lunedì 6 ottobre 2014

Giro d'Italia 2015: riflessioni sul tracciato di gara.

Pochi minuti fa sono state presentante le tappe dell'edizione 2015 della corsa rosa. Devo dire che dopo avere visto, a settembre, pedalare Contador sul Mortirolo e Cassani sul Colle delle Finestre, mi viene da pensare che gli addetti ai lavori, conoscevano in anticipo, le tappe. Se fosse così dovrei pensare, che la presentazione è solo show. Ma veniamo alle tappe. Dopo l'edizione 2014, davvero un bel giro, pieno di montagne, in questa edizione, dopo una rapida lettura, posso dire che non ho visto le grandi montagne; ho visto salite dure. Cosa diversa. Spero di essermi sbagliato. E' noto che le tappe vengono decise in base alle richieste da parte degli enti territoriali ( esempio i Comuni), i quali devono pagare all'organizzatore del Giro, un prezzo non indifferente, per l'organizzazione della tappa e per il ritorno di immagine. Al proposito, mi viene da ricordare, lo sproloquio, dell'impiegata dell'ente turismo di un paese del Nord Italia; la quale, ignorante in materia di marketing e di turismo, mi disse che secondo lei, il ciclismo era cosa ben diversa dal turismo. Yeti ! Yeti ! Yeti ! E' appena il caso di precisare che il ciclismo professionistico e ancor prima il ciclo turismo, sono formidabili vettori pubblicitari del territorio, che producono ricchezza. La corsa rosa e non solo, lo dimostra, ogni anno. E' appena il caso di precisare, tornando al Giro, che anche per questa edizione, le tappe sono state decise in base alle richieste e le disponibilità degli enti territoriali. Credo che comunque con queste tappe più morbide, sarà avvantaggiato qualche big, non particolarmente dotato in salita. Per capirci, se fossi Contador, o un Quintana, non parteciperei al Giro di quest'anno, salvo che il Tour 2015, sarà relativamente "piatto". Queste sono le mie riflessioni, immediate, a riflettori spenti. Buon Giro agli appassionati che lo seguiranno in TV e per le strade. Dedico ai miei lettori, le foto di alcune delle "salite" del Giro 2015.
Aggiornamento: come avevo previsto, il Tour de France 2015, sarà relativamente "piatto"; salvo l'Alpe d'Huez, unica cima epica. Credo che gli organizzatori della corsa rosa e gialla, abbiano pensato, di rendere più abbordabile i percorsi, in modo da favorire la partecipazione dei Big ad entrambe le corse.




venerdì 3 ottobre 2014

Rappresentazione fotografica del tema: lotta con i limiti.

Cambiare se stessi, è l'unico cambiamento possibile, altro che rivoluzione (estinta dalla modernità, retaggio del passato). La società moderna è in forte cambiamento, persino esasperato; per questo che gli adattamenti della persona diventano sempre più difficili. Le stesse relazioni interpersonali, si fanno sempre più complicate. Tutto ciò costringe la persona ad un adattamento continuo, ad una lotta, anche con se stesso. La lotta con i  limiti è la prima forma di evoluzione della persona e si realizza in ogni forma di manifestazione del vivere, come una necessità legata al cambiamento vitale, un bisogno di trasformazione, la prima risposta all'adattamento al mondo esterno. Una lotta vista così, dagli occhi di mio figlio. Grazie per le foto





Il ciclismo è una scelta esistenziale.

