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lunedì 4 marzo 2024

Il negozio ciclistico 3.0 #evoluzione #ciclista3.0 #custombike #onebikeforever

Officina a tre "corsie", meccanici aggiornati ad alta competenza, assistenza biomeccanica e nutrizionale con specialisti del settore, rapporti diretti solo con marchi artigianali per la vendita di telai su misura, ritiro e consegna di bici al domicilio del cliente, assistenza-spedizione a distanza con consegna in officina, zona bar, vendita abbigliamento su misura, libertà dai vincoli d'acquisto annuali richiesti dai marchi industriali. L'evoluzione del negozio ciclistico è connessa all'evoluzione del ciclista, cioè "all'essere ciclista", ciclista 3.0, con la propria specificità antropometrica e atletica, che opta per il "su misura", per liberarsi dai prodotti standard e dalla massificazione. Saluti ciclistici. 

martedì 7 giugno 2022

Officina bike: quando si spacca il cambio elettronico !

Chi legge il mio blog è consapevole del fatto che niente sia perfetto, che tutto si rompa e che il marketing ricorra agli effetti speciali per confondere il consumatore. La mia rubrica Officina Bike è dedicata a chi voglia vedere quello che accade dietro le quinte del grande spettacolo chiamato mercato globale della bici. Ecco un altra esclusiva, che non troverete nel web e nei magazine: la puleggia (gabbia) spaccata del cambio elettronico Campagnolo Super Record EPS 12 velocità. Causa: la catena mentre scendeva dal 53 al 39 è uscita fuori, aggrovigliandosi nella puleggia; il ciclista continuando a pedalare, ha tirato la catena strappando la puleggia. Ora potete venirmi a dire che è un caso raro, o tutto quello che più vi piace e che vi suggerisce il marketing, ma resta un fatto incontrovertibile: la catena può uscire fuori anche utilizzando il cambio elettronico di ultima generazione, e come in questo caso, parliamo di un cambio costoso e avanzato dal punto di vista tecnologico. Ora mi rivolgo al pedalatore che "vive di e per il marketing": guarda la foto, memorizzala; zitto e pedala senza fermarti al bar ( se ce la fai). Saluti ciclistici.   

 


lunedì 23 maggio 2022

Officina Bike: rottura del corpetto ruota libera #DTSWISS

L'ispezione attenta e periodica, che faccio regolarmente ogni 2/3 uscite, in occasione della pulizia della catena e della macchina, mi consentono di prevenire normalmente guasti meccanici e complicazioni serie, e di evitare di "rimanere per strada". Visto che non pettino le bambole, ma sono un ciclista evoluto, approfondisco ogni piccolo rumore ed imperfezione; e così in occasione di uno sferragliamento/rumore della catena sul pignone appena diverso dal solito, ho intuito che qualcosa non andasse come doveva. Tornato alla tana, ho fatto un ispezione più scrupolosa e ho visto che i pignoni giravano storti. Smontando il pacco pignoni si è svelato il problema: il corpetto della ruota libera si era rotto. E' appena il caso di precisare che se avessi trascurato il rumore, la rottura avrebbe procurato danni alla ruota e probabilmente in discesa o spingendo in salita, ci sarebbero potute essere conseguenze più gravi.  Consiglio. Controllate la bici dopo ogni uscita. I rumori sono un campanello d'allarme; evitate di chiacchierare e di distrarvi; ascoltate la bici, la strada e il corpo. Il resto distoglie dall'allenamento e dalla sicurezza. Ho smontato (a mano), il corpetto e rimontato il corpetto sostitutivo con sfere Ceramic Speed e la cassetta (come da video). Risultato: tutto ok. Saluti ciclistici. 





venerdì 8 aprile 2022

Officina Bike: quando il carbonio fa crack !

Premessa. Racconto e scrivo la verità delle mie esperienze dirette. Sono intollerante alle massificazioni e agli sponsor. Il marketing non mi rende schiavo. Ho coniato il termine "pedalatore" per valorizzare il ciclista. Scelgo i prodotti da testare e non compro followers. Quindi posso scrivere liberamente la verità. Dunque il freno a disco quando gira fa tin tin, il carbonio quando si rompe fa crack ! Testare significa anche portare al limite il materiale. La cronaca. Fatto accaduto nell'estate 2021 durante il test di un manubrio in carbonio. Al termine di una lunga salita, percorsa fuori sella ed impugnando la curva nella parte bassa, nel successivo e primo tratto percorso sulla strada ondulata, stringendola di nuovo, sempre nella parte bassa, ho sentito crack, come quando si rompe un pezzo di legno secco; si era rotta la curva nella parte interna sinistra. Amen. Ritorno alla base pedalando prevalentemente con una mano. Era un manubrio molto estremo; tant'è che sentivo una leggera flessione nella parte bassa, in fase di spinta. Testare è una cosa complicata e spesso pericolosa. Saluti ciclistici. 

giovedì 5 gennaio 2017

Quelli dell'officina. Giuseppe Archetti.

