domenica 17 novembre 2013

Il caso Horner al vaglio del passaporto biologico ? Chris Horner, North American Man of the Year 2013.

Ora che le chiacchiere da bar sono cessate, ritorno sull'argomento, proprio quando, a mio avviso, potrebbe essere arrivato il momento della verità.  La vicenda la conosciamo tutti. Horner punta tutta la stagione sulla Vuelta Espana 2013 e riesce a far saltare il banco e con esso tutte le aspettative del vincitore del Giro d'Italia 2013, Nibali, di Valverde e Purito Rodriguez. Fino a questo punto nulla quaestio: è un professionista, corre con un team UCI tour, è vincitore del Giro della California, qualche altro piazzamento, insomma può accadere che un professionista possa vincere come outsiders. Ma a questo punto, c'è il fattore anzianità di servizio, che scatena le illazioni e la curiosità morbosa dei mass media, spesso pilotata da chi non pedala e non conosce la fatica e per questo, non la sa distinguere; a 41 anni,  vox populi, "non si può" e "non si deve vincere" una corsa prestigiosa a tappe, e per di più, contro corridori più quotati e soprattutto più giovani. Investiti corum populi, al bar dello sport, degni della vittoria finale, altri corridori avrebbero dovuto vincere, per legittimare il "fattore normale" e nessuno ne avrebbe forse messo in dubbio la fortuna o le doti. Ma le corse in bicicletta si fanno sulla strada e allora molti stentano a credere che Nibali, forte, giovane ed in piena forma, sia stato costretto a cedere la maglia rossa al meno giovane Horner, che lo surclassa in salita. E' appena il caso di precisare che l'edizione 2013 della Vuelta spagnola, è stata la più dura di sempre, con 13 tappe di montagna e 41 passi di montagna ! Durante la Vuelta, forse non ci crede neanche l'americano, ma già che ci si trova, spinge a tutta, e riesce a tenergli testa, arrivando primo, nella classifica finale, per 37 secondi fatali. E' tutta questa la differenza tra i due: una questione di cronometro. Una volta investito ufficialmente della maglia del vincitore della classifica generale, Horner, che in salita, ha dato lezione a tutti i giovani colleghi, festeggia con i suoi compagni di squadra, fino all'una di notte. Poi, avvisato il suo team, si reca in albergo dove lo attende la moglie, previa segnalazione della reperibilità all'USADA (agenzia antidoping americana), a mezzo email: " Finisco la Vuelta oggi 15/9 a Madrid e tornerò domani a casa a Bend, Oregon. Il mio nuovo indirizzo di domani mattina sarà Hotel Cindad de Mostoles". (email che si mostra alla fine del post).  A questo punto Horner, all'interno della stanza dell'albergo citato, contraddistinta con il numero 314, attende l'arrivo degli ispettori dell'AEA (agenzia antidoping spagnola), per un controllo fuori gara, probabilmente scontato, atteso. Aveva comunicato la sua disponibilità nelle forme previste dai regolamenti sportivi e aveva ricevuto persino  l'email di conferma; aveva dunque osservato il regolamento previsto dalla disciplina sportiva; indicando un canonico orario, che preferiscono i controlli a "sorpresa",  dalle ore 6 alle ore 7. Ma nessun controllo arriva a bussare alla sua porta. E così Horner, insieme alla moglie riparte per la sua patria. A quel punto, niente e nessuno poteva impedirglielo, è un uomo libero. A questo punto scoppia il caso. Gli agenti dell'AEA avrebbero detto di  non averlo trovato. Il fatto è singolare: l'USADA chiede il controllo ai colleghi spagnoli dell'AEA, e seppure informata del luogo, dell'orario, in cui il vincitore della Vuelta, si rendeva disponibile ai prelievi ematici, non li informa ? Fatto sta che l'USADA si limita a confermare quanto dichiarato e provato da Horner e reso ufficiale dal team: Horner non ha violato il regolamento. Corre voce che i controllori si sarebbero recati presso l'hotel sbagliato. Se fosse così sorgerebbe spontanea la domanda: perchè ?   
