In Italia quelli che contano, non parlano di bike economy , quando fanno finta di cercare soluzioni complicate a problemi annosi come la tutela dell’ambiente e della salute pubblica, l’inquinamento e la sicurezza stradale. La soluzione e’ semplice: bike economy ! Investire sulla bicicletta cambiando lo stile di vita e la rete stradale, potenziando l’indotto che ne deriva. Viviamo un insopportabile paradosso. L’Italia e’ ideale per la bici e per il (ciclo) turismo, tutto l’anno; ma l'italiano medio è per vocazione automobilista e tendenzialmente non sopporta i ciclisti e tutto quello che si muove a pedale sulla strada, che vorrebbe tutta per sé; si sente come un "cacciatore" a quattro ruote, che attende di incontrare la "selvaggina a pedale" per "colpirlo" con vituperi. E' la rabbia stradale, attività per la quale l'italiano medio eccelle, e sfoga tutta l'invidia che sente verso i ciclisti, riconoscendolo "atleticamente attivo", tendenzialmente minore nel peso corporeo e "diversamente mobile". Di questa idiosincrasia ne è conoscenza la politica italiana, che per effetto, rinuncia a riconoscere e a tutelare la nuova civiltà che si muove a pedale. Un altra politica saprebbe realizzare senza ritardi, una rete stradale in sicurezza, per i ciclisti e persino una ciclabile, tipo autostrada del Sole, che attraversi l'Italia, e sia effettivamente e facilmente fruibile, senza interruzioni, con servizi e strutture turistiche dedicate, con collegamenti a Parchi , Riserve naturali ed Oasi ( sono tante). Non da ultimo, saprebbe dare incentivi per l'acquisto delle biciclette muscolari, investimento per la salute pubblica, finanziabile con il risparmio sulla spesa pubblica per il Servizio Sanitario Nazionale. E' noto, che più gente pedala, più gente è sana e felice, tutto l'anno. I produttori e i marchi di biciclette farebbero la pubblicità alla TV, visto che la gente, se non lo vede alla TV non è contento di acquistarlo. Si chiama bike economy. Si chiama civiltà, nuova coscienza sociale, sensibilità verso l'ambiente, tendenza naturale delle persone, a muoversi, come a pedalare; le persone sono nate per muoversi, e non per lievitare davanti alla TV o per stravaccarsi davanti ad un bar, oppure, ancor peggio, per "camminare" con le auto, sempre più ingombranti, ed inutili per la salute pubblica, e l'ambiente, dotate persino di una strumentazione elettronica di emergenza, dato che si sono accorti che tendenzialmente l'automobilista medio, quando è alla guida, fa molte altre cose, come parlare allo smartphone, chattare, fumare, fare sesso, non guarda la strada, e si sente come nel salotto di casa. Un perfetto incivile. Bike economy è emancipazione, progresso sociale, culturale ed ambientale. Ce lo chiede la Terra, e il buon senso. Vi lascio a questo video spartano, che ho girato, senza pretese hollywoodiane, durante un percorso tra parchi e luoghi di interesse culturale, interrotto, da un avvicinamento alternato a strade trafficate da auto e altre scatole di ferro zincato, puzzolenti. Che Italia sarebbe con la bike economy ! Altro che chiacchiere. Concludo con un aneddoto. A Napoli in occasione della tappa del Giro d'Italia 2022, alcune strade sono state asfaltate solamente a metà, praticamente una corsia sola !! CLICCA QUI PER LEGGERE LA NOTIZIA La situazione peggiora, dato che è costume italiano, asfaltare le strade in occasione del passaggio della corsa rosa. Benvenuti in Italia, nell'attesa dell'avvento della bike economy. Saluti ciclistici.
mercoledì 18 maggio 2022
domenica 15 maggio 2022
Il ciclista è invidiato dai pedalatori e dagli automobilisti.
Si va per monti, si va per la fatica; è il ciclismo, è la vita. Le bici passano, il ciclista rimane. Siate orgogliosi di essere ciclisti. Saluti ciclistici.
venerdì 13 maggio 2022
Il mio Mental Coach #consapevolezza
La motivazione è fondamentale anche per i ciclisti amatoriali; c'è di mezzo, la qualità di ciò che il ciclista fa, la spinta ad agire. La mente è importante quanto le gambe; senza "testa", le gambe non girano. Conosco pedalatori che per avere stimoli cambiano bici ogni sei mesi; altri che partecipano a gran fondo o a gare in circuito, per sentirsi trascinati dagli altri; altri ancora che pensano di competere con il vicino di casa per stabilire il leader del condominio; ed infine ci sono coloro che mettono in piedi team o gruppetti con le divise colorate, per riuscire ad uscire almeno con gli altri. Il risultato non è sicuro e comunque si tratta di una questione di tempo, prima o poi si molla e si passa alle "bocce"; così non si diventa ciclisti, ma pedalatori. Ovviamente sono determinanti il carattere e le motivazioni personali. Vivere le emozioni, andare in fuga dalla quotidianità, lasciare che il beneficio psico-fisico, trasformi corpo e mente.
