domenica 29 maggio 2016

21^ tappa del Giro d'Italia 2016: immagini. La lettura pedalata e senza buonismo della 99^edizione.

Cala il sipario sulla 99esima edizione della corsa rosa. E' stata un edizione avvincente, grazie alla 19^ e 20^ tappa, non a caso, tappe alpine. Quanto sono noiose e avulse dalla classifica generale le tappe in pianura affidate a velocisti, sempre più incapaci di terminare le corse a tappe, per mancanza di coraggio in altura. E' stata un edizione caratterizzata dalle sorti in classifica del Nibali nazionale, prima preso di mira dalla stampa, defenestrato dal suo ruolo di campione acclamato, e poi glorificato, senza rimorsi; siamo in Italia, e gli italiani come è noto, salgono solo sul carro del vincitore di turno, non amano i secondi, come i francesi hanno tutti una famiglia a cui pensare. Folgorati sulla via delle Alpi piemontesi, gli italiani, si sono impossessati dell'immagine di Nibali, che tenevano nel portafoglio, insieme a quelle della suocera, e l'hanno fatta ritornare, l'immagine divina a cui affidarsi nei giorni di frustrazione per via del caro Europa. Le Alpi piemontesi hanno ridato il siciliano agli italiani, e così il siciliano è stato travolto da fiumi di inchiostro e ancor prima dalle messe cantate alla Rai Tv, nella trasmissione Giro Rai, che dal canto suo, andrebbe rinnovata. Ho letto ed ascoltato commenti della stampa leziosi, dopo che Nibali lo hanno attaccato. Del resto è noto che i giornalisti, nella quasi totalità, non è composta da ciclisti amatoriali, e i commentatori tecnici, ex corridori, spesso arrivano con il "gruppo" della carta stampata, ovvero con le dichiarazioni giornalistiche, e forse, per mancanza di sicurezza non escono dal gruppo e non vanno in fuga, con dichiarazioni indovinate. Insomma di ciclismo, è meglio parlarne tra di noi, che lo pratichiamo e lo seguiamo da una vita; noi che mangiamo pane e strada. Per quanto mi riguarda, Nibali è stato preparato per entrare in azione nelle ultime due tappe alpine. Non si improvvisa una corsa a tappe, non si estrae la forma fisica dalla tasca posteriore della maglia, come se fosse un coniglio dal cilindro,; la forma fisica la si porta dentro e viene programmata durante l'inverno e nelle corse che precedono l'evento clou. L'incapacità di cambiare il ritmo in salita è stato un altro modo sbagliato di interpretare la corsa e il campione siciliano, da parte dei giornalisti al digiuno di ciclismo praticato. Mi sorprende che alcuni commentatori tecnici ex corridori e il CT della nazionale, strappato ad una "carriera giornalistica", per amor di patria ciclistica, rispolverato commentatore tecnico ( ci sono più commentatori che giornalisti a Rai Sport ciclismo !), non lo abbiano spiegato. A proposito di commentatori tecnici della Rai Tv; Bruseghin vince nettamente su Garzelli. L'ex gregario forte cronoman, è apparso con una migliore condizione fisica, asciutto e ciclista attivo effettivo, e più sciolto nelle valutazioni tecniche sulla corsa. Garzelli era in evidente affanno persino nelle mezze ricognizioni delle tappe in salita, dove il fiatone non gli ha consentito di parlare tranquillamente; è evidente che nonostante la giovane età ha perso la forma atletica.
Nibali è un campione a sé. Tutti a dire, che si è sbloccato, all'improvviso. No. Lui è stato preparato e programmato dal suo preparatore, per raggiungere il picco della forma, proprio in quelle due tappe alpine, quando era verosimile che i suoi avversari, non avrebbero retto la fatica delle ultime tappe; giocata la corsa rosa, ai punti della fatica. Chavez è stata la vittima più illustre, perdendo la forza proprio nell'ultima tappa alpina. Per quanto concerne l'olandese Kruijswiik, ha perso la maglia e la vittoria finale, in discesa, anzi in discesa non va; Nibali lo ha capito e lo ha attaccato proprio sui tornati della Cima Coppi, mentre scendevano a tutta, su una strada bagnata dalla neve, e lo ha stracciato, anzi lo ha costretto ad andare fuori giri e contro la parete di ghiaccio. Non basta andare forte in salita, per vincere il Giro, occorre andare forte anche in discesa. Il Giro vinto da Ivan Basso, notoriamente piantato in discesa, fu un miracolo e i miracoli capitano molto raramente e non a tutti. Che riprovi sarà più fortunato; nel frattempo è in cerca di una squadra. Che non serva la squadra per vincere lo riprova il fatto che Nibali se non tornava a pedalare con le sue gambe, la tappa del Colle dell'Agnello l'avrebbe vinta il suo gregario, Michele Scarponi, quello che nel 2011, lo straccio nella classifica finale del Giro che vinse ai punti. Che non serve l'ammiraglia, lo prova, il fatto che Martinelli, nella tappa di Roccaraso, ha consigliato male Nibali, dicendogli di scattare, quando sapeva che il siciliano non aveva ancora le gambe per poterlo fare. Lo ha fatto umiliare persino da un passista come Dumolin ! Se mi date un ammiraglia e dei campioni, vi assicuro che un Tour e un Giro riesco a vincerlo anch'io. Un ultima considerazione sulla Trek Segafredo. Se fossi il presidente della Trek li avrei licenziati in blocco persino il buon Nizzolo, coraggioso velocista che resiste alle Alpi, ma non alla tentazione di chiudere l'avversario addosso alla transenna, per paura di perdere l'ennesima volata. Qualcuno mi dirà che ha vinto la maglia rossa ! Bè senza Greipel e Kittel, velocisti senza palle agonistiche per la salita, se fossi stato al posto di Nizzolo, non l'avrei ritirata la maglia rossa. Insomma è un team con investimenti troppo alti per i risultati raccolti, un parcheggio per campioni sul viale del tramonto e corridori non all'altezza dei milioni di dollari statunitensi. Certo tutti i corridori del team sono lavoratori dipendenti della Trek. Bè allora un motivo in più per licenziarli; del resto negli USA non esistono garanzie occupazionali. E non mi venissero a dire che i corridori gli servono per collaudare i telai ! Ma non scherzate ! I corridori servono solo per vincere le corse, sin dai tempi di Ganna, il muratore. Uran ? Non l'ho visto. Valverde ? Solo la fantasia dei giornalisti poteva pensare che un non scalatore potesse vincere il Giro di quest'anno. Pozzato? Ce l'ha messa tutta, anche questa volta, ma è evidente che si sta preparando ad una nuova fase della vita. Capita a tutti. Ora vi lascio alle immagini esclusive dell'ultima tappa. Saluti ciclistici. 

