Ci sono biciclette che squarciano il tempo, vanno oltre le mode, sono molto di più. La storia del ciclismo, si è fatta anche grazie alle biciclette, compagne silenti e fedeli, del corridore e del ciclista di sempre. Certi stili sono unici, come una Bianchi. E credo che a celebrare, un epoca, fatta di campioni, sudori, fame e tanto sterrato, un epoca epica, certamente eroica, non poteva esserci niente di meglio, che una Bianchi L'Eroica, oppure L'Eroica Bianchi, come mi piace chiamarla. A proposito se volete leggere la mia cronaca sulla prima tappa del Giro d'Italia del 1909 CLICCA QUI . E non è un caso che la Bianchi, abbia a catalogo, questo modello unico di serie, costruita con tubazioni a congiunzioni in acciaio Columbus, forcella in acciaio Bianchi e certificata dalla commissione dell''Eroica a partecipare a tutti gli eventi de L'Eroica. La Bianchi L'Eroica l'ho incontrata, per la prima volta, quest'estate, in casa Bianchi CLICCA QUI Rivederla in esposizione da Falasca Cicli, rivenditore autorizzato Bianchi, è stato un immenso piacere. Lo stile vintage è straordinariamente di impatto. In un epoca in cui la bicicletta da corsa, viene trasformata ed umiliata da strani orpelli, assolutamente inconciliabili con lo stile autentico di una bicicletta da corsa, al solo fine di renderla "da mercato", vedere la Bianchi L'Eroica, da soddisfazione; è come rivedere un vecchio amico. In fondo la bicicletta è il migliore amico del ciclista. Se potessi fare un viaggio nel tempo, ritornerei nel passato, in sella a questa bicicletta di acciaio italiano, lontano da tutto questo clamore, sterile, incapace di creare opere eterne. Ma non serve farlo per riassaporare sapori e valori autentici. Basta partecipare in sella alla Bianchi L'Eroica, alla prossima Eroica che si terrà il 1 ottobre 2017 in terra toscana, dove si potrà riscoprire il piacere di pedalare in un fantastico paesaggio d'epoca, ivi è stato ricostruito l'ambiente del ciclismo eroico, in luoghi dove il tempo sembra non essere passato mai. E per un giorno essere ciclista senza tempo, anzi eroico, tra sterrato, colline, cipressi, abbigliamento d'epoca, sorrisi, sudore autentico, fermarsi ad assaporare la ribollita, il vino Chianti. E per un giorno, tutto il resto può attendere, tutto il resto è noia.
Qualche lettore mi ha chiesto di sapere qualcosa in più dei telai d'acciaio per orientarsi all'acquisto. Giusto a punto. La Bianchi L'Eroica classificata bici in stile vintage ai sensi dell'art. 7.1.B del regolamento de L'Eroica e come tale ha diritto a partecipare a tutti gli eventi de L'Eroica. Peraltro la Bianchi L'Eroica è certificata dalla commissione dell'Eroica, anzi è l'unica ad esserlo, rispetto alla concorrenza, Colnago, De Rosa, Merckx, Rossignoli. Il telaio della Bianchi L'Eroica, è costruito con tubazioni in acciaio inox dell'italiana Columbus, assemblati con congiunzioni in acciaio Columbus, con certificazione di autenticità Columbus stampigliata sul tubo obliquo. Quando Columbus costruiva biciclette, la Specialized,tanto per citarne qualcuno di quelle che vanno alla moda, non esisteva nel futuro remoto. In particolare, le congiunzioni del tubo sterzo, hanno una rifinitura in cromo, come i particolari della forcella in acciaio Bianchi. Reggisella in alluminio da 27,2 mm, il diametro adatto al confort. La lettura delle geometrie del telaio Bianchi L'Eroica, rivela un carattere corsaiolo. Colpisce la misura del BBDrop, 500 mm !!! Praticamente incollato all'asfalto e allo sterrato. Generalmente un telaio moderno ha il valore del Drop intorno ai 580 mm !! Carro posteriore lungo, questo per avere il massimo confort. Tubo sterzo molto basso e questo per ricostruire l'assetto in sella autentico, quello dei ciclisti di una volta, quelli che imparavano a stare su una bicicletta da corsa, con la giusta posizione, allungati, pancia a terra, gomiti piegati, altro che tubi sterzo alti per pance prominenti e/o schiene impigrite dalla stile di vita da salotto; altro che posizioni stile MTB, o come dico io, da cobra; una volta a pedalare sulla specialissima c'erano solo uomini atletici. Comunque tranquilli. L'angolo del tubo verticale è 74,5°. Sulla carta, la lettura delle geometrie, fa pensare ad una bicicletta comoda, con spiccata stabilità, veloce sul passo. ma abbastanza reattiva per superare agilmente gli strappi duri, caratteristici del percorso dell'Eroica. Buona maneggevolezza considerata la forcella con gli steli curvati.
