mercoledì 25 dicembre 2013

Scuderia Trek Madone 7S








La Madone di Juri



















Le Madone 7S nell'officina del Drago.

giovedì 19 dicembre 2013

La resistenza di un telaio Trek Madone 5 !!!!!!!

Le immagini parlano da sole !!!!!!!





Clenbuterolo. L'antidoping rischia di diventare una " Santa Inquisizione" ?

Ci risiamo. Rieccolo: il clenbuterolo. I ciclisti professionisti Michael Rogers e Breyne, sono stati trovati positivi a questa sostanza, rispettivamente, al Japan Cup e al Tour of Taihulake ( Cina). E non ci voleva poi molto, visto che sia in Giappone, che in Cina, l'uso del clenbuterolo, è permesso, negli allevamenti di carni suine e bovine. La questione andava risolta già da tempo; all'indomani del giugno 2011, allorquando il direttore scientifico della WADA, il sig. Oliver Rabin, rilasciò una dichiarazione che preoccupa e deve preoccupare gli sportivi professionisti: " In alcuni paesi esiste la probabilità che la carne sia contaminata dal Clenbuterolo". E' appena il caso di precisare, che la quantità di clenbuterolo, rinvenute  nelle urine di Rogers e Breyne, e ancor prima di  Contador, della nuotatrice americana Hardy e del boxer messicano Morales, è irrisoria, tale da rendere improbabili effetti dopanti, ovvero efficacia causale sulle prestazioni degli atleti squalificati. In molti paesi, tra i quali, oltre al Giappone e la Cina, il Messico, Taiwan e Cile, l'uso di tale sostanza, in particolare delle ractopamine ( composti a base di clenbuterolo), è prassi, in quanto consente di avere carni magre. Nella pratica sportiva, il clenbuterolo, quale antiasmatico ( B2 bloccante), viene assunto per aumentare la capacità di metabolizzare il grasso corporeo, favorendo il dimagrimento. Gli effetti sono gravi: danni al cuore, depressione, paranoia e altri disturbi al sistema nervoso. Gli effetti collaterali, sembra che siano possibili in caso di alti dosaggi; spesso si è riscontrato, mediante analisi, che il clenbuterolo, assunto dagli sportivi, viene contaminato da steroidi anabolizzanti, ormone della crescita ed eroina. Superfluo osservare che tale farmaco crea dipendenza. Se è vero che il clenbuterolo può essere presente nelle carni di animali di allevamento contaminate, è altrettanto vero, che è disponibile come integratore, in centri di vendita specializzati. Dunque nel dubbio, la WADA, ha ritenuto che la sua presenza nelle urine degli atleti è pur sempre doping; sul punto va detto che l'assunzione di questo farmaco, permane nelle urine per diversi giorni, e non viene espulso dal corpo completamente, tanto che piccole quantità rimangono nel fegato e nel tessuto corneale. Tuttavia sempre nel dubbio, a mio avviso, bisognerebbe trovare una soluzione, che tenuto conto della possibile contaminazione incolpevole alimentare, possa evitare che vengano comminate squalifiche nei confronti degli atleti ignari dell'assunzione. A tal proposito sarebbe cosa giusta e basterebbe, inserire nel regolamento WADA, un comma che consenta di escludere la squalifica per positività al clenbuterolo, nel caso, e solo, di quantità minima, la cui assunzione appunto, non consente di avere effetti dopanti efficaci e non è tale da potere essere ricondotta all'assunzione volontaria, che prevede dosaggi maggiori. Non è un caso che la Federcalcio messicana, assolse due calciatori, trovati positivi al clenbuterolo, ritenendo la presenza di tale sostanza nel loro organismo, fu "circostanza eccezionale" e in quanto tale, involontariamente assunta. Il fatto che la positività al clenbuterolo è rara, e in quantità minime, consente di ritenerne l'assunzione, occasionale e probabilmente incolpevole, ritenuto, che per avere un effetto dopante sicuro ed efficace, occorre assumere quantitativi notevoli; si parla di una dose giornaliera da 40 a 160 microgrammi e considerato che un assunzione maggiore a 100 microgrammi può causare pericolosi effetti collaterali. Dunque niente di simile, alle modeste quantità di clenbuterolo rintracciate nelle urine di Contador. Ciò basta, a ritenere, quantomeno, necessario, una valutazione caso per caso, delle infrazioni rilevate. E' auspicabile un intervento della WADA sulla normativa antidoping, al fine di non trasformare, atleti incolpevoli, in vittime sacrificali. Il tempo della Santa Inquisizione non deve ritornare. 

              
                   Nella foto Scottona di 1^qualità
                  Diffidate della carne molto magra.

lunedì 16 dicembre 2013

Jim Colegrove spiega il destino del carbonio e parla dei test.

Tempo fa parlavo con il mio amico Vecchia a proposito dell'evoluzione dei telai in carbonio; concludemmo che l'industria ha raggiunto un punto di arrivo, per quanto riguarda il peso, e forse non solo quello, oltre il quale non può andare. Siamo stati lungimiranti. Ho letto un intervista realizzata da Guy Andrew, giornalista della rivista Rouleur fatta a  Jim Colegrove, tecnico esperto nella produzione dei materiali compositi, che dal 1992 (anno della produzione del primo telaio in carbonio), segue l'evoluzione del carbonio per la Trek. Io e Vecchia non ci eravamo sbagliati. Secondo l'esperto Colegrove:- " Ciò che più mi ha messo in difficoltà  è che stiamo asintoticamente ( n.d.r. l'asintoto è una funzione che tende infinitamente allo zero. Nella tabella delle X e delle Y, l'asintoto continua ad avvicinarsi allo zero, sempre di più, senza mai toccarlo) arrivando al punto in cui non saremo più in grado di realizzare telai più leggeri e non ho idea di quanto stiamo lontani da quel giorno...Ci avviciniamo sempre di più al punto teorico in cui non potremmo più proseguire, in cui non potremo produrre bici più leggere, perchè il materiale ha dei limiti". 
Colegrove prosegue l'intervista rispondendo ad una sua domanda " Cosa succederà quando arriveremo al punto in cui non potremo togliere altro peso ? Così ho pensato di non concentrarmi più tanto sulla leggerezza e sulla robustezza ( n.d.r. l'altro requisito richiesto dal mercato) e di tornare a porre l'attenzione su questo aspetto più indefinito che è l'esperienza di corsa  e di cercare di analizzarlo per ottenere bici sulle quali i ciclisti possano sentirsi a loro agio."
Colegrove conclude che " ..anche i ciclisti meno esperti che pensano di non riuscire a cogliere le differenze, quando provano due bici completamente diverse tra loro riescono immediatamente a distinguerle. Magari non sanno spiegare con esattezza cosa ci sia di diverso, ma lo sentono." 
Dunque anche secondo un esperto prestigioso come Colegrove è possibile cogliere le differenze tra le biciclette, e possono farlo persino coloro che non hanno particolare esperienza. E allora perché molte riviste del settore, anche on line, continuano a pubblicare test, non realizzati sulla strada e da ciclisti esperti, limitandosi a scopiazzare, cambiando qualche parola ? Le parole di Colegrove sono chiare, precise, competenti e sicure. Chi vuole capire capisca, gli altri facciano quello che vogliono. "Ascoltare una bici" è come porsi in una stanza insonorizzata mentre suona un pezzo di musica: c'è chi ascolta il suono completo con tutti gli strumenti; c'è chi ascolta solo pochi strumenti. Ma tutti ascoltano, se ne hanno voglia. 





