martedì 23 aprile 2019

Ho pedalato sulle rampe del vulcano attivo più alto d'Europa: Etna da Zafferana Etnea.

Continua la ricognizione sulle strade del Giro 2020. E dopo l'impegnativo e suggestivo versante da Nicolosi Sud, via Salto del Cane ( per leggere il reportage CLICCA QUI) , ecco quello più duro in assoluto, quello di Zafferana Etnea, dedicato a Vincenzo Nibali, come si legge su un cartello installato all'inizio della salita, in piazza Roma, a Zafferana Etnea Si sale partendo da quota 574 metri, più in basso rispetto al precedente versante. Anche questa è una ricognizione della probabile tappa etnea del Giro d'Italia 2020. La salita dell'Etna inizia dal mare di Catania la cui spiaggia è connotata dalla lava vulcanica; è l'unica grande salita che inizia dal mare. Unica.
Ci sono due fattori che complicano l'ascesa: la pendenza media più alta e il fondo stradale ruvido degli ultimi due chilometri,su alcune delle pendenze più dure del versante, dunque minima scorrevolezza in un o dei tratti più duri. Ma nel mio caso, c'è stato due ulteriori elementi di difficoltà, la nebbia delle nuvole e la strada bagnata nel primo tratto. Ieri ha piovuto, e quindi la strada è bagnata nei primi chilometri e soprattutto ci sono tante nuvole-nebbia. Impossibile spingere fuori sella, per le pendenze subito impegnative (più del 9%) e per il manto stradale viscido; ho provato a farlo ma la ruota posteriore ha slittato. Salgo quindi spingendo da seduto rapporti agili cercando di rimanere sul lato destro, per evitare "l'aggancio" dei specchietti delle auto, ma soprattutto i pullman turistici, ingombranti e che scaricano nell'aria smog. Più avanti ho dovuto fare attenzione alla polvere lavica raccoltasi in un punto, cercando di allargarmi, per evitare di passarci sopra e rischiare di forare.
La mia sagoma ha tagliato la coltre di nebbia o forse di nuvole, con una visibilità inferiore ai 10 metri, temperatura 12 gradi circa, strada bagnata, per circa 10 km; successivamente il forte vento ha liberato la visuale, e ho continuato a salire sotto un cielo terso e con una temperatura 15-20 gradi. Il forte vento ha rischiato di farmi cadere in un tornante, e comunque soffiandomi contro, ha reso più impegnativa la salita, in pratica, è stato come pedalare spingendo contro una grande mano che mi spingeva nel verso opposto: vento forte più pendenza impegnativa uguale grande fatica. La strada è stata liberata dalla lava vulcanica, che sotto forma di cenere o di colata di fuoco, rimane a mostrarsi fiera oltre il muretto. Il silenzio è denso e sembra di salire in un girone dantesco.
Questo versante "spezza le gambe" per la sua pendenza forte e continua, per la sua irregolarità, per le condizioni del manto stradale molto ruvido che limita la scorrevolezza ed in un tratto è addirittura molto rovinato, circa 2 km, peraltro uno dei tratti più impegnativi, prima dell'arrivo al Rifugio Sapienza; in questo punto, la bicicletta ha sobbalzato, passando tra piccole crepe, e sull'asfalto rovinato così tanto da renderlo a tutti gli effetti come un pavè. Un ulteriore difficoltà che ha consumato una maggiore quantità di energia. Vi consiglio di portare due borracce per il caldo e per l'assenza di fontanelle.
Anche questo è un tratto che sale dal versante Sud e quindi è più esposto al caldo, finendo così di rimanere soprattutto nei micidiali tratti finali, sotto il sole. Non molla mai, ed è senz'altro una delle salite più impegnative che abbia percorso.
L'ultimo chilometro è stata una lotta contro il vento forte e la pendenza impegnativa che non scende mai; raffiche frontali così forti, che nel punto dello scollinamento, quello davanti ai crateri Silvestri, sembrava che ci fosse una mano invisibile che mi tirava all'indietro.