La componentistica è impreziosita da un cambio Campagnolo Veloce a 10 v, con rifinitura in argento cromato e deragliatore Campagnolo in acciaio. Guarnitura e pedivelle in alluminio con corone 48/36 e pignoni 13/29. Manubrio e attacco in alluminio. Sella in pelle Brooke, ovviamente. Comandi e freni Dia Compe in alluminio. Pedali più precisamente, gabbiette con punta piedi e cinghiate. Ruote Ambrosio con cerchi e mozzi in alluminio, tubolari da 28 mm, ovviamente, ideali per i percorsi sterrati e sconnessi.
E' l'unica Bianchi, di oggi, ad essere completamente MADE IN ITALY.
Il blog è l'unico a rilevare il peso reale della bicicletta completa, persino di borraccia: 10 chili e 110 grammi. Direi piuttosto magra per essere una vintage. Ciclisti, qui ci vogliono watt e palle.
Che altro dire. Collezionatela.
Si ringrazia Falasca Cicli e All Bike. Mi preme fare i complimenti a Falasca Cicli per essere sempre aggiornato con le novità e soprattutto in sintonia con gli eventi sportivi. In buona sostanza è il rivenditore Bianchi con una bicicletta adatta ed omologata per la Eroica del prossimo 1 ottobre, in pronta consegna.
Un consiglio per i ciclisti e gli appassionati di ciclismo e di biciclette. Fate un salto da Falasca Cicli a vederla. Merita di essere vista dal vicino; così vi disintossicate da molte cose inutili che avete visto al Cosmobike 2017, ed imparate cosa è una bicicletta da corsa che non teme il tempo.
Saluti ciclistici.
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| Tubazioni, congiunzioni e forcella con particolari cromati. |
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| La Bianchi Specialissima d'epoca. Praticamente uguale alla Bianchi L'Eroica. |
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| Peso della bicicletta completa di borraccia |
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| Certificato di omologazione rilasciata da L'Eroica |
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| Tubazioni in acciaio inox Columbus assemblate con congiunzioni in acciaio Columbus |









Ciao Claudio,
RispondiEliminavorrei chiederti , al di là delle numerose informazioni che ho già trovato nella tua recensione, se per te è una bici valida, nell'ottica vintage ovviamente. Mi spiego meglio, so che non è paragonabile ad una bici moderna , ma mi piacerebbe capire se comunque è un progetto valido o solo un'operazione nostalgia con l'obiettivo di costruire una bella bici solo nell'estetica ma non nei contenuti.E' insomma una bici con cui si può ben pedalare ma con il gusto di una volta senza scimmiottarlo?
ti ringrazio
Francesco Vigotti
Ciao Fra79. La bici in questione ma anche tutte le bici in acciaio vintage e quelle moderne di produzione artigianale ( una su tutte, la Pegoretti) sono certamente una scelta che consiglio, perchè sono le più comode e tra le più belle ed esclusive. La prestazione di una bicicletta in acciaio dipende dalla conformazione e dalla tipologia dei tubi, prevalentemente Columbus, come questa Bianchi. Per quanto concerne questa Bianchi dipende da te, se vuoi la bici che scatta ( reattiva) questa non è adatta, ma se pedali di passo, cioè con regolarità e macini km, questa può essere una scelta giusta. Ma una bici come questa Bianchi è molto di più è uno stile di vita. Unico limite le gambe e il trattamento anti corrosione galvanica che deve essere rinnovato con il tempo ( esistono prodotti specifici). Ovviamente stiamo parlando di tubazioni Columbus, i migliori in assoluto, che hanno un trattamento specifico in fase di produzione, ma che con il tempo, considerato che trattasi di acciaio inox, va preservata dal sudore e dagli agenti atmosferici e quindi va trattata e manutenuta completamente ( in quest'ultimo caso, come a tutti gli altri telai anche in carbonio). Saluti ciclistici.
EliminaGrazie della risposta e della recensione . Nessuno si era soffermato sulle geometrie di questa Bianchi, la tua analisi mi ha aiutato a comprenderla meglio.
EliminaCiao Francesci
Ciao, come detto, avendo scoperto il blog ora mi trovo a commentare thred aperti anni fa, nel caso servisse a qualcuno.