Oggi e' il mio compleanno: auguri Vecio.

Crostata con farina di riso e letterina. Gli anni avanzano, ma la "lotta" non è terminata.
                                     


giovedì 12 dicembre 2013

Anteprima con il botto: Trek Speed Concept, versione 2014: disegnata dal vento.

Mentre mi aggiravo nel reparto officina del Falasca Center, ho scoperto la nuova Trek Speed Concept 2014, arrivato direttamente dal Wisconsin (USA). Perfetta la lavorazione. Da vicino fa paura. Si avverte la sensazione di una macchina imponente disegnata dal vento. Da comprare anche solo  per tenerla in casa, meglio di una tela d'autore; in fondo questo è un capolavoro di "arte moderna". 
                                  
                                               
                                  


                                              

Il passaporto biologico. Istruzioni per l'uso.

Tutti ne parlano, ma cosa sia di preciso, questo sfugge a molti. Il passaporto biologico dell'atleta (ABP) è un documento elettronico che consente la raccolta e un confronto di tutti i dati biologici di un atleta; ciò è utile per stabilire se l'atleta è drogato-dopato. Gli orientamenti operativi  dell'ABP sono stati approvati dal Comitato Esecutivo Wada e sono in vigore dal 1 ° dicembre 2009. Il principio fondamentale del passaporto biologico ( ABP) si basa sul monitoraggio eseguito nel tempo dei biomarcatori selezionati,  cioè quelli che possono rivelare  gli effetti del doping o di una patologia. Superfluo osservare che il fair play ( il rispetto delle regole e la correttezza)  e la tutela della salute degli atleti rappresentano lo scopo fondamentale di qualsiasi programma anti-doping, e pertanto i benefici derivanti dall'adozione dell'ABP sono di vasta portata. Le federazioni internazionali e le organizzazioni antidoping stanno integrando il passaporto biologico dell'atleta, all'interno di un quadro più ampio di programma anti-doping, al fine di identificare gli atleti ed indirizzarli verso specifici test analitici, in modo da interpretare efficacemente e tempestivamente i dati del passaporto biologico. E' appena il caso di precisare che il fine è quello di perseguire eventuali violazioni alle regole anti-doping, sulla base di un passaporto anomalo, ai sensi dell'articolo 2.2 " Uso o tentato uso da parte un atleta di una sostanza vietata o di un metodo proibito, del codice mondiale antidoping" (Codice WADA). Nell'emocromo completo vengono assunti campioni di sangue con i seguenti marcatori: HCT: ematocrito HGB; Emoglobina RBC; Numero di globuli rossi RET%; la percentuale di reticolociti RET; reticolociti contano MCV; volume corpuscolare medio MCH; emoglobina corpuscolare media MCHC; concentrazione media di emoglobina corpuscolareOFF-hr . Il valore ematico - spia è quello dell'emoglobina: un valore alto, mal depone nei confronti dell'atleta. Il cerchio si stringe, la lotta al doping, continua senza sosta.






Doping: a proposito delle analisi delle urine.

Una delle procedure che vengono eseguite nel test anti - doping è quello delle urine. La procedura è la seguente. Dopo che l'atleta ha fornito l'urina necessaria (90 ml), l'atleta deve versarla in due kit di raccolta dei campioni (SCK, Sample Collection Kits), da lui/lei scelti. In questo modo, l'organizzazione anti doping, non può sapere se il contenitore è collegato all'atleta. L'atleta poi versa 30 ml nel SCK contrassegnato come il campione B. Il resto viene versato nel SCK contrassegnato come campione A. Il motivo per cui è necessario fornire più urina per il campione A è perché coloro che analizzano il campione non sanno quale sostanza dopante potrebbe avere assunto l'atleta, quindi hanno bisogno di più urina, per eseguire le analisi necessarie. Se i risultati del campione A e del campione B, coincidono, allora essi sanno già cosa cercare. Molti si chiedono se il campione B è più importante del campione A? No. Il campione B viene raccolto solo per confermare i risultati della prima analisi eseguita sul campione A. In alcuni casi, l'analisi del campione B non conferma le conclusioni del campione A, e così l'atleta non ha violato le regole antidoping ed è libero di competere nuovamente se è stato provvisoriamente sospeso. In buona sostanza il campione B contribuisce a confermare che si è verificata una violazione del regolamento antidoping e tutela i diritti degli atleti per il protocollo rigoroso. 


martedì 10 dicembre 2013

Nella vita gli esami non finiscono mai. L'esame del lattato eplicometrico.

Molti ciclisti in questo periodo hanno già iniziato la preparazione per la nuova stagione. Alcuni si affidano al "fai da te", altri invece preferiscono affidarsi a preparatori qualificati, assistiti da medici dello sport. 
Alcuni preparatori, per valutare la soglia anaerobica, usano il test Conconi, un test universale, forse datato, che si concretizza nella classica (curva) deflessione della linea retta, che mette in relazione frequenza cardiaca e l'intensità dell'esercizio (watt). Nel punto della deflessione si individua la soglia lattacida. Secondo gli esperti, il limite del test Conconi sta nel fatto che in molti soggetti l'andamento della frequenza cardiaca in funzione dell'intensità dell'esercizio, non permetterebbe di identificare un punto di deflessione, in modo certo, e per tale motivo, oramai la maggioranza degli addetti ai lavori, preferiscono misurare la quantità del lattato nel sangue, ad intervalli di tempo prestabiliti, durante un test incrementale, che determina la soglia aerobica ed aerobica, in funzione della frequenza cardiaca, lattacidemia  e potenza (watt). Il test  Conconi, secondo gli esperti, in un soggetto sedentario, sarebbe anche rischioso per l'impegno cardiaco richiesto durante le misurazioni e comunque darebbe risultati confusi. 
Dunque la nuova frontiera è l'esame del lattato. Il test si svolge con step incrementali da 5 secondi con incrementi tra i 20 e 25 watt; al termine di ogni step, 1 secondo di recupero. Al termine di ogni step, si preleva del sangue dal lobo dell'orecchio o dal polpastrello. Il sangue prelevato viene analizzato con un apposito strumento, simile a quello che misura la glicemia. Il risultato indica la lattacidemia. A quel punto il dato estrapolato dal/dai campione/i biologico/i viene elaborato secondo i parametri suidicati, dal quale si ricava la curva della lattacidemia, con il quale si riesce a misurare in modo esatto, il picco del lattato e  i tempi di smaltimento durante il recupero. Durante il prelievo del sangue, occorre fare attenzione a non contaminarlo con il sudore.

