Il mio ciclismo è quello che prende il vento in faccia e non ha paura della strada, senza scroccare la scia, lottando su ogni tornante, ogni chilometro; il ciclismo che amo e pratico è esistenziale, in fuga, da combattente, solo contro tutti; mi piace ascoltare il rumore della catena, il fruscio dei tubolari, il rumore della mantellina, agitata dal vento; credo che ogni ascesa è una preghiera. Il mio pedalare si intona con l'anima, il silenzio, la sommità; temprandomi con la fatica, abituandomi a non mollare mai, andando oltre la sofferenza del corpo, lottando contro i limiti, senza qualcuno che mi dia il ritmo o mi "copra dal vento". Pedalare con corridori, scelti secondo lo stile " Zitto e gambe"; ma poi ritorna, il richiamo della montagna, il desiderio di scoprire strade lontane, quella voglia di andare via; e allora seguo l'istinto, la mia anima vagabonda. Amo la libertà e cerco di raggiungere il punto più lontano, prima che la vita se ne vada. Un ribelle delle due ruote, come un tempo, quando la bicicletta era bandita dalle leggi italiane (ordinanza del commissario straordinario di Milano del 1898). Ci sono ciclisti che hanno fatto la mia scelta, per carattere, per vocazione; e ce ne saranno molti che lo faranno. Siamo i ciclisti con gli "attributi" in carbonio, quelli sempre in fuga, che non tornano. Giunga a loro, fratelli di "ruota", la mia stima.
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venerdì 3 ottobre 2014
martedì 30 settembre 2014
mercoledì 31 luglio 2013
Grazie Valerio
Ringrazio Valerio Riccione Clicca qui per avere citato "La Bicicletta è una macchina", scritto su questo blog Clicca qui
sabato 1 giugno 2013
Il Tempo
Ti ritrovi a pensare al tempo, con un vuoto di malinconia ed un desiderio di speranza che ti esplode dentro; ti chiedi cosa sarà ? Te ne accorgi quando senti che è passato un tempo che non ricordi più; quando le emozioni sono dure, come una pietra; quando il volo di un uccello credi che non arrivi lontano e cerchi di capire quello che sta cambiando, quello che non sarà più. Ti siedi a parlare con il tempo, mentre fuori piove e ricordi il sole. Il tempo ti chiede conto e ti guarda dentro; ti giudica e non ti perdona. Una canzone potrebbe tanto, almeno accarezzare l'anima che brucia, come quei tramonti vissuti, quando il tempo era lontano, e sembrava non passare mai. I capelli bianchi di un anziano, le sue rughe, i suoi discorsi stanchi, senza più emozioni, sono le parole del tempo, quelle che non dimenticherai. Il tempo ti ha trovato ed è venuto a farti compagnia, a dirti che ti ricorda prima bambino e poi giovane con il sogno del volo; ora lasci che ti guardi, mentre si culla, sulla sedia a dondolo, al ritmo di un orologio a pendolo. Ti allontani, per camminare in mezzo ai campi, mentre la pioggia non cancella la tristezza; accarezzi le spighe alte, che il vento muove; hai bisogno di emozioni, ma le senti morire dentro, perchè tutto cambia, e non puoi farci nulla; non puoi fermare il corpo che muta, il pensiero che cambia. Non andrai lontano, dovrai tornare dal tuo tempo, che ti aspetta, per portarti via, dai tuoi giorni, dai tuoi sogni, perchè tutto è del tempo e non ci appartiene.
(Claudio Cobiani)
(Claudio Cobiani)
martedì 14 maggio 2013
venerdì 10 maggio 2013
Per ricordare Wouter Weylandt.
Oggi è l'anniversario della sua tragica scomparsa. Voglio ancora ricordarlo, con queste parole che scrissi due anni fa. Riposa in pace, fratello di pedale.
La vita è un attimo o
molto di più, un volo sopra la follia, per essere finalmente liberi, come quando sfidi il vento e il destino, in
una discesa che senti dentro la pelle....come quando non pensavi che
fosse l'ultima, prima di volare via, verso il tempo eterno.
