martedì 8 agosto 2017

Zoncolan, il mostro carnico

Oggi ho messo nel sacco anche la salita più dura d'Europa, dal versante più spietato, quello da Ovaro. Partenza all'alba da Vicenza. Giunti a Pieve di Sacco, temperatura 13 gradi e pioggia. C'era poco da sperare per chi non conosce la montagna . Io ero abituato a situazioni meteo estreme passando da una zona all'altra. E così, il
Ciclista che veniva dal mare, vide aprirsi, dopo 20 km, il cielo e dall'azzurro velato da qualche pigra nuvola, apparve il sole pallido del primo mattino. Temperatura 22 gradi. Si preannunciava una mattina calda; niente di peggiore, una situazione estrema, non propizia,  per chi si accingeva a salire sul Kaiser. Riscaldamento a buon ritmo, giù e su per la valle, cercando di digerire in 10% tanto per gradire e non farci mancare nulla; 20 km e poi svoltando a destra, ecco l'arco che annunciava lo Zoncolan. Ci siamo. Che abbia inizio l'avventura. Ci sono momenti che sogni; e quando li realizzi ti sembra come di avere concluso parte della vita. Una vita da ramingo. L'arrivo sulla cima dello Zoncolan e' stato il momento in cui ho realizzato un sogno folle. In fondo una parte di me e' rimasta anche su questa cima. E tutte le cime, le porto sulla pelle, come un tatuaggio del coraggio. Tanto per rendere l'idea dell'impresa vi racconto un aneddoto accaduto mentre salivamo verso l'inferno dello Zoncolan. Poco prima a bordo strada abbiamo incontrato una persona anziana, vestita con abito della domenica e cappello e con le mani appoggiate al bastone, ci guarda e ci dice : "Siete pazzi a fare lo Zoncolan a quest'ora . " Mi piace ricordarlo come Caronte, e forse lo era in effetti. In verità non c'è un ora per andare all'inferno. Chi va per lo Zoncolan e' folle, un "anima" che arde nella passione del ciclismo, che ha il coraggio di sfidare i propri limiti. Lo Zoncolan non è una salita comune, è un delirio di onnipotenza della natura. e non e' paragonabile a nessun delle grandi e dure salite, quelle che hanno scritto le pagine epiche del ciclismo. Ma forse e' più di una salita; e' lo Zoncolan. Credo che su questa massacrante rampa ci si consuma anche nello spirito. Dopo averlo fatto, niente sarà più come prima. Per certi versi lo Zoncolan ha una valenza spirituale: mondare l'anima. E meglio di Dante nessun'altro poteva spiegarcelo. Come è noto, nel canto terzo dedicato all'Inferno della Divina Commedia, Dante scrive: PER ME SI VA NELLA CITTA' DOLENTE, PER ME SI VA NELL'ETERNO DOLORE, PER ME SI VA TRA LA PERDUTA GENTE. GIUSTIZIA MOSSE IL MIO ALTO FATTORE : FECEMI LA DIVINA POTESTATE, LA SOMMA SAPIENZA E' IL PRIMO AMORE. DINANZI A ME NON FUOR COSE CREATE SE NON ETTERNE, E IO ETTERNA DURO. LASCIATE OGNI SPERANZA, VOI CH'ENTRATE. Queste secondo Dante erano le parole scritte sulla porta dell'Inferno. E il sommo poeta continua con il dialogo avuto con Virgilio che lo accompagnava nella visita: "Queste parole di colore oscuro vid'o scritte al sommo di una porta per ch'io:- Maestro, il senso lor m'è duro.- Ed elli a me, come persona accorta: - Qui si convien lasciare ogni sospetto; ogni viltà convien che qui sia morta. " Insomma Virgilio spiega a Dante che quello è il punto dove si deve lasciare ogni esitazione, timore e soprattutto consiglia gli ignavi a farsi da parte. Mai più felice fu l'accostamento, che la gente del posto ha fatto tra lo Zoncolan e questa ouverture dell'Inferno di Dante. Quelle parole scritte sui muri delle abitazioni, sono state scritte anche a monito dei ciclisti, sulla falsariga delle alte parole della Divina Commedia. E si legge sui muri di un abitazione : " LASCIATE OGNI SPERANZA O VOI CHE ENTRATE." E poi su quelli di un altra : " QUI SI VA SULLA SALITA DOLENTE QUI SI VA NELL'ETERNO DOLORE." Credete che abbiano esagerato ? Provate per credere.   
Dal punto di vista ciclistico consiglio di evitare di salirla nelle ore calde, vista l'esposizione diretta al sole per la maggior parte del percorso ( il caldo che ho sentito e' stato davvero infernale, una ulteriore difficoltà, sembrava veramente di essere all'inferno); usate una scala dei pignoni almeno fino al 32-34, e comunque davanti con la corona 34. Sia chiaro; questi rapporti servono non solo per salvare la gamba facendola girare quasi agilmente, ma per spingere e non cadere ! Sullo Zoncolan nessuno è in grado di andare veloce. Non ci riescono nemmeno i corridori professionistici. Tanto per capirci, Contador degli anni migliori è salito con il 34/32. Impossibile fare girare le gambe con rapporti meno agili. Quindi quando leggerete di chi lo avrebbe fatto per esempio con il 36/28, non credeteci, almeno che essi siano stati spinti dalla forza oscura di Guerre Stellari oppure essi sono Darth Vader ! Sulla salita dello Zoncolan, da Ovaro, il cuore e' costantemente fuori soglia. E' come salire in apnea ! Non salite mai lo Zoncolan, con ciclisti più allenanti, eviterete di aumentare il passo e finire di andare in crisi. Salite solo con il vostro passo. Si sale con pazienza e concentrazione. Il tratto centrale di 6 km e' pazzesco. La lunghezza percorsa di questo tratto e' indicata nei cartelli raffiguranti i grandi Campioni del passato. L'ultimo cartello prima delle gallerie e' quello dedicato a Pantani, posto qualche metro prima della prima galleria. L'ultimo cartello invece è quello dedicato a Simoni ( vincitore su entrambe i versanti). Dovete essere folli e coraggiosi per affrontare lo Zoncolan. Quindi occhio a gestire lo sforzo. Approfittate dei pochi tornanti per allentare appena la tensione muscolare e dare per un piccolo attimo di tregua al cuore. Provate a non guardare davanti a voi, i lunghi tratti dritti ovvero drittoni, che salgono incessantemente ed inesorabilmente. Non provate ad accelerare, potrebbe essere fatale. Sullo Zoncolan si può solo sopravvivere. Lo Zoncolan si sale con la mente e con l'anima che si vende all'inferno. Non c'è mai pace in nessun tratto. Le gambe e la schiena sotto sottoposte ad una forza di gravità continua e massacrante. Il giorno dopo e' normale avvertire dolori diffusi. Su questa salita, che credo essere stata pensata dal diavolo per punire i ciclisti impenitenti, non e' possibile fare velocità, si deve e si può solo essere spingere per non cadere. Qui tutti sputano dolore, anche i più allenati. Prestate attenzione alle tre piccole gallerie illuminate ma strette e con il fondo bagnato e sporco di ghiaia e sassolini e la traffico locale fastidioso e pericoloso, considerato che la strada è stretta, quasi ad una corsia. All'interno della galleria è capitato di vedermi arrivare contro, un idiota grassone alla guida di una Jeep bianca, il quale sorridendo, si e' fermato a un passo dalla mia ruota. Anche le gallerie si percorrono in salita. Ho provato ad immaginare lo stadio dello Zoncolan che si apre alla vista dei corridori del Giro all'uscita dell'ultima galleria: l'effetto emotivo sulla psiche dei corridori  deve essere molto forte, direi allucinante. Una marea di persone urlanti sulla sponda della montagna e sull'ultimo tornante. Infine anche il traguardo è in salita. Una volta arrivati in cima, non e' finita; la discesa in entrambe i versanti e' difficilissima e pericolosa, direi proibitiva. Insomma lo Zoncolan e' un girone infernale dove finiscono i ciclisti FOLLI e impenitenti. 

