martedì 21 gennaio 2014

Recensione del libro "La Filosofia va in bicicletta" di Walter Bernardi.

Il libro è la spada dell'anima; il libro è una chiave di lettura della vita. Quando mia moglie mi ha regalato il libro " La filosofia va in bicicletta", ho pensato che sarebbe stata un occasione per leggere qualcosa di importante e soprattutto, come accade per ogni libro, un modo per riflettere e conoscere la vita. Il libro di Bernardi, un professore universitario di filosofia, praticante ciclo amatore, è una preziosa disamina filosofica, sulla vita, sulla bicicletta e sul  mondo del ciclismo professionistico, ricca di aneddoti, una tela, ricamata con i fili pregiati della filosofia, e quelli tragici e per molti versi eroici del ciclismo. Rileggere i campioni del ciclismo del passato, ma anche filosofi, scrittori, giornalisti, scienziati, in chiave filosofica, aiuta molto a comprendere, non solo questi personaggi, ma anche le diffuse difficoltà proprie dell'esistenza umana. Del resto ognuno di noi, in molti casi, senza saperlo, adotta uno stile di vita filosofico; ognuno di noi è un consapevole o un inconsapevole "seguace" di una corrente filosofica. E questo libro ce lo spiega. Ma la filosofia può molto, ma non tutto. E' lo stesso autore, in fondo, ad ammetterlo, quando riporta, la frase di un suo collega, anch'egli ciclista, il professore Franco Volpi, oramai nota, e per me, una chiosa straordinaria per chi vuole interessarsi alla filosofia e ancor prima voglia avventurarsi nei meandri del significato della vita: "Sbagliano quelli che pensano che la vita si spiega con la filosofia. Per quanto sforzi il pensiero faccia, il risultato è sempre lo stesso; la filosofia arranca dietro la vita che se la ride." Credo che per quanto e come ci si sforzi di comprendere, il significato della vita, nonostante tutto, la vita è un mistero, che nessuno saprà compiutamente spiegare e giustificare. Per usare una metafora ciclistica, credo che nella vita siamo sempre in fuga, dalla morte e dal destino. Tuttavia la vita per nobilitarsi  necessita di esercizi spirituali. Ed ecco che l'ingegno umano, ha reso oggetto, il desiderio umano di sentirsi liberi, inventando la bicicletta; ecco che il pensiero umano ha coniato perle di saggezza spirituale, attraverso la filosofia. Penso che la bicicletta è il migliore esercizio spirituale che mi sia capitato di fare; è un modo efficace per allietare l'anima, forgiando il corpo; un mezzo per tentare la fuga esistenziale; un dono per lo spirito e per la carne; la  migliore medicina "meccanica". E come capita a me  e all'autore, sarà capitato a moltissimi, se non a tutti, di pensare meglio e di più, pedalando. Rileggere in chiave filosofica, la vita di personaggi dello sport del ciclismo, come Fignon, Armstrong e Pantani, tanto per citarne alcuni, è stato utile; come è stato suggestivo, l'accostamento fantasioso al ciclismo, sciorinato dal professore toscano, di Socrate e Platone, e degli altri filosofi del mondo antico, già conosciuti come appassionati dello sport; proprio questi straordinari personaggi del passato, prima ancora della medicina moderna, hanno spiegato e dimostrato, ovviamente in chiave filosofica, che la mente ha bisogno di un corpo allenato ed efficiente. Ma il libro offre altre occasioni interessanti di meditazione e di crescita culturale, espressione del binomio bicicletta-mente; come la spiegata passione per la bicicletta di alcuni dei più grandi scienziati. Memorabile la foto di Albert Einstein che sorridente pedala sulla bicicletta; passione che lo stesso scienziato confessa con una famosa frase : " la vita è come andare in bicicletta; se vuoi stare in equilibrio devi muoverti"; passione che lo porta a dichiarare la sua antipatia per l'automobile, quando confessa ad un amico che non si può " volere bene a una automobile" perchè rende la vita " più fredda" e intontisce " i nostri sentimenti". Un libro pieno di scoperte, come quella che nello studio presso l'Istituto Europeo di Oncologia di Milano, di Umberto Veronesi, c'è la sua bicicletta da corsa; e ancora, la passione per le due ruote silenziose di Margherita Hack, la quale dichiara, che molte delle sue migliori idee, le ha elaborate in sella alla sua amata bicicletta; e non è stata la sola: Bernardi elenca nomi e dichiarazioni rese in tal senso da parte di altri filosofi anche contemporanei, scienziati, manager, scrittori, giornalisti, professori universitari e persino politici. Il libro offre spunti anche di riflessione filosofica ciclistica, che vale la pena di leggere e al fine di acquisire la consapevolezza di quello che accade alla nostra mente, mentre si pedala; perchè è bene ricordarlo, si pedala con il corpo e con la mente. Comunque la pensiate, la bicicletta può molto per la persona. Non fosse solo per le endorfine che prodotte dall'esercizio della pedalata, aiutano a stare bene fisicamente, garantendo, attraverso un uso regolare, un equilibrio ed una forma fisica ottimale, ma anche per la capacità di pensare che non solo ha illuminato scienziati e filosofi, ma anche persone comuni, perchè come dice Alfredo Martini, " il ciclismo è l'unico sport che ti consente di pensare mentre pedali" e " Il ciclismo è l'unico sport che ti consente di pensare mentre pedali" e come diceva Alfredo Oriani " una bicicletta può ben valere una biblioteca. In sella dunque, la testa sul manubrio e l'anima al vento." Che poi la bicicletta sia una macchina che appassioni anche il modo del computer, dunque assolutamente contemporanea, anzi futuristica, lo dimostra  non solo il dato storico-statistico, raccolto in questi anni, del superamento negli ordini di acquisto, della bicicletta rispetto all'auto, ma anche la passione di Steve Jobs, dimostrata con la sua pratica del pedale, il possesso di una bici fatta su misura da Cinelli,  e spiegata in questa sua celebre frase: " Il computer è il più straordinario strumento che sia mai stato inventato; è come una bicicletta per le nostre menti." Dunque la bicicletta come termine di paragone per tutti e per tutto. 
E voi lettori del blog, a quale corrente filosofica aderite ? E soprattutto siete ciclo filosofi ovvero dei filosofi del pedale ? Se volete rispondere meglio a queste domande, consiglio la lettura scorrevole ed appassionante del libro, perchè la bicicletta da corsa e la filosofia, sono un binomio straordinario per vivere bene, una chiave di lettura vincente e colta della vita, che rende invincibili o quantomeno invulnerabili alle difficoltà della vita. Alla fine dell'ultima pagina del libro, saprete rispondere alla domanda " Perchè è più importante saper perdere, che vincere ?".
Nota. A pagina 152, l'autore riporta nel'elenco dei corridori morti sulle strade del Giro, del Tour e della Vuelta, anche il nome di Ottavio Bottecchia. L'indicazione dell'autore è da intendersi nel senso che il campione di Borgo Minelle di San Martino, Colle Umberto, è morto misteriosamente durante un allenamento quotidiano, nelle strade di campagna, sulla strada provinciale n.71, poco fuori Peonis, comune di Trasaghis; comune che ha ospitato la carovana rosa del Giro, nel 2005. Dunque Bottecchia non morì in gara, come invece accadde, per esempio, a Casartelli o a Serse Coppi. 
All'autore mi permetto di scrivere, dopo avere letto una pagina del suo libro, che Steve Jobs non avrebbe mai pedalato su una bici da corsa con freni a disco, se non altro, perchè Steve Jobs era attento allo stile e all'eleganza dei suoi prodotti; la leggerezza e la meccanica, unica, semplice ed efficace della bici da corsa, lo avrebbero consigliato a pedalare al più,  su una bici da corsa con freni integrati. 

