mercoledì 5 agosto 2020

Test Bike: Pedemonte Aurata Superleggera RS.

E dopo l'anteprima ( CLICCA QUI), è giunto il momento del test on the road. Quando Sergio Pedemonte mi ha proposto di provare il telaio più leggero della gamma, costruito con le mie misure e le geometrie che desideravo, ho pensato finalmente un telaio a mia immagine e somiglianza, secondo il mio modo di pedalare. Un occasione da non perdere per un tester, alla ricerca di nuovi limiti e prestazioni. L'assemblaggio del telaio test è stata l'unica cosa che non ho potuto scegliere, ruote a parte, scelte invece per non influenzare le prestazioni del telaio con le ruote Lightweight, e scrivere un test utile anche per i ciclisti che non possono utilizzarle. Volevo capire quanta prestazione poteva darmi il telaio Pedemonte Aurata Superleggera RS, sic et simpliciter. Ovviamente ho scelto ruote di prima qualità, le Pedemonte Bike con cerchi nero carbonio opaco con logo Pedemonte, costruite con carbonio Torayca T800, profilo alto 40 mm, canale interno 19 mm, raggiatura 20/24,  assemblate con mozzi e sganci ultra light Carbon Ti, tubeless ready, montate con copertoncini Pirelli Pzero Velo da 25mm. Il test Pedemonte Aurata Superleggera RS viene fatto nel momento più caotico e difficile per il mondo della bicicletta da corsa, un motivo in più per farlo e chiarire le idee ai lettori del blog. Molti marchi parlano di "futuro" per convincere i consumatori a cambiare. Loro giocano a confondere le persone ingenue e novelle e ad approfittare dei fanatici. Il futuro non esiste, esiste solo il presente, dal punto di vista semantico e concreto. Parlano di "futuro" a sproposito, proponendo prodotti normali, con forme più o meno uguali o simili a concept che definisco "MTB aero", utilizzando misure standard a cui deve adattarsi il ciclista, insomma prodotti industriali, di massa. Vi possono dare qualcosa che accontenta, ma non entusiasma, qualcosa di comune, che rassicura solo perché è omologato alla tendenza; non cercate il "futuro" nel mondo del marketing, rischiereste di "perdervi nel tempo". Il presente è omologare i prodotti al consumo di massa e persuadere con le sponsorizzazioni dei team. Ma si può scegliere ancora qualcosa di importante, basta conoscerlo. Quindi ho pensato di rivolgermi ai ciclisti evoluti e alle persone intelligenti "con i piedi sulla terra" che mi chiedono consigli. Penso che sia giunto il tempo del telaio su misura e con le geometrie adatte al modo personale di pedalare. Siamo diversi nel corpo e nella mente, sarebbe meglio (e corretto) non pedalare su telai con misure standard. In un offerta del mercato quasi appiattita nelle linee e nelle prestazioni su strada, la differenza la può fare solo la "personalizzazione della prestazione", il "su misura", il migliore carbonio, nel caso di specie, Torayca T1100 G, le migliori resine con nano particelle, le mani valenti di un artigiano italiano che costruisce il telaio per il cliente, tubo dopo tubo, fasciatura dopo fasciatura e lo "cuoce" nell'autoclave a temperature più alte di quelle di quelle utilizzate per i telai standard monoscocca; il brevetto IWS, consente di realizzare una struttura fasciata, compatta come un monoscocca, ma con le misure personali del ciclista, un valore aggiunto, imprescindibile. Allo stato dell'arte, è la realtà tecnologica più concretamente avanzata. Niente marketing, solo sostanza. Il prezzo è in linea con quello della concorrenza, top di gamma, ma senza i margini alti necessari a pagare le sponsorizzazioni. Si paga solo la qualità e l'artigianalità, l'abito su misura veramente made in Italy; andare dalla Pedemonte Bike a Mele (GE) è come andare dal sarto per farsi realizzare il grande abito per la grande occasione. Un telaio su misura diventa parte del corpo del ciclista; un esperienza straordinaria che consiglio a tutti. Del resto se è noto che il ciclista non deve adattarsi al telaio, allora l'unica cosa corretta da fare è pedalare sul telaio personale. Persino ogni telaio Pedemonte Bike è diverso dall'altro; le misure, le geometrie e finanche i colori per i modelli non RS; tutto è personalizzabile (come la scelta dei componenti e dei freni).
Troppi ciclisti sono diventati anonimi, e stereotipati, si fanno persino le stesse foto ! Non ci sono capitani, ma tanti gregari in cerca "d'identità". Penso che il ciclista non deve confondersi nel gruppo, deve distinguersi per "la gamba", la testa e per il telaio. Per questo ho scelto di fare il test del telaio su misura, completamente realizzato da un artigiano in Italia, la migliore scelta per il ciclista che non vuole adattarsi al telaio industriale standard. 
Detto ciò, il test è iniziato. Pedalare con un telaio costruito solo per me, è stata un esperienza unica, emozionante, preziosa. Sin dalle prime pedalate ho sentito una "immedesimazione organica" con il telaio, ad un livello, mai raggiunto prima. Straordinario sentire le gambe non adattarsi, ma pedalare subito libere e sicure, la schiena piegarsi in modo naturale, la testa reclinare normalmente, e soprattutto spingere con le gambe come se fosse la cosa più semplice del mondo, più naturale, come respirare. Questo significa il telaio su misura. Si d'accordo, ho gambe allenate, ma credetemi, le gambe allenate sono più sensibili alla differenze, e per me che avverto facilmente la variazione millimetrica, è stata una cosa straordinaria . Ma v'è di più. La Pedemonte Aurata Superleggera RS,  si comporta sulla strada come voglio, avendo le misure e le geometrie desiderate (bbdrop, passo, tubo orizzontale, grado di slooping, eccetera), impossibile trovarle nel telaio standard, tutte insieme. E' rigida e leggera, cioè è leggera nella misura un cui riesce ad essere anche rigida, perché il telaio troppo leggero non può essere rigido. Niente di meglio della Pedemonte Aurata Superleggera RS: 687 grammi per 132 n/m di rigidità ! Con i telai standard, nel migliore dei casi, ci si adatta meglio, ma pur sempre di adattamento si tratta; cosa diversa dal "su misura", dove è tutto così unico, " è tuo". Un telaio standard si comporta come preferiscono i progettisti che hanno il limite spesso di non essere ciclisti oppure non possono fare telai personalizzati per motivi economici (uno stampo per un monoscocca costa tantissimo). Una parentesi per la forcella. E' la forcella monoscocca in carbonio FK4 prodotta in Italia dalla WR Compositi. Utilizza un canotto conico di 1"+1/2 e rake da 45 mm. La costruzione prevede una stratificazione ed orientamento delle fibre di carbonio unidirezionale ad alto modulo T 1100/T800 UHM, multiassali + 45°. Forcellini in carbonio ma con protezioni in alluminio e attacco freno centrale. Finitura 1K/3K/UD. Peso 290 grammi. Compatibilità con ruote da 28 mm. Anche i forcellini del carro posteriore hanno protezione in alluminio. 
   
