mercoledì 3 settembre 2014

Il santuario del Dio Silvano, a Terracina: quel che resta è abbandonato.

A Terracina si trovano i resti dell'antico santuario rupestre di epoca romana, dedicato al culto del dio Silvano; sono in stato di abbandono ed esposti agli agenti atmosferici e agli atti di vandalismo.
Si tratta di una nicchia dove si trovava la statua del Dio Silvano nel quale sono visibili i fori per i responsi, un altare contenente un epigrafe. Si trovano su Monte S. Angelo,  in un aerea estesa e  prospiciente alla zona La Fossata, all'interno della quale si trovano altri resti di una villa romana, lasciati anch'essi alla incuria. Su l'epigrafe posta sull'altare, si legge l'iscrizione dedicata al Dio Silvano, da tale " Octavius cum pater filio Pitaino ( traduzione: per visione ricevuta da Dio). Il santuario rupestre, si incontra, sulla destra, sulla strada che porta al più noto, Tempio di Giove.Il sito ha una storia tragicomica, a cui darei il titolo " Dalla mina, all'incuria", da inserire nel filone della commedia all'italiana. Eccone la narrazione:

Nella nota di Pio Capponi a Borsari del 28 maggio 1885 è scritto: “Dall’Ing. Ispettore Marchetti forse avrà saputo l’ultima scoperta da me fatta sui prima di Maggio, di cui glie ne accludo uno schizzo fatto sul posto: l’iscrizione fù dal medesimo copiata, come ne prese pure le misure principali, però temo che abbia in talune parti equivocata qualche lettera per la grande corrosione siasi del tempo come delle acque, a questo scopo tengo pronto il calco, che se Ella verrà in Terracina potrà portarselo in Roma [...]“ .  Ecco lo schizzo:









