giovedì 16 ottobre 2014

Anteprima Test Bike: Trek EMONDA SLR

E' giunto il momento di annunciarlo ufficialmente: a novembre il test della Trek Emonda SLR. Molti lettori del blog, rimasti indecisi sull'acquisto, mi hanno chiesto di testare l'Emonda e di confrontarla con la Trek Madone 7S. Comprendo l'indecisione sull'acquisto, trattandosi di due modelli top di gamma, nello stesso catalogo! Peraltro la maggioranza dei ciclisti, non conosce il "carattere" dell'Emonda, iniziata ad arrivare alla rete vendita, solo nel mese scorso (settembre). 
Testerò l'Emonda con il vantaggio di conoscere perfettamente, la Trek Madone 7S, prima e seconda versione. 
E' appena il caso di aggiungere che sul mio blog, sono vietati i test scritti dalla scrivania, e per "sentito dire". Qui si suda e si impiega del tempo per realizzare test seri, affidabili ed  in presa diretta, cioè raccogliendo il responso solo dalla strada, senza timori riverenziali. Qui non si fa marketing.  
Ringrazio i lettori per la stima; motivo in più, per fare recensioni dei migliori prodotti e realizzare test bike esplicativi, unici nel settore, cioè recensioni corredate da consigli. Questo test sarà realizzato in collaborazione con il rivenditore autorizzato Trek, Falasca Cicli di Pontecorvo (FR) e con il mio meccanico doctor Falasca. Vi chiedo ancora un pò di pazienza. E' in arrivo l'Emonda Day. Saluti ciclistici.





lunedì 13 ottobre 2014

"La prescrizione secondo l'avvocato: riflessione sulla riforma."

"La prescrizione secondo l'avvocato: riflessione sulla riforma" è un mio scritto giuridico pubblicato sul sito web del Movimento Forense ( clicca QUI) e sulla rivista scientifica di diritto e fisco, Diritto Italiano (clicca QUI) . Lo condivido anche sul mio blog. Credo che sia importante divulgare ed  informare.



domenica 12 ottobre 2014

Test Bike Leightweight Meilenstein 2015, aggiornato.

La premessa: mi piacciono le sfide. Mi affascina incontrare la leggenda. Mi diverto a dissacrare i luoghi comuni. Sono originale ed anticonformista, sempre; dunque, l'obiettivo era quello di testare una ruota rivoluzionaria. Il target delle mie recensioni: innovare il test bike, senza effetti speciali, da carovana pubblicitaria; non creare illusioni, ma realtà concrete che corrono sulla strada. Ecco allora che mi si propone una prima assoluta: il primo test vero e completo, pubblicato sulle ruote Lighweight Meilenstein. L'approccio è stato quello di farlo senza limiti e timori reverenziali. Nessuna censura ho chiesto, solamente, di potere scrivere tutta la verità. Per poterlo fare occorreva un blogger e un tester bike. Ed eccomi qui a scriverlo. Il test è stata fatto in collaborazione con il rivenditore autorizzato Lightweight, Falasca Cicli di Pontecorvo (FR) e al meccanico Doctor Falasca.

Descrizione del prodotto.
Meilenstein significa Pietra Miliare ! E' la ruota simbolo della gamma; è l'evoluzione della Standard III. Rispetto al modello precedente, la Lightweight spiega che la frenata è stata migliorata, i cerchi non hanno più la forma a V marcata, ma un profilo arrotondato per assecondare meglio i flussi di aria laterale, come è la tendenza del mercato, e avere una migliore guida complessiva. L'altezza del profilo della Meilenstein è di 47,5 c, contro i 55 cm della Standard III, e questo consente un maggiore controllo del vento laterale. Il lay-up delle fibre di carbonio è stato innovato anche con l'impiego di nuove resine, che si traduce in una maggiore resistenza in caso di impatto e una maggiore rigidità; in pratica un altra ruota.
A vederla, la Meilenstein piace, conquista ed affascina; in carbonio, le flange, i cerchi, i raggi e i mozzi, persino i bloccaggi, forniti in dotazione, acciaio e carbonio, dal peso complessivo di 45 grammi !
I raggi sono 16 sull'anteriore (per i ciclisti che pesano fino a 100 kg; 20 raggi per i ciclisti che pesano 120 kg) e 20 sul posteriore, tutti incrociati. Le flange delle ruote sono over size e legate ai raggi piatti in carbonio larghi poco più di 1 cm, e dallo spessore di 2 mm. Sulla ruota posteriore, piccole "pelli" di carbonio avvolgono le giunzioni dei raggi che si sovrappongono. Questa tecnica è usata anche dai costruttori di ruote off limits, che legano i raggi in acciaio incrociati per rendere la ruota più rigida. La coppia test mi è stata consegnata dalla Lightweight con tubolare Competition da 22 sull'anteriore e da 25 sul posteriore. Peso nominale della Meilenstein: 1 chilo e 100 grammi. Quello reale non ho potuto verificarlo direttamente, in quanto le ruote erano già assemblate con i tubolari. Tuttavia facendo una semplice operazione aritmetica, sottraendo al peso complessivo, quello dei tubolari e delle prolunghe, mastice, il peso nominale, dovrebbe essere confermato, salvo qualche grammo in più.