La versione RS, oltre al primo strato che è un carbonio 1k plain in T700, quello che c'è dentro è al 100% carbonio T1100G con resina tenacizzata, praticamente il massimo che si può avere in termini di carbonio e di resina, poi viene utilizzato dell'M60j nel movimento centrale e nella sede dei cuscinetti dello sterzo. Conta che il prezzo del pre-preg è dato al 50% dal fibra di carbonio e dal 50% dalla resina. Ci sono altri marchi che pubblicizzano il fatto di utilizzare carbonio T1100G a volte però usano una resina che catalizza già a 80°C in 15 minuti. In questo modo abbattono i costi della resina e poi nel consumo di corrente per farlo indurire. La resina che viene utilizzata dalla Pedemonte Bike ha bisogno di stare in autoclave 3h 30 ed ha un picco di cottura a 130°C per circa 1h; la differenza che ha il costo della resina nel pre-preg e ovviamente in termini di dispendio energetico, ma solo così si può costruire un telaio senza compromessi. La qualità è una cosa diversa dal marketing. 

Sul telaio non è stampigliata la certificazione UCI ( c'è un costo da sostenere da parte del produttore). Dimenticavo di dirvi che Aurata è il nome di un coleottero, più precisamente, il cetonio aurata, l'insetto più forte. A questo punto vado a registrare il cambio; il filo della tensione si è allentato,  dopo le prime uscite, è normale: due mezzi giri anti orario, et voila siamo pronti per la prossima uscita.  

Prima di acquistarlo munirsi di scheda assetto avanzato del biomeccanico di fiducia e di fornire alla Pedemonte Bike le misure indicate nella predetta scheda. 

Assetto avanzato by TWP. Il test è realizzato in collaborazione con la Pedimonte Bike. 





Finalmente testo un prodotto completamente italiano
Finalmente un prodotto completamente italiano !

   La scritta Aurata RS è parzialmente nascosta sotto il supporto del deragliatore ! Errore grave di grafica. 







