si è deciso di tagliare verso le montagne, rendendo il percorso più duro, ma meno pericoloso. Rampe continue, e tratti in falso piano, caratterizzano la prima parte. Poi inizia l'ascesa verso passo Xon, prima di scendere, lungo una discesa tecnica, fino a Recoaro Terme, dove è posto l'attacco della salita, il GPM, passo Campogrosso, una salita di assoluto rispetto, impegnativa e con paesaggio suggestivo. Francamente resto meravigliato dal fatto che Campogrosso, non sia stato percorso dal Giro d'Italia, ma considerato che il passaggio della corsa rosa comporta dei costi a carico dell'ente territoriale, eccone spiegato il motivo. Comunque lo segnalo agli organizzatori, nel caso che non lo conoscessero direttamente, nonostante che sia la montagna più ambita dai ciclisti nella provincia di Vicenza. Ma in fondo, questo vale per molte altre salite, dure, e suggestive per il panorama, che non essendo state rese note dal Giro d'Italia o da altre corse, rimangono, immeritatamente, sconosciute ai più.
La salita verso il passo Campogrosso lunga 10 km, inizia con una rampa che passa repentinamente dal 7% , 8% e 9%, e poi prosegue incessantemente al 9%, 10%, senza scendere mai, intervallata da un tratto dove si sale al 15%. Se la salita è all'8%, significa che ogni 100 metri percorsi, ci si alza verticalmente di 8 metri ! Se è al 15%, invece ogni 100 metri ci si alza di 15 metri ! Quando inizia un serie di undici tornanti si giunge al tratto che attraversa il bosco, al riparo dai raggi diretti del sole. La pedalata prosegue lungo una salita implacabile; si sale di quota costantemente e il paesaggio diventa inevitabilmente più brullo. Due gallerie, brevi, e fresche, intervallano gli ultimi due tornanti, prima dell'arrivo, al rifugio Campogrosso. Gimme five con Vecchia, mentre Luciano ci immortala. Come previsto dal rito dei Kannibali, Vecchia ordina gli strudel. Rimango estasiato dal paesaggio che mi circonda, e mi accorgo della vera bellezza del Pasubio, le cui cime si stagliano imponenti, tra la foschia e le nuvole, su cui soffia il vento fresco. Foto di rito e si riprende la discesa, ma non posso esimermi dal fermarmi per gustarmi, ancora, il panorama, dall'altro versante, composto da un laghetto e dalle cime. Chiamo i due Kannibali, che procedevano a fianco, in un dialogo fitto, parlato in veneto, ma non mi sentono. Allora, una signora al seguito della sua famiglia, li chiama, urlando di fermarsi. Immagino che i due Kannibali, lo abbiano sentito, solo nel momento in cui, probabilmente il loro dialogare si è interrotto. Finalmente tornano indietro, e un romano, dice a Luciano: “ Ao' tu ce' l'hai sempre sotto er naso ste montagne, noi a Roma quando lè vedemò...faglielè vedè con carma “. Luciano mi scatta una foto, ma mi accorgo che la fatica gli aveva mosso la mano, e quindi di nuovo altri scatti, questa volta buoni. Riprendiamo la marcia imboccando una discesa tecnica su un manto stradale non liscio e una carreggiata stretta. Si giunge al Pian delle Fugazze, dove un vento forte, ci sposta il manubrio dalle mani. Ritorno sul passo un anno dopo, per uno strano gioco del destino. La discesa è veloce e pericolosa, a causa del traffico dall'incapacità di guidare e dalla prepotenza dei conducenti di camion e auto, che molto spesso ci sfiorano al passaggio. Il tratto successivo a Schio e fino a Montecchio Maggiore è contraddistinto dal traffico e dal vento che ci soffia contro, in pratica una salita, aggiunta al falsopiano.
Il giorno seguente, senza riposo, ma con l'adrenalina a 1000, si parte per le Dolomiti: Alleghe, Caprile, Serrai di Sottoguda, Bivio del Passo Fedaia, Passo Fedaia (2054 metri), Canzei, Passo Pordoi ( 2242 metri), Arabba, Livinallongo, Pian di Salisei, Disonera, Caprile e Alleghe, per un totale di 74,1 km e 1845 metri di dislivello. Il percorso è un sali e scendi incessante, spesso contro vento. Si pedala tra le cime dolomitiche e boschi alpini. Più bella cosa non c'è. Peccato per le auto e le moto, il cui pedaggio tasserei per limitarne l'uso. A proposito di pedaggi, per quanti volessero pedalare nella suggestiva ed impegnativa, gola dei Serrai di Sottoguda, chiusa al traffico, occorre pagare 2 € !! E pensare che la bicicletta non inquina. La premessa: dai Serrai di Sottoguda e fino al passo Fedaia, non è possibile alcun recupero, le gambe sono sempre in tensione e la schiena si indurisce allo sforzo continuo. I scalatori soffriranno di meno, ma ricordate che TUTTI, soffrono. Pedalare in quota non è come giocare al calcio, se smetti di pedalare, cadi. Prima di arrivare alla sbarra, si attraversa un piccolissimo centro, Rocca Pietore, pedalando sul pavè. Un pupazzo travestito da vecchietta, sembrava salutarmi, seduto sulla sedia di paglia, dal pianerottolo della casa. Si ha la sensazione che il pasino sia abitato da spettri. I Serrai di Sottoguda sono attraversati da un torrente, e le pareti alte 60 metri sono larghe pochi metri. Il tracciato è quello derivante dai lavori avvenuti durante la prima guerra mondiale, la cui testimonianza è lasciata da alcune gallerie adibite a