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venerdì 26 settembre 2025

Candelaria Rivas Ramos e la regola " contano le gambe".

Un cambiamento di paradigma. Il 13 agosto scorso, la messicana Candelaria Rivas Ramos, 30 anni, vince la Canyon Ultra Marathon 2025, disputata in Messico. E qui niente di eccezionale, ci mancherebbe. Il bello viene adesso.... alla maratona di 63 km, la messicana, si afferma dopo avere raggiunto, il luogo di partenza, camminando per 14 ore...il suo villaggio era lontano e sperduto e lei non aveva auto, moto, treno, bus per andarci.... ma non si è persa d'animo, ci è arrivata a piedi (l'importanza del riscaldamento 😉!)! E adesso il clou....la maratoneta messicana partecipa indossando un ampia gonna e sandali....senza una lunga ed ottimale preparazione...senza allenatori, fisioterapisti, medici....le è bastato il desiderio di parteciparvi...partita sotto lo sguardo sorpreso e forse divertito dei concorrenti....si è sbarazzata della massa agguerrita, vincendo la gara e un premio in denaro che convertito in euro equivale a 320 euro! Eccezionale! In pratica la vincitrice ha corso in modalità "vita di tutti i giorni" e come "si trovava vestita in casa"! Alla faccia delle scarpe runner con suola in carbonio, del bicarbonato di sodio per evitare l'acido lattico, dell'abbigliamento tecnico futuristico, del doping, della diatriba High Carbo/Low Carbo (nutrizionisti e medici divisi e contrapposti manco se fossero allo stadio), del "folclore" creato dal marketing che fa sentire vincenti ed omologati a prescindere! Andate a vedervi le immagini dell'impresa sportiva di Candelaria.... ricordatele ogni volta che pensate di non essere all'altezza della situazione o della concorrenza...o non vi siete allenati sufficientemente... o non avete il casco aerodinamico...o l'abbigliamento in carbonio... o la bici di ultima generazione...quella dei campioni...già i campioni...tifate campioni che gareggiano con attrezzature tecniche ultra top...supportati da staff costosi di medici, terapisti, preparatori, meccanici, eccetera....pagati profumatamente o milionari....giovani e forti... ma cosa ci sarebbe di speciale quando vincono? Pensate invece a  Candelaria Rivas Ramos, sola e senza niente di tutto questo, alla sua vittoria con l'abito di tutti i giorni e i sandali! Ispirarsi a Lei sarebbe d'obbligo in un mondo normale.... altro che campioni super pagati e coccolati....contano umiltà, abnegazione, conoscenza del proprio corpo, mente lucida e forte...e le "Gambe"! Resettate la mente... "è tutto sbagliato, è tutto da rifare", per dirla alla Bartali....conta la regola delle Gambe (e sull'argomento ho scritto tanto sul blog)! W la semplicità e la forza o la forza della semplicità o la semplicità della forza di Candelaira Rivas Ramos...spegnete la TV perché nuoce gravemente alla personalità! Per imparare non serve seguire campioni e marketing....quelli cercano la vostra idolatria e i vostri soldi....vi basta solo ricordare questa storia di vita autentica. Seguite voi stessi e non quello "che dice il mondo corrente”: essere e “non apparire consumando”.  E se proprio cercate storytelling ispiranti....allora ecco....la storia di Candelaria Rivas Ramos e la regola "contano le gambe". Saluti ciclistici.... e messicani! 

lunedì 16 settembre 2024

Le abbuffate pantagrueliche della 1^ edizione del Tour de France !


 Il Tour de France è il prototipo della corsa a tappe. La 1^ edizione prevede 6 gare massacranti in giornate non consecutive, dal 1° al 21 luglio 1903, attraverso 2428 km di strade polverose e dissestate a cui partecipano 60 atleti. Tra una frazione e l'altra vi sono turni di riposo da 1 a 3 giorni, per consentire il riposo/recupero dopo una pedalata di 400 km. I corridori correvano con bici prive di cambio e muniti del solo freno anteriore. La 1^ edizione della Grande Boucle la vinse Maurice Garin alla media oraria di 25 km e 1/2, infliggendo 3 ore al 2° classificato, Lucien Pothier, e intasca 12000 franchi del premio. Garin dichiarò al giornalista Vittorio Varale quel prestigioso successo che da solo valse un intera carriera: " In quel primo Tour non si correva mica tutti giorni come adesso. La tappe erano lunghissime: da quattro e cinquecento chilometri, ma fra l'una e l'altra ci fermavano quattro, perfino cinque giorni. Io vinsi subito la prima tappa, a Lione, con due ore di vantaggio sul secondo. Dormii quattordici ore di fila. Poi mi misi a tavola e mangiai due polli, tre bistecche, una frittata di venti uova, dodici banane e die litri di vino rosso. Poi uscìì, andai a comprare una canna da pesca e mi recai sulle rive del Rodano, restando a pescare fino alla sera". Nonostante le abbuffate pantagrueliche , il vincitore del Tour del 1903, dopo le 6 tappe estenuanti, perse 2 chili e 1/2 di peso corporeo ! E' il c.d. ciclismo eroico, nato sotto forma di Gravel. Saluti ciclistici. 