Macchina tra le tante in commercio, utilizzata nell'esame del lattato
il prelievo del sangue durante l'esame del lattato

Test del lattato
test conconi

Ma cos'è l'acido lattico ematico o lattato presente nei muscoli ? In termini semplici, il lattato viene prodotto naturalmente, principalmente dai globuli rossi e dai tessuti muscolari. Il corpo umano possiede un sistema di difesa per proteggersi dall'acido lattico, e può riconvertirlo in glucosio, grazie all'attività del fegato. Il cuore lo metabolizza a scopo energetico. L'acido lattico viene smaltito ogni 2/3 ore: il 65% dell'acido lattico viene convertito in anidride carbonica e acqua; il 20% in glicogeno; il 10% in proteine; il 5% in glucosio. Erroneamente si pensa che i dolori muscolari avvertiti il giorno dopo un intenso allenamento, siano provocati dall'acido lattico. In verità la causa è da ricercare  nelle micro lacerazioni muscolari che provocano infiammazioni. I rimedi naturali sono il magnesio, il bicarbonato e il carbonato di sodio. Per completezza occorre precisare che nuovi studi hanno dimostrato che il principale responsabile dell'acidità ematica è lo ione idrogeno. 
Altro esame importante è quello plicometrico. Serve per misurare lo spessore delle pliche cutanee in vari parti del corpo, per valutare lo stato nutrizionale. Le pliche cutanee sono espressione del pannicolo adiposo sottocutaneo. Esso viene misurato con un apposito misuratore, il plicometro, in sette punti : tricipite, torace, petto, ascelle, sottoscapola, soprailiaca, addominale e cosce. L'alimentazione è fondamentale per la salute e la forma fisica; l'allenamento dunque non può prescindere dal  peso corporeo. Pensare alla soglia aerobica ed anaerobica, tralasciando la dieta alimentare, è del tutto inutile. L'assunzione di sostanze alimentari non adatte in termini quantitativi e qualitativi, per il nostro corpo, è come usare della benzina con un numero di ottani bassi per la nostra cilindrata. Un ciclista deve avere una dieta personalizzata, stilata con un esperto, previa analisi del sangue. 

mercoledì 4 dicembre 2013

Una nuova stagione di strade, fatica e sudore.

Il ciclismo è la migliore metafora della vita. Sacrifici, progetti, vittorie, sconfitte, salite ovvero difficoltà. Ogni volta che scendo dalla sella, sono pronto a ricominciare. Una corsa che procede insieme alla vita. Non c'è un arrivo certo, ma solo possibile, perché l'arrivo è solo quando penso alla prossima volta che pedalerò. E tutto quello che vivo pedalando, diventa unico: altri colori, altre prospettive ed altri pensieri. E' immanente. Salire in sella e andare via, è un gesto di autentica libertà; non è fine a se stesso; una manifestazione di incredibile forza dinamica, che mi svela emozioni, paesaggi, incontri, e nuove occasioni. Una fuga contro il vento, lontano dallo scialbo quotidiano, e dal tempo. Il pensiero e l'istinto mi portano lontano,come le ruote che scorrono sulla strada. Vado incontro al mio destino; inutile contare i chilometri, come i giorni; comunque passano inesorabili, verso l'ultimo traguardo. Quando vi giungerò, lascerò la bicicletta appoggiata al muro, custodita dal silenzio. Intanto un anno sta finendo, e nell'incertezza del domani, sarò pronto ad una nuova stagione di strade, fatica e sudore. Forse c'è del tempo per farlo ancora.




    


martedì 3 dicembre 2013

Test sicurezza UCI per ruote.

L'UCI proseguirà il programma di sicurezza delle ruote. Si tratta di un test di valutazione,e consiste in una prova di rottura. Le ruote che hanno superato il test sono indicate nel sito dell'UCI. 
Il test eseguito nel laboratorio dell'UCI, è in fase di perfezionamento, al fine di valutare ulteriori parametri di sicurezza della ruota. Pertanto l'apposizione del bollino UCI, come avviene già con i telai, è rinviato ai prossimi mesi. 
La ruota standard non è sottoposta al test. Le caratteristiche della ruota standard sono: devono avere almeno 16 raggi metallici e i quali non devono avere una sezione maggiore di 2,4 mm; mentre la sezione del cerchio non deve superare 2,5 cm per ogni lato. 
La ruota non standard che viene sottoposta al test  rottura UCI ha le seguenti caratteristiche: cerchio con una sezione superiore a 2,5 cm, meno di sedici raggi con spessore superiore a 2,4 mm.
Il test consiste: al momento dell'impatto, nessun elemento della ruota deve staccarsi ed essere espulso verso l'esterno; la rottura non deve presentare elementi frantumati o rotti, o affilato od essere seghettate le superfici in modo da danneggiare l'utente, gli altri ciclisti e / o di terzi; l e caratteristiche di rottura non devono rompere il mozzo e farlo staccare dal cerchio in modo che la ruota si stacchi dalla forcella e dal telaio. Il test riproduce in laboratorio la collisione frontale con un corpo solido, con un marciapiede e con una buca. 
Il test UCI eseguito in un laboratorio sito in Belgio, costa ai brand, 1100 € per il primo modello di ruote e 500 € per ogni ulteriore modello.  







lunedì 2 dicembre 2013

"Se questo è un Uomo" di Primo Levi. Passato e presente.

