venerdì 27 marzo 2020

Dal diario di un ciclista nel tempo della pandemia.

E' inutile far finta di niente, il mondo è cambiato, ed ogni cosa non è più come prima e forse non lo sarà più. Non posso più fare cose normali, come guardare il mondo, percorrere le strade; adesso posso solo scorgerlo attraverso il web, "la finestra virtuale aperta" sul globo. Vedo ovunque smarrimento, morte, paura ed angoscia, stordimento. La morte fa parte del patto con la vita. Eppure sembra di averlo dimenticato, ora che non ho più la libertà. Ci sono due modi per morire; non respirare oppure non vivere. "Non si vive di solo pane", Egli aveva insegnato, a chi cerca un senso a questa vita. Già il pane, e anche questo diventerà un problema sempre più grande, per il mondo intero, dalle prossime settimane. In questi giorni, sono preso, da pensieri e da illusioni, e anche per me, che vivo accontentandomi della serenità e di una bicicletta da corsa, di cultura e di cose autentiche, ma semplici, la fase di adattamento alla pandemia non è stata facile. Mi mancano la libertà, in ogni gesto, le emozioni e soprattutto il vento tra i capelli; mi manca la bicicletta, i sogni e la realtà, in questo momento di sospensione mondiale, di corto circuito. Cerco un senso a tutto questo. Pensavo che due cose non avrebbero mai potuto togliermi, la cultura e la bicicletta; ahimè mi sbagliavo, ci hanno tolto la strada, sapendo che il ciclista non esiste senza la strada. Parlare di biciclette e di ciclismo non è cosa semplice, durante la pandemia. #Iorestoacasa , una rassegnazione, una canzone, semplicemente uno slogan di paura, ai tempi dei social, non una gioia. Questa attesa, lacera dentro. Il corpo e persino la mente cambiano. Niente e nessuno può sostituire la realtà con la finzione.  Chi usa i rulli lo fa secondo l'ordine #iorestoacasa , ma senza normalità. "Rullano" come se non ci fosse un domani, ciclisti amatoriali, professionisti, differenze che non contano più; simulano; pedalare è cosa diversa. Li accomuna l'angoscia depressiva; nella stanza non c'è il cielo; fuori dalla finestra, oggi, neanche il sole; per la strada c'è solo la pandemia, la morte. Dal diario di un ciclista, nel tempo del corona virus. 
Saluti ciclistici. 
Costante Girardengo, "rullava" per aiutare un artigiano a lavorare il pezzo di legno disegnato sul muro. La forza motrice azionata dalle sue gambe consentiva ad altri di mangiare il pane. Riflettere. 

1 commento:

  1. Una chiosa al mio post. Spero che chi decide per noi, possa rendersi conto, che ci sono due modi per morire; non respirare e non vivere. Auspico che presto sarà ripristinata la possibilità di praticare attività motoria e sportiva all'aperto, da soli; ne va di mezzo, la salute fisica e mentale degli sportivi e non solo. Ripeto quello che è già noto. Al momento, l'unica nostra difesa contro il corona virus, è il sistema immunitario; fare attività fisica all'aperto è essenziale per mantenerlo efficiente; ne va della nostra vita. Memento. Saluti ciclistici.

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