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lunedì 16 dicembre 2013

Jim Colegrove spiega il destino del carbonio e parla dei test.

Tempo fa parlavo con il mio amico Vecchia a proposito dell'evoluzione dei telai in carbonio; concludemmo che l'industria ha raggiunto un punto di arrivo, per quanto riguarda il peso, e forse non solo quello, oltre il quale non può andare. Siamo stati lungimiranti. Ho letto un intervista realizzata da Guy Andrew, giornalista della rivista Rouleur fatta a  Jim Colegrove, tecnico esperto nella produzione dei materiali compositi, che dal 1992 (anno della produzione del primo telaio in carbonio), segue l'evoluzione del carbonio per la Trek. Io e Vecchia non ci eravamo sbagliati. Secondo l'esperto Colegrove:- " Ciò che più mi ha messo in difficoltà  è che stiamo asintoticamente ( n.d.r. l'asintoto è una funzione che tende infinitamente allo zero. Nella tabella delle X e delle Y, l'asintoto continua ad avvicinarsi allo zero, sempre di più, senza mai toccarlo) arrivando al punto in cui non saremo più in grado di realizzare telai più leggeri e non ho idea di quanto stiamo lontani da quel giorno...Ci avviciniamo sempre di più al punto teorico in cui non potremmo più proseguire, in cui non potremo produrre bici più leggere, perchè il materiale ha dei limiti". 
Colegrove prosegue l'intervista rispondendo ad una sua domanda " Cosa succederà quando arriveremo al punto in cui non potremo togliere altro peso ? Così ho pensato di non concentrarmi più tanto sulla leggerezza e sulla robustezza ( n.d.r. l'altro requisito richiesto dal mercato) e di tornare a porre l'attenzione su questo aspetto più indefinito che è l'esperienza di corsa  e di cercare di analizzarlo per ottenere bici sulle quali i ciclisti possano sentirsi a loro agio."
Colegrove conclude che " ..anche i ciclisti meno esperti che pensano di non riuscire a cogliere le differenze, quando provano due bici completamente diverse tra loro riescono immediatamente a distinguerle. Magari non sanno spiegare con esattezza cosa ci sia di diverso, ma lo sentono." 
Dunque anche secondo un esperto prestigioso come Colegrove è possibile cogliere le differenze tra le biciclette, e possono farlo persino coloro che non hanno particolare esperienza. E allora perché molte riviste del settore, anche on line, continuano a pubblicare test, non realizzati sulla strada e da ciclisti esperti, limitandosi a scopiazzare, cambiando qualche parola ? Le parole di Colegrove sono chiare, precise, competenti e sicure. Chi vuole capire capisca, gli altri facciano quello che vogliono. "Ascoltare una bici" è come porsi in una stanza insonorizzata mentre suona un pezzo di musica: c'è chi ascolta il suono completo con tutti gli strumenti; c'è chi ascolta solo pochi strumenti. Ma tutti ascoltano, se ne hanno voglia. 





1 commento:

  1. Queste parole non fanno altro che confermare le nostre convinzioni . Aggiungo che produrre una bici piu' leggera di 5,5 kg e' anche possibile ma secondo me si arriva poi ad avere dei limiti per il fatto che sulla bici ci si deve salire e affrontare percorsi estremamente variegati . L'idea che ho io in testa e' che questo sia il limite sotto il quale la bici non migliori piu' le sue prestazioni perché progressivamente iniziano a venire meno fattori determinanti per le prestazioni quale rigidita' e stabilita' . Sul fatto dei test fatti da amatori sperti sono anni che insisto su questo e finalmente quello che un tempo sembrava follia ora sta diventando realta' ovvero amatori meno sperti che chiedono consiglio ai piu' esperti per acquistare una bici invece di credere a tutto quello che le riviste scrivono .

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