TEST su STRADA.
Occorre fare una premessa. Trattasi di ruote con il cerchio e i raggi in carbonio; pertanto è una ruota per nulla paragonabile a quelle con il cerchio in carbonio e i raggi in acciaio. La Lightweight Meilenstein è una ruota rivoluzionaria. Al momento è lo stato dell'arte delle ruote. L'ho capito lanciandomi lungo una discesa tecnica, a tutta, dietro la scia di una moto, ( il motociclista non lo conosco, ma lo ringrazio); l'ho compreso quando sono riuscito ancora a stupirmi e a divertirmi, nonostante che abbia provato molte ruote top di gamma; quando l'ho vista ferma che mi "guardava"; quando ho sentito fondere l'energia profusa nella pedalata trasformarsi in velocità, in salita, in pianura, in discesa, sui percorsi vallonati.
La Meilenstein mi ha dimostrato di avere superato un limite della ruota tradizionale con i raggi in acciaio: la capacità di trasformare completamente in velocità la potenza della pedalata. L'ho sentita costruita per fare fluire senza dispersioni di forze, l'energia "spinta" sui pedali. Questo mi ha permesso di risparmiare energia e watt sullo stesso percorso, anche su strappi al 14%. Dalla pianura, alla salita. Ovunque la Meilenstein sorprende, grazie alla massa inerziale inferiore che rende la pedalata leggera in ogni situazione e  la straordinaria rigidità laterale. Non c'è dubbio: la Meilenstein è una ruota ultra racing.
Ora mi spiego il motivo per cui molti ciclisti professionisti hanno acquistato un paio di Leightweight ad alto profilo per gareggiare; usata in gara permette una prestazione migliore. Ho saputo da chi usa il misuratore Quarq Sram Red, un aumento di potenza del 3-3,5% su una salita di 7 km; il che corrisponde ad un vantaggio di circa 50 secondi o un risparmio di 10 watt. Non lo so, se è vero; inoltre non mi intendo e non uso l'elettronica sulla bicicletta, in quanto la ritengo non necessaria; per me,  in sella ci vuole testa, cuore e gambe; posso solo dire con certezza che con le Meilenstein si fa meno fatica e ci si diverte di più. Una ruota per nulla sofisticata, alla portata di tutti, in termini di maneggevolezza. Infatti la Meleinstein, sin dalla prima uscita, mi ha dimostrato una semplicità ed una precisione di guida, una familiarità immediata, un controllo totale della bicicletta e un piacere di pedalare, sorprendente, unico, mai provato fino ad oggi; sempre pronta ad assecondare ogni scatto e il cambio di ritmo, nonostante l'alto profilo.  
Lo ripeto; mi ha conquistato la reale percezione delle forze che si imprimono sui pedali e di quanta ne è andata persa inutilmente con altre ruote. Straordinaria è la sua capacità di trasformazione delle energie in velocità. E' diffusa la sensazione di fare meno fatica e di avere più tempo per assaporare il piacere di guidare una bicicletta da competizione. Incredibile. 
Nelle entrate veloci delle discese tecniche, ho sentito un controllo totale della guida, come se le Meilenstein non fosse una ruota a profilo alto. Dal punto di vista dell'agilità nella guida, e quindi nei cambi di direzione e negli inserimenti veloci nelle curve tecniche, il profilo da 47 cm e 1/2  è pari ad un profilo medio. Incredibile: controllo totale del genere. Ho guidato con la mente e non con le braccia; senza tensioni o sbavature. Una ruota che entusiasma facilmente.
In salita mi hanno dimostrato di riuscire ad aggredire qualsiasi pendenza; le Meilenstein "attaccano", in sella o fuori sella, consentendo di avere un rapporto più lungo, soprattutto nelle salite corte e ripide, quando la velocità rimane costante, non si paga dazio nei metri finali. Ottime anche sul misto collinare. Uno strappo al 14% - 16% l'ho superato con una velocità maggiore, grazie al peso leggero, ma soprattutto alla rigidità laterale, non comune. 