YI libri scritti dagli autori contemporanei sono molto diversi da quelli di ieri. Sono diverse le anime, sono diverse le idee e le motivazioni. Quando ti trovi tra le mani, un libro, come quello scritto da Primo Levi, dal titolo " Se questo è un uomo", capisci subito, che non si tratta di un opera comune, di una storiella destinata alla classifica dei libri più venduti, un ennesimo trionfo dell'apparire, fatto di pagine che servono per trascorrere il tempo in modo migliore; qui non si tratta di un libro comune, ma di un opera letteraria, di pregio e di valore assoluto, una testimonianza indelebile, immortale; questo è un dono di una mente eccelsa, sopravvissuta, un messaggio finale per l'umanità e per questo patrimonio dell'umanità
Levi lo ha scritto per i posteri, affinché, non cercassero altrove, le risposte alle molte domande,anche di oggi. Ed è sensazionale, perchè è un libro scritto nel periodo 1945 - 1947, dopo l'esperienza devastante nel lager di Auschwitz. Levi è un sopravvissuto al campo di sterminio tedesco più famoso, anzi al campo di annientamento, come egli lo definisce, dove tutto era pensato da chi odia Dio e l'umanità, per distruggere la persona; non una follia, ma un efferato,argomentato e lucido disegno della mente umana. La legge del lager tedesco secondo Levi è:  " mangia il tuo pane e se puoi quello del tuo vicino.." ed era tale che non lasciava posto alla gratitudine, al rispetto del prossimo. Un sistema verticistico repressivo, fatto di logiche aberranti, quanto primitive, che si fondava sull'ordine e la disciplina, il cui immane dolore, si levava straziante, in ogni momento del giorno e della notte, in quel posto, dove anche il sole indugiava ad affacciarsi, così fuori dal mondo e dal tempo. Una scritta in lingua tedesca, capeggia ancora all'entrata del campo di sterminio di Auschwitz: Arbeit Macht Frei ( il lavoro rende liberi): la più grande provocazione, la più grande bestemmia, mai scritta con il dolore umano.
Lo stile realistico di Levi ha scritto pagine che vanno dritte al cuore e accendono l'anima del lettore; pagine dove la lettura si fa persino timorosa ed incredula, durante la narrazione precisa dei sentimenti e delle vicende personali dei compagni di prigionia e dello stesso autore, uno dei pochi sopravvissuti. Leggendole sembra di vederli quegli internati, lontanamente simili alla persona, con il loro corpo scheletrico e martoriato, le loro menti allucinate dal dolore, dalla fame e dall'odio.  
Credo che questo libro vada letto da tutti i cittadini del mondo, non solo perchè questo è lo scopo voluto dall'autore, ma perché aiuta a comprendere i dubbi dell'esistenza umana. Levi spiega che le pene i dolori simultaneamente sofferti, non si sommano per intero nella nostra sensibilità, ma si nascondono, i minori dietro i maggiori; questo secondo l'autore è provvidenziale e ci permetterebbe di esistere, motivando il perché la persona è incontentabile; non una incapacità allo stato di benessere assoluto,bensì, una insufficiente conoscenza della natura complessa della infelicità, le cui cause sono molteplici. Per Levi la causa dell''infelicità umana si chiama Causa Maggiore. Una volta che la causa maggiore, quella che rappresenta il "problema" contingente, viene superata, allora, ci si stupisce, che dietro ce n'è un altra, anzi una serie di altre cause. Un dolore senza fine, in questo consisterebbe dunque l'esistenza umana.
Ma la straordinaria attualità delle pagine del libro, va oltre. Levi spiega che " l'agire dei tedeschi, segue la loro natura e il destino che si sono scelti"; e chiosa: " ..distruggere l'uomo è difficile quasi quanto crearlo, non è stato agevole, non è stato breve, ma ci siete riusciti tedeschi". 
La condizione esistenziale dei prigionieri del lager, è senza precedenti: ebrei, militari inglesi, civili ungheresi, polacchi e greci e persino criminali tedeschi internati, scarti della società "ariana"; tutti insieme alzarono la nuova torre di babele, ovvero la maledetta ciminiera del campo. Un sistema repressivo, quello dei campi di concentramento, che leggendo le pagine drammatiche del libro, scritte in presa diretta, era stato congegnato per fare perdere "la speranza e anche la fiducia nella ragione"; perchè nel lager, " il pensare era inutile" ; "la sensibilità era fonte di dolore". Nel lager si smetteva di essere persone, e si diventava numeri, da sommare, detrarre cancellare, nell'operazione sociale, finalizzata alla supremazia della razza tedesca. Il sistema di governo del campo, l'economia, le condizioni degli internati, il controllo, la selezione della "specie", i kapo ovvero i prigionieri eletti a controllori crudeli e spietati, scelti con scienza psicologica. Un sistema che metteva i prigionieri gli uni contro gli altri.  
Allora come non pensare alla crisi economica corrente, a questa nuova "guerra" che si combatte con i profitti, con lo spread, i titoli di stato, con la borsa, con la ricchezza delle banche private, con i tagli alla spesa pubblica, con la crisi del debito di bilancio, che crea disoccupazione, miseria, lacerazione umana, che aumenta il conflitto sociale, istituisce una società che non si prende cura di tutti i cittadini, che crea "deportati" ovvero emigranti , che ripudia il senso vero della vita e la dignità della persona. Una crisi economica "guidata" da una nazione, che crea solo effetti negativi, sulla felicità dei cittadini europei; la stessa nazione che non ha rinunciato alla pretesa di essere padrona dei destini dell'Europa; l'unica nazione ad essersi arricchita, senza che nessuno possa smentirlo, in questa crisi che sembra essere infinita. Dunque un dato obiettivo, un dato storico. Nessuno può negarlo, oggi come allora. Il progetto ambizioso ed irrealizzabile della Comunità Europea è diventato un "campo di prigionia" degli europei, dove muoiono le speranze per il nostro futuro. Un gruppo di politici, alti dirigenti, burocrati, finanzieri, banchieri, ha deciso il piano folle, manipolando le regole dell'economia, guadagnando sulla pelle della gente, cedendo la sovranità nazionale, ai mercati e alle banche. Del resto oramai tutti hanno capito, la follia: lo stato acquistando denaro dalle banche private, è costretto a pagare interessi, aumentando la pressione fiscale, tagliando i costi sociali, come la sanità, la scuola e la giustizia, impedendo lo sviluppo e l'occupazione. 
Oggi, la nostra condizione esistenziale e sociale è quella di "prigionieri" d'Europa, costretti a subire una realtà che ci vede impotenti, "reclusi" in una gretta esistenza, di cittadini che vivono senza la speranza del domani; oggi come allora, il destino della gente è manipolato, la disperazione non può nulla contro lo strapotere della finanza, che decide e comanda; e non importa che aumentino i disperati, gli emarginati, i suicidi, non importa perché le persone sono solo numeri, non hanno importanza in quanto tale, gravano sulla spesa pubblica; che ognuno pensi per se; che ognuno cerchi di prevalere sul prossimo se non vuole soccombere; che ognuno "rubi" il tozzo di pane, come avveniva nei campi di concentramento.    
Oggi come allora, le gente, ammaestrata e rassegnata, giunge al punto di credere che "loro", siano nel giusto, che il dolore dei nostri giorni, è un castigo per la nostra incapacità di essere migliori; e nessuno ha la forza di ribellarsi, ma subisce, in silenzio, fino all'annientamento, all'emarginazione. Economisti e politici di regime, giustificano il disastroso andamento economico e sociale, con scellerate teorie liberiste, bocciate dalla storia e conosciute nei libri di economia, come irrealizzabili. Il nuovo "negazionismo", un meschino alibi, oppure una semplice questione di ignoranza ? L'austerità è il sistema di selezione dei cittadini europei ?
In questa Europa non c'è spazio per la felicità, ma solo per il lavoro "forzato"come quello imposto dalla UE, che obbliga a lavorare fino all'età di 70 anni, prima di andare in pensione; saremo costretti a trascinarci, senza più energie, per non gravare sul bilancio dello stato, strumento dell'alta finanza. 
Buona fortuna a tutti, nella speranza che, domani, come accadde allora, qualcuno arrivi per "liberarci" dal Male; e quel giorno,sarà di nuovo, il 27 gennaio 1945, giorno in cui i russi, abbatterono i cancelli del campo di annientamento di Auschwitz e liberarono gli "zombie", i pochi sopravvissuti. 
Regalatevi " Se questo è un uomo", e regalatelo a chi vuole capire anche l'economia e la società dei giorni nostri.
A tutti i negazionisti  e a tutti coloro che credono nel principio della razza e della nazione superiore dedico queste parole...... 

