martedì 20 novembre 2018

Bike Ralf Holleis.

Ci sono telai commerciali ed altri speciali, di nicchia. Sono sempre alla ricerca di prodotti esclusivi,  ne testo tanti, ma sono pochi quelli che consiglio; cerco solo quelli che tengono lontani gli utenti, dalla spasmodica ed insulsa pratica del consumismo. La bicicletta ha un anima e chi la cambia ogni tre mesi non sarà mai un ciclista, ma un infelice consumatore. Per questo scegliete solo prodotti esclusivi, che resistono al tempo e alla moda. Ce ne sono tanti, basta cercarli, potrete avere così un abito su misura, esclusivo e unico. Il resto è tutto uguale.
Ci sono alcuni marchi che fanno del consumismo una costante politica aziendale, ed ogni due anni,  al massimo, cambiano prodotto, quasi sempre apportando delle modifiche alla precedente versione, dimostrando di fatto l'errore precedente, ma il cliente è convinto di prendere il modello più avanzato! Mi chiedo cosa sia avanzato in quel prodotto, se non il marketing.
Scegliete marchi seri che innovano e non cambiano ovvero modificano; cercate telai irripetibili, non clonabili. 
Questo per esempio, è un telaio costruito ed assemblato in Germania, ad Bischofsgrun Bayern, da abili artigiani, un vero Made in Germany. Le tubazioni in carbonio ed ogni pezzo viene realizzato in Germania. Ogni Ralf Holleis VRZ2 è un telaio unico, realizzato su specifiche del cliente, con geometrie slooping, tradizionale, in versione road race, singlespeed e  ciclocross. Tubi in carbonio, congiunzioni in titanio, stampate in 3D, lavorate con il laser e colorate con vernice TIN. Standard del movimento centrale BB86. Peso del telaio 990 grammi in taglia M, quello della relativa forcella 480 grammi. La forcella ha gli steli in carbonio e i forcellini in titanio. I forcellini e il ponte del carro posteriore sono in titanio. L'attacco del manubrio è in titanio. Nelle foto è raffigurato la VRZ2 nella versione single speed, da pista, con trasmissione Gates, senza catena e pignoni, assolutamente avanzata ed affidabile. Il peso della bicicletta completa è 4,9 kg !!! 
Le immagini rendono meglio l'idea del livello del prodotto. Un telaio di tale fattezza è un capolavoro, un telaio da tenere per sempre. 
Mi raccomando pedalate sempre fuori dal gregge. Fate che la vostra bicicletta sia unica, come voi, e non una copia che passa inosservata. Meritate di più. Fatevi riconoscere.
Saluti ciclistici. 











sabato 17 novembre 2018

Si fa presto a dire meccanico. La centratura della ruota.

Proseguono sul mio blog, i consigli per gli appassionati. Oggi si parlerà della centratura della ruota. I migliori meccanici si riconoscono anche dai particolari come la macchina per il controllo e la centratura delle ruote, uno strumento semplice che va utilizzato con pazienza e maestria. In pratica il meccanico deve verificare prima l'eventuale sbandamento della ruota, facendo scorrere la ruota sulla macchina. Se la ruota è perfettamente centrata come nel video, la ruota scorrere perfettamente aderente al bordo di controllo della macchina; se invece è decentrata si noterà che il cerchio si discosterà nel punto dove il raggio si è allentato. A quel punto, il meccanico dovrà registrare la tensione del raggio fino a raggiungere la tensione necessaria e uguale a quella degli altri raggi, agendo con una specifica e piccola chiave, regolando il nipple del raggio ( avvitandolo in senso orario). I nipple, sono dei piccolissimi dadi in cui viene inserito il raggio, si trovano installati all'esterno del cerchio, oppure all'interno del cerchio; in quest'ultimo caso, prima di procedere all'operazione, occorrerà rimuovere necessariamente il tubolare o la copertura. Va detto però che per la migliore esecuzione del controllo la copertura andrà sempre rimossa.Le macchine più avanzate, quelle usate anche dai produttori delle ruote, sono dotate di manometri per la misura della tensione, come quello nel video; ma ci sono anche macchine più semplici, senza manometro, ma in quel caso occorrerà molta esperienza ed "occhio" da parte del meccanico durante l'intervento. 
Saluti ciclistici. 


lunedì 12 novembre 2018

Si fa presto a dire meccanico di biciclette da corsa !!! Montaggio corretto dei comandi.