Fu così anche per
Wouter, in quel mattino di primavera, alla fine di una discesa, alla
fine della sua vita, quando sentì l'ultimo respiro dentro di sé,
quando vide l'ultima immagine: la bici riversa per terra, accanto a
lui, in un ultimo sguardo, prima del buio. La sua bici, compagna fedele
e silente, era a pochi metri da lui e sembrava che lo stesse
guardando; ebbe il desiderio di accarezzarla, di risalirci sopra e
continuare a pedalare verso il traguardo; voleva regalarle l'ultimo
gesto di una esistenza giunta alla fine; l'avrebbe voluto fare per
ringraziarla di tante emozioni. Come quando era bambino e la toccava
con orgoglio, la sua prima bici. Avrebbe voluto ancora un attimo o
forse molto di più...ma era finito per terra, davanti a quel maledetto
muro, alla fine della discesa e non avrebbe mai pensato che quello
sarebbe stato il suo ultimo traguardo. La vita gli avrà regalato
ancora un fremito, mentre le immagini della sua vita, gli scorrevano
davanti in un baleno....avrebbe voluto accarezzarla, la sua bici,
per dirle addio, ma non ce l'ha fatta. Quelle mani, quei visi tristi
e tesi, dei soccorritori; voleva ringraziarli, ma la voce gli si
spense in gola e tutto si consumò così velocemente, come quella
discesa.
Chissà cosa avrà
pensato Wouter prima di iniziare il suo volo verso il cielo, quel 9
maggio 2011, a quasi un anno dalla sua prima vittoria al Giro. Chissà
se voleva gridare la sua voglia di vivere, per conoscere un figlio
che stava per nascere. Ma la vita non la conosciamo e non la possiamo
tenere per sempre. Possiamo solo viverla, prima che ci lasci. E
pensare che Wouter non doveva neanche partecipare a quel Giro
d'Italia. Ma il destino lo aveva chiamato.
Sono sicuro che nella
notte, Wouter tornerà ad accarezzare la sua bici e il viso di suo
figlio. E lì davanti a quel maledetto muro, al termine della discesa
del Bocco, ritornerà a vedere l'ombra lasciata dal suo
corpo. Ora che egli è libero nell'eternità. Ciao
Wouter, fratello di pedale.
![]() |
| La bicicletta di Wouter Weylandt dopo l'incidente. |
giovedì 20 settembre 2012
lunedì 3 settembre 2012
La bicicletta secondo un ciclista ovvero la libertà della solitudine.
Penso che la bicicletta sia un mezzo inventato per essere liberi e per fuggire dallo scialbo quotidiano. La bicicletta crea dipendenza; un giorno senza bici è un giorno perso per la felicità; un giorno senza bici e già ci si sente nervosi. La scienza ha spiegato questo legame con le due ruote silenziose, con il fatto che l'uso della bicicletta stimola le endorfine, che creano un senso di benessere e fanno sentire bene e in pace con te stesso. Ma credo che a questa spiegazione acclarata dalla comunità scientifica, se ne possa aggiungere un'altra, che definirei spirituale: la bicicletta ci ascolta, ci lascia il tempo di riflettere e di parlare con se stessi; alla bicicletta non possiamo mentire. E la bicicletta ci conduce verso un cammino di rinnovamento, a patto che si abbia voglia di migliorarsi, e non mi riferisco solo alla prestazione atletica. La bicicletta è un oggetto personale; il legame che lo lega al ciclista è forte, nella misura che ci rende sereni e sorrido quando il cantautore Conte, che probabilmente non è un ciclista, canta, tanto per fare la rima: "... la bici non si ama, ma si lubrifica". Lo invito a pedalare piuttosto che a fumare. Mi è capitato di conoscere Marzio Bruseghin. Egli mi ha confessato che ama pedalare in solitudine. Come non posso che condividerne l'affezione. Amo pedalare da solo e quando mi capita di farlo, spero di non incontrare nessuno, che mi costringa ad interrompere quell'incedere silenzioso dei tubolari sull'asfalto; quel soliloquio esistenziale. Certo salutare gli altri ciclisti, con un ehi, oh, un ciao o un segno con la testa; ma poi proseguire da solo. Senza lo stress di stare attento a chi ti precede, ti affianca, e