Un ringraziamento a Vecchia e a Cristina; il vostro cuore e' cosi grande da riempire il mare . A loro dedico lo Zoncolan. Un ringraziamento grande a Nicola, l'autore delle foto e compagno di scalata insieme a Vecchia. Ringrazio Cristina per averci preparato il recovery food. 

I dati della salita da Ovaro:
10,5km 11,5% pendenza media, pendenza Max 22%, 1210 metri di dislivello. Ma non rendono l'idea della difficoltà reale.  
 
Saluti ciclistici 




 Verso Ovaro tratto in salita al 9-10% 



Le prime rampe
Pietra dedicata al Gemellaggio Fuji-Monte Zoncolan
Il tornante prima delle gallerie con il cartello dedicato a Pantani
L'entrata nella prima galleria ( in salita all'8-9%)

L'arrivo su Monte Zoncolan da Ovaro.

Il punto di partenza da Ovaro

L'AMMIRAGLIA










lunedì 7 agosto 2017

I consigli del Blog. Uso del grasso sulla catena.

Con la pioggia si consiglia l'uso del grasso sulla catena per mantenere la lubrificazione. L'olio invece viene rimosso dalla pioggia e comunque se usato in queste condizioni atmosferiche proibitive dovrebbe essere continuamente applicato e questo è poco pratico. 
Invece l'uso in condizioni meteo normali, o con il caldo, il grasso, non è consigliabile perché attira maggiormente la sporcizia della strada ( sassolini, residui vari) e perde consistenza con le alte temperature, diventando quasi liquido; inoltre è più difficile da pulire la catena. 
Va detto che gli olii di ultima generazione, sporcano di meno, a patto che, non vengano applicati in quantità abbondanti e nel modo sbagliato. In questo post consiglio come lubrificare la catena CLICCA QUI . Saluti ciclistici. 



sabato 29 luglio 2017

Bella Italia 🇮🇹

Certi panorami, rapiscono il pensiero, ammaliano e nella mente non vanno più via. Il silenzio li rende unici; li sento respirare !


martedì 25 luglio 2017

Test bike

Bianchi Specialissima CV, Bianchi Oltre XR4. Testate sullo Zoncolan e sul Selvino. Sono l'unico blogger Cycling (Opinion leader) ad averlo fatto. Se vuoi cercare il massimo da un telaio, se vuoi ascoltarlo sulla strada, devi spingerlo in condizioni critiche. Lo stato dell'arte non si testa sulle riviste, ma in presa diretta dalla strada. Senza timore reverenziale. Queste sono le recensioni che cercano i ciclisti. Il resto sono solo comunicati stampa e sponsor response. Il mondo si evolve. Saluti ciclistici. 🚵🏻🚵🏻

 

Testimonial Suomy.

E poi un giorno, nella pagina della Suomy, leggi che ....


sabato 22 luglio 2017

La Divina Commedia si impara sullo Zoncolan !!!

