mercoledì 30 agosto 2017

Anteprima. Bianchi for Scuderia Ferrari SF01 and Triathlon Concept

Pubblico il sales kit della nuova SF1 ricevuto dalla Bianchi. L'SF1 è il modello che celebra il connubio tra la Bianchi, il marchio storico del mondo della bicicletta da corsa ( il primo ad averla costruita) e la Ferrari, il marchio di auto sportive più celebre al mondo. Due eccellenze italiane. In sostanza si tratta della Bianchi Specialissima Cv, il modello più leggero della gara Bianchi, elaborato dal Reparto R&D della Bianchi, costruito con pelli di carbonio UD intrecciate con l'esclusivo ed innovativo materiale visco- elastico Countervail, a cui si aggiunge, un altra esclusiva, la livrea Ferrari; direi un oggetto da collezione, un prodotto di nicchia.  Fortunati i futuri possessori di questa straordinaria, esclusiva e bella macchina a due ruote silenziose. Saluti ciclistici. 
















Bianchi - Ferrari !


Il Sig. Grimaldi, il Patron Bianchi scopre il Triathlon Concept.


domenica 27 agosto 2017

Test Bike VIP: COLNAGO C60 MAPEI REPLICA. La storia dell'innovazione.

All'inizio fu un telaio in acciaio. Erano gli anni delle gabbiette e dei completi di lana con fondelli in pelli di daino. Era la bicicletta di mio padre, usata per vincere una scommessa con lui, quella di pedalare, a 13 anni, da Roma ad Ostia. Poi passai all'alluminio, telai leggeri e reattivi, ma poco confortevoli e altrettanto poco longevi. Negli anni 80, ci fu il primo cambiamento epocale nel mondo della bicicletta da corsa, con l'avvento del carbonio, introdotto dall'artigiano di Cambiago, iniziai a pedalare con quelli a congiunzione, poi, il più grande produttore al mondo, dal lontano Oriente, invase il mondo delle due ruote silenziose, con il telaio a carbonio monoscocca di geometria slooping. Fu il secondo cambiamento epocale, e tutto di colpo, cambiò e niente (o quasi, vedi C60), fu come prima. Una soluzione redditizia per i produttori, perchè ottimizzava i tempi di produzione, ne semplificava il processo produttivo, migliorava l'adattamento del ciclista meno preparato alla posizione impegnativa in sella, rispetto ai tubi orizzontali dello stampo classico, ma di contro, diminuiva la personalizzazione delle misure e soprattutto mutava il “carattere” dei telai. E la differenza tra i telai a congiunzione e quelli monoscocca, divenne come quella tra la musica di un disco vinile, sensibilmente calda e profonda, ma autentica, e quella di un CD, quasi perfetta, ma fredda e lontana. Sensazioni, emozioni diverse. Poi come d'incanto, nel 2017, tutto è ritornato indietro nel tempo, e per un ciclista maturo, come me, è stato come ritornare al passato e alle emozioni sussurrate dalla gioventù. Tutto ebbe inizio, per caso, quando Luca Falasca, patron del Falasca Cicli, rivenditore autorizzato Colnago, conoscendo la mia passione per i telai da nicchia, mi propose di testare l'ammiraglia della gamma Colnago, la C60. Piccola parentesi. La Colnago non organizza test bike, come agli altri marchi. E' il momento di cambiare, caro Colnago. E quindi Falasca conoscendo la mia passione per il ciclismo, scelse qualcosa di unico, la Colnago C60 Mapei edition, una livrea unica, non solo per la colorazione, ma anche perchè ogni telaio, è realizzato con elementi cromatici diversi, dunque una livrea unica, anzi molto di più, un icona stilizzata nei cubetti Mapei, rappresentativa di una divisa storica, quella della formidabile squadra che negli anni '80, '90 vinse più di 600 corse, con i telai Colnago. Un team che contava nelle sue fila, corridori irripetibili, un dono divino per lo sport del ciclismo, il più popolare tra la gente comune che ama sognare, campioni come Ballerini, Tafi, Bettini, Musseuw, Rominger, Tonkov, Garzelli, tanto per citarne alcuni. Un ritorno al passato, una rottura con il diafano presente. E per me, abituato a pedalare, con i bolidi monoscocca dell'era industriale, è stato come una nuova sfida, per la mia carriera di tester. Questa è la premessa.
