lunedì 23 giugno 2014

Santo Stefano ( Terracina)

E' una salita che si trova a Terracina (LT), in località Campo Soriano. Si arriva al bivio della salita provenendo da Terracina ( Campo Soriano) o da Sonnino ( Cascano), in entrambe i casi, con salite impegnative; dunque è un percorso che richiede un adeguato allenamento.
Per la pianificazione della salita consiglio di leggere le recensioni  "dell'antipasto", cliccare qui:
Campo Soriano lato Cascano
Campo Soriano lato Terracina

Il bivio per la fontana di Santo Stefano si prende, rispettivamente, a destra oppure a sinistra, come da foto.
La prima parte della salita verso la fontana di Santo Stefano, e' impegnativa, irregolare, con punte al 10%; la seconda pur continuando ad essere discontinua, presenta pendenze meno dure. La strada e' stretta, tortuosa, coperta da fitta vegetazione. Il panorama e' suggestivo. Arrivati alla costruzione in pietra dedicata alla Madonna della Neve, ci si può rifocillare con l'acqua, che sgorga copiosa da una fontana. Ci si trova a Quota 526 metri. La strada prosegue per qualche centinaia di metri, fino ad arrivare alla sommità di Monte Pilucco, a quota 600 metri; qui si trovano delle antenne ed è possibile ammirare un panorama mozzafiato. In questo ultimo tratto la strada e' rovinata, ed è adatta alla MTB.
Info territorio: E' un territorio carsico posto alle spalle di Monte Giusto. Dalla fonte sgorga acqua calcarea ( potabile). Luogo di transumanza di bestiame. Un tempo la strada era percorsa da legnai, carbonai. Anche questa parte del territorio, all'indomani dell'Unità d'Italia, fu teatro del brigantaggio.
Consigli tecnici: per il primo pezzo con la 34 consiglio il 25/27, altrimenti ci vuole almeno il 28, per il secondo tratto si sale con il 21/23. Attenzione alla discesa; la strada e' stretta e ci sono una serie di curve strette. Per la vostra incolumità salire in fila indiana. Occhio ai tafani e all'assenza di segnale per i cellulari, su buona parte del percorso. Saluti ciclistici 
Il secondo tratto
                   

nella prima mattinata, si pedala vicino alle nuvole

                  
                 

dalla curva inizia la strada sterrata; questo è il limite per le bici da strada. Dietro alla curva c'è l'antenna.

Il bivio per Santo Stefano: a destra se si proviene da Terracina; a sinistra se si proviene da Sonnino
                 

                

sabato 21 giugno 2014

Il ciclista dorme con la bicicletta in camera

Scena tratta dalle mie tappe alpine.

                                       

martedì 10 giugno 2014

L'Europa crolla per colpa dell'errore di Reinhart e Rogoff. C'è ancora tempo per sperare ?