 

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

 

Primo Levi ( Se questo è un uomo)






  

sabato 30 novembre 2013

venerdì 29 novembre 2013

L'inverno apre le porte alla palestra. E' tempo di Stabilità ( anche in sella alla specialissima)

L'inverno è una stagione che non va sprecata. Se da un lato si esce di solito, meno frequentemente con la specialissima, a causa del mal tempo, dall'altro, il tempo a disposizione deve essere impiegato per potenziare e migliorare il corpo, in palestra. Obiettivo: aumentare la stabilità, potenziare ed allungare i muscoli del corpo. Ovviamente è precipuo anche controllare il peso corporeo, perché mantenere il peso forma, o quello prossimo al peso forma, consente di ripartire, più facilmente e prima, una volta iniziata la stagione agonistica. Del resto, è noto, che il primo allenamento, si fa a tavola.   
Spesso mi capita di osservare ciclisti, che quando spingono fuori sella, danzano sui pedali, come dicono i francesi, oscillando vistosamente, inclinando cioè, molto ed in modo prolungato la bicicletta, da non riuscire a mantenere una posizione equilibrata ed orizzontale. Questa oscillazione è controproducente, sia perché aumenta il consumo dell'energia del corpo, per via del fatto, che sulle braccia e sulle spalle, si esercita una forza, sia dal punto di vista meccanico, nel senso che la ruota, lavorando lateralmente sulla strada, e non mantenendosi perpendicolare alla stessa, non riesce a scaricare in modo ottimale, la forza impressa sui pedali. 
La posizione corretta è quella per cui le braccia non esercitano alcuna forza laterale, e mantengono, in perpendicolare, la bicicletta; le braccia e le spalle devono assumere una funzione di "ammortizzatore", anche quando non si pedala in sella, in modo da non "bruciare" inutilmente le energie, e non caricare sulla cervicale e sui muscoli dorsali, le vibrazioni e le asperità della strada. Tutto questo non solo impedisce un affaticamento precoce dell'apparato muscolo scheletrico, ma limita il consumo della forza in movimenti inutili, facilitando e aumentando il movimento delle gambe. Ovviamente, bisogna scalare di uno, due rapporti, in modo che la trazione sia uniforme. Quindi catena più giù. 
Ecco perché diventa importante, fare degli esercizi di base, che consentano un aumento della stabilità , grazie al controllo del movimento del tronco; la maggiore stabilità consente un maggiore controllo e per l'effetto una maggiore efficacia nell'utilizzo dell'energia. 
A tale scopo occorre potenziare i muscoli dell'addome, che si suddividono in orizzontali, verticali e trasversali, ognuno deputato ad un ruolo specifico, e che all'unisono, interagiscono ai fini della stabilità. 
A titolo esemplificativo, allego la didascalia dei muscoli dell'addome :



un esercizio da non fare perchè affatica la schiena
  

lunedì 25 novembre 2013

La storia di uno spirito libero, la storia di Alessandro Proni.

La storia di Alessandro Proni è una storia di coraggio, di onestà, e di forza. Un atleta lo si giudica anche in base alla storia personale, perché l'atleta ha testa e cuore. Un atleta è onesto e altruista. Un atleta e sincero. Non è solo una questione di muscoli e di spregiudicatezza. Molti sanno che Proni, qualche anno fa, donò il midollo osseo, alla sorella. Lo fece perché un uomo non ha paura e non teme per sé; lo fece perché una sorella è parte di te e niente e nessuno può dimenticarlo e fartelo dimenticare, a costo di soffrire, tu vivi per il suo sorriso. E Proni che di coraggio ne ha da vendere, le ha donato parte di sé. Ma non è stato un gesto occasionale, motivato da un impulso affettivo; lui è davvero altruista e coraggioso: oggi è donatore di sangue ( come me). Dunque lui è sincero, è così. Un atleta puoi crearlo nel laboratorio, puoi fargli aumentare i muscoli e la soglia del dolore; ma il coraggio, la forza dell'anima, quella non potrai mai crearla artificialmente. Un uomo vero non si clona, è l'espressione autentica della natura. E' appena il caso di precisare che Alessandro Proni è un corridore PULITO. Proni nonostante le sue vittorie, il suo inconfondibile stile agonistico, non ha trovato, ad oggi, un nuovo contratto per l'anno 2014. Se fossi uno sponsor lo imporrei, se fossi un DS con le "palle", lo prenderei, perché il ciclismo, lo sport, ha bisogno di atleti forti, ma che credono negli ideali e nella vittoria sudata; lo prenderei perché il coraggio di un uomo è capace di tutto, di grandi imprese nella vita e sulla strada. Ma il mondo è impazzito e tanto è il dolore che provoca alle persone, in particolare agli onesti. In un mondo che ama la forma e non la sostanza, che vuoi che conti l'onestà, molti pensano. Vigliacchi e maledetti, il mondo è degli uomini coraggiosi ed onesti. Fuori dalla vostra ipocrisia e dal vostro squallore. Continuate a strisciare. Per quanto vogliate corromperlo, questo povero mondo, ci sarà sempre chi dirà NO, e con lui molti altri, che non chiederanno la carità al Male; ci saranno sempre persone libere e vere, la migliore espressione di un Dio che non ha dimenticato i suoi figli e non li abbandonerà mai. Proni lo riconosco, è uno di noi, uno che si è fatto da solo, senza compromessi, che non ha piegato la testa, che non venderà l'anima e gli ideali, che sbatterà la porta in faccia, al successo ad ogni costo, alla vittoria facile, alla disonestà. Proni per questo è mio "fratello"; e gli spiriti liberi, vanno contro il vento, e rimangono lontano dal "gregge". 
Uno spirito libero, non ha bisogno di chi parla per lui; parla la sua storia; parlano le sue azioni e i suoi silenzi. Per questo non lo farò. Ma voglio scrivere il disprezzo per "quello" che non assomiglia alla verità; voglio dare una testimonianza di stima ad una persona che ha coraggio. Il WEB è la nuova "Resistenza", contro il silenzio. La carta stampata, prevalentemente, parla delle "vittorie di giornata"; non sa essere ambasciatrice dei valori dello sport; non riesce più a dialogare con gli atleti, comprenderli e distinguerli; molto spesso, non riesce neanche più trasmettere le emozioni dello sport. Dunque c'è bisogno di rifondarla con una nuova linfa vitale; occorre recuperare il senso autentico della competizione, che è oltre la vittoria, e la missione di raccontare lo sport. Ma del resto, per parlare di sport, bisogna conoscerlo, non per voce corrente o per fantasia, ma per avere sudato, praticandolo. E di giornalisti ex atleti o praticanti sportivi, ce ne sono davvero pochi; e allora come si fa a trattarlo, se non lo si conosce ? 
Credo che Proni, il nuovo simbolo dello sport che si "ribella", autentico portatore dei valori della vita, oltre che atleta affidabile e dotato, tornerà a pedalare in testa al gruppo, e a competere con molti altri corridori come lui, perché lo sport, non può farne a meno; il mondo ha bisogno di credibilità.
Forza Alessandro, "mena", la volata è la tua.





sabato 23 novembre 2013

Attenzione Richiamo Sram per freni idraulici e a disco. Riflessioni sul mercato della bicicletta da corsa.