Successivamente il santuario venne calato nell'oblio, Nel marzo del 1921, questa lettera giunse al direttore della Soprintendenza dei Monumenti di Roma da parte di un disegnatore dello stesso Ufficio: “Per portare a conoscenza della S.V.I quanto segue.Nella parte a Monte della Città di Terracina e nell’oliveto della chiesa di S. Francesco, esisteva scolpito sopra una roccia l’avanzo di un Santuario dedicato ai Sylvani. Tale antico ricordo veniva ora dopo tanti secoli distrutto da una mina per ricarvarne del materiale da costruzione.E’ doloroso denunziare alla S.V. simili atto i quali mettono in evidenza il grado di cultura che possa avere sia chi ha dato l’ordine di demolire come chi l’ha eseguito, un’opera che era stata rispettata per tanti secoli. Ritengo opportuno far conoscere che altri avanzi sono spariti, come quelli rinvenuti nei recenti lavori eseguiti alla marina dal SIg, Natali, nell’eseguire le fondazioni di un suo villino nelle quali si rinvennero tratti di muri dell’antico parto di Traiano, che furono in parte ricoperte dalle mura di elevazione della nuova costruzione.Questo stato di cose, devesi sopratutto, al completo abbandona nel quale viene lasciata la città di Terracina, ove abbondano avanzi di antiche costruzioni, senza sorveglianza di persone interessate e sopra tutto per la mancanza dell’Ispettore Onorario che da molto tempo non vi ha più la residenza [...]“.
Il Comune, proprietario del terreno dove sorge il monumento, fu ritenuto incapace di impedire l’accaduto e incapace di tutelare, ( come avviene ancora oggi), “il patrimonio archeologico e storico cittadino“. A Roma fu deciso di “scoprire i colpevoli e per deferirli all’autorità giudiziaria“.
“[...] che con facilità dovesse emergere la persona responsabile che rilasciò il permesso di demolire le roccie esistenti in detto terreno, senza fare obbligo di rispettare il Monumento in parola, e di conseguenza conoscere l’operaio che eseguì tale distruzione [...]”
Il prosindaco Pandolfi, però, declinò ogni responsabilità e rispose che i resti del santuario erano stati distrutti da un temporale (sic) di una violenza tale da frantumare le rocce:
“[...] In riscontro alla nota controindicata mi pregio significare che per quanto risulta a quest’Amministrazione non sembra esatto che gli avanzi del Santuario ai Sylvani siano stati distrutti da una mina, giacché si trovano rovinati dopo ed a seguito di un forte temporale. [...] 
Il Ministero replicò:
[...] La trovata del temporale è bella, ma in pratica non è attuabile, perché quegli avanzi molti temporali avevano sostenuto in oltre due mila anni di esistenza e se non fosse intervenuta la marra devastatrice dell’uomo parecchi secoli avrebbero ancora resistito.
Di più il funzionario che fece il sopraluogo e che conosceva a fondo la località e l’opera, ebbe a riscontrare che a posto del monumento era un cumulo di pietra atta a costruzioni e ridotto a scaglioni da mina e da mazza. [...]“.
Il Ministero andò avanti nell'intento di scoprire i responsabili ed incarico delle indagini i locali Carabinieri. L’11 settembre 1921, i Carabinieri di Terracina fecero giungere al Ministero la seguente nota:
“[...] Significando che malgrado le più assidue indagini esperite da quest’Arma per venire alla scoperta degli autori e raccogliere prove sui colpevoli per la demolizione del Santuario dei Silvani [...] non è riuscito venire alla conoscenza dagli autori. Si continuano le indagini [...]“.
Qualche mese dopo una comunicazione dei Carabinieri al Ministero del 12 dicembre 1921 precisò infine:
“In riscontro al controsegnato foglio, si ha ha l’onore di riferire che da un sopraluogo fatto al monurnento in oggetto, si è potuto constatare che il monumento ai Silvani non è affatto demolito dalla mina, ma esso è tuttora intatto.
Infatti esiste, impressa nello scoglio, una lapide della quale è stato possibile leggere le seguenti lettere: (vedi foto). 
A sinistra della lapide vi è una vaschetta cilindrica, impressa pure nello scoglio, con la metà della sporgenza rosa dal tempo. In uno scoglio soprastante, a circa 2 metri da quello ove è scolpita l’epigrafe, esiste una nicchietta vuota perfettamente intatta. Nello scoglio ov’è la lapide, da lungo tempo è stata fatta sulla destra una mina, e in altro scoglio sottostante ne è stata praticata altra. L’epoca delle mine fatte rimonta a degli anni, poiché la traccia lasciata sulla pietra dal paletto, ha già ripreso il colore naturale. Praticate accurate indagini non è stato possibile finora scoprire gli autori delle mine, poiché le stesse Autorità Comunali non hanno saputo dare il più minimo indizio, tanto che ignoravano perfino l’esistenza di detto Santuario. Ad ogni modo sono state interessate dallo scrivente per la sorveglianza. Si continuano le indagini per scoprire gli autori delle mine.”
Gli autori della parziale distruzione non vennero mai scoperti per effetto dell'omertà e del disinteresse da parte della popolazione locale. 
II 24 novembre 1927, il soprintendente di Roma scrisse al al podestà di Terracina:
“Richiamo l’attenzione della S.V. Ill.ma sullo stato di abbandono nel quale si trova l’Ara di Silvano nell’Oliveto di S. Francesco in codesta città, per la trascuranza delle guardie campestri, inconsapevoli del suo valore artistico. Tale abbandono, messo in rilievo da una recente pubblicazione, è giunto all’orecchio del Ministro della P. I. che ne ha fatto rimostranze a quest’Ufficio. Mi rivolgo quindi alla S. V. Ill.ma affinché prenda i provvedimenti necessari ad eliminare tale inconveniente.[...].
Successivamente si realizzò, sulla carta, un progetto per la recinzione dell’area, che non venne mai realizzato.
Il tempo passa, ma l'apatia e la disaffezione di buona parte dei terracinesi, continua e con essa l'incapacità delle succedutesi amministrazioni comunali, inette, di realizzare un opera proficua per la tutela del notevole patrimonio storico ivi esistente. 
Questa è la cronaca che avvolge i resti del santuario rupestre terracinese dedicato al Dio Silvano, forse, l'unico ancora visitabile.