Carro posteriore asimmetrico 



 
Peso totale bici test con Ultegra R8000/Wheels Pedemonte 
                                                     Peso frame test 687 grammi  per 132 n/m di rigidità!!!!
Peso frame/fork test: 1043 grammi !!!
Geometrie del telaio test




               Profili per aumentare la rigidità dei foderi bassi del carro posteriore asimmetrico

Test su strada. 
Pedemonte Aurata Superleggera RS è uno strumento di lavoro per ciclisti professionisti e amatoriali agonisti, è un oggetto di culto per gli intenditori di biciclette da corsa, un telaio pregiato, unico, in ogni senso, con ottime prestazioni, qualità dei materiali e tecnica di costruzione artigianale brevettata; è come un violino Stradivari, uno strumento eccezionale con il quale potere esprimere in modo infinitamente diverso, tutta la propria potenzialità, senza avere problemi muscolo scheletrici, un telaio capace di dare un ottima performance in salita. Pedemonte Aurata Superleggera RS è il telaio da cacciatore di salite, quello da mettere nella valigia per andare in giro per il mondo, a conquistare le grandi salite del ciclismo, le vette più dure, e partecipare alle Gran Fondo più massacranti, come la Oetzaler e la Taiwan Kom Challenge, un oggetto destinato anche ai ciclisti evoluti, collezionisti di prodotti esclusivi. Le decorazioni nere sul carbonio a vista, esaltano la composizione mirabile delle trame del carbonio più evoluto. Più lo guardo e più mi rendo conto che è un opera d'arte tecnologica, realizzata da un artigiano esperto dei materiali e della lavorazione. Non occorre un adeguata conoscenza e gamba per poterlo “suonare” sulla strada; qualunque ciclista è in grado di riconoscere la prestazione da gara. In salita, contro il principio della forza di gravità, contano solo il migliore rapporto peso/potenza del ciclista, gambe e cuore allenati, forza mentale ( la salita è un esercizio zen), abitudine alla fatica dell'ascesa, ed un telaio con il migliore rapporto peso/rigidità; per farlo ci vuole il migliore carbonio, incastonato mirabilmente, una capacità rara di saperlo lavorare e geometrie specifiche. Quando il marketing parla di aerodinamicità in salita, sorrido. Il fattore che limita all'80% l'aerodinamicità, notoriamente, è il ciclista, per il restante l'abbigliamento e per la parte più esigua, la bicicletta. Se il ciclista non assume una posizione aerodinamica, nemmeno un telaio da crono, può fare nulla per limitare il “freno”del corpo. Circa il 90% dei ciclisti amatoriali, pedala con una posizione non aerodinamica, come se pedalasse sulla MTB, rimanendo dritto come un “cobra”. E allora qualcuno di questi esperti del marketing mi dica a cosa serve vendergli una bicicletta aero ?! Per convincerlo di cosa ? Mi chiedo altresì se i progettisti a cui è tanto cara l'aerodinamica, abbiano mai pedalato in salita, me lo chiedo, perché altrimenti, saprebbero che per quanto un ciclista si possa sforzare, non riuscirà mai ad assumere posizione aero ! La maggioranza dei ciclisti amatoriali e prof, pedalano con le mani al centro del manubrio e raramente impugnando la parte alta dei comandi, quasi sempre con le braccia e la schiena non correttamente piegate; il ciclista in salita, soprattutto quella dura, si contorce, per la fatica, o nel caso degli scalatori, si alza sui pedali, esponendo tutto il corpo al vento, praticamente diventa un paracadute che frena la velocità. E' difficile pensare che nel 2020 ci siano ancora ciclisti che credano alla presa in giro dell'aerodinamica in salita, o almeno spero ! Volevo testare un telaio rigido ma che allo stesso tempo fosse anche leggero. Di solito un telaio rigido non è leggero e viceversa. Pedemonte Aurata Superleggera RS è un telaio, 687 grammi di leggerezza per 132 n/m di rigidità. Pedemonte Aurata Superleggera RS è un telaio con buona maneggevolezza. Confortevole sulla lunga distanza e nei percorsi con dislivello impegnativo. Durante il test, ho sentito il piacere di pedalare in salita, fuori sella, con qualsiasi rapporto della trasmissione, persino con il 50 e rapporti più lunghi, anche per km, avendo potuto sfruttare un ottima rigidità torsionale e laterale della scatola del movimento centrale e la buona reattività che permette di accelerare e allungare, superando i tornanti più ripidi persino dall'interno, ovviamente avendo gambe allenate. In frenata si comporta bene, nessuna flessione, anche aumentando la velocità in discesa, puntando la curva, a tutta: la frenata, una, potente, prima dell'inserimento, non fa cambiare la traiettoria, e il freno, lavorando sull'avantreno rigido, non “sporca” la piega. Il freno tradizionale non direct mount, rimane una scelta buona, meno leggero, ma totalmente affidabile, pur rimanendo il fatto che  il freno posteriore, anche durante il test, si sposta lateralmente. L'Aurata non è predisposta per il freno direct mount, mentre è disponibile con i freni a disco, ma ritengo che il maggiore peso del disco ne limiterebbe la prestazione. Un telaio leggero spesso non è stabile. Ma non è il caso della Pedemonte Aurata Superleggera RS che mostra una stabilità in ogni condizione, anche se lanciato su strada con manto stradale deformato dalle radici degli alberi. Il telaio e la forcella smorzano perfettamente le sollecitazioni e le asperità dell'asfalto. Massima stabilità alle alte velocità, precisione nell'ingresso e nell'uscita in curva. L'insieme scatola del movimento centrale, BB386 Press Fit over size ( senza calotte esterne) e rinforzata da quella che nel video definisco la "pinna", foderi bassi con profilo differenziato, carro posteriore asimmetrico, funge da migliore base di appoggio, per scattare sui pedali, accelerare continuamente in salita per sfiancare l'avversario. Davvero un ottimo lavoro; questa è la base di appoggio sulla quale uno scalatore può lavorare al meglio. Buona la resa. Tutte le geometrie specifiche sono al top: BB drop movimento centrale 74 mm, carro posteriore da 408 mm, interasse 970 mm, stack 528 mm, reach 378 mm, le geometrie di questo straordinario telaio da salita test, realizzate come ho indicato. Solo con un telaio su misura si può avere il vostro telaio ideale ! Il testimonial siete voi. Con i telai commerciali più blasonati, si può avere qualche volta l'occasione di essere molto soddisfatti, ma rimanendo in un range della prestazione che con il passare del tempo, si livella sempre di più, non ci sono più grandi differenze sostanziali, si sentono solo delle piccole differenze, ma non tutti sono in grado di percepirle. Pedemonte Aurata Superleggera RS si pone invece su un gradino più in alto, lo considero, un ottimo esecutore di una melodia chiamata prestazione atletica, un punto d'incontro di note, una sinfonia della performance. L'ho detto prima. Per me questo telaio è paragonabile ad un violino stradivari. E' un telaio che ottimizza la pedalata. Leggerezza e rigidità calibrati sapientemente. Pedimonte Aurata Superleggera RS non è un telaio aero, ma nel percorso ondulato, e in quello di pianura (devo dire ne faccio poca, ma quasi sempre contro vento), è più facile mantenere, braccia e schiena piegate, gambe strette, grazie alle misure personalizzate; si pedala senza strappi, senza sentire la necessità di rilanciare contro vento. Lo ripeto e lo ripeterò. L'aerodinamica la fa quasi totalmente il ciclista, a prescindere dalla tipologia del telaio.