In questi lunghi anni che gravito nel mondo della pratica ciclistica, ho visto di tutto, anche biciclette da corsa assemblate con i "piedi" da parte di meccanici troppo frettolosi o non all'altezza della situazione; e la cosa per certi versi drammatica, è che ci sono ciclisti, per la verità troppi, che sono ignari di quello che usano al punto che per paradosso, diventano la "caricatura" del ciclista. Ciclisti novelli o tracotanti che si preoccupano di imitare i corridori professionisti, persino quando gettano sulla strada le carte delle barrette, di vestire come loro ( che buffi), di usare le loro biciclette ( non è sempre vero che le bici che usano per contratto i professionisti siano sempre le migliori), ma che non sanno nulla o poco di quello che significa la bicicletta da corsa e la pratica del ciclismo su strada; del resto sono gli stessi che ritengono che scrivere sui forum, spesso attaccando chi ne sa di più, sia titolo per fregiarsi della carica di ciclista o peggio ancora di esperto, ma spesso sono solo ciclisti da tastiera. Stendo un velo pietoso su questa armata brancaleone!
Detto ciò fate attenzione al meccanico, e non associatelo mai al venditore di biciclette; una cosa è vendere bici,  e lì prevale chi fa il prezzo più basso, un altra è fare il meccanico. Ho visto che i migliori venditori di biciclette non sono meccanici o smettono di farlo per vendere e decidono di assumere meccanici che talvolta non sono preparati. 
Quindi prima di affidare la vostra bicicletta alle cure del primo meccanico che vi capita, accertatevi che sia quello giusto, altrimenti il peggio sarà per voi.
Ecco per esempio una foto utile per verificare se avete i comandi montati correttamente. I comandi vanno montati correttamente nella distanza.Nelle tre foto è spiegato compiutamente. Il montaggio corretto è quello raffigurato nella prima foto, ripreso anche nella seconda foto a destra. E' errato quello a sinistra della seconda foto spesso usato da chi ha problemi di assetto o posturali. Infatti il ciclista che li preferisce più inclinati verso l'alto, li preferisce più vicini, perchè ha la sella troppo arretrata o necessita di più spessori sotto il manubrio ( tubo sterzo troppo basso, quindi il telaio potrebbe essere non adatto) o ha problemi di flessibilità della schiena. Comunque sia il meccanico deve astenersi dall'intervenire per non correre il rischio di passare per quello che non sa montare le biciclette. E' meglio allora spiegare le problematiche al cliente e convincerlo a rivedere la questione. I comandi vanno sempre montati alla giusta distanza. L'assetto è fondamentale per la prestazione e la salute del ciclista. Non esistono opinioni, ma la regola aurea. 
Saluti ciclistici.

Installazione corretta 


A destra l'installazione corretta 

lunedì 22 ottobre 2018

Il dono della medaglia commemorativa di Ernesto Colnago.

Il dono di questa preziosa medaglia commemorativa ricevuta da Ernesto Colnago sarà l'occasione di raccontarne la storia davanti al fuoco del cammino, in una sera d'inverno...... la vita è fatta di incontri ed occasioni uniche. Oggi ricevo da quell'imprenditore - artigiano che tutto il mondo ci invidia, la sua celebre medaglia commemorativa realizzata in soli 250 esemplari e raffigurante i simboli della sua vita e la cui forma semisferica rappresenta il mondo e l'Italia con il suo straordinario made in Italy. Un grande onore. Grazie Maestro.
Ecco anche questo c'è scritto nella mia storia; l'incontro con una persona che ha contribuito a scrivere la storia dell'Italia e di averne ascoltato le sapienti parole.
E così mentre il fuoco arderà nel cammino e fuori il vento soffierà forte evocando ricordi, penserò ad oggi, quando trovai un pacchetto nella cassetta della posta, spedito da Ernesto Colnago !

Questo riconoscimento lo dedico all''amico Flavio Bovieri, gran fondista pluri Prestigioso.

Saluti ciclistici.







La fissa per la fissa: Cinelli Vigorelli Shark. La Pinna vincente.