Il Colnago C60, non è un telaio comune, nel senso di tipologia e conformazione, quindi non può e non deve essere paragonato a nessun'altro telaio. Punto. E' sufficiente, vederlo montato sul cavalletto dell'officina, per capirlo. Un telaio che, lo dico sinceramente, mi ha emozionato, appena l'ho trovato nell'officina del Falasca Group. Le forme, le tubazioni e la colorazione, hanno destato in me, rispetto e ammirazione;, abituato a dare del Tu, alle biciclette, a studiarle, da quando ero ragazzo. La bicicletta, una delle più grandi invenzioni dell'uomo, la macchina più complicata da realizzare e difficile da condurre, in certi casi, come questo, diventa arte, per chi ama andare di pedali. E' stato come pormi davanti ad una tela del mio pittore preferito, il Caravaggio, per me che amo il contrasto tra luci ed ombre. Il giorno della consegna della C60 test, nell'officina Falasca Cicli, c'era una luce tenue, in alcuni tratti velava, ed in altri, illuminava, i colori, i tubi, le congiunzioni e le grafiche, del C60 Mapei, uniche, ed è stato come sentire le emozioni di una rievocazione artistica dal sapore classico. Si, perchè certe biciclette sanno essere arte: l'icona è il profilo stellare delle congiunzioni e delle tubazioni del C60, la firma è il trifoglio nero di Colnago. E in questa icona, c'è l'idea dell'artigiano Ernesto Colnago, ed in essa, il made in Italy, l'idea innovativa, quella che muta il corso delle cose. Ecco questo è il vero made in Italy, l'idea di un italiano, un telaio interamente prodotto in Italia. La tradizione all'avanguardia. Il test Colnago C60 è stato anche un appuntamento con la storia.
La tipologia delle congiunzioni e delle tubazioni, entrambe in carbonio, del Colnago C60, è l'ottagonale stella, otto angoli, per realizzare un innesto perfetto e sicuro, una scelta precisa del telaista esperto: le congiunzioni hanno la stessa venatura delle tubazioni. Una forma precisa e non un vezzo, per permettere un migliore controllo delle spessore e l'inserimento della congiunzione, un unicum, una cosa sola, un unica forma, per avere una risposta coesa, rigida. Anche qui c'entra la storia. Il primo telaio con tubi in carbonio e congiunzioni in alluminio, venne prodotto dalla americana Exxon Griftek, alla fine degli anni '70. Poi vennero Look e Colnago. Ernesto Colnago ebbe l'intuizione di passare al carbonio, nell'era dell'acciaio e del titanio. Dalla sua idea rivoluzionaria, nacque il C40, il primo telaio in carbonio, di serie, al mondo, la sua grande scommessa, vinta contro tutti, e sviluppata con la Ferrari e il suo amico Enzo Ferrari, esperti del settore. E da quel giorno, tutto il mondo dell'industria della bicicletta, cambiò per sempre. In effetti fu il primo cambiamento epocale dell'industria del ciclismo, ed era targato made in Italy. Per certi versi la Ferrari è nel DNA ( e nel carbonio) dei top di gamma Colnago. E' storia e oggetto di collezione, il Colnago C40, avo del C60, modello che ebbe il battesimo sulle pietre del Nord, con la splendida vittoria del compianto Ballerini, vincitore di quell'edizione della Parigi – Roubaix. Se penso che a vincere fu il C40, un telaio tradizionale, in carbonio, mi viene da ridere a vedere le nuove biciclette dotate di ammortizzatori meccanici o di altri espedienti per resistere alla terribile Roubaix. Come dimenticare la forcella Colnago con gli steli dritti, un'altra rivoluzione, nell'epoca in cui, si producevano solo forcelle con gli steli curvi. L'idea venne nel 1988, ad Enzo Ferrari, che dimostrò a Ernesto Colnago, che la forma dritta, consentiva prestazioni migliori, ammortizzando le asperità del fondo stradale ed un maggiore controllo, oltre a preservare la serie sterzo. A proposito della serie sterzo, quella della C60 è semi integrata. Tutte le serie sterzo usate dai marchi concorrenti sono integrate, cioè le sfere poggiano direttamente all'interno del carbonio del tubo sterzo, ma ciò le rende più esposte all'usura. Colnago invece ha preferito optare per una serie sterzo con le sfere collocate nelle calotte inserite nel tubo sterzo, per garantirne la durata nel tempo. Non c'è da meravigliarsi, ogni particolare della C60, è pensato e realizzato per durare nel tempo, come la scatola del movimento centrale, Thread Fit, diametro 82,5, unica anch'essa nel suo genere, una scelta, mirata a compendiare i vantaggi del sistema BSA ( filettatura italiana) e di quello Press Fit. Una bussola in alluminio, filettata alle estremità, su cui sono fissate due calotte in alluminio. All'interno poggiano, i cuscinetti collocati a pressione. Costruire un telaio a congiunzioni, nel 2017, significa, avere realizzato un progetto da consegnare alla storia della bicicletta. Costruirlo nell'era dei monoscocca, significa avere il massimo controllo e la precisione assoluta nella realizzazione delle tubazioni, il migliore controllo dello spessore e della laminazione per l'intera lunghezza. Il telaio monoscocca risente invece di un margine di errore nella costruzione del triangolo anteriore; qui le pelli di carbonio, vengono abbozzate a mano e colate nello stampo, insieme, non tubo per tubo, come invece si fa con il C60. Un altro motivo, è quello di non avere limiti nelle geometrie; si può realizzare un telaio basic, con le quote