La Divina Commedia si impara e si "vive" anche pedalando sullo Zoncolan 😉🚵🏻. Lo scrivo dopo avere pedalato, in quello che definisco, la migliore rappresentazione del "girone infernale" dantesco. Come è noto, nel canto terzo dedicato all'Inferno della Divina Commedia, Dante scrive: PER ME SI VA NELLA CITTA' DOLENTE, PER ME SI VA NELL'ETERNO DOLORE, PER ME SI VA TRA LA PERDUTA GENTE. GIUSTIZIA MOSSE IL MIO ALTO FATTORE : FECEMI LA DIVINA POTESTATE, LA SOMMA SAPIENZA E' IL PRIMO AMORE. DINANZI A ME NON FUOR COSE CREATE SE NON ETTERNE, E IO ETTERNA DURO. LASCIATE OGNI SPERANZA, VOI CH'ENTRATE. Queste secondo Dante erano le parole scritte sulla porta dell'Inferno. E il sommo poeta continua con il dialogo avuto con Virgilio che lo accompagnava nella visita: "Queste parole di colore oscuro vid'o scritte al sommo di una porta per ch'io:- Maestro, il senso lor m'è duro.- Ed elli a me, come persona accorta: - Qui si convien lasciare ogni sospetto; ogni viltà convien che qui sia morta. " Insomma Virgilio spiega a Dante che quello è il punto dove si deve lasciare ogni esitazione, timore e soprattutto consiglia gli ignavi a farsi da parte. Mai più felice fu l'accostamento, che la gente del posto ha fatto tra lo Zoncolan e questa ouverture dell'Inferno di Dante. Quelle parole scritte sui muri delle abitazioni, sono state scritte anche a monito dei ciclisti, sulla falsariga delle alte parole della Divina Commedia. E si legge : " LASCIATE OGNI SPERANZA O VOI CHE ENTRATE." E poi su quelli di un altra : " QUI SI VA SULLA SALITA DOLENTE QUI SI VA NELL'ETERNO DOLORE." Credete che abbiano esagerato ? Provate per credere.  Saluti ciclistici. 


mercoledì 19 luglio 2017

Test Bike: Cervelo R5 (gamma 2018) sul percorso del Mondiale 1999.