Lo ammetto, sono rimasto abbacinato dalla Cinelli Vigorelli Shark ! La considero un icona. Un arma per le gare single speed/pista, un telaio CULT utilizzabile anche su strada con freni tradizionali. E' inutile che presenti la Cinelli e la Columbus, marchi storici e di elitè del settore, vere e proprie icone per i ciclisti di tutto il mondo. Per intenderci, la Columbus produce prodotti in carbonio e soprattutto tubi in acciaio, alluminio e titanio per quasi la totalità dei marchi. La Cinelli è lo stile italiano nel mondo e molto di più. 
La Cinelli Vigorelli Shark è un prodotto completamente italiano. Tubazioni Columbus Airplane  della migliore lega di alluminio, la 7005. Il Columbus Airplane è composto dalla lega AL-ZN-MG trattato T6; saldatura TIG con lega. Caratteristiche meccaniche: RM 420MPa, RS 380 MP a Ap5 10%. Resistenza e rigidità con il minore peso. Tubi ovalizzati e squadrati con forme inclini alla massima rigidità. Reggisella Aero Carbon, forcella in Carbonio Monoscocca Columbus Futura Capiler 1-1/8 e soprattutto la "Pinna" sotto la scatola del movimento centrale, l'icona del leggendario telaio Cinelli Laser da pista (peraltro ora disponibile nella versione strada con telaio in carbonio), il primo telaio ad essere prodotto con saldatura TIG e con applicazione dei fazzoletti di rinforzo saldati nei punti di congiunzione. Il Laser fu innovativo anche per il posizionamento più basso ed avvolgente della scatola del movimento centrale, con l'impiego di una maggiore quantità di materiale in modo da aumentare la rigidità.  Per intenderci è stato il telaio usato da Moser per il record del mondo. Ed oggi quell'eredità è stata raccolta nella Vigorelli Shark realizzata per avere la massima rigidità, per avere la massima resa, quindi per avere la minore perdita di watt. In fondo la linea che divide un telaio race da un altro, è proprio quella di ottimizzare la potenza del ciclista; non è la leggerezza. Un telaio super leggero, perde watt ed è afflitto da quello che definisco "l'effetto gomma", cioè scatto forte alla partenza, che si "spegne" dopo qualche metro, a causa della maggiore deformazione sotto spinta. Ecco il punto che connota lo Squalo, ovvero la deformazione controllata del tubo sterzo e del tubo orizzontale ( quello che i ciclisti inesperti usano come sedia per farsi le foto o una chiacchierata). Il tubo sterzo del Vigorelli Shark sotto sforzo, rimane più dell'8%, parallelo alla sua posizione iniziale, ciò significa maggiore controllo e manovrabilità nelle situazione difficili. Una lama sulla strada. La forma del reggisella non è a D, quindi lascia intendere un aumento esponenziale della rigidità, a scapito del confort. Ma del resto tutto non si può avere. In una gara RedHook Criterium o nella pista del Vigorelli, serve solo il massimo della potenza. Altro numero che sorprende è quello della misura dell'interasse dei mozzi; forcella QR 100 mm e carro posteriore QR 120 mm, questo significa massimo controllo e precisione nell'inserimento veloce in curva e reattività della guida. I forcellini sono protetti da piastre in acciaio INOX necessarie per lo scatto fisso, ma all'occorrenza rimovibili per l'uso su strada.  Scatola del movimento centrale, l'affidabile BSA, da 68 mm. La verniciatura è oleografica. Passaggio dei cavi interno. Il carro posteriore è progettato per il passaggio di ruote con pneumatici fino a 700x25 mm. Se leggo le geometrie c'è da rimanere sbalorditi. La lunghezza del carro posteriore è di appena 380/385 mm, quando un telaio standard strada presenta una lunghezza da 405 mm in su ! Il tubo orizzontale è invece più lungo rispetto a misure corrispondenti di un telaio strada puro. Il tubo sterzo è alto. Il movimento centrale è più alto per permettere di piegare al massimo in curva e continuare a pedalare a tutta senza perdere il controllo. Angolo tubo sterzo e rake forcella sono da corsa pura. Insomma tradotto in parole povere, massima reattività e stabilità e controllo totale del mezzo. A  ciò dve aggiungersi la massima rigidità, più elevata rispetto ad un telaio standard strada, oltre all'aerodinamicità delle tubazioni. Che mezzo !!!!
Detto questo faccio una chiosa. Dopo circa trenta anni da rider, pedalati su bici da strada, ho conosciuto un mondo diverso, più autenticamente veloce, ribelle, senza limiti, più sostanza che forma, quello dello scatto fisso, che si muove liberamente su biciclette con soluzione  estreme nella prestazioni e semplici, ma eleganti nelle linee, come le single speed. E' un mondo nuovo, ma in totale espansione, nato all'incirca negli anni 90, un mondo trasversale, che va dai messanger, agli urban rider, fino ai corridori impavidi e veloci della Red Hook Criterium, tutti connotati dall'amore per la bicicletta, l'andrenalina e la pista. Il santuario di riferimento è il velodromo Vigorelli di Milano. Biciclette singlespeed significa niente freni ( ma si possono montare all'occorrenza su molti modelli), niente cambio, deragliatore, pacco pignoni e guaine, solo controllo assoluto con lo scatto fisso ( un pignone collegato alla catena) e massimo coordinamento motorio. Avrò modo di ritornare a parlare sul movimento delle single speed. Sul punto vi rimando alla lettura dell'allenamento con lo scatto fisso molto utile nella preparazione invernale. Per la lettura  CLICCA QUI .
Intanto c'è da ammirare la Cinelli Vigorelli Shark. Che spettacolo !!!!!
Saluti ciclistici.






domenica 21 ottobre 2018

Il ciclista si riconosce dalla gamba.

Un anziano ciclista, mi insegnò una dritta: - " Guarda sempre la gamba del tuo avversario prima di decidere cosa fare". Saggezza che viene dalla strada. Questa è la mia gamba. Saluti ciclistici. 


Test bike SwissStop Flash Pro per ruote Lightweight

Per questo test sono stati necessari due anni di test, lungo 20 mila km, e discese impegnative, tra le quali, lo Zoncolan e il Colle dell'Agnello, passando per l'Izoard e il Colle Fauniera, due anni di discese anche con il caldo torrido ( tanto) e la pioggia ( poca).  Montati su freni dual pivot e freni a montaggio diretto. Utilizzati con ruote Lightweight e altri modelli.  Il risultato è stato ottimo. Nessuna pista frenante bruciata ed abrasioni, tanto grip, consumo normale. Nei primi chilometri fischio prodotto dal freno anteriore, scomparso con la fine del rodaggio, poi frenata morbida, silenziosa, sicura.  Al termine del test i pattini non si presentano completamente consumati, anzi. 
Una parentesi ad uso e consumo che mi chiedono consigli sulla frenata. Si frena in modo deciso e breve, mai con frenate lunghe. Rimuovere i residui all'interno dei tacchetti, per evitare che sassolini e residui, possano graffiare le piste frenanti. In caso di pioggia, la frenata è lunga e va gestita con prudenza, cioè appena si asciuga la pista frenante, tra una frenata e l'altra, la frenata torna più decisa e quindi perde uniformità. Regolare il freno posteriore, in modo da avere una risposta equilibrata, e soprattutto non regolarlo con una forza frenante più forte, altrimenti si potrebbe derapare, e in questo caso, i ciclisti meno esperti, possono perdere aderenza in curva nelle discese tecniche. Non abbiate paura della discesa, ma imparatela a gestire, altrimenti nemmeno il paracadute e 4 freni da TIR possono aiutarvi. Imparate a spostarvi sulla sella, in discesa, equilibrando il peso, posizionando il peso maggiore sulla ruota posteriore, nel caso di telai ultra leggeri. Frenate prima di entrare in curva.  
Saluti ciclistici. 




mercoledì 17 ottobre 2018

Vardena Carbon C6: resoconto finale del test.

Scelgo di testare solo i migliori prodotti proposti. 
@vardena_italy Carbon C6 è’ un ottimo prodotto italiano, veramente Made in Italy; queste sono le foto del prodotto testato dopo una stagione di lavaggi e migliaia di chilometri; colori e tessuti perfetti, fondello ancora morbido e senza abrasioni, ottimo rapporto qualità/prezzo. Promosso sulla strada. 