AGGIORNAMENTO TEST.

Alla bici test sono state sostituite le ruote Pedemonte Wheels, con le Lightweight Gipfelsturm Schwarz montate con tubolari Veloflex Pro Tour Race da 25 mm, il peso è sceso a 6,190 kg sempre con gruppo Shimano Ultegra R8000 e senza 94 grammi di nastro manubrio. Verosimilmente sostituendo il gruppo test con uno più leggero il peso complessivo scenderebbe sotto i 6 kg. Per quanto concerne la prestazione con le Lightweight è migliorata la reattività, più scattante, e nel complesso in salita c'è un netto miglioramento, spingendo sui tornanti e sulle ascese più dure. Notevole la differenza di scorrevolezza rispetto ai copertoncini e ai mozzi delle altre ruote: da una parte mozzi di alta gamma con sfere in acciaio e copertoncino top di gamma Pirelli P ZERO Velo da 25 mm; dall'altra tubolare Veloflex Pro Tour Race da 25 mm e mozzi DT SWISS con Ceramic Speed. Non c'è stata partita. Confermo: la Pedemonte Aurata Superleggera RS è la macchina da mettere in valigia e girare il mondo a caccia delle grandi salite e delle GF con il dislivello più duro. Saluti ciclistici.

La pagella :

Rigidità torsionale, laterale e avantreno 9

Reattività ( scatto) 9 

Comfort

Maneggevolezza 9

Stabilità  9

Peso 10 ( ottimo rapporto peso/rigidità: 687 grammi per 132 n/m.) Peso bici test con Ultegra R8000 e ruote in carbonio Pedemonte con copertoncino Pirelli PZero ( come da foto) 6,6100 kg; con Ultegra R8000 e ruote Lightweight Gipfelsturm Schwarz con tubolari Veloflex Pro Tour Race da 25 mm, 6, 190 kg ( come da foto e senza nastro sul manubrio). Con un gruppo più leggero il peso scende sotto i 6 kg !

Aspetto estetico 10. La gamma RS è chiamata black and light, carbonio nudo con particolari in vernice nera lucida. La trama uniforme del carbonio unidirezionale, viene celata sotto quella 1K/3K lungo i tubi obliquo e orizzontale e nei foderi bassi del carro posteriore e in parte sul tubo verticale. I foderi alti ovvero pendenti sono invece verniciati di nero lucido. La forcella anch'essa fatta con carbonio unidirezionale è rivestita da trama in carbonio 1K/3K, mentre la parte interna degli steli reca una vernice nera lucida. Suggestive le fasciature in carbonio unidirezionale intorno ai raccordi del tubo sterzo, raccordo tubo sella/tubo verticale. Un discorso a parte merita  la scatola del movimento centrale, in carbonio unidirezionale, con sfumature raffinate ed uniche. Particolari evidenziati in vernice nera lucida nelle scritte e nei particolari della parte superiore del tubo orizzontale. E' una questione di gusti, ma per chi ama il carbonio, verniciarlo significa coprirne l'esclusivo aspetto; è difficile non rimanere catturati dalla bellezza del telaio/forcella testati. Un vero made in Italy anche dal punto di vista estetico. Il carbonio è black and light. Punto. A chi consiglio il telaio: a tutti i ciclisti amatoriali evoluti e ai corridori. Il telaio su misura è il livello più alto possibile. Il telaio su misura con carbonio di alta qualità, con un elevato rapporto rigidità/peso è il sogno realizzabile per chi vuole il massimo. 