Per essere ciclisti sempre e per sempre, occorre seguire l'istinto, nel farlo lo si affina; è la guida spirituale, liberandolo sento la fiamma accendersi dentro. Fuori fa freddo o caldo ? Non ha importanza, si esce per sentirsi bene e per migliorarsi, perché sono ciclista. Guardo la strada; ascolto il corpo, è il limite. Cerco di dormire regolarmente ed ho imparato ad alternare riposo/allenamento, per evitare crisi, problemi muscolari e stress mentale; ho imparato a recuperare, anche in modo attivo (stretching e ginnastica posturale), ad allenarmi regolarmente; non serve uscire ogni giorno; meglio 3/4 volte alla settimana, ma allenandosi seriamente ad alta intensità; conta la qualità, e non la quantità. Alterno i percorsi, ma ad ogni uscita c'è sempre una salita dove finalizzare l'allenamento. Con i compagni di uscita si chiacchiera davanti al fuoco del cammino; la strada è palestra di vita, è pericolo costante. Il resto non conta, è solo marketing.
La #consapevolezza è la chiave di volta. E' un dialogo personale, un soliloquio, in cui nessuno può ed è capace di interferire. Sei solo con te stesso, con i limiti e la passione. Cosa vuoi fare di te stesso ? Quale limite vuoi superare ? Ecco come mi sono "mentalizzato", per essere ciclista "spartano", sempre, a prescindere da tutto e tutti.
Regola numero 1. Ho adottato lo stile di vita del ciclista; dopo le prime settimane è diventata una cosa normale. Dieta e allenamento, e soprattutto guardo lo specchio e la bilancia, per essere me stesso davanti alla realtà; senza un corpo in sintonia con la mente non si va lontano. Guardo i limiti e mi dico che quel limite sarà il prossimo obiettivo. Lo faccio senza l'ossessione del risultato, ma con serietà. "Non abbraccio il frigorifero", imparo a conoscere l'energia e i segreti dell'alimentazione, togliendo di mezzo il cibo spazzatura, informandomi dagli esperti aggiornati. Imparo a gestirmi a tavola, è l'allenamento più importante, a dosare e scegliere il cibo; con il tempo è diventato tutto normale, anche mangiare di meno e meglio.
Regola numero 2. Deficit calorico. Mangio di meno di quello che spendo, in termini di energia. Mangiare di più non è una questione di quantità; ma di qualità. Ho imparato dagli errori di un mio ex compagno di uscita, mangiava male, non riusciva a perdere peso, in salita soffriva l'inferno. Il suo rapporto peso potenza era squilibrato: perdeva potenza per i chili in eccesso; se avesse avuto il peso forma sarebbe riuscito ad impennare in salita. A pasto assumeva carboidrati complessi e praticava la dieta dissociata ( non abbinando carbo/proteine, l'indice glicemico si alzava e lui si ingrassava). Con il tempo egli ha mollato, perché non riusciva più a primeggiare, a battagliare con il gruppo; i chili in eccesso lo hanno demotivato. Da quella storia ho tratto insegnamento; ho imparato dagli esperti nutrizionisti, e la scienza mi ha spiegato che cos'è l'enzima HMG-COA Reduttasi e il modo per non attivarlo, non assumendo carboidrati ad alto indice glicemico; il mio corpo ha raggiunto il peso forma e l'ho mantenuto nel tempo, permettendomi, ogni tanto, anche gli "sgarri" alimentari. Consultate i nutrizionisti e non fate a testa vostra, mi raccomando. Si tratta solo della mia esperienza personale; ognuno faccia quello che vuole; non sono un nutrizionista.
