martedì 23 maggio 2017

Anteprima: Colnago C60 Team Mapei color replica.

E' ancora fresca di vernice, di quella usata a Cambiago, la nuova Colnago C60 commemorativa del celebre e formidabile team Mapei-Quick Step dominatore del Giro d'Italia e delle Classiche del Nord, nel periodo 1993-2002, in sella alle biciclette Colnago. Vi piace ? Work in progress 😉 Saluti ciclistici.



lunedì 22 maggio 2017

Test Bike Lightweight EDELSTOFF. Work in progress.

Un altra esclusiva del blog più letto dai ciclisti, l'abbigliamento estivo per uomo della Lightweight, linea Edelstoff, composto dalla salopette Trittrausch, maglia corta Rauschbegleiter, gile antivento Lastlos e maglia intima Umgarnung.  I materiali sono certificati e sono composti da poliestere, poliammide, e soprattutto, lana merino, il migliore tessuto naturale termoregolatore ( nel deserto si usa la lana merino per resistere al caldo infernale).
Le caratteristiche dichiarate dal produttore.
La maglia intima Umgarnung ha un taglio aerodinamico aderente con la parte frontale più corta,  completamente in lana merino, con maglia forata per la massima traspirazione.
La salopette Trittrausch ha un taglio aerodinamico per la perfetta posizione anatomica in sella. La parte frontale è più corta rispetto alla schiena. Le cuciture sono spostate sulla parte centrale e posteriore. Doppio strato di tessuto alla vita. Ampie bretelle  elastiche con maglie forate di merino / poliestere sul retro. Le gambe della salopette sono in tessuto in poliammide, per resistere alle abrasioni dovute allo sfregamento con la sella, con finitura idrorepellente  DWR®. Fascia elastica con logo in silicone leggero all'interno. Il colore nero EDELSTOFF tono-su-tono stampa sui lati delle gambe. Tubi riflettenti neri sulla parte posteriore della gamba superiore per una migliore visibilità e sicurezza. Fondello per uomo Elastic Interface® con tessuto esterno nero e fondo strato perforato per una migliore traspirazione. Il fondello  è composto da una costruzione a triplo strato con diverse densità per affrontare carichi da 60 a 120 kg / m³, corrispondenti alle diverse sollecitazioni del sottosella, pannelli legati a cuciture, antibatterico ed inodore. Perfetto per corse brevi e lunghe fino a sei ore e più.
Le parti laterali laterali e le maniche inferiori della maglia Rauschbegleiter sono formate da una maglia composta da una miscela di lana di merino e poliestere. La lana Merino è un tessuto rinnovabile che viene fornito con una naturale finitura antibatterica, neutralizza l'odore senza alcun additivo chimico, regola la temperatura corporea e trasporta l'umidità all'esterno del tessuto. Il resto della maglia è realizzato in poliestere sottile e leggero ed elastan. Questo tessuto è certificato Bluesign®, che esclude l'utilizzo di sostanze inquinanti dell'intero processo produttivo, e definisce le  linee guida e la conformità di una produzione ecologica e sicura. Il tessuto è realizzato con  la tecnologia Coldblack® (la quale impedisce il riscaldamento per la luce solare diretta e fornisce un fattore di protezione UV di 50+, come un crema solare ad altissima protezione), finitura Sanitized® (una funzione antibatterica e neutralizzante odore) e Interpower®- Finitura (mantiene la pelle fresca e asciutta). Questo tessuto è prodotto in Italia. La chiusura lampo è prodotta da YKK con PET riciclati.
La parte anteriore, le spalle e le parti laterali del gilet antiventoLastlos sono realizzate in tessuto a tre strati ad acqua e antivento. La parte posteriore è fatta di lana di merino e maglia di poliestere per una migliore traspirabilità e ventilazione. Chiusura lampo lunga con il collare e scivolo a tenuta leggera. Due feritoie/tagli posteriori, consentono un facile accesso alle tasche della maglia indossata sotto. Logo realizzato interamente in gomma elastica. con simbolo stampato e carattere leggero. Tono-su-tono nero con stampa del logo LW Edelstoff leggerissima sulla rete posteriore. Stampa riflessiva nera sul retro inferiore per una visibilità ottimizzata. Tonalità leggermente leggermente tinta su fondo nero sul lato sinistro del torace
I capi sono realizzati 100% in Portogallo in modo da mantenere i percorsi di trasporto corti e garantire che il costruttore e l'assemblatore del tessuto rispettino tutte le normative europee in materia di lavoro e sicurezza. Almeno il 50% dell'energia utilizzata per la produzione in Portogallo è generata da risorse rinnovabili.
L'imballaggio, l'immagazzinamento, la spedizione e il controllo di qualità vengono eseguiti direttamente dalla Edelstoff Design Team presso la sede legale di Friedrichshafen / Germania.

Adesso la parola passa alla strada..... si pedala.....

