martedì 29 dicembre 2015

Test Bike: Effetto Mariposa, biadesivo Carogna e CarognaRemover.Addiovecchia carogna.


Cerchio pulito dal nastro biadesivo Tufo con Effetto Mariposa Carogna






Oggi mi è stato consegnato il pacco test, spedito dall'Effetto Mariposa, azienda leader svizzera, denominato "Carogna" destinato al montaggio dei tubolari: due rotoli di nastro bi adesivo e un tubo di gel per la rimozione del mastice dalla gola dei cerchi. L'Effetto Mariposa, realizza prodotti esclusivi, migliorando lo standard di quelli presenti sul mercato. Dopo un iniziale ed infelice parentesi con il mastice, da molto tempo, uso esclusivamente, per il montaggio dei tubolari, il biadesivo, in quanto è la migliore soluzione in termini, di facilità di uso, resa e affidabilità. Il vecchio mastice, chiamato anche carogna, principalmente a causa delle difficoltà che crea nel montaggio dei tubolari ( si appicca dappertutto e richiede un applicazione metodica e lunga, che ne impedisce l'uso immediato del tubolare, e soprattutto, con il tempo e le temperature calde, tende a staccarsi), ma anche per il cattivo odore ( si dice che in origine il mastice venisse ricavato dalle carcasse degli animali, in decomposizione), è un prodotto obsoleto che appartiene al passato. La tecnologia dei giorni nostri, ha risolto ogni problema di montaggio e di affidabilità, con il biadesivo. Chi dice il contrario è in cattiva fede o non conosce il biadesivo. Se ci fosse un negoziante, disposto a demonizzare il biadesivo, sicuramente, lo farebbe per mala fede, cioè per costringere il cliente comune, a rivolgersi a lui, per il montaggio dei tubolari, un modo per incentivarlo ad acquistare il tubolare presso la sua attività. Invece il biadesivo "libera" ogni ciclista, dall'assillo del mastice, complicato e sporco, e gli consente di acquistare i tubolari al migliore offerente, anche su internet. Insomma il biadesivo è il "nuovo" che avanza; a chi vuole rimanere indietro, auguro buona fortuna. E così con il biadesivo Effetto Mariposa Carogna, ho completato i prodotti offerti sul mercato, e son in grado di comprenderne le differenze. Una prima differenza, assolutamente importante, rispetto al prodotto concorrente, già testato su questo blog, è il fatto che il collante acrilico usato sull' Effetto Mariposa Carogna, non necessiterebbe di essere rimosso dalla gola del cerchio, durante la sostituzione del tubolare, il collante rimane solo sul nastro !!! Questa caratteristica unica dell'Effetto Mariposa Carogna, consentirebbe un risparmio, di tempo e di €, in quanto non è richiesta la pulizia della gola del cerchio, mediante il liquido specifico, usato dalla concorrenza. Sarà interessante verificarlo. Per i neofiti e per coloro che hanno deciso, finalmente, di fare il salto di qualità dal mastice al biadesivo, riporto le caratteristiche dell'Effetto Mariposa Carogna e del Carogna Remover, destinato esclusivamente per i ciclisti che prima di applicare il biadesivo devono rimuovere l'obsoleto mastice alias carogna.  

Biadesivo Effetto Mariposa : 

Universale: Carogna è stato testato e progettato per funzionare in modo impeccabile con qualsiasi cerchio (in alluminio, carbonio) e con qualsiasi tubolare (senza cuciture, fatto a mano o vulcanizzato) e  su strada o fuori-strada (ciclocross, mountain bike).
Proprietà adesive specifiche su cerchio e tubolare: il nastro biadesivo ha su ogni lato una diversa tipologia di incollaggio:
  • Semi-strutturale e rimovibile sul lato verso il cerchio: l’adesione è garantita da un collante acrilico industriale realizzato in modo da rimanere sempre sul nastro anche sostituendo il tubolare. In questo modo la superficie del cerchio è perfetta ad ogni applicazione successiva. Il collante acrilico ha una fortissima adesione sia su metalli che su carbonio, senza particolare preparazione della superficie.
  • Permanente sul lato verso il tubolare: è presente uno strato di 1 mm di collante permanente per applicazioni sottomarine. Questo strato ha la capacità di adattarsi alla geometria della base del tubolare una volta messo in pressione, garantendo un contatto ottimale ed un’aderenza eccezionale. L’umidità non è un problema per il collante (mantiene le sue proprietà anche se utilizzato sott’acqua), che fa presa sui diversi materiali con cui vengono realizzati i tubolari (nylon, cotone) e sulle diverse finiture (cotone naturale o ricoperto con neoprene).
Ampia gamma di temperature di funzionamento: una volta che il nastro ha fatto presa, anche l’utilizzo a bassa temperatura (fino a -40°C) non è un problema. La resistenza termica di tutti i materiali utilizzati per il Carogna era una priorità, ed i risultati lo confermano: il nastro biadesivo Carogna resiste nell’utilizzo prolungato (molte ore) con temperature fino a 150°C, superando anche in questo ambito i migliori mastici e nastri adesivi.
Superficie adesiva ottimizzata: l’adesione è molto forte ed uniforme su tutta la circonferenza del tubolare, ed è anche uniforme in senso trasversale su tutta la larghezza della superficie di incollaggio. Uno dei problemi dell’incollaggio con altri nastri biadesivi di tubolari con cucitura molto pronunciata viene così brillantemente risolto da Carogna.
Utilizzo ottimale: la temperatura ideale per l’applicazione di Carogna è compresa tra 21°C e 38°C, con l’80% della forza adesiva raggiunta dopo 8 ore. Applicare Carogna in un ambiente con temperatura inferiore a 10°C è sconsigliato.
Consigliano di pulire le superfici del cerchio con alcool isopropilico.

Formati disponibili: Carogna è disponibile in taglia “S” (largo 16,5 mm) , “SM” (largo 20 mm) ed “M” (largo 25 mm), rotoli per una ruota (2 m) oppure per officina Shop (lunghezza 16 m, sufficienti per 8 ruote).
Larghezza cerchio: “S” è consigliato per cerchi storici e tradizionali (con larghezza esterna fino a 20 mm), “SM” per cerchi con larghezza compresa tra 21 e 24 mm, mentre “M” è consigliato per cerchi tra i 25 e 28 mm di larghezza.
Il prodotto Effetto Mariposa Gel Remover è un moderno solvente che dissolve e trasforma in gel, mastice secco e altri collanti, permettendone la completa rimozione da cerchi in carbonio ed alluminio. In questo modo si ottiene la superficie ottimale per passare al nastro biadesivo Carogna oppure utilizzare mastice, ma su di un cerchio pulito. Si applica con un pennello e quando il vecchio mastice sarà stato attaccato e trasformato in gel dal Carogna Remover, sarà possibile asportarlo con uno straccio ( soluzione sempre preferibile rispetto ad utensili meccanici, come levette di plastica o raspe che possono danneggiare la fibra del carbonio). Rispetto al corrispondente prodotto della concorrenza, ho constatato che il Gel Remover non è liquido e non ha cattivi odori: dunque non è un solvente dalla rapida evaporazione. L’assenza di vapori ne permette l’utilizzo al chiuso. Secondo il produttore Effetto Mariposa Gel Remover non contiene sostanze pericolose o infiammabili ed è totalmente innocuo per metallo o carbonio.