Il mio ciclismo è quello che prende il vento in faccia e non ha paura della strada, senza scroccare la scia, lottando su ogni tornante, ogni chilometro; il ciclismo che amo e pratico è esistenziale, in fuga, da combattente, solo contro tutti; mi piace ascoltare il rumore della catena, il fruscio dei tubolari, il rumore della mantellina, agitata dal vento; credo che ogni ascesa è una preghiera. Il mio pedalare si intona con l'anima, il silenzio, la sommità; temprandomi con la fatica, abituandomi a non mollare mai, andando oltre la sofferenza del corpo,  lottando contro i limiti, senza qualcuno che mi dia il ritmo o mi "copra dal vento". Pedalare con corridori, scelti secondo lo stile " Zitto e gambe"; ma poi ritorna, il richiamo della montagna, il desiderio di scoprire strade lontane, quella voglia di andare via; e allora seguo l'istinto, la mia anima vagabonda. Amo la libertà e cerco di raggiungere il punto più lontano, prima che la vita se ne vada. Un ribelle delle due ruote, come un tempo, quando la bicicletta era bandita dalle leggi italiane (ordinanza del commissario straordinario di Milano del 1898). Ci sono ciclisti che hanno fatto la mia scelta, per carattere, per vocazione; e ce ne saranno molti che lo faranno. Siamo i ciclisti con gli "attributi" in carbonio, quelli sempre in fuga, che non tornano. Giunga a loro, fratelli di "ruota", la mia stima. 

Ogni salita è una preghiera: Monte Grappa, la CIMA.


lunedì 29 settembre 2014

Ponferrada 2014. La mia opinione.



Quello che penso all'indomani della sconfitta degli azzurri di Cassani, avvenuta in Spagna, lo voglio scrivere a futura memoria. Il CT ha il compito di selezionare i ciclisti adatti al circuito del mondiale, tenuto conto della condizione psico fisica; deve suggerire la tattica da osservare durante la gara, ma sia chiaro, in linee generali, perchè sulla strada le cose cambiano improvvisamente e senza radiolina la corsa è affidata all'acume tattico dei corridori e all'evoluzione della loro condizione atletica. Questa la premessa. Veniamo all'analisi della corsa di ieri. All'Italia è  mancato il leader che finalizzasse il grande lavoro svolto in particolare da De Marchi (il migliore della nazionale), da Aru e da Visconti; non credo che Colbrelli fosse il leader a cui affidare le sorti della sfida mondiale; era alla sua prima esperienza, giovanissimo e con nessuna corsa importante in bacheca. Insomma se Cassani ha pensato di risolvere il problema con il giovane della CSF Bardiani, credo che abbia peccato di ingenuità; contro professionisti vincitori di classiche, esperti "killer" e in condizioni straordinarie, come i primi tre classificati, ci voleva ben altro. Per non parlare di Nibali, il fantasma di se stesso, ma del resto si sapeva che la sua condizione psico fisica era in calo, ottimizzata solo per il Tour de France, peraltro vinto; Nibali quando sta bene, attacca e non si fa attaccare; e allora perchè portarlo ? Forse Cassani ha fatto lo stesso errore che fece Bettini quando schierava Paolini, il quale non è mai stato nella partita, almeno nella parte finale: non si porta un corridore per stima, ma per una acclarata condizione atletica. Aru è uno scalatore, e certamente, non era quello il suo percorso, poteva fare solo quello che ha fatto, attaccare sull'ultimo strappo, per rendere la corsa dura; lo ha fatto, ma è servito a poco, e forse avrà addirittura azzerato le energie rimaste sulla gambe dei suoi "non dichiarati" capitani o comunque dei compagni di squadra. Visconti poteva fare solo quello che ha fatto; era reduce da un brutto incidente, all'inizio della stagione. Insomma il CT non ha responsabilità per quanto concerne la tattica assunta durante la corsa, non poteva gestirli direttamente, soprattutto negli ultimi chilometri; e forse, ha poche responsabilità, limitatamente alla scelta della rosa, visto che questo passava il "convento"; non abbiamo ancora trovato un nuovo Bettini. Qualcuno potrà chiedersi se è stato giusto lasciare a casa Pozzato. Io credo di sì; il motivo è semplice, quest'anno non solo non ha vinto nulla, ma ha avuto la sua peggiore stagione, e nelle ultime gare, si è solo piazzato, in gare non prestigiose. Certo, Pozzato aveva dato segnali di ripresa, riuscendo persino a dimagrire, ma credo che Cassani non gli abbia dato fiducia, in quanto non crede nella sua attuale capacità di concentrazione e di realizzazione nella fase finale della gara. Cassani non poteva che prendersi anche le responsabilità degli azzurri; e lo ha fatto, da ex corridore, per amore della squadra e per stima degli azzurri. Credo che in ultima analisi agli azzurri è mancato il coraggio di fare saltare la corsa, anticipando i big avversari, dato che si trattava di vincere la corsa, e non solo di farla. Qualcuno ha affermato che la nazionale c'era, come collettivo ! Secondo me  l'unica squadra che c'era e che ha fatto corsa vera è stata la Polonia; a tutta sin dal primo chilometro, potendo contare su di un formidabile cacciatore di classiche, quale Kwiatkowski. Insomma i polacchi hanno potuto "calare la pasta" sulla menata del capitano, che puntualmente è arrivata. Concludo con una chiosa fondamentale quando si parla di ciclismo: come sempre, ha vinto il più forte, coraggioso e lucido. Onore al vincitore; il ciclismo è uno sport straordinario, si tifa a prescindere dalla maglia. 