Test indoor e su strada.
In questi anni di ciclismo praticato, ho usato abbigliamento plurimarche, come Castelli, Sportfull, Pearl Izumi, Assos, tanto per citarne alcuni. Pensavo di avere provato tutto quello che c'era di migliore. Non era così. Il test Lightweight EDELSTOFF mi ha dimostrato che non c'è limite al top, anzi l'abbigliamento del marchio tedesco è di un livello di qualità straordinario, inarrivabile per la concorrenza. Già al termine della prima parte del test non riesco più ad indossare altro vestiario. E così sono giunto alla conclusione, che anche l'abbigliamento Lightweight, crea dipendenza, come accade con le ruote !!!! Una volta indossato non si torna più indietro. Provare per credere.
L'abbigliamento testato è di rara eleganza, con un taglio e una vestibilità unica, che lo rende aderente, morbido, leggero e confortevole, praticamente una seconda pelle. Appena indossati, si capisce subito,  che i capi sono  sofisticati e possiedono una capacità immediata di adattarsi alla fisionomia del ciclista. E' il caso di dire che il tessuto segue il movimento della pelle. E lo dico senza metafora. Nel guardare le foto del test, si vede chiaramente che il tessuto nei punti critici, come il colletto, i fianchi e il petto, si piega con morbidezza per eliminare ogni tensione-frizione tra tessuto e pelle. Per questo non ho avvertito il minimo fastidio. Il tessuto segue il movimento della pelle, senza porre il limite strutturale, tipico dei tessuti rigidi.
Ci sono stati altri aspetti cruciali del test che mi hanno lasciato completamente soddisfatto, anzi meravigliato, come il responso del fondello, a triplo spessore, il cui confort è comparabile solo a quello di un comodo salotto, lo dico senza usare metafore, per davvero. Il fondello Lightweight è superiore per comfort persino ai concorrenti fondelli con gel e a doppio spessore, pur avendo la particolarità, di essere sottile come un fondello normale; usandolo, non si avverte la sensazione antipatica di pedalare più alto, come accade con i fondelli spessi, come per esempio quelli della Assos.  Mai provato niente del genere !!! In buona sostanza, in questo fondello, c'è tutto quello che serve per pedalare ottimamente: comfort, leggerezza, aderenza e tenuta, anche sulle lunghe distanze e al termine dell'uso il fondello rimane asciutto. Testato fino ad ora sulle 5 ore si dimentica di indossarlo, un vero capolavoro di comfort. Sul punto faccio anche una precisazione. La mia sella è completamente in carbonio, non è la più comoda e nemmeno tra quelle più comode, ma a cui non posso rinunciare, per via del fatto che ho bisogno di selle rigide, piatte, strette. per la conformazione del bacino ( taglia Small) e per il modo in cui pedalo ( frequentemente fuori sella).  Nonostante la sella non particolarmente confortevole, solo con il fondello Lightweight, riesco a pedalare 5 ore senza sentire indolenzimento o pressione !!!
La capacita dei tessuti Lightweight da me testati, di regolare ottimamente la temperatura, dissipando il calore, è incredibilmente efficace; l'umidità rimane  perfettamente all'esterno, lasciando il tessuto interno completamente asciutto,  tanto che in discesa, non c'è stato bisogno di usare la mantellina, con 20/22 gradi e in salita non ho aperto la maglia, come sono solito fare, anzi l'ho tenuta chiusa, fino al collo, con 30 gradi ! Allo stesso modo, sia con la maglia intima, sia con la salopette, non ho mai sentito il fastidio del tessuto appiccicato sulla pelle sudata. Sorprende piacevolmente la leggerezza e la morbidezza dei tessuti, e anche dopo 5 ore in sella, si dimentica di indossarlo; ripeto mai nessuna tensione.
La mantellina Lightweight Lastlos ha la capacità di riparare dal vento comparabile a 10 fogli di giornale quotidiano o 10 buste di plastica, ma possiede il vantaggio della massima traspirazione , grazie ai due tagli e alla maglia in rete in lana merino, entrambe posti sulla parte posteriore. Comunque con temperature non inferiori a 20/22 gradi può essere sufficiente indossare la maglia a maniche corte con la maglia intima, sfruttando il vantaggio, che i tessuti della maglia e di quella intima, non rimangono umidi o bagnati nella parte interna.
Concludo la recensione consigliando, oltre ogni ragionevole dubbio, l'acquisto dell'abbigliamento Lightweight, un valore aggiunto, di resa assoluta, alla pari delle ruote LW. Provare per credere.
Il prezzo dell'abbigliamento Lightweight è in linea con quello della concorrenza, nel medesimo segmento di mercato, cioè quello di fascia alta. Scegliendolo si risparmia, ammortizzandone il costo e con l'uso protratto e soddisfatto per un tempo maggiore, evitando così di rinnovare l'abbigliamento ogni anno /due anni, come accade usando frequentemente il vestiario. Non dimenticate che i tessuti si deformano fino a perdere l'elasticità ottimale e il fondello si "sgonfia" ! Decisamente una sensazione fastidiosa. Dunque occorre riflettere ed investire sulla qualità dell'abbigliamento e quello Lightweight e' incredibilmente superiore e ripagherà nel tempo.

Rimanete sintonizzati con gli aggiornamenti. Stay tuned. Saluti ciclistici.


Pagella:
Leggerezza: 10
Morbidezza: 10
Eleganza: 10
Vestibilità: 10
Qualità dei tessuti: 10
Traspirazione: 10
Comfort del fondello: 10 ++++
Prezzo: in linea con la concorrenza.



Il pacco contenete il materiale da testare

Le quattro scatole contenenti i capi di abbigliamento più una contenente materiale informativo



Indosso la maglia intima, unitamente a quella estiva e alla salopette

Lo straordinario fondello !!!
Il fondello è confortevole come un salotto !! Mai visto e sentito niente del genere !!!