Tra telaio e ciclista è tutta una questione di feeling. Nella mia lunga esperienza di test bike, sono stati pochi i telai con i quali ho avuto una sintonia, sin dalle prime pedalate; la nuova Cervelo R5 è senz'altro uno di essi. La nuova Cervelo R5 è una macchina sicura in ogni movimento, straordinariamente capace di rispondere all'impulso del movimento e di trasformarlo nella migliore performance. Se penso all'incredibile sensibilità con il quale, muovendo solo il bacino, la Cervelo R5, si è prontamente e precisamente, posizionata nelle curve, in discesa, ad ogni diversa velocità, rimango folgorato dalla prestazione di questo telaio da corsa. Quella sicurezza, quella fedeltà nella risposta, che pochi telai hanno saputo darmi. Per questo mi sento sicuro di raccomandare, come non mai, la nuova Cervelo R5, ai miei lettori: sceglietela senza se e senza ma. Provare per credere, ma è sufficiente la mia prova per tutti, tanto da essere pronto a scommettere con chiunque. E' uno dei prodotti che fidelizza, crea dipendenza. Ecco pensando alla nuova Cervelo R5, mi viene da scrivere addict instict. Racchiudere in pochi aggettivi, il carattere del nuovo top di gamma della Cervelo, è cosa riduttiva, in quanto non rende abbastanza l'idea. Comunque per completezza, ci provo, ma sappiate che la nuova Cervelo R5, è molto di più: più che reattiva, rigida lateralmente e torsionalmente, quello che basta, per avere la migliore prestazione senza distorsioni, più che agile, più che precisa in curva, più che confortevole, e soprattutto non ti stanca mai, in ogni risposta; per quella sua capacità di non perdere l'energia scaricata sui pedali, si riesce a prendere velocità facilmente; per quell'assenza di errore, non occorre correggere il movimento; per quella sua capacità di assecondare e trasformare fedelmente il gesto atletico, entusiasma facilmente, anche i ciclisti più esperti e smaliziati; per quella incredibile maneggevolezza. La nuova Cervelo R5 è tra le migliori compagne di viaggio o di corsa di un ciclista o corridore. Raccomandata a tutte le tipologie di ciclisti. Un telaio superbo nella prestazione. In particolare mi sono divertito a sentirla veloce in salita, con il piacere di pedalare su una macchina, che accelerava facilmente in ogni condizione di pendenza. Insomma la nuova Cervelo R5 non solo è spiccatamente reattiva ( scatto), ma soprattuto è anche veloce in salita. La cosa che mi ha colpito è che la Cervelo R5 ha dimostrato sfumature racing, in ogni parametro, incredibilmente maneggevole e intuitiva, facile nella guida,  aderente e stabile su ogni pavimentazione, in modo da superare ogni situazione critica, come per esempio il pavé. La rigidità torsionale e laterale è delle migliori, ma la R5 ha un comportamento complessivo  equilibrato. Il carattere è quello dei monoscocca di classe superiore, quindi monolitico, con una spiccata agilità e leggerezza, ideale per le corse, con particolare dislivello e lunghe percorrenze alpine. Superare i tornati con la R5 è davvero più facile, a parità di gamba.
Dall'esame della geometria della nuova R5 si evince un drop ( distanza movimento centrale/asse ruota anteriore) ravvicinato e una lunghezza del carro posteriore ridotta, e questo, significa una reattività, ma anche una maneggevolezza spiccata. La lunghezza del tubo orizzontale è maggiore, e questo, per aumentare la stabilità, in discesa, compensando i precedenti valori. Un telaio troppo compatto lo rende aggressivo, ma meno maneggevole e soprattutto stabile in discesa. Il tubo sterzo è basso. Nel mio caso la taglia 51 sarebbe stata migliore dal punto di vista dell'assetto sull'avantreno, in quanto avrei potuto non mettere dei distanziali sotto il manubrio. Comunque le variabili  dell'assetto avanzato dipendono anche dalle quote antropometriche del ciclista,  ma resta fermo, che il nuovo Cervelo R5, è un telaio compatto con pronunciato slopping; tant'è che il telaio viene fornito con un reggisella dritto, per compensare la pronunciata inclinazione.   
