sabato 18 giugno 2022

Il più forte ciclista al mondo. #mentalcoach

Lo spiego nel video. La foto in questione era questa. E ricordate sempre che tutto il resto è marketing. Saluti ciclistici. 




8 commenti:

  1. mi viene in mente quel che mi diceva il mio "iniziatore" che mi ha attaccato la passione per questo fantastico passpartout per la felicità che è le bici da corsa """...spero di poter andare in bici e far salite anche quando sarò avanti con gli anni, sarebbe felicità totale, avere tempo per poter coltivare con calma la passione per bici""". Ed è proprio cosi io la penso esattamente cosi ed oggi ogni qual volta incontro persone più grandi di me (50), anche molto dai 60 e mapiù grandi, 70 in su provo solo tanta ammirazione ed un certo senso di felicità perchè la bici accomuna generazioni che nel vivere di ogni ogni giorno sono invece spesso alle antipodi. ci fai strada o li incontri alla fontanella, ci scambi due parole ed è bello perchè in quegli istanti non si è sconosciuti per nulla ci si confronta e scopri che a prescindere dall'età la passione per la bici accomuna, sempre però se si guarda agli altri con rispetto. Un poco come la passione per le moto, anche se con motore e senza fatica, anche la moto scatena passione viscerale, per quanto accaduto a me solo bici da corsa mi ha fatto andare meno in moto che non ho venduto (affezionatissimo come fosse una filgia) ma la prendo meno ormai da anni.

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    1. Ho voluto condividere questa storia, per dare la giusta prospettiva, indicare il traguardo, quello vero, che non è e non può essere la GF o la gara di circuito, quelle servono per esaltarsi od umiliarsi, per perdere il contatto con la realtà, ad uso e consumo del marketing; ho voluto condividere questa storia, per leggere commenti come il tuo e spero di poterne leggere altri; ho condiviso questa storia perché il traguardo per i ciclisti è solo uno: pedalare a 85 anni. Perché come dice un caro ciclista " Pensa a quanta costanza, fatica, imprevisti, stop e ripartenza ha fatto questo ciclista, se a 85 anni ha ancora la voglia/forza/spirito di salire in bici ed andare in salita." Ecco il messaggio: non mollare, nonostante tutto e tutti; fino alla fine. Saluti ciclistici.

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  2. Ho 68 anni, e ancora guardo (ormai da una trentina d'anni) con curiosità e voglia di imparare a quegli anziani che 1) m'hanno insegnato ad andare in bici e 2) sono il modello di cosa voglio essere ora e restare nel tempo. Però, è con grande senso di rimpianto e nostalgia che assisto alla scomparsa di quelle dinamiche di gruppo che sono state una grandissima scuola di bici e ancor di più di vita. O meglio: assisto all'estinzione dei capitani anziani. E' in quei gruppi che ho trovato una commistione unica di socialità e sano agonismo, tecnologia e solidarietà, conoscenza di sé stessi e improvviso superamento di limiti che apparivano insuperabili. Così, proveniente da altra disciplina per infortunio grave, mi sono accorto che di fronte alla bici tutti gli altri sport mi apparivano sciocchini. Tuttavia appunto, noto la scomparsa, direi l'estinzione, di quei capitani anziani che alla prima fesseria si affiancavano e ti spiegavano - una volta sola - la fregnaccia che avevi fatto; che facevano l'elastico per recuperarti; che si facevano rubare i piccoli segreti di sopravvivenza ciclistica; che spendevano un'autorevolezza conferitagli solo da capacità e rispetto e non da un potere. Forse per questo, ormai, mi ritrovo meglio da solo che in questa specie di gruppi dove conta più la sparatina di 1 km che fa in gruppo morti e feriti, piuttosto che la media finale tutti insieme.