ti parla incessantemente senza che te ne importi nulla, alle buche non segnalate dal gruppo, che troppo spesso è pericoloso perché a corto di ossigeno alla testa, oppure è colto da una irrefrenabile ansia da prestazione, un vero atto di cattiva gestione degli allenamenti, perchè poi gli ansiosi non vincono mai. Meglio inseguire il Piaggio Ape, per allenare il cambio di ritmo o fare dietro motore. Se mi va bene, "l'apista", mi saluta e se porta della frutta, qualche volta me la regala. Che poi da solo, in bici non si è mai; perché appunto sei con te stesso e con i paesaggi e i panorami che scorrono al ritmo delle pedalate, con i pensieri e i progetti. Mi sono liberato dallo stress provocato dal cardio frequenzimetro, imparando ad ascoltare il cuore e le gambe; la soglia la conosco a memoria. Vantaggio: il mio pensiero è libero di volare, come quando faccio una discesa e sembra di venire giù dal cielo. Il Tour de France non lo potrò mai vincere e le corse mi fanno sorridere, visto che alla fine finiscono sempre a vino e prosciutto, ma almeno non ho perso la voglia di pedalare e questo è di per sè un successo, visto che viviamo in un periodo storico, in cui "tutto", anche l'amicizia, passa e si consuma ad una velocità esagerata. E allora pietre miliari, cartelli stradali, tornanti, alberi, salutano il mio avanzare nel silenzio, fino alla prossima fontanella; già perchè bisogna pur dargli un senso e la soddisfazione alle fontanelle. Quando ho fame mi fermo in un negozio, qualche euro e via. Pedalare fino a quando sono a posto con la coscienza e ho fatto il pieno di serenità; fino a quando non sarò più un punto minuscolo nell'orizzonte.
lunedì 20 agosto 2012
Addio Alpe d'Huez
| La Marmotte
Il
giorno su l’Alpe d’Huez dura di più e sembra non finire mai, perché la luce, qui, ti accompagna fino all’ultimo riflesso, prima
che il silenzio della notte abbracci la valle e ne conservi i colori
per il nuovo giorno.Solo
allora, sui 21 tornanti tornerà il silenzioLe
cicale si odono nella valle fino al tramonto e l’azzurro si staglia
tra le cime un po’ verdi, un po’ innevate, un po’ nude, prima
che le stelle brillino, in un cielo che qui è più vicino.Sento
già la nostalgia dell’Alpe d’Huez,
perché so che sarà un addio; perché qui rimarrà una parte di me,
della mia vita, di un sogno realizzato, che non potrò portare via,
come queste cime sacre; come questi 21 tornanti che proclamerei
“patrimonio dell’umanità”; come i momenti della mia scalata,
passati a seguirne la linea, a indovinarne l’attacco sui tornanti e
a rilanciare l’andatura.Una
nuvola accarezza la cima della catena montuosa che protegge l’Alpe
d’Huez e sembra non volerla lasciare mai, ma tutto passa, e presto
anche lei la lascerà per sempreScalando questi fantastici ed implacabili tornanti, dove campioni hanno
scritto la loro pagina di gloria e dove ciclisti di ogni nazione
hanno dato un senso alla loro infinita fatica, ho celebrato un
impresa,la Trilogia delle Alpi, realizzando un sogno e i sogni, quando si realizzano, ti
cambiano la vita e niente sarà più come prima.Se
penso che non vedrò più, questi incredibili 21 tornanti, sento un vuoto dentro di me, perché
la magia dell’Alpe d’Huez, ti ammalia l’anima, ti entra nella
mente e nel cuore, ti segna i muscoli.Saranno
le anime dei campioni che sono passati qui, prima di salire verso
il cielo, ma , una sensazione di mistero diffusa nell'aria mi coglie.E
domani, l’Alpe d’Huez, ritornerà ad illuminarsi del cielo azzurro e
del sole forte, ad ascoltare la speranza di chi tenterà di salirla,
in attesa di accendersi nel prossimo passaggio del Tour de France; perchè qui si fa la
storia di chi ama la vita e la bicicletta. Ma
domani, io sarò andato viaAddio
Alpe d’Huez. Ti lascio il passato e mi prendo una parte
infinita della tua forza e del tuo mito; sui tuoi tornanti, lascio umilmente il mio nome.