A questo punto, c'è poco da aggiungere, se non che non volevo più scendere dalla sella, e lo confesso, avrei voluto portarlo con me, verso le mie prossime avventure.
A quelli che volessero sapere qualche cosa in più, posso dire, che la nuova Cervelo R5, ha una struttura spiccatamente asimmetrica, e anche ciò la rende perfettamente equilibrata nell'assetto, in ogni condizione; in pratica, è impossibile perdere il controllo della traiettoria e sentire scivolare la ruota. Lanciata sul pavè del centro storico di Verona, nel quale mi vanto di avere pedalato, pedalando nell'eternità che solo luoghi straordinari come l'arena, sanno dare, la nuova Cervelo R5, ha resistito alle forti flessioni e vibrazioni della pavimentazione irregolare e mi ha regalato attimi di piacevole guida. Ecco su questo punto, faccio una riflessione ulteriore. La nuova Cervelo R5 fa parte della categoria dei telai da salita, nel segmento del mercato, oramai sempre più specializzato, e ciò nonostante è una macchina, non solo da endurance, ma anche da Classiche del Nord, pur essendo concepita e realizzata per domare le montagne più dure. Ciò la dice lunga sulla qualità assoluta di questo prodotto. E' leggera – e rigida- quanto basta per volare sulle salite e fare divertire, un mix perfetto tra questi due parametri, difficili da equilibrare. A volte mi è capitato di pedalare su telai ultra leggeri, ma morbidi, rigidi ma non leggeri. Segnalo l'ottima scorrevolezza e rigidità torsionale della scatola del movimento centrale, standard BBRight, capace di veicolare la migliore risposta, anche in termini di reattività ( scatto) del telaio. La nuova Cervelo R5 è un perfetto punto di incontro della rigidità laterale e torsionale, reattività, confort, stabilità  e maneggevolezza.
Per la cronaca, ho realizzato il test, in particolare, sul circuito dei mondiali della gara su linea uomini, del 2004, vinta da Freire. Avventurandomi sulle ascese delle Torricelle e sui tratti impegnativi della zona circostante, dove ho scoperto qualche rampa interessante. E' stato suggestivo pedalare intorno all'Arena di Verona, lanciato sul ciottolato; come altrettanto suggestivo è stato incontrare, parte dell'allestimento del palco della rappresentazione della Aida. Pedalare tra storia, arte, teatro e tecnologia. Meraviglioso.
I  cavi del cambio che escono dal foro praticato sul tubo orizzontale, non si vedono solo con il montaggio dello Sram Red Etap. Questo potrebbe essere un problema per i puristi della linea con il montaggio con cavi integrati.
Altro punto. Il tubo sterzo è stato abbassato non di poco, per renderlo più racing. Per cui valutate con il biomeccanico la compatibilità con il vostro assetto. 
Interessante il supporto protettivo del fodero destro, l'unico di serie, e soprattutto efficace. Un supporto realizzato con materiale viscoso, l'unico davvero efficace, ad oggi. 
Consigli per l'acquisto. Ai fortunati e prossimi possessori della nuova Cervelo R5, consiglio ruote, all'altezza del rango del top di gamma canadese. Quindi non fatemi vedere foto, di Cervelo R5, gamma 2018, con ruote entry level in alluminio, o in carbonio di bassa gamma. In quel caso astenetevi dall'acquistarla, non riuscireste ad avere il meglio dal telaio. A proposito. La nuova Cervelo R5 è compatibile con le coperture da 28 mm.  Un telaio top di gamma ha senso solo se assemblato adeguatamente; diversamente non potreste sentire il piacere di pedalare su questa macchina da corsa, top di gamma.
La Cervelo R5 gamma 2018 testata è stata assemblata con gruppo meccanico Shimano Dura Ace 9100, ruote Enve SES 3.4 con copertoncino Continental Grand Prix 4000 II da 25 mm, sulla ruota posteriore, e Michelin Krylion 2 Endurance da 25 mm, attacco e manubrio FSA K Force, pedali Speedplay Zero, Selle Italia SLR Flow. Peso totale 6200 grammi. 