L'arrivo sulla piccola discesa che porta al piazzale del Rifugio Sapienza, è stato fortemente rallentato, per l'incessante e forte vento, schivando turisti stranieri in estasi per la bellezza del paesaggio, al punto che scattano foto, camminando all'indietro !!!
E alla fine posso dire che pedalare su un vulcano attivo è una esperienza incredibile ed unica; ogni momento può essere quello buono per sentirlo e vederlo eruttare, senza dimenticare che questa zona ha un elevato rischio sismico. Insomma è stata un avventura a tutti gli effetti.
Questo versante che sale sempre da Sud, ha in comune con quello percorso qualche giorno fa, gli ultimi due chilometri circa; mi trovo nel tratto di competenza del comune di Nicolosi, ma ripeto lato sud e non vi confondete per il cartello posto a circa 100 metri dallo scollinamento, recante la scritta Nicolosi Nord, è un indicazione meramente amministrativa.
Rapporti consigliati: 34-36/ 28-30. Lunghezza 17,8 km; 1324 metri di dislivello; pendenza media 7,8%; pendenza massima 13%. Nel rifugio Sapienza ho incontrato i ciclisti siciliani del team Salitomani, ed in particolare Giancarlo, che saluto con piacere, insieme a tutti quelli del gruppetto. E' necessaria un ottima preparazione e una buona dose di coraggio. E' stata una delle più belle e dure salite che abbia percorso. Per chi volesse salire partendo da Catania, consiglio di prestare molta attenzione al traffico asfissiante, alla strada tutta in salita ( e molto impegnativa), alle rotatorie e alla scarsa pazienza degli automobilisti del luogo. In alternativa si può partire dai diversi paesi dell'aerea Etnea, comunque, molto trafficati, comunque tutti in salita. In altre parole, salita e traffico sono le costanti di questa zona. Tutto vive alle pendici dell'Etna, costituendo una metropoli vulcanica. Lc condizioni dell'asfalto fino a ai paesi dell'Etna non è ottimale.
E anche questa grande salita, è stata conquistata; anche questa salita sulla quale si sono sfidati campioni del ciclismo, è stata collezionata. Continuo a pedalare verso il cielo, fino a quando arriverò all'ultimo chilometro, lassù, nel cielo.
Questo versante è stato uno dei più difficili conquistati nella mia "carriera" di cacciatore di salite. Dell'Etna, porterò con me, il ricordo di emozioni indelebili, di paesaggi di straordinaria bellezza, patrimonio dell'umanità UNESCO, ma anche patrimonio dei ciclisti di tutto il mondo. Vi consiglio di venire a misurarvi quassù e di ammirarne la bellezza di quella che i siciliani chiamano con rispetto A Muntagna, e ricordate sempre che l'Etna, è un vulcano attivo, in continua trasformazione, il più alto d'Europa, il più maestoso d'Italia. Non dimenticate di gustare i dolci e gli arancini siciliani, anch'essi unici nel mondo, un premio per l'ascesa ardua, e credetemi, ne vale la pena, per il gusto anch'esso unico.Periodo dell'anno consigliato: la primavera. Rapporti consigliati: 34-36/28-30.
Pedalare sui versanti dell'Etna è un emozione da vivere soprattutto in solitaria; è più facile sentire più vicina, la voce del Vulcano. Rocce vulcaniche, colate laviche, spettatori silenti, mentre il vento del mare gioca a spingerti dietro. Scalare l'Etna è poesia, è avventura. Scalare l'Etna è allontanare i limiti dalla mente e dal corpo. L'Etna è l'unica grande salita italiana che parte dal mare e arriva al cielo; è un muro di mare disegnato con la lava vulcanica. Un dono del Cielo, una creatura nobile della Natura.
Saluti ciclistici. 