|
domenica 19 agosto 2012
La Trilogia delle Alpi è stata scritta.
In questa estate di incendi boschivi, scempio della follia umana, drammatico e consueto epilogo della bella stagione consumata dal tempo, i miei ricordi non bruceranno. Sono riposti nella scatola del passato. Li sento muovere e so già che basterà rivedere il sole, il cielo azzurro o una montagna per poterli rivivere. La " Trilogia delle Alpi", come ho chiamato, le estati trascorse a pedalare sulle Alpi italiane, svizzere e francesi, è stata scritta nel libro della mia vita. Una trilogia che ne incarna lo spirito, il coraggio e il desiderio di avventura. Scritta dalla fatica sarà per sempre una pagina viva, un dono prezioso. Da domani avrò un ricordo di più, qualche giorno in meno da vivere, un sogno in meno da realizzare. E dopo di me, questi ricordi, torneranno alle sacre vette e saranno custoditi nella roccia e ricoperti dalla neve. Sono un dono del Signore. E se un giorno un errante, li troverà, saprà di Lupo Solitario, della sua bicicletta, formidabile compagna di avventura e delle loro umili gesta.
mercoledì 18 aprile 2012
Prima che sia troppo tardi
Quando non odi più le parole del vento;
quando la voce del mare non parla più al cuore;
quando non senti la carezza della notte e la luna non illumina i sogni;
quando non segui più il pensiero nel cielo azzurro;
quando il tramonto non colora la speranza;
quando il fuoco non accende più l'anima e intona la passione;
quando il silenzio non eleva lo spirito,
allora è giunto il momento di fermarsi prima di perdersi per sempre.
Corri lontano, fino ad arrivare sulla montagna più alta, dove tutto è distante da quello che non sei, ad un passo dal cielo, così vicino a Dio da sentirlo respirare.
Chiudi gli occhi e ascolta le voci lontane; sentirai l'odore di terre sconosciute che il vento ti porterà; attendi il richiamo del lupo e il volo dell'aquila e sarai per sempre libero.
( maggio 2011)
martedì 24 gennaio 2012
Cronaca ciclistica.
Dal
Nostro Inviato della Gazzetta del Ciclismo.
Il Giorno del rimpianto. Crollo di un mito; nessuno è eterno.
Ernesto marca
stretto tutti anche il suo compagno di squadra, Lupo e perde la tappa: “ Ma spero che
sia stata una giornata storta”. E venne il giorno in cui ebbe fine
una gloria del ciclismo amatoriale locale. Avvenne a gennaio, in un sabato, che avrebbe dovuto preparare il giro
domenicale. L'illusione di essere sempre i più forti ha il suo tempo. Gli scatti
ripetuti di un avversario si sono rilevati i colpi di frusta fatali, fatti senza guardarti negli occhi, ma solo scrutando l'ombra stanca e disperata che si avvicinava, ammaliata dalla tattica dell'elastico. E’ la trama spietata di un destino che sottrae dalle vittorie i campioni di ieri e regala nuove emozioni ai campioni del domani. Ernesto detto Vecio, ha fatto buon viso e cattivo gioco. Il veterano
si rifugia in un silenzio assoluto. Un attimo per tirare il fiato e
sciogliersi la bandana, poi una raffica di parole piene di amarezza:- “ Mi
sentivo troppo controllato ho cercato di sfruttare la scia di una
moto, dopo che l’ho visto scattare, ma Lupo è stato più
veloce. Se ci sarà un'altra occasione ci riproverò.’”.