Per saperne di più sul test e sul prodotto CLICCA QUI . 

Saluti ciclistici. 











sabato 13 ottobre 2018

Si fa presto a dire telaio in carbonio monoscocca !!!

I limiti nella costruzione di un telaio monoscocca sono dovuti al fatto che non è possibile controllare dopo la cottura nell'autoclave, se all'interno dei tubi, ci siano quelle imperfezioni che con il tempo possono causare rotture per cedimento strutturale.
Per questo il telaio in carbonio a congiunzioni è superiore nella metodologia della costruzione, in quanto è possibile controllare tubo per tubo, congiunzione per congiunzione; ciò significa totale controllo nella produzione, come avviene anche per il tubi in titanio, in acciaio e in alluminio.
Il telaio in carbonio monoscocca è un terno a lotto, non tutti, possono essere realizzati a regola d'arte; dunque senza generalizzare. Per questo consiglio i telai in carbonio monoscocca dei migliori produttori, dove il controllo della qualità è assoluto e non come uso dire, "commerciale".
Per esempio, è da preferire il telaio realizzato con l'utilizzo di stampi in poliuretano, sia esterni ( cosa rara) che interni, ciò consente durante il processo di polimerizzazione del carbonio, di aumentare la compressione delle fibre, quindi la compattazione, di ridurre non solo la quantità di resina, ma anche di aumentare l'affidabilità nel tempo, eliminando o riducendo le imperfezioni, visibili  solo all'interno, che riducono la longevità del telaio. In buona sostanza prima di scegliere un telaio in carbonio monoscocca, occorrerebbe informarsi sul processo di lavorazione, per esempio, conoscendo quello che è lo strumento fondamentale nella costruzione del telaio in questione, cioè gli stampi, all'interno dei quali vengono collocate le pelli di carbonio, da cuocere nell'autoclave. Gli stampi sono costosi e soli quelli migliori sono capaci di creare un buon telaio in carbonio monoscocca, unitamente alla migliore qualità del carbonio, alla precisione nella stesura dei diversi strati di carbonio. Tutto questo significa pagare il prezzo congruo che tenga conto della qualità dei materiali e della lavorazione del  telaio in carbonio monoscocca.
Quindi quando leggo "esperti" da forum, che scrivono che il telaio in carbonio monoscocca è superiore, rido alla grande.
Date un occhiata a questo video, in cui si vede, come è fatto nel suo interno, questo telaio in carbonio monoscocca. 
Saluti ciclistici. 


giovedì 11 ottobre 2018

Allenarsi con il pignone fisso.