A questo punto, la parola passa, prima all'officina e poi alla strada. Il test sarà aggiornato. Working progress. Saluti ciclistici. 

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Aggiornamento test Effetto Mariposa Carogna. Ho applicato il gel Effetto Mariposa Gel Remover per rimuovere il nastro biadesivo Tufo. Il risultato è stato ottimo. Il Remover Carogna, ideato per rimuovere il mastice secco, agisce ottimamente anche nel caso in cui venga usato, per rimuovere il nastro biadesivo; e non mi riferisco solo alla colla, ma anche al nastro. In pratica, il Remover toglie entrambe ! Cosa che invece non accade con il liquido della Tufo, dove invece occorre perdere tempo a rimuovere manualmente il velo cioè la pellicola del nastro, che si appicca alla parte interna del tubolare. Il Remover, lasciato agire per 12 ore, rimuove completamente ogni cosa appiccicata  sul cerchio. Davvero un bel risparmio di fatica e un ottimo risultato anche in termini di pulizia totale. Il cerchio rimane come nuovo. Lo raccomando.

Aggiornamento Test Nastro Biadesivo Effetto Mariposa. 

A seguito di foratura con un vetro appuntito, ho dovuto smontare il tubolare anteriore; una volta tolto il tubolare, ho trovato la gola del cerchio sporca di colla del biadesivo Effetto Mariposa. E fino a qui nulla di particolare. Il bello viene dopo. Ho sollevato il lembo del nastro Effetto Mariposa e l'ho sollevato fino a rimuoverlo completamente e senza interruzione. Una volta tolto anche questo, la gola del cerchio è rimasta quasi pulita; solo qualche grumo di colla, ma niente di più. Insomma a differenza della concorrenza non bisogna perdere ulteriore tempo. Se occorre togliere il tubolare per strada, allora, il nastro rimasto appiccicato è utile per montare quello nuovo e ritornare in sicurezza a casa. Allego le foto.



Peso del bi adesivo Effetto Mariposa



Freni a disco ? No grazie ! I prof non li vogliono e qualcuno lo dice.

Sono anni che lo scrivo, che i freni a disco su bici da corsa, per l'uso su strada, sono inutili, pericolosi, non leggeri e richiedono una manodopera non indifferente; sul punto vi rimando ai vari post, tra cui il test della Trek Domane Disc, pubblicati in tempi non sospetti, quando l'UCI non li aveva ancora omologati, seppure ad oggi, in forma parziale e facoltativa, e qualche ciclista neofito, prevalentemente biker, o timorato dalla frenata, era colto da un irrefrenabile propensione all'acquisto, dopo avere letto il parere illuminato e illuminante, di qualche pseudo esperto che li consigliava, pedalando con scarpe per MTB ! I freni a disco sono una trovata dei produttori per aumentare le vendite, e spolpare le pecore del gregge, ansiosi di legittimarsi come i primi possessori dei dischi rotanti, che magari useranno i freni a tamburo sulle auto ! E' appena il caso di precisare che nonostante l'inutile forza frenante, in caso di caduta, ci sarà il rischio di ustioni e di lesioni; per non parlare della difficoltà nel cambio ovvero adattabilità delle ruote, in assenza di un modello standard del corpetto e dello sgancio, senza immaginare i rischi presi durante la discesa alpina, considerato che le pompe idrauliche dei freni possono essere difettose o rompersi. Ciò nonostante, qualche esperto da salotto, ha preso tutto sottogamba, e qualcuno è caduto nella trappola del marketing. Tempo ne è passato e la mia opinione è stata confermata, non solo dalle insignificanti vendite (rispetto ai telai con freni tradizionali), ma anche dai più schietti e sinceri corridori professionisti (su strada), che confermano i motivi da me adotti. Vi invito a leggere queste interviste rilasciate da alcuni campioni, come Cancellara che non li utilizzerà nel 2016 CLICCA QUI, Dowsett preoccupato per il rischio di lesioni nel gruppo CLICCA QUI ed infine Van Avermaet che senza remore afferma che i rischi superano i benefici, preannunciando che non li userà nelle classiche del Nord CLICCA QUI, proprio dove qualcuno si aspettava l'uso massiccio ( a proposito il corridore dice qualcosa di interessante anche sul cambio elettronico!); ed infine leggete le indicazioni programmatiche  della Trek Segafredo, la quale  pur essendo stata la prima ad averli utilizzati ( lo fece con un solo corridore, alla Vuelta Espana 2015), ha dichiarato che non li utilizzerà nella stagione 2016 CLICCA QUI . 
Detto questo diffidate di chi vi dice il contrario; non hanno argomenti tecnici obiettivi per poterlo fare. Insomma lettori del blog, continuate a pedalare sulle vostre biciclette e lasciate ad altri, il fastidio e il rischio di usarli. Ciclista avvisato, mezzo salvato. Ricordate che il freno a disco per le biciclette da strada è un passo indietro nelle prestazioni e nella manutenzione. E' solo marketing.
Saluti ciclistici.



Il recupero e il miglioramento delle prestazioni. Non scherzate con il fuoco.