Nessuno ci crede, forse neanche lui. Un mezzo sorriso amaro, prima che ripeta la solita cantilena :-Ouè pizzò lo vuoi capire che il
telaio in titanio è migliore…azz sì duro”.
Se non ci
fosse stato Lupo Solitario a farci sognare, l’eroe della mattinata sarebbe
stato lui, il giovane Noè della squadra rivale, al quale il padre
corridore Perez Salvatores aveva concesso una certa libertà, perché
lo riteneva capace di prestazioni importanti. Invece in una tappa
dove si sono accavallati sentimenti di rivalità, di amicizia e di
riconoscenza, Noè ha preferito cantare canzoni stonate e guardare
aitanti fanciulle ai bordi della strada. Ora gli resta solo il grande
rammarico per un occasione perduta. Subito dopo la corsa il corridore
milanese che vive on the country ci confida:- “Sull’ultima
salita ho provato a mettere il 53-11 e mi sono piantato…forse è il
cambio che non và… forse…! ”. Ma
quelli del gruppo ricordano ancora la sua smorfia di dolore.
E Perez
Salvatores ? Qualcuno ha detto:- “ Lo
abbiamo attaccato ed isolato, però lui ha dimostrato di avere ancora grinta a 55 anni e un buon motore, visto che non ha mai mollato”.
In verità il ciclista pseudo colombiano, dai baffi d’oro, pur
nutrendosi con i fichi secchi e usando una bici belga, ha sbagliato
tattica, rimanendo esposto alle fughe dei gregari di Lupo, che lo
hanno costretto a staccarsi dal gruppo di testa.
Il cavallo vincente si vede all'arrivo. In fondo anche lui sente il peso
del tempo e del destino. Il ciclismo in fondo è la metafora della vita.
Cala il
sipario. Il giro del giorno si è concluso con la vittoria di Lupo Solitario, poco allenato, che
stacca i favoriti e il gregge; già proprio il gruppo che dimentica spesso i numeri dei solisti per indole, che nulla può mentre la gloria spinge un uomo solo verso la vittoria. La prossima uscita è sempre più vicina. La storia si ripeterà. Cambieranno i vincitori e gli sconfitti, ma il copione sarà sempre lo stesso e lo scriverà la vita, giocando con il fato e il caso. Saluti ciclistici.
venerdì 27 maggio 2011
Quando un campione ci insegna l'amore per il prossimo
La tappa odierna del giro d'Italia è stata la più bella. E lo è stata perchè ha rappresentato un autentico capolavoro di "umano" valore. Il più forte corridore, la vincente maglia rosa, che si ricorda del suo ex gregario e gli fa vincere la tappa, regalandogli la prima vittoria della carriera.
Come a dire, non mi sono scordato di quello che hai fatto per me, quando eri il mio gregario e ora che mi capita di poterlo fare ti voglio ringraziare nel migliore dei modi, rendendoti la gloria, anche solo per un giorno, che tu hai contribuito a donarmi. Meraviglioso !
L'episodio si presta ad una lettura autentica che sappia ridonare speranza ad un mondo dove sembra che i valori non contino più.
La differenza tra un uomo e un cane, è che se fai del bene ad un cane, questo se lo ricorda; se lo fai ad un uomo, invece no.
Bè oggi posso dire che la regola ha delle eccezioni. Come quella di oggi.
Vorrei che tutti noi ci fermassimo per un momento a pensare a quello che ha fatto Contador per Tiralongo. E che imparassimo da lui, che nella vita, l'amicizia e il sentimento di amore per il prossimo ha un valore fondamentale e ridona alla persona la sua valenza.
