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venerdì 8 maggio 2020

La Mavic in amministrazione controllata; ne parlo dal monte.

Stamane, il giro delle cime dei Briganti, come chiamo le quattro cime della zona, un tempo rifugio dei briganti. Alle 07, 11, arrivo sul secondo monte, dietro casa, un percorso " mare e monti", come mi piace chiamare quelli che partono dal mare e arrivano in cima. A prima mattina, aria fresca di primavera, lassù, guardo il mare blu, immerso nel silenzio dei monti, abbacinato dalla bellezza della natura;  silenzio diffuso, interrotto, ogni tanto solo dal suono dei campanacci delle mucche, che pigramente pascolano. Il mondo mi sembra così lontano, mi viene voglia di non scendere più. Salita dura con strappi al 15%, discesa veloce con tornanti stretti; si punta a tutta, la prossima salita. 
Prima di ripartire, verso le prossime cime, una riflessione dal monte, sul caso Mavic. 
Non c'è tempo per i rimpianti, per riflettere, per capire, tutto si consuma rapidamente, in nome del profitto e di una crisi economica e sociale che travolge tutti. Oggi è toccato alla Mavic, domani si vedrà. Penso che Mavic abbia pagato non solo la crisi del settore, ma la tendenza, delle case di offrire le proprie ruote di primo montaggio, come per esempio, le Roval della Specialized, ma anche la Giant, la Trek, la Cannondale hanno imparato a farlo. La tendenza è quella della bici completa, chiavi in mano, adatta ai ciclisti meno esperti, che così non devono scegliere ( non sapendo farlo) i componenti e si fidelizzano al marchio. Il marketing, seduce il cliente novello. C'è chi invece preferisce assemblarla secondo le proprie esigenze e gusti, rendendola unica, come una composizione artistica. Ma questo non piace al marketing, che vuole omologare, e rendere tutti adepti di un marchio, di una tendenza, ultrà del marchio. Saluti ciclistici