Lo scopo di questo post è quello di fare capire che lo sport amatoriale serve solo per divertimento e per tenersi in forma, in modo naturale e rispettando i propri limiti. Quando si va oltre, allora si entra nell'ambito dello sport professionistico, con tutte le conseguenze del caso, tra cui la necessità di aiutare l'organismo, non con i piatti di pasta, ma con medicinali legali che aiutano il recupero e di conseguenza migliorano la prestazione, ovviamente solo con l'ausilio di un medico, da assumere in pianta stabile, vista la frequenza e la necessità del caso. Il problema principale di ogni sportivo è il recupero, che si complica soprattutto con il passare degli anni, e con un programma di allenamento errato, che non tiene conto delle caratteristiche e dei limiti personali e non alterna la fase di riposo a quella dell'attività, in altre parole del carico/scarico. C'è qualcuno che confonde il problema del recupero, ovvero della stanchezza legata ad un eccessivo e prolungato sforzo, con il miglioramento della prestazione, che è cosa diversa e distinta, anzi conseguenziale o propedeutica.  In buona sostanza, con questo post, voglio consigliare che lo sport amatoriale, non deve mai, stravolgere la realtà e farci dimenticare quello che siamo e facciamo. Non emulate i professionisti dello sport; non riducetevi alla caricatura di voi stessi; divertitevi e state lontano dagli eccessi. Praticate lo sport in modo normale, eviterete così di essere costretti ad abbandonare la pratica sportiva, perchè delusi dalle prestazioni, o di esagerare ricorrendo a farmaci o ad altro. Del resto certe prestazioni non si raggiungono solo in quanto campioni, ma solo se si viene supportati da attività di preparazione e di recupero che nessuno può improvvisare. A tal proposito, conosco un ciclista, che convinto di essere forte, o come diceva Abbatantuono, " nà putenza", aveva deciso di partecipare alle gare amatoriali di categoria; nel farlo, si era imposto di osservare, in modo pedissequo, anzi maniacale, una tabella di allenamento impegnativa e non alla sua altezza, fatta peraltro da un improbabile preparatore atletico, alternando il lavoro quotidiano agli allenamenti. Ovviamente non poteva bastare solo l'allenamento, ma sarebbe stato necessario, fare tutta una preventiva serie di analisi cliniche, e seguire le indicazioni di un medico e di un preparatore adatto ed esperto, con ineluttabile aggravio di spese. Ebbene questo ingenuo ciclista, optando per il fai da te, "o faccio quello che fanno gli altri e se funziona con loro, funzionerà anche con me",  nel giro di meno di due anni, non solo non ha vinto nulla, ma ha addirittura abbandonato le corse amatoriali e ci mancava solo che andasse al bagno secondo la tabella di allenamento! Del resto, il livello delle GF, è ormai tale, che i primi 10 classificati  hanno un livello pari ai corridori dell'UCI Pro Tour, dall'11° al 50 ° quello pari agli Under23 o ai corridori Professional Continental, e tutti, hanno adottato un stile di vita professionistico, assolutamente lontano dal livello amatoriale, nell'accezione comune della parola. Insomma qualcuno o ha sbagliato lavoro o è andato oltre, senza più ritorno. Mi rendo conto, di scrivere cose impopolari, magari qualcuno si attendeva di leggere, informazioni, tipo quelle che si leggono, nei famigerati manuali di ciclismo, scritti con la promessa di  riuscire a diventare più forti del vicino di casa o del big del gruppo, sicuramente inutili pubblicazioni, alla stregua dei libri di cucina; portatemi qualcuno che ha imparato a cucinare ( cosa diversa da fare mangiare per i commensali) e sottoscrivo che si può diventare dei forti ciclisti, imparando a memoria i manuali per la preparazione alla pratica del ciclismo. Ma per favore. Quindi pedalate per il solo gusto di farlo e non pensate ad altro,altrimenti finirete per dimenticare la famiglia, il lavoro e il gusto sano della vita, e sarete costretti a cercarvi (inutilmente) uno sponsor.Provare per credere.
A scanso di equivoci, quello che fa il professionista nel video,  non è doping; è una pratica di recupero e di miglioramento delle prestazioni praticata dal giocatore di football americano, Brenden Ayanbadejo. Trattasi di sostanze legali, almeno stando a quello che leggo nei sottotitoli che scorrono nel video. In pratica si tratta di amminoacidi ramificati, sostanze appartenenti al complesso di vitamine del gruppo B, zinco, magnesio, acido ascorbico. Ovviamente come è scritto all'inizio e alla fine del filmato, la pratica è stata fatta sotto prescrizione ed osservazione di un medico. Quindi chi fa sport seriamente per raggiungere risultati, deve potere contare su un medico. ATTENZIONE. Non imitate Brenden Ayanbadejo senza il consiglio e il controllo del medico. Evitate il fai da te. Non fate le scimmie o i pappagalli. Pedalate in totale libertà e solo per divertimento; anche perchè troverete sempre qualcuno più forte di voi e le vostre condizioni economiche non potranno essere cambiate con lo sport amatoriale. Conviene comprare un prosciutto al supemercato, che vincerlo trasformandosi in uno zombie. Ciclista avvisato, mezzo salvato. Saluti ciclistici. 

giovedì 24 dicembre 2015

Test Bike: Bontrager TLR Flash Charger, il mini compressore a braccia.


E' la pompa premiata, quella più innovativa, nata per i tubeless, ma adatta al gonfiaggio di tutte le coperture; ha l'effetto di un compressore, con il vantaggio che non consuma corrente elettrica, ma solo calorie; è utile, è cult, è l'oggetto del desiderio dei ciclisti americani e non solo. Può essere usata anche per le auto. In pratica funziona con una riserva di carica, che serve al primo gonfiaggio della copertura, quando è completamente sgonfia, e gonfiarla è complicato, e raggiunge facilmente pressioni maggiori di 160 Psi ! Il raccordo per la valvola si adatta automaticamente ad ogni valvola, senza correre il rischio di sbagliare pompa o doverlo cambiare. Azionando la pompa con le braccia si introduce aria nel tubo di alluminio, dove viene conservata, che poi si libera alzando la leva rossa; si ha la facoltà di usarla come pompa normale, oppure come un piccolo compressore. La pompa è dotata di un pulsante che sgonfia la pressione della copertura troppo alta. In buona sostanza, questa pompa, consente di gonfiare con assoluta precisione, con estrema semplicità e facilità. Ricordo che i tubolari, come i copertoncini, al ritorno dall'uscita, dovrebbero essere sgonfiati, per essere gonfiati prima del successivo uso; questo per tenere sotto controllo la pressione e non insufflare pressioni inadatte. Linko la pagina riservata a questo prodotto nel sito della Bontrager/Trek CLICCA QUI
La pompa mi è stata inviata (e donata) dal mio amico torinese, Alex, un ciclista di quelli che non mollano. Saluti ciclistici 

mercoledì 23 dicembre 2015

Attivati contro lo smog

Parto da una premessa: la bicicletta è' la rivoluzione dell'uomo moderno, checche' ne dicano le case automobilistiche, che ostentano lo stile apparente e formale dell'uomo moderno, cinico e assetato di potere, ma con problemi di linea e di stress. Pubblicità superata dai tempi. La rivoluzione è il cambiamento, e il cambiamento può solo essere una soluzione radicale, come quella del ritorno alle origini dell'uomo, fatto di forza mentale e muscoli, effettivamente dotato di sostanza e di coraggio, che si muove all'unisono con l'ambiente che lo circonda, e rispetta se e gli altri. In questi giorni di festa, in cui l'opinione pubblica, discute per la prima volta, sull'inquinamento, soprattutto nelle città, grandi e piccole, grazie al bel tempo (sembra un paradosso), allora mi viene da pensare a chi non ha ancora capito che l'auto ed in genere tutti i veicoli con il motore a scoppio, sono la causa principale e volontaria dell'avvelenamento delle città di ogni dimensione: auto, moto, bus, camion, ciclomotori. C'è poco da opinare, è un dato obiettivo e datato come la superbia e la presunzione dell'uomo moderno. Il PM10 o più comunemente chiamato, polvere sottili, ( sottili perchè si diffondono e penetrano ovunque, persino nel sangue), sono causa di malattie gravi, tra le quali il cancro, dal quale non ci si salva neanche restando nell'abitacolo. Dunque caro cittadino, getta l'auto e recupera la vita e la forma fisica. Chi usa l'auto in città avvelena anche te, digli di smettere. Non c'è più tempo. Lascia a casa la pigrizia;combatti la dipendenza dall'auto. Non lavorare per pagarti l'auto, ma usa i soldi per la tua salute e quella dell'ambiente. Usa la bicicletta anche in città, fa bene alla salute e al portafoglio. È' giunto il tempo di parlare della bicicletta come un medicinale per la salute. La bicicletta deve essere prescritta dai medici, come medicinale per la salute. Chi guida l'auto è' sempre nervoso e quasi sempre in sovrappeso o obeso; chi pedala è' allegro e in forma fisica perchè consuma calorie e non la benzina. La bicicletta libera le endorfine e per questo che la felicità ha bisogno di una bicicletta, quindi liberati e libera la felicità. Si parla tanto di tagli alla spesa pubblica. Propongo una soluzione per risolvere il problema dello smog e del traffico e del costo della sanità pubblica, senza oneri per il cittadino intelligente: la tassa sui kg in eccesso, sarebbe utile a tutti, anche al servizio sanitario nazionale.
L'iniziativa del ministero dell'ambiente italiano, volte alla soluzione del problema, consta delle solite vecchie e superate ricette, assolutamente insufficienti, che non portano a risultati concreti, finalizzate più che altro, a non perdere consenso elettorale con scelte che non penalizzano l'italiano medio ( la cui educazione ambientale è il vero problema da risolvere), che ha sviluppato una vera e propria dipendenza dall'auto; una su tutte: prossimi incentivi all'acquisto delle auto ! Ma come, le città e tutte le strade sono intasate ed inquinate da qualsiasi sorta di veicolo a motore, e il governo, propone di aumentarne il numero ! Occorre essere al di fuori dalla realtà per fare una scelta così scellerata. E fa riflettere l'iniziativa di qualche anno fa, con la quale un organizzazione non governativa, in Africa, dona biciclette a chi pianta un albero, ricicla rifiuti e coltiva i campi. Bicicletta che nella immensa Africa ( molto ma molto più estesa della piccola Italia), serve per sopravvivere e migliorare la mobilità, riducendo le lunghe distanze tra i villaggi  CLICCA QUI E così mentre in Africa si donano biciclette a chi si prende cura dell'ambiente, in Italia si fanno i sconti sulle auto per combattere lo smog. Povera Italia, paese retrogrado, incivile e triste. 
Saluti ciclistici.

