sabato 15 febbraio 2014
martedì 4 febbraio 2014
Leggere le geometrie del telaio di una bici da corsa.
Oggi vi spiego alcuni concetti generali per leggere le geometrie dei telai, sostanzialmente la loro carta d'identità.
La scelta corretta del telaio si fa leggendone le geometrie. Dall'analisi si comprende il carattere, la prestazione del telaio, almeno sulla carta, molto dipende anche dalla qualità e dal tipo delle fibre del carbonio, e da come sono orientate nel tessuto. La particolarità del carbonio sta proprio in questo: la qualità e l'orientamento delle fibre influenzano la prestazione.
Per esempio basti pensare alla differenza strutturale tra il Trek Madone 7S e la BMC SLR01 modello fino 2016: nella Madone il fendente è un continuo dell'orizzontale. La Madone per questo può essere paragonata ad un motore aspirato, in quanto la risposta è immediata. Invece la BMC per la sua particolare conformazione, può essere paragonato ad un motore turbo anni '80, che non ha una partenza immediata, ma una volta che prende giri, la particolare struttura funge da "molla".
Nella compatibilità ciclista/bdc molto dipende dal rapporto peso/potenza del ciclista, dalle misure antropometriche del ciclista, dalle caratteristiche di pedalata, tutte variabili dal quale dipende il feeling tra ciclista e telaio.
Ma torniamo ai concetti generali cioè alla letture delle geometrie del telaio.
Innanzitutto valutate attentamente l'altezza del tubo sterzo; un altezza ridotta, penalizza il confort, e la tenuta dell'avantreno; troppi spessori sotto l'attacco flettono il manubrio e incidono sulla longevità del pivot della forcella. Troppo basso, maggiore flessione della schiena, meno autonomia. Evitate telai bassi davanti e con carro troppo corto; sono scomodi e nervosi. Risultato: poco controllo e pochi chilometri sulla lunga distanza.
BB Drop indica la distanza tra il movimento centrale e la retta che unisce i due mozzi delle ruote, quindi più il valore ( numero) è basso più è maggiore l'altezza del movimento centrale dall'asfalto e quindi è ridotta la maneggevolezza; più è alto il numero più il movimento centrale è più vicino all'asfalto e distante dai mozzi delle ruote: per esempio un drop di 69 mm è più alto rispetto a 58 mm e quindi nel primo caso il telaio sarà più "incollato" all'asfalto . In termini di prestazione significa che il telaio è più stabile e scarica su tutte e due le ruote in salita e il baricentro del ciclista è più basso, quindi in una ipotetica salita, la ruota anteriore tende meno ad alzarsi; il telaio è più maneggevole e si ha la sensazione di maggiore guida del mezzo, di maggiore controllo del mezzo; valore da considerare unitamente al valore del la lunghezza del carro posteriore e soprattutto dello stack che misura la distanza del centro del movimento centrale al centro superiore del tubo sterzo.
La scelta corretta del telaio si fa leggendone le geometrie. Dall'analisi si comprende il carattere, la prestazione del telaio, almeno sulla carta, molto dipende anche dalla qualità e dal tipo delle fibre del carbonio, e da come sono orientate nel tessuto. La particolarità del carbonio sta proprio in questo: la qualità e l'orientamento delle fibre influenzano la prestazione.
Per esempio basti pensare alla differenza strutturale tra il Trek Madone 7S e la BMC SLR01 modello fino 2016: nella Madone il fendente è un continuo dell'orizzontale. La Madone per questo può essere paragonata ad un motore aspirato, in quanto la risposta è immediata. Invece la BMC per la sua particolare conformazione, può essere paragonato ad un motore turbo anni '80, che non ha una partenza immediata, ma una volta che prende giri, la particolare struttura funge da "molla".
Nella compatibilità ciclista/bdc molto dipende dal rapporto peso/potenza del ciclista, dalle misure antropometriche del ciclista, dalle caratteristiche di pedalata, tutte variabili dal quale dipende il feeling tra ciclista e telaio.
Ma torniamo ai concetti generali cioè alla letture delle geometrie del telaio.
Innanzitutto valutate attentamente l'altezza del tubo sterzo; un altezza ridotta, penalizza il confort, e la tenuta dell'avantreno; troppi spessori sotto l'attacco flettono il manubrio e incidono sulla longevità del pivot della forcella. Troppo basso, maggiore flessione della schiena, meno autonomia. Evitate telai bassi davanti e con carro troppo corto; sono scomodi e nervosi. Risultato: poco controllo e pochi chilometri sulla lunga distanza.
