giovedì 11 agosto 2016

Colle Pantani ( o colle Fauniera o colle dei Morti).

Qui si va per la follia, qui si va per l’ardua fatica, qui si va pregando”. Non saprei descrivere, o compendiare, in altro modo la salita del Fauniera. Il Fauniera è una salita dura, implacabile, selvaggia, pericolosa e straordinariamente epica; una delle più "massacranti" in assoluto. Lunga 22400 metri (da Pradleves, il versante più duro, quello del Giro d’Italia e della GF Fausto Coppi), pendenza media del 7,6 %, pendenza massima del 15%, dislivello 1689 metri ( 824 metri alla partenza e 2511 metri all’arrivo); il paesaggio è una tela dipinta con i colori severi dell’alta montagna, espressione aulica della natura primordiale. Pantani qui scattò per andare a prendersi la maglia rosa del memorabile Giro d'Italia del 1999. È' la salita simbolo della dura GF Fausto Coppi. Viene altresì chiamato Colle dei Morti per via della cruenta battaglia combattuta tra le truppe franco-ispaniche e quelle piemontesi. 
Il Fauniera è emozionante anche per chi, come me, è un veterano delle salite sacre al ciclismo. Ho approfittato del meteo, non ottimale, per rivivere, per quanto possibile, le condizioni, in parte avverse, di una tappa alpina del Giro. Oggi è stata una mattina, senza sole, completamente nuvolosa, con 11 gradi a Pradleves e 6 gradi in cima, con il freddo che accentuava la difficoltà della fatica. La mia “tappa” è stata pedalare per rampe durissime, quasi interminabili, lungo un filo sottile di strada, scartando le auto e le moto, sospeso in un equilibrio precario, stretto fra la roccia della montagna e il precipizio della vallata, privo delle barriere di protezione. 
Il mio Fauniera è stato quel “Ricordatevi di chi non c’è più”, scritto da uno sconosciuto sulla fontanella della malga più alta d’Europa, a pochi km dalla vetta, quella statua di Pantani, sola e triste, come la sua vita; quel pedalare attraverso le nuvole. Il Fauniera è stata un emozione fortissima ed unica. Non dimenticherò mai il momento in cui sono arrivato tra le nuvole, sulla cima del passo ! E' stato come pedalare nel cielo. Un emozione unica e straordinaria. 
Chi pedala per le Alpi non ha paura, e porta con se, una sfida, contro se stesso, quel bisogno incensante di salire in alto, di conquistare una cima, di sentire emozioni che solo la montagna sa dare. Ed ogni volta che si arriva in vetta, c'è la difficoltà di ritornare  a casa. Tutti coloro che vanno per le Alpi non vogliono tornare, ma dovranno farlo, se vorranno arrivare su una nuova cima. Una ricerca infinita del cielo e di una nuova strada. 
Come accade in tutte la salite del grande ciclismo, qui si sale con l’anima e non solo con il corpo. Ci vogliono le “palle” per salire sul Fauniera, soprattutto in solitaria e con il freddo. Non me la sento di consigliarlo, almeno ai ciclisti normali. Auspico un ritorno del Fauniera al Giro d'Italia per rivedere una grande tappa, anche se ciò dipende da questioni economiche. Purtroppo. Sarebbe ideale ritornare quassù in occasione dell'edizione 100 del Giro d'Italia, che si disputerà il prossimo anno (2017). Un modo per ricordare un protagonista indiscusso della corsa rosa. 
Tempo di ascesa: 2 ore. 
Avvertenze per l’uso del Fauniera: non salite sul Fauniera se non avete un ottimo allenamento, la piena padronanza del mezzo, la tenacia e la pazienza di non mollare, mai; usate corone 34 o 36  e come pignone più agile, il 28 o il 29; portatevi borracce da 1,5 litri ( l’ultima fontanella sgorga sulla strada che passa davanti all’ultima malga, approfittatene, non salite senza acqua, soprattutto in una giornata di sole); non distraetevi mai, un attimo potrebbe essere fatale; gonfiate i tubolari ad una pressione non troppo alta; se la temperatura non è calda, usate gambali e manicotti, vi aiuteranno a  limitare gli effetti negativi del freddo sui muscoli, oppure usate cremi riscaldanti; se salite in compagnia non procedete affiancati. Occhio al manto stradale. Dopo il santuario di Castelmagno prestare  attenzione ai sassi; il tratto finale è oggetto di lavori di manutenzione. Godetevi ( se potete) le marmotte, le troverete ovunque; le considero le migliori tifose dei ciclisti indomiti. Il Fauniera non concede tregua, 26 e 29 fino in cima, e tranne qualche breve tratto, non smette mai di impennare la pendenza. Al ritorno se deciderete di scendere dal versante di Pradleves, fermatevi all’antico santuario di Castelmagno, dotato di una vista panoramica molto bella, utile anche per rifocillarsi al bar o al ristorante. Dopo il paese di Castelmagno e fino in cima, la carreggiata è senza protezione, tanto stretta da diventare ad una corsia; se deciderete di scendere da questo versante, fatelo con estrema prudenza, cercate di non prendere troppa velocità per essere pronti a schivare auto, moto, camioncini e sassi, avendo l’attenzione di non occupare il centro strada, per evitare di frenare e di derapare all’ultimo. Sul Fauniera si rischia moltissimo, ricordatelo. Sul tratto asfaltato, si possono leggere le indicazioni stradali con i km percorsi e la pendenza massima del tratto: non spaventatevi se leggerete pendenze a due cifre; è il prezzo da pagare per meritare la cima. Sul punto va detto che il cartellone posto all’inizio della salita indica come pendenza massima il 14%, mentre su un cartello c’è scritto, pendenza massima 15%. Io credo che in realtà si tratti del 15%. Qualche chilometro prima dello scollamento, la strada lunga e stretta passa, nel punto dove si allarga, per un breve tratto: la Tana della Marmotta. In effetti, qui di marmotte ne ho incontrate molte ed è stato bello vederle attraversare la strada o rimanere in posizione eretta a guardarmi, semi nascoste tra l'erba che cresce sul ciglio della strada. Come non ricordare i loro numerosi fischi, quasi un saluto a quanti passano. La natura è un grande ed unico spettacolo. Una curiosità: la cima del Fauniera oggi si chiama ufficialmente Colle Pantani, come da delibera del consiglio comunale di Castelmagno, nel cui territorio sin trova il passo. 
Questa salita la dedico a chi per emozionarsi ha bisogno di sfidare ( con rispetto) la montagna. 
Un ringraziamento alla mia famiglia. Saluti ciclistici

