giovedì 16 maggio 2019

Il mio saluto al Giro d'Italia 2019. Un amore infinito. #Giro102

Ogni volta mi prende quella voglia di andare via con la carovana rosa; lo confesso. Diventa sempre più difficile resistere alla tentazione, per quella indole raminga che mi connota, per quella voglia di fuggire dalle aule grigie. Dovevo esserci anche quest'anno, per salutarla, la corsa rosa, la corsa più dura e più bella del mondo, ospite della 5^ e 6^ tappa. Dalla pioggia torrenziale e dal clima invernale, vissuti nella tappa di tregenda, sprintata a Terracina, al sole e al clima primaverile, sotto il monastero di Monte Cassino; la corsa rosa non teme clima. Rivedersi con amici ex corridori e campioni, respirare l'aria domenicale quando non è domenica, sentirsi parte di una grande abbraccio come solo il Giro d'Italia sa dare ai tifosi, una straordinaria e grande macchina dello spettacolo, tessuta da centinaia di persone efficienti. Colazione al villaggio, una letta alla Gazzetta, un sorriso "scattato" qua e là, un dialogo complice e sereno con corridori e personale del Giro; niente è più di forte, di quel sentirsi lontano dalla quotidianità, un attrazione forte, che ogni volta ritorna. Trovarsi a camminare per la città, ancora assonnata, mentre tutta la macchina dell'organizzazione, inizia a ricostruire il villaggio, con i palchi, gli stand, mentre quelli della carovana rosa, preparano i veicoli pubblicitari variopinti ed allegri, pronti regalare i famosi gadget agli spettatori festanti per le strade della tappa;  e tutto si ricompone nel mosaico rosa. Più tardi, quando il sole sarà più alto, arriveranno i corridori, con le divise colorate, magri e tesi, filanti e concentrati, in sella alle macchine da corsa, pulite, oliate e silenziose; saliranno tutti sul palco del Giro a salutare agli spettatori e per autografare il foglio firma; poi pausa caffè, dolcetto, dialoghi fitti con idiomi di terre lontane; il ciclismo è una creazione cosmopolita, non ha confini; è più forte di tutto anche dei tradimenti; è lo sport più bello ed eroico; la metafora della vita; una grande famiglia itinerante. Ed è stato bello salutare i ragazzi del Giro 102, nel giorno in cui la maglia rosa è stata indossata da un italiano, un romano, Valerio Conti, mentre un altro italiano, compagno di fuga, Masnada, vinceva la lunga sesta tappa dopo l'ascesa finale nel paese di Padre Pio. Il "mio" Giro d'Italia, è una passione infinita. Arrivederci ragazzi, non mollate mai e pedalate anche per me, a TUTTA.  Saluti ciclistici.







Il passaggio sul lungomare di Terracina a circa 3 km dal traguardo: spettacolo unico.
 
A sx con il Direttore Giro, Mauro Vegni. 

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