Il tratto con fondo stradale molto rovinato di circa 2 km, prima dell'arrivo al rifugio Sapienza.

Cambio boraccia al volo in un tratto molto duro 



L'incontro sul Rifugio Sapienza con i ciclisti siciliani del team Salitomani

venerdì 19 aprile 2019

Pedalare sulle rampe del vulcano attivo più alto d'Europa: Etna da Nicolosi (lato sud- via Salto del Cane).

Passa il tempo, colleziono le grandi salite, ma ognuna di esse, mi ha lasciato ricordi indelebili. Questo è il reportage della prima scalata dell'Etna, da Nicolosi ( 722 metri), chiamata la porta dell'Etna, lato Sud e fino al Rifugio Sapienza ( 1920 metri). Una ricognizione della probabile tappa etnea del Giro d'Italia 2020. La salita dell'Etna inizia dal mare di Catania la cui spiaggia è connotata dalla lava vulcanica; è l'unica grande salita che inizia dal mare. Unica. Per me che vengo da un paese di mare è un pò come sentirsi a casa, e soprattutto una emozione unica, una metà agognata. Niente è uguale all'Etna, nemmeno le Alpi. Pedalare sui versanti dell'Etna è un emozione da vivere soprattutto in solitaria; è più facile sentire più vicina, la voce del Vulcano. Rocce vulcaniche, colate laviche, spettatori silenti, mentre il vento del mare gioca a spingerti dietro. Scalare l'Etna è poesia, è avventura. Scalare l'Etna è allontanare i limiti dalla mente e dal corpo. L'Etna è l'unica grande salita italiana che parte dal mare e arriva al cielo; è un muro di mare disegnato con la lava vulcanica. Un dono del Cielo, una creatura nobile della Natura.
L'Etna possiede un paesaggio lunare, una bellezza rara, il vulcano attivo più alto d'Europa, una vetta "alpina" che guarda al mare, 6 versanti da scalare, più volte arrivo del Giro d'Italia, e tappa finale del Giro di Sicilia. Per il prossimo anno il Giro d'Italia tornerà sull'Etna. Le strade che salgono sull'Etna, sono liberate dalla lava vulcanica, sotto forma di cenere o di colata di fuoco. Il paesaggio nella parte finale è contraddistinto da grandi e multiformi rocce vulcaniche; persino una casa sepolta fino al tetto, è stata "pietrificata" ed è visibile lungo uno dei versanti.
L'arrivo ufficiale è il Rifugio Sapienza a quota 1960 metri circa, dove si trova anche un piccolo albergo usato dai corridori prof durante il ritiro per la preparazione agli appuntamenti agonistici. Poco sopra il piazzale antistante, c'è la funivia da usare per arrivare, successivamente a piedi, quasi sopra ai crateri. L'Etna è ideale per allenarsi in quota e per pedalare tra la bellezza della Natura. Il paesaggio lunare e la vegetazione del Parco dell'Etna sono di una bellezza straordinaria. Impossibile dimenticarli. In pratica è come pedalare tra ali di pietra lavica.
I dati tecnici di questo versante: 18 km circa, pendenza media 6,6 %, pendenza massima 12%, dislivello 1170 Km. Questo versante è contraddistinto dal tratto denominato Salto del Cane, una rampa del 12%, dove spesso si trovano cani randagi; li ho incontrati anch'io e sono riuscito a farne desistere dall'attacco, uno di media taglia di colore nero; sono riuscito con il metodo che ho sperimentato anche in altri luoghi, urlando forte, senza fuggire, continuando a pedalare, peraltro, in questo caso, in un tratto di forte pendenza.
La parte iniziale della salita, incomincia davanti al palazzo comunale di Nicolosi, e sin dai primi metri si presenta dura, con uno strappo al 9%. Dopo i primi chilometri, si esce dalla boscaglia e si entra in un lungo tratto assolato che termina al rifugio Sapienza. Non ci sono fontanelle, lungo il percorso, una volta usciti fuori dal paese.
In un tratto a ridosso del Salto del Cane, il manto stradale sempre in ottime condizioni, si distingue per le scritte lasciate dai tifosi in occasione del Giro d'Italia 2018;  le scritte ricordano Michele Scarponi in più c'è quella di " Zafferana presente". Con eccezione di un breve tratto, in leggera discesa, la salita è irregolare e si distingue per strappi continui. Tuttavia quello salito oggi non è il versante più duro, ma è sicuramente molto impegnativo dal punto di vista tecnico e della difficoltà e spettacolare per il paesaggio lunare, formato dalla lava dell'Etna, e il panorama mozzafiato sul mare. L'arrivo è sul Rifugio Sapienza e stamane era molto trafficato da bus, auto, moto e da orde di turisti d'ogni parte del mondo, essendo stato eletto dall'UNESCO, patrimonio dell'umanità. Temperatura di ascesa è stata inferiore ai 20 gradi, con molto vento, nel tratto finale. Lungo la strada, in prossimità dell'arrivo in quota, c'era della neve ai bordi della strada.
Se si parte da Catania, occorre prestare attenzione all'enorme traffico uguale a quello di Roma, e alla strada in continua ascesa, stretta, con diverse rotatorie e non in perfette condizioni in alcuni tratti.
E alla fine posso dire che pedalare su un vulcano attivo è una esperienza incredibile ed unica; ogni momento può essere quello buono per sentirlo e vederlo eruttare, senza dimenticare che questa zona ha un elevato rischio sismico. Insomma è stata un avventura a tutti gli effetti. 
Attenzione. Esistono due versanti che partono da Nicolosi.  A Nord c'è quello ufficiale e lo si prende svoltando a sinistra, uscendo dal paese, che sale per una strada molto trafficata e meno impegnativa, passando davanti all'Osservatorio Astronomico, sito in località Serra la Nave dove si trova anche il centro del Parco naturale dell'Etna. Questo percorso stamattina invece sale dal lato Sud ed inizia passando davanti al palazzo comunale di Nicolosi, svoltando a sinistra, continuando poi dritto, senza svoltare a sinistra.  Rapporti consigliati: 34-36/28-30 e armatevi di pazienza che la strada è lunga e non molla quasi mai. Per l'ascesa consiglio un ottima preparazione e la primavera. 
Saluti ciclistici. 



Il tratto del Salto del Cane






L'arrivo sul piazzale del Rifugio Sapienza


Neve ai bordi della strada.

sabato 23 febbraio 2019

Test Bike: MCipollini RB1K THE ONE .