Sin dalle prime pedalate ho sentito già l'ottima rigidità laterale ( in particolare della zona del tubo sterzo) della Trek Madone 7S, aumentare notevolmente: in fuori sella, basta appoggiare  ( non serve fare pressione sulle braccia, si spreca energia e si accumula tensione sui muscoli della cervicale) le mani sui comandi, senza fare forza, per sentire la bicicletta sfilare velocemente e dritta, come se percorresse un binario; mai una flessione laterale, non voluta. L'accoppiata Trek Madone 7S e LW Meilenstein è granitica, senza limitare il confort. Basta un piè sospinto, che la bicicletta ovvero "la macchina", prende velocità, molta di più, delle volte che ho usato altre ruote top di gamma, con i raggi in acciaio. Incredibile, non mi stanco di ripeterlo.
In pianura, l'effetto volano tipico del profilo alto, entra in azione prima dei 40 km/H, forse per il peso leggero per la categoria e/o per la forma aerodinamica del cerchio: sicuramente le Meilenstein mantengono la velocità media più elevata a parità di sforzo, per effetto della spiccata rigidità torsionale. 
La frenata è buona; è nella media delle altre ruote top di gamma con la pista frenante in carbonio; nessuna sbavatura, merito delle nuove piste frenanti rettilinee. La frenata è precisa ed uniforme, durante le staccate brevi e forti; dunque nessuna irregolarità, o sobbalzo fastidioso, si avverte, durante la frenata corretta, cioè breve e forte, come spiegherò più avanti. Le piste frenanti al tatto non presentano alcuna imperfezione, decisamente gli artigiani hanno fatto un lavoro di precisione. Devo solo segnalare che alla prima uscita, ho udito un accenno di fischio nella staccata, ma a causa dei tacchetti nuovi, appena montati, tuttavia senza un ritorno fastidioso. Nelle successive uscite nessun fischio. Buona la morbidezza e l'efficienza della mescola dei tacchetti Swiss Top per Lightweight, la quale sembra migliore in termini di risposta, rispetto ai tacchetti in sughero. Forse il sughero frenando di meno sottopone il cerchio ad una maggiore durata della frenata, aumentando la temperatura del carbonio.
Ritorno sulla spiegazione della  frenata con i cerchi in carbonio. Per avere una migliore resa in frenata ed evitare problemi di surriscaldamento, consiglio di fare frenate intense, ma di breve durata, soprattutto prima di entrare nella curva, e di non tenere per lunghi tratti, il pattino a contatto con il cerchio, per evitare surriscaldamenti e per non perdere traiettoria e velocità. Il carbonio si raffredda molto velocemente quando si lascia la ruota. La frenata in curva si anticipa e sempre con il freno anteriore; frenando solo o maggiormente con il freno posteriore, la bicicletta perde traiettoria e sbanda. C'è da dire che questa raccomandazione è indirizzata particolarmente ai ciclisti poco esperti e comunque a quelli che temono la velocità in discesa. In discesa con la bici da strada non serve frenare sempre e a lungo. In quel caso occorre imparare e cercare di eliminare l'insicurezza. Non servono i freni a disco.
Riassumendo per la frenata è stato fatto un grande lavoro, da parte dei tecnici della LW; il miglioramento c'è stato: la Lightweight l'ho aveva scritto e posso assicurare che è stato risolto ogni problema di frenata della Standard III. La LW lo ha fatto con la 4^ generazione della Meilenstein, la ruota simbolo e la più venduta del catalogo. Ovviamente, il livello, è quello tipico delle ruote top di gamma con cerchio full carbon.
Per quanto riguarda la sensibilità al vento, devo dire che  in località di mare soffia forte; per questo ho potuto verificare che il vento laterale, influisce, nelle discese tecniche, seppure in misura minore di qualsiasi altro, profilo alto testato.
Il confort, in genere, dipende non solo dalla ruota, ma anche dalla scelta dei tubolari, dalla pressione d'uso, dall'assetto di guida, dal modo di posizionare le braccia e la schiena ( i gomiti e la schiena devono essere piegati se non si vuole caricare sulla cervicale e sui muscoli lombari, le asperità della strada; mi capita troppo spesso di vedere ciclisti pedalare con le braccia tese e la schiena dritta, quasi che pedalassero su una MTB o fossero dei Cobra in procinto di attaccare; hai voglia a scegliere telai con il tubo sterzo alto; se non si piegano braccia e schiena è meglio passare alla MTB !).