Il gruppo nel circuito finale di Torino
Nibali si appresta a vincere per la seconda volta il Giro
Valverde segue Nibali accerchiato dall'Astana.
Trek Segafredo. Tanti soldi spesi per niente. Da licenziare in blocco. 
Archetti prende in consegna per Nibali il trofeo senza fine del Giro. 

Test bike: Lightweight Meilenstein Obermayer Schwarz. 

Continuo i test sulle ruote più ambite dai ciclisti, quelle che, come ho appurato, creano dipendenza #addict. Dopo le Lightweight Meilenstein CLICCA QUI, Gipfelsturm CLICCA QUI anche nella versione Schwarz CLICCA QUI, ( per il test comparativo Meilenstein/Gipfelsturm CLICCA QUI), è' la volta delle Meilenstein Obermayer nella versione Schwarz. Intanto iniziamo subito a verificare il peso reale CLICCA QUI. Il test è realizzato in collaborazione con il distributore Bike Passion GmbH e il rivenditore autorizzato Falasca Cicli.
Test su strada.
Occorre fare una premessa. Esistono tre tipologie di ciclisti: lo scalatore ( di piccola statura, di peso leggero; in salita usa pedalare, costantemente in fuori sella, e riparte di scatto, abbassando di uno o due rapporti la catena, in modo incessante, la chiamo la danza che stronca gli avversari non scalatori; è abituato a mulinare rapporti agili sulle salite dure, i cui tornanti supera internamente, quindi sul punto più alto), il passista scalatore ( in salita usa pedalare in sella, e qualche volta, rilancia sui pedali, nei tornanti più duri, e sale con passo regolare e potente, spingendo anche rapporti lunghi) e il passista ( in salita pedala solo in sella e con passo costante e di potenza con rapporti solo lunghi). Ogni ciclista, sceglie la ruota in base alle proprie caratteristiche; quindi lo scalatore usa la ruota con profilo basso o medio; il passista scalatore  e il passista, invece prediligono, la ruota con profilo alto. Non è un caso. Infatti la ruota a profilo basso e medio, è più scattante (reattiva), più agile, ottima in salita, ma meno performanti in pianura, rispetto a quelle a profilo alto; le ruote a profilo alto sono più adatte a chi pedala di potenza, seduto e con passo costante. Approcciarsi al test Obermayer, dopo quelli fatti sugli altri modelli  della gamma strada Lightweight è il percorso logico e pratico corretto;  diversamente non si potrà valutare il modello dal nome storico (Obermayer era  nome del padre fondatore del marchio Lightweight, ceduto ad un distributore statunitense); ognuno di essi, ha un carattere distinto e alte prestazioni. Le ruote Lightweight sono componenti di nicchia, assolutamente superiori ad ogni altra ruota con raggi in acciaio e cerchio in carbonio. A parità di qualità del telaio, la ruota Lightweight è il valore aggiunto, che fa la differenza nella prestazione e nella bellezza della macchina; e questo lo scrivo senza se e senza ma, dopo avere testato le ruote top di gamma in carbonio più blasonate. A coloro che mi chiedono perché scegliere una Lightweight, rispondo, per risparmiare ed avere la migliore prestazione ! Certo acquistando una Lightweight si risparmia il prezzo pagato per passare da un modello all'altro prima di trovare la prestazione assoluta della Lightweight. Fate la somma e capirete il risparmio; la matematica non è un opinione.