Tutti parlano solo dei corridori e delle loro gesta. Ma ci sono delle persone che lavorano dietro le quinte e dal cui lavoro dipende anche l'esito di una gara, di una stagione, tra le quali i meccanici. Figlio di un meccanico, abituato al grasso e agli ingranaggi, non potevo che condividere con i lettori del blog, l'incontro ravvicinato avuto oggi con Giuseppe Archetti, meccanico della Nazionale di ciclismo su strada e del Team EAU Abu Dhubai, da tempo uno dei più preparati, uno di quelli più abili a regolare la trasmissione della bicicletta, sporgendosi fuori dal finestrino dell'ammiraglia, "ascoltando" la tensione della catena con il vento nelle orecchie, capace di raggiungere i punti più nascosti del cambio, che si trovano sulla parte opposta della bicicletta. In un attimo egli è conscio del rischio, per la sua vita, e di quella del corridore. Solo i migliori meccanici possono e devono farlo. E' stato interessante vederlo comporre una bicicletta crono del team, assemblandola, con consumata maestria, quasi un ripetere costante di un tessitura mirabile, chiamata esperienza. Archetti come ogni buon meccanico, è una persona schiva, abituata a vivere lontano dai riflettori. A lui non è chiesto altro che farle funzionare quelle lucide macchine, silenziose, ma complicate, regolare la straordinaria combinazione di sincronismi, di materiali e di componenti, destinate a resistere alla potenza di un campione. Al meccanico non è concesso sbagliare nei momenti culminati della gara, quando le speranza e le fatiche di un corridore, hanno bisogno della vittoria per il futuro personale e dello sport. E anche lui non può sbagliare. E così nel silenzio dell'officina ho visto Archetti seguire con attenzione ogni movimento, ogni innesto, ogni assemblaggio, un rituale a cui è abituato da molto tempo, e sono sicuro a pensare già alla prossima macchina da preparare prima che giunga la mattina. Il meccanico non ha orari, non ha freddo, non ha caldo, non ha fatica. Il meccanico ha nelle sue mani il futuro di una generazione di corridori. Non c'è tempo per celebrare il passato, non c'è tempo per pensare a qualcosa di diverso, c'è solo il tempo per lavorare, di essere il fulcro di tutto il reparto corse. E quando le biciclette saranno tutte preparate e chiuse nel camion, quando la luna e le stelle lo saluteranno, per un attimo e solo per un attimo, egli si ricorderà di quella volta al Giro d'Italia, al Tour de France, quella volta, tanto tempo fa. Ma sarà solo un attimo. Non c'è tempo per ricordare. Tra non molto sorgerà un nuovo giorno. Chissà se almeno in quel momento Archetti penserà alla stanchezza. 


  

venerdì 9 dicembre 2016

Quelli dell'officina.

Molti anni fa conobbi un silenzioso e sicuro meccanico. Lo battezzai Doctor Falasca. Uno di "quelli dell'officina", come definisco i  personaggi di un romanzo ambientato negli anni del ciclismo eroico, che un giorno scriverò. L'incipit del romanzo. "Era una mattina di nebbia. Il paesaggio era severo come l'inverno. Fuori una fila di alberi, segnava ai lati, la strada dritta e lunga. Sulla pianura era calato anche il silenzio.  L'officina era aperta sin dalle prime luci dell'alba. Il lavoro non mancava. Il meccanico indossava un grembiule nero. Egli girava la pedivella della bicicletta sospesa sul cavalletto. Nell'officina c'erano appese le biciclette di acciaio, senza colore. In alto sul muro, quello più vicino al tornio, in bella mostra, c'era la foto di Ganna, il primo vincitore del Giro d'Italia....". Ho voluto iniziarlo così questo post, con un salto nel tempo tra le pagine di un libro, che parlerà delle competizioni più antiche, quelle fatte con la prima macchina da corsa, la bicicletta. E come poteva mancare, nel mondo delle corse delle biciclette, il meccanico, quello che riconosci per la passione e per i particolari, come quando sistema sul bancone dell'officina, gli attrezzi puliti ed ordinati, riposti nel punto in cui, saprà trovarli, nel culmine dell'assemblaggio o della riparazione. Il suo lavoro è tutto un sincronismo, un susseguirsi di movimenti e di sequenze. Il meccanico lo riconosci per come ascolta lo scorrere della catena sui pignoni, per la precisione dello sguardo e del tocco nella regolazione del cambio.  Quelli dell'officina.......... e allora, appena mi si è presentata l'occasione, di vederne insieme due di loro, mi è piaciuto fotografarli. Uno, il Doctor Falasca, l'altro il meccanico della nazionale italiana di ciclismo su strada, Giuseppe Archetti. In fondo, i meccanici, quelli che stimo, hanno molto da condividere, autori di un mestiere antico e di una passione preziosa.

Quelli dell'officina. Giuseppe Archetti e Doctor Falasca