Oltre le foto, oltre la pubblicità, oltre testimonial, cosa c’è, concretamente, dentro un prodotto? Quante volte lo avete chiesto prima di acquistarlo ?
Il mercato è invaso da "mezzi telai", idolatrati dalla mediocrità del marketing. Prodotti di qualità media che vengono venduti come telai top di gamma e sfido molti dei ciclisti amatoriali a trovare una differenza sostanziale nella prestazione, tanto che se li bendassi non si accorgerebbero di pedalare su un telaio di media gamma. 
Preferisco la qualità, la differenza sostanziale, cerco emozioni che solo un prodotto esclusivo può dare; non cerco quello che usa il corridore prof, per volontà dello sponsor, non mi serve, non è opportuno sceglierlo a prescindere, cerco solo il meglio, e il meglio non è mai "commerciale". 
Molti appassionati mi scrivono per ricevere consigli sui telai, spesso mi indicano prodotti che loro chiamano monoscocca, e non solo loro, ma anche il marketing. In realtà non si tratta di telai monoscocca, ma di telai costruiti incollando il carro posteriore o parti di esso (foderi, pendenti, quasi sempre anche la scatola del movimento centrale) al triangolo anteriore. Un telaio costruito in questo modo, non è un telaio monoscocca, in quanto non ha una struttura monolitica. Ma farli monolitici è troppo costoso, complicato e richiede tecnologia e manodopera specializzata, i cui costi ridurrebbero il margine di guadagno, che spesso alcuni marchi preferiscono spendere in pubblicità pagando campioni del mondo, invece di puntare alla qualità assoluta. Quindi sul mercato non esistono veri telai monoscocca, con una sola eccezione, la MCipollini, a cui dedico questo post, in particolare al top della gamma, la RB1K, definito The One, dal grande Mario Cipollini; la The One è un macchina da corsa, un telaio esclusivo, nessun altro telaio concorrente è uguale per costruzione e linee, e questo mi piace, mi piace moltissimo, diciamo che rappresenta il mio target.
La differenza tra un telaio che definisco "mezzo monoscocca"  ed uno monoscocca, in termini di costruzione, l'ho spiegato, in linee generali; a sua volta la prestazione, su strada, è "caratterialmente" diversa è come dire, spingere su un pezzo unico invece di spingere su due, tre o quattro pezzi incollati. Certo molto dipende dall'orientamento delle fibre, dalla qualità e la tipologia dei tessuti, dall'abilità degli artigiani industriali che lavorano sul pezzo e dalla struttura, ma la differenza fondamentale sta nello scaricare tutti i watt su una struttura monolitica. 
La The One è un pezzo unico di carbonio modellato in Italia con pelli di carbonio Toray 1000 M46J (alto modulo realizzato da un grande produttore, la giapponese Toray), adagiato negli stampi italiani (costosissimi), cotto nell'autoclave italiano, senza incollaggio post cottura, il vero ed autentico telaio monoscocca, costruito per intero in Italia, da mastri artigiani italiani. 
La forma del The One è unica nelle linee, una tale tipicità da renderla assolutamente iconica; un pezzo da collezione; e questo potrebbe bastare, per fare la differenza, ma voglio di più, voglio tutto quello che ti fa volare sui pedali, voglio la prestazione unica, quella che Cipollini definisce la sua prestazione, tanto da chiamarla The One. Spero di riuscire a sentirla.
A leggere le geometrie del telaio devo dire che è chiaro che trattasi di un telaio pensato e realizzato per le corse; tubo sterzo ribassato, carro posteriore corto, drop del movimento centrale con valore alto ( che significa più attaccato sull'asfalto), tubo orizzontale corto, piantone reggisella-tubo verticale più inclinato, distanza dal centro del MC all'asse della ruota anteriore contenuta. Sulla carta dovrebbe essere un proiettile in carbonio ! Ma come scrivo sempre, il responso lo scrive solo ed esclusivamente la strada.
Testare è riprogettare limiti ed emozioni, questo c'è scritto sulla home page del mio blog, questo penso dopo 20 anni di prove su strada; è la linea che divide un telaio progettato da un computer e un ingegnere, da quello ispirato e pensato da un tester.
La The One è nata dall'esperienza e la capacità di interpretare un idea di Mario Cipollini, il tester, non il campione del mondo, non il corridore con il più alto numero di vittorie al Giro, è cosa diversa essere un vero tester, occorre sensibilità e capacità specifici, e non basta essere un corridore. Il tester è un artigiano del pedale, capace di creare un rapporto diverso con la macchina, un rapporto che considero intellettivo e passionale, non un equazione, ma un idea ovvero l'idea divenuta equazione.
Questa è la premessa, questo è il motivo per cui ho deciso di testarla, per conoscere il progetto di un tester come Mario Cipollini e "suonare" l'opera composta da artigiani con il migliore materiale, per un prodotto esclusivo con un valore aggiunto. La The One è seducente per forme e linee, possente per struttura, congegnata per geometria, tipologia del carbonio e struttura per avere la massima rigidità e stabilità, forcella reattiva, una macchina incredibilmente unica e diversa da tutte le altre; un prodotto esclusivo. E' disponibile il nuovo sterzo rialzato da 18 mm con cover sterzo aero per un maggiore confort nell'assetto, consigliabile, considerate le dimensioni  racing del tubo sterzo. Scatola del movimento centrale Press Fit 41x86,5 che si caratterizza altresì per l'ortogonalità delle calotte rispetto all'asse. Il kit telaio è garantito 10 anni.