Regola numero 3. Le tabelle di allenamento con il tempo tolgono la passione, l'entusiasmo, il piacere di pedalare e comunque spesso non sono corrette e soprattutto richiedono uno stress psichico insostenibile con il tempo. Anche qui ho fatto esperienza indiretta. Un altro compagno di uscita, forte, seguiva le tabelle, in modo preciso, non sgarrava mai. Risultato: dopo 3 anni ha mollato e ha venduto la bici; non riusciva vincere le gare, anche se seguiva pedissequamente le tabelle. Spiegazione. Era stato "contagiato" dall'assuefazione alla fatica, la odiava e non voleva più farla, almeno con la bici. E la fatica è l'essenza del ciclismo. Motivo. Egli non seguiva il suo istinto, non ascoltava il suo corpo, eseguiva alla lettera solo quello che gli avevano detto di fare. Ha cambiato sport. Non era un ciclista dentro l'anima.
Regola numero 4. Studio i limiti e mi pongo l'obiettivo di superarli e di mantenere quello standard fino ad arrivare al prossimo livello. Un esempio. Stop and go. Mi sono abituato a spingere di più, quando non vorrei farlo. Spingo in salita, gradualmente; spingo a tutta, a strappi, accelero oltre la soglia, dò tutto, e poi rallento al medio, per 20/30 secondi, e poi riparto, accelerando sempre, fino a ritornare oltre la soglia; continuo così, fino a quando mantengo la lucidità e non sento tensioni muscolari eccessive. A quel punto, tutto l'allenamento, viene memorizzato dal corpo; riposo di 1/2 giorni, a seconda del carico, e quando ritornerò a spingere in salita, meno fatica, mantenendo il peso forma. E' appena il caso di precisare che questo lavoro lo faccio da solo, è l'unico modo per imparare a gestirsi e ad ascoltarsi. Non esiste un compagno di allenamento perfetto; o sono troppo forti o sono troppo scarsi. Il vostro compagno di uscita ideale siete voi, e quella voce che sentite dentro che si chiama volontà.
Spero di avervi ispirato e consigliato. Siate ciclisti e non pedalatori. Saluti ciclistici.
mercoledì 11 maggio 2022
Il ciclista, la salita e il tempo.
Ci sono momenti destinati a segnare il tempo; spesso sono semplici, ma incredibilmente veri. Uno di questi momenti l'ho vissuto stamane, salendo sulle pendici di Monte Romano, un monte che troneggia sulla pianura pontina e sull'azzurro del mare. Ripetere una salita, così dura, non è solo una questione di testa e di gambe, ma è anche una "cosa del tempo", e il tempo è la misura della vita e delle azioni. Una salita, ogni volta che la ripeti, non è mai la stessa, è diversa, cambia con noi, è un incredibile sfida, come la vita, segue il ritmo del tempo. Stamane il vento, l'azzurro, il silenzio, i respiri, le rocce, segnavano ancora la stessa strada, ma in un nuovo tempo. La cosa straordinaria è che il tempo mi ha donato, una mattina di emozioni, forse un segno di stima. Le gambe e la testa hanno lavorato all'unisono, ad un ritmo sempre alto, con l'esperienza nel gestire l'asperità; nessun calo rispetto agli anni precedenti, anzi. Il silenzio seguiva ogni tornante, il vento dissipava il calore, salivo mentre il profilo dei monti più vicini, sembrava come una folla che aspettava il ciclista in fuga; ed io ero in fuga verso il cielo. La salita è come un "veleno"; affatica i muscoli e le ossa; "l'antidoto" è la forza mentale, è l'allenamento, è il peso forma; la "cura" è abituarsi alla salita e alla forza di gravità; la salita è una lotta contro il tempo, e gli uomini nascono per lottare. Il ciclista, la salita e il tempo. Una cosa sola. Saluti ciclistici.
Per i dati tecnici e altro ancora sul Re Monte Romano CLICCA QUI e CLICCA QUI e CLICCA QUI .
sabato 7 maggio 2022
Il ciclista e le complicazioni della tecnologia marketinghizzata.