Con la Obermayer Schwarz ( versione dotata di mozzi DT SWISS 190 con cuscinetti in ceramica della Ceramic Speed), la Lightweight ha voluto creare un prodotto di rottura con il concetto classico della ruota a profilo alto: produrre una ruota rigida e molto leggera ! Parametri assolutamente inconciliabili per le ruote ad alto profilo concorrenti. Ma come comprendere appieno la qualità della Obermayer se non si conoscono le caratteristiche fondamentali del materiale usato, cioè il carbonio, la fibra creata dal dr. Bacon nel 1958. Il carbonio è formato da una matrice (legante) che agisce da rinforzo ( destinato a rinforzare la rigidezza e la resistenza del composito), con funzione riempitiva ( per migliorare le proprietà, quali la resistenza all'usura, all'impatto,ecc.) e di carica (fibre lunghe, corte o particelle nano). La qualità del carbonio non solo dipende dalla combinazione dei filamenti e dal loro modulo (VHM, altissimo modulo, meno resina e più carbonio in assoluto; HM, alto modulo; IM, modulo intermedio), ma anche dalla trama delle pelli di carbonio, quello che si vedono esternamente, assemblate negli stampi: UD ( unidirezionale, molto rigido, reattivo, ma poco elastico), 1K (trama fitta, leggera, reattiva, in misura ottimale), 3K ( trama molto fitta, spesso associato al processo di compattazione HM), 6K e 12k, per pelli con trame più larghe, più resistenti, ma  meno performanti, in termini di peso, e pregiate.
Ebbene, la composizione del cerchio delle Obermayer nasce dalla combinazione segreta di questi materiali, in modo da miscelare il rapporto peso/rigidità più estremo. Per essere chiari, il principio da scardinare è: la ruota rigida è meno leggera. E a questo punto entra in gioco, il valore aggiunto della ruota Lightweight,   attraverso processi di compattazione, segreti, materiali in composito costosi e soprattutto la straordinaria soluzione della costruzione in monoscocca, cerchio, raggio e mozzo, un unicum, una cosa sola, e tutto in carbonio ! La Lightweight è riuscita a superare questo principio, con le Gipfeslturm; ma con le Obermayer, la Lightweight ha alzato la soglia della difficoltà: realizzare una ruota ancora più leggera. Sarà riuscita a farla rigida e, ove ci fosse riuscita, quanto è rigida ?
Ebbene se la Meilenstein è la ruota con il carattere più deciso, prevalentemente rigida, la meno confortevole e leggera,  la Gipfelsturm, è la ruota più equilibrata, quella del contrasto per eccellenza, in quanto, leggerissima, confortevole e rigida, e la Obermayer è la ruota che porta all'estremo la leggerezza e la rigidità. Il limite tipico della ruota ad alto profilo, comunque rimane, considerato che il cerchio a profilo alto, "sposta" più aria, e quindi genera più attrito, mentre, nel caso della Obermayer, non ci sarebbe l'altro limite caratteristico delle ruote a profilo alto, cioè il maggiore peso posto alle estremità della struttura, influente rispetto per esempio, al peso strutturale di un telaio; limiti, che nei rilanci in salita, sono penalizzanti. Se però non si vuole rinunciare al profilo alto, la Obermayer rimane la migliore ruota a profilo alto, per i passisti e per i passisti scalatori. 
Sulla strada le Obermayer evidenziano una rigidità torsionale ottimale miscelata ad una leggerezza prevalente, due parametri in contrasto, secondo il principio enunciato, ma straordinariamente presenti in questo modello; più confortevoli delle Meilenstein, ma meno delle Gipfelsturm; più maneggevoli delle Meilenstein, e quasi uguali alle Gipfelsturm, e questo è un altro  risultato straordinario, considerato che trattasi di un profilo alto, che ottimizza questo parametro, con il peso leggerissimo; nettamente più reattive delle Meilenstein, ma meno reattive delle Gipfelsturm ( differenza valutabile  in un rapporto di 10 a 8 a favore delle Gipfelsturm), risultato comunque eccellente, tenendo conto che il profilo alto, genera più attrito e quindi incontra più resistenza all'aria, sia in fase di spinta (reattività), sia in fase di agilità (maneggevolezza); più confortevoli delle Meilenstein, ma meno confortevoli delle Gipfelsturm. Rispetto alle Meilenstein e alle Gipfelsturm, la Obermayer è la più sensibile al vento laterale, in quanto, al profilo alto, ( uguale a quello delle Meilenestein), si aggiunge l'estrema leggerezza, come quando i camion, "schiaffeggiano" con la scia.