PROVA SU STRADA.
La MCipollini RB1K The One è il telaio pensato e tradotto in materia da Mario Cipollini; dopo averlo provato su strada, non ho dubbi, la The One, è fatta a sua immagine, né contiene il DNA. Testarla è stato come pedalare secondo i canoni di Mario Cipollini, una macchina da competizione capace di trasformare fino all'ultimo watt, l'energia profusa, per avere la massima velocità; un telaio di questo livello è capace di contenere la potenza di Mario Cipollini, ma sia chiaro, tutti i ciclisti di ogni genere, “di ogni watt”, possono sentire, pedalando sulla The One, che tutta la loro potenza, tanto o poca che sia, non si perde, nelle flessioni sensibili del telaio, questo è il motivo principale per acquistarla, non occorre avere la potenza di Re Leone; l'altro motivo è il fatto oggettivo che la The One, è un opera unica, nella forma e nella qualità, qualcosa che prescinde dalla mode, MCipollini RB1K, The One, appunto unica.
Finalmente un telaio realizzato da un tester, e come ho spiegato, tester e campione del mondo sono due cose diverse e non complementari. Evidentemente Mario Cipollini è stato capace di tradurre la prestazione in un opera d'arte tecnologica, come sanno fare in pochi. La The One, è qualcosa in più di un telaio aero, è tendenzialmente versatile, non è leggerissima, ma è incredibilmente rigida e stabile, avendo il peso giusto per esserlo. I telai, sono un compromesso tra peso, rigidità e confort; se è troppo leggero, non è rigido e flette di più, quindi partenza rapida in salita, che si spegne subito dopo, lo chiamo “l'effetto gomma” o altrimenti “l'elastico”; se invece il telaio non è leggero, allora si pianta in salita. A meno che si preferisca scegliere un telaio per un dato segmento, cioè salita, endurance, aerobike, la migliore scelta è la macchina equilibrata, su ogni terreno. Del resto un telaio leggerissimo, perde anche in discesa, e allora cosa te ne fai, del peso piuma, se dopo lo scollinamento, senti il mezzo poco stabile, soprattutto contro il vento, non ti fa sentire sicuro, quando salta sul fondo sconnesso. La soluzione migliore è quella che rappresenta il migliore compromesso, come la The One, all'altezza della situazione su ogni terreno con lo stile aero bike, che piace di più.
In questi anni di test su strada, avvicendati su telai di ogni peso e forma ho provato telai leggerissimi ( sotto i 700 grammi), leggeri ( 700-800 grammi), meno leggeri ( 800-900 grammi). L'evoluzione della specie è netta e chiara, ma un fattore rimane ineluttabile e cioè la migliore prestazione ha bisogno del peso giusto ( come il peso forma delle persone) per avere la rigidità ( laterale e torsionale) necessaria; lo ripeto, non ha senso scegliere un telaio super leggero in salita, quando serve anche la migliore prestazione in discesa e in pianura, a meno che si abbia la necessità di usarlo solo per le crono scalate, ma anche qui, lo ripeto, il peso non è tutto, considerato quello che chiamo “effetto gomma” che rende la prestazione del telaio super leggero, come quella di un elastico, scatto bruciante che perde velocità successivamente ( come se ritornasse all'indietro) e che per questo occorre sempre rilanciare. E' ovvio che per il produttore (quello statunitense soprattutto e non è un caso) è più facile realizzare un telaio per ogni segmento, e soprattutto è più redditizio, inducendo il consumatore ad acquistare almeno due telai. Il migliore produttore invece è quello che realizza un ottimo telaio polivalente, come è riuscita a fare la MCipollini con la RB1K, che nella sua ultima versione, ha chiamato The One.
Ma non è solo una questione di prestazione; c'è di più. Ho messo accanto la The One ad altri telai appoggiati fuori al bar, in attesa che i ciclisti finissero di consumare la tazza del caffè; conclusione; niente è paragonabile alla The One. Un prodotto esclusivo, lo si capisce anche da seduti ! Mi chiedo come facciano i ciclisti a scegliere prodotti omologati, quelli alla moda secondo i criteri del consumismo dozzinale, per sostanza e per forma ! Penso che scegliere una bici di nicchia, sia una scelta anche esistenziale, una scelta fuori dal coro; non riuscirei a sopportare l'idea di sentirmi normale nello stile, sentirmi rassicurato “dal gregge” ovvero dagli altri, niente di più sbagliato; un telaio lo si sceglie anche perchè non è uguale agli altri, come del resto, ogni ciclista non è uguale agli altri, ogni persona è unica. Quello che voglio dire è che l'80% dei telai, oggi, si assomiglia per forme e prestazione; che senso ha sceglierli !!!
Veniamo alla prova su strada nel dettaglio. La The One è un telaio polivalente, appunto, con anima da corsa, su ogni terreno e piace per la sua spiccata capacità di trasformare l'energia in velocità. La The One è così rigida da essere veloce. Si sale su pendenze che vanno fino al 12%, ottimamente pedalando fuori sella, si rilancia bene e con la massima resa, potendo spingere su una struttura monolitica, incredibilmente rigida, lateralmente e torsionalmente; l'energia non si perde nelle flessioni del telaio e non si è costretti a rilanciare per non perdere velocità; seduti si pedala regolare, anche qui, senza perdere velocità e si rilancia progressivamente con ruote non leggere. Quindi in salita la The One pur non essendo un telaio da solo salita, è veloce anche sulla pendenza, una velocità progressiva e proporzionale alla spinta. Per quanto riguarda la reattività, in salita, la prestazione è influenzata dalle ruote di alluminio non leggere; lo scatto è progressivo, la velocità aumenta proporzionalmente e progressivamente alla spinta, senza perdere la velocità, gamba permettendo; con ruote top di gamma è verosimile che il parametro migliori decisamente. Purtroppo la bici test mi è stata spedita assemblata con una ruota poco performante e leggera ( Fulcrum Racing 4 per copertoncino), la prestazione inevitabilmente è stata penalizzata, tenuto conto che la scelta della ruota è fondamentale, costituendo il componente più importante; è dunque verosimile che la The One avrebbe migliorato ulteriormente la prestazione in salita, con un peso della massa rotante più leggero. Quindi ripeto un mio vecchio consiglio, non assemblare mai un telaio top di gamma con una ruota non all'altezza della situazione; piuttosto è meglio montare una ruota top di gamma su una telaio di media gamma.