BB Drop indica la distanza tra il movimento centrale e la retta che unisce i due mozzi delle ruote, quindi più il valore ( numero) è basso più è maggiore l'altezza del movimento centrale dall'asfalto e quindi è ridotta la maneggevolezza; più è alto il numero più il movimento centrale è più vicino all'asfalto e distante dai mozzi delle ruote: per esempio un drop di 69 mm è più alto rispetto a 58 mm e quindi nel primo caso il telaio sarà più "incollato" all'asfalto . In termini di prestazione significa che il telaio è più stabile e scarica su tutte e due le ruote in salita e il baricentro del ciclista è più basso, quindi in una ipotetica salita, la ruota anteriore tende meno ad alzarsi; il telaio è più maneggevole e si ha la sensazione di maggiore guida del mezzo, di maggiore controllo del mezzo; valore da considerare unitamente al valore del la lunghezza del carro posteriore e soprattutto dello stack che misura la distanza del centro del movimento centrale al centro superiore del tubo sterzo.
L'angolazione del tubo sterzo e il rake incidono sulla risposta della sterzata; più è alto questo valore, più sarà lenta la risposta nella manovra. Più è inclinato, e più il telaio sarà aggressivo, aerodinamico ( in relazione al valore maggiore di inclinazione); meno inclinazione significa meno arretramento in sella. L'angolo del tubo sterzo più è ampio e più la bdc è stabile.
Reach esprime la distanza orizzontale tra l'asse della serie sterzo e la proiezione in altezza del movimento centrale. Il valore più basso indica un telaio più compatto, più reattivo; di contro, il reach più elevato, significa che il ciclista sarà sbilanciato in avanti, caricando maggiormente sulla ruota anteriore.
Stack indica invece la distanza tra la parte superiore del tubo sterzo e l'asse del movimento centrale.
Lunghezza dell'interasse indica la distanza tra i due mozzi delle ruote e indica il bilanciamento tra più valori, quali l'angolo dello sterzo, la lunghezza del tubo superiore e quella del carro.
La lunghezza del fodero del carro posteriore più corta determina una minore flessione, quindi il telaio sarà più reattivo, ma meno comodo, maneggevole e stabile. Occorre però una giusta misura per non avere un telaio scomodo e troppo nervoso, meno controllabile in discesa. In generale il range va da dai 405 ai 408 mm.
L'angolazione del tubo sella è un co-fattore che incide sulla trasmissione della potenza; più è inclinato e più il telaio scarica sulla strada la forza della pedalata, dunque si spreca meno potenza (ecco perchè i telai slooping sono più reattivi).
Con un’inclinazione più ampia (il tubo più dritto per esempio 74°) si è più seduti sul movimento centrale e la posizione risulta aggressiva, mentre gli arti inferiori posizionati verticalmente sui pedali spingono con più efficienza e meglio la salita. La bici è più nervosa e scattante, ma obbliga ad una posizione di continuo attacco poco rilassante. Il baricentro della bici e di conseguenza del ciclista è spostato in avanti e la distribuzione del peso piuttosto avanzata può creare problemi di stabilità alla ruota motrice e in teoria si è meno comodi, ma qui, entrano in gioco altri fattori, come la qualità del carbonio e l'orientamento delle fibre e le ruote.
Reach esprime la distanza orizzontale tra l'asse della serie sterzo e la proiezione in altezza del movimento centrale. Il valore più basso indica un telaio più compatto, più reattivo; di contro, il reach più elevato, significa che il ciclista sarà sbilanciato in avanti, caricando maggiormente sulla ruota anteriore.
Stack indica invece la distanza tra la parte superiore del tubo sterzo e l'asse del movimento centrale.
Lunghezza dell'interasse indica la distanza tra i due mozzi delle ruote e indica il bilanciamento tra più valori, quali l'angolo dello sterzo, la lunghezza del tubo superiore e quella del carro.
L'angolazione del tubo sella è un co-fattore che incide sulla trasmissione della potenza; più è inclinato e più il telaio scarica sulla strada la forza della pedalata, dunque si spreca meno potenza (ecco perchè i telai slooping sono più reattivi).
