lunedì 8 agosto 2011

Passo Giau, Passo Falzarego e Passo Valparola. Il battessimo della banda dei Cannibali.




Il 02 agosto 2011, due giorni dopo avere percorso il Sella Ronda, questa volta nel senso orario da Arabba, raggiungendo i passi del Pordoi, mitica cima Coppi, Sella, Gardena e Campolongo, eccomi di nuovo in sella, questa volta con la banda che ho battezzato I Cannibali. L’uscita è stata organizzata con Luca alias Vecchia. Alpino, magro e agonisticamente parlando, un vero scalatore, dal carisma del capitano, Luca è partito da un paese vicino a Vicenza e in tre ore di viaggio, si è presentato ad Arabba, con Luciano e Maurizio. Il primo, un ingegnere, passista, che in salita pedala con rara potenza, generoso perché non si risparmia mai, mosso perpetuamente dall’intento di allenarsi per migliorarsi, un vero galantuomo come persona. Il secondo veneto, invece è un passista scalatore, è un piacere vederlo pedalare, dalla battuta pronta e dallo spirito goliardico, diciamo che è la spalla di Luca. Dovrei parlarvi ancora delle loro qualità atletiche, indicandovi la loro VAM o le altre doti atletiche che mamma natura gli ha dato, ma la faccio breve e sinteticamente vi consiglio di non invitarli a pedalare e di salutarli quando li incontrate incrociandoli con le vostre bici, perché se non lo faceste, vi sfiderebbero e sarebbe davvero dura rimanere a ruota. Oggi sarà il nostro battesimo, quello della banda Alpina. 
Percorso pianificato da Luca, il sergente Von Vecchia: Arabba, Selva di Cadore, Passo del Giau, quindi dal versante più duro ( 9,830 km, pendenza media 9,4%, pendenza massima 14%), Passo Falzarego ( dal versante più duro ( 20,46 km, pendenza media 5,5%, pendenza massima 8,5%), Passo Valparola, La Villa, Corvara, Passo Campolongo ( 5,8 km, pendenza media 6,1%, pendenza massima 11%) e ritorno ad Arabba !!!!!!!
Per tutto il percorso, risate, sudore, menate e rimbrotti da parte di Luca, che stimolava la pedalata con lo stile del sergente di ferro. Ma soprattutto ho vissuto gesti di autentica amicizia, perle di sportività, che rimarranno per sempre nella mia memoria: Luciano mi ha supportato per tutta la pedalata, passandomi la sua provvista di gel, malto destrine, sali minerali; Maurizio mi ha intrattenuto in perfetto stile di Zeling, imbastendo dialoghi guasconi in dialetto veneto; come non ricordare, quando fermi nella pausa foratura di Luca, accortosi che una zitella americana, turbata dal mio fascino latino-lupesco, si rifiutava di riempirmi la borraccia con l’acqua di un torrente, convinta forse che volessi conquistarla, egli visto che non riuscivo a trovare un posto dove appoggiare la bici, per evitare che morissi disidratato, si prodigava prontamente per riempirla, mentre la femmina anglosassone, ritornava indietro infastidita dal gesto, e faceva finta di niente !!!!!
A proposito di foratura, Luca ha bucato il suo tubolare anteriore, e in meno di dieci minuti, è ripartito inserendo del sigillante nella copertura.
La salita del passo del Giau è stata impegnativa, e ci ha regalato la bellezza del paesaggio. Rampe ardue che scandivano l’altitudine con partenza 1335 m e arrivo a 2205 m di quota !!!! Da Selva di Cadore fino al passo del Giau ho impiegato meno di 1 ora e 5 minuti circa, senza andare mai oltre soglia, controllando la salita con la testa, in modo da evitare inutili fuori giri, considerato che il pecorso una volta giunto in cima, non sarebbe terminato.
In pratica è sempre un salire senza sosta, mulinare le gambe per non cadere, cercare con lo sguardo l’orizzonte alla ricerca del rifugio Piezza, metà agognata e sognata, come un miraggio. Il Giau era uno dei mostri da “catturare”, non potevo fallire, dovevo arrivare in cima: il sopralluogo del giorno prima in auto aveva confermato le voci di quanti mi avevano avvisato della particolare difficoltà; la notte prima lo avevo persino sognato.
Nell’ultimo km, Luciano si fa passare la mia macchinetta digitale e allunga per arrivare prima in cima al passo per immortalare il mio arrivo sul mostro: a lui va la mia gratitudine perpetua. Gli ultimi metri li ho fatti pedalando a fianco a Luca, condividendo un momento di gloria.
La discesa ardita verso il Falzarego. La sosta al bar per un caffè di rito. La risalita verso il passo Falzarego. La deviazione verso il passo Valparola, circa due km, di salita, verso un paesaggio meraviglioso, fatto di rocce dolomitiche staccate e disseminate sul manto erboso, quasi un panorama lunare, la cui assoluta unicità di colore e di conformazione, è interrotta solo dalla figura avulsa e suggestiva del fortino austro ungarico, presidiato da due figuranti che indossavano la divisa dei soldati austriaci e italiani, davanti al museo e al percorso di guerra. La discesa lunga e fredda, fatta a fianco di Luca, verso La Villa e Corvara, in un susseguirsi di salite e di discese, fatte a tutta e di panorami dolomitici, di rara bellezza. Il ritornare a salire in quota, sul passo Campolongo ( 5,8 km per 6,1% di pendenza media e 11% di pendenza massima). La discesa verso Arabba, piegando lungo tornanti veloci. L’arrivo sulla piazzetta del paese.
Tutte le cose finiscono, in questa vita. Ma si possono ricordare. Ed io ricorderò questa fantastica giornata ed i miei amici veneti. Essermi congedati da loro e da questi luoghi caratterizzati da una straordinaria bellezza, in cui è facile ritrovare una sensazione diffusa di libertà, mi ha lasciato un caro ricordo. Grazie a loro e alla vita per l’attimo fuggente donatomi.
L'immagine simbolo del passo Giau, il Gusèla




















Dopo la discesa dal Giau, sosta caffè a Pocol, prima di prendere la salita verso il Passo Falzarego


Uno scatto fatto durante la pedalata direzione San Cassiano, La Villa, Corvara: Museo Forte Tre Sassi ( fortificazione austo ungarica risalente alla fine dell'800 distrutta da bombe italiane) 

il paesaggio lunare e assolutamente unico del passo Valparola

3 commenti:

  1. Che belle foto ma soprattutto che bei compagni di pedalata.
    L'arrivo con Luca mentre vi tenete per mano è davvero emozionante.

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  2. SPETTACOLO...!!!

    (stasera non mi riesce di entrare con l'account...)

    Simone

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  3. bellissimo post, bellissimo racconto, l'amicizia che si crea in bici è forte ed è unica...
    piccolo motivo d'orgoglio personale, per esser un scarsone, ho quasi lo stesso tempo tuo sul giau!
    nenache male per un novellino dai...
    dove non ti lascio commenti, metto il più uno!!!
    la lettura continua;-)

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