Pedalando in discesa, entrando in curva, a velocità doppia, gestendo la “piega”, con una forte ed unica frenata, e poi, in uscita, rilanciando con un richiamo deciso, per non perdere aderenza e velocità, la The One, è perfettamente incollata sulla strada, a tal punto, da avere la sensazione che le ruote siano inserite all'interno di un binario, è straordinaria la resa; è totale la maneggevolezza ed è altrettanto totale la sensazione di sicurezza; persino un ciclista non esperto, stile domenicale, pedalando con la The One, in discesa può sentirsi sicuro. Ottima la risposta dei freni Campagnolo Super Record direct mount, nessun problema nell'arrestare la velocità, su discese veloce, non c'è bisogno di altro.
La maneggevolezza della The One è ottimale, perfetta e precisa, lo scarto delle buche in discesa è preciso e immediato; allo stesso modo, direzionare il mezzo, con la minima flessione, a velocità elevata, in discesa, come in pianura.
In pianura è una lama che taglia il vento, velocità pura. 
The One significa totale controllo in ogni condizione e trasformazione ottimale della potenza. Questi sono i concetti chiave del telaio top di gamma della MCipollini. Per testare più severamente la stabilità, ho mantenuto lanciata la The One, in discesa, all'uscita di una curva tecnica, per affrontare a tutta, un tratto stradale rovinato dalle radici degli alberi, passando su tante piccole gobbe, sulle quali, la The One, ha dimostrato di essere veloce e molto stabile, senza sbavature o sobbalzi pericolosi, totale sicurezza e controllo del mezzo; straordinaria.
Anche sul vallonato la The One è veloce ed incollata sull'asfalto, si può mantenere e guadagnare la velocità facilmente, massima resa con la potenza espressa; la The One è così stabile che non soffre il vento forte, persino quello laterale, preso in discesa. Fortunato il ciclista che può fare la volata con la The One, un vantaggio oggettivo e sicuro, sull'avversario e qui l'idea di Mario Cipollini è evidente, il coronamento del suo sogno, finalmente diventato una macchina,
Il confort sulle 4 ore, è buono, con ruota a profilo basso e copertoncino Vittoria Corsa, da 23 mm gonfiato alla massima pressione per avere la maggiore scorrevolezza. La bici test è stata assemblata con il gruppo meccanico Campagnolo Super Record Revolution 11v, con guarnitura compact 50/34 e cassetta 11/27, freni direct mount. Peso reale del mezzo misura S, con pedali Speedplay Titanium e ruote Fulcrum Racing Quattro con copertoncino Vittoria, 7 kg circa. Con un assemblaggio più leggero si guadagna ulteriormente in prestazione. Di contro, però va detto che avendo testato la The One con ruote poco performanti ho potuto valutare in modo neutro la qualità del telaio, senza "aiuti" di ruote top di gamma, le quali migliorano la prestazione di ogni telaio.
La geometria della The One è aero e quindi il tubo sterzo ha dimensioni tali da renderla bassa ed aggressiva e come tale va guidata; del resto non ha senso scegliere un telaio aero, quando si pedala con la schiena dritta, i gomiti distesi, esponendosi al vento ( trasmettendo così più vibrazioni alla schiena e alla cervicale); un ciclista non è un cobra. Detto questo, va precisato, che ho testato la The One, con assetto tale da non crearmi problemi di adattamento posturale, con tre e poi due spessori sotto il manubrio per un totale di 2 cm; avrei potuto usarla con uno spessore da 1,5 cm o solo un cm con coperchio da 1,8 cm, invece di quello basic da zero cm, fornito con la bici test. La cosa incredibile che la The One è così rigida anche sull'avantreno, e nonostante i distanziali non ha mai sentito sensibili flessioni! Ed è la prima volta che mi capita di testare con tanti spessori senza sentire flessioni importanti. Il coperchio aero da 1,8 cm alza la posizione dello sterzo e limita l'uso di distanziali. Chiudo con un indicazione. La The One, piace e sorprende ed è consigliabile a tutti e soprattutto a quelli che vogliono un telaio unico, non commerciale e dozzinale. La qualità si paga, soprattutto quella Made in Italy. Saluti ciclistici.
Pagella:
Rigidità ( torsionale e laterale): 10 ++ ( nessun watt si perde, telaio salva watt)
Discesa: 10 ++ ( un treno su un binario)
Stabilità: 10 ++ ( totale controllo anche con il vento forte laterale e i dossi)
Maneggevolezza: 10 ++ ( perfetta e precisa)
Salita: 9 ( pur non essendo un telaio solo da salita, ma è veloce anche sulla pendenza, una velocità progressiva e proporzionale alla spinta)
Pianura: 10 ++ ( una lama che taglia il vento, velocità pura)
Reattività: 8,5 ( voto influenzato dalle ruote di alluminio non leggere; lo scatto è progressivo, ma la velocità aumenta proporzionalmente e progressivamente alla spinta, senza perdere la velocità, gamba permettendo; con ruote top di gamma è verosimile che il parametro migliori decisamente)
Confort: 9 ( con le ruote a profilo basso usate nel test)
Peso:  compromesso tra peso, rigidità e confort.