Con un’inclinazione più ampia (il tubo più dritto per esempio 74°) si è più seduti sul movimento centrale e la posizione risulta aggressiva, mentre gli arti inferiori posizionati verticalmente sui pedali spingono con più efficienza e meglio la salita. La bici è più nervosa e scattante, ma obbliga ad una posizione di continuo attacco poco rilassante. Il baricentro della bici e di conseguenza del ciclista è spostato in avanti e la distribuzione del peso piuttosto avanzata può creare problemi di stabilità alla ruota motrice e in teoria si è meno comodi, ma qui, entrano in gioco altri fattori, come la qualità del carbonio e l'orientamento delle fibre e le ruote.
Un angolo piantone più chiuso (il tubo meno dritto, per esempio 73°) fa arretrare la sella indietro sulla ruota posteriore e si è quindi più seduti e comodi. La pedalata è più arretrata (si spinge da dietro) e si riesce a pedalare meglio in prossimità del PMS. Dal punto di vista puramente meccanico invece è meno efficiente perché con il pedale a 90° il piede non spinge perpendicolarmente. Più adatto al ciclista di potenza piuttosto che lo scattista. Il mezzo risulta adatto a gare di lunga durata dal momento che la posizione in sella è maggiormente confortevole. La sella arretrata fa sì che la distribuzione del peso del ciclista sul mezzo sia saldamente sulla ruota posteriore con garanzie di stabilità in discesa. Inoltre la posizione meno verticale del piantone rispetto al terreno smorza leggermente le vibrazioni provenienti dall’asfalto generando un po’ di sollievo per il ciclista. La misura del tubo orizzontale non può essere modificata. Più è alto il valore più il ciclista è disteso con il corpo. Il passo cioè la distanza tra i due assi, ha un valore specifico per ottimizzare la distribuzione del telaio.
I migliori telaisti artigianali e quelli esperti "compongono la prestazione" muovendo questi parametri. La produzione industriale invece è limitata in tal senso, più orientata a creare prodotti commerciali, omologati nello stile e nella prestazione; per questo il telaio più diffuso è il monoscocca ( trattasi di carro posteriore incollato al triangolo anteriore), non perché sia il migliore, ma solo perché il più economico e facile da realizzare; per questo da qualche anno si assiste ad un livellamento "globale". Causa: terzi producono per quasi tutti i marchi. Il telaio da nicchia non è quello commerciale. Occorre cercare altrove.
Questa è la teoria. Quello che conta è la prova su strada e quindi entrano in gioco altri fattori, come il livello di rigidità, il confort su strade sconnesse, l'assetto avanzato, la maneggevolezza, ecc. . In buona sostanza, tutti questi valori devono essere rilevati ed interpretati nell'insieme, pedalando su ogni terreno; per questo è determinante l'esperienza del tester bike, colui che interpreta il progetto compiuto, tenendo conto del livello qualitativo e della tipologia della costruzione del telaio.
Saluti ciclistici. I migliori telaisti artigianali e quelli esperti "compongono la prestazione" muovendo questi parametri. La produzione industriale invece è limitata in tal senso, più orientata a creare prodotti commerciali, omologati nello stile e nella prestazione; per questo il telaio più diffuso è il monoscocca ( trattasi di carro posteriore incollato al triangolo anteriore), non perché sia il migliore, ma solo perché il più economico e facile da realizzare; per questo da qualche anno si assiste ad un livellamento "globale". Causa: terzi producono per quasi tutti i marchi. Il telaio da nicchia non è quello commerciale. Occorre cercare altrove.
Questa è la teoria. Quello che conta è la prova su strada e quindi entrano in gioco altri fattori, come il livello di rigidità, il confort su strade sconnesse, l'assetto avanzato, la maneggevolezza, ecc. . In buona sostanza, tutti questi valori devono essere rilevati ed interpretati nell'insieme, pedalando su ogni terreno; per questo è determinante l'esperienza del tester bike, colui che interpreta il progetto compiuto, tenendo conto del livello qualitativo e della tipologia della costruzione del telaio.
lunedì 3 febbraio 2014
Cambio Shimano Dura Ace per Cancellara.