Ecco un altro consiglio per allenarsi al meglio, dopo il precedente post CLICCA QUI . 
Molti anni fa, ricordo, di avere seguito i corridori della Lampre, succeduta alla SAECO, allenarsi con il pignone fisso, durante il ritiro invernale di Terracina. A quei tempi, non c'erano i preparatori e i computer di "bordo" e ci si allenava duramente ogni giorno, imparando ad ascoltare il corpo, senza leggere le tabelle che se non corrette possono pregiudicare la stagione, come è accaduto forse ad Aru. 
Sono contrario ai preparatori per un semplice motivo, è molto difficile trovare quello giusto, e allora se uno deve sbagliare è meglio che lo faccia da solo ed impari a migliorarsi, nessuno può conoscerci meglio di noi stessi. Ovviamente questo è un discorso che vale per gli esperti, e non per i novelli, che però a mio modo di pensare, farebbero meglio ad imparare dai ciclisti esperti o dai corridori veterani. 
Ovviamente ci sono ottimi preparatori, ma costano e non tutti possono permetterselo. 
Detto questo consiglio l'allenamento con il pignone fisso.
Cos'è il pignone fisso. E' un pignone montato sulla ruota posteriore e collegato direttamente al mozzo; niente cambio e deragliatore, solo un pignone. La ruota posteriore funziona come ruota motrice trasmettendo l'inerzia ai pedali e per questo non si può smettere mai di pedalare, altrimenti la ruota posteriore si blocca e funge da freno, derapando. Per lo stesso motivo che si può pedalare all'indietro, cioè in retromarcia, e se si riesce persino ad impennare la pedivella continua a girare. 
Il pignone fisso può essere montato anche sulla bicicletta da corsa, togliendo tutti gli altri pignoni, il deragliatore e il cambio; serve solo la guarnitura, un pignone e ovviamente la catena. Se non si sceglie di montare lo scatto fisso sulla bici da strada utilizzando i freni, si può usare una bici a scatto fisso senza freni, si frena smettendo di pedalare, con una leggera resistenza in contro pedalata, per questo occorre pedalare anche in discesa, e sempre per questo motivo, che si impara a pedalare correttamente e a guidare meglio il mezzo. Ovviamente la bici con scatto fisso senza freni deve essere utilizzata solo da ciclisti esperti e comunque occorre aggiungere i freni per renderla conforme al codice della strada, altrimenti la si può utilizzare solo nel velodromo o nelle piste dei circuiti cittadini chiuse al traffico, come quelle del Red Hook Criterium.
E' un sogno la bici a scatto fisso, le cosiddette Fixie, che danno tanto spettacolo e andrenalina nelle Red Hook Criterium; biciclette belle e performanti le fixie; se assisterete ad una gara di fixie vi renderete conto chi sono i veri funamboli del pedale, altro che Sagan; corridori che corrono a 60 km/h in un circuito cittadino, schivando tombini e saltando le curve, capaci, di gestire come nessun altro, la forza e la velocità con rara abilità e coraggio ! 
A cosa serve allenarsi con il pignone fisso ? Serve ad avere la pedalata rotonda. Mi spiego meglio. La pedalata con la ruota libera, cioè con la ruota gestita dal cambio e da più pignoni, ha un limite, cioè il punto morto, in cui si interrompe il ciclo della pedalata, momento critico che viene superato con un richiamo della pedalata che fa intervenire il bicipite femorale. Questo punto morto del ciclo della pedalata, non esiste di fatto con il pignone fisso, in quanto viene superato più agevolmente, con una accelerazione dovuta all'inerzia della ruota motrice collegata direttamente ai pedali, per mezzo della catena. Quindi con il pignone fisso, la pedalata è costante ovvero rotonda come si dice in gergo, per effetto del quale, i muscoli si contraggono e si allungano in modo coordinato e naturale e lo si impara a fare ad un alta cadenza di pedalate, cosa che non solo allena l'apparato cardio circolatorio, ma allenta lo sforzo muscolare, diminuendo l'acido lattico. Allenandosi con lo scatto fisso, si avrà un maggiore dispendio energetico ( come se ci allenasse sui rulli)  e per l'effetto, una maggiore diminuzione della massa grassa, rispetto all'allenamento fatto con la ruota libera. Per questo è consigliato farlo nel periodo invernale, quando si riparte da zero. Va utilizzato solo per allenarsi in pianura.  Per allenarsi in salita, durante il periodo invernale, occorre invece, fare le SFR, usando la ruota libera, con la scala di rapporti, Due allenamenti specifici, che vanno alternati nel periodo invernali.
Non dimenticate mai di alternare ai giorni di carico, quelli di riposo; anche il riposo fa parte dell'allenamento, serve a recuperare e a "memorizzare" il miglioramento dello stato di forma. Se si carica solo e non si recupera, il lavoro non viene assimilato correttamente, e si aumenta la fatica. Con gli anni il recupero tende a peggiorare, cioè ci vuole più tempo per recuperare. Un muscolo stanco può stirarsi e quindi costringere ad un riposo forzato, con la conseguenza di perdere tutto il lavoro svolto prima. 
Imparando ad allenarsi con il pignone fisso, non solo ci si può allenare meglio, ma si impara a pedalare e a gestire l'equilibrio della bicicletta, aumentando l'abilità ed imparando a frenare al momento giusto ( senza freni e come ho spiegato). Per chi decidesse di allenarsi con il pignone fisso, consiglio non solo di indossare il casco, come è giusto fare anche con la ruota libera, ma di scegliere per le prime uscite, spazi interdetti al traffico veicolare, altrimenti dovreste diventare prima dei  formidabili messenger urbani, altri funamboli del pedale
Nel mondo delle corse, si dice che i freni non si usano mai, o pochissimo, proprio perché il ciclista ha bisogno solo della velocità, e non ha paura, altrimenti significa che è troppo prudente o che non ha imparato ancora a pedalare. 
Per questo mi viene da ridere quando penso agli illustri "esperti" "da salotto" e da forum che consigliano i freni a disco, argomentandola come la soluzione ai problemi della bicicletta e/o dei ciclisti !!!!!

Saluti ciclistici. 



Allenamento per ciclisti. Consiglio per migliorare in salita e non solo. SFR.

Le SFR ( salita, forza, resistenza) ve le spiego così.
In caso di salite con minore pendenza, si potrà lavorare al meglio con rapporti più lunghi aumentando le ripetute. Quindi fate un tratto della salita, per esempio, con il 50/23, pedalando seduti, poi ritornate giù, e risalite con il 50/25, sempre spingendo seduti, e via dicendo. Mi raccomando non andate oltre il 50/28 altrimenti la catena lavora troppo storta, si usura e l'attrito aumenta in misura eccessiva da limitare la prestazione di 3 watt. Ricordate sempre che una catena nuova genera più attrito, quindi va rodata con le uscite. Rimuovere il grasso applicato dal fabbricante, per evitare che ci si appiccichino sassolini e sporcizia della strada; pulitela ed oliatela come vi ho spiegato. Ricordate sempre di fare ogni giorno stretching per riallungare i muscoli che dopo ogni uscita si "accorciano" a causa degli sforzi e formano come dei piccolissimi bozzetti, che potrete sentire, passando piano la mano sulle fasce muscolari. Lo stretching serve anche per migliorare la elasticità-mobilità della schiena. Se avete bisogno di info, lasciate un commento su questo post. Buon allenamento e saluti ciclistici.


Brake Fade e i limiti dei freni a disco per biciclette da corsa.

Premessa. Ogni cosa ha i suoi limiti. Per questo mi piace scoprirli e spiegarli ai meno esperti. Come ebbi modo di spiegare, il disco raggiunge temperature superiori ai 400 gradi e a temperature così elevate il metallo ( acciaio o alluminio) e  conseguentemente il mozzo in carbonio o in alluminio si cristallizza e si spacca. Ecco perchè alcuni produttori di ruote per freni a disco con mozzi in carbonio,  lo hanno sovradimensionato, proprio per limitare questo insuperabile limite. Ne vedrete delle belle, con il tempo. Ecco un video postato sul web da ciclisti americani, qualche giorno fa, non serve aggiungere nulla, è chiaro. 