RispondiEliminaNel 2024 ho acquistato una Bianchi rekord 848 del 1984. In sostanza la bici che avrei guidato se avessi fatto ciclismo all'età in cui si fa ciclismo. LOL
Dopo varie peripe e zie (direbbe Totò), compreso un pacco pignoni adeguato senza cambio di catena che mi ha slabbrato il deragliatore posteriore facendomi finire a terra, vari tubolari cambiati e poi sostituiti da copertoncini, ruota libera cambiata, attacco manubrio sostituito e rinastratura ovvia, ritocchi di vernice e alla fine una sella decente, ho fatto svariati km, molti in salita (anche al 10%) e due Intrepida.
La bdc vintage è una missione.
Ma è il miglior mezzo per allenarsi e farsi le gambe. No contest.
E' silenziosissima, quando pedali nel bosco senti gli uccellini. Il ruota libera non fa gli scatti (monto Campagnolo). Pesante vero ma è stabile e quando impari a dare la giusta potenza (che è doppia di quella necessaria sulle moderne) poi ti porta su per inerzia, come tutti i mezzi pesanti che non si distraggono con avallamenti, buchette e altro.
Lì ti fai le gambe.
In altro commento dicevo che all'inizio mi sono fatto la collina qui deitro con una citybike senza cambio. Adesso, dopo un anno, mi faccio le stessa per tre volte consecutive col 52/24. Pendenze dal 4 al 7%. Certo non sto parlando di competizione (alla mia età sarei un pirla...o no?) ma per andare e tornare la bici vintage dà quel senso di eroismo (appunto) e di appartenenza a qualcosa d'altro. Vedi passare i fenomeni tutti neri con superbici e supercaschi (io non lo metto, ho la bandana, nel caso metto un replica ma solo perchè mi piace il colore), alcuni ti salutano diovertiti, tu tranquillo vai su e, se hai gambe, col 52 pianti lì una ripresa silenziosa che li sfili a sinistra senza che se ne accorgano.
Come si guida una vintage? Fa schifo, direbbe Abatantuono, anche se non cv appotta in parcheggio.
E' scomoda, bassa di schiena. Non arrivi bene alla presa alta perchè il perno della leva freno è distante dalla sua verticale e quindi l'angolo di apertura ampio.
In sostanze devi abbassare il manubrio verso il davanti (lo si vede nelle foto d'epoca) e tenere le leve freno perpendicolari al terreno. Per fare questo la presa alta va a farsi benedire.
Quindi se hai assetto da discesa, tiscordi quello da pianura o agguanti la barra invece dei coprifreno, se hai assetto da pianura portati una coroncina per pregare in discesa, se sei credente.
Perchè le bdc vintage NON frenano. Le leve sono dure, i pattini quel che sono e devi tirare al massimo per rallentare. Inizia a frenare dieci metri prima del dovuto.
Consiglio: accorciate l'attacco manubrio o prendete una vintage della misura più piccola (tradotto: vedete se riuscite a trovarne una in vendita). Io sono alto (si fa per dire) 170 cm e le 53 sono lunghe.
Tenete conto che per sostituire un attacco manubrio nelle vintage occorre rinastrare la barra. E se avete un colore particolare prima accertatevi che il nastro (che si trova) di quel colore sia veramente di quel colore. Io solo dopo un anno sono riuscito a troverne uno e un attacco da 65 mm a Gaiole.
Sellino? Su facebook ci sono le pagine dei gruppi di puristi, quelli che devi avere anche la vite originale. Cazzate. Se vai in bicicletta davvero le vioti cambiale, cambia i cavi, cambia il MC, cambia la catena e cambia anche le gomme.
Tubolari o copertoncini? Copertoncini tutta la vita. Ogni tubolare Victoria costa circa 50€. Ho detto tutto.
Per cambiare gomme occorre anche cambiare ruote, ovviamente. Magari cercate ruote con lo stesso numero di raggi delle originali. se sono già per copertoncini vuol dire che non sono originali.
Le bici vintage sono faticose, ma l'allenamento che ti danno non è paragonabile ai giocattolini da 5000 euro. Specialmente se hai una età che ti permette di strafare.
Non so se ho detto tutto, lascio a tutti il mio mail, aldan@iol.it se mai occorra chiedere qualcosa.
DV
Ciao Danilo. Il Tuo commento scritto per esperienza personale sarà molto utile a quanti vorranno approcciarsi alle bici vintage. Saluti ciclistici.
EliminaMa grazie a te. Vorrei aggiungere che il senso oggi di una bici vintage non è quello di gareggiare contro qualcosa. Occorre accettare di essere superato, di essere (forse) considerato un misero perchè non hai il supercarbonionucleare con cambiofotonicomentale e cose del genere.
