domenica 6 gennaio 2013

Allenamento del nuovo anno con il Team Falasca Cicli.

Partenza in solitudine, alle ore 9,30, dal lungomare di Terracina, alla volta di Pontecorvo. L'escursione termica è impressionante, ben 5 gradi ! Lascio il mare e mi addentro in una strada che mi porterà a costeggiare prima i Monti Ausoni, tra strappi e piccole discese, e poi ad iniziare l'ascesa di Lenola, di  7 km, al termine della quale,mi sembra di entrare in un altra dimensione; inizio a scendere verso un altro clima, un altro paesaggio; dal mare, ai monti. Una discesa tra il gelo e la nebbia. Un paesaggio spettrale, e un lontano ricordo del sole e del cielo terso di Terracina. Curve e semi curve prese in modo morbido, per via del manto stradale non ottimale. Ai bordi della strada, l'erba alta, è colorata di bianco dal gelo. Protetto dallo scalda collo tirato su, fino a coprire il naso, mi concentro sulla strada. Discesa lunga e piena di curva, che attraversa boschi al riparo del sole, il freddo lo sento,dentro di me; ogni fibra muscolare, persino le ossa, sono strette dalla morsa della temperatura bassa. Non sento alcun rumore di fondo; nelle orecchie solo il vento che si insinua tra il casco, il sotto casco, gli occhiali e non so come, anche dentro lo scalda collo. Alla fine della lunga discesa, inizia un percorso collinare, connotato da strappi, curve, discese. Un mangia e bevi perfetto per la bella stagione, ma oggi il freddo fa soffrire. L'energia dentro di me, è destinata per lo più a scaldarmi, che a spingere sui pedali. Non forzo, anche perchè la settimana di intenso allenamento, ha reso i muscoli tesi come corde di violino, non vorrei strapparli per colpa del freddo. Le narici non si muovono più, sono congelate; sono costretto a respirare con la bocca, coperta dallo scalda collo. E' un modo di respirare che uso raramente, ma oggi il freddo costringe all'emergenza. Neanche sul passo Bernina, sui ghiacciai svizzeri, sono stato così provato dalla temperatura bassa. Il peso di circa 63 kg, in questo periodo della stagione, non aiuta in questo senso. La vallata che preannuncia Pontecorvo, è annunciata da un denso banco di nebbia, che la mia figura raccolta, sulla presa bassa della curva, taglia come una lama. L'umidità la sento penetrare attraverso il giaccone e la maglia termica, fuse tra loro, e mi sembra di indossare due maglie termiche. Al termine di una serie di svolte e di strade interne, giungo al negozio del Falasca Group, dove Luca Falasca, da me battezzato il Dottor Falasca, per via delle sue particolari doti di medico della bicicletta, mi attende, coperto da un giaccone da motociclista. Mi prende la bicicletta e inizia a fargli un controllo generale. Intanto inizio a riprendere i sensi. Vado a scaldarmi sullo strappo al 15% che porta all'ex convento. Dopo circa un ora, arrivano cinque ciclisti del team Falasca. Tutta gente tosta, che in bicicletta non fa prigionieri. Vengono dal mondo delle corse, non sono abituati a sorridere quando pedalano. Inizia l'allenamento, mentre la nebbia è andata via, ma il freddo è rimasto ad attenderci. Riporto il gruppetto verso Terracina, intanto lo Zingaro, viaggia come un treno Freccia Rossa, per raggiungerci, mentre il ritmo inizia a salire. Capitan Falasca, è un lontano ricordo del dottor Falasca. Al suo proverbiale sorriso e alla disponibilità, è subentrato una espressione dura e concentrata; porta il gruppetto sotto di me, che intanto per non morire di freddo, approfittavo delle pendenze, per fare il mio esercizio preferito, danzare sui pedali, in salita. Sento il fiato del primo gruppetto, spinto da Capitan Falasca, soffiare forte; mi volto e sulle loro figure di guerrieri del pedale, c'erano delle nuvole di alito respirato e condensato dal freddo. Li attendo. Appena  vicini, spingo appena, e arrivo repentinamente alla fine dello strappo del cimitero di Pico. Inizia la discesa. La faccio da solo in modo da evitare buche, senza prendere alcun rischio. Alla fine della discesa, smetto di pedalare. Capitan Falasca e Ivan, con la nuova Madone 5.9, si accodano. Non parlano. Capisco che non ne hanno voglia; vogliono spingere. Inizia uno strappo che ci porterà, tra la montagna e la vallata silenziosa, all'incrocio che segna il confine tra la provincia di Frosinone e Latina. Vorrei sfotterli e dirgli di mostrare il passaporto, ma capisco che l'ansia agonistica, non gli permetterebbe di comprendere il tono scherzoso. Iniziano a tirare a tutta, passisti che non sono altro, e non fanno sconti. Capitan Falasca mena e allunga un gruppetto di tre persone. Aumentano il passo. Dietro scorgo il resto del gruppo, lanciato. Faccio da tappo, al mio capitano. Mi stacco e lascio andare gli altri compagni di fuga. Dicesi tappo in gergo, colui che rompe i cambi per evitare che gli inseguitori prendano velocità, alternandosi. Mi rimane un pò difficile continuare a simulare la corsa, visto che tra gli inseguitori c'è il mio amico Zingaro, che eccezionalmente, considerato che è Sabato pomeriggio, pedalava per stare con me. Scivolo dietro e mi affianco allo Zingaro, incomincio a scherzare. Intanto il gruppo di tre persone con capitan Falasca ha preso il largo. Non do cambi e ne approfitto per parlare con lo Zingaro, anche se il ritmo è alto. Riesco nel mio intento, il gruppetto capisce che è difficile rientrare sui fuggitivi; è iniziato uno strappo che porta su fino a Lenola bassa. Il ritmo si alza, perchè lo Zingaro non ci sta a staccarsi troppo. Lo affianco. Prima che finisce lo strappo, vedo a circa 100 metri, il gruppetto dei tre fuggitivi, arrivare al bivio di Lenola e fermarsi per aspettarci; trascorrono circa 15 secondi, prima che li raggiungiamo. Decidono di accompagnarmi fino al termine della discesa di Lenola. Iniziamo una discesa di 7 km, a velocità sostenuta; il dissuasore di velocità installato dal comune di Lenola, al mio passaggio, segna la velocità di 57 km/h, e indica la decurtazione di 3 punti; sorrido; il freddo lo sento ancora addosso, non riesco a spingere di più. Giunti al bivio di San Magno, il gruppetto è ricompattato. Qualche scambio di parole, saluti e buoni propositi per l'anno nuovo. Mi commiato dal gruppetto, continuando la mia pedalata solitaria, verso la salita che porta al paese di Monte Sam Biagio e poi ad attraversare la cosi detta Terra di Nessuno, un tempo territorio dei briganti. Arrivo alla Porta del Sole, come la chiamavano gli antichi romani, cioè Terracina; ne riconosco il tiepore del clima mite, salire dal mare, che mi scorre sulla destra, mentre percorro gli ultimi strappi, prima di giungere all'entrata della città tirrenica. 






1 commento:

  1. Bellissima uscita in ottima compagnia.......un saluto e un abbraccio al mio amico Lupo solitario x le belle frasi scritte.....il tuo amico zingaro

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