A quel punto inizia a prendere corpo la polemica, che rovina la festa al vincitore della corsa più importante spagnola, la terza corsa a tappe più prestigiosa del pianeta ciclismo. La compendio: un "vecchietto" di circa 42 anni ,non può vincere, una corsa così dura e piena di salite ( c'era persino il terribile Angliru!), destinato agli scalatori, che lasciano il vuoto dietro di sé. Essi sono in mala fede e dimenticano che  Horner è stato controllato durante la Vuelta, dall'antidoping dell'unico ente preposto a farlo in gara, l'UCI.  L'affronto della vittoria di Horner fa male (ma poi a chi ?) a quelli che dubitano, che non ci stanno a credere ( ed è una speranza per tutti), che l'età non sia un limite per vincere e sognare ancora e alla grande; chissà se quell'ultimo controllo ematico, fuori gara, una volta fatto, avrebbe davvero placato le chiacchiere oppure cambiato la storia e la classifica finale? Nel dubbio, lui ha vinto, il resto non appartiene allo sport, ma alla cabala.    
Horner torna a casa, ma si sente braccato dal sospetto, che insinua, che mette in dubbio, il suo valore di atleta e di uomo: quel sudore copioso, dicono che non era suo, ma un invenzione "maledetta" del laboratorio. Lo grida e lo pensa "Ho vinto da solo". Versa in un momento di assoluta solitudine, si sente abbandonato, anche dal suo team, che non gli rinnova il contratto, per un problema di età (forse anche loro alla fine non ci credono che l'età non sia un limite alle imprese) e di ingaggio ( si parla di una proposta contrattuale di 1 milione di dollari o euro a stagione e un contratto biennale). Determinato a dissuadere chi chiacchiera, a disperdere la muta dei diffidenti che lo inseguivano arrabbiati, decisi a fargli mollare la serenità,  pubblica sul suo sito ufficiale, il profilo ematologico del suo passaporto biologico, che altro non sono che le analisi del sangue eseguite nell'arco di tempo, 2008 - 2013. Tutte ma proprio tutte. Ecco il sito ufficiale di Horner (clicca). Trattasi appunto di una parte del suo profilo biologico, la cui interezza, costituisce il passaporto biologico, cioè una raccolta di documenti che contengono tutti i risultati del test antidoping relativi ad un determinato periodo di tempo. Il passaporto biologico contiene i risultati dei test sulle urine e  i risultati dei test sul sangue, cioè un profilo ematologico ottenuto dalla comparazione dei parametri ematologici risultati da una serie di esami del sangue, ed  un profilo ormonale steroideo, risultanti da una serie di esami delle urine. Durante la stagione, il ciclista, si sottopone ad esami del sangue e delle urine, per la maggior parte fuori dalle competizioni, al fine di tracciare il suo profilo ematologico ed ormonale-steroideo; a test isolati durante le competizioni, che tuttavia non concorreranno alla creazione del predetto profilo; ed infine a test isolati, al di fuori delle competizioni, per aggiornare tali parametri inseriti nel menzionato profilo oppure per rintracciare alcune sostanze dopanti. Dunque la raccolta dei dati viene fatta con riferimento alla condizioni normali del ciclista, cioè durante il periodo di riposo e nei periodi di allenamento intenso. Una volta raccolti, i dati "normali" vengono confrontati con ogni valore riscontrato durante le gare e gli allenamenti; ed anche in assenza delle tracce di prodotti dopanti, il ciclista può essere considerato positivo all'antidoping, ma solo nel caso di variazioni significative dei parametri ematologici, considerati storici e riportati nel passaporto biologico. 
Il punto 23 delle Antidoping Rules UCI stabilisce che  ciascuna delle seguenti situazioni costituisce prova di aumento del trasferimento di ossigeno nel sangue e quindi doping: 1) l'analisi di un campione di sangue da parte di un laboratorio approvato dall'UCI che dimostri una quantità di emoglobina o un indice di stimolazione più alti del limite, estrapolato sulla base dello storico del ciclista, quindi nel suo passaporto biologico; 2) una sequenza di sei o più valori di emoglobina o di indice di stimolazione mostrati da esami del sangue svolti da laboratorio approvati dall'UCI con risultati deviati rispetto a quelli ottenuti sullo storico del ciclista. 