Ho aspettato che la notizia fosse pubblicata sul sito ufficiale della SRAM, prima di scrivere un post sul fatto. Mi piace essere corretto, e chi fa sport, è la prima regola che impara; ed inoltre volevo leggere, come avrebbero motivato l'avvenuto richiamo. E così dopo SHIMANO, (clicca sul link), anche la SRAM ha dovuto fare il richiamo dei freni idraulici difettosi, nella versione disco e cerchio. Una brutta figura per la SRAM, così desiderosa, di proiettarsi nel futuro e seguire la scia dell'innovazione a tutti i costi, secondo il canone del marketing, "aumentare il desiderio del consumatore", che oramai il mercato selvaggio, ha ridotto alla figura del consumatore "dipendente" dall'ultima novità. In fondo anche la SRAM è vittima del marketing sfrenato. 
La notizia, già pubblicata ampiamente sul WEB , per quanto mi riguarda, era attesa, è da tempo che spiego i limiti, il pericolo e l'inutilità dei freni a disco per l'uso su strada.
Ecco il link pubblicato sul sito ufficiale SRAM,  Richiamo freni idraulici ( clicca sul link). 
Il comunicato ufficiale, SRAM avvisa i suoi clienti (che ringrazia per avere acquistato un loro prodotto, sic) che 3.553 freni idraulici per uso strada RED 22 e S-700, ( n.d.r. freno idraulico per cerchi e freno idraulico a disco), dei quali fornisce il numero di serie, hanno un "problema di performance e sicurezza", ma che comunque non si sono segnalati problemi nell'uso da parte dei clienti. Il comunicato spiega che i freni richiamati e messi in vendita, sono 500 e che la SRAM ha informato l'agenzia del CPSC, un organo di controllo della sicurezza per i consumatori statunitense e le altre agenzie europee. Conclude anticipando che ci sarà un nuovo comunicato della SRAM, dopo l'intervento del CPSC. 
Ecco il testo:

SRAM Road Hydraulic Brake Update


SRAM has identified a technical issue with respect to a narrow production range of its RED 22 and S-700 Road Hydraulic road brakes. This is a performance and safety concern. There are no reported failures in the field.
We began proactive quarantine efforts with factories, bike brands and distributors last week. We have reported this issue to the US CPSC and will be cooperating with the agency to announce a safety recall in the near future. We are also working with European consumer administrations.
The affected serial numbers range from 36T30993767 to 42T39407156. This represents 3,553 brakes produced. Based on our investigative and quarantine efforts with our customers, we expect that there are fewer than 500 brakes worldwide in the affected range that are at Dealers or have been purchased by consumers.
The serial number can be found on the brake caliper (rim or disc) and on the outside of the box containing the product. SRAM will issue another notice when the CPSC approved recall launches.
As always, we appreciate your business, and apologize for the disruption.

Bene, anzi male. Ancora una volta, ci ritroviamo, davanti ad un nuovo episodio, di "cattivo prodotto" messo in circolazione sul mercato.  Oramai sembra che i produttori facciano testare i prodotti agli acquirenti. E' appena il caso di scrivere che non si mettono in vendita prodotti se non sono sufficientemente testati. I produttori devono riuscire a capire, che fare testare i prodotti ad una aliquota ristretta di professionisti, che peraltro pagano, non è la soluzione al problema. I prodotti devono essere testati da un buon numero di ciclisti amatoriali evoluti; e ancor prima devono progettarli e realizzarli a regola d'arte. I produttori devono cessare ogni pratica di assalto del mercato, e limitare l'introduzione di continue e spesso inutili novità; ci vuole tempo e pazienza certosina per realizzare un prodotto affidabile e competitivo; ci vuole capacità e lungimiranza, per capire il prodotto che veramente serve al consumatore; ci vuole il senso della misura per comprendere e realizzare nell'esatta misura, l'evoluzione della bicicletta.
Ed invece i produttori, continuano a proporci, nuovi prodotti stimolanti, che fanno presa nei confronti degli inesperti e dei fanatici. Conosco ciclisti che cambiano una bicicletta ogni sei mesi, solo per dare l'impressione, di essere uno che ci capisce ! Pedalate e non passate il tempo nei negozi di biciclette
Il migliore spot progresso per i consumatori ? Questo: nel luglio 2012, sulla salita dell'Alpe d'Huez, ho visto ciclisti stranieri, salire con biciclette "vecchie",  quelle che chiamano cancelli, ad una velocità elevata. 
Quello che conta è avere una bicicletta affidabile, non quella all'ultima moda. Evidentemente sono ciclisti che non guardano la forma, ma la sostanza; che probabilmente rimangono a chiedersi perchè un ciclista amatoriale deve montare un SRM per cercare di andare più forte. 
Insomma ci vogliono le gambe, il cuore e la testa e prodotti seri ed affidabili. Che si ritorni al ciclismo "normale", anche per ciò che concerne, il mercato. Solo cose utili e sicure. E per favore, furbi produttori, togliete quei dischi a lama rotante dalle biciclette; non sono astronavi, ma velocipedi. Grazie. E speriamo che il mercato bocci questi inutili e pericolosi prodotti per la bicicletta da strada. 
Un plauso all'UCI che ha vietato l'uso dei freni a disco nelle competizioni su strada, ritenendoli pericolosi. Finalmente c'è qualcuno che conta, che dice NO.
Oramai ci sono ciclisti, quelli meno esperti, che pensano di guidare un auto: cambio elettrico, freni a disco, freni idraulici, navigatore satellitare! Se continua così, il mercato, produrrà i sedili per la bicicletta !
Ufficialmente i freni idraulici sono stati introdotti per fare in modo che il ciclista impieghi meno forza fisica per frenare. Quanti ciclisti che usano il freno meccanico, hanno problemi di crampi alle mani, o di dispendio di energia a scapito della performance? Sarà forse che i freni idraulici su sistemi a disco servono invece a limitare e a rendere più equilibrata, la forza dei freni a disco, per risolvere problemi di sicurezza ? Molti ciclisti non sanno che il disco dei freni si surriscalda ed in caso di caduta, un freno con una lama tagliente, come è la struttura del disco, e rovente, è assolutamente pericoloso, per l'incolumità del ciclista e dei compagni di uscita. E non mi venissero a dire, che i freni a disco frenano meglio ed in ogni condizione, in particolare sul bagnato, dove meno si frena e meglio è. La bici da strada non è una moto o un auto; le velocità e le necessità sono diverse. Non serve una potenza di frenata elevata. In bicicletta si frena quasi esclusivamente ( 70%) con il freno anteriore e la frenata non deve essere continua, ma rapida e secca. Frenare con il freno posteriore in modo prevalente o con la stessa potenza di quello anteriore, è pericoloso, la bicicletta perde aderenza, e sbanda. Anzi consiglio di diminuire la tensione del freno posteriore; la frenata posteriore deve essere di accompagno, di completamento di quella anteriore. Avere un freno potente in bicicletta non serve a  superare le paure in discesa. E' un fatto psicologico, più che tecnico. La maggiore potenza di frenata non colma l'insicurezza del ciclista. Troppa forza di frenata è inutile e dannosa per la sicurezza. Quanti ciclisti ho visto cadere per questo motivo, durante, una discesa, soprattutto alpina.
Mi viene da sorridere quando leggo, quello che scrivono coloro che sono interessati a pubblicizzarli, cioè che i freni a disco evitano il surriscaldarsi del cerchio e il consumo della pista frenante. Chi lo scrive e' inesperto o ignora la realtà della strada. Insomma sono opinioni scritte da chi pedala dalla scrivania.
Attualmente le ruote compatibili con  il freno a disco, sono soggette anche al surriscaldamento del mozzo, che nel caso del mozzo in carbonio è notevole, vista la particolare conducibilità termica del composito.
Invece, lo standard attuale elevato dei tacchetti  specifici e delle piste in carbonio, hanno eliminato qualsiasi problema, di frenata e di surriscaldamento dei freni e dei cerchi tradizionali.
Infine i freni a disco hanno problemi di scorrevolezza perchè ci sono contatti tra il materiale di attrito e i dischi. Limite che ho appurato di persona con la MTB top di gamma.
Un ultima considerazione tecnica. Da tempo l'industria del settore, sviluppa materiali superleggeri, rigidi e resistenti, e oramai, una bicicletta da corsa, top di gamma pesa sotto i 6 kg, mentre quella di media gamma, intorno ai 6,5/6,8 kg, con soddisfazione dei ciclisti, che possono spingere sui pedali con minore forza, dovendosi sommare al peso corporeo, quello della bicicletta. Ebbene, considerato che un impianto frenante a disco, idraulico, ha un peso decisamente maggiore, rispetto a quello meccanico, ritenuta l'inutilità di tanta forza frenante, e il pericolo dei dischi dei freni, qualcuno dei produttori, dovrebbe spiegarmi, dove sta il vantaggio?
Lasciate i freni a disco a chi va per sentieri, dirupi, si lancia dalla montagna e pedala nel fango, con la MTB.
Pedalate e non vi fate suggestionare dai freni "dell'idraulico" e dai freni con "lame rotanti".
Siate svegli. 