antropometriche del ciclista, la massima personalizzazione. Le tubazioni e per l'effetto le congiunzioni del C60 sono over size; maggiore diametro, ma con pareti sottili, meno peso, massima rigidità. Il tubo verticale non è di forma rotonda, ma asimmetrica, in modo da collocare al meglio, la fascetta del deragliatore e compensare la forza di spinta del lato catena. La forcella cosiddetta perfetta, ha steli imponenti e nervati, come se fosse un telaio aero. Una particolarità che non sfugge all'occhio esperto. I cavi del cambio elettronico hanno il passaggio interno, mentre quello del cambio meccanico, nel tratto finale, parallelo al fodero destro, è esterno. Quest'ultima è la scelta migliore, in quanto il filo è libero da guaine e percorsi interni, che possono sensibilmente diminuire la fluidità della cambiata. 
Test su strada
Il test è stato fatto sulla Colnago C60 modello 2017, in taglia 48 S ( slooping), assemblata con gruppo Sram Red eTAP, ( 52/36-11/28)  cambio modificato con puleggia Ceramic Speed OSPW e movimento centrale Ceramic Speed, manubrio e attacco, in alluminio, FSA, pedali Speed Play Zero con asse in acciaio, sella Selle Italia SLR Flow Tekno Flow, ruote Lightweight Gipfelusturm Schwarz con cuscinetti e sfere Ceramic Speed, tubolari Veloflex Carbon da 23 mm.
E' stato bello emozionarsi, salire in sella alla storia, stare in sella ad un telaio a congiunzioni ed avere la sensazione di sentirsi spinto dalla pompa di un motore aspirato, prendere lentamente la velocità e mantenerla, anche contro il vento, pedalare e scoprirne i particolari della bellezza del made in Italy, questo ed altro, è stato il test C60. Un dialogo fitto di emozioni e sensazioni, nelle zone montane, dove il silenzio regna sovrano, e rotto solo a tratti dai clacson o dai rumori della città, quando scendevo verso il mare. Mi piace testare in solitudine, per ascoltare la strada e “parlare” con il telaio, solo così riesco (si riesce) a conoscere il carattere del telaio e della ruota. Il Colnago C60 non è leggerissimo, ma questo risponde ad una precisa scelta di produzione. Il telaio della bici da corsa è un compromesso tra peso, confort e rigidità. La scelta giusta è nel mezzo. Il Colnago C60 è quasi un equilibrio; non eccelle in reattività in salita, per via del peso, rispetto ai modelli top di gamma mono scocca leggerissimi, di alta qualità, concorrenti. Il C60 non è un telaio da salita, ma è un telaio polivalente, quindi non può avere una prestazione super anche in salita; va bene su tutti i campi, ma senza eccellere in montagna. Non è un caso che nella gamma Colnago, per la salita, prima c'era l'M10, poi il V1R e ora il V2R. Sia chiaro. L'angolo del tubo piantone è meno inclinato, quindi il baricentro tende ad essere più spostato in avanti, e per l'effetto, la condotta di guida, è più aggressiva, scattante, rispetto a piantoni meno inclinati. Ma, c'è un ma. Il peso non è leggero. E questo, per un fatto legato alla fisica, limita lo scatto ovvero la reattività, soprattutto in salita. Dunque il dato oggettivo del peso non leggero, è confermato dalle sensazioni-impressioni-riscontri su strada; molto più di una percezione, riscontro che emerge, in tutta la sua evidenza, se paragonato ad altri telai, top di gamma, di marchi importanti, dal rapporto peso-rigidità di livello assoluto, secondo lo stato dell'arte. 
I telai a congiunzioni da me testati, negli anni 90, erano “morbidi”, confortevoli come quelli in acciaio, ma più leggeri. Usai anche i modelli a congiunzione con il carro posteriore monoscocca, per aumentarne la solidità del carro, e limitarne il movimento sotto sforzo, in fase di spinta sui pedali. Ne ricordo le differenze, come se fosse ieri. Ed oggi, sono rimasto meravigliato, come il telaio a congiunzione, abbia avuto una nuova vita, con il C60, le cui soluzioni, sono davvero estreme e di rottura con tutti i precedenti modelli anche di casa Colnago. Colnago ha calcato la mano sulla rigidità del telaio, aumentando il peso del kit telaio. Le tubazioni e le congiunzioni sono sovradimensionate, e anche se lui spiega che l'interno delle pareti dei tubi e delle congiunzioni, è sottile, è innegabile, considerato il dato oggettivo del peso, che egli abbia voluto affidarsi al peso per superare la criticità delle congiunzioni. E per quanto mi riguarda c'è riuscito. Il Colnago C60 è un telaio polivalente, in controtendenza al mercato di oggi, il quale ha  intrapreso la strada della “specializzazione” del segmento ( salita, aero, endurance).Il Colnago C60 è in telaio per il velocista, per il passista che va bene in salita ( e non per lo scalatore puro, alla