Il Completo estivo 
La maglia intima 
Gilet antiventoLastlos

Gilet antiventoLastlos









domenica 21 maggio 2017

Anteprima: Lightweight Edelstoff woman

Proseguono le anteprime Lightweight con la linea di abbigliamento Edelstoff anche per donna. Il capo esclusivo e di una bellezza unica,  indossato nelle foto e' stato realizzato in collaborazione con la casa di moda tedesca, Benu Berlin. E' per uso della ciclista acrobata ritratta nella foto.
La linea donna Lightweight e' disponibile con un abbigliamento convenzionale di assoluta bellezza ed eleganza consultabile sul sito della Lightweight CLICCA QUI . Saluti ciclistici. 



Un tubolare montato male !

Ci sono ciclisti che improvvisavo e rischiano di fare danni ! Nelle foto 1 e 2 e' evidente che il ciclista inesperto ha sbagliato a montare il tubolare con il biadesivo ! Le linguette devono trovarsi ciascuna ciascuna sul lato opposto all'altra e  il tubolare non e' aderente perfettamente al profilo del cerchio e quindi non e' centrato. In buona sostanza, il tubolare, almeno nella parte tra le due linguette, non è incollato al cerchio. Peraltro le linguette sono state tagliate male. Ma c'è un altro errore. Nella prima foto, il tubolare, è ancora sgonfio, invece avrebbe dovuto essere centrato con le mani, dopo averlo gonfiato ad una pressione di 5 atm. Nella seconda foto, lo stesso tubolare, è stato gonfiato ad una atmosfera intorno alle 10 atm, ma si vede chiaramente che nella parte tra il cerchio e il tubolare, c'è rimasta ancora la pellicola non adesiva, che invece avrebbe dovuto essere tolta per consentire al tubolare di incollarsi sull'adesivo. La spiegazione sarà più chiara confrontando la prima e la seconda foto, con la terza foto, quella della mia ruota, il cui tubolare è montato perfettamente. E' evidente la differenza. Il tubolare della terza foto è perfettamente aderente al profilo del cerchio, e non ci sono parti spurie, come nelle prime due foto.  La morale è: se non si e' capaci, e' meglio affidarsi a chi lo sa fare. Saluti ciclistici. 




sabato 20 maggio 2017

Anteprima: Lightweight Ride, il nuovo telaio aero ?

Dalle carte in mio possesso, leggo questa pagina. Sarà mica il nuovo telaio aero Lightweight ?! Stay tuned. Saluti ciclistici. 

Giro del Centenario. Recovery meal di Dumoulin.

A volte la TV illumina l'evidenza. Le immagini della maglia rosa Dumoulin, all'arrivo della tappa,  mentre mangia nella ciotola di plastica, riso e pomodori, accende l'attenzione sul recovery meal, cioè il pasto di recupero delle energie, al termine di un allenamento o competizione. Ne approfitto per spiegare qualche cosa a proposito del pasto di recupero. Innanzitutto il recovery meal va assunto, entro e non oltre 1 ora e 1/2 dal termine dell'impegno fisico. Le regole fondamentali sono : 

1.     Apportare proteine di elevato valore biologico che rilascino rapidamente gli aminoacidi nel sangue ( esempio, latte o latte di soia, i quali di per sé contengono anche carboidrati, ma non complessi)
2.     Apportare carboidrati complessi per ripristinare le riserve di glicogeno muscolare ( soprattutto riso normale, come quello mangiato da Dumolin, cioè non integrale, in quanto è più ricco di zuccheri)
3.     Apportare liquidi e sali minerali (sodio, potassio, magnesio e calcio) persi durante l’attività muscolare ( mandorle, noci per esempio); 
4.     Apportare antiossidanti necessari  per contrastare l’azione dei radicali liberi prodotti durante l’allenamento. 
Saluti ciclistici



venerdì 19 maggio 2017

Il Giro d'Italia del Centenario libera l'autostrada del Sole !!!

Il titolo evoca quelli adottati dai giornali durante l'ultimo conflitto. Di certo e' un avvenimento storico. Una data memorabile, quella del 18 maggio 2017. La dodicesima tappa del Giro d'Italia, nell'edizione prestigiosa del Centenario, percorre per 33 km, l'autostrada A1, in totale libertà ! E per un giorno, la bicicletta si riprende quello che gli è stato tolto, molto tempo fa, cioè il dominio sulla strada, quando era il mezzo di trasporto più diffuso, prima dell'avvento negli anni del boom economico, dell'auto di Stato", ovvero il capzioso statuts symbol, ambito dai cittadini comuni. E da allora non c'è stato verso di far capire, all'italiano medio, che l'auto impoverisce, rende schiavi, inquina, mina la salute dei conducenti, fa consumare il tempo nel traffico, ed uccide; non c'è stato modo di farlo evolvere, alla stregua degli olandesi e dei tedeschi, alcuni tra i  popoli evoluti e al passo con i tempi, capaci di cambiare le loro città con la bicicletta, per loro, il principale mezzo di trasporto, al punto di dotarsi di ciclabili autostradali, che si illuminando di notte, persino con i colori dei capolavori di Van Gogh, al passaggio dei ciclisti. Sarà stata la Fiat ( un tempo produttrice di biciclette), sarà stata l'ignoranza, ma l'Italia, è diventata ostaggio, dello smog e del traffico, che uccide e ferisce non solo i ciclisti. Ma ieri è stato un grande giorno. I corridori, lanciati dalla forza delle gambe, su quelle che un tempo venivano definite "macchine", completamente in carbonio, altro che ferro zincato delle auto, sono passati al casella autostradale e hanno percorso per un tratto, l'autostrada A1, la più importante d'Italia, senza pagare il pedaggio .  Per me, il passaggio della corsa rosa, ha un valore simbolico, e rappresenta la "liberazione" dell'Italia, dalla "dittatura" delle auto e per l'effetto dal traffico, dal pericolo insito e dallo smog. Oramai è questa la liberazione, che dobbiamo conquistare, quella che noi ciclisti, più degli altri, da nuovi partigiani, ogni giorno combattiamo, per rendere le città e le nostre strade finalmente libere dal traffico e dallo smog.  Che Italia sarebbe, se quello che per competizione è diventato un momento storico, persino in un giorno feriale, diventasse la consuetudine; sarebbe come a dire: "Ciao ragazzi, prendo l'autostrada e pedalo fino a destinazione" !!! Meditate gente, meditate. Un plauso alla RCS e a Mauro Vegni. Saluti ciclistici.