sabato 19 dicembre 2015

Training invernale 2015. SFR con Bardiani CSF.

Sulle mie strade, le stesse su cui, un tempo, si allenava anche Marco Pantani, ogni anno ritornano i team professionistici, a svernare, sfruttando il clima mite, e percorsi allenanti. Di prof ne ho visti passare tanti; in questi giorni ho incontrato quelli chiamati #TheGreenMan della Bardiani CSF, il team italiano più giovane in assoluto, con alcuni corridori interessanti, e probabili mattatori anche al prossimo giro d'Italia, come Pirazzi, Buongiorno e l'azzurro Sonny Colbrelli, diretti dal DS Stefano Zanatta. Stamattina, ho fatto le SFR con loro. Allenarsi con ragazzi di 20 anni, dal futuro promettente, alla mia età, è una cosa non indifferente, forse un "premio alla carriera" ! Per questo lancio il mio # : #daiveciononmollare . Saluti ciclistici. 






mercoledì 16 dicembre 2015

Winter Training 2016: Sperlonga a pranzo. Compleanno in sella.


Fuggire dal scialbo quotidiano, appena possibile. A pranzo si va in fuga verso la bellezza; solo la bellezza reca sollievo all'animo. Voglio ricordare il mio compleanno con le parole del poeta latino, Orazio: "Mentre parliamo il tempo sarà già fuggito, come se ci odiasse: cogli l'attimo confidando il meno possibile nel domani." . Auguri "vecchio" Lupo Solitario. #nonsimollamai

lunedì 14 dicembre 2015

Ceramic Speed e tutto diventa scorrevole e veloce.

Dedicato a quelli che non hanno capito o non conoscono la differenza tra l'acciaio e la ceramica. Ecco un mini video, che pubblico per far capire, a quanti, se ce ne fossero ancora, non conoscono la scorrevolezza delle sfere ( e cuscinetti) in ceramica di alta qualità ( non cinesi). Nel caso di specie, trattasi di prodotti realizzati dalla danese Ceramic Speed; in particolare, delle sfere in ceramica inserite nei mozzi DT SWISS montati su ruote Bontrager Aeolus, cuscinetti e sfere in ceramica installati nel movimento centrale della guarnitura Shimano Dura Ace ed infine le due pulegge Ceramic Speed ( con cuscinetti e sfere in ceramica) montate sul cambio Shimano Dura Ace. Il risultato è sotto gli occhi: anche prodotti che non eccellono in scorrevolezza, o almeno non a livello di alcuni concorrenti, diventano più scorrevoli. L'altro beneficio della ceramica di alta qualità è la maggiore resistenza all'usura. Saluti ciclistici.

Fratelli di salita. Fratelli d'Alpi.

Pedalare in montagna è cosa diversa; non tutti possono farlo, per condizione fisica e mentale. Quando si ha la condizione per salire fino al passo, insieme a compagni di avventura, allora tutto diventa eroico e si scrive una pagina di "battaglia" contro i propri limiti; una pagina da leggere dentro di se, o raccontare, davanti al cammino acceso, mentre fuori, scende la neve o la tempesta imperversa. Nel mio pedalare per montagne, ho diviso la strada con valenti ciclisti, che uso chiamare fratelli di salita. Il legame sportivo che ti unisce a lui è unico, indelebile. In pratica, si pedala affianco l'uno all'altro, si cadenza il ritmo, come se fosse lo stesso meraviglioso accordo musicale; si pedala all'unisono. E' il fratello, quello che parla, incita e aiuta nei momenti di difficoltà. Ogni pedalata in altura, vale doppio, anzi triplo, e con il tempo, si acquista una forza fisica, ma soprattutto  mentale, utile persino nella vita quotidiana. In montagna non si può fingere o essere degli opportunisti; è una selezione naturale; si divide tutto, persino il silenzio, e il successo conquistato scollinando il passo. Il fratello di salita non si abbandona, MAI. Non esiste il tempo di ascesa migliore, esiste il tempo che fai con lui, con il quale dividi la strada. Arrivare sul passo è indimenticabile; terminata la fatica (e tutti faticano), c'è il silenzio, e il cielo così vicino, che ti sembra di toccarlo con un dito; e poi, l'abbraccio delle vette, i sorrisi, la stanchezza, il dividersi persino la barretta, spesso donata a chi non ce l'ha più;  e la testa sembra vuota e il respiro è più gravoso, per la difficoltà di farlo in altitudine. Quell'essere felice sul passo, è indimenticabile, è una tacca incisa sulla via dei ricordi.  Ecco potrei scrivere molto ancora, ma preferisco compendiare, le mie esperienze in altura, in queste parole, dedicate all'amata montagna e ai fratelli di salita. Con dedica a chi, nel tempo, ha diviso con me, le salite alpine. Ovunque voi siate, fratelli di salita, segnalate la vostra presenza. Lancio un hashtag #fratellidisalita Se penso che i ciclisti dopati per pedalare in quota hanno bisogno di drogarsi, mi viene da ridere. Altro che doping ! I #fratellidisalita hanno bisogno di montagne. 

Mi piace concludere questo post, con questa mia piccola poesia.
Cieli infiniti, cattedrali di rocce, laghi custoditi dalle vette, in un silenzio sacro, ovunque si ode l'inno alla bellezza. La montagna è il punto più alto della terra, lassù tutto è diverso, è più vero. La spirale d’asfalto che conduce sulla vetta, è la via crucis dell’anima, la forza contraria che tempra i muscoli e stringe il cuore. Alla montagna non si può mentire, non ci si può rivolgere con la parola, ma solo con il pensiero. La montagna è silenzio e  tributo. La montagna è purezza; monda lo spirito, eleva l’anima a Dio. Sublima il sacrificio del ciclista: ogni goccia di sudore è un dono prezioso, fatto di sacrifici ed allenamenti; ogni affanno è un sospiro dell’anima, consuma l’esistenza. Il ciclista sulla strada di montagna è libero e forte; ascolta il vento, che si fa eco e sibilo, finanche voce divina. La montagna è solitudine. Tutto quello che accade durante l’ascesa è unico, immortale e prezioso. Quello che unisce la montagna, nessuno può cancellarlo. La montagna rende umili e veri. Che meravigliosa ed eroica azione è pedalare sul crinale, lungo impervie strade montane. L’alea sacra ammanta di colori forti la figura silente del ciclista. Pedalare in una fusione di gesti e di respiri; i fratelli guerrieri si consumano nella stessa fatica, sorridono nella stessa gioia, un solo successo. Fratelli di montagna, fratelli di  salita.
Dall'album dei ricordi dei #fratellidisalita .........








sabato 12 dicembre 2015

mercoledì 9 dicembre 2015

E tu che ciclista sei ?