Una foto in bianco e nero per ricordare tutti coloro che sono passati di qui e che oggi non ci sono più. 

Colle Pantani. Ciao Marco. In una mattina di agosto, tra le nuvole, ho incontrato il tuo spirito.
            
Pradleves








La vista con la cappella sulla cima prospiciente il passo.
Datemi una cima alpina e vi regalerò lo sprint, la volata alpina. 
Gli ultimi metri 
Sprint finale

L'arrivo in cima tra le nuvole.






                                       
                                             A più di 2500 metri erano le nuvole, altro che nebbia !!!!!!
Un documento storico: l'altimetria del Fauniera da Pradleves (14^ tappa) del Giro d'Italia 1999. Cartina originale.

L'altimetria originale della 14^ tappa del Giro d'Italia 1999. 
Highlights della 14^ tappa del Giro 1999

Piemonte: il Fauniera ribattezzato Colle Pantani
A Marco Pantani viene dedicato un colle. La notizia è ufficiale e costituisce una novità assoluta, perchè il nome del Pirata comparirà sulle cartine geografiche e non soltanto su quelle effimere dedicate al ciclismo ed alle grandi corse. Si chiamerà infatti Colle Pantani la Cima Fauniera sulle montagne cuneesi nel territorio del comune di Castelmagno. Ed è stato proprio il Consiglio Comunale di quel borgo reso celebre da uno squisito formaggio a deliberare in tal senso. Adesso verrà informato per la ratifica l’Istituto Geografico Militare.
E’ quella la novità. Non si tratta - lo ribadiamo - d’una denominazione sportiva da citare in occasione del passaggio del Tour de France o del Giro d’Italia. E non esiste niente di simile nella storia e nella leggenda del ciclismo. Cime Coppi e Pantani riguardano eventualmente un evento. Però i colli mantengono la loro denominazione. L’idea di battezzare un colle col nome di Marco Pantani appartiene alla mente fervida di Ferruccio Dardanello e dei suoi amici cuneesi che sulle strade della Provincia Granda quest’estate ospiteranno per ben tre giornate il Tour de France. Gli stessi personaggi che grazie al Col Cuneo avevano ospitato nel cuneese il Giro d’Italia dal '90 al 2005. Beppe Conti - "Tuttosportdel 16 aprile 2008"

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