In merito al confort, va fatta una premessa: trattasi di una ruota ad alto profilo, quindi più "dura" rispetto ad un profilo medio e basso. Ciò premesso va detto che sul confort influisce, oltre che alla geometria e alla laminazione del telaio, anche la mescola dei tubolari, della sezione e dalla pressione di utilizzo. Il gonfiaggio dei tubolari va fatto in base alla pressione minima e massima consigliata dal produttore delle ruote e delle coperture, tenendo conto del peso corporeo: per esempio, un ciclista che pesa 80/90 kg deve usare una pressione molto più alta di un ciclista che pesa non più di 70 kg.Con i tubolari gonfiati a 11 atmosfere ( i Competition hanno una pressione max di 12 atm), e il peso corporeo personale di 62 kg, non ho sentito il massimo confort, nonostante la mia schiena allenata, la Madone 7S e il tubolare da 25 sul posteriore, utile solo per il confort. Invece, gonfiati a 9 e 1/2 - 10 atmosfere, il rapporto scorrevolezza/confort migliora. Questo per fare un esempio di come si possa incidere sul confort totale.
La scorrevolezza dei mozzi con componentistica DT SWISS è ottima. Basta fare girare la ruota da fermo per accorgersene: fanno molti giri prima di fermarsi e ritornare a farlo, all'indietro.
Dopo molte uscite non ho dubbi, ma solo certezze: l'accoppiata Trek Madone 7S - Lightweight Meilenstein è racing allo stato puro ! Granitica, reattiva all'ennesima potenza, maneggevole, senza problemi di confort, anche nelle lunghe distanze. La rigidità laterale della Meilenstein è sorprendente; nessuna energia si perde; tutta l'energia viene trasformata in velocità: è una ruota "salva gamba". Ma ho voluto testarla ulteriormente, sotto il profilo della rigidità laterale; troppo spesso, i telai vengono "accusati" di essere "morbidi", quando si sentono i tacchetti sfregare sulla pista frenante, mentre non si frena, e si sta a tutta, in volata, o su una salita dura e breve. In verità, molte volte, la causa è invece imputabile alla ruota che si usa.
Al fine di verificare ulteriormente, la rigidità della Meilenstein, ho regolato, un tacchetto del freno anteriore, della Madone 7S seconda versione, in modo che fosse più vicino alla pista frenante della ruota anteriore e posteriore della Meilenstein, rispetto all'altro; cosa da non fare mai. Ho testato la ruota, nel momento del massimo sforzo ( volata, scatto a tutta su una salita al 6-7% breve di 100 metri). Ebbene, non c'è stato alcun contatto tra il tacchetto regolato più vicino, e la pista frenante. Insomma, la Meilenstein grazie ai raggi spessi in carbonio, alla raggiatura, e alla qualità e alle dimensioni del cerchio e del mozzo, non flette mai.
Un discorso a parte va fatto per il prezzo. Molti dicono sono delle ruote eccezionali, ma costano troppo. Non è così. Se penso a quelli che hanno speso molto per avere a disposizione più coppie di ruote ( costretti ad alternarle a seconda del percorso, con il disagio e il rischio di non centrare bene i freni, in particolare quello posteriore, e con la necessità di registrare di nuovo il cambio, nel caso di ruote con diversa campanatura); se penso a quelli che cambiano e scelgono molti modelli, anche top di gamma, nella ricerca della ruota migliore, di quella definitiva; se penso che la Meilenstein non è paragonabile ad nessun altra ottima ruota con i raggi in acciaio; se penso infine alla qualità del carbonio usato, al livello della costruzione, al risultato in termini di prestazioni che sorprende, chiunque, è prezzo della Meilenstein è un prezzo equo.