Tra i ciclisti c'è una specie protetta, in via d'estinzione, quella che definisco, il ciclista da strada full season o per dirla come gli anglosassoni, rider full season, quello che non molla mai per tutto l'anno; quello che esce, anche  l'inverno, portatore di freddo e di cieli grigi, talmente duri, da stringere le ossa, fino a sentire i brividi, da tendere i muscoli, come corde di violino; quello che esce quando gli altri dormono, e non ha paura del vento, caldo o freddo, ma lo affronta da solo, a testa alta, sapendo che in cambio, riceverà forza e concentrazione.
Alla "specie" dei ciclisti rider full season appartengono gli ultracycling, gli stradisti da corse clandestine, gli stradisti fino al midollo osseo.
Gli stradisti full season, non accettano limiti e sfidano i propri limiti e non sognerebbero mai di lasciare la loro compagna di strada, snella, leggera ed agile, per salire su di una pesante e lenta mtb e per niente al mondo indosserebbero le scarpe da mtb. La mtb non è accettata per idiosincrasia.
Rider full season si nasce, e per continuare ad esserlo, serve solo passione , sacrificio, forza mentale, carattere, bisogno di lottare; non servono le tabelle di allenamento, le uscite monotone con il gruppo, spesso, all'insegna del pedalare "tanto per non farsi cacciare da casa dalle mogli", o stile "vacanze di pasquetta", tra risate, chiacchiere, ciuccia ruote, pance in fermento, e busto e spalle dritte, manco fossero dei serpenti a pedale.
Al rider full season serve solo il ritorno di quella smania, chiamata il richiamo della strada, quella che lo fa andare via, per sentirsi parte in movimento del mondo.
I rider full season sono "bestie fameliche", che vanno sempre a tutta, diversamente non sanno fare; quelli del gruppo INPS ovvero quelli che pedalano da una vita, ma non sono mai migliorati nella performance, li indicano a dito, per invidia e rancore, sapendo che non sono come loro, nonostante lo desiderino.
Il rider full season sa che allenarsi per superare i limiti della condizione atletica,è un esercizio mentale; non tutti possono, non tutti sanno farlo.
Il rider full time, è parte dell'ambiente  in cui si allena; tutti lo conoscono, tutti sanno che passerà per quelle strade, basta solo aspettare; un attimo ancora e lo vedranno sbucare da dietro la curva, con il suo incedere potente, leggero, agile, e silenzioso. Il loro territorio di allenamento, è certamente assimilabile a quello dei predatori; in fondo ognuno è a caccia di "prede".
Il rider full time, pedala seguendo l'istinto, lontano dai pensieri quotidiani, oppure cerca di riordinarli, dal groviglio della vita. I più estremi, come me, non hanno bisogno di computer, fasce toraciche; hanno imparato ad ascoltare il corpo e ne conoscono perfettamente i limiti, e a memoria i percorsi; per loro pedalare è tutta una questione di forza mentale, di esercizio dell'abitudine; in fondo pedalare è uno dei gesti più naturali che esistono, non serve altro, puoi fidarti solo di te stesso; sguardo dritto sulla strada,mentre  l'istinto comanda il corpo e i rapporti; è una questione di ritmo interno, di cadenza spirituale, come quella di un grosso orologio a pendolo, che sentono rintoccare dentro, e che lui chiama, il ritmo della strada.
Il rider full season ha la smania della fuga; il tormento della forza; il richiamo della libertà; il bisogno di andare lontano.
Il rider full season, sa che il vento, il freddo, il caldo, sono compagni di allenamento, gli unici che possono aiutarlo a superare i propri limiti.
Il rider full season non c'è per nessuno; egli pedala contro il tempo, oltre il cielo.
Il rider full season è un guerriero, l'ultimo, il solo rimasto nei tempi moderni, e sa esserlo, oltre le mode, oltre il gregge; egli è un lupo solitario; egli è lupo solitario; cerca la montagna, le strade più dure.
Il rider full season è una sorte.



 

La Toga ( la mia).

La carriera professionale è come un Tour, Giro, Vuelta Espana, Campionato del mondo, corso contemporaneamente.........


La toga ( la mia), sa di tempo, di cavilli, di norme, di sacrifici, di segreti, di duelli in aula, di dolori, di giustizia, di pensieri, di istinto, di pazienza, di attesa.........

giovedì 3 dicembre 2015

QUESTA SERA SU RADIOSELFIE.IT

Invito tutti i miei lettori a collegarsi, via web, questa sera, su RADIOSELFIE.IT . Interverrò in diretta sull'argomento della proposta di legge 2.13 al DDL 1638 presentata dal parlamentare del PD, Filippi, che prevede l'obbligo del  bollo, della targa e dell'assicurazione per le biciclette.
Potrete risentire la trasmissione in PODCAST. Ecco il link per riascoltare, sia l'intervento in apertura del senatore Filippi firmatario della proposta, sia il mio intervento radiofonico  CLICCA QUI ( se volete ascoltare direttamente il mio intervento scorrete il cursore della riproduzione dal minuto 1:18:10 )

Vi segnalo il tweet del giornalista conduttore della trasmissione radiofonica:

#labicinonsitocca  NON SI MOLLA MAI.

Rimando al post che ho scritto sulla predetta proposta di legge CLICCA QUI

Saluti ciclistici. 

martedì 1 dicembre 2015

Bollo, targa e assicurazione per le biciclette: quando la politica fa flop.

E' di questi giorni la proposta di legge di modifica n. 2.13 al DDL n. 1638 2.13 Filippi, presentata da un parlamentare del PD, tale senatore Filippi, che propone un emendamento al codice della strada: "al comma 1, dopo la lettera c), aggiungere la seguente " c -bis) la definizione nella classificazione dei veicoli, senza oneri a carico dello Stato e attraverso un'idonea tariffa per i proprietari; 1) delle motoslitte, disciplinandone le caratteristiche costruttive e funzionali, nonchè la circolazione con un apposito contrassegno identificativo, documenti di circolazione e di guida e l'assicurazione per la responsabilità civile verso terzi; 2) delle biciclette e dei veicoli a pedali adibiti al trasporto, pubblico e privato, di merci e di persone, individuandone i criteri e modalità d'identificazione delle biciclette stesse nel sistema del Dipartimento per i trasporti, la navigazione, gli affari generali ed il personale".
Successivamente, alle polemiche ricevute, sulla stampa e sul web, il senatore toscano scrive sul suo sito di avere riformulato l'emendamento nel seguente modo: Art. 2 Al comma 1, dopo la lettera c), aggiungere la seguente: “c-bis) la definizione, nella classificazione dei veicoli, senza oneri a carico dello Stato e attraverso un’idonea tariffa per i proprietari: 1) delle motoslitte, disciplinandone le caratteristiche costruttive e funzionali, nonché la circolazione con un apposito contrassegno identificativo, documenti di circolazione e di guida e l’assicurazione per la responsabilità civile verso terzi; 2) delle biciclette e dei veicoli a pedali adibiti per il trasporto a pagamento, pubblico o privato, di persone, individuando criteri e modalità d’identificazione delle biciclette stesse nel sistema informativo del Dipartimento per i trasporti, la navigazione, gli affari generali ed il personale, nonché la circolazione delle stesse con un apposito contrassegno identificativo e l’assicurazione per la responsabilità civile verso terzi;”. Ecco il link del sito del senatore proponente CLICCA QUI