lunedì 4 dicembre 2023

Elogio della fuga ciclistica.

Il corridore in fuga, è colui che sa parlare al vento con un dialogo fitto, intenso, senza respiro, vortice infinito, corto circuito cuore-mente. Il corridore in fuga è un "ribelle" che esce dal gruppo, dialoga con la follia, si esalta nella solitudine, celebra il coraggio. Fuga è interpretare sogni; è la speranza sacrificata sul tempio della vittoria.
Il ciclista in fuga prende la bici e va via, il mondo lo cercherà; viaggerà oltre la linea infinita dell'orizzonte, morbido profilo di un sogno, per arrivare in un nuovo tempo. 
Due ciclisti diversi, due modalità di andare in fuga, un unico insegnamento: la fuga ciclistica serve per continuare a sognare.  E allora andate in fuga e non abbiate paura; chi va in fuga, vince sempre, con la bici, come nella vita. Buona fuga a tutti.

martedì 13 giugno 2023

Storie di bici e di ciclisti. Quando le biciclette ( e i ciclisti) erano fuorilegge !

Era il 1898, in carica, c'era il governo di Antonio Starabba, marchese di Rudini, destra conservatrice. Nel maggio 1898, i ceti popolari protestano contro il carovita che li riduceva alla fame.  A Milano, adunate e cortei inducono il re Umberto I a nominare un commissario straordinario per Milano, il generale Bava Beccaris, conferendogli pieni poteri per reprimere le proteste della piazza; " il feroce monarchico Bava", così lo bollò una canzone dell'epoca ! Venne proclamato lo stato di assedio e il commissario Bava Beccaris, fece cannoneggiare e mitragliare, la folla dei protestanti, al riparo delle barricate. Il popolo si organizzò per resistere. Fu una dura e sanguinosa lotta. Stante il fatto che i messaggeri dei rivoltosi utilizzavano le biciclette per portare ordini ed informazioni nei vari quartieri di Milano, il commissario straordinario Bava Beccaris, con un ordinanza ( che allego nel post) interdice " nell'intera provincia di Milano la circolazione delle biciclette, tricicli, tandem e simili mezzi di locomozione" precisando che " i contravventori saranno arrestati e deferiti ai Tribunali di guerra". Vennero sequestrati centinaia di mezzi a pedale, poi restituiti ai proprietari, previa asportazione del manubrio, per impedirne l'uso in quei giorni di protesta. Ci furono più di 100 morti tra i protestanti e due tra le forze dell'ordine, migliaia di arresti. La magistratura milanese infliggerà a 668 imputati, ben 1448 anni di carcere. Finisce in prigione anche il direttore della Gazzetta dello Sport, Eliseo Rivera. Ma v'è di più. I pregiudizi contro la bici, quale strumento di eversivo sono stati inculcati addirittura ( e non sorprende) dal padre della criminologia italiana, Cesare Lombroso, che nel saggio Il ciclismo nel delitto (apparso nel 1900 sulla "Nuova antologia di lettere, scienze ed arti" e riproposto nel 1998 dalla Sciarelli), sciorinò tale ardita tesi: " Nessuno dei nuovi congegni moderni ha assunto la straordinaria importanza del biciclo, sia come causa che come stromento ( si proprio "stromento")) del crimine; e a tal punto che se una volta si pretendeva ...di trovare nella donna il movente di ogni delitto virile....si potrebbe con forse minor esagerazione sentenziare ora: Cercate il biciclo, in gran parte dei furti e delle grassazioni dei giovani, soprattutto della buona società, almeno in Italia".  

La storia insegna che la bici è democratica e muove la gente, senza distinzioni.  Amen. Saluti ciclistici.