PER PREVENTIVI gratuiti e CONTATTI : vendite@pedemonte.bike ; +39 351 92 62 152 -  +39 349 54 52 266 ....dite che siete lettori del blog 😉

Conclusioni. Con questo test mi rivolgo a quelli che non sanno o fanno finta di sapere che esistono alternative migliori alle solite bici disc commerciali e che un telaio su misura della Pedemonte Bike, costa come un telaio top di gamma commerciale con misure standard ! A voi la scelta, ma basta ipocrisie. E' tempo di  #onebikeforever 


Problemi riscontrati durante il test. Durante il periodo di prova su strada, il freno posteriore si è mosso. Non condivido la scelta di montare un freno con una vite sola. Avrei optato per il direct mount per evitare questo inconveniente. Manca il batticatena ovvero un adesivo rinforzato o un materiale protettivo sul fodero posteriore destro, in modo da proteggere il telaio dagli impatti con la catena. Ribadisco il rumore dei cavi interni. Consiglio di migliorare il passaggio interno. La scritta Aurata RS sul tubo verticale è parzialmente coperta dal supporto del deragliatore ! Grave errore di grafica. Il nastro Supacaz si è allentato e ho dovuto rimetterlo e poi toglierlo definitivamente. Il nastro Supacaz è molto morbido, e quindi è più difficile fasciarci il manubrio, tende ad allargarsi, non lo consiglio. 

Saluti ciclistici. 










La rigidità del carro posteriore della Pedemonte Aurata Superleggera RS .....


Concludo il test con un video inviatomi da un lettore del blog con feedback sulla Pedemonte Aurata Superleggera ( non RS).....



martedì 4 agosto 2020

Test bike su strada e test marketing con tirannosauro: tu quale preferisci ?

Il mio test su strada ( indipendente e fatto solo per la passione) è cosa diversa dal comunicato stampa pubblicato sui media pagati dal marketing. Niente effetti speciali fatti con dinosauri virtuali, ma sudore, chilometri e fatica. Davvero ci sono ciclisti che credono ai dinosauri virtuali ? E quando scrivo dinosauri virtuali, mi riferisco proprio ai dinosauri creati con un programma software ed utilizzati in un video spot del nuovo telaio di un noto marchio estero ! Nello spot si vedono ciclisti che vengono rincorsi da un dinosauro, ma che riescono a seminarlo "perché hanno un telaio veloce, aero" !!! Quindi secondo lo spot, se siete ciclisti lenti non vi preoccupate, acquistando questo nuovo telaio, anche voi diventerete veloci, così veloci da seminare persino un veloce e famelico tirannosauro, l'importante però è che ci crediate davvero; questa è la magia del marketing con effetti speciali. In generale penso che il marketing o abbia capito perfettamente il ciclista medio oppure abbia una scarsa considerazione del ciclista. Detto ciò, ci sono taluni che testano facendo il giro del palazzo. Saluti ciclistici. 
Il test
Il test vero ed indipendente lo "scrivo" sulla strada
Ogni telaio, ogni ruota sono "strumenti" che bisogna imparare a "suonare" ed ascoltare sulla strada. 
Le mie salite. 

lunedì 3 agosto 2020

Forca d'Acero: la salita del parco nazionale d'Abruzzo.