In buona sostanza, il senatore livornese, aggiungendo " a pagamento" pensa di avere risolto la questione, almeno per le biciclette non adibite per il trasporto. La modifica lascia il tempo che trova; in verità il tenore letterale della norma, non solo non ci fa ritenere assolutamente al di fuori del pericolo, ma risulta essere una provocazione, se si pensa che comunque il trasporto a pagamento, a mezzo di biciclette e di altri mezzi a pedale, risulta essere l'unica soluzione per risolvere i problemi legati allo smog e al traffico, ovunque; e allora perchè penalizzarlo con balzelli e costi, invece di incentivarlo ?! Pertanto fino al ritiro della proposta ( chissà se il senatore proponente avrà il coraggio per farlo), ritengo che non sia scongiurato, completamente, l'obbligo del bollo, della targa e persino dell'assicurazione per r.c. per le biciclette !! Probabilmente una volta approvata questa nefandezza normativa e sociale, questo nuovo balzello, il governo in carica,  avrà trovato il modo per rimpinguare le casse dello Stato svuotate dall'abolizione della tassa sulla prima casa, e sul bonus ai giovani studenti; non è sfuggito certamente, al PD, che c'è una crescita esponenziale del numero delle biciclette in Italia. Ebbene sì, potremmo essere l'unico paese d'Europa e del mondo ad avere previsto l'obbligo del bollo e della targa per l'unico mezzo che non inquina, cioè la bicicletta ( è meglio specificarlo, potrebbe esserci qualcuno, che non ne sia a conoscenza). E così, con l'Italia classificata tra le nazioni più inquinate, complice i milioni di veicoli a motore che invadono le città e i paesi intasati dal traffico, con il mondo che si interroga come risolvere i problemi del clima, con alcuni paesi come la Francia, che pagano il cittadino che si reca a lavoro con la bicicletta (sic), i parlamentare del governo in carica, propongono un tale obbrobrio giuridico, frutto di una visione distorta della bicicletta. La politica italiana è  inadeguata alla realtà, e mostra evidenti problemi di cultura, strumentalizzata, anche per ignoranza, dalla politica di austerità della UE e quindi votata all'indirizzo del "battere cassa" ovvero tassare tutto quello che è possibile, senza distinzione di sorta. E poco importa, al parlamentare Filippi e al suo PD, che la bicicletta è l'unico modo per salvare le città dal traffico, dallo smog, per tutelare la salute dei cittadini, con evidenti riflessi sulla spesa pubblica della sanità, alla prese con una popolazione in sovrappeso, finanche obesa, affetta da malattie letali, in crescita esponenziali, tra le quali quelle cardiovascolari e il diabete. Il moto fisico rende i cittadini felici e sani. Ho definito la bicicletta, la rivoluzione dell'uomo moderno; non servirebbe spiegarne il significato; ma dopo, questa incredibile proposta di legge, è meglio farlo. L'uomo moderno, deve cambiare stile di vita, per salvare se stesso e il pianeta; non è possibile vedere cittadini di un posto di mare, come per esempio Terracina, "passeggiare" sul lungo mare, con le auto, nonostante la ciclabile e un comodo e spazioso marciapiede che lambisce la spiaggia! Non è possibile vedere SUV, inquinare nei centri storici, per il mero gusto di ostentare opulenza ! In un Italia vittima della corruzione, delle mafie e della cattiva politica, dobbiamo annoverare anche uno stile di vita sociale in cui prevale la forma sulla sostanza delle persone; e la sostanza è anche l'ambiente, la salute pubblica, il buon governo, effettivo, non ostentato, come quello del governo in carica, le persone oneste e capaci. Vedremo se dietro alla proposta di legge del Filippi, c'è l'intento del governo di portare a casa un altro balzello a danno dei cittadini e questa volta anche dell'ambiente e dell'industria legata alla bicicletta; del resto il governo ha dimostrato, nella sostanza, di non essere davvero interessato all'ambiente, se ha autorizzato la trivellazione petrolifera nel mare, a ridosso della nostra bellissima costa, con nocumento per l'uomo e per la saluta dell'ecosistema. Il governo deve fare cassa per rientrare nei tagli programmati con il patto di stabilità; ed ogni anno sarà sempre peggio. I social sul Web, si sono mobilitati con 
#labicinonsitocca , e in pochi giorni, migliaia di tweet hanno preso d'assalto il parlamentare Filippi, che sembra, che abbia dichiarato che il suo emendamento è stato interpretato male, in quanto intendeva tassare i risciò!!!!! E' appena il caso precisare, che il ciclista vero, non quello che fa finta di esserlo, come molte star, non può votare PD, sarebbe una castrazione. Peraltro è singolare e preoccupante che nessun ciclista professionista italiano abbia preso posizione sul problema; come non lo abbia fatto, qualche cantante italiano, diciamo noto, che asserisce di essere ciclista praticante. Sono a favore della proposta in questione ? Sono disinteressati ? Sono simpatizzanti del PD ? Bà e chi lo sà ! La mente umana è sconosciuta. Intanto dite a Renzi, che il suo partito, vuole che metta la targa alla bicicletta e paghi il bollo! Occhio che poi finirà per pagare la multa !!!!
Il mio intervento alla trasmissione radiofonica Il Pensatore CLICCA QUI ( scorrete il cursore della riproduzione dal minuto 1:18:10)
Vi segnalo il tweet del giornalista conduttore della trasmissione radiofonica:
Ecco il podcast de di ieri in onda su , con dal minuto 1:18:10 su…  

 Saluti ciclistici.

giovedì 26 novembre 2015

Noi c'eravamo.

Passa il giorno, passa la notte, passa l'attesa, passano gli eventi, i luoghi, le emozioni, i pensieri, le vittorie, le sconfitte, le mode, le illusioni, molti amori; tutto passa e muta, è nella condizione umana. Ma c'è qualcosa, che in quanto tale, non passerà: l'Amicizia. L'amicizia non si può comprare, ma solo ricevere, è un prezioso dono. Resistere ed essere, oltre le apparenze, di questo c'è bisogno per averla. Perchè quello che conta è non apparire, ma essere.

lunedì 19 ottobre 2015

Pedalare Indoor Cycles: il virtuale della strada. Test Cycleops Pro 400.

Pedalare in sella ad una Indoor Cycles è come pedalare "seduto" su una poltrona, nel confort dell'appartamento e i paesaggi che si desiderano, lontano da automobilisti vigliacchi con la pancia grassa che aggrediscono i ciclisti. Una virtuale proiezione dell'esercizio atletico, senza lo stress del traffico.  La Indoor Cycles è la nuova frontiera tecnologica, per chi preferisce lo stile virtuale: misuratore di potenza, pedivelle con pedali da strada, manubrio con presa alta e bassa; in buona sostanza una quasi ripetizione dell'originale. Manca solo il vento; ma per quello ci si può sempre attrezzare con un potente ventilatore ! Molto meglio una Indoor Cycles che pedalare come un criceto sopra un rullo che "deforma" ovvero "piega" sotto sforzo il telaio della bicicletta, e provoca la sensazione di pedalare sulla "gomma". Saluti ciclistici.   