C'è il limite della rottura dei raggi in carbonio. I raggi in carbonio non possono rompersi per trazione e non si allentano; possono invece rompersi solo a causa di una brutta caduta o di un corpo molto forte che li colpisce lateralmente. Il raggio in carbonio non è riparabile in quanto costituisce un corpo unico con il resto della ruota. La Meilesntein è una ruota monoscocca. Fermo restando la garanzia legale che copre i difetti di costruzione, per il periodo di due anni dall'acquisto e dalla registrazione sul web, è inoltre possibile stipulare una assicurazione che per il periodo di tre anni, dalla stipula; tale copertura consente la sostituzione della ruota, a prescindere dalla causa della rottura; se invece non è stata stipulata l'assicurazione, anche dopo il periodo di garanzia legale, in caso della rottura della ruota, come dei raggi, la LW offre uno sconto del 30% sull'acquisto. Insomma c'è da riflettere.
La Meilenstein, la Lightweight di IV^ generazione non è paragonabile alle migliori ruote top di gamma con i raggi in acciaio. Dopo avere usato la Meilenstein è difficile il "dopo", il ritornare ad usare altre ottime ruote. Spesso non serve cambiare telai per aumentare la prestazione; occorre cambiare la ruota.
Concludo con gli auguri ai possessori della Meleinstein, la LW della IV^ generazione, ed un consiglio a coloro che stanno cercando la ruota migliore: esiste è la LW Meilenstein. 
In ultima analisi voglio fare alcune considerazioni, parte integrante delle recensioni che ho pubblicato sul blog.  Ho testato molte ruote; l'ho fatto perchè la ruota non solo mi affascina ( è stata la più grande scoperta dell'uomo insieme a quella del computer), ma influenza e svela il carattere del telaio; se dovessimo pensare al rapporto che lega il telaio alle ruote, alla stregua di una coppia di coniugi, il "carattere forte", l'elemento predominante è la ruota. In buona sostanza le prestazioni sulla strada di un telaio, qualsiasi, dipendono dalla qualità delle ruote; per questo, la ruota è l'investimento più importante. Quando vedo un telaio top di gamma con delle ruote di media o addirittura bassa gamma, rabbrividisco. A cosa serve spendere tanti soldi per un telaio top di gamma che non potrà mai dimostrare tutta la sua qualità a causa dell'inadeguato livello delle ruote ? E' come avere un purosangue e attaccarlo ad un calesse ! Allo stesso modo vedere gruppi elettronici lavorare su ruote di media o bassa gamma. Tutto ciò denota la confusione mentale dei ciclisti. A cosa serve la cambiata precisa di un cambio elettronico, se la ruota è "ferma" ?!
Ci si chiede quale sia il futuro di una ruota per la bicicletta da strada. Certamente non è  la ruota con i freni a disco; non potrà mai esserlo: è pesante, pericolosa in caso di caduta, non leggera, ha bisogno di manutenzione ( olio e pasticche, praticamente come una ruota di una moto o di un auto), non è silenziosa, il contatto delle pasticche sul disco, spesso produce un rumore stridente a tratti, ed infine necessita di telai con il carro lungo ( la Shimano ha indicato la misura di 450 cm, altrimenti non garantisce in caso di rottura dei telai); la frenata del disco è assolutamente eccessiva per l'uso di una bicicletta su strada. Non è un caso che l'UCI non ha ancora autorizzato l'uso dei freni a disco nelle gare dei professionisti e questo la dice lunga. E se un giorno, l'UCI cedesse alle lusinghe di qualche produttore, comunque rimarranno tutte le problematiche spiegate, almeno per molto tempo; e vedremo visto che il mercato del freno non decolla, se alcuni produttori continueranno ad investire sul progetto che ho battezzato " disco deejay".
Invece il vero futuro della ruota è la ruota full carbon con il raggio in carbonio. Il carbonio ha dimostrato di avere i numeri : ha una densità cioè il peso e le dimensioni del pezzo finito, migliore dell'acciaio ( 7,8 kg/dm3 rispetto a 2kg/dm3 del carbonio); il carbonio ha la resistenza alla trazione, cioè la resistenza ad essere tirato senza rompersi, maggiore dell'acciaio ( si parla di 4500 Mpa del carbonio contro i 500 Mpa dell'acciaio non legato e di 1000 Mpa dell'acciaio legato). Dunque il carbonio rispetto al migliore acciaio, è leggerissimo, regge carichi enormi ( 10 volte di più dell'acciaio inox e dell'alluminio) ed è rigido. Ma è nell'ingegnerizzazione