Chi mi conosce, sa che ho sempre criticato, e direi anticipatamente sui tempi, la politica economica dell'Unione Europea; basta leggere, per esempio quello che ho scritto di colui che "vedeva la luce in fondo al tunnell", tale Monti, che ha costretto il  parlamento, che non eccelleva allora, in esperti di economia, ad adottare nella costituzione della Repubblica italiana, il pareggio di bilancio ( siamo l'unico paese ad averlo fatto) e di rendere "legale" il fiscal compact;  termine che molti italiani, pur vantandosi di conoscere la formazione della nazionale di calcio, ignorano nella loro profonda mancanza di cultura e di partecipazione sociale alla cosa pubblica ! Ancora oggi di "luce" non se ne vede, ma di professori che sbagliano, ne vediamo ancora. Come quel professore statale di economia (sic!) che come un ultra', alzando la voce, cercava di convincermi della giustezza dell'austerità, usando concetti e parole, astratti e avulsi, imparati in un canale tematico a pagamento! Che Dio abbia pietà della sua ignoranza e protervia. Che le ricette economiche scelte dalla leader europea, la  tedesca merkel diplomata in chimica, e dalla burocrazia UE, fossero errate, lo dicevano anche premi Nobel per l'economia, come Krugman, e altri insigni economisti di stampo keynesiano. Io stesso prima di farmene un idea sicura, avevo ripreso i miei libri di economia universitaria e con sete di sapere, avevo fatto un ripasso dei principi generali di economia. Insomma era chiaro, a NOI pochi irriducibili keynesiani, e a coloro che hanno umiltà e fame di verità, che la UE aveva portato l'europa e i suoi popoli alla catastrofe economica. La responsabilità è principalmente di due economisti, tali Carmen Reinhart e Keinneth Rogoff, che insegnano all'università di Havard, i quali hanno "scoperto" una teoria economica che fino a ieri era stata ritenuta la più autorevole, tanto da essere stata scelta dalla merkel (desiderosa di affermare il primato politico ed economico della germania, in quanto il vizio dell'egemonia tedesca si perpetua nel tempo) e dalla burocrazia (costosa) della Ue, come la soluzione, la cura, per risolvere i problemi economici e non solo, delle nazioni europee. I due professori di economia avrebbero fornito la "prova scientifica" con lo studio intitolato " Growth in a Time of Debt" che se il debito pubblico di una nazione raggiunge la soglia del 90% del Pil, esso diventa un ostacolo insuperabile alla crescita. Enorme cazzata ! Bastava studiare il Nobel Keynes e ripassare i principi di economia. Ovviamente, in questa valle di ignoranza, quasi tutti erano convinti,  che i due professori di Harvard, forse la più celebre università del mondo, avessero ragione; tant'è che i due illustri studiosi, hanno attaccato persino il Nobel Krugman, reo di avere criticato, a ragione,  la loro teoria rivoluzionaria; un pò come in fondo, ho sentito fare a molti italiani acculturati al "bar dello sport" e al Tg della sera, che ostentano una profonda cultura in economia, mentre saccenti declamavano, che la colpa della crisi  è dei debiti contratti in passato !! 
Eravamo in pochi a cercare di arginare questo drammatico errore, questa follia collettiva del "gregge"; fino a quando, il destino, ha voluto darci un ultima possibilità a noi europei: il giovane ricercatore Herndon. Il ricercatore universitario, di anni 28, aveva rifatto i calcoli posti a fondamento della teoria di Carmen Reinhart e Keinneth Rogoff e aveva scoperto una cosa incredibile: la coppia di insigni economisti aveva banalmente commesso una svista di “allineamento” nelle colonne delle cifre da addizionare usando il software Excel della Microsoft. In tal modo i calcoli erano sbagliati. In più essi avevano omesso di includere tra le nazioni esaminate ben tre casi (Canada, Australia, Nuova Zelanda) in cui la crescita economica non è stata affatto penalizzata da un elevato debito pubblico.
Successivamente alla scoperta di Herndon, i professori Reinhart-Rogoff, hanno dovuto ammettere l’errore. Lo hanno fatto con una imbarazzata dichiarazione sul New York Times, cercando al tempo stesso di prendere le distanze dalle politiche di austerity applicate usando la loro ricerca. E come rivela il Wall Street Journal, «all’ultima riunione del G20 è stato depennato dal comunicato finale ogni riferimento al rapporto debito/Pil, per effetto di questa scoperta»La notizia risale al 29 aprile 2013 !
Sfido chiunque a ricordare di avere sentito questa notizia alla TV !! Perchè non è stato dato ampio risalto a questa notizia di importanza mondiale, ed invece si dà ampio spazio, alla cronaca rosa, come la vita privata di Balotelli ( un nome tra i tanti), di cui gli italiani sanno tutto ? Perchè ancora in Italia, la maggioranza dei mass media, e coloro che ci governano, non ne parlano ? E ora chi glie lo dice agli europei, che hanno preso a testate il bancomat, o si sono suicidati per colpa della crisi economica ? E adesso chi ci risarcisce il danno generazionale? Principianti si tratta solo di principianti, che giocano con la felicità della gente. 
Concludo con una chiosa, riportando un pensiero di uno psichiatra di fama mondiale: " Una società non diventa civiltà mettendo a posto i conti; una società che miri ad essere civiltà non va data in mano agli economisti." ( Vittorino Andreoli). 

Rogoff - Reinhart: eppure in pochi li conoscono !!!

lunedì 2 giugno 2014

Vasco, la bicicletta e quello che penso.....