Il "Mostro" Cycleops 400 Pro ( si ringrazia Falasca Cicli per la prova)

sabato 17 ottobre 2015

Test bike: Speedplay Zero Titanium. Cleats Zero Aero Walkable and cleats Zero V2.

Ho testato gli Speedplay Zero Titanium con le nuove tacchette Zero V2 . E' un pedale rivoluzionario, rispetto a tutti gli altri pedali, prodotti sulla base del progetto Look del 1984. Speedplay è rivoluzionario proprio perchè ha cambiato la regola comune, cioè la tacchetta si attacca al pedale; con gli SpeedPlay è il pedale che si attacca alla tacchetta, che in realtà costituisce la piattaforma. Ma è davvero importante avere la piattaforma più ampia del mercato a fronte del pedale più piccolo ? Quanto ciò influisce effettivamente sulla prestazione del ciclista ?
Il test è' realizzato in collaborazione con il rivenditore autorizzato Falasca Cicli.
Presentazione del prodotto.
PIATTAFORMA/FUCLRO (Speedplay) contro TACCHETTA/PEDALE tradizionale. Il test servirà a capire le differenze e qual'è il sistema più performante. 
Va subito detto che ogni parte del pedale è in metallo, a differenza dei prodotti concorrenti. E' un pedale estremo nel senso che sposta il limite della prestazione essendo l'unico che consente la massima è precisa  personalizzazione. Speedplay Zero permette a) di regolare il flottaggio (movimento laterale a destra e a sinistra) ovvero la rotazione del pedale ( in maniera fissa o flottante entro un range di 15°), con aggiustamenti millimetrici ( grazie ad un sistema a doppia vite), che consente di scegliere tra la posizione neutra, avvitando la vite superiore si regola la libertà angolare del tallone verso l'esterno, heel out, mentre agendo sulla vite inferiore, il tallone può ruotare solo verso l'interno, heel in, e la posizione fissa del pedale, con un angolo impostabile all'interno di un range di 15°; b) di regolare i tre assi del piede, indipendentemente e senza influenzare le altre regolazioni ( nessun altro pedale è in grado di farlo), cioè avanzamento e arretramento longitudinale, spostamento laterale ed infine rotazione rispetto al pedale.
E' appena il caso di precisare che il montaggio delle tacchette è semplice ed immediato a differenza di quelle degli altri pedali. e' sufficiente riportare la distanza (personale) tra centro della tacchetta e punta della suola e quindi fissare il pedale; in pratica, ogni errore di angolazione della tacchetta, è eliminato.
Lo Speedplay Zero ha una distanza minima tra il piede e il fulcro della pedivella su cui è montato il pedale, aumentando al massimo la resa durante il trasferimento della potenza, grazie ad un asse di 50 mm; un profilo sottilissimo per ottenere la minore distanza tra perno e suola disponibile sul mercato, che spiegherò più avanti; infine il profilo particolare dei pedali permette di continuare a pedalare in curva e di piegare molto, con un angolo di 39 gradi.
I pedali Speedplay Zero vantano due primati sulla concorrenza: a) la piattaforma ovvero la base di appoggio più larga ovvero la maggiore area di contatto scarpa/tacchetta del mercato: Speedplay Zero 2.849,2 mm, pari a 284,92 cm; pedale Look Blade 2, 68 mm, pari a 6,8 cm; pedale Time Expresso,  700 mm, pari a 7 cm; b) lo spessore più basso e quindi la minore distanza tra perno e suola: Speedplay Zero, con scarpe a tre fori, 11,5 mm, e quattro fori, 8,5 mm; Time Expresso 13,5 mm; Look Blade 2, 13 mm; c) è' l'unico pedale che permette il doppio aggancio su entrambe i lati; in buona sostanza non serve più guardare il pedale, serve solo agganciarlo. 
Il sistema di fissaggio, True-Locking evita lo sgancio accidentale. Ogni forma di gioco è eliminata e il contatto tacchetta/pedale è metallo/metallo, per questo è necessario lubrificare con olio al teflon, le molle delle tacchette e i bordi del pedale, ogni due uscite, per consentire il migliore funzionamento dell'aggancio e sgancio. Devono essere lubrificati con grasso marino i due cuscinetti ad aghi, per pedale, ogni 3 mesi oppure ogni 5000 km o comunque quando il pedale ruota liberamente su se stesso, in modo da garantire la massima durabilità e scorrevolezza. Contrariamente alla concorrenza non si può regolare la forza di aggancio e sgancio. E' possibile camminare con le tacchette V2, senza particolari problemi, anche se giova ricordarlo, le scarpe per il ciclismo su strada, servono per pedalare e non per passeggiare per le vie del centro.
Tutte le parti del pedale e della tacchetta possono essere sostituiti after market, ad eccezione del perno in titanio, che non necessità di alcuna sostituzione nel tempo. Circa il grado di usura ci vuole molto tempo, per fornire un dato oggettivo; per ora posso solo limitarmi a riportare il dato fornito da un ciclista agonista che da due anni pur avendo pedalato per circa 28.000 km, non ha avuto la necessità di sostituire le tacchette, e i pedali non hanno mostrato segni di usura ed abrasioni. Ovviamente le tacchette Speedplay Zero vanno pulite al loro interno, avendo cura di rimuovere subito i detriti.
Consiglio. La prima volta in cui si utilizzeranno, si potranno presentare difficoltà di aggancio, soprattutto ai ciclisti con un peso leggero, come mi è capitato durante il test. Ciò è dovuto all'abitudine di agganciarsi ai pedali tradizionali e al rodaggio delle parti metalliche dei pedali e delle tacchette. Tuttavia dopo le prime uscite non si avvertiranno più difficoltà di aggancio immediato. Invece nessun problema di sgancio in tutte le condizione di utilizzo. Pertanto consiglio di esercitarsi in un luogo sicuro, lontano dal traffico, dopo avere montato pedale e tacchetta nuova. Ovviamente la tacchetta nuova su pedale usato non presenta particolari problemi. Il pedale Speedplay è destinato ad un lungo utilizzo; per questo ogni sua parte usurata, può essere sostituita after market. Infine Speedplay è l'unico pedale che consente di ingrassare e sostituire i cuscinetti.
Test su strada.  Non ci vuole molto a capire, che il sistema fulcro/piattaforma del pedale Speedplay Zero è di qualità elevata e rileva una prestazione assoluta. Nessun compromesso, nessun limite, nessun difetto strutturale. Anche durante l'utilizzo più estremo ( volata, in salita) non ho mai sentito rumori di contatto, sfregamento, tra la piattaforma (tacchetta) e fulcro (pedale). E' un pedale silenzioso. Inserita la piattaforma (tacchetta) metallica, ci si sente saldamente "infulcrati" su di un asse sul quale ruota il piede. L'alloggiamento a molla della tacchetta Zero V2 e la placca inferiore di metallo, colore oro, scattano insieme per formare un gruppo unico, una volta  allocate sul fulcro. In fase di richiamo, a differenza del pedale tradizionale, non c'è l'effetto di sentirlo attaccato alla scarpa. La pedalata è rotonda ed agile, per l'effetto dell'asse del pedale più vicino alla suola della scarpa; in curva si può continuare a pedalare, anche piegando molto. Nessuna tensione sulle ginocchia anche dopo molte ore di duro allenamento. Il doppio aggancio, consente di inserire il pedale, senza doverlo guardare, potendo agganciarlo su entrambe i lati. Il flottaggio interno ed esterno, è così personalizzabile, da poterlo regolare, non solo facilmente, ma anche a piacimento e con estrema precisione; durante il test  l'ho regolato, con un flottaggio laterale libero (15°), per evitare tensioni sulle ginocchia e scongiurare eventuali infiammazioni, e ciò nonostante non ho avuto problemi di tenuta ovvero di movimento accidentale laterale del piede, in ogni condizione, persino in fase di pedalata fuori sella, in salita e in volata, a mani basse. Il piede rimane agganciato stabilmente e saldamente in ogni condizione. Lo sgancio è facile e immediato. Lo ripeto; le scarpe sono sempre correttamente e saldamente agganciate. Nessun problema di adattamento alla nuova posizione biomeccanica, e ciò nonostante che per più di 20 anni ho usato il pedale tradizionale. La piattaforma Speedplay, molto estesa, in larghezza ed in lunghezza, consente una maggiore stabilità, una migliore trasmissione della potenza, ed infine un confort spiccato sulle lunghe distanze. Il test è realizzato con scarpe a 3 fori; quindi non il massimo per le tacchette Speedplay che hanno nelle scarpe a 4 fori, la soluzione ottimale.
Davvero interessante il peso leggero degli Speedplay Zero Titanium. Infatti per quanto concerne il peso, è noto che il peso del pedale, come quello della ruota, viene classificato come peso in rotazione, e quindi è determinante per la prestazione finale. Dunque è più importante ridurre il peso sulle masse rotanti che sul peso statico della bicicletta. In buona sostanza il peso del pedale non è un criterio secondario nella scelta, ed è sempre preferibile, scegliere un pedale leggero top di gamma.
Consigli. A chi, come me, ha sempre utilizzato il pedale tradizionale, raccomando, di usarli per la prima volta, in un luogo lontano dal traffico, oppure sul rullo, in quanto occorre imparare ad agganciarli correttamente. Appena acquistato, non è facile a causa dei materiali nuovi e la tensione elevata della molla della tacchetta; poi si impara a farlo. Quindi occorre un periodo di adattamento all'aggancio, considerato che la forza di tensione è l'unica cosa che non può essere regolata, proprio per evitare sganci improvvisi. Di contro, la fase dello sgancio è facile ed immediata. Come ogni pedale, maggiore è il flottaggio, maggiore dovrà essere ampio e deciso, il movimento laterale esterno, in fase di sgancio. Dal punto di vista dell'assetto, il sistema Speedplay, necessita di un abbassamento dell'altezza della sella, rispetto al sistema tradizionale, quindi per chi usa i pedali Look, Time e Shimano. Consultatevi con il vostro biomeccanico. Ad ogni uscita, come raccomandato dalla Speedplay, occorre applicare dell'olio al teflon, per lubrificare la molla di tensione metallica. Per i video tutor, compreso quello dell'ingrassaggio dei cuscinetti, CLICCA QUI . Controllare sullo stesso sito la compatibilità delle scarpe a 3 fori. I pedali Speedplay Zero Titanium non possono essere utilizzati da ciclisti che hanno un peso maggiore di 84 kg.
Test tacchette Speedplay Zero Aero Walkable.  Lo sto scrivendo sulla strada. Prossimamente.