mercoledì 17 maggio 2017

Il misuratore di potenza

Al di là delle mode e della voglia matta di sfogliarlo per farsi notare e distinguersi, un misuratore di potenza quanto può servire effettivamente ad un cicloamatore ammesso che egli riesca ad interagire con un preparatore capace e abbia tempo per allenarsi? Serve solo ai corridori professionisti? Siamo davvero sicuri che il misuratore di potenza affezioni e appassioni il ciclomotore, nonostante tutte le complicazioni che ne derivano con le tabelle di allenamento oppure con il tempo questo complicato strumento finisca per stressarlo e lo renda schiavo di una prestazione che in realtà dipende da altri fattori ? Ecco un nuovo tormentone o un cult per chi non ha capito la differenza tra divertirsi con la bicicletta da corsa e lavorare con la bicicletta da corsa. Saluti ciclistici 

lunedì 15 maggio 2017

Quintana e il Blockhaus nel Giro del Centenario.

La salita è la forma più estrema ed irriverente del ciclismo, quella che sfida la forza di gravità. La salita consuma il corpo e la mente. In salita si è soli e nessuno può aiutarti con la scia. Parlarne non è una cosa semplice. Possono farlo solo coloro che ne condividono l'ardore e non temono il dolore che provoca. Quando si parla delle salite alpine ed appenniniche, quale essenza del ciclismo, occorre conoscerle prima di dare valutazioni sulle prestazioni dei corridori; per questo non possono farlo coloro che commentano comodamente seduti o per relato. Per me che ho condiviso le salite classiche del Giro e del Tour, è un esercizio di emozioni e di ricordi, di incredibile suggestione, per quell'empatia che coinvolge, i salitomani come me e gli scalatori, ovvero i corridori che per caratteristiche fisiche e mentali, riescono a scrivere in montagna, alcune delle pagine più eroiche ed esaltanti delle corse a tappe, di questo straordinario ed incredibile sport, che ogni volta sa rialzarsi, ed accendere la passione, come nessun altro uno sport; sarà per la sua vocazione popolare, o l'essere la migliore metafora della vita. 
Ieri Quintana, accellerando sul mostro appenninico del Blockhaus, ha scritto un altra pagina epica, una didascalia ad uso e consumo dell'umana gente che si arrischia nella pratica del ciclismo o che si appassiona alle imprese dello sport. La sua figura leggera e micidiale si è stagliata netta sugli avversari, e nel silenzio di chi non è abituato a parlare o a declamarsi, ma a "fare", con umiltà, ci ha spiegato la verità del ciclismo. E ce ne è stato bisogno per diradare la “nebbia”, che talvolta confonde quanti si appassionano al ciclismo, per opera di chi ne parla per mestiere. Quello che ieri è accaduto sulle rampe del mostro del Blockhaus, ha evocato, l'immagine silente ed affascinante, di un altro formidabile scalatore, Michele Scarponi, che sulle pendici lunghe ed impervie del Colle dell'Agnello, squarciava, la nebbia di una giornata fredda di fine maggio, e tagliava per primo il GPM, più in alto di 2000 metri; quel giorno di fine maggio dell'anno scorso, egli apparve solo, con la maglia aperta, nonostante il freddo; la sua anima forte  agitava quella sua figura semplice,  esile e consumata dai chilometri e dalla fatica. Quel giorno ne sono sicuro avrebbe vinto anche la tappa, se gli ordini di scuderia, non lo avessero costretto a fermarsi per attendere il suo capitano, Vincenzo Nibali, che accompagnò alla vittoria della tappa e di fatto, del Giro 2016. Il caso ha voluto che anche ieri, durante la tappa del Giro del Centenario, ci fosse Nibali. Michele non c'era. Il triste e spietato fato, ci ha portato via prematuramente e proditoriamente, la nostra aquila di Filotrano. Questa volta il ruolo di ciclista "gigante", nella sua piccola statura l'ha recitato un altro grande campione, un altro scalatore, il colombiano Quintana, è toccato a lui, questa volta, farci emozionare e  accendere la passione di milioni di spettatori. E chissà se coloro che si cimentano a parlare di sport, avranno capito, chi pesa davvero come il vento e sa vincere in salita, per disegno divino. E lo riconosci, quel "dannato" scalatore, quando ad ogni variazione di pendenza, le sue gambe ritornano a spingere fuori sella, agili, con un gesto naturale, come quello di respirare. Uno stridente contrasto, con i suoi diretti avversari, quelli che non sono scalatori, che lasciava, a boccheggiare, costretti a contorcersi sulle infime pendenze, come figure disperate, dannate e unite nella sconfitta, con la schiena curva, le spalle  incollati sulla sella, come a volere sospingere la bicicletta con le braccia e le spalle. Quintana si allontanava da loro, silente ed impietoso, senza voltarsi mai, danzando sui pedali, in un ritmo infernale; scatti repentini e continui, per allontanarli dalla ruota, come ogni scalatore sa fare, per riaffermare la vocazione, di uomo nato a 3000 metri sulle Ande, con un corpo abituato a consumare meno ossigeno, e a vivere con poco. La sua supremazia sulla strada è quella degli ultimi, quelli nati nella povertà. Chi va per salite, vedendolo ergersi sugli avversari, ha capito subito che per gli avversari non ci sarebbe stata pietà. Quintana, in quello incedere sicuro e formidabile, ha rappresentato il riscatto sociale ed umano, degli ultimi, nati in un mondo povero, temerari e risoluti a  riprendersi la sorte, con il sacrificio e con quel poco che la natura gli ha dato. In quel piccolo uomo, si anima, il riscatto degli umili, di chi non ha un corpo maestoso, ma riesce a sentirsi a suo agio, nel dolore e nella sfida della gravità. La sua vittoria è stata una liberazione sia per chi saltava sul divano e maltrattava il telecomando, sia per gli spettatori che lo accoglievano tra due ali di folla in delirio, a rappresentare la voce della strada. Ma non è stata solo la vittoria di un uomo venuto dalle Ande a conquistare la maglia rosa; è stata anche la vittoria di tutti i corridori; una vittoria dedicata a noi che amiamo il ciclismo senza essere tifosi; chi ama il ciclismo tifa per tutti i corridori. E per questo che nonostante tutto, una tappa in salita, ogni volta, ci farà sentire parte di una storia infinita. Ora e per sempre. W il ciclismo e i suoi eroi. Domani un altra tappa, altra storia.  E lui non vincerà la crono, come e' normale per uno che ha le sue caratteristiche fisiche. 
Per la cronaca, i dati fatti registrare ieri da Quintana, un "gigante" che pesa non più di 60 kg ( il peso ha un andamento variabile e dipende dalla condizione e dai momenti topici dell'anno agonistico) ed è alto poco più di 1,63 cm, sono emblematici
Prima ora della tappa:
- Velocità: 46.4km/h.
- Potenza: 196W (picco di potenza: 952W).
- Picco di potenza rilevato in 5' power: 340W.
Dati relativi all'attacco decisivo avvenuto a 5km dal traguardo:
- Tempo di percorrenza: 6’40’’.
- Velocità: 17.3km/h.
- Potenza: 368W.
- Picco di potenza raggiunto in 60’’ : 430W.