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    1. Ciao Gabriele. Grazie per il tuo ottimo commento, che "entra duro" su una questione grande come una casa, una questione sociologica e psicologica. E' vero, una volta c'erano i "capitani allenatori" i "veci" ( per dirla alla veneta) che insegnavano e dal quale imparavi solo guardandoli. E' vero che adesso c'è competizione idiota tra "pippe" autetiche, schiappe omologate dal mercato, forgiate dal consumismo, e non dalla palestra della strada, gente vuota, senza un identità, che vive di luce riflessa, gente che vede le tappe alla TV per imparare (!), scimiotta i prof e ripete le chiacchiere, e per ciò solo, si sente, "affermata", anche se in realtà è solo omologata al gregge, che cresce a dismisura per effetto della massificazione ! In psicologia c'è una spiegazione: questi personaggi nella vita quotidiana, vivono il " Io sento" cioè auto producono un mondo a sua immagine e somiglianza, realizzando un autosufficienza che li porta a perdere contatto con gli altri, con la realtà; un individualità, la loro, dai mille volti, che non fa riferimento ad un mondo comune, ma ad un ambiente ridotto, in cui di volta in volta essi assumono i modelli che dalla pubblicità gli vengono segnalati; vivono in un regime di esteriorità, cioè il mondo della vita emotiva consegnata alla sua esposizione mediatica; non vogliono imparare, ma solo mostrarsi; dunque nessuno è più in grado di insegnare più e/o vuole farlo; gente che non conosce l'umiltà, quella che ti fa imparare, quella che ti fa faticare, ma con intelligenza; gente che invece di guardare la gamba, i movimenti, di chi è più esperto, guarda solo se stesso, o lo schermo dello smartphone, gente vuota. Ovviamente tutto ciò interrompe il ricambio generazionale dei capitani allenatori, dei VIP Bike, come li chiamo io. L'insicurezza che vive come un tarlo dentro le personalità di questi tristi e vacui personaggi, che chiamo pedalatori, li rende così insicuri e repressi, che pensano di regolare ogni loro problema con la "sparatina" isterica, la volata fantozziana, dopo avere succhiato la ruota per tutto il giro ! Patetica espressione dei tempi moderni ! Va detto che se anche ci fossero, come ci sono, capitani allenatori, i VIP Bike, come li chiamo io, tu credi che avrebbero voglia e possibilità di insegnare a persone presuntuose e vuote come i pedalatori, gente senza storia ciclistica, che non perdono occasione per "spiegare" l'ultima novità del mercato, imparata a memoria dalle cazzate sparse dal marketing, o a spiegare quello che sentito dagli altri pedalatori istruiti alla scuola del nulla ?! Io penso che il VIP Bike appena li vede cambia strada. Il mondo è in preda all'isteria e alla confusione, è impazzito, e pertanto ogni grado e livello, è saltato; oggi sono tutti ciclisti, corridori, meccanici, biomeccanici, e allenatori; oggi sono tutto di tutto; non c'è più spazio per chi può insegnare; non ci sono più quelli che vogliono imparare; c'è solo un esercito di persone che vuole mettersi in mostra, che sgomita e che "azzanna", per affermarsi leader del niente; non c'è più il gruppo, ma tanti e troppi isterici, in preda a depressioni e disturbi della personalità, gente che trova nella bici una valvola di sfogo dal disagio che vive. E' il tempo dei pedalatori, ed anche io mi tengo alla larga dai pedalatori. Nel mio piccolo, ho cercato di lasciare un piccolo insegnamento con il blog. Lascio scritto, senza presunzione, parte di quello che so, ad uso e consumo di chi voglia imparare, di chi voglia riconoscersi ciclista, in un mondo pieno di pedalatori. Non mi sento un capitano allenatore, un VIP Bike, sono l'ultimo degli ultimi, ma dopo tutti questi anni passati in sella, vorrei insegnare almeno l'umiltà, la base indispensabile, per diventare ciclisti. Saluti ciclistici.