Sorrido quando penso a chi anche in bici, senza essere un campione, non perde occasione per dimostrare astio e superbia, parlando pomposamente di quello che ha vinto ( e non si capisce mai cosa), atteggiandosi a fuoriclasse. Il suo è un mero esercizio di narcisismo. Farebbe meglio a dimostrare quell'umanità “strozzata” dalla sua indecente vanità.
Sorrido quando penso a chi anche in bici, senza essere un campione, non perde occasione per dimostrare astio e superbia, parlando pomposamente di quello che ha vinto ( e non si capisce mai cosa), atteggiandosi a fuoriclasse. Il suo è un mero esercizio di narcisismo. Farebbe meglio a dimostrare quell'umanità “strozzata” dalla sua indecente vanità.
Quello che fa di un ciclista, come di ogni persona, un uomo o una donna è solo il coraggio, la dignità, l'amore per il prossimo e l'umiltà, come i grandi campioni, come Contador.
Gioite uomini e donne che la verità trionfa sempre; che i sentimenti sinceri sono rari, ma esistono; che si può essere davvero dignitosi ed autentici e non perdersi nel “gruppo”degli ipocriti.
La storia di ognuno di noi è la chiave di lettura delle nostre esistenze. Contador è stato restituito alla vita, dopo essere stato colpito da una grave malattia, e lui ha saputo ringraziare, a Colui, Dio, che lo ha salvato, aiutando un fratello e dimostrando di averlo davvero meritato il miracolo.
Impariamo dagli umili perchè essi sono mandati tra di noi per aiutarci a cambiare. Impariamo che si può essere i più forti e non dimenticarsi del prossimo. Perchè come il nostro Signore ci ha insegnato, ama il prossimo tuo come te stesso.
Grazie Contador.
| La bici di Contador |
| la bici di Contador |
| la bici di Contador al giro 2011 |
domenica 1 maggio 2011
Al Beato Papa Giovanni Paolo II
Chiuso nella bara di cipresso, ondeggi sulle spalle dei cerimonieri, nell’ultimo viaggio, questa volta verso l’Eterno, dove la luce è gioia e profumo.
Te ne vai da questo mondo, per sempre, sfilando davanti ad una folla grande quanto il pianeta, tra lacrime, applausi e canti.
L’amore, la libertà, la dignità e la giustizia, sono il tuo insegnamento.
E niente sarà più come prima.
La finestra del tuo studio dalla quale ti affacciavi su Piazza San Pietro per salutare l’umanità,non si aprirà più. Ci manchi, il vuoto è intorno a noi: ti pensiamo per non sentirci più soli, in questa realtà terrena che fa paura.
Ho imparato che la sofferenza eleva l’uomo a spirito e ne sublima l’esistenza; la storia la fanno gli uomini semplici e coraggiosi, come te.
Ci lasci un silenzio profondo e la speranza; una storia personale che diventa una parabola; un’immagine eterna e vera; una parola forte ed autentica; un esempio concreto di verità cristiana; la testimonianza di un amore eterno e sicuro; il dolore della solitudine.
La carità tua, dona la speranza, prega per le anime, illumina il cammino, consola, dona forza alla fede.
La mia preghiera è per te, quella dell’ultimo servo.
Ora che tu non sei più qui, possa la tua anima glorificarsi nell’eterna Luce di Dio, illuminarsi del volto del Maestro e sentire la carezza della Santa Madre. Tu che hai potuto riunire tanti uomini così diversi, abbattere i muri dell’odio, tu che hai visto stringere le mani dei nemici, allonta il male e rendi fulgida la via.
( 08.04.2005) Claudio Cobiani.
Oggi il compianto Papa è stato beatificato ( 01 maggio 2011 nel giorno della Divina Misericordia, ricorrenza da Lui istituita). Ha amato e praticato lo sport.
Oggi il compianto Papa è stato beatificato ( 01 maggio 2011 nel giorno della Divina Misericordia, ricorrenza da Lui istituita). Ha amato e praticato lo sport.
sabato 5 febbraio 2011
lunedì 31 gennaio 2011
Il gruppo che non c'è più.