Ma chi era la divinità ?

Il Dio Silvano era conosciuto come un appassionato di musica, in particolare dello strumento, la siringa; per questo venne chiamato come Silvano con Pan, ma anche, Fauno, Inuus e Aegipan. Per Catone era associato alla divinità di Marte, e per questo lo identificava come Marte Silvano. I sacrifici offerti al Dio Silvano erano uva, spighe di grano, latte, carne, vino e maiali e venivano offerti per la salute del bestiame e per l'agricoltura. Dal culto venivano escluse le donne.



E' appena il caso di precisare, che i resti si trovano in una zona abbandonata dall'amministrazione comunale, sorda al valore storico, culturale e turistico del sito archeologico, parzialmente distrutto. Superfluo osservare che il primo atto di coscienza resta a carico dei cittadini terracinesi, la quale per la maggior parte, non solo non conoscono il sito, ma dimostrano una ricorrente e proverbiale disaffezione verso la città, ed un mancato attaccamento ai tesori e alle vestigia del passato, di cui il territorio è ricco. 


La pianta archeologica di Terracina del 1923 obbliga l'amministrazione cittadina alla tutela dei siti ivi indicati come previsto dalla legislazione vigente in materia; ma soprattutto dovrebbe auspicare ogni cittadino a farsi "guardiano" del patrimonio storico culturale. Il patrimonio della città di Terracina deve essere salvato da tutti.





La pianta archeologica di Terracina realizzata da Gismondi nel 1923.