Simoni e Pozzovivo per intenderci,  in quanto ha bisogno di più leggerezza, avendo meno watt), per il finisseur, per il passista puro. Crea “dipendenza”, maneggevole, stabile in ogni situazione, sicuro in discesa, sufficientemente reattivo, per quello che gli consente il peso, e comunque quel tanto che basta per non perdere l'attimo vincente in una corsa, incredibilmente rigido sull'avantreno, granitico nella struttura che supporta la spinta sui pedali, connotato da una rigidità torsionale e laterale, atipica per un telaio a congiunzioni. Quello che sorprende è la capacità del C60 di mantenere la velocità, in pianura, anche contro il vento, è come se ci fosse una mano che ti mantenesse lanciato. In salita rispetto ad un telaio da salita, super leggero e leggero, è meno reattivo ( scatto- accelerazione), ma appena spiana la strada, recupera facilmente la velocità, alla stregua di una molla compressa, appena la lasci, spinge forte; sui tornanti stretti e ripidi occorre rilanciare più deciso sui pedali, rispetto ad un telaio top model ultra light e leggero, se si vuole cambiare il passo; si può decidere di salire di passo, più regolari, e allora il C60 è più a suo aggio, In discesa è come andare su un binario; nessuna difficoltà, anche nell'entrare veloce nei tornanti stretti. Il confort si gioca sulla scelta delle taglie, ma usato con ruote ultra rigide, come le Lightweight, occorre fare attenzione alla pressione dei tubolari. Per esempio, con un pressione diversa da 7 ATM ad 8ATM, ho trovato una sostanziale differenza; sono passato da una risposta ultra comoda, quasi molleggiata, ad una risposta ultra rigida, con una certa durezza sulla schiena. Ovviamente questo è un dato personale, ma usando una ruota con raggi in carbonio, la risposta è sempre molto estrema. Comunque in termini di confort, è assolutamente necessario, oltre che intelligente, scegliere la taglia giusta, per potere sfruttare al massimo, la potenzialità del C60, considerata la possibilità di scegliere tra nove taglie slooping, cinque taglie classiche, più il “ su misura”. Consigli sempre di stendersi bene con la schiena, mantenere le braccia contratte, appoggiate al manubrio, ma non tese a reggere il peso del corpo mal distribuito. Insomma il C60 è come un abito sartoriale, deve avere una giusta misura. La tubazione orizzontale e il carro posteriore più lunghi, il tubo sterzo alto, sono indici di un progetto che fa del confort, una priorità, ma la scelta della taglia, più dei telai monoscocca, è determinante. Per cui può capitare che un assetto avanzato, errato, possa rendere la molta rigidità del C60, un fattore limitante il confort, soprattutto se non si ha un corpo allenato. Insomma il C60 è un telaio da gara, a tutti gli effetti, e come tale deve essere gestito, anche nelle misure. Niente a che vedere con i classici telai a congiunzioni. Una macchina da corsa, sapientemente tessuta, in pelli di carbonio, strutturate per la migliore risposta, miscelate per un crescendo di livelli di performance. In buona sostanza, un ciclista esperto con il C60 può scoprire nuove emozioni, quelle proprie del telaio da corsa di livello Master. Il C60, aumenta il piacere edonistico, di farsi vedere in sella ad un Colnago. Il migliore investimento per chi non vuole inseguire l'ultima novità e possedere un telaio per sempre, eternamente “nuovo”, oltre alle mode e alle apparenze. La sostanza e l'arte Colnago. Il Colnago C60 è un ottima occasione per poterlo fare. Cambiare stile dell'essere ciclista. Pedalare, apprezzare e non spendere a prescindere. Credo che la migliore caratteristica del Colnago C60, è il piacere di possederlo, indipendentemente dalla mera prestazione. Insomma è un oggetto Cult. Punto.
Al termine del test posso affermare che il progetto C40 si evolve nel tempo. Il prossimo si chiamerà C70 e sarà la perfezione, ne sono sicuro. Ma il C60 sarà sempre il C60.  
Si ringrazia Luca Falasca, Patron del Falasca Group, la cui consolidata collaborazione ha reso possibile la pubblicazione del test su strada del Colnago C60.
La pubblicazione risponde alle molte richieste ricevute dai ciclisti di conoscere un mio parere sul Colnago C60, per orientarsi all'acquisto. Evidentemente, ciò evidenzia, un corto circuito nella comunicazione con il consumatore, stanco dei soliti sponsor marketing del mondo corse e dei canali obsoleti tradizionali. Del resto la comunicazione si evolve. Il marketing deve aggiornarsi nell'era del web, per essere competitivo e credibile.
Il test è realizzato con Falasca Cicli, rivenditore autorizzato Colnago e con l'assistenza meccanica dell'officina del Falasca Group.