Verniciatura e linea: 10 ( un opera d'arte tecnologica).
 
Il test è realizzato in collaborazione con Diamant DMT società proprietaria del marchio MCipollini.









                      












lunedì 11 febbraio 2019

Grammomania: Haero Carbon H.145 RR SL e Easton EC90 SLX alla pesa.

Lo spessore che non convince. L'argomento era stato trattato in questo post  a proposito dei tubi in carbonio del telaio. Per leggerlo CLICCA QUI . Ritorno sull'argomento, è importante. 
Diversi spessori, diverse prestazioni. Nelle foto i manubri in carbonio, Haero Carbon H.145 RR SL e Easton EC90 SLX. All'interno dei tubi si notano spessori diversi, ma soprattutto irregolari. 
Nella prima foto, si nota lo spessore irregolare ed estremamente sottile del manubrio raffigurato a destra, nel caso in specie, trattasi di Haero Carbon H.145 RR SL.  Un tale lavoro a  mio avviso non è regola d'arte. Meno spessore significa più leggerezza, ma anche minore resistenza. Uno spessore irregolare significa una lavorazione non precisa. In particolare va detto che i prodotti monoscocca, come i telai ed i manubri in carbonio, cioè realizzati mediante l'inserimento di pelli di carbonio in stampi interi, cotti in autoclave, presentano percentuali di errore maggiori nella lavorazione. Ecco perché è preferibile scegliere nel caso dei telai in carbonio, quelli a congiunzioni, in quanto, i tubi e le congiunzioni, vengono realizzati con la massima cura, singolarmente, con controllo anche nella parte interna, prima di essere incollati e cotti nell'autoclave. 
Detto questo, va ricordato che in generale, prodotti più leggeri, significano più "morbidi", meno rigidi e meno resistenti all'usura e all'impatto, rispetto a quelli meno leggeri. La prestazione e la sicurezza nel tempo è questione di peso giusto. 
Personalmente preferisco manubri compact in carbonio più rigidi ( e quindi meno leggeri) invece di quelli più confortevoli, per non sentirli flettere troppo, soprattutto in fase di spinta sui pedali. Per quanto riguarda invece  gli attacchi manubrio preferisco quelli in alluminio, anzi quelli con anima in alluminio e con rivestimento in carbonio per avere la massima rigidità, con un peso leggero, ma non leggerissimo. La prestazione ha bisogno del peso giusto. Lo ripeto. 
Saluti ciclistici.  

A sinistra manubrio Easton EC90 SlX; a destra Haero Carbon H.145 RR SL ( con spessori irregolari)






Peso Easton EC90 SLX taglia 40 c/c

Peso HAERO CARBON H 145 RRSL 40 c/c


mercoledì 6 febbraio 2019

Riflessioni sul mercato della bicicletta da corsa. Uno sguardo alla nuova Cannondale Super Six Carbon Ultegra Disc e Specialized Venge Di2 Sagan Collection LTD. La tendenza del mercato.

