domenica 15 febbraio 2015

Test Bike: Trek Silque SSL

In occasione della giornata test bike organizzata dalla Trek Italia in collaborazione con il rivenditore Falasca Cicli, ho avuto modo di provare la Silque SSL, il nuovo modello top della gamma 2015. La storia della Silque è unica. La Trek spedì un prototipo della Silque senza etichetta, ad un rivenditore, in modo da organizzare una sessione di test. Ebbene il responso non solo fu assolutamente positivo, ma venne comunicato alla Trek, che si trattava della migliore bici da strada che il brand avesse prodotto ! Un responso non solo sorprendente, ma anche autorevole. La Silque SSL è destinato principalmente al pubblico femminile, in quanto caratterizzato dalle tubazioni small.  Ma la Trek dichiara che la Silque è un mezzo destinato a tutti i ciclisti di peso leggero, indipendentemente dal sesso.
A questo punto, l'occasione era unica. Addirittura, avevo l'opportunità di pedalare sul modello top di gamma della serie Silque; l'ho presa al volo. Il responso su strada ? E' stato anche da parte mia, davvero sorprendente: la Silque SSL è leggera, silenziosa, veloce, reattiva, stabile, confortevole, equilibrata. Mi sono divertito a provarla. In una salita impegnativa, al 10%, la Silque SSL, è veloce, grazie alla leggerezza, all'ottima rigidità della scatola del movimento centrale e del carro posteriore, con una sensibile ottimizzazione dello sforzo. In discesa, come su ogni altro terreno la Silque SSL è stabile, agile e sicura. Che numeri ha questa Silque SSL , un telaio da salita, leggero e reattivo, agile, come piace a me. Il confort è ottimo grazie al sistema Isospeed e al processo di compattazione del carbonio OCLV 600, specifico per i modelli endurance, e quindi usati anche nella Domane; non solo le asperità, ma anche l'asfalto irregolare, lo sterrato e i dossi, sono meno duri. Mi ha sorpreso, l'ottima stabilità anche sullo sterrato trovato su una salita! La Silque SSL non ha mai slittato, anche se procedevo fuori sella. La caratteristica di equilibrio, la rende valida su ogni tipo di strada e in ogni parametro, anche se a mio avviso, il meglio di sè, è la salita e i lunghi percorsi.
Ovviamente, il parametro del confort, è riferito ad una bici da strada, quindi l'effetto dell'Isospeed garantisce un confort superiore a telai da strada "normali", ma inferiore a quello della MTB ammortizzata, sia chiaro; fermo restando che comunque ci vuole sempre una schiena allenata, forgiata dalla preparazione atletica (stretching e ginnastica) e  da molti chilometri in sella; come ci vogliono le gambe, ma neanche troppo allenate,  per sentirla scorrere veloce e leggera.
Nella versione SSL, le tubazioni sono realizzate con il processo di compattazione del carbonio, OCLV 600, usato anche per un altro modello top di gamma, la Domane 6.9. La Silque è disponibile anche in altre due versioni. Ci sono caratteristiche della Silque SSL, che si trovano, anche su altri modelli della gamma Trek, come appunto il processo OCLV 600, il reggisella Tuned, il passaggio interno dei cavi, BB90, forcella asimmetrica interamente in carbonio e senza calotte, il disaccoppiatore Isospeed, procedura di stampaggio Net Molding (senza calotte e senza congiunzioni esterne, i cui innesti delle tubazioni sono perfetti e levigati, come un telaio monoscocca), disegno WSD, specifico per le cicliste.
A chi è destinata la Silque SSL. E' un telaio, adatto all'endurance, ma anche alla competizione. Il suo target è una ciclista professionista e amatoriale evoluta, quindi allenata, con uscite regolari durante la settimana; ciclista che preferisce la salita e comunque percorsi con le ascese impegnative; ciclista che preferisce percorsi impegnativi, come lo sterrato, il pavè, strappi duri, in pratica quelli delle Classiche del Nord; ciclista, che pratica il randonee, quindi lunghe percorrenze.  Francamente un prodotto top. Provare per credere.

Una foto ricordo al termine della giornata.