In salita, le Obermayer vanno comparate alle Gipfelsturm, la ruota da montagna della gamma, e rispetto a queste le Obermayer sono meno reattive, negli inserimenti sui tornanti più ripidi, ma recuperano sul lungo, potendo contare sul profilo più alto e leggero; per questo si adattano meglio alle caratteristiche dei passisti scalatori, che pedalano più in sella, anche in salita, e che non necessitano di una ruota che assecondi lo scatto continuo, come di solito usano pedalare gli scalatori. In pianura, le Obermayer sono reattive come le Gipfelsturm, ma hanno un effetto volano evidente, seppure leggermente inferiore alle Meilenstein, di per sé la ruota perfetta per il passista. Sui percorsi vallonati, la Obermayer è la migliore sintesi, tra il rilancio secco e agile della Gipfelsturm e la forza delle Meilenstein. In buona sostanza, la Obermayer è la ruota perfetta per il passista scalatore e per tutti coloro che vogliono assemblare il telaio con ruote esclusive. In discesa, le Obermayer Schwarz sono maneggevoli, precise, e veloci negli inserimenti in curva. La frenata è morbida ed uniforme; durante il test, ho avvertito lo stridore dei tacchetti del freno anteriore, in sede di discesa prima dell'inserimento nel tornate. Gli stessi tacchetti sono stati usati anche con le Gipfelsturm ma senza avvertire il fastidioso fischio. Indice che la pista frenate delle due ruote è diversa. Nessun problema di tenuta, in discesa, con un ciclista di 60 kg, come il sottoscritto ed una bicicletta dal peso di 5 chili e 590 grammi. Superfluo osservare, o quasi, che usando le Obermayer non ho abbassato i tempi di percorrenza della salita, anzi ho peggiorato il tempo di ascesa solito, impiegando un tempo maggiore di quasi 8 minuti, sulla salita, che percorro, come è cosa buona e giusta, per valutare gli allenamenti.  Attese le varianti tipo vento e forma fisica questo dato non deve sorprendere; la ruota a profilo alto, anche se è leggerissima come la Obermayer, è una ruota a profilo alto, quindi il profilo genera più attrito e resistenza all'aria, e per quanto, possa migliorare la reattività, rispetto a quelle a profilo alto meno leggere, penalizza, uno scalatore, che usa pedalare con continui rilanci, e a scatti. Dunque occorrono più watt per spingerle efficacemente. Verosimilmente, il passista e lo passista scalatore, invece con una ruota leggerissima e a profilo alto, come la Obermayer, procedendo di passo regolare, possono migliorare i loro tempi in salita. Dunque la Obermayer è adatta per le cronoscalata, a patto che la usino i passisti scalatori e i passisti. Quindi non consiglio, la Obermayer, come del resto tutte le  ruote a profilo alto, agli scalatori, per i quali è necessaria una ruota che unisca alla leggerezza, l'estrema reattività e agilità, tipici della ruota a profilo basso/medio, per i quali consiglio senz'altro la Gipfelsturm. La Obermayer, è una Meilenstein più leggera, quindi, rispetto a questa, è più adatta alla salita, ma non deve trarre in inganno poiché ci vogliono sempre più watt rispetto ad una ruota a profilo basso/medio (leggere), per spingerla. Diciamo che la Obermayer è la soluzione migliore per i passisti o comunque  per chi vuole pedalare in salita, senza dovere rinunciare al profilo alto. Non fatevi fuorviare dal peso e dal prezzo. Saluti ciclistici.