E' montato sulla Trek Domane con la quale Cancellara ha vinto il Fiandre 2014. Verosimilmente è stato realizzato per le particolari esigenze del campione italo-svizzero, che peraltro non usa la versione elettronica. E' appena il caso di precisare che trattasi comunque di un prodotto finito che potrebbe essere potenzialmente commercializzato. Diversamente dalla versione in vendita al pubblico, questo modello, presenta parti in carbonio ( contrariamente all'alluminio, scelta tipica della Shimano) ed e' sovradimensionato. Mi viene da pensare che il bilanciere in carbonio e' ispirato allo stile del cambio Campagnolo Super Record!
sabato 1 febbraio 2014
La solidarietà in bicicletta
La solidarietà nobilita; in bicicletta ci rende speciali e migliori persino del vincitore. C'è una regola non scritta, che i ciclisti autentici osservano: se si parte insieme, si arriva insieme. Nessuno deve essere lasciato da solo nella difficoltà. Se accadesse anche nella vita quotidiana, questo povero mondo sarebbe ricco di felicità.
sabato 11 gennaio 2014
Pedalando con gli organizzatori della GF Campagnolo - New York.
Da New York a Terracina; la passione per la bicicletta è globale. Ovunque ci sia una strada asfaltata, troveranno ciclisti. Il sole e il cielo blu della Riviera D'Ulisse hanno accolto anche i triatleti, Uli e Lidia (settima ad una edizione dell'Ironman), organizzatori della GF Campagnolo - New York. Due giorni di sana "battaglia" sportiva.
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Penso che la solitudine del ciclista e' nell'attimo in cui guarda la strada che scorre sotto le ruote. |
mercoledì 8 gennaio 2014
Test bike: tubolare Continental Competition, tanto controllo, ma limiti nella scorrevolezza e nell'usura.
Obiettivo: testare quello che viene comunemente considerato, il migliore tubolare sul mercato. Peso ciclista 60 kg; peso della bicicletta 5 chili e 800 grammi.
Modello Continental Competition da 25 mm.
Dopo circa 3000 km ecco la mia opinione : Tenuta - ottima aderenza in curva ed in fase di frenata; totale controllo della tenuta su terreno sconnesso e bagnato; francamente non poteva farsi di meglio:voto 10. Scorrevolezza - resistenza al rotolamento: voto 7. La tecnologia Black Chili del Competition non fa miracoli; il Competition, non scorre molto. Verosimilmente lo penalizza il battistrada dotato di una accentuata zigrinatura, che se da un lato favorisce il grip, dall'altro penalizza appunto la scorrevolezza; Confort: voto 9 (uscite con 10 atm e 9 1/2 atm) Un dato positivo se paragonato a tubolari più morbidi più larghi come quelli da 23 mm; Peso: voto 7 da un 22 mm ci si aspetta qualche grammo in meno; Qualità della lavorazione: ( fatto a mano) voto 10 Non si avvertono sobbalzi o irregolarità durante il rotolamento; è impressionante la qualità e l'estensione della zigrinatura sul tubolare; la valvola si svita facilmente; Resistenza all'usura: voto 7 Con un chilometraggio di 3000 km ci sono evidenti segni di usura maggiormente sul battistrada del posteriore; ma anche l'anteriore mostra segni di usura, sia pure minori; evidentemente il fatto di pedalare in salita soprattutto in fuori sella, può avere inciso. Considerato il prezzo e tenuto conto del materiale pubblicizzato dalla Continental, che ottimizzerebbe il consumo, direi che questo è un dato deludente. Credo che i Continental Competition sono tubolari da competizione da usare solo per le gare; ne sconsiglio l'uso per allenamento.
Test: Montaggio con biadesivo Tufo. Il tubolare ha bisogno di un periodo di medio rodaggio per limare il battistrada. Il battistrada ha una zigrinatura molto marcata, che ne denota subito il carattere. Il Competition consente di correggere facilmente errori di traiettoria, con ruote di medio profilo da 32 cm. E' molto difficile avere sbandamenti, insomma bisogna volere sbandare per riuscire a farlo; il Competition consente un controllo totale e rende possibile un inserimento agevole anche in curve strette e tecniche, atteso comunque l'elevato standard anche del telaio e delle ruote con le quali è stato testato. Il Competition è consigliato per chi ha difficoltà in discesa, in particolare nelle discese tecniche, trasmette sicurezza; ma anche per chi ha molta confidenza con l'alta velocità in discesa; per chi sa spingere il Competition consente di elevare la prestazione al massimo, rendendola prossima al limite, senza problemi di tenuta. La sensazione di irrobustimento della ruota anteriore è spiccata, fino ad avvertire persino un miglioramento della rigidità laterale durante il fuori sella. Delude la resistenza all'usura. Difficilmente può essere migliorata la scorrevolezza, visto la spiccata tenuta su strada ovvero il grip, per via di un battistrada "poroso" che penalizza la scorrevolezza e aumenta il grip. E' appena il caso di precisare che sarebbe bastato fare il battistrada liscio e con i rilievi del copertoncino Continental GP4000 per migliorarlo sotto questo punto di vista. Evidentemente la Continental la pensa diversamente.