Pagella.

Rigidità laterale e torsionale: 10
Reattività ( scatto): 7,5 ( paragonato a telai ultra light e leggeri, in salita, e nei tornati stretti, il cambio di ritmo è meno agile, meno veloce)
Confort: 8 ( pur essendo un telaio a congiunzioni è una eccezione alla regola: meno confortevole, ma molto, molto, molto rigido, lateralmente e torsionalmente, cosa diversa dal confort, ma per sottolineare, la sua peculiarietà,; ovviamente nessun problema sulle lunghe distanze, ma ci sono telai più confortevoli)
Stabilità: 10 ( in discesa, in curva è un treno su rotaia)
Maneggevolezza: 9
Qualità della lavorazione e cura dei particolari: 10 ( un opera d'arte)
Velocità sul passo: 9
Peso: 7 ( meno leggero, più rigido; occorre trovare un giusto compromesso, tra questi due parametri, la strada non è sempre piatta)

Saluti ciclistici.





Con Luca Falasca e l'officina Falasca Cicli.
Taglia 48S

Test seguito e condivido dalla Colnago ...
Il test è stato letto dalla Colnago. 







La scheda biomeccanica elaborata da Juri TWP

Il commento di un possessore di Colnago C60, che segue la pagina Facebook del blog Pedalareversoilcielo












sabato 26 agosto 2017

Test bike Ceramic Speed OSPW, Oversized Pulley Wheel System e CeramicSpeed Bottom Bracket.