E' appena il caso di precisare l'eccellente performance dei mozzi con ceramica Ceramic Speed: in discesa sono straordinariamente veloci e in pianura la ruota ha meno attrito. Provare per credere. E' facilmente avvertibile la diversa scorrevolezza, tra le due versioni dei modelli della gamma Lightweight, gli uni con mozzi muniti di sfere in acciaio, e gli altri con mozzi dotati di sfere in ceramica prodotti dalla Ceramic Speed. Le Obermayer Schwarz test sono state assemblate con tubolari Continental Competition da 25 mm, che le ha senz'altro penalizzate nella scorrevolezza e migliorato nel confort. La Obermayer ha un limite di peso: 100 kg ( riferito al peso complessivo bicicletta/ciclista).  Saluti ciclistici.

Pagella:
Rigidità laterale: 8,5 ( con una ruota così leggera non si poteva fare di meglio)
Trasmissione della potenza: 9
Frenata: 9
Stabilità: 9
Peso: 10
Reattività: 8,5
Maneggevolezza (Agilità): 9
Confort: 8,5
Scorrevolezza mozzi: 10
Bellezza: 10


La macchina test




Il peso complessivo della macchina test
 



mercoledì 25 maggio 2016

20 ^ tappa del Giro d'Italia 2016. Ricognizione e passaggio del gruppo.

In largo anticipo ai "ricognitori" della Rai Tv e della concorrenza, ecco le immagini del GPM della 20^tappa del Giro d'Italia. Il mini video è stato girato oggi pomeriggio a quota oltre 2802 m.l.s.m. sul passo della cima alpina francese, del Col de la Bonette. Temperatura - 5°. La strada è stata pulita da erbacce e da pietrisco e hanno allargato la carreggiata.
Aggiornamento. E dopo la ricognizione ecco il passaggio del gruppo dei big su La Bonette.
Il reportage l'ha realizzato l'ultracycling Matteo detto "Sammontana". Saluti ciclistici. 





sabato 14 maggio 2016

Come scegliere la Sella Italia giusta: il sistema software Selle Italia Idmatch Smart Calipier 2016.

La sella, unitamente ai pedali e alle scarpe, bisogna sceglierla con assoluta precisione, in quanto non tutti i modelli si adattano alle personali caratteristiche antropometriche. Ma come fare ? Il catalogo Selle Italia contiene accanto ad ogni modello, diverse classificazioni, a seconda delle caratteristiche fisiche richieste per l'utilizzo; quindi prima di sceglierle occorre verificarle con il sistema brevettato dalla Selle Italia, cioè il sistema software Idmatch Smart Calipier, l'evoluzione del sistema Idmatch. Questo software avanzato è dotato di un microprocessore che esegue i calcoli per determinare la seduta ideale di un atleta. L'inserimento delle informazioni nel processore è automatico, grazie ad una serie di sensori digitali. Esse sono: a) la distanza intertrocanterica, ossia la misura della distanza, tra le due grandi tuberosi del femore, fondamentale per il bacino; b) la circonferenza delle cosce per conoscere i punti di appoggio della sella; c) l'inclinazione del bacino. Il risultato non è una singola sella da scegliere, ma una categoria di selle, composte da più modelli, tra i quali scegliere. La categoria S indica i ciclisti che hanno una distanza delle ossa ischiatiche di taglia small; mentre quella L i soggetti che hanno una distanza delle ossa ischiatiche intaglia large. Entrambe le taglie si suddividono in 1, 2 e 3, a seconda della rotazione del bacino richiesta. Per esempio, la sella adatta alle mie caratteristiche è la S3. Cosa significa: S sta taglia small e si riferisce alla distanza delle ossa ischiatiche; 3 sta per alta rotazione del bacino. In buona sostanza è la misurazione tipica dei ciclisti con peso leggero, dimensioni delle ossa ischiatiche piccole, alta mobilità del bacino, massima estensione della schiena. Il test è stato realizzato in collaborazione con il rivenditore autorizzato Selle Italia Idmatch, Falasca Group. Saluti ciclistici. 