Avrete capito ora chi pesa davvero 60 kg e vince in salita per vocazione ? Non credete a quelle didascalie che vedete in TV o a quello che dicono i commentatori tecnici; ciclisti che sono alti 1,86 metri per esempio, non possono pesare 60/64 kg; se lo fosse, sarebbe innaturale e non solo. La natura ha le sue misure. In quanto a Nibali lo attendiamo in tappe migliori, più congeniali alle sue caratteristiche, con eccezione di quella del Mortirolo. Se qualcosa andrebbe rimproverata allo Squalo, che ha lottato con ardore e grande forza, direi senz'altro, il fatto di avere tentato in tutti i modi, di rimanere incollato alla ruota di Quintana. Mi sovviene quello che disse Indurain a proposito dei suoi duelli con Pantani. Diceva il campione spagnolo, che quando il Pirata allungava in salita, lui procedeva con il suo passo, per evitare di "saltare". Spiegazione per i non esperti. Saltare significa andare fuori giri con il cuore,  bruciare tutte le energie senza raggiungere chi ci precede. Questo è accaduto a Nibali, che nel farlo ha tagliato il traguardo con molti secondi di ritardo, almeno una trentina.  
Saluti ciclistici. 

P.S. Alla puntata del "Processo alla Tappa" sul canale Rai TV Sport HD, trasmessa il 21/05/2017, la maglia rosa Dumoulin, ospite, ha risposto alla domanda della conduttrice, dichiarando  di pesare tra i 70/72 kg. Ecco confermata l'opinione espressa in questo post. I pesi che leggete sulla stampa e sentite dire ai commentatori TV, sono generalmente frutto della fantasia ovvero delle opinioni personali di chi le rende. Saluti ciclistici.  



mercoledì 10 maggio 2017

Anteprima: Campagnolo Centaur (2017).

Pubblico il comunicato stampa ricevuto dalla Campagnolo. E' il nuovo gruppo meccanico Centaur in alluminio. Francamente non comprendo la necessità di introdurre questa nuova versione del Centaur, quando nel catalogo è disponibile anche il Potenza, nello stesso segmento di mercato! 
Comunque sui comandi del nuovo Centaur, l'obsoleto e scomodo bottoncino orizzontale, laterale che serve a fare scendere la catena sui pignoni, è stato sostituito con  quello più comodo, già adottato sui gruppi elettronici EPS, più adatto in caso di impugnatura bassa. Il cambio è finalmente compatibile con pignoni da 32. Per ora, Campagnolo, ha solo le trasmissioni dei nuovi Potenza e Centaur, compatibili con il 32!! Per quanto riguarda i freni Campagnolo, ancora niente di nuovo; un altra occasione persa per aggiornarli. A proposito dei gruppi in alluminio, nei miei test, ho valutato la guarnitura in alluminio, più rigida di quella in carbonio, a conferma che il gruppo in alluminio, non è inferiore a quello in carbonio, ma è solo meno leggero.
Tirando le somma,  attualmente il Potenza e il Centaur sono i gruppi meccanici più interessanti della gamma Campagnolo.  Saluti ciclistici. 