EliminaSoprattutto per chi non ha fatto ciclismo all'epoca, quindi ormai al minimo 50enne, ha il senso dello scoprire qualcosa che non c'è più e che ti sei perso.
Inutile fare discorsi: quelle biciclette non hanno nulla a che fare con l'oggi, salvo il fatto che siano etimologicamente "biciclette", quasi velocipedi.
E oggettivamente ci si chiede come facevano quei grandi lì a fare tappe da 200 km su questi aggeggi, onestamente trabiccoli in bilico su un 20 o 23 mm, col sellino pieno (ahi) e un sistema di appoggio mani che o è lungo o è corto. Ma almeno con le gabbiette ai piedi sganci meglio che con i tacchetti. Ma tanto nessuno te le chiede mai.
Quando ho montato per la prima volta questa bici mi sono detto: "ahiò", che non è sardo ma significa "azz". Non arrivavo ai freni se non stendendomi, complice appunto la misura non perfetta e un attacco manubrio da 100 mm puri, e per frenare dovevo spostare le mani in presa bassa, una alla volta, scordandomi il cambio. Se freni non cambi. Se cambi non freni.
Il cambio con le leve a telaio è la cosa più incasinata che mai si potesse inventare per non scendere di bici, a parte i cambi precedenti ma erano altri ritmi e tempi.
Prima del 1988 era un cambio a frizione, che significa che devi cercare tu il punto giusto del deragliatore: quando smette di fare rumore allora va bene.
Poi hanno fatto l'indicizzato, perlomeno cambi e ti rilassi.
Mentre cambi non freni, perchè i pignoni sono sulla destra e dovresti tenere la bici rettilinea con la sinistra, frenando solo sul davanti e armeggiando per scendere di diametro e affrontare meglio le discese. Visto da chi oggi cambia col pensiero è un carpiato in un mare di scogli. La frenata in presa alta va bene, ammesso che ci arrivi, e freni solo con indice e medio. Se la discesa supera il 6% non basta. Soprattutto oltre i 25 all'ora e in discesa ci arrivi subito. Passare tout court dalla presa alta a quella bassa sembra facile ma ci vuole un po' di pratica.
Alle ciclostoriche mettono le strade bianche e ci sono anche discese al 10%, alcune su sterrato. Ecco, nei casi più estremi io scendo e passeggio, poi risalgo. negli altri casi ricordarsi sempre che lo sterrato è subdolo (specialmente se non ha piovuto) e frenare tutto di un botto deraglia la ruota. Quindi se sei in presa bassa sei sbilanciato in avanti. Ma se sei in presa alta forse non basta per frenare. Ci vuole pratica, forse qualche caduta senza conseguenze. Per il resto è un portale nello spazio-tempo. Ma se riesci a fare quello che fanno i giovani con le carbonucleari, magari ci metti di più, significa che tu le gambe le hai buone.
(anche perchè quei cambi più del 28 non agguantano e la guarnitura meno del 42 difficile esista). Quindi auguri
Prendo lo spunto per ricordarmi l'abbigliamento vintage.....quel prurito sulla pelle nuda a contatto con la lana della maglia e della salopette, soprattutto quella lunga, con fondello in pelle di daino! Non si asciugavano mai! E una volta intrise del sudore "pesavano" di più! Ci voleva un allenamento specifico per indossarli....e sopportarli! E che dire delle scarpe traforate con lacci e cuneo di acciaio sotto la suola per tenerle ferme nelle prime gabbiette anni 70 del secolo scorso....già le gabbiette....erano vere e proprie trappole ai piedi.... dovevi assicurare la scarpa nella gabbietta serrando la fibbia dei lacci in cuoio! Togliere i piedi dalle gabbiette era rischioso e complicato e soprattutto lento, troppo lento....dovevi slacciare la fibbia prima di fermarti...impossibile farlo in tempo utile in caso di emergenza! Poi nel 1984 la Look inventò il pedale a sgancio rapido e ci liberò dalla trappola della gabbiette che a vederle ancora oggi mi vengono i brividi a ricordarle ingabbiare i miei piedi! Davvero incredibile lo sviluppo tecnologico anche dell'abbigliamento moderno....irrinunciabile! Poi qualcuno potrà dire... si, ma il vecchio caro quotidiano di carta sotto la maglia rappresenta ancora la migliore soluzione per proteggersi in discesa! Si certo è un ottima soluzione, ma ce ne sono altre, più pulite e pratiche, per evitare che il sudore si appicchi sulla carta trattata chimicamente.....come la busta di plastica....o performanti e traspiranti, come la Castelli Gabba. Ecco questi sono esempi degli sviluppi tecnologici utili anzi salvifici per i ciclisti. Saluti ciclistici.
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