Lontano dalle strade polverose e dal traffico, le loro bici sono in fuga, verso il punto più lontano del cielo, il loro gruppo pedala compatto verso l'eternità.
Sorrisi, risate e pacche sulle spalle, tutti insieme, per sempre.
Ma ritorneranno nel loro bar, come quando si ritrovavano dopo l'uscita; torneranno a sedersi intorno al tavolino, bevendo il loro caffè, ridendo e scherzando.
Ritorneranno, ma nessuno potrà rivederli e sentirli; questo tempo, non è più il loro tempo, queste strade non sono più le loro strade, questo mondo, non è più il loro mondo.
Oltre il tempo, oltre la realtà, c'è ancora un gruppo di amici ciclisti, che pedala compatto, verso la luce infinita, verso la pace eterna.
Non piangete, voi che li ricordate.
Se volete cercarli, andate sotto un cielo stellato, nel punto più silenzioso della notte. Chiudete gli occhi. Lì rivedrete spuntare all'improvviso con le loro maglie colorate e le bici lucide....qualcuno di loro vi saluterà, poi il gruppo si allontanerà compatto, in un moto senza fine.
Arrivederci amici ciclisti calabresi.
Sorrisi, risate e pacche sulle spalle, tutti insieme, per sempre.
Ma ritorneranno nel loro bar, come quando si ritrovavano dopo l'uscita; torneranno a sedersi intorno al tavolino, bevendo il loro caffè, ridendo e scherzando.
Ritorneranno, ma nessuno potrà rivederli e sentirli; questo tempo, non è più il loro tempo, queste strade non sono più le loro strade, questo mondo, non è più il loro mondo.
Oltre il tempo, oltre la realtà, c'è ancora un gruppo di amici ciclisti, che pedala compatto, verso la luce infinita, verso la pace eterna.
Non piangete, voi che li ricordate.
Se volete cercarli, andate sotto un cielo stellato, nel punto più silenzioso della notte. Chiudete gli occhi. Lì rivedrete spuntare all'improvviso con le loro maglie colorate e le bici lucide....qualcuno di loro vi saluterà, poi il gruppo si allontanerà compatto, in un moto senza fine.
Arrivederci amici ciclisti calabresi.
Dedicato ai ciclisti calabresi uccisi da un automobilista. Dedicato a tutti coloro che credono nell'amicizia e nella bici quale strumento di fratellanza. Dedicato a tutti coloro che credono che il compagno di uscite è un fratello e non è un avversario. Chi ferisce un amico, tradisce il mondo, tradisce la vita.
sabato 18 dicembre 2010
I bambini dimenticati
I figli nati senza l’amore. Bambini nati soli, senza una carezza ed un sorriso.
Vorrei che vivessero in un regno senza sudditi, dove i sogni non hanno età, dove la loro magica innocenza colori ogni cosa, anche il buio della solitudine. Un regno dove ognuno è uguale agli altri, dove non occorre lottare per vivere meglio,, dove ogni giorno si è felici.
Ma fuori c’è un mondo diverso, in cui continuerà a non esserci pace, fino a quando l’ultimo di loro sarà liberato dal bisogno e dalla sofferenza e sarà restituito alla migliore vita, perché ogni bambino è legato agli altri in un abbraccio eterno.
Bambini nati per una missione sconosciuta, senza confini, senza tempo.
Angeli di un'armata che viene in pace e chiede un mondo migliore, dove non bisogna apparire, perché conta solo essere veri e liberi.
I loro giorni sono un contributo per la libertà e la felicità dei popoli.
Ma quanto tempo ancora ci vorrà, perchè questi figli maltrattati, possano ritrovarsi in un sodalizio di vita autentica ? Per questo, mio Dio, fa che ogni tuo figlio possa ritrovarsi e non perdersi più.
Claudio Cobiani.
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