Ai "sapienti e dotti intenditori" dei freni a disco, che tessono lodi ai rotori, a prescindere, come dei veri ultrà, chiedete se conoscono il fenomeno del breake fade e se lo hanno mai conosciuto, nella loro impegnata vita di esperti di biciclette. Per quelli che vogliono imparare e comprendere obiettivamente i limiti dei freni a disco in particolare sulle biciclette da corsa, dove a differenza delle MTB, si sviluppano velocità maggiori, ecco una spiegazione precisa, da imparare a memoria, supportando con le immagini quanto spiegato. Per capire le cose non bisogna approcciarsi con la mentalità dell'ultrà, ma di colui che vuole capire, senza tifare. 



Dicesi brake fade (tradotto in dissolvenza del freno) è la riduzione temporanea o la completa perdita di potenza di frenatura del sistema di frenatura di un veicolo. La perdita del freno si verifica quando il pattino del freno e il rotore del freno non generano più sufficiente attrito reciproco per arrestare il veicolo alla velocità di decelerazione preferita. Il risultato finale è un comportamento del sistema di frenatura incoerente o inaspettato, spesso con conseguente aumento delle distanze di arresto. La frenata del freno è causata dal surriscaldamento della pastiglia del freno, quindi qualsiasi veicolo che utilizza l'azione di una pastiglia che sfrega su un rotore del freno per convertire l'energia cinetica del veicolo in calore ha il potenziale per sviluppare la dissolvenza del freno, inclusi motocicli, auto e camion. Poiché la frenata si verifica quando le pastiglie dei freni sono surriscaldate, il fenomeno è solo temporaneo e le prestazioni di frenata di solito ritornano quando i freni si sono raffreddati. Ecco perchè nel video i ciclisti gettano acqua sui rotori, per raffredarli e "riattivarli". 



Ora se a ciò aggiungete il fatto che il freno a disco ha una potenza di frenata sovradimensionata, con il pericolo di cadere in discesa come è accaduto a Sagan, al Tour 2018, allora mi spiegate perchè dovreste prendere tutti questi rischi e limiti, oltre al fatto di appesantire inutilmente, la bicicletta da corsa ? Mistero del marketing. 



Saluti ciclistici. 






mercoledì 10 ottobre 2018

L'acciaio secondo la Columbus.

Confesso di avere una idiosincrasia verso i prodotti commerciali, quelli tanto marketing e poca sostanza, lo confesso e non me ne pentirò mai, continuando ad essere indifferente ai corridori professionisti che fanno i testimonial pagati dai marchi, e a quello che dicono a proposito  delle biciclette del loro sponsor tecnico. 
Confesso di essere d'accordo con il compianto Pegoretti che aveva deciso di non vendere più telai in Italia, tranne che a qualche affezionato cliente, probabilmente conoscendo l'affezione insulsa dell'italiano medio verso i prodotti stranieri, per quel retaggio del passato che lo vede  soggiogato ed abbacinato  da tutto quello che è estero, a prescindere, affetto da una profonda esterofilia. 
Confesso che ho deciso di non pubblicare test di prodotti commerciali, quelli che ho provato non hanno superato la selezione e non meritano la pubblicazione di una recensione, essendo sincero per natura e volendo consigliare al meglio i lettori. 
Confesso infine di scegliere solo il meglio per il mio blog e non seguo il gregge; cerco solo prodotti che durano più a lungo e restano più "vivi"
Parlerò di una tendenza crescente del mercato, la riscoperta, finalmente del telaio in acciaio, non solo nel settore fixie, dove la fa da padrone, e questo basterebbe a fare capire quanta sostanza c'è dietro l'acciaio, ma anche nel settore strada. Molti non sanno che ogni materiale perde le qualità e diminuisce le prestazioni con il tempo, ma solo, i migliori materiali, resistono più a lungo, e spesso per un tempo considerevole o illimitato, continueranno ad essere performanti. Dunque non è sufficiente comprare il telaio usato anche dai corridori prof, per essere sicuri di avere fatto la migliore scelta; occorre conoscere quello che si compra. Resiste al tempo solo il meglio. 
Vi parlerò dei progressi dell'acciaio e del produttore più antico di tubi in acciaio, l'italiana Columbus, che forgia i migliori dal 1919, e nessun produttore estero è in grado di competere.