In buona sostanza, se un ciclista, con ematocrito normalmente compreso tra 41-42 mostrasse alla vigilia di una competizione, un valore di 48, ciò sarebbe sufficiente ad aprire un procedimento per doping. E in tal caso la positività viene desunta da una analisi statistica che offra una certezza non assoluta, ma pari al 99,9%, quindi non oltre ogni ragionevole dubbio. Tuttavia va precisato che secondo la giurisprudenza penale, ciò che rimane fuori dal principio dell'oltre ragionevole dubbio, sono soltanto le eventualità remote, che si pongono al di fuori dell'ordine naturale delle cose e della normale razionalità umana.  Se poi dovessimo quantificare la misura dell'oltre ogni ragionevole dubbio, istituto elaborato dalla giurisprudenza americana, il " beyond reasonable doubt", dovremmo indicare una misura del 95% della certezza.  Ma i principi del diritto processuale penale, sono tassativamente esclusi dalla giustizia sportiva. 
Per completezza va infine riportato che l'UCI esegue anche controlli mirati, cioè test specifici per la ricerca di particolari prodotti farmaceutici che possono avere contribuito alla variazione dei parametri normali riscontrati attraverso il confronto con il passaporto biologico.   
"Ecco la mia verità", avrà pensato Horner, pubblicando i dati del profilo ematico. "Questo gli basterà". E così facendo, extra iudicium e preventivamente, egli anticipa sia fatti che forse non accadranno, sia giudizi che non ci saranno; risponde solo alle illazioni, a chi non ha la legittimità giuridica a chiederglielo, come la stampa e l'opinione pubblica. La ratio è dimostrare che i dati ematologici pubblicati, compresi nel suo passaporto biologico, non sono anomali.   
Credo che ciò potrebbe non bastare; ci sono di mezzo dati clinici che possono essere interpretati da periti, secondo scienza e letteratura medica; non esistono scienze esatte; esistono differenti teorie, riferibili a diversi paradigmi, esistenti nello stesso periodo storico ; e tutto quello che è perizia, sfugge agli uomini comuni, e rientra nell'ambito severo ed opinabile della comunità scientifica, fatta di teorie, di opinioni; e il risultato dell'elaborato peritale dell'accusa, anche quella sportiva, è destinato al perito peritorum, cioè al giudice e al suo intimo convincimento, che a sua volta può sconfinare, nel misterioso percorso logico. E chissà se ci sarà mai, un esperto nominato dagli organi preposti, che dimostri una variazione significativa nei valori ematici pubblicati, cioè dell'emoglobina, dell'ematocrito e dei reticolociti; le variazioni significative, in questo caso, comportano la condanna. Tanto per ricordarlo, la scienza medica ritiene generalmente, che una concentrazione alta di emoglobina ( cioè la proteina che trasporta ossigeno all'interno dei globuli rossi) potrebbe essere indice di un probabile uso di EPO o di emotrasfusione; un numero basso di reticolociti, cioè di  globuli rossi immaturi, potrebbe essere indice di probabile ciclo di EPO o di emotrasfusione, in quanto sono pratiche mediche che distruggono l'eccesso di emoglobina. Ma saranno perizie eventualmente disposte dalla giustizia sportiva, a decidere se la fatica di un atleta, sia cara agli dei o agli uomini. 
Sia chiaro comunque, che per legittimare l'uso del passaporto biologico, è stato reso necessario, introdurre un principio, a mio avviso discutibile, secondo il quale un ciclista,anche in assenza di tracce di sostanze dopanti, può essere considerato positivo all'antidoping! Ovviamente dovrà trattarsi di variazione significative dei parametri ematologici sulla base dello storico dell'atleta, riassunto nel suo passaporto biologico. 