venerdì 13 maggio 2016

Test Bike: Walbike.


Il pacco con i prodotti da testare spedito da Walbike.

                                          

Il motivo di questo test è semplice: se il ciclista si prende cura della bicicletta, la bicicletta si prenderà cura di lui. A chi ha esperienza sulla strada, non sfugge, il fatto che nel momento in cui si pulisce la pulizia, e lo si fa bene, si scoprono cricche o danni, e si migliora la prestazione e l'affidabilità del mezzo. Sono molto scrupoloso nel selezionare i test bike da pubblicare; non testo "l'ordinario", i prodotti commerciali, testo solo l'esclusivo, l'affidabile, quello con un valore aggiunto. In buona sostanza consiglio solo ciò che merita i vostri soldi e il vostro sudore agonistico. Fatta questa premessa che è parte integrante anche di questo test, introduco il nuovo prodotto da testare. Walbike è un produttore effettivamente italiano, non solo per il brand ma anche per la produzione.  Finalmente! Un motivo più per sceglierlo.  La sua linea di prodotti è esclusiva e specifica, per certi versi innovativa, come per esempio nel caso, del prodotto per la pulizia del casco e delle scarpe, che deterge ed elimina gli odori! Ovviamente nell'offerta Walbike, c'è attenzione per la pulizia e la lucidatura del telaio, con vernice lucida o con vernice opacizzata, e per la pulizia e la lubrificazione della catena. Ma come dicevo i prodotti Walbike, sono esclusivi. Basti pensare allo sgrassatore che pulisce, lubrifica e protegge, la catena, il gruppo e il cambio, senza bisogno di risciacquo (tutto in un solo prodotto) oppure al detergente per la pulizia del telaio senza risciacquo. Ma v'è di più. È' l'olio lubrificante per la catena, classificato come polare perché contiene una molecola respingente che permette di non fare attaccare i primi sporchi; sarà interessante confrontarlo con i prodotti concorrenti Shimano e Finish Line. Ma la gamma dell'offerta è ampia. Per avere una panoramica esaustiva, consiglio di navigare  sul sito della Walbike, completo e di facile consultazione, sul quale è possibile anche acquistare. CLICCA QUI . Il test è realizzato in collaborazione con Walbike.
Test. Sono rimasto semplicemente e completamente soddisfatto. I prodotti Walbike testati sono efficaci, ognuno per l'uso a cui sono destinati e hanno superato il test a pieni voti. 
L'olio per la lubrificazione della catena, è migliore del Finish Line, è resistente all'uso (usura) e lubrifica efficacemente in ogni condizione. Sorprende il prodotto Walbike che sgrassa e lubrifica la catena: usato con dosi proporzionali allo sporco è ottimo, togliendo lo sporco e lubrificando ! Due prodotti in uno. Un bel risparmio anche in termini di tempo. 
Per il telaio in carbonio con vernice lucida, il più difficile da far brillare, soprattutto quando non è  nuovo, ho usato, il Walbike  Clean Frame Shine e il Walbike Frame Shine, rispettivamente per lavare e per lucidare e proteggere il telaio con vernice lucida ( in catalogo esiste anche quello per vernici opache); questi prodotti sono anch'essi ottimamente efficaci e per capirlo è sufficiente guardare le foto. Davvero sorprendente il risultato su un telaio sporco. Come è sorprendentemente efficace, sia il prodotto specifico per la pulizia delle scarpe, sia quello per eliminare gli odori delle scarpe e del casco: non serve più lavarli con acqua e sapone per detergerli e togliere il cattivo odore dovuto ai batteri del sudore. I prodotti specifici Walbike sono gradevolmente profumati. A questo punto e a ragion veduta, consiglio i prodotti Walbike testati.  
Saluti ciclistici.