P.S. INVITO PUBBLICAMENTE I PRODUTTORI AD INVIARE A QUESTO BLOG UNA BICI DA CORSA CON IMPIANTO FRENANTE A DISCO O IDRAULICO, PER REALIZZARE UN TEST DURO, SERIO ED OBIETTIVO, ANCHE CON FILMATI. LANCIO LA SFIDA. 





   

venerdì 22 novembre 2013

Game over doping ?

Dalla Svizzera, una nuova applicazione tecnologica, usata nel campo della medicina. Il laboratorio svizzero di analisi antidoping che collabora con la Wada, ha preso contatti con il Politecnico svizzero, che lo ha inventato, e prevede che entro i prossimi anni, gli atleti saranno obbligati ad usarlo. In pratica è un piccolo laboratorio, che in tempo reale, trasmette all'organo preposto al controllo, i dati ematici dell'atleta. Game over doping ?

Il microchip antidoping ( ecco il video cliccare sul link)

giovedì 21 novembre 2013

La normativa etica del CONI servirà ad arginare la brutta piega presa dal ciclismo amatoriale italiano ?

E' un fenomeno tipicamente italiano, quello di esasperare, la pratica sportiva amatoriale, rendendola una competizione sfrenata ed insulsa, per raggiungere nulla di concreto. Lo sport amatoriale è tale perché viene esercitato per passione, divertimento e per raggiungere ed aumentare il benessere psico fisico. Tutto qui. Andare oltre, significa travisare la realtà personale e sociale, minare persino il proprio benessere psicologico, finanche a giungere a disturbi della personalità. Un ciclista amatoriale, non può e non deve imitare, il ciclista professionista, che come tale, è un atleta pagato per raggiungere obiettivi, in quanto dotato di particolari caratteristiche psico fisiche, spesso non comuni, come nel caso del campione. Chiarito questo, e per molti potrebbe essere una scoperta, va detto che ciclisti amatoriali, sono stati trovati positivi ai controlli antidoping. Doparsi per vincere un prosciutto o altri generi alimentari ( spesso di non eccelsa qualità) e/o per conquistare piazzamenti in classifica, non fanno guadagnare "direttamente" soldi; dunque l'unico risultato è quello di ostentare saccenza verso i compagni di squadra o gli altri concorrenti ed  impedire di  farsi sfottere, e quindi subire una frustrazione personale,a causa della fragilità emotiva. Ciclisti "vittime" di un errore fatale che fuggono all'arrivo di una gran fondo, per evitare i controlli antidoping ed un processo penale. Tra i ciclisti amatoriali ossessionati dalla prestazione, dal successo ad ogni costo, ci sono persino persone che hanno superato i 40 anni, età in cui i professionisti, si sono ritirati dallo sport agonistico ed hanno incominciato a fare un lavoro comune.  
Nel ciclismo amatoriale le vittorie e i piazzamenti non possono essere pagati con premi in denaro, è vietato; ciò nonostante, qualcuno, a cui piace giocare a fare il presidente di un team vincente, potrebbe eludere il divieto, pagando ai tesserati, spesso ex professionisti, premi in denaro, sotto forma di rimborsi e/ o compensazioni. Uso il condizionale, perché ovviamente non accade, e tutti lo speriamo,anche perché, questa oscena pratica, se posta in essere, contribuirebbe a fare estinguere il mondo amatoriale, facendolo diventare un mondo di combattimenti "clandestini". Anche questa sarebbe un contributo aberrante, alla deformazione della realtà amatoriale. Un ulteriore deriva del sistema, di cui il tempo, ne svelerà l'abuso concreto.
Quello che invece è certo è l'uso del doping nello sport amatoriale, come dimostrano i fatti di cronaca ed i numerosi processi penali e sportivi. Un dramma che sta allontanando molti appassionati puri, dalla pratica amatoriale, vinti dalla nausea verso il sistema amatoriale attuale, deformato e deviato, felici in cuor loro, di partecipare solo a manifestazioni goliardiche, pregne di sano e partecipato spirito sportivo, costretti per questo a pedalare numerosi, lontano dalle gran fondo e dalle gare di circuito. Del resto non ha senso iscriversi ad una gara amatoriale, quando nella griglia rossa o di altro colore, ci sono gli ex professionisti o ciclisti dopati; non ha senso per chi vuole misurarsi sulla base di un sano confronto, senza scorciatoie ed inganni. 
Va detto, che gli organizzatori partecipanti al Consorzio Five Stars League, che raccoglie alcune tra le più importanti gran fondo italiane, come la Maratona delle Dolomiti, la Novecolli, la Sportful, la Pinarello, la Gimondi e la Grand Fondo Campagnolo Roma, hanno adottato, già da tempo, nei loro regolamenti, norme etiche che prevedono l'inibizione per coloro che sono stati coinvolti in pratiche di doping. 
E così questo clima esasperato e violento, per certi versi, fantoziano, ha determinato il varo da parte del CONI di un codice etico. 
Il CONI, con la delibera n°450 del 20/12/2011, ha rimandato alla FCI e alla sua struttura amatoriale, quali la  FSN, EPS, ASI, UISP, CSI e CSAIN, eccetera, che a sua volta hanno proceduto in larga parte, all'approvazione in sede di CNC, l'adozione di specifiche norme di certificazione etica, a partire dalla prossima stagione agonistica (2014). In particolare l'art. 1.1.03 stabilisce che :" Non potranno essere tesserati Cicloamatori i soggetti che risultino sanzionati dalla giustizia sportiva e/o ordinaria, per un periodo superiore a mesi 6 (sei), ovvero che siano assoggettati ad indagini, per motivi legati al doping. Il legale rappresentante della società affiliata alla FCI, ha la responsabilità di far sottoscrivere, a ciascuno degli associati che intendano tesserarsi quali Cicloamatori, una dichiarazione etica che attesti l’inesistenza di sanzioni e/o indagini per motivi legati al doping e l’obbligo di immediata informazione in caso di successive sanzioni e/o indagini a suo carico, onde poter procedere alla contestuale comunicazione alla segreteria del S.A.N. della FCI. La mancata sottoscrizione della dichiarazione non consentirà il rilascio della tessera di iscrizione. Il testo della dichiarazione etica sarà allegato ad un apposito comunicato.".  
E' appena il caso di precisare che tale dichiarazione, è un autocertificazione, e per l'effetto, in caso di dichiarazioni mendaci, produce conseguenze di natura penale. 
L'intervento del CONI, finalizzato a normalizzare la pratica amatoriale, ha stabilito anche che gli atleti professionisti potranno accedere dal mondo professionistico, a quello amatoriale, solo decorsi 4 anni ( 2 per le donne e 1 per i dilettanti). 
Insomma un intervento mirato e semplice che spera di limitare le distorsioni preoccupanti del mondo amatoriale ciclistico. Se è vero che nella società contemporanea, si vive un confronto interpersonale, esasperato e conflittuale, a causa di modelli di vita che creano disuguaglianze e lacerano la convivenza, mietendo vittime ed emarginati, è pur vero che lo sport amatoriale, considerata la sua valenza educativa e sociale e destinato al raggiungimento del benessere psico fisico,  deve costituire un argine alle spinte distruttrici del conflitto sociale, in atto. 
Liberate dunque lo sport amatoriale dal male e dallo scandalo. Rompete le catene della dipendenza al doping. Chi si dopa non vince mai.  Pedalate e soffrite in modo sano, c'è più gusto e coraggio. E ricordatevi che i campioni sono altri, non ne vale la pena. Le vostre vittorie amatoriali sporche non saranno mai ricordate dall'opinione pubblica, ma destinate all'oblio; oppure saranno "celebrate" nelle aule dei tribunali. Doping e' droga. Le sostanze dopanti creano dipendenza, malattie e morte; per cosa ? Un prosciutto ! 