Non ha importanza chiunque tu sia, ma pedala. La bicicletta ci rende tutti uguali e ci accomuna nella passione e nei sacrifici. Ognuno secondo il proprio cuore. Quello che conta è pedalare ed essere felici, finché ci faranno male le gambe, saremo puliti e pieni di entusiasmo; via la depressione, via i cattivi pensieri; ci colora le giornate, per ricominciare e sentirsi meno soli; è come un volo infinito, senza ritorno; una fuga senza fine. In fondo non siamo fatti per ritornare, possiamo solo cambiare; ci aiuta a pensare, ad ascoltarci e a ritrovarci. Saranno le salite, le discese, le volate, sarà questa vita che spesso fa male, ma quando si pedala, ci si sente di appartenere a questo mondo, che sfugge. Qual'è il senso della vita ? E chi lo sa. Intanto pedalo, magari mi verrà in mente. A volte il vento, sussurra parole lontane, da ritrovare o conoscere; e chissà se domani troverò un senso a tutto quello che mi circonda. W la bicicletta; che vita sarebbe senza di "lei" . A Vasco  auguro di continuare a divertirsi pedalando con la sua MTB rossa.
Post scriptum. Vasco al concerto del 26 giugno scorso ha "regalato" ai suoi fans, d'ogni età, una serata straordinaria, fatta di pezzi classici rivisitati  in chiave "heavy metal alternativo" e di pezzi nuovi. I suoi musicisti sono tra i migliori in circolazione. Sottolineo la performance straordinaria del nuovo batterista americano, Will Hunt, che con la sua batteria a doppia cassa, ha "iniettato" forza e ritmo, non comuni. Alla fine del concerto, Vasco ci ha salutato, dicendoci: " Tenete duro". Inutile spiegare il motivo; i giorni sono diventati difficili, troppo per degli uomini. Ma Vasco rimane sulla scena,  il  portafortuna, per noi, generazioni di "fenomeni", e di "combattenti" della vita. Niente dura, come lui canta; ma  lo ascolto dagli anni 80 e ....questo dura, nonostante tutto. E' calato il sipario su quel meraviglioso palco dell'Olimpico di Roma. Un giorno potrò dire:- " Io c'ero". E intanto il tempo passa........


Il telaio più piccolo è più performante ?

Trasferimento di potenza ottimale ( a sinistra)       ----------------            Reattività dello sterzo ( a destra)

I telai di piccola taglia sono più performanti. Poteva essere un luogo comune, per i meno esperti, ma non è così. Più il telaio è piccolo, maggiore è il trasferimento della potenza ( rispetto al valore ottimale), maggiore è la reattività. Lo stesso telaio, in taglia più piccola, è più veloce nella risposta in curva ed è più scattante, rispetto alla taglia più grande. Il trasferimento della potenza, dipende essenzialmente, dalla qualità del carbonio e della lega, dall'orientamento delle fibre del carbonio, dalla struttura e dalla conformazione dei tubi, ma soprattutto dalle dimensioni del triangolo posteriore: un telaio di taglia piccola, consente di scaricare più efficacemente la potenza spinta sui pedali; in buona sostanza esso è più fedele, nella riproduzione della potenza generata dal gesto atletico. I grafici allegati, sono il frutto della sperimentazione della Specialized. La loro lettura consente di comprendere, con dati obiettivi, che lo stesso telaio, in questo caso l'SL4, da una risposta diversa a seconda della taglia. Il grafico a sinistra, rappresenta il trasferimento di potenza ottimale, rispetto alle variabili, della rigidità espressa nel valore N/mm, indicato nell'asse orizzontale delle ascisse, e della taglia, indicata nell'asse verticale delle ordinate. Mentre il grafico a destra, rappresenta la reattività dello sterzo, rispetto alle stesse variabili, della rigidità e della taglia. Dalle due rappresentazioni, si evince, che la migliore risposta in termini di rigidità, di reattività e di trasferimento di potenza, si ha con il telaio di taglia più piccola, in questi casi, quello indicato con la taglia 49 cm ( riferito alla lunghezza del tubo orizzontale, la cui lunghezza determina la taglia del telaio). 
Non è un caso che molti professionisti, scelgono un telaio più piccolo, rispetto al valore ottimale, dato dalle quote antropometriche personali. Ovviamente, ciò non sempre è possibile farlo, soprattutto quando le quote personali sono tali da non consentire un simile adattamento. Certo è che i ciclisti "pennelloni" hanno dei limiti, che li penalizzano, sia dal punto di vista del peso della bicicletta ( a cui va aggiunto il maggiore peso corporeo), sia dal punto di vista delle dimensioni del telaio, e quindi delle prestazione del mezzo, come rappresentato nei due grafici. Insomma è un fatto normale, direi fisiologico. Ne approfitto per fare una parentesi: non ho mai creduto al peso dei ciclisti professionisti che sento dire in TV: è innaturale che un ciclista alto 1,90 possa pesare 62 kg! Ove ciò fosse vero, saremmo davanti ad un chiaro caso, di anoressia, o di malattia clinica, che non consente di pedalare, soprattutto a certi livelli. Ma questo è un altro discorso e preferisco fermarmi qui. Per ora.