Legenda GISMONDI 1923

TERRACINA ALTA
I – LE MURA
A. Porta Maggio
B. Torrione S. Giovanni
C. Mura ciclopiche
D. Mura Bizantine
E. Piccola torre, o sperone
F. Porta Nuova
G. Mura ciclopiche
H. Muro del Castello
I. Linea delle mura
L. Tratto di muro ciclopico
M. Torre della piccola acropoli
N. Grande bastione poligonale
O. Tratto di muro ciclopico
P. Porte orientali della città alta
Q. Porta Est sulla via Appia traianea
R. Torre del Salvatore
S. Porta Ovest sulla via Appia traianea
T. Grande muro in opera poligonale
U. Angolo S-O delle mura
V. Porta Romana
Z. Torre rotonda
II – I MONUMENTI
1. Casa di età sillana
2. Corridoi sostruttivi
3. Muro antico di confine
4. Corridoi a volta
5. Altri corridoi a volta
6. Grande casa di età sillana
7. Muraglione con nicchie
8. Villa di età repubblicana
9. Alto muro in opus incertum
10. Muro reticolato
11. Stanza sotterranea
12. Basamento poligonale
13. Avanzi lungo la Linea Pia
14. Grande edificio con cornice sagomata
15. Costruzioni tagliate dalla Linea Pia
16. Muri reticolati
17. Avanzo di stanza a volta
18. Conserva d’acqua a corridoio
19. Casa del II secolo dell’Impero
20. Muro reticolato
21. Angolo di edificio in opera quadrata
22. Muro in opera quadrata
23. Tempio maggiore della città alta
24. Tempio a tre celle o Capitolium
25. Foro Emiliano
26. Sostruzioni del Foro Emiliano (I gruppo)
27. Sostruzioni del Foro Emiliano (II gruppo)
28. Sostruzioni del Foro Emiliano (III gruppo)
29. Basilica Forense
30. Edicola di Augusto e Livia
31. Alto muro reticolato
32. Arco onorario sulla via Appia
33. Basamento in opera quadrata
34. Sostruzioni delle Via Appia I
35. Sostruzioni della Via Appia II
36. Arco in laterizio
37. Castello di divisione dell’acquedotto dell’Amaseno (la Ruota)
38. Muro in opus reticulatum
39. Pomerio interno
40. Pomerio interno
41. Stanza in proprietà “Gonzales”
42. Corridoi e stanze a valle della via Appia
43. Grande basamento del tempio di Minerva (?)
44. Serie di stanze sopra il basamento
45. Muro sostruttivo
46. Muro in opus mixtum ai piedi del colle
47. Stanza o torre presso le mura
48. Avanzi di antiche vie
49. Concamerazioni a sostegno del colle
50. Tempio nel giardino di S. Francesco
51. Cisterne e muri all’interno della via Appia
52. Fontana rettangolare a valle della via Appia
53. Villa a terrazze presso le case popolari
54. Cisterna con speroni
55. Mura e voltoni sotto il Castello
56. Cunicolo e muri fuori Porta Nuova
57. Avanzi di villa sotto Porta Nuova
58. Basamento di villa di età sillana
59. Terrazzamenti fra la città alta e la città bassa
60. Foro Severiano
61. Costruzioni attigue al Foro Severiano
62. Selciato della via Appia-traianea
63. Nicchia sotto Monte S. Angelo
64. Grotta preistorica della Catena
65. Conserva d’acqua alla Catena
66. Terme dette Neptuniae
67. Costruzioni varie e speco dell’acquedotto
68. Selciato della via Appia traianea
69. Portico e cubicoli portuali
70. Sepolcri scavati nella roccia
71. Edificio incerto presso il Salvatore
TERRACINA BASSA
72. Molo lungo la spiaggia di levante
73. Il Porto
74. Muri e selciato della via del Porto
75. Tratto di muro nell’Emiciclo
76. Muri antichi sotto i granai Monti
77. Conserva d’acqua a due piani
78. Villa rustica presso il canale
79. Altra villa rustica ai Quattro Cantoni
80. Muri vari ad Est del viale della Vittoria
81. Muri vari ad Ovest del viale della Vittoria
82. Grandi terme alla Marina (gruppo A, strutture varie; gruppo B, locali sotterranei)
83. Sala poligonale e muri sparsi
84. Conserva d’acqua alle “Arene”
85. Anfiteatro
86. Muri sparsi a Sud della Linea Pia
87. Muri sparsi a Nord della Linea Pia
88. Tempio nell’orto Luzzi
89. Avanzi di abitato ad Est della via della Marina
90. Portico tipo “Pecile”
ACROPOLI DI TERRACINA
A – LE MURA
a. Tratto di muro
b. Prima torre rotonda
c. Altro tratto di muro
d. Porta pirncipale
e. Seconda torre
f. Terza torre
g. Quarta torre
h. Quinta torre
i. Sesta torre
l. Settima torre
m. Ottava torre
n. Nona torre
o. p. Lato nord del campo trincerato
B – I MONUMETI
91. Grande conserva d’acqua
92. Piccola conserva d’acqua
93. Villa di età repubblicana
94. Edificio incerto
95. Ara di Silvano
96. Il così detto piccolo tempio
97. Il Campo trincerato
98. Il tempio di Jupiter Anxur




...... e lungo la stessa strada, visibile a tutti, si incontra anche questa "sovrapposizione urbana" nel mezzo di una rovina romana !!  Certo ognuno ha il culto delle proprie divinità, ma fa riflettere lo stato di abbandono del patrimonio storico artistico terracinese.
Monta la rabbia se penso che in questa Italia abbandonata, esistono siti archeologici e resti dell'antichità, come il santuario del Dio Silvano, rimasti abbandonati a causa dall'ignoranza; è' appena il caso di precisare che tutto questo è' ricchezza dalla quale trarre occupazione per tutto l'anno. Ignoranti.



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