polveriere e ad una cappella a ricordo del cimitero militare di Malga Ciapela. I Serrai di Sottoguda hanno un percorso lungo 1,7 km con pendenza media dell'8% e pendenza massima dell'11% . Si sale, schivando pedoni, distratti dalla bellezza del posto, coperti dal fragore del torrente, che scorre sotto i ponticelli, lambendo le pareti rocciose. Le zone d'ombra si alternano a quelle esposte al sole che mi colpisce con un caldo secco. L'unico tornante presente sul percorso, sale improvvisamente, prima di giungere alla sbarra finale, che si supera pedalando, ma con destrezza, per non cadere; ancora qualche metro e poi si svolta a destra e si arriva al segnale di stop. dove c'è il bivio che congiunge la deviazione dei Serrai di Sottoguda, alla strada provinciale. Qui inizia il tratto più devastante per le gambe e la schiena, sempre in tensione, costretto a pedalare per non perdere l'equilibrio. Da Malga Ciapela e fino alla Capanna Bill, inizia un tratto di una durezza impressionante, da salire anche con la testa, un   "drittone", che sembra non finire mai, sotto il sole, con pendenze che raggiungono il 18%, al termine del quale, iniziano alcuni tornanti, che conducono alle ultime rampe, tra il 10% e il 13%, senza sosta, un inferno. Si procede fuori sella. E' un esercizio di gravità, dove il peso e i rapporti sono determinanti. Su queste pendenze arcigne riesco ad allungare, ricevo il cambio da Vecchia; doppiamo tre  ciclisti sofferenti che fanno zig e zag sulla strada per non cadere. Non salutano, sono stravolti. Il Vecchia mi fa da guida ed è meglio di un navigatore: in tempo reale, e senza approssimazione, mi indica le pendenze e il chilometraggio. E' fondamentale conoscere il percorso per ponderare energie e potersi "godere" al meglio la salita. Ma il Fedaia, lo ripeto, è un inferno; c'è da solo da spingere, con le gambe e con la testa, per arrivare in cima. Non a caso che il Passo Fedaia, è considerato una delle salite più dure d'Europa. Procedendo verso gli ultimi tornanti, si nota che il dislivello si alza ancora e la sfida si fa più dura ed implacabile: non si molla mai. Il silenzio ci circonda. La tensione e la concentrazione è alta. Ogni movimento superfluo può determinare tensioni muscolari eccessive. Sorseggio dalla borraccia, ma l'acqua è diventata calda. Come è prassi, allungo la mia digitale, a Luciano, in modo che ci preceda, per immortalare il “cinque” che scambio con Vecchia all'arrivo di ogni salita. Rallentiamo per permettergli di allungare e prepararsi allo scatto e sarà ancora una volta perfetto nell'esecuzione. L'ultimo tornante e poi il cartello del passo e il rifugio. Foto e selfie ricordo. La vetta della Marmolada, spruzzata di neve, la diga e quel cielo sempre più vicino, non li dimenticherò mai; è' stato come sentirmi accarezzare la spalla sinistra, mentre scendevo lungo la salita. La discesa è veloce e mi dispiace lasciare presto quella vetta maestosa. Giunti all'attacco del Pordoi, dal versante più impegnativo, mi metto in testa a fare ritmo.  I tornati sono tanti e i cartelli  che li numerano si susseguono ad una buona velocità'. Una volta in cima, troviamo il traffico turistico.  Foto di rito e via per la discesa, con le marmotte che fischiano. Fino ad Alleghe, i tornanti stretti,  girano intorno alla pendenza della montagna. La strada è rovinata. Ritorno ad Alleghe dove partimmo qualche anno prima per il primo giro dolomitico. E come da tradizione i Kannibali ordinano due mega strudel. Io bevo una Lemon soda. La marcia prosegue lungo un falsopiano dove rilancio costantemente e via, a tutta prima dell'ultimo tratto della discesa; Vecchia e Luciano, hanno deciso di ingaggiare un duello a folle velocità, non c'è spazio per tutti e tre, la carreggiata è' stretta e senza protezione. Allora scendo senza rilanciare; mi prendo il tempo per salutare i caduti della prima guerra mondiale sepolti nel cimitero della valle; è il centenario dell'entrata in guerra dell'Italia, tanto diversa, da allora, con più italiani coraggiosi e patrioti; quei ragazzi meritano rispetto per il sacrificio dato per il nostro futuro e oggi sprecato dalla cattiva politica nazionale e dall'ignoranza dell'italiano medio. La discesa prosegue attraversando due piccole gallerie di cui una buia, che il buon Vecchia mi illumina con i suoi consigli di esperto del territorio. Arriviamo al bivio per il Fedaia, attraversato qualche ora prima, e tiro, nel saliscendi fatto a tutta, su piccole rampette alternate a discese brevi (quanto mi piace rilanciare sulle pendenze !!!). Attraversiamo le vie strette del paese di Caprile e arriviamo sul falsopiano che da Alleghe ci porta al parcheggio delle auto:si vola approfittando di una pausa del traffico. Vento forte e volata finale che mi concedo a mani alzate, per la gioia di avere vissuto giorni indimenticabili.
Dedico la "caccia grossa" a Vecchia, che l'ha resa possibile e a Cristina. Un ringraziamento a Luciano per esserci stato ancora una volta. Sè Bòn come dicono a Vicenza. Alla faccia dei GUFI. Saluti ciclistici.

I grafici dei percorsi rilevati con il GPS