6 commenti:

  1. A me non piace per nulla la geometria di queste bdc, sembrano delle mtb. Hanno un tubo di sterzo troppo alto. Ma ques, per me è un po' un difetto di tutte le trek, eccetto quelle che hanno la opzione dell'h1, che su tutta la gamma sono comunque poche. Va bene considerare la comodità, ma il ciclista amatoriale non ha per forza la schiena di vetro

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    1. Ciao Elia. Telai che hanno il tubo sterzo più alto, rappresentano una nuova e sempre più diffusa, tendenza del mercato. Altri marchi, come per esempio la Specialized, hanno nel catalogo, modelli con questa prerogativa. Diciamo che il ciclista medio molto frequentemente ha problemi di estensione, flessibilità della schiena; altri ciclisti preferiscono comunque un telaio che non sovraccarichi la schiena e il collo di tensioni che soprattutto su percorsi lunghi ed impegnativi, penalizzano la prestazione; altri infine scelgono un modello endurance, adatto alle lunghe distanze che necessita di un tubo sterzo più alto, per l'uso a cui è destinato. Comunque su strade che sempre più diffusamente sono inadatte al ciclismo su strada, che necessita di asfalti regolari, lisci. incominciano ad essere penalizzanti telai con geometrie estreme. Tanto per capirci: è difficile pedalare su un telaio rigido con un tubo sterzo molto basso, su strade irregolari. Ecco perchè sta crescendo la domanda per telai che abbiano questa caratteristica.
      Trek è stata la prima, a realizzare una versione del telaio, che venisse incontro a queste esigenze.
      Francamente preferisco un telaio con il tubo sterzo più alto che vedere un tubo sterzo basso, ma rialzato con gli spessori, che non solo, sono brutti esteticamente, ma penalizzano la prestazione sportiva, causa flessione.
      Con il tubo sterzo più alto, invece si possono avere, assemblaggi senza spessori e più performanti.
      Ho provato versione H1 e H2 dei telai Trek. La versione H2 è decisamente migliore sotto ogni punto di vista. Non è un caso che la maggioranza dei ciclisti professionisti della Trek Factory team usano la versione H2 della Emonda e della Madone. La Domane invece ha il tubo sterzo più alto su tutti i modelli, salvo quella disponibile attraverso il Project One che presenta un interasse più lungo, per potere montare tubolari più larghi e un tubo sterzo più basso.
      Con la versione H2 è più facile ed intuitivo piegare le braccia in modo corretto e l'aria cervicale non si sovraccarica dopo un uso superiore alle 4 ore. Un bel vantaggio soprattutto per chi è un gran fondista.
      E sono un ciclista con una flessibilità della schiena ottima. Figuriamoci i ciclisti ( la maggior parte) che invece hanno una flessibilità media o scarsa !!!!
      Dovrei fare nomi di telai, molto di moda, per spiegarti che l'impegno atletico è maggiore, e più stressante; ma preferisco non farlo. Chi vuole capire capisca.
      Tu parli di "difetto" !! Direi che è un termine improprio. E' corretto dire invece che non ti piace. Prova a fare un censimento tra tutti i ciclisti e verificare come stanno in sella e soprattutto quanti distanziali hanno sotto l'attacco manubrio. Il 90% usano tutti distanziali; almeno il 50% si piega poco con la schiena e rimane con le braccia dritte, perchè non riesce a piegarsi bene; il 90 % impugna il manubrio solo nella parte alta centrale come se pedalasse su una MTB.
      Diciamocela francamente: quanti ciclisti piegano le braccia ? Quanti impugnano il manubrio nella parte bassa per lunghi tratti ? Quanti si lamentano di contratture dorsali ?
      Saluti ciclistici e al prossimo commento.

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  2. Voglio aggiungere al commento precedente che il telaio slooping ( Giant insegna) è più performante ( più stabile e scattante) e si adatta meglio a tutti i ciclisti.
    Trovo esteticamente non belli da vedersi, telai senza slooping cioè tradizionali o con un tubo orizzontale prossimo al grado zero, come per esempio, Pinarello, Cannondale, De Rosa, sistemati con un reggisella basso, al limite, magari anche con molti spessori sotto l'attacco manubrio, da ciclisti che hanno l'altezza cavallo, troppo bassa, per adattarsi ad un telaio tradizionale; oppure telai con il tubo sterzo basso, come il Cipollini, troppo spesso adattati, con molti spessori sotto l'attacco manubrio, al punto che il dislivello tra sella e manubrio, è prossimo allo zero, in pratica sono quasi paralleli !!
    Insomma il telaio tradizionale e il telaio con tubo sterzo basso, non sono adatti a tutti.
    Quindi ben vengano soluzioni slooping, che peraltro, nelle misure grandi, è molto meno pronunciato. Il telaio deve adattarsi al ciclista; il ciclista non deve adattarsi al telaio; è come adattarsi ad un vestito stretto o largo, si diventa buffi.
    Non dobbiamo mai dimenticarci che il telaio serve per pedalare e non solo per fare le foto.