Stamane ho testato la Pedemonte Aurata Superleggera RS, anche sulla lunga salita appenninica di Forca d'Acero, diverse volte GPM del Giro d'Italia, l'ultima nel 2015: la salita consta di 29 km al 5% di pendenza media e al 9% di pendenza massima e termina a 1538 metri dal livello del mare. La salita è più impegnativa nella prima parte, procede irregolare, e con gli strappi più duri, quindi occorre sempre rilanciare sui pedali per mantenere la velocità costante; nella seconda parte diventa regolare nell'ascesa e in alcuni tratti si è esposti al vento fastidioso. Partendo dalla costa laziale ci vogliono 109 km per raggiungere l'entrata del parco nazionale degli Abruzzi, e 100 metri circa dopo, il passo della Force d'Acero ( quota 1538 metri), una tirata lungo un classico percorso ondulato. Arrivati in cima al passo di Forca d'Acero, inizia una lunga discesa tecnica, dove comunque non si smette di pedalare, fino al lago di Villetta Barrea. Si attraversa il territorio dell'orso e del lupo marsicano, animali simboli del parco nazionale d'Abruzzo. Il suggestivo panorama distrae dalla fatica; è un ascesa lunga, da fare con pazienza, dosando le forze, in alcuni esposta al sole. Non ci sono fontanelle, lungo tutta la salita, presa dal versante più impegnativo, che parte da Sora (FR); occorre prestare attenzione agli automobilisti, ai camperisti e soprattutto ai motociclisti i quali usano la strada che porta al passo, come pista per le loro inutili, stupide e pericolose acrobazie; insomma come ho avuto modo di scrivere, l'Italia forse sarà il paese più bello del mondo, ma sicuramente non è il paese per ciclisti. Sconsiglio di percorrere la strada durante il week end, ma questo è un consiglio che vale per tutte le salite italiane. Per essere completi, occorre prestare attenzione anche all'attraversamento dei camosci, volpi ed orsi, del resto, il parco è casa loro. Io stesso ho assistito al passaggio di un giovane camoscio. L'ultimo km e mezzo prima di arrivare al valico che mette in comunicazione il Lazio con l'Abruzzo, è il più bello; si passa attraverso un fitto e fresco bosco d'aceri che evoca un paesaggio fantastico popolato da streghe ed elfi. In cima troverete bar, ristorante, un venditore di formaggi e un lungo sentiero del parco da percorrere a piedi. Per info lasciate commenti. Saluti ciclistici. 

Il passaggio a circa 3 km e 1/2 prima dell'arrivo sul passo. 
Gli ultimi metri e l'arrivo sul passo....






Lago di Scanno
                                                                     


                      Ringrazio l'account Instagram abruzzoemotions per avere scelto la mia foto

venerdì 31 luglio 2020

Test e training montani. Spiritualità e forza.

Oggi terminano le programmate cinque settimane di allenamenti e test ( alternando due bike test) sui monti. Partenza dal mare per arrivare in quota, come piace a me, stile Taiwan Kom Challenge, dal caldo umido del mare, al fresco dei monti. Un esercizio mentale stressante, un allenamento più impegnativo, un banco test duro; ci si migliora solo spostando i limiti più avanti.  Silenzio e strade asfaltate, con le cime degli alberi spesso animate dal vento, quasi a volermi salutare. E poi arrivare lassù dove c'era "qualcuno ad aspettarmi". Ti ringrazio per avermi "accolto" nella mattine estive. Ogni volta che arrivavo in cima, mi hai donato silenzio e un senso di pace. Ti ringrazio per avermi donato parte della bellezza. Ti ringrazio per avermi ricaricato di spiritualità. Bellezza e spiritualità, i doni più grandi, dopo la vita. Rendo a Te omaggio. Padre e madre di tutti. Saluti ciclistici.

 


Mai sottovalutare un ciclista che non segue le mode !

E pensare che l'ex corridore spagnolo aveva fatto tutto molto bene, tempo, periodo, e persino ne aveva approfittato per la promozione del telaio disc all'ultima moda, di cui egli ne è testimonial ! Tutto ok, fino al momento in cui un ex corridore irlandese, si è messo in testa, di provarci anche lui, e alla fine, suo malgrado a finito per  togliere il podio mondiale KOM a Contador. Probabilmente lo spagnolo ci sarà rimasto male, se non altro, per il modo in cui l'irlandese, lo ha fatto: con una bicicletta rim brakes ( lo spauracchio dei fanatici dell'ultima moda), alleggerita per l'occasione, in un modo ordinario per chi segue le corse contro il tempo in salita, come la Monsal Hill Climb, e soprattutto con un distacco di 20 minuti ! Dunque Mc Laughlin ha battuto il famoso Contador, entrambe in pensione come atleti, con un tempo di 7 ore 4 minuti e 41 secondi, 20 minuti in meno ! Tempo riconosciuto ufficialmente dalla Hells 500 che gestisce il KOM. E pensare che l'irlandese di 33 anni, come professionista ha partecipato solo al campionato del mondo su strada 2012 e a quello Under 23. La morale. Non sottovalutare mai un ciclista e smettetela di seguire le mode pensando di essere più forti solo perché avete creduto al marketing e alla TV. In salita e in discesa non ci vogliono i dischi e gli effetti speciali aerodinamici, ma le gambe, quindi il migliore rapporto peso/potenza, l'abitudine a pedalare in ascesa, quindi la testa, ed infine una bici leggera e rigida, meglio se molto rigida. Il resto è marketing. Non pensate alle tasche dei campioni, pensate alle vostre e a scegliere prodotti che abbiano più qualità e non abbiano sponsor da pagare. Il prezzo deve comprendere solo la qualità e non le spese che non fanno la qualità. Saluti ciclistici. 


venerdì 17 luglio 2020

L'Italia non è un paese per ciclisti.