Obiettivo del vero ciclista amatoriale: pedalare sfidando se stessi, immersi nella natura, migliorandosi, solo con il sudore e la fatica sana, con la gioia di essere liberi. 

domenica 17 novembre 2013

Il caso Horner al vaglio del passaporto biologico ? Chris Horner, North American Man of the Year 2013.

Ora che le chiacchiere da bar sono cessate, ritorno sull'argomento, proprio quando, a mio avviso, potrebbe essere arrivato il momento della verità.  La vicenda la conosciamo tutti. Horner punta tutta la stagione sulla Vuelta Espana 2013 e riesce a far saltare il banco e con esso tutte le aspettative del vincitore del Giro d'Italia 2013, Nibali, di Valverde e Purito Rodriguez. Fino a questo punto nulla quaestio: è un professionista, corre con un team UCI tour, è vincitore del Giro della California, qualche altro piazzamento, insomma può accadere che un professionista possa vincere come outsiders. Ma a questo punto, c'è il fattore anzianità di servizio, che scatena le illazioni e la curiosità morbosa dei mass media, spesso pilotata da chi non pedala e non conosce la fatica e per questo, non la sa distinguere; a 41 anni,  vox populi, "non si può" e "non si deve vincere" una corsa prestigiosa a tappe, e per di più, contro corridori più quotati e soprattutto più giovani. Investiti corum populi, al bar dello sport, degni della vittoria finale, altri corridori avrebbero dovuto vincere, per legittimare il "fattore normale" e nessuno ne avrebbe forse messo in dubbio la fortuna o le doti. Ma le corse in bicicletta si fanno sulla strada e allora molti stentano a credere che Nibali, forte, giovane ed in piena forma, sia stato costretto a cedere la maglia rossa al meno giovane Horner, che lo surclassa in salita. E' appena il caso di precisare che l'edizione 2013 della Vuelta spagnola, è stata la più dura di sempre, con 13 tappe di montagna e 41 passi di montagna ! Durante la Vuelta, forse non ci crede neanche l'americano, ma già che ci si trova, spinge a tutta, e riesce a tenergli testa, arrivando primo, nella classifica finale, per 37 secondi fatali. E' tutta questa la differenza tra i due: una questione di cronometro. Una volta investito ufficialmente della maglia del vincitore della classifica generale, Horner, che in salita, ha dato lezione a tutti i giovani colleghi, festeggia con i suoi compagni di squadra, fino all'una di notte. Poi, avvisato il suo team, si reca in albergo dove lo attende la moglie, previa segnalazione della reperibilità all'USADA (agenzia antidoping americana), a mezzo email: " Finisco la Vuelta oggi 15/9 a Madrid e tornerò domani a casa a Bend, Oregon. Il mio nuovo indirizzo di domani mattina sarà Hotel Cindad de Mostoles". (email che si mostra alla fine del post).  A questo punto Horner, all'interno della stanza dell'albergo citato, contraddistinta con il numero 314, attende l'arrivo degli ispettori dell'AEA (agenzia antidoping spagnola), per un controllo fuori gara, probabilmente scontato, atteso. Aveva comunicato la sua disponibilità nelle forme previste dai regolamenti sportivi e aveva ricevuto persino  l'email di conferma; aveva dunque osservato il regolamento previsto dalla disciplina sportiva; indicando un canonico orario, che preferiscono i controlli a "sorpresa",  dalle ore 6 alle ore 7. Ma nessun controllo arriva a bussare alla sua porta. E così Horner, insieme alla moglie riparte per la sua patria. A quel punto, niente e nessuno poteva impedirglielo, è un uomo libero. A questo punto scoppia il caso. Gli agenti dell'AEA avrebbero detto di  non averlo trovato. Il fatto è singolare: l'USADA chiede il controllo ai colleghi spagnoli dell'AEA, e seppure informata del luogo, dell'orario, in cui il vincitore della Vuelta, si rendeva disponibile ai prelievi ematici, non li informa ? Fatto sta che l'USADA si limita a confermare quanto dichiarato e provato da Horner e reso ufficiale dal team: Horner non ha violato il regolamento. Corre voce che i controllori si sarebbero recati presso l'hotel sbagliato. Se fosse così sorgerebbe spontanea la domanda: perchè ?   
A quel punto inizia a prendere corpo la polemica, che rovina la festa al vincitore della corsa più importante spagnola, la terza corsa a tappe più prestigiosa del pianeta ciclismo. La compendio: un "vecchietto" di circa 42 anni ,non può vincere, una corsa così dura e piena di salite ( c'era persino il terribile Angliru!), destinato agli scalatori, che lasciano il vuoto dietro di sé. Essi sono in mala fede e dimenticano che  Horner è stato controllato durante la Vuelta, dall'antidoping dell'unico ente preposto a farlo in gara, l'UCI.  L'affronto della vittoria di Horner fa male (ma poi a chi ?) a quelli che dubitano, che non ci stanno a credere ( ed è una speranza per tutti), che l'età non sia un limite per vincere e sognare ancora e alla grande; chissà se quell'ultimo controllo ematico, fuori gara, una volta fatto, avrebbe davvero placato le chiacchiere oppure cambiato la storia e la classifica finale? Nel dubbio, lui ha vinto, il resto non appartiene allo sport, ma alla cabala.    
Horner torna a casa, ma si sente braccato dal sospetto, che insinua, che mette in dubbio, il suo valore di atleta e di uomo: quel sudore copioso, dicono che non era suo, ma un invenzione "maledetta" del laboratorio. Lo grida e lo pensa "Ho vinto da solo". Versa in un momento di