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  3. Ok, però io non critico lo slooping. Prendiamo pure giant, che è stata la prima ad introdurre i telai slooping, il tcr ha comunque un canotto di sterzo normale.
    Se vogliamo, già con la serie h2 della madone e della emonda si ha una postura comoda.
    L'esagerazione, secondo me, la si raggiunge con la domane. Perchè si ha veramente una posizione troppo rialzata e con un baricentro così alto non mi puoi dire che la bici si guida meglio.
    Sei tu il primo a sostenere (vedi quando parlavi della domane disc) che è giusto che la bici da corsa mantenga le sue caratteristiche tipiche. Leggerezza, reattività e scorrevolezza. Quindi, per me è anche giusto non trasformare una bdc in un chopper,. perchè, d'accordo la comodità, ma qui mi pare che si voglia creare una esigenza che non c'è fino a tal punto.
    Io sono sincero, la domane è un progetto che mi piace molto. Ma sono stato frenato dall'acquisto proprio da questo suo aspetto da "chopper"

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    1. Confrontiamo le misure fornite dalla Trek.
      Altezza tubo sterzo (taglia 50) Domane 13 cm; Emonda H2 13 cm ( 10 cm H1); Madone H2 13 cm ( H1 10 cm); Silque 14,5 cm.
      Dal confronto risulta che la Domane, la Emonda H2 e la Madone H2, hanno la stessa altezza del tubo sterzo.
      Ovviamente la Silque essendo un telaio WSD, cioè con specifiche per le cicliste, per adattarsi alle caratteristiche del corpo femminile, è più alta.
      Tornando al confronto dei modelli uomo Domane, Madone ed Emonda, va detto che la Domane è un telaio completamente diverso dagli altri due; basti pensare alla lunghezza del passo, cioè della distanza tra i due assi (mozzi) che misura 98,3 cm !!!! Questo significa che è un telaio che garantisce la distribuzione del peso, in qualunque condizione dell'asfalto, in modo davvero sorprendente e maggiore rispetto agli altri due modelli per uomo. Non è una caso che nasce per dare la massima prestazione sul pavè. Allo stesso modo proprio per avere l'altezza del manubrio rispetto alla sella più adatta e meno penalizzante, per chi pedala, su strade difficili, mantiene l'assetto del ciclista, più alto, in modo da non sovraccaricare la schiena e il collo da ulteriori vibrazioni, rispetto a quelle causate dalle asperità del manto stradale irregolare. Ma su questo punto voglio fare un ulteriore riflessione. Pedalare con 13 cm di altezza tubo sterzo, consente non solo di non mettere spessori sotto il manubrio, e questo con vantaggio in termini di estetica e prestazione del telaio, ma consente a tutti i ciclisti di piegare le braccia ed assumere una posizione corretta in sella.
      Testando la Emonda SLR in versione H2, la quale ha la stessa altezza del tubo sterzo della Domane, ho potuto apprezzare i vantaggi che ti dicevo; non solo, rispetto alla versione H1 della Madone 7S, mi sono trovato più comodo e riposato, assolutamente più facilitato a pedalare per molti km in presa bassa, con la schiena parallela alla strada. E te lo dice, chi come avrai potuto vedere, dalla foto del post "I vantaggi dello stretching", ha una mobilità della schiena valutata ottima, in sede di visita biomeccanica. Quindi se mi trovo meglio, io che non ho problemi a pedalare con qualsiasi telaio, figuriamoci, il ciclista medio, che ha una mobilità della schiena, normale.
      Ti posso assicurare che nel pedalare con una Madone 7S H1 e una Emonda SLR H2, con il tubo sterzo più alto, mi sono trovato non solo più comodo, ma ho valutato una maggiore resa nelle curve, durante le discese tecniche. Insomma il tubo sterzo della Domane e delle versioni H2 della Emonda e Madone, è un bel vantaggio in termini di performance; se poi mi dici che esteticamente non ti piace, allora è una questione di gusto e quindi insindacabile. Però ti ripeto, in merito alla performance non avere pregiudizi, a pedalare su una Domane; anzi ti invito a provarla, ovviamente nella versione con i freni tradizionali, per i motivi che ho spiegato nel mio test; oppure a provare la Madone o la Emonda in versione H2; in tal caso, avrai modo di scrivere un commento sul mio blog per dirmi la tua impressione. Prova a contattare il rivenditore autorizzato Trek più vicino alla tua zona e a verificare se e quando organizzeranno i test bike per il pubblico.
      Saluti ciclistici

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    2. Per quanto poi riguarda i modelli Giant, direi che le misure sono maggiori rispetto ai corrispondenti modelli Trek taglia 50. Più precisamente: Giant Propel altezza tubo sterzo 13,5 cm; Giant Advanced, altezza tubo sterzo 15 cm !!!!!!!! Insomma i predetti modelli Giant hanno un tubo sterzo più alto. E questo non è un caso. Conferma la mia valutazione e cioè che la migliore prestazione è solo quella più comoda soprattutto in gara. In fondo cosa te ne fai di un telaio scomodo. A meno che si preferisca aggiungere spessori a volontà sotto l'attacco manubrio, ma a quel punto, si finirà per essere penalizzati, anche dal punto di vista estetico.
      Saluti ciclistici

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