martedì 9 maggio 2017

Incidente a Froome

E' la bicicletta di Froome sopravvissuto incolume ad un incidente avvenuto questa mattina, in Francia. Per fortuna gli e' andata bene! Secondo il campione sudafricano, egli sarebbe stato inseguito ed investito sul marciapiede dall'automobilista killer che poi ovviamente sarebbe scappato. Resta un fatto. I ciclisti stanno subendo una violenza senza fine. Ognuno ha diritto di difendersi, contro un aggressione insensata, violenta, ingiusta e vigliacca, ma i ciclisti sono la parte debole, e non possono farlo. Essi possono solo subire, la negligenza degli automobilisti che sorpassano sfiorando i ciclisti,  o l'idiozia di chi guida telefonando o chattando, ubriaco, drogato, o addirittura scattando foto !! Non c'è rimasto null'altro da dire. Siamo stanchi. Saluti ciclistici.

A quelli che potrebbero pensare che sia tutto "fisiologico", invito ad osservare queste foto. 
Trattasi di atto delinquenziale, avvenuto in Inghilterra, senza se e senza ma. Saluti ciclistici. 

domenica 7 maggio 2017

Un appuntamento con la follia !

Chi va per salite, chi va per montagne, si consuma e lascia un po' di sé, su ogni vetta. Chi pedala con predilezione sulle Alpi e gli Appennini è folle, diversamente dotato di coraggio e perseveranza. Vento, freddo e silenzio sono gli unici compagni di scalata. La solitudine è la forma più avanzata ed estrema per sfidare i propri limiti; sulle salite montane, la solitudine è massacrante, ma esaltante. In tutti questi anni di pedalate in altura, di sfide contro i miei limiti, ho lasciato parte di me sulle montagne. E mi piace pensare che quello che fui, rimarrà lassù, per sempre. 
Ogni scalata l'ho definita un appuntamento con la follia. Ma la montagna non è solo bellezza, natura, è molto di più; è una scelta esistenziale, finanche di cultura. Ecco perché in un punto delle Alpi c'è un luogo misterioso, intriso di versi lontani, e persino infernale. 
Dante leggeva sulla porta dell'inferno 😈🔥 : " Per me si va nella città dolente, per me si va nell'eterno dolore, per me si va tra la perduta gente. Giustizia mosse il mio alto fattore: fecemi la divina potestate, la somma sapienza e 'L primo amore. Dinanzi a me non fuor cose create se non etterne, e io etterna duro. LASCIATE OGNI SPERANZA, VOI CH'ENTRATE."
Invece i ciclisti e ancor di più i salitomani 🚵🏻leggono sulla porta "dell'Inferno" :" Lasciate ogni Speranza o Voi che entrate". Superata questa casa non si torna più indietro. Solo sofferenza e coraggio fino alla fine. Fino a consumare una parte di chi vuole bruciare. 
Non serve altro per spiegare il luogo. Chi sa, indovina. Sara' il set dell'ultima follia ?
Saluti ciclistici 

sabato 22 aprile 2017

E' morto Michele Scarponi, uno di noi.

E' morto Michele Scarponi, uno di noi. Lo ha ucciso il conducente di un furgone che avrebbe dichiarato di non averlo visto ! Mi astengo con difficoltà dall'esprimere un commento a questa raccapricciante dichiarazione ! 
E' un momento duro per tutti i ciclisti. Un altro di noi che se ne va, vittima della strada. Oggi è toccato a Michele Scarponi. Anche il suo sacrificio ci ricorda che non c'è rispetto per i ciclisti sulla strada e che alcuni automobilisti rappresentano un problema sociale. Li vedo sfrecciarmi accanto mentre chattano, parlano al cellulare, fanno sesso, leggono, guardano la TV, insomma fanno di tutto meno che guardare la strada; altri persino non sono lucidi perché guidano sotto l'effetto di droghe e alcool. Qualcuno si diverte a sfiorarti con lo specchietto, altri ti tagliano la strada ! Qualcuno di questi idioti patentati, ti chiede scusa, con il sorriso, quasi a prenderti in giro. La pazienza è arrivata al limite, la misura è colma. Da anni che sul blog scrivo che sarebbe opportuno, almeno istituire un divieto di sorpasso ad una distanza inferiore a 1,5 metri. Ecco il link dell'ultimo posto scritto sull'argomento CLICCA QUI
Ora qualche parlamentare ha ripreso l'idea e l'ha trasformato in un disegno di legge. Spero che non sia l'ennesima furbata politica per avere spazio e notorietà. Spero che invece diventi legge. Ma ho i miei dubbi. Si potrebbe ricorrere alla decretazione d'urgenza, spesso usata per fini politici, per fare prima della fine della legislatura. Insomma se la politica avesse voglia di farlo, avrebbe modo e tempo. Ma alla politica dei ciclisti, e non solo, non glie ne importa nulla. Ho letto persino che il governatore del Veneto in carica, ha chiesto cosa ne pensassero i lettori di Facebook, un post che ritengo provocatorio, non sono nato ieri; vi risparmio i commenti scritti contro i ciclisti. Vi rimando al post in questione, se non è stata rimosso. Io penso che c'è troppo odio in questa nostra società e tutti sono contro tutti. Sulle strade è diventato un esercizio di odio verso il prossimo.
Un ciclista muore investito ogni 35 ore. Nessuno fa nulla per impedirlo. A partire dal governo di Gentiloni CLICCA QUI . La sicurezza dei cittadini e' una delle priorità dei governi, ma la sicurezza stradale in Italia e' latente, anzi e' a livelli di paesi del Terzo Mondo ! C'è bisogno di alzare il numero delle vittime per fare qualcosa di utile per i cittadini ciclisti ? C'è bisogno di altro ancora per capire che trattasi di una strage quotidiana ? Oppure devo pensare che anche per questo governo non ha tra i suoi obiettivi europei quello della sicurezza stradale che come le sarà noto rappresenta per gli altri Stati membri una priorità quotidiana. Oppure anche questo governo pensa che le strade sono solo per le auto perché garantiscono un maggiore gettito fiscale ? In altri paesi del pianeta terra si fa qualcosa come il divieto di sorpasso a meno 1,5 metri, piste ciclabili sul territorio, e addirittura una tutela governativa come avviene nel Messico CLICCA QUI . Dopo la morte di Michele Scarponi. è molto difficile ripartire e comunque niente sarà più come prima. Le circostanze dell'incidente sono troppo tragiche e comuni agli altri ciclisti uccisi dagli automobilisti, da passare come l'acqua sulla pelle. 
Caro Michele, ti voglio ricordare con questa foto, scattata molti anni fa. Aiutaci da lassù. R.I.P. 