                                              

2 commenti:

  1. Inizio con una battuta , se andassi forte in bici come scrivi vinceresti Giro , Tour e Vuelta nella stessa stagione !!! Il tuo modo di scrivere rasenta la perfezione complimenti . Venendo nello specifico mi soffermo anch'io sul fatto che la bici oltre che essere uno strumento per raggiungere un'invidiabile forma fisica allena anche e soprattutto la mente sia perché ti da la possibilita' di fortificare il carattere e la concentrazione ma anche perché nelle molte fasi transitorie di un allenamento specialmente lungo ti permette di pensare a cose che esulano dalla bici stessa e che si estendono ai problemi della vita di tutti i giorni . Spesso mi capita di riflettere e prendere decisioni importanti mentre pedalo . Insomma la bici allena il fisico e la mente e al tempo stesso li rilassa . Un cenno anche agli orribili freni a disco che poco o nulla hanno a che spartire con la bellezza di una bici da corsa . Questa dei freni a disco e' una manovra unicamente per stravolgere la bici in modo da garantire sbocchi produttivi ai produttori che diversamente oramai sono arrivati al capolinea tanta e' la perfezione della macchina bici nel 2014 . Quindi il paradosso e' che per andare avanti bisogna regredire e presentare al mondo mostri con dischi rotanti che a ben poco servono se non a far entrare soldi freschi nelle casse de produttori .

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