mercoledì 4 maggio 2022
I ciclisti pensano ad allenarsi al top #faticavera #nonpettinolebambole #cycling
giovedì 28 aprile 2022
Il mercato della bicicletta da corsa: spunti e riflessioni. #cycling #bike
In anticipo, su tutti, ho previsto e criticato, la "dittatura" commerciale della bici da corsa disc, imposta dai marchi industriali, i quali furbescamente, hanno tolto di mezzo la doppia produzione disc/rim, imponendo il freno a disco, i cui limiti/difetti e la bruttezza evidente, fanno storcere la bocca a migliaia di ciclisti, i quali preferiscono tenersi la bici rim o acquistare un altra rim, nel mercato dell'usato, i cui prezzi salgono inevitabilmente. Ho spiegato anche con test su strada, che non ci sono differenze sostanziali in frenata, tra rim e disc, specificando che il vero limite della bici da corsa, è il pneumatico, cioè l'aderenza sull'asfalto, troppo stretto soprattutto per il freno a disco. Dunque rim o disc che sia, si frena uguale, forse con le mani grandi cambia qualcosa sulle lunghe discese con le leve dei comandi disc, da me definite, "proboscidi elefantiache " di orrenda fattezza; quello che cambia invece nella sostanza, è lo status symbol; vengo dunque all'annosa questione dell'aumento sproporzionato dei prezzi. La bici da corsa era una macchina democratica alla portata di tutti, sia pure con sacrifici; in questi ultimi anni è invece diventata un prodotto di elité, che crea disuguaglianze sociali, dove l'alta gamma è davvero per pochi. Nel mercato attuale i prezzi fanno concorrenza a quelli delle auto (commerciali) e delle moto; siamo oramai arrivati ai 15000/17000 euri per una bici industriale con misure standard oppure se si sceglie l'assemblaggio con componenti after market, e si riuscisse a comporre una macchina di nicchia disc, diciamo quasi mai leggera, ma mai leggerissima, si sfiorano i 20000 euri ! Ma anche la media gamma è diventata comunque impegnativa economicamente e anch'essa senza grandi risultati in termini di prestazione, oramai livellata in ogni segmento ed in ogni livello di gamma, top e media che sia, come vuole il processo di massificazione in atto. Dunque siamo passati da 3300 euri ad oltre 5000 euri per bici da corsa carbon con gruppo Shimano Ultegra ( oramai solo Di2) 12 speed e ruote carbon, davvero troppo per un mondo normale. Il senso della realtà delle cose e della misura è stato superato. Nessuno dei ciclisti non dico della prima ora, ma comunque meno risalenti nell'età, riconosce quello che sta accadendo ! Qualche economista da salotto dirà che alla fine la sostanza delle cose non cambia: i marchi guadagneranno sui prezzi elevati e non sulla quantità; ma non è solo una questione commerciale, è una questione sociologica con effetti sulla domanda nel lungo termine. Il mercato della bici da corsa attuale è diventato lo specchio della "finta" democrazia in cui viviamo e soprattutto l'espressione più esemplificativa di una società fondata sulle disuguaglianze sociali. Probabilmente se continuerà questa tendenza, il mercato della bici da corsa imploderà, o forse sta già implodendo, frantumando i sogni di milioni di ciclisti. Forse l'unico mercato che regge il tremendo impatto, la devastante svolta classista del mercato, sarà quello della e-bike, destinata ad un mercato più ampio, composto anche da coloro che hanno sempre sognato di essere ciclisti, e dai giovani che preferiscono usarla senza fare sforzi, in modo da avere tempo per giocare con lo smartphone, senza distrarsi ed impegnarsi con lo sforzo muscolare. La bici da corsa muscolare invece rischia di avere un tracollo, a causa dei prezzi elevati ed ingiustificati, i quali stridono con la svalutazione del potere di acquisto della classe media e quindi inevitabilmente ci sarà sempre meno ricambio sul mercato. Una delle cause dell'aumento dei prezzi, oltre ovviamente alla speculazione, cuore degli affari e alla localizzazione della produzione in Oriente, è la crescita esponenziale dei costi dei team professionisti del ciclismo; molto materiale tecnico fornito dagli sponsor, contratti di ingaggio sempre più alti, soprattutto quelli dei campioni, staff tecnici sempre più numerosi e qualificati, che ovviamente battono anch'essi cassa. In questo mondo, niente è gratis, nemmeno le corse di ciclismo. Concludo con un aforisma: l'acqua scarseggia, la papera non galleggia. Saluti ciclistici.
lunedì 25 aprile 2022
Il ciclista e la pioggia.
mercoledì 20 aprile 2022
O si pedala duro o si pettinano le bambole ! #faticavera
La fatica vera si impara sui monti, dove il ciclista resta solo, non può fingere succhiando la ruota, è solo con i propri limiti ed impara a gestire la fatica prima con la mente e poi con le gambe. La fatica è l'essenza del ciclismo, il tatuaggio più bello, un modo di essere. La fatica è un immagine silente, come questa: il colle che ho chiamato Roccia. Saluti ciclistici.
giovedì 14 aprile 2022
Test Bike: Continental Grand Prix 5000. Work in progress.
