sabato 17 ottobre 2020

Ciclisti e "pedalatori"che pensano di essere ciclisti.

Situazione attuale. Troppa gente che pedala per le casse dei negozi, meno ciclisti veri. E' un assioma. Conseguenza: un offerta dei marchi non adeguata alla domanda del ciclista. Ecco perché si assiste ad uno stravolgimento della bicicletta da corsa. Qualche esempio. E' noto che pedalare sia faticoso. Aggiungendo un motore elettrico, la bicicletta da corsa, diventa ideale per i consumatori in sovrappeso che vogliono essere ciclisti, senza fare sacrifici; ora possono sognare, come suggerisce la pubblicità, di staccare il vicino di casa, ciclista da sempre o di scalare una grande salita. Un altro esempio. Ai pedalatori che hanno paura della discesa, in sovrappeso o di corporatura grande, l'industria offre la bicicletta da corsa con il freno a disco, che poi non risolve il problema della paura della discesa, ma se ne approfitta per togliere o limitare l'offerta del telaio rim e quindi costringere i ciclisti a passare al disco, spendendo di più. Potrei andare avanti con gli esempi. E allora chi è il ciclista, in modo da non confonderlo con il pedalatore. Ciclista lo si è sempre, fino alla fine, anche quando non si esce con la bicicletta, è uno stile di vita, sostanza e non forma. Pedalatore lo si è per moda, temporaneamente (tanto per apparire) o per colmare vuoti esistenziali. Grandi differenze che sembrano confondersi. Per il pedalatore un hobby vale l'altro. Oggi la bicicletta da corsa, domani la moto o la canna da pesca. Penso che si debba parlare di una nuova specie, appartenente al genere del consumatore, i pedalatori.

E con l'avvento dei pedalatori, sorge la sindrome del pedalatore. Uno dei problemi della società moderna, è la confusione, viviamo nel caos, tant'è che le persone confondono la realtà. Ecco allora che ci sono i pedalatori che pensano di essere ciclisti, ma dopo l'uscita con il gruppo, trascorsa a chiacchierare e ad occupare la sede stradale, abbandona la bici nel garage, fino al prossimo giro, senza pulirla a fare la manutenzione ordinaria, del resto non sa nemmeno cambiare la camera d'aria, per questo esce con gli altri, in modo che lo facciano per lui.

Come riconoscere un ciclista ? Ciclista è l'essere, non l'apparire, uno stile di vita, una scelta esistenziale, a prescindere dal mezzo, dal marchio sfoggiato per vanità. Ciclista è colui che si nutre del vento, del sole, il cui habitat è la strada. Il ciclista sceglie l'abbigliamento in modo corretto. Non frequenta i negozi, non avendo tempo, da sottrarre alla pratica del ciclismo, al lavoro, alla famiglia, e se compra lo fa solo per l'essenziale, per necessità, non ha bisogno di soddisfare la libidine con l'ultima novità, gli basta, un mezzo affidabile e performante, al quale spesso è legato da una simbiosi meccanica, lo considera come un amico, per lui conta, il corpo (allenato), la mente libera, le montagne e gli allenamenti. Il ciclista è capace di fare la manodopera ordinaria alla bicicletta ( cambia i tubolari, lubrifica la trasmissione, controlla con la chiave dinamometrica il serraggio delle viti, la serie sterzo, registra il cambio, eccetera), la pulisce e la controlla dopo ogni uscita. Tratta bene la bici perché vuole arrivare lontano e non vuole fermarsi per strada a causa dei problemi meccanici. Il ciclista non ha confini e si allena per superare i limiti, ed ogni volta che ci riesce, ne trova degli altri; il cambiamento lui lo intende per miglioramento della condizione atletica e spirituale, per questo è un essere evoluto, in quanto si evolve costantemente, non stanzia nel comune pensiero, non si piega alla massificazione. L'essere ciclista è equilibrio e benessere psico fisico. C'è persino chi viaggia con la bicicletta e quelli sono ciclisti straordinariamente innamorati del mondo e della bicicletta, quelli che colorano il pianeta con i colori della libertà.

Per il futuro, auspico più ciclisti praticanti e meno pedalatori deejay. Saluti ciclistici.


Un caro saluto al ciclista Charlie Radac, lettore del blog, che pedala per le strade del mondo. Buona strada.

5 commenti:

  1. Aggiungo al post. Con l'avvento dei freni a disco, la bicicletta da corsa, è diventata più larga e lunga, per consentire il montaggio dei dischi. Questo la rende più stabile, ma sulla strada asfaltata non serve, diversamente dalla MTB, poco reattiva ( scattante), con interasse, carro posteriore più lunghi e poco agile in discesa. Ecco il motivo per cui il marketing ha convinto molti pedalatori che il tubolare/copertoncino/tubeless da 25-28-30 sia più scorrevole, avendo la necessità di montare coperture più larghe su telai/forcelle più larghi. In realtà la scorrevolezza dipende dalla mescola del battistrada. Altri esempi per l'argomento del post. Saluti ciclistici.

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  2. Io anche su tuo suggerimento sul blog ho acquistato un anno e mezzo fa la mia sworks sl6 freni tradizionali con grandissima soddisfazione usata perché il suo vecchio proprietario ha preso la disk.
    Il mio prossimo obiettivo se ne avrò disponibilità é prendere delle ruote di livello.. nel frattempo mi diverto. Grande sei forte spero di incrociarti in bici.

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  3. I miglioramenti tecnologici ci sono sempre stati e sempre ci saranno. Certo che si frena ugualmente con un freno tradizionale, ma é innegabile l'efficacia del disco. Certo che si va ai quaranta anche col tubolare da 21, ma con i 28, la schiena ringrazia. Etcc... Questo non vuol dire che ad ogni annuncio si va in negozio! Penso che quello descritto sia lo specchio della realtà, ossia la società ormai non é piú fatta da individui, ma da consumatori, consumatori anche nel ciclismo...

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