La premessa al test. Tutti quelli che affermano senza avere contezza del fatto, ovvero senza ragion veduta, che non serve a nulla avere cuscinetti di alta qualità ( acciaio inossidabile della migliore produzione) e sfere in ceramica di alta qualità,  nei mozzi delle ruote, nei movimenti centrali e nelle pulegge del cambio, sono invidiosi e/o militano nelle file degli onniscienti divini. E' inutile spiegarglielo con i fatti, sono affetti da deliri di onnipotenza; nulla può contro di loro, nemmeno la ragione. 
Uso cuscinetti di alta qualità e sfere ceramiche di alta qualità ( non cinesi), da molto tempo, per questo posso, ad oggi affermare a ragion veduta, che sono affidabili, longevi, e ultra scorrevoli. Vi invito a dare un occhiata al video che ho pubblicato. Scongiurato ogni interessamento a questo test su strada, di invidiosi ed esperti della chiacchiera social, vengo al test in oggetto.
Il movimento centrale Ceramic Speed è stato assemblato nella scatola del movimento centrale del Colnago C60 e la puleggia Ceramic Speed è stata assemblata sul cambio Sram Red eTAP.  Attenzione. Non tutti i cambi e non tutti i telai sono compatibili con pulegge e movimenti centrali Ceramic Speed. Prima dell'acquisto, consultate solo il sito Ceramic Speed.
Le due pulegge hanno una struttura over size e sono realizzate in alluminio anodizzato con 17 denti. Il corpo anch'esso over size ha un telaio in poliammide ed è rinforzato con carbonio, dotato di cuscinetti ceramici su assi in titanio. Ciò è stato concepito per aumentarne la rigidità e quindi la risposta alla cambiata e allo stress dell'uso, ma anche per diminuire la curvatura della catena, con l'effetto di avere una catena sempre in tensione I cuscinetti hanno ricevuto un trattamento con una pellicola protettiva per allungarne la resistenza all'usura. 
Il test su strada è stato soddisfacente. L'insieme movimento centrale e pulegge del cambio hanno dimostrato di essere scorrevoli ed efficienti. Non ci sono parole. Bisogna solo usare i prodotti Ceramic Speed per capirlo. I motivi per usare sfere in ceramica di alta qualità su cuscinetti in acciaio inossidabile anch'esso di alta qualità sono : 1) ultra scorrevolezza; 2) assenza di manutenzione periodica; 3) massima resistenza all'usura ovvero longevità.
Il test è stato realizzato in collaborazione con Falasca Cicli, rivenditore autorizzato Ceramic Speed. Saluti ciclistici. 










I telai compatibili con il movimento centrale CeramicSpeed pubblicati sul sito ufficiale CeramicSpeed.