C'è acciaio e acciaio, come del resto carbonio e carbonio. Mentre tutti i fili di carbonio della migliore qualità sono prodotti in Giappone e solo i migliori produttori-marchi riescono a lavorarlo, l'acciaio usato dalla Columbus è il 100% italiano, come è il 100% made in Italy il telaio Columbus. Per completezza, la Columbus produce tubi in acciaio ( e in carbonio) anche per conto di marchi prestigiosi, che a loro volta provvederanno ad assemblarli con abili ed esperti artigiani italiani, come nel caso del Colnago Master.
Perché scegliere un telaio in acciaio della migliore qualità ? Confort sulle lunghe distanze, risposta bilanciata, estrema maneggevolezza e stabilità, in ogni condizione, capacità di correggere l'errore di traiettoria ( ecco perchè è scelta dai funamboli della Red Hook Criterium), prestazione stabile nel tempo, a differenza dell'alluminio, e resistenza alla fatica praticamente illimitata. I nuovi acciai Columbus consentono di aggiungere a queste caratteristiche anche un buon rapporto peso/rigidità. L'acciaio di assoluta qualità, come nel caso, del Thermacrom, consente anche un peso prossimo a quelle delle leghe di alluminio. Il carico di rottura dell'acciaio è secondo solo al migliore carbonio ( non il carbonio commerciale ). Perchè scegliere un telaio in acciaio made in Italy? E' un prodotto completamente italiano, lavorato dai migliori telaisti al mondo, massima qualità. Un materiale top non serve a nulla, se non viene lavorato al top. La lavorazione fa la differenza.
L'acciaio è una lega ferro-carbonio con aggiunta di elementi come cromo, nichel, eccetera. Quindi occorre saperlo selezionare.
L'acciaio Columbus è della migliore qualità e tipologia.
Faccio qualche esempio degli acciai moderni Columbus.
Inizio parlando dell'Omnicrom. I tubi costruiti con questo acciaio possono essere trafilati a freddo, dalle 4 alle 5 volte, fino ad arrivare ad uno spessore di 0,4 mm, modellati nella fabbrica Columbus di Milano est ( quella condivisa con la Cinelli).
Con l'Xcr Hinoxtube si può realizzare l'unico tubo in acciaio per biciclette, al mondo, inossidabile, bifasico, martensitico, senza saldatura Xcr, con uno spessore fino a 0,35 mm, che può essere trafilato fino a 15 volte, con un rapporto rigidità-peso superiore a quello di qualsiasi titanio ed alluminio. XCR è saldato a TIG e il peso del telaio è inferiore a 1,5 kg.
Va detto che con l'acciaio,  si possono realizzare tubi più leggeri e duri, ma che durante la saldatura/abrasione del telaio, subiscono un drastico decadimento delle caratteristiche meccaniche nella zona della saldatura; quelli della Columbus, subiscono invece un trascurabile decadimento nella predetta fase. Dunque come nel caso del carbonio, la maggiore leggerezza può significare minore resistenza.
Insomma con l'acciaio della migliore qualità, si riesce a modellarlo, in modo da "confezionare" le prestazioni, secondo il telaio da realizzare.
Pegoretti che assemblava nella sua piccola fabbrica veneta, i prestigiosi telai, diceva che l'acciaio ha un odore, volendo significare che avesse un anima, un materiale straordinariamente adatto alla costruzione di telai.
Il telaio in acciaio non è solo una scelta classica, per intenditori alla ricerca di un prodotto esclusivo, è anche una scelta per le corse. Vi invito a dare un occhiata alla Red Hook Criterium, corse fatte in un circuito cittadino, ad alte velocità, con bici fixie, senza freni,  dove corridori, straordinari e dotato di un abilità fuori dal comune, sfrecciano a 70/80 km/h con telai in acciaio, tra i quali quelli costruiti con tubi in acciaio Columbus, come i prestigiosi Cinelli; oppure alle velicissime corse in pista, come nel leggendario Vigorelli, sempre fatte con le stesse biciclette. Insomma c'è tutto un mondo alternativo al carbonio, che vale la pena scoprire e vivere.
In conclusione, non è sempre detto che il telaio in carbonio, sia dal punto di vista della prestazione e della qualità, possa essere la migliore scelta. Un telaio in acciaio come quello della Columbus, o realizzato con tubazioni Columbus, assemblato da sapienti artigiani di altri marchi italiani, sono senz'altro una prima scelta, anzi migliore rispetto, al carbonio commerciale. Se volete un prodotto di prestigio e dalle qualità assolute, vi consiglio un telaio in acciaio della Columbus o costruito con tubi in acciaio della Columbus. E' cosa per pochi avere un prodotto che resiste al tempo e alle mode.