Il mio blog nasce da esperienze personali fatte durante vent'anni di test, ma anche dall'analisi introspettiva e comparata del mercato, senza vincoli di contratto con i brand e senza timori reverenziali. Il mio blog non fa come chi sul web spaccia per test, comunicati stampa passati dai brand, corredati da foto non scattate durante il test su strada. Io vado contro corrente, non sono omologato. 
Fatta questa premessa, veniamo al nuovo post. Come presentarlo ? Ci provo. Benvenuti nel mondo della bicicletta commerciale del futuro, fatto secondo lo stile "copia ed incolla", cloni inquietanti. Molti marchi offrono modelli esteticamente uguali, a parte qualche piccola differenza estetica che nella visione complessiva ed immediata, sfugge facilmente. Diciamo che ciò non è causale, ma è il frutto del lato "oscuro" del marketing: l'omologazione del desiderio. Il marketing ovvero l'ingegneria del desiderio è fatto da persone che conoscono la mente umana e la sanno subliminare. Mi viene voglia di lanciare un gioco estivo, sotto l'ombrellone: trova la differenza #sonotuttiuguali. Nel mercato attuale della bicicletta commerciale è predominante il telaio aero connotato da un unica forma ; qualche differenza permane con i modelli degli altri segmenti del mercato, ma la tendenza sarà quella di sostanziale attenuazione con l'avvento del disc (deejay !), il prezzo è in rialzo, anche quello tende ad omologarsi, e per questo il mercato della bicicletta da corsa è in stallo. L'unico settore in crescita è quello  della bicicletta elettrica e per forza, è destinata ad un folta schiera di persone in sovrappeso con buone possibilità economiche con la voglia di misurarsi con i ciclisti che fanno vita da ciclisti, riconoscibili nel corpo e nella mente, cercando di emularli e persino di sfidarli. A proposito di prezzi, i possessori della biciclette da corsa disc, dovranno sostenere costi di gestione più alti per il tagliando annuale, rispetto ai possessori di un telaio con freni standard, considerando anche la frequenza e le modalità di utilizzo, se pensate che le pastiglie hanno una vita più breve rispetto a quella dei tacchetti per i freni standard e dunque ogni volta si tratterà di sostituire olio, dischi ( si deformano con le alte temperature delle frenate continue - nelle lunghe e veloci discese - e quando si usurano occorre cambiarli anche per evitare che a contatto con le pastiglie nuove, fischino, in frenata), pastiglie, guaine-tubi, francamente mi sembra troppo complesso per una bicicletta da corsa.  A chi giova tutto questo ? Ai brand e ai negozianti con assistenza meccanica.  Per completezza va detto che permangono alcune "sacche di ribelli del mercato", con brand che propongono modelli che continuano a caratterizzarsi e a rivolgersi ad un mercato di nicchia. Per ora mi fermo qui, con l'analisi. Nel frattempo qualche media "distratto" parla di futuro, mentre tutti hanno capito che è in atto un attacco massiccio del marketing, si salvi chi può !
Passo alla presentazione di due modelli, attualmente tra i più gettonati, che spiccano nel panorama commerciale; uno è una vera e propria anteprima assoluta per l'Italia, la nuova Cannondale Super Six Carbon ( nella versione Shimano Ultegra), l'altro è la Specialized Venge S Works Sagan Limited. La visione è utile per la comparazione e quindi la dimostrazione tangibile della mia analisi sulla tendenza del mercato. La nuova Cannondale non sarà disponibile con freni RIM, anche se alcuni corridori prof la utilizzano solo nella versione RIM.  Forse la Cannondale vuole togliere la libertà di scelta al consumatore, in linea con la tendenza generale. 
In casa Specialized il carro posteriore con foderi più bassi rispetto al tubo orizzontale è stato introdotto con il modello TT, lo Shiv, ripreso dalla Tarmac SL6 (telaio polivalente) e continuato dalla Venge, allo scopo di migliorare l'aerodinamica, e per un migliorare la rigidità ( carro più compatto) e del comfort ( foderi che non scaricano sulla parte alta del piantone).
Per quanto concerne la Specialized Venge personalizzata autografata e dedicata al milionario Sagan, pluricampione del mondo, direi che è la migliore espressione del marketing, destinata a conquistare i fan del campione più simpatico che ambiscono a sentirsi come lui quando fanno la sosta al bar e si guardano intorno convinti di non passare inosservati con la bici del loro beniamino, sempre che non ci sia qualcun'altro con la stessa bicicletta !!!!
Saluti ciclistici.

Versione Shimano Ultegra








Lancio il gioco dell'estate: trova la differenza estetica !!

Anteprima assoluta: New Sram Red Etap AXS, 12 speed .

Un altra anteprima assoluta illustrata con due documenti esclusivi. Si alza il sipario anche sulle 12 velocità in casa Sram, il Red eTap AXS, competitor delle 12 velocità Campagnolo. Un prodotto che si presenta in un nuovo formato contraddistinto sempre dall'esclusiva trasmissione wireless, testata e recensita nella versione 11v, a cui vi rimando.
La novità saliente è la diversa scala dei rapporti, come spiegata e comparata, nella foto esclusiva che ho postato.
A questo punto, come ebbi modo di scrivere in occasione del lancio 12 speed italiano, non resta che attendere anche le 12 velocità giapponesi, di casa  Shimano.
Per completezza, va precisato, che per il momento, il gruppo è disponibile solo completo del misuratore di potenza, ad un prezzo di listino di quattromila e cento euro circa.
I marchi hanno perso il senso della realtà economica, i prezzi sono troppo alti, e in questo caso, direi che viene confermata questa scelta che condurrà il mercato del settore ad una crisi. Del resto anche con un gruppo meccanico si cambia e frena bene, anche se non di fascia alta, non c'è una sostanziale differenza di prestazione; per sentire la differenza sostanziale occorrono invece ruote e telai performanti. Il resto è solo marketing.
In collaborazione con il rivenditore Falasca Cicli.
Saluti ciclistici. 




venerdì 1 febbraio 2019

La bicicletta da corsa e i freni a disco.

Frenare e finire sull'asfalto. Dimenticavo di precisare che si tratta dei freni a disco !  Ma come non era migliore la frenata con i freni a disco in ogni condizione ?!!! Consiglio la lettura anche di questo post CLICCA QUI
Ricordate che i freni a disco sulla bici da corsa sono poco modulabili; la silenziosità quando si viaggia in gruppo non consente di riconoscere la frenata "a orecchio"; in caso di urto il ciclista potrebbe riprendere la marcia con impianto fallato. Questo per dare un idea del motivo per cui il ciclista del video è caduto rovinosamente ed improvvisamente sull'asfalto, da solo, pur viaggiando in pianura.
In conclusione. Non seguite le mode del mercato; seguite la strada, seguite la passione, senza complicarvi la vita con una bicicletta da corsa ( quella con i freni a disco) che ha bisogno di più manutenzione.
Saluti ciclistici.