venerdì 21 aprile 2017

Giro del Centenario. Press Conference of Bahrain Merida Pro Cycling Team.

Pubblico l'invito del Bahrain Merida Pro Cycling Team alla presentazione della squadra capitanata da Nibali che parteciperà al Giro d'Italia 2017, il Giro del Centenario. Nibali, Boaro, Siutsou, Navardauskas, Agnoli, Pibernik, Pellizzotti, Visconti e Moreno, saranno presentati il 3 maggio 2017 alle ore 15,00, presso l'Hotel Villa Las Tronas, ad Alghero. Saluti ciclistici.



mercoledì 19 aprile 2017

New battery Shimano BT-DN110

La⚡New Shimano Di2 battery chiamata BT-DN110 offre Synchronized Shifting a Ultegra 6800-series e Dura-Ace 9000-series. In pratica, con la  nuova batteria è possibile aggiornare le precedenti versioni Di2 !!! Dura-Ace R9100 -9105 evolve tutto il sistema di gestione della cambiata, i firmaware collegati, la piattaforma e-Tube, con enormi vantaggi adesso usufruibile anche per i sistemi Di2 della generazione precedente. Il lancio dell’ultima versione della trasmissione, ha reso disponibile anche un rinnovato firmware, capace di offrire le opzioni di Synchronized Shifting tra deragliatore e bilanciere posteriore, anche per i sistemi Di2 Ultegra 6800 e Dura Ace 9000: questa funzione è attivabile con l’impiego della nuova batteria BT-DN110 che supporta la funzione Bluetooth. 
La batteria integra un chip di memoria in grado di gestire le diverse funzioni e una potenza maggiore, necessaria per via delle cambiate multiple e “automatiche”, full Synchronized Shift e Semi Synchronized Shift. L’aggiornamento del firmware è possibile con la app e-Tube Shimano, tramite cavo collegato al pc, oppure via Bluetooth con tablet e smartphone. Se il firmware viene installato correttamente, la semplicità di interpretazione della modalità in utilizzo è assolutamente semplice, grazie ad una sequenza di led sulla centralina esterna (chiamata in termine tecnico junction box).
Il pulsante esterno al box permette di selezionare tre differenti modalità di utilizzo e la luce indica con precisione qualche funzione si va ad utilizzare. Il led rosso e fisso indica la funzione della trasmissione manuale, il doppio lampeggio la funzione automatica (Full Synchronized Shift), lampeggio triplo la modalità semi automatica (Semi Synchronized Shift). L’obiettivo dei tecnici giapponesi  è quello di offrire una trasmissione totalmente configurabile in base alle necessità, e alle esigenze del ciclista e del percorso, in modo che egli possa concentrarsi soprattutto sul gesto atletico, ottimizzando la prestazione.  
Che cos'è il Synchronized Shift ovvero trasferimento sincronizzato? E' una funzione che consente ai ciclista  di concentrarsi solo sullo spostamento verso l'alto o verso il basso della corona sulla guarnitura, mentre il sistema Di2 sceglie automaticamente la giusta combinazione di ingranaggi sia dal deragliatore anteriore e posteriore cioè sulla cassetta pignoni. Anche in modalità sincronizzata Shift i ciclisti hanno pieno controllo sul deragliatore anteriore. La sincronizzazione di Shifting è stata progettata per completare invece di sostituire lo spostamento manuale ed è particolarmente utile quando si utilizzano sprint, in salite lunghe oppure "menate" in modalità crono per la versione Dura Ace. 
Ecco il link del lancio CLICCA QUI     Saluti ciclistici 


Ecco come funziona il meccanismo Synchronized Shifting con un pacco pignoni 11/28. La catena viene selezionata automaticamente sulla combinazione più lineare possibile.


lunedì 17 aprile 2017

Tufo Extreme

Ricordarsi che il liquido antiforatura Tufo Extreme con il tempo se non viene usato si secca e diventa gommoso !!  Quindi consiglio entro circa 6 mesi dall'acquisto di utilizzarlo, comunque anche se non avete forato, come liquido anti foratura. Al momento dell'acquisto controllate che sia fluido e non addensato anche parzialmente 😉😉. Saluti ciclistici 

giovedì 13 aprile 2017

Il telaio giusto

Dopo alcuni test comparati tra telai top di gamma di diverso peso e stesso segmento-tipologia di mercato ( esempio, segmento top di gamma, tipologia salita), posso scrivere a ragion veduta che i telai meno leggeri sono i più performanti.  E' determinante oltre alla tipologia del carbonio, la distribuzione del peso, in modo che la prestazione-risposta del telaio sia equilibrata su ogni terreno. A scanso di equivoci, ciò non significa, che il telaio meno leggero è più performante di quello più leggero. Il telaio più leggero non è più performante se non è rigido torsionalmente ed equilibrato nella distribuzione dei pesi. Di solito i telai meno leggeri sono più rigidi e più equilibrati. Saluti ciclistici 

martedì 11 aprile 2017

Ritiro in altura. Cautela e criterio.