Dicono che l'Italia sia il paese più bello, non lo so, ma sicuramente non è il paese adatto ai ciclisti, soprattutto ai stradisti. Strade urbane ed extraurbane, aggrovigliate, sporche, spesso con manto stradale rovinato e pieno di buche, trafficate all'inverosimile. Le strade italiane non sono state costruite per i ciclisti, e sono "abitate" da automobilisti medi, intolleranti e socialmente involuti. Le strade sono di tutti, anche di chi decide di percorrerle in bici, migliorando la qualità dell'ambiente e la salute pubblica. Eppure troppi ciclisti, sono vittime di aggressioni da parte di automobilisti; tanti ciclisti finiscono uccisi o feriti. Non si può continuare a fare finta di nulla, ad accettare questo stato di cose. Invece di pensare a cambiare bici, in modo compulsivo, ogni ciclista dovrebbe impegnarsi a cambiare la situazione attuale, che è drammatica, se si contano le quotidiane vittime stradali. Dunque occorrono azioni di sensibilizzazione sociale e quella che definisco "politica ciclistica", appoggiando candidati che mettano nel programma elettorale, la messa in sicurezza delle strade, corsie riservate alle biciclette su strade extra urbane, ciclabili in ogni città e paese, divieto di sorpasso del ciclista a meno di 1,5 metri. Va detto pure che i ciclisti non devono pedalare affiancati, come se le strade fossero dei salotti, e non dovrebbero frequentare strade ad alto rischi, evitando comunque di uscire in gruppi numerosi. Cerchiamo di sopravvivere, in attesa che l'Italia si evolva socialmente e culturalmente, senza dimenticare che ognuno di noi "è l'Italia". In questo quadro di degrado e di pericolo costante, rimane il sogno dei ciclisti: l'Italia come l'Olanda e la Danimarca, nazioni fondate sulla bicicletta. Fino a quel giorno, ricordate sempre che l'Italia non è un paese per ciclisti, ma solo per automobilisti. Saluti ciclistici. 
 La foto è stata scattata sul passo san Nicola, dove i corridori Daniele Contrini e il due volte campione del mondo, Gianni Bugno, rispettivamente, nel 1986 e 1996, passarono per primi durante l'8^ e la 9^ tappa del Giro d'Italia. 

mercoledì 15 luglio 2020

L'evoluzione dei comandi Shimano.

Sono le leve del gruppo Tiagra Shimano, risalgono ad anni fa; funzionano perfettamente, anzi meglio di tanti Shimano più recenti. I gruppi Shimano con i fili esterni, che uscivano lateralmente dai comandi,  avevano il top di gamma Dura Ace, chiamato "lo stendino"; penso che sia stato la migliore trasmissione meccanica in assoluto, precisa, e soprattutto longeva. Ma poi un giorno hanno "strozzato" i fili e li hanno messi "dentro", ai comandi, al manubrio, e al telaio, per miglioralo esteticamente e renderlo a passo con i tempi ( quali? Quelli del consumismo); ma che ne sanno i giovani ciclisti e i novelli ! Tuttavia, i fili ( e guaine) della trasmissione meccanica per funzionare perfettamente, devono essere esterni, punto; chiedetelo ad un telaista e ad un meccanico esperto. Attenzione. Non pensate però che i gruppi elettronici ( di tutti i marchi) siano perfetti e non abbiano problemi: avete mai visto quanti cambi e deragliatori si guastano!? Per non parlare del ciclo di vita di una batteria usata da un ciclista che percorre molte migliaia di km all'anno e lo usa frequentemente. Insomma niente è perfetto; qualcosa era quasi perfetto, ma non lo producono più. Pensate che le leve piccole dei comandi Shimano Dura Ace R9100 e Ultegra R8000, azionandole per cambiare il rapporto, spesso vanno a vuoto !!  Dunque non è vero che tutta la tecnologia moderna, sia migliore e certamente non ascoltate quelli che fanno "i giri del palazzo" e si "allenano" al bar/negozio, non lo scopriranno mai. Ecco il senso e lo scopo di questo post. 
Aggiungo una cosa che volevo scrivere da molto tempo, che apparentemente può sembrare non pertinente all'argomento. Durante i miei allenamenti montani, mi capita di incontrare ciclisti di ogni livello, regione e nazionalità. Li osservo per capire che ciclisti siano e il livello di allenamento. Ebbene quando vidi un gruppetto di giovani ciclisti filippini, correre in salita, come stambecchi con bici da corsa di qualche anno fa, mi si riempì il cuore di gioia, oltre che di fatica ! Riflessione. La bici è la macchina che rende tutti uguali, a parte, la testa e le gambe. Voi che vi fate problemi e cambiate bici o gruppi ogni anno, altrimenti non vi sentite fighi o pensate che si siano usurati !! Ingenui. Non fate brutta figura se la vostra bici non è l'ultima novità, ma solo se vi ponete dei limiti nella testa ( non ci sono limiti), non vi allenate seriamente ( il ciclista pedala, non chiacchiera) o vi dopate. Ho la nausea a vedere sempre più ciclisti fanatici che non sanno nemmeno pedalare, ma pontificano fandonie e vogliono apparire esperti. Più passa il tempo e più le loro fila aumentano. La madre degli idioti è sempre incinta. Il marketing lo ha capito e li accontenta. Saluti ciclistici. 