martedì 16 settembre 2014

Roma, 9/11/2014 si corre con "Pedala per un Sorriso"; quando lo sport e la solidarietà pedalano insieme.

La bicicletta è principalmente uno strumento di fratellanza. Lo dico e lo scrivo da sempre. Mi è stata segnalata un iniziativa ad alto valore umano e sportivo, merita risalto; rappresenta un occasione unica: pedalare nella Città Eterna con i professionisti del team di Cannondale, capitanati da Ivan Basso. Obiettivo: regalare un sorriso, anzi migliaia. Per le informazioni sull'evento, cliccate su Pedala per un Sorriso e Iscrizioni . Diamo una mano a chi non è fortunato, è un nostro fratello, ovunque esso sia; e facciamolo senza chiedere nulla in cambio:- " Il Bene si fa ma non si dice", come disse Gino Bartali, il campione nominato,"Giusto tra le nazioni.". 

 

sabato 13 settembre 2014

Consiglio, il Brevetto del Grappa, una lotta con i limiti.

Molti lettori mi chiedono consigli. Per vivere emozioni autentiche, non serve partecipare alle gran fondo, buone per i profitti degli organizzatori ( all'estero, qualcuno ha deciso di fare partecipare addirittura professionisti, mentre in Italia è vietato dalla FCI, non sapendo che i ciclisti amatoriali non li sopportano!), una bolgia di ciclisti in cerca d'autore, costretti a fare da cornice, ai "soliti noti" cioè tutti gli ex professionisti (anche se non possono influenzare la classifica), ai ciclisti  amatoriali  per "lavoro", che arrivano sempre tra i primi dieci (che vincono, cosa?!) ed infine a quelli che sono stati scoperti positivi al controllo antidoping. Un illusione collettiva. Non occorre seguire il "gregge" per fare "la comparsa nelle fiction", dove gli altri "recitano" il ruolo da protagonista. Nella nostra vita siamo gli unici attori, e dobbiamo andare in scena senza copione.  
Per vivere emozioni, mi basta una montagna ed ascoltare il vento. Le montagne, le strade alpine, sono di tutti: basta percorrerle e scoprirle.  Il ciclismo è passione, è vita. La montagna incarna tutto questo e molto di più. Nel mio girovagare per le Alpi e gli Appennini, ho percorso sommità maestose, capaci di elevare lo spirito e temprare il corpo. Una montagna può persino riuscire a rappresentare tutte le vette più vicine al cielo, fino a diventare la montagna del cuore. 
A questo punto della mia vita, in cui non ho più tempo, per fare cose inutili, ho scelto il Monte Grappa; cima che da sola, rappresenta e compendia tutte quelle che ho percorso fino ad oggi. Se fossi stato un ciclista veneto, non avrei mai smesso di salirne i versanti.
Il brevetto del Monte Grappa è molto di più di una GF; è una lotta con i limiti, i nostri veri ed unici avversari; è un lungo racconto scritto con la bicicletta dai grimpeur.