che il carbonio surclassa l'acciaio: le fibre di carbonio essendo molto sottili possono essere disposte, nella maniera più efficiente per supportare carichi esercitati da una struttura specifica. Ovviamente mi riferisco solo al migliore carbonio ( non quello venduto a basso costo). I raggi in acciaio invece, in trazione, flettono, si girano, si muovono lateralmente ( in particolare quelli incrociati e montati sulla ruota posteriore) e con il tempo necessitano della registrazione per avere una tensione ottimale; inoltre i raggi in acciaio tendono a spezzarsi soprattutto nel caso di carichi eccessivi. Il raggio in acciaio ha bisogno di essere controllato periodicamente; un primo controllo si può fare con il sistema che ho chiamato "dell'arpa" ( sfiorateli con le dita, sentirete un suono che cambia tonalità; in questo caso i raggi saranno tensionati correttamente). Di contro il raggio in acciaio, in caso di rottura, può essere sostituito. Consiglio di farli controllare dal meccanico. In buona sostanza, il vero limite della ruota, con qualsiasi cerchio, in termini di prestazioni e di durata, è il raggio in acciaio.
Il raggio in carbonio della Lightweight di IV^ generazione può sostenere una trazione di circa 2 tonnellate; non è un elemento a se stante, come il raggio in acciaio, ma è parte integrante della ruota, la quale costituisce un sistema unico, definibile "monoscocca".
Auspico investimenti importanti nel settore della costruzione del raggio in carbonio, per abbattere i costi.
E' appena il caso di lanciare un appello ai "tuttologi" sparsi nei forum e frequentatori dei negozi di ciclismo: prima di esprimere una valutazione, informatevi, e non fate passare per conoscenza, ciò che invece è solo un vile luogo comune. Il sapere è il limite delle persone. L'invidia e l'ignoranza uccidono l'invidioso e l'ignorante, spesso la stessa persona.
Concludo con un ultimo consiglio. Mi sono arrivate diverse email di lettori del blog che lamentavano un problema ricorrente: il freno posteriore tocca la ruota durante la pedalata. Innanzitutto i tacchetti non vanno mai regolati ad una misura troppo ravvicinata rispetto alla pista frenante e questo per evitare una pressione troppo forte in caso di frenata, tale da generare perdite di controllo ovvero sbandamenti. Vi consiglio, di fare un altra prova, per verificare se il problema sia imputabile al telaio oppure alle ruote con i raggi in acciaio e/o con un raggiatura non ottimale: muovete lateralmente le ruote, dopo avere serrato bene i bloccaggi e verificate se e quanto la ruota si muoverà. Nel caso della Meilenstein non ho visto nessun movimento della ruota; ed è stato l'unico caso in cui non è successo; e questo la dice lunga sulla rigidità della Meilenstein, montata sulla Trek Madone 7S.  Altra prova: spingere lateralmente, con il piede destro, il relativo pedale, tenendo ferma la bici, con una mano sul manubrio e l'altra sulla sella. La Trek Madone 7S, non flette. Provare per credere. Ovviamente le prove sono state fatte con la Trek Madone 7S seconda versione; quindi non posso escludere che se  usata con altri telai, possa esserci un diverso risultato.
Saluti ciclistici.



 


 



claudio cobiani,
Trek Bicycle ha risposto al tuo Tweet!
claudio cobiani
claudio cobiani@ClaudioCobiani
Trek Bicycle@TrekBikes
@ClaudioCobiani @Lightweight_CS Next time give us a warning before you share a hot bike like that. We got drool all over our keyboard!
16 ott 2014 14:51

Rispondi a @TrekBikes
Retweet Preferito
Questo è il Tweet della Trek a commento della foto della bike test. Grazie.








Il Doctor Falasca prepara la bici test.

                             

giovedì 9 ottobre 2014

Anteprima Test Bike: FFWD F6R.






In arrivo il test bike delle FFWD F6R per tubolare (ovviamente). Una ruota molto interessante per il rapporto qualità/prezzo. Il test sarà realizzato in collaborazione con il rivenditore autorizzato FFWD, Falasca Cicli di Pontecorvo (FR) e del meccanico Doctor Falasca.