Continuo il test delle Schmolke Carbon SL 45 C con il terzo "treno" pneumatici. Dopo Continental GP4000 25 mm e Veloflex Corsa Evo 25 mm, le testerò con Continental GP5000 25 mm, (per leggere il test Schmolke Carbon SL45 C CLICCA QUI ). Il peso reale test GP5000 è 215 grammi, uno, 217 grammi l'altro ( lo monterò sulla ruota posteriore). La Continental presenta GP5000 rispetto a GP4000, come più performante, quindi più scorrevole e più aderente in curva, e con una maggiore capacità di assorbire le vibrazioni. Vedremo. Pressione minima di utilizzo 6,5 bar, pressione massima di utilizzo 8,5 bar. Dimensioni 25-622 (700x25C). Colore speciale. Molto "attraente" il valore del TPI: 330. Ricordo che il valore TPI indica i fili del materiale utilizzato per pollice. Per il montaggio corretto occorre osservare la direzione delle "frecce" stampigliate sulla carcassa, altrimenti sarebbe come pedalare "in senso contrario alla struttura del copertone", tanto per essere chiaro.
TEST su strada. Oramai la storia è sempre la stessa quando si introduce un modello nuovo rispetto al precedente senza cambiare totalmente il nome del prodotto: differenze quasi infinitesimali, impercettibili dalla maggioranza dei consumatori, a parte l'effetto placebo ( cioè ci si convince dell'efficacia del miglioramento propugnato dal marketing). Vale per i telai, vale per i componenti, ma vale anche per i pneumatici, vuoi tubolari, vuoi copertoncini. Sfido i maghi del marketing a bendarsi e riconoscere il prodotto nuovo. Impossibile, soprattutto per il 90 % dei consumatori. E allora perché cambiare il prodotto? Principalmente per indurre al consumo e poi per fare qualche piccola calibrazione della prestazione. Poi ci sarà qualcuno che scriverà che secondo il laboratorio X o Y, il nuovo pneumatico è più scorrevole del 15%, oppure meno resistente all'usura, o più confortevole del 10%! E secondo voi, questo sarebbe sufficiente per fare sentire concretamente la differenza, su strada, sin dalle prime pedalate?! Ma fatemi il piacere ! Il 90% dei consumatori pedala e non si accorge nemmeno di farlo con quello o con quell'altro prodotto, nuovo o diverso che sia, pedalano e basta, anche perché quando si tratta di sforzo fisico, il sangue "stanco" non affluisce sufficientemente al cervello; c'è gente che al ritorno dell'allenamento non riconosce nemmeno la moglie o il proprio cane, figuriamoci, se si rende conto di una scorrevolezza maggiore del 15% !!!! Ma finitela. Pedalate su strada e non "pettinate le bambole". Piuttosto, fate modo che i pneumatici siano si performanti, ma sappiano resistere alla foratura, allora si che avrete inventato qualcosa di "nuovo". Dunque testando i nuovi Continental Grand Prix 5000 non ho sentito una concreta e sostanziale differenza rispetto agli ottimi 4000 S, sempre da 25 mm, tale da ritenere di essere davanti ad "un altro prodotto" totalmente migliore. Il Continental Grand Prix era e rimane un ottimo copertoncino. Quindi scorrevole e grippante ( molto aderente all'asfalto, in particolare piegando in presa bassa, in curve tecniche, durante le discese), e con la giusta pressione, riesce ad avere un buon comfort, ma con pressione minima, 6,5 ATM, salendo a 7 ATM, con i miei 60 kg, diminuisce molto il comfort. Punto. Il test prosegue per la resistenza sia all'usura (influisce nel mio caso, la pedalata in salita sui pedali, oltre allo stato dell'asfalto e la pressione), sia alla foratura ( ma qui conta anche la capacità di scartare vetri e altre porcherie di cui abbondano le strade italiane, e soprattutto la fortuna). Stay tuned. Work In progress. Pagella. Scorrevolezza: 9; Grip sull'asciutto: 9. Grip sul bagnato: 8; Comfort: 8 Resistenza all'usura: work in progress. Resistenza alle forature: 5 ( camera d'aria anteriore forata da una piccolissima spina d'acero, in discesa) . In buona sostanza non è il migliore copertoncino, ma uno dei migliori. Stay tuned. Saluti ciclistici.

Nel video sentirete dirmi "allora ci vediamo per strada " e rispondermi" si, se m'aspetti" ! Tanta stima per i ciclisti.