La bici test è stata provata anche sul percorso del Mondiale 1999 su un percorso che vede l'ascesa delle Torricelle ( 4,5 km con pendenza media del 4,6% e pendenza massima del 9%). 

Questo test è la prima recensione in assoluto della nuova Cervelo R5 2018, su strada. Un altra anteprima  per il blog più letto dai ciclisti. 


Per chi ama i numeri, ecco anche la pagella:
Confort: 10
Reattività: 10
Agilità: 10
Maneggevolezza: 10
Rigidità laterale: 9 ( ottimo rapporto peso/rigidità)
Rigidità torsionale: 9 (ottimo rapporto peso/rigidità)
Stabilità: 10
Cura nella lavorazione del kit telaio: 10
Peso: 10 ( è leggera – e rigida- quanto basta per volare sulle salite e fare divertire, un mix perfetto tra questi due parametri)

Taglia del kit telaio testato: 48. 


Il test è stato realizzato in collaborazione con Focus Italia Group distributore per l'Italia dei prodotti Cervelo e il rivenditore autorizzato Falasca Cicli di Pontecorvo. 


Saluti ciclistici. 
  

















Con il montaggio dello Sram Red Etap i fili del cambio non escono dal foro sul tubo orizzontale 



telaio e forcella predisposti per le coperture da 28 mm

Le differenze con la versione precedente




peso kit telaio con serie sterzo, e manubrio e reggisella taglia 53 (come da foto)





Il peso del kit telaio taglia 48, come da foto, comprensivo di forcella, serie sterzo, reggisella, movimento centrale, viti portaborracce. 

Il peso nella taglia 51 nella configurazione raffigurata nella foto.......