Test Bike. Sram Red eTAP

Come è prassi sul mio blog non faccio passare per test i comunicati stampa dei produttori, quindi recensisco solo quello che ho provato sulla strada. Anche in questo test non troverete le voci comuni, il sentito dire, il “pensavo”, eccetera. Questo è i blog più letto, non è un salotto o un bar.
Fatta questa premessa, veniamo al test dello Sram Red eTAP, l'unico gruppo elettronico wireless e tale rimarrà per effetto dei brevetti depositati dalla Sram. Il gruppo test è stato modificato dall'officina di Falasca Cicli, anzi è stato impreziosito, con la puleggia per il cambio della Ceramic Speed ( non è compatibile con tutti i cambi, per esempio non è compatibile con Shimano Dura Ace 9100 e 9150; consultate il sito Ceramic Speed) e il movimento centrale Ceramic Speed specifico per la scatola del movimento centrale Colnago ( non è compatibile con tutti i telai; consultate il sito Ceramic Speed prima di acquistarlo).
Sono stato il primo a darne l'anteprima e il peso CLICCA QUI
La trasmissione del gruppo Sram Red eTAP si impara a farla funzionare subito, anzi, per me è quello in assoluto più facile da usare. Si usa la leva destra laterale per fare scendere la catena verso il pignone 11 ( tanto per capirci), la leva sinistra invece per fare salire, la catena verso il pignone 28; per fare scendere o salire, la catena da una corona all'altra ( per esempio dal 36 al 52 e viceversa), si spingono contemporaneamente le leve laterali, per il resto ci penserà il sistema elettronico wireless a posizionare ottimamente la catena. La cambiata è assolutamente precisa, impeccabile. Interagire con il cambio è divertente ed intuitivo. Ma c'è un ma. Il gruppo non è veloce come mi aspettavo. Sono abituato ad avere una risposta immediata, perchè mi piace scattare sui pedali e allungare; quindi ho bisogno di una cambiata veloce, la più veloce possibile. Se devo fare un paragone, lo Sram Red eTAP è meno veloce di uno Shimano Dura Ace 9100, si proprio così, quello meccanico, e di un Campagnolo Super Record, anch'esso meccanico. Lo Sram Red eTAP è il meno veloce dei gruppi elettronici, forse per il funzionamento wireless, ovvero senza fili. Sia chiaro, i gruppi elettronici, tutti, sono meno rapidi nella cambiata rispetto a quelli meccanici. Punto. Probabilmente la velocità in questo caso sarà limitata dal funzionamento wireless. La trasmissione non è particolarmente silenziosa. La trasmissione è stata testata sotto sforzo, e con uso impegnativo.. Le batterie hanno una lunga durata e dipende dalle modalità di impiego. In media, una ricarica può durare un mese di funzionamento continuo. Non è stato testato con la pioggia, per due motivi: 1) pedalare quando piove non me l'ha ordinato il medico; 2) tutti i gruppi elettronici sono sicuri e possono essere usati con la pioggia, lo prevede la legge, altrimenti non potrebbero essere venduti. 
L'impugnatura alta delle leve l'ho trovata meno comoda di quella con le leve Shimano di ultima generazione; diversamente, quella in presa bassa, è in linea con la Campagnolo, ma inferiore alla Shimano di ultima generazione. Ovviamente parliamo delle mie mani, comunque assolutamente di grandezza normale. Il silicone dei supporti dei comandi è migliorabile. Ricordatevi che le leve Sram, come quelle Campagnolo sono più ravvicinate rispetto a quelle Shimano, quindi vanno regolate diversamente, rispetto alla lunghezza sella/manubrio.
La qualità della frenata è in linea con i freni Campagnolo, con freno posteriore mono pivot, ma inferiore a quella Shimano.
Ritornando a parlare dei freni Sram Red eTAP , va detto che il freno non ha mai bloccato la ruota posteriore, e che quindi si è dimostrato di assoluta sicurezza, evitando la derapata, cosa che invece, mi è capitata di avere con freni dual pivot Shimano e Campagnolo. In questo caso per evitarlo, è sufficiente regolare, la distanza dei bracci del dual pivot, dalla ruota, girando il cursore, in modo da trovare il giusto compromesso tra sicurezza e risposta della frenata. Per questo sarebbe meglio, avere il mono pivot, un solo braccio, sul freno posteriore. E condivido la scelta della Sram. Certo  i freni Sram hanno una morfologia aerodinamica e si regolano facilmente anche in sella, ma credo che la SRAM abbia capito più dei concorrenti, che troppo forza, sul posteriore, non solo non serve, anzi è deleterio. In ultima analisi, valuto la frenata Sram sicura, affidabile ed equilibrata. La risposta in fase di frenata è sempre pronta e non c'è bisogno di fare particolare forza sulle leve dei comandi, per avere una frenata ottimale; l'interfacciamento leve/freni è pronto e facile.
La guarnitura in carbonio ha un ottimo fattore Q ( posizione delle pedivelle), uguale alalà Campagnolo. 
Il test è stato realizzato in collaborazione con Falasca Cicli rivenditore autorizzato Sram/CeramicSpeed/Zipp. 

Saluti ciclistici.

Pagella.

Peso: 10 ( forse troppo leggero; vi rimando al post delle pesa pubblicato nella sezione grammomania)
Rigidità guarnitura: 8 ( l'ho provata solo in una combinazione telaio/pedali e quindi non posso dare un voto verificato anche con altre combinazioni telaio/pedali. Nel test la guarnitura aveva il vantaggio di interfacciarsi con i pedali Speed Play Zero, i più rigidi del mercato,  la scatola del movimento centrale Colnago C60 molto rigida ed una guarnitura con corone grandi, 52/36).
Cambiata – deragliata - funzionamento della trasmissione: 10
Velocità della cambiata sui pignoni: 6
Velocità della cambiata da corona a corona: 9
Frenata: 9
Impugnatura alta: 6 ( comandi troppo piccoli e con morfologia non adatta a tutte le mani)
Impugnatura bassa: 7,5
Configurazione. Pedivelle 170. Corone 52/36. Pacco pignoni 12/28. 











mercoledì 23 agosto 2017

L'Atelier Pinarello presso Le Bon Marché.

Pubblico il comunicato inviato dalla Pinarello. E' un momento importante per l'Italia e per tutti i marchi nati in Italia.  Sono ritornati alla ribalta, anche nel mondo della bicicletta. Saluti ciclistici.