Il Monte Grappa basta da solo, con i suoi dieci versanti. Qualunque sia il versante scelto, sarà dura. Ecco i dati: da 20 a 28 km la distanza ( lo Stelvio è lungo 21,907 km); la pendenza media dal 6% al 10%; quella massima dal 10%  al 22%; qui si può ritrovare lo Stelvio, il Gavia, il Mortirolo, il Blockhous e tutte le altre pendenze più impegnative delle Alpi e degli Appennini. 
Questa mia idea è stata incarnata nel Brevetto del Grappa, Ferruccio '29 - Le salite della Vita. il Brevetto che viene rilasciato ai provetti scalatori ovvero grimpeur, è a scopo di beneficenza e costa solo 10 €. Il regolamento prevede una formula originale e selettiva: ai partecipanti si propongono dieci diversi accessi (appunto le dieci salite della vita) per raggiungere Cima Grappa, con partenza da ciascuno degli esercizi pubblici a tal fine convenzionati per la timbratura di apposito taccuino annuale. Le salite saranno certificate da apposita timbratura che verrà apposta dagli esercenti dei locali pubblici convenzionati alla partenza di ciascuna ascesa ed al Rifugio di Cima Grappa, all'arrivo. Il periodo suggerito va dal 1 marzo al 30 settembre 2014 ed in base al numero di salite certificate si avrà diritto al Brevetto del Grappa: ORO con tutte e 10 le salite certificate; ARGENTO con almeno 6 salite certificate; BRONZO con almeno 3 salite certificate. Bastano solo 10 € !  Clicca su  Info Brevetto del Grappa (Energia pura). L'edizione 2013 è stata battezzata da Gilberto Simoni, vincitore non solo del Giro d'Italia 2011 e 2013, ma soprattutto vincitore della tappa (crono scalata),  Bassano - Monte Grappa nel 1991, che ricordava così: " Quel monte mi suggestionava, volevo fare mia quella corsa ad ogni costo. La notte prima della gara non ho chiuso occhio. Ho lottato tanto per vincerla e farlo davanti a tanti tifosi appassionati ha avuto un sapore speciale". La Cima Grappa è stata celebrata anche dal grande Bartali, che il 19/8/1934, vinse la cronoscalata Bassano-Montegrappa di km 31, con il tempo di 1 ora e 36 minuti, alla media di 19,371, strada sterrata. Il Giro d'Italia è arrivato sulla Cima Grappa molte volte; l'ultima è avvenuta quest'anno con la vittoria del vincitore dell'edizione 2014, Nairo Quintana. Qui si va per il Grappa; qui ci vuole gamba, testa, cuore e coraggio.
Aggiornamento. Per info sull'edizione 2016 CLICCA QUI
Saluti ciclistici. 

la mia crono scalata della Cima Grappa.

mercoledì 10 settembre 2014

Guest post su Vacanza Trentina.

Vacanza Trentina ha pubblicato il reportage che ho scritto sul Manghen.  Ecco i link dove potrete leggerlo: 




domenica 7 settembre 2014

La foto "Sprint sulla Cima Grappa", nominata la Foto del Giorno da Bdc Forum.

E' stata nominata  da Bdc Forum come " La Foto del Giorno". Ecco il link LA FOTO del GIORNO  Ecco la nomina di Bdc Forum:
Congratulazioni! La tua foto è stata appena nominata FOTO DEL GIORNO!
Clicca qui per visualizzare: http://foto.bdc-forum.it/viewphoto.php?id=243774