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    2. Ti avviso: dispensare consigli ciclistici è un'operazione frustrante. Mi spiego, ove fosse necessario. Sono per indole "girandolone", amo cambiare percorsi e per questo i gruppi della zona nord, est e (per buona parte) sud di Roma l'ho frequentati tutti. Ho frequentato pure tutti i gruppi di Anzio e Nettuno, e forse qualcuna delle tue strade l'ho consumata pure io. E tutti conoscono me. Ma le mie gambe non sono mai state all'altezza delle mie chiacchiere e quindi non posso aspirare ad un ruolo di riferimento. Ora, i "veci" dei miei tempi lo sono diventati troppo e sono letteralmente spariti dalla scena o diventati turisti pedalatori a quote mai superiori ai 100 m s.l.m., mentre la mia generazione si deve scontrare con un'ondata di neofiti sorti come funghi sull'onda della moda. Questi neofiti risultano quasi tutti a digiuno di vere pratiche sportive, più attenti al mezzo che al gesto, piuttosto giovani e spesso fisicamente tanto dotati rispetto a noi anzianotti quanto terribilmente presuntuosi. Non si fanno dare consigli e, cosa peggiore, non sanno andare in bici. Anche prima in gruppo c'erano quelli pericolosi, ma erano pochi, li conoscevi e te ne tenevi alla larga, o conoscevi i loro movimenti. Ma questi sono tanti, fanno la sparatina del cassonetto e poi sbarellano come ubriachi. Quelli che escono tanto, spesso coi programmi del personal trainer, vanno pure ma si sentono per questo già nobilitati, eppure se si vede a un chilometro che in bici non sanno andarci. Si ostinano a non frequentare i gruppi di agonisti dove prenderebbero continue sberle e finiscono per inquinare quelli che avrebbero invece un po' di più di equilibrio ciclo-sociale. E non si fanno dire nulla, mentre sarei perfino dubbioso sulla loro capacità o voglia di capire. Ai miei tempi, cioè ai tempi delle guarniture cromate, così facendo in gruppo saresti stato fuori in 2 uscite, e senza discussioni. Oggi, quelli che potrebbero fare i capitani (che sono, come noto, ex-corridori e/o negozianti) non hanno voglia di farsi irridere da questi babbei al graphene, che non sanno cosa è una brugola ma posseggono il bilancino e il Powermeter, e da me sollecitati al loro "dovere" fanno spallucce. Non so dargli torto, e mi ritrovo per questo sempre più solo, con la consapevolezza che forse sulle nostre strade un'era è terminata. E', in fondo, quello che succede sempre quando qualche passione esce dalle nicchie per guadagnare la grande massa, ma fuori dalle nicchie non si ritrova più il senso di una disciplina per la quale o eri tagliato o eri, giustamente, escluso.

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    3. Due passaggi del tuo commento meritano di essere riportati ed "incorniciati": "questi sono tanti, fanno la sparatina del cassonetto e poi sbarellano come ubriachi..."; " la consapevolezza che forse sulle nostre strade un'era è terminata." ; è tutto qui, lo spaccato della realtà. Spero di leggerti ancora sul mio blog. Per quanto mi riguarda, sono d'accordo sul fatto che dare consigli a chi non li vuole sia tempo perso; infatti sulla strada, per me, non ci sono amici, parenti e "prigionieri"; chi incontro saluto e tiro avanti. Il mio blog rappresenta un isola per i ciclisti e le persone che vogliono imparare e migliorare; una spina nel fianco per i spara palle del marketing e per chi vive di chiacchiere. Saluti ciclistici.

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  3. Ciao a tutti, mi unisco al pensiero comune già espresso nei commenti sopra e aggiungo il mio pensiero in merito, ovvero che stiamo assistendo al risultato dei "primi" anni di epoca social, la quale arma a doppio taglio sta mietendo vittime su vittime a livello di cervelli pensanti , nulla che non fosse già stato studiato accuratamente a tavolino.
    E' un'epoca buia per le nostre società e il ciclismo in questione non si esime da tale destino.
    Leggo sempre con molto piacere il punto di vista che Claudio dall'alto della sua conoscenza e della sua umiltà espone in maniera chiara e spietata.
    Non serve aggiungere altro se non un "si salvi chi può" o chi lo vorrà, gli strumenti ci sono e se parliamo di bici e ciclismo questo blog è uno di quelli.
    Buone pedalate

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  4. Mi ricordo che una delle prime cose "tattiche" che mi insegnarono fu quella della "soffiata di naso strategica". Come è noto, il ciclista non usa il fazzoletto per soffiarsi il naso; lo fa liberamente, spingendo la narice con un dito; lo spurgo è al vento. Normalmente se si è in gruppo, oppure se si precedono altri ciclisti, si segnala con la mano destra, che si esce dalla scia, e poi senza arrestare la marcia degli altri, ci si allarga a bordo strada, ci si libera il naso e si rientra nel gruppo, dietro all'ultimo ciclista. Tuttavia in corsa, o quando c'è bagarre, allora non c'è tempo e modo per farlo in maniera educata, e quindi ci si soffia restando in mezzo al gruppo, unica cosa ci si abbassa da un lato, e si soffia basso il naso. Quando invece ci si vuole liberare da un succhia ruote allora ci si soffia volontariamente in modo che l'altro o si sposta e perde la ruota o si prende il mocciolo; in questi casi la soffiata di naso può essere anche tattica nel senso che il naso è libero, ma si vuole dare fastidio o fare capire agli altri che non si gradisce la presenza. Insomma queste cose le impari sulla strada, dai "veci". Saluti ciclistici.

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