Pensate in modo diverso, pensate da esperti e non da novelli. Non seguite il marketing legato al mondo delle corse su strada, ed informatevi su altri canali, se non volete trovarvi con una bicicletta che dopo un anno sarà sempre meno di quello che vi hanno promesso.
Ricordate sempre che al museo  moderno di New York e di Milano hanno esposto Cinelli, Pegoretti, Colnago, anche con tubazioni Columbus, non hanno esposto telai esteri. L'arte insieme alla tecnologia la trovate solo  in Italia.
Non riesco proprio a capacitarmi, nel vedere italiani, che pedalano su telai dozzinali costruiti all'estero, pagati come un telaio italiano, amato e stimato soprattutto all'estero, realizzato dai migliori artigiani, con il migliore materiale, lo confesso, proprio non ci riesco ! Niente, aveva proprio ragione il maestro Pegoretti !

Saluti ciclistici.



giovedì 4 ottobre 2018

Anteprima assoluta: Pinarello Crossista e Pinarello Grevil +.


Ricevo e pubblico il comunicato stampa della Pinarello del lancio della Grevil + e Crossista, per i lettori del blog, appassionati di Gravel e Ciclocross. Saluti ciclistici. 


martedì 2 ottobre 2018

Factor Bikes 02 Bardet Limited Edition

Ricevo un comunicato stampa della Factor Bikes e preferisco presentarlo e commentarlo a modo mio. Ecco un altro oggetto non identificato, se non da Bardet, nel senso, chi volesse provarla prima di acquistarla se lo può scordare. Insomma un altro marchio che pretende di vendere sulla parola, anzi su quella di Bardet e degli altri corridori della AG2R sponsorizzata ! Tutti bravi ed ottimi corridori, ma se permettono preferirei provarla prima di acquistarla, se mai ! Sarà pure realizzata con tre strati di carbonio, come le top di gamma di altri marchi concorrenti, fermo restando che oltre ai materiali, conta la lavorazione, il livello "artigianale", la cui valenza è tale da plasmare il carattere del telaio; sarà anche costruita in una fabbrica di proprietà del marchio, come altri concorrenti; sarà anche carbonio di alta qualità e persino raro, ma tutti i filamenti di carbonio, tessuti nelle pelli, sono giapponesi, e vengono dai medesimi produttori nipponici; sarà forse leggera, e rigida ( vista la struttura e le dimensioni della scatola del movimento centrale e del tubo obliquo, ma è molto difficile e costoso, fare un telaio molto leggero e rigido), e forse reattiva (visto il carro corto e la struttura del tubo obliquo), ma lo voglio capire da solo. No marketing. Just Test.
Dando un occhiata alle geometrie, alle forme e dimensioni dei tubi, dove si è puntato tutto sulla reattività e sulla rigidità, la Factor 02 mi sembra non confortevole per quanto concerne l'assorbimento delle asperità della strada,  e non comoda, considerato il tubo orizzontale corto e il tubo sterzo basso, denotando un assetto molto estremo, adatto più alle corse e alle condizioni dei corridori, allenati, giovani e massaggiati, che a quelle di un ciclo amatore comune. Solo un test, fatto a modo mio, può rendere possibile la valutazione severa anche di questo parametro. Mi interessa capire qual'è la risposta dell'avantreno considerato che il tubo sterzo ha un diametro standard nella parte superiore e 3/8 in quella inferiore, scelta inusuale, e gira su di una serie sterzo Ceramic Speed.
In buona sostanza, ritengo la Factor 02,  un modello da testare con particolare severità, in un periodo non breve, prima di poterlo consigliare ai lettori, considerato il prezzo.
Del resto, pur non avendo pregiudizi nei confronti di marchi recenti, penso che occorra riscontrare  un valore aggiunto, per renderlo all'altezza della concorrenza di marchi storici.
Una cosa sin da adesso mi piace, il moto di Bardet, stampigliato sul tubo orizzontale dei 200 modelli, come quello nella foto e cioè "Prendi il rischio o perdi la partita". E allora cara Factor Bikes prendi il rischio di farla provare, come fanno molti altri produttori, o perderai molte vendite. Te lo dice sommessamente un ciclista e tester di lunga carriera . Saluti ciclistici. 




lunedì 1 ottobre 2018

Anteprima: Scicon Elan Carbon

La Scicon mi ha comunicato il suo ultimo prodotto. E' la nuova ( e prima) sella marchiata Scicon, la Elan Carbon. La sella è stata sviluppata in collaborazione con ASG Bike Science e rappresenta una proposta interessante per il rapporto prezzo/qualità. La Elan Carbon ha la forchetta in carbonio intrecciato e la scocca in polimere rinforzato con fibra di carbonio; peso nominale 199 grammi, larga 148 mm e lunga 248 mm. L'ergonomia è stata studiata per garantire il massimo confort e quindi è stata sviluppata in modo tale da garantire una sufficiente rotazione dell'anca e un maggiore flusso sanguigno. La Elan Carbon è stata realizzata con due tecnologie, la Power Ergo Design e la Compression Control, ovvero foro centrale, misure, linea e conformazione per migliorare l'interfacciamento con le ossa ischiatiche. 
La Scicon Elan Carbon è acquistabile sul sito ufficiale Scicon. 

Ricordo ai lettori che la scelta della sella è molto personale, nel senso che la scelta dipende dalla compatibilità con le ossa ischiatiche, oltre al modo personale di pedalare e di rotazione dell'anca. In buona sostanza, "quello che va bene a me potrebbe non andare bene a te ", tanto per capirci. 
Quindi prima di procedere all'acquisto di una sella consiglio sempre di provarla.

Saluti ciclistici.   



Stop alle auto e ai veicoli inquinanti. La salute innanzitutto !

All'indomani della coraggiosa e civile scelta delle regioni Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, di fermare per cinque giorni alla settimana, auto diesel Euro 3 e 4 e benzina euro 0 e 1, qualcuno si chiede ancora se sia giusto o meno e lancia sondaggi. Non è più tempo di sondaggi ma di agire, subito. Avete mai avuto il "privilegio" di sniffare gli scarichi di un motore diesel o di un auto a benzina di vecchia generazione ? Chiedetelo ad un ciclista ve lo spiegherà !!!!! Niente più revisioni o permessi di circolazione per veicoli inquinanti, e tra questi anche le moto e i camion, non se ne può più. Se vi chiedete ancora se sia giusto o meno farlo, allora vi consiglio di pedalare dietro le auto e i camion diesel e a benzina vecchi e di qualche anno e capirete il perché vadano demoliti per la salute pubblica e dell’ambiente.
È’ giunto il tempo di cambiare stile e scelte. Forse qualche politico sarà attento a fare scelte che possano compromettere il voto elettorale, farà dei sondaggi, ma non è più tempo di fare melina e pensare in modo provinciale, è tempo di progredire e di allinearsi con i paesi del Nord Europa, all'avanguardia in tema di salute e ambiente. I cittadini ricordano chi cambia la qualità della vita
Secondo voi è ancora possibile vedere circolare auto come questa nella regione Lazio ?!!!!!!!!
Foto scattata oggi in una strada pubblica !!!!!

sabato 22 settembre 2018

Anteprima: il nuovo gruppo FSA K Force WE.

Un altra anteprima del blog più letto dai ciclisti. E' molto tempo che la FSA propone un suo gruppo, tentando anch'essa di rosicchiare una parte del mercato dominata dalla Shimano. Ora la FSA rilancia l'offerta con un nuovo gruppo elettronico che funziona con la tecnologia wireless, diventando il concorrente diretto del gruppo Sram Red Etap. Vedremo quanto sarà apprezzato dai ciclisti. Intanto con il nuovo modello la batteria viene integrata nel reggisella e carica elettronicamente cambio e deragliatore, mentre in modalita' wireless carica I comandi.
In collaborazione con Falasca Cicli e All Bike Store. Saluti ciclistici.