Paolo Slogo, preparatore atletico di Vincenzo Nibali, in forza al team arabo, Bahrain Merida, ha reso noto, qualche dato sommario relativo al ritiro in altura, del suo atleta e del manipolo di gregari al seguito. Riporto testualmente "Teide giorni/2 di viaggio/2 di riposo attivo/11g allenamento 1425km in 50 ore in sella con 28.924 m dislivello." ( fonte Paolo Slongo). 
Colgo l'occasione per spiegare alcune nozioni in merito al ritiro in altura, che peraltro ho avuto modo di fare, più volte, nella mia vita di ciclista amante della montagna. Sull'argomento si è creata tutta una letteratura scientifica interessante al quale vi rimando.  Qui cercherò solo di introdurre l'argomento allo scopo di evitare che qualche sprovveduto voglia cimentarsi nella pratica senza avere la consapevolezza delle differenze.  Il periodo di altura va da i 20 ai 30 giorni. Preliminarmente va fatto un distinguo. Il ritiro in altura, a quote dai 1600 metri e i 2000 metri (altezza tipica delle Alpi) ha una incidenza minore per quanto concerne gli effetti negativi sul nostro organismo rispetto al ritiro in altura a 5000 metri ( tanto per capirci il New Mexico). Basti pensare per esempio ai livelli dell'ormone della leptina ( quello che regola il nostro appetito e il metabolismo) non risultano cambiare rispetto al livello del mare. Tuttavia sia chiaro, che il ritiro in altura tra 1600/2000 metri dal livello del mare, è da fare con estrema cautela, laddove si eseguono tabelle di allenamento importanti, come nel caso dei corridori professionisti ( che raccomando di non imitare mai). In tal caso è assolutamente necessario, per il mantenimento della salute, il monitoraggio e l'assistenza da parte di un pool di esperti come medici, nutrizionisti. Il motivo è principalmente quello  della perdita di massa muscolare ovvero della massa magra. In tal caso, gli esperti hanno documentato che alcuni fattori a rischio come l'ipossia ( il basso contenuto di ossigeno nel sangue) , il bilancio energetico negativo ( cioè il rapporto dispari tra energia introdotta e quella spesa; in altre parole, le calorie assunte con il cibo sono inferiori a quelle spese con l'attività fisica), e un insufficiente assunzione di proteine di alto valore biologico ( cioè proteine di livello qualitativo superiori, come  quelle della carne e delle uova),  riducono la capacità del corpo di sintetizzare proteine, con la conseguenza della perdita della massa magra ovvero muscolare. L'effetto in questo caso sarebbe devastante. E' assolutamente fondamentale sapere che in altura, la spese energetica è talmente elevata che una moderata attività fisica è equiparabile ad una fatta ad intensità medio alta a livello del mare. La perdita di massa magra comporta una perdita di capacità aerobica, forza muscolare, prestazione fisica e della capacità immunitaria. Insomma pedalare in altura non è come pedalare a livello del mare. Comunque la perdita di massa magra ad alture inferiori a 5000 metri, è assente se controbilanciata dall'assunzione di un carico proteico adeguato. Questo spiega la scienza e questo ho imparato. Devo dire che per esperienza diretta, lo sforzo energetico, in altura è straordinario; lo senti quando spingi e cerchi di fare agilità alla frequenza di pedalata a cui si è abituati quando ci si allena a livello del mare. E' come se respirassi attraverso un piccolo tubo. La rarefazione dell'ossigeno, la temperatura più bassa, soprattutto a prima mattina, quando mi è sempre capitato di pedalare, per scelta tecnica ( a mattina la mente va a 200 km/H come ho verificato durante gli anni di studi liceali ed universitari) e scientifica ( a prima mattina il livello di risposta del corpo è migliore), rendono il gesto atletico anche di un ciclista amatoriale, complicato e selettivo. Ma perché allenarsi in altura ? Per aumentare la capacità aerobica, migliorare al capacità di utilizzo e di trasporto dell'ossigeno nel sangue. Ovviamente i benefici si sentono quando si ritorna a pedalare a livello del mare, dopo circa 7 giorni dal rientro. E vi posso assicurare che è tutto vero. Considerate che vivo accanto al mare, quindi per me, i benefici sono massimi. Il tutto lo faccio senza pretese agonistiche, ma come conseguenza positiva, della mia passione per la montagna, e per quello che ho definito il ciclo alpinismo, cioè pedalare in quota. Concludo consigliando di allenarsi in altura con criterio e scienza. Non serve a nulla pedalare con cardio frequenzimentro, computer e satelliti, se non lo fate con la consapevolezza dei limiti personali e ancor peggio senza conoscerli ovvero conoscervi. La montagna non perdona. Va rispettata, come il nostro corpo e la nostra mente. Saluti ciclistici. 

Assenza di vegetazione, neve sparsa, strade strette, sono sintomi dell'alta quota. Qui scalavo il Galibier ( doppio versante).
Tenerife- Nibali e gregari si allenano in altura.