Durante il test il tubolare posteriore ha riportato un taglio laterale di un cm circa, ma la carcassa ha resistito fino ad oggi alla foratura. Nessun problema, continuo ad usarlo. Primi segni di usura sul posteriore intorno a 2500 km. Testato sul bagnato, ha dimostrato di avere un grip eccezionale. Sotto la pioggia l'ho lanciato lungo una discesa ripida e piegato su curve tecniche, il tubolare ha tenuto alla grande nonostante il manto stradale bagnato. Saluti ciclistici.
AGGIORNAMENTO.
Test Continental Competition da 22 mm.
Ho avuto modo di testare anche la versione da 22 mm. Innanzitutto trattasi di un larghezza maggiore: 23,18 mm, come da misurazione fatta con il calibro, del tubolare gonfiato a 8 atm. Questa è una caratteristica dei tubolari e dei copertoncini Continental, quella di avere una larghezza maggiore di quella nominale. Rispetto alla versione da 25mm, la scorrevolezza è migliorata, ma rimane inferiore ad un Veloflex Carbon da 23 mm. Saluti ciclistici.
venerdì 3 gennaio 2014
mercoledì 1 gennaio 2014
"Lo sport del doping. Chi lo subisce, chi lo combatté." di Alessandro Donati. Riflessioni personali.
E' un libro uscito da poco, ma farà molto discutere di sè. Ovviamente il sistema doping, lo boicotterà attraverso i suoi potenti canali. Il doping è un sistema organizzato, che non perdona chi rema contro corrente; il doping è una impresa finalizzata al lucro; il doping è "l'oppio" per gli spettatori ingenui; il doping paga chi si allinea; il doping è finanziato dalla criminalità organizzata allo stesso modo del traffico delle sostanze stupefacenti perchè il dopato è un drogato; il doping uccide lo sport e la credibilità degli atleti; il doping è la bugia che deve diventare l'impresa sportiva da leggere sui giornali; il doping stimola i deliri di onnipotenza degli atleti frustrati o quelli disperati in cerca di contratto. Questo libro ho iniziato a leggerlo, senza riuscire a staccarmi dalle pagine! La foto della copertina è fuorviante; si parla di doping nello sport, non solo nel ciclismo. La lettura prosegue, serrata e stupefacente, fino all'ultima pagina e lascia spazio a riflessioni personali. Il vero ciclista è quello che coltiva la passione, nonostante le difficoltà del tempo libero a disposizione, barcamenandosi tra lavoro e famiglia, spinto unicamente dalle proprie forze mentali e fisiche, che sa gestirsi imparando a conoscere il proprio corpo, senza barare, perchè si può essere ciclisti, ogni giorno, solo con la gloria delle persone mortali; come quella gloria, umile, ma autentica, che mi ha fatto scollinare le montagne italiane, francesi e svizzere, contando solo sulle mie forze, "dall'alto" dell'onestà che uniforma il mio stile di vita. Penso che l'uso del doping è una conseguenza dell'indole umana, della competizione insana e scorretta, di un bisogno di sopraffare il prossimo e di affermarsi come il "migliore" anche a costo di ricorrere all'inganno; e ciò, al di là dell'uso che ne hanno fatto i professionisti, anche al fine di vincere le gare e garantirsi il rinnovo del contratto. Chiusa questa parentesi, ritorno a commentare il libro. In effetti rimango colpito, oltre ogni misura, dalla forza espressa in queste pagine, anzi, da questo resoconto analitico, redatto da un paladino della lotta contro il doping, che ha sacrificato la sua carriera, per iniziare e continuare una lotta incessante e spietata. Le pagine sono fitte di dati scientifici e di cronaca vera, ma soprattutto di notizie emerse e riscontrate da atti giudiziari. Donati, ha scritto questo libro, continuando il racconto iniziato con il precedente "Campioni senza valore", divenuto introvabile negli scaffali delle librerie, ma scaricabile in rete, grazie al fatto che i diritti sono scaduti e all'opera preziosa di alcune persone. Ogni lettura, lascia dentro al lettore, qualcosa, che lo migliora nella misura in cui egli sia riuscito a porsi come fa un bambino davanti alla vita: senza pregiudizi e passioni. Pagina dopo pagina, sto cambiando irrimediabilmente la mia opinione; un buon libro, e oggi ce ne sono sempre di meno, può contribuire davvero, a rendere concreto e migliore, lo sviluppo intellettuale della persona. La mia vita professionale, mi