Nel caso di specie, va precisato che il Codice Wada come quello del CONI, al quale si uniforma, applica il principio Strict Liability, una sorta di responsabilità oggettiva, per effetto del quale, l'atleta e' responsabile tutte le volte in cui una sostanza viene trovata nel suo corpo, a prescindere dal dolo o dalla colpa, sulla base del mero nesso di casualità, cioè come conseguenza della sua azione od omissione. Tanto per capirci, e qui chiudo la trattazione sul punto, nel codice WADA, l'onere della prova è a carico dell'atleta, il quale se vuole evitare la sanzione, deve chiarire i fatti, per esempio, in caso di doping, come la sostanza sia entrata nel suo corpo; che non ha agito per colpa e negligenza significativa; dunque una inversione dell'onere della prova, alla stregua, del codice civile svizzero e di quello italiano, che pone l'onere della prova, a carico della parte che invoca il diritto contestato, ovvero che vuole fare valere in giudizio. Superfluo osservare che in questo caso però non si verte su questioni attinenti ai diritti reali o alle obbligazioni.  Ma tant'è che la giustizia sportiva ha deciso di adottare questo principio, a mio avviso,  non condivisibile.  Novità sull'onere della prova sono state introdotte sul nuovo codice Wada che avrà applicazione dal 1/1/2015. Ritornerò sull'argomento. 
E' appena il caso di precisare che per quanto concerne il quantum della prova ovvero lo standard probatorio, il collegio giudicante, forma il suo convincimento, sul principio del confortante convincimento, cioè un grado di prova superiore al bilanciamento delle probabilità, ma inferiore all'esclusione di oltre ogni ragionevole dubbio, quale invece principio cardine del diritto penale. In buona sostanza un convincimento semi pieno perché per condannare basta raggiungere, una probabilità sufficientemente elevata di colpevolezza! E' mia opinione che la Strict Liability è una scorciatoia, per bypassare lo scoglio del ragionevole dubbio.  
La Trek Factory Team non ha rinnovato il contratto ad Horner, vincitore della Vuelta più dura degli ultimi anni; si dice che il corridore abbia chiesto troppi soldi e che 43 anni sono troppi per correre ancora. La Trek ha sbagliato a non ingaggiarlo anche per il 2014. Credo che Horner ha vinto con merito, e allo stato, lo ha fatto oltre ogni ragionevole dubbio. Non si può inficiare tutto e comunque. Aggiungo che Horner con merito alla Vuelta 2013 è andato forte come Froome al Tour de France 2013. Lo valuti la giustizia sportiva, se lo crede opportuno, e spieghi  il contrario.  Fino a quel momento, continuerò a sperare che ci sono vittorie costruite sulla fatica e il dolore. Altrimenti, che cessi definitivamente lo sport professionistico e tutte le sue manifestazioni, fatte di eroi e di emozioni, non possiamo continuare a non credere a quello che vediamo. E ancor prima, che si spenga l'illusione dello sport che nobilita, se si recita secondo il copione del successo ad ogni costo, in nome del vile denaro, che non arricchisce, ma impoverisce, chi ne fa la sola ragione.  In questa valle di lacrime, il sole della vittoria continuerà ad oscurarsi e a riaccendersi, a fasi alterne. La società e lo sport, vivono un clima avvelenato, da caccia alle streghe, a causa delle paure e dell'ipocrisia. E anche stavolta mi sento di dire, che non partecipo alla battuta di caccia. L'atleta nasce libero dalle catene della paura; e rimane libero fino a quando non sarà ritenuto, con prova certa, che la sua purezza agonistica sia stata compromessa dall'artifizio ignobile
AggiornamentoChris Horner, è stato eletto North American Man of the Year 2013, giusto per confermare la mia opinione. La Trek Factory Racing non ha rinnovato il contratto ad Horner perchè il vincitore della Vuelta 2013 avrebbe chiesto un ingaggio troppo alto, si dice 1 milione di euro. Fatto sta che Horner è l'unico corridore del team RSTL ad avere vinto una corsa a tappe prestigiosa, dopo Armstrong, e l'unico, insieme a Cancellara, a vincere corse importanti. Francamente non sono d'accordo con la scelta operata dal team, se si pensa al contratto rinnovato a Frank Scheckl, che non ha mai vinto una corsa a tappe prestigiosa ed è stato trovato positivo al doping al Tour de France 2012 ! 
L'email inviata da Horner all'USADA

                           

Nessun commento:

Posta un commento