In conclusione, il sistema Speedplay è top per le prestazioni e per il sistema di aggancio piattaforma/fulcro, fortemente innovativo che dimostra di avere un valore aggiunto; inoltre è l'unico pedale che può (deve) essere lubrificato e dispone di ricambi; quindi si possono ingrassare i cuscinetti e in caso di cadute o altro incidente, ogni parte del pedale può essere sostituita con i ricambi disponibili presso i rivenditori autorizzati. In buona sostanza Speedplay è il pedale più longevo e rigido sul mercato. Saluti ciclistici. 

L'adattamento al nuovo sistema che ho fatto soprattutto sulla Indoor Bike



Test Speedplay Zero Aero Walkable Cleats.
Le Bontrager XXX Road Shoes con suola a tre fori, sono testate, con le nuove tacchette Speedplay Zero Aero Walkable Cleats, dotate di un supporto antiscivolo per camminare in sicurezza e il tappo di protezione interno chiamato Amico. L'ultimo modello delle tacchette statunitensi hanno mantenuto l'efficienza della Zero V2, migliorando la longevità del pedale e permettendo di camminare, grazie al supporto di plastica, di protezione ed antiscivolo e al tappo di plastica, quest'ultimo utile per impedire che all'interno, e sopra la tacchetta metallica possano infiltrarsi detriti o sporcizia, una volta scesi di sella. Il supporto di plastica, antiscivolo, rimane attaccato alla tacchetta metallica, anche quando si pedala, mentre il tappo Amico, deve essere svitato prima di salire in sella. Inoltre il supporto di plastica, grazie allo specifico profilo, migliora l'aerodinamica del pedale Zero. Il supporto di plastica e il tappo Amico sono disponibili after market, come ricambi, anche separatamente.
Test su strada. Camminare con le nuove tacchette, grazie al supporto di plastica, è sicuro e agevole. Nessun problema in fase di aggancio e sgancio della tacchetta al pedale. Con le scarpe ai piedi, il tappo Amico, non è facile d'avvitare e si corre il rischio di perderlo.
Saluti ciclistici.


lunedì 28 settembre 2015

L'errore di Cassani.

Il 25/9/2015, il CT della nazionale italiana, Cassani, scrive su Twitter: " La nostra squadra non ha 1 capitano, in realtà ne ha 9. La vittoria non nasce dalla solitudine ma si crea col gruppo.". Ecco l'errore di Cassani, all'indomani della finale mondiale élite di Ritchmond, questo suo pensiero "esistenziale-tattico". La storia del ciclismo è scritta dai campioni, ed i campioni sono soli, al comando, come nella vita, direi quasi una solitudine congenita; sono nati per farlo, sono fisicamente e mentalmente unici, solo loro sono capaci di interpretare la corsa meglio di chiunque altro. Nel ciclismo, non c'è bisogno di una squadra per vincere, ma è la squadra ad avere bisogno di un campione per vincere. Basti pensare recentemente, alla vittoria di Contador al Giro d'Italia 2015 e a quella di Sagan, ieri sera laureatosi campione del mondo strada, da soli contro tutti. Se poi vogliamo metterla sull'epico, chi non ricorda, la celebre frase di Mario Ferretti: " Un uomo solo è al comando, la sua maglia è bianco-celeste, il suo nome è Fausto Coppi. " La straordinaria  bellezza di questa frase, sta proprio nel fatto di narrare l'essenza del ciclismo e di spiegare con rara eleganza, che il ciclismo non può prescindere dal campione, colui che è solitudine, ed è per questo solo al comando. I campioni, lottano da soli, contro tutti, e vincono; i campioni vengono al mondo con un destino, quello di vincere, e i loro successi vanno oltre la squadra, oltre il commissario tecnico. Mi dispiace CT, per vincere non hai bisogno di nove capitani, di tattiche, non devi affidarti al collettivo, ad eventi o circostanze, ma hai bisogno di un campione per le classiche di un giorno, un nuovo Paolo Bettini, di un capitano per vincere.
Saluti ciclistici. 


La nostra squadra. Non ha 1 capitano, in realtà ne ha 9. La vittoria non nasce dalla solitudine ma si crea col gruppo