aveva e mi fa toccare il fondo di questa società malata e corrotta, certamente senza pietà, schiava del dio minore, cioè del dio denaro, che sacrifica amicizia, amori, giustizia e ancor prima, verità, sul suo altare miserabile. Ma avevo salvato, confesso ingenuamente, la speranza che almeno nello sport,si potesse, ad ogni livello, riscattare il genere umano; mi illudevo, sia pure con qualche riserva. Invece lo sport è stato anch'esso travolto, da scene di ordinaria follia, di squallore senza fine; cercando di migliorare prestazioni, come è normale, il mondo dello sport ha deciso di farlo nell'unico modo sbagliato, scegliendo di barare. Il profitto ha contaminato anche lo sport, vomitandogli addosso soldi e gloria, ovviamente, falsa gloria. Ognuno ha recitato la sua parte di quella grande farsa; in pochi hanno combattuto il sistema, finendo per divenire il solo argine al dilagare dell'osceno, finendo irrimediabilmente per venire emarginati. Guai alla società che ha bisogno di eroi. Lo dico sempre. La morale della collettività è compromessa. Niente può salvarsi. Non voglio usare toni apocalittici, ma il genere umano, merita una punizione esemplare, almeno per redimerla, dal diffuso peccato, che l'ha corrotto. Ma forse, la punizione è in atto e si coglie nella collettiva insoddisfazione esistenziale, che rende la persona perpetuamente infelice, sempre alla ricerca di quello che non ha e che finisce per desiderare; la stessa insoddisfazione, che lo rende insicuro e debole, finanche schiavo del male. Donati a mio parere, ha scritto un libro di educazione civica, un genere raro, al di là del filone criminale-sportivo ( penso di essere il primo a parlarne definendo così duramente, questo nuovo aspetto della nostra agonizzante società), intriso nelle trecento pagine, fitte di notizie precise e definitivamente raccolte per il passato e lungimiranti per il prossimo futuro, che colpiscono con una mazza pesante, la sensibilità e la speranza, di chi come me, crede nella vita e nella speranza. E' vero, o confesso, mi sento "picchiato" dalla cruda verità, narrata nella storia di vita vissuta dal Donati, che riguarda la società malata. Lo propongo senza plagio, come libro per le scuole medie e superiori; lo consiglio come lettura avanzata e sincera, ad una società ritardata culturalmente e falsa, nel suo credo e nel suo manifestarsi, che salva le apparenze e compromette la sostanza. C'è un passaggio, tra i tanti in verità, che rende immediata la chiave di lettura dello sport: " Interessano solo le medaglie....un obiettivo da raggiungere ad ogni costo..."; concordo altresì sul fatto che il pubblico è superficiale e che abbia bisogno di un idolo da venerare, spesso per compensare le frustrazioni personali; e che allo stesso modo, a parte del giornalismo sportivo e alla Tv, servono campioni, per potere scrivere articoli e far pagare l'abbonamento. Stringo la mano a quest'uomo coraggioso e "solo" e lo abbraccio, come farei con un amico; perchè l'amico, ti dice solo la verità, anche quella che non vorresti mai ascoltare; perchè, l'amico non ti illude, ma ti consiglia; perchè l'amico rischia sulla propria pelle, per salvare la tua. Non è una recensione classica. Questo libro non ne ha bisogno; chi lo fa, a mio parere, rischia di cambiarne il senso e di contaminarlo. Ognuno ha il dovere di leggerlo e di viverne l'esempio nel presente, finanche a tramandarlo ai posteri, perchè la ricchezza eterna, è fatta di giustizia e di libertà. Tributiamo a questo uomo, quello che si merita, con la semplicità e con il coraggio, con i quali, egli si è battuto per un mondo migliore, anche per noi, poveri di spirito e senza audacia. Vorrei che questo libro lo leggessero gli sportivi amatoriali, che partecipano alle gare, affinchè non si leggano più notizie di cronaca che parlano di doping per vincere un prosciutto; e soprattutto che lo facessero i giovani che si affacciano al mondo dello sport e della vita. Invito tutti a non perdere il contatto con la realtà e il suo autentico senso. Perchè lo sport va rispettato come la vita. Linko un post complementare che invito a leggere, cliccate su Il Dopato è un drogato.
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