Allenarsi all'alba

Per chi lavora e ha famiglia, allenarsi ( e testare) non è facile, ma è più impegnativo. Allenarsi senza impegni di lavoro o con un lavoro non gravoso è tutta un altra cosa, è ideale. Quindi i ciclisti che si allenano e lavorano sono quelli che si impegnano di più e i risultati che ottengono valgono il doppio, anzi il triplo, soprattutto quando passano gli anni. Mi capita quindi di dovermi allenare anche all'alba e comunque sempre la mattina presto. E pedalare nelle prime ore del giorno, è un esercizio diverso, più vicino al ritmo naturale del corpo e della mente ( a patto che si faccia la vita da ciclista, e quindi si vada a dormire presto). I medici dicono che il livello del testosterone del nostro corpo sia più alto; posso dire che pedalare la mattina presto, mi è più congeniale, è la mia scelta preferita, lo faccio da sempre. Del resto se devi percorrere tanti km, e devi arrivare sui monti, partendo dal mare, occorre la massima energia e sfruttare più ore di luce naturale. Allenatevi e assecondate la passione, vi sentirete vivi. Il mondo è fatto per essere pedalato. Una domanda: voi dove fate colazione ? Io sui monti. Saluti ciclistici.

Dal mare ai monti. 






domenica 12 luglio 2020

Quelli che non sanno pedalare correttamente !!

Mi capita di vedere sulla strada e ultimamente sui social, ciclisti che non pedalano correttamente, ondeggiano  con il bacino, stanno dritti come cobra, e pedalano di punta, come se dovessero piantare un ombrellone sulla spiaggia ! Penso che il ciclismo è quello sport che se non lo pratichi sempre non lo pratichi più; il corpo e la mente devono abituarsi alla fatica, per fare "meno fatica" e bisogna  migliorare l'abilità con i km e le occasioni. Allo stesso modo, la pedalata corretta, è l'ABC del ciclismo praticato, della bicicletta vissuta sulla strada; ma se non sai pedalare correttamente come fai ? Mi sorprende che qualcuno di loro, abbia addirittura migliaia di followers, anche se ho scoperto che i followers, qualche volta, non dipendono dal consenso, ma dal pagamento di un servizio ! In pratica, si possono comprare followers. Ci sono dei siti che cercano sul web, profili, e gli propongono l'acquisto di tanti followers, migliaia, e anche di più, in modo da potere diventare influencer, e  guadagnare con gli sponsor. Ovviamente ci sono anche profili social, che hanno followers veri.
Detto questo veniamo all'argomento del post. Come si pedala correttamente ( poi ognuno pedali come vuole). La pedalata deve essere rotonda in modo che vi sia una perfetta coordinazione tra muscolatura agonista ( quella che spinge) e antagonista ( quella che richiama). La pedalata a stantuffo, da evitare, invece è quella solo di spinta e di punta, e questa è quella che rende poco ed è la conseguenza di una sella troppo alta o della rotazione del bacino.
La pedalata rotonda, cioè corretta, ha una precisa evoluzione dinamica: parte dal punto morto superiore, a ore 12, momento in cui inizia la fase di spinta, da parte del quadricipite. In questa fase il tallone si trova in alto, e poi inizia a scendere, riposizionandosi più in basso, in modo che il piede finisca per essere parallelo al piano ( strada), il cosiddetto punto morto inferiore, a ore 6. A questo punto, dal punto morto inferiore, inizia la fase del richiamo della pedalata, verso il punto morto superiore, ad opera della muscolatura antagonista ( polpaccio e bicipite femorale). Quindi il piede dalla posizione parallela al piano, passando dal punto morto inferiore a quello superiore, riposiziona il tallone verso l'alto. La rotazione della pedalata deve simulare un onda, in modo che la punta del piede dal punto morto superiore non finisca mai verticale nel punto morto inferiore; occorre invece  un alternanza tra la parte anteriore e quella posteriore della scarpa (tacco). Le ginocchia devono tendere internamente al telaio ( tubo obliquo/orizzontale), mentre il piede deve ruotare mediante la mobilità del tallone, leggermente verso l'esterno. Questo è l'unico modo per ottimizzare la spinta sul pedale. Altre varianti limitano la fase di spinta o quella di richiamo, che devono invece alternarsi in un sincrono perfetto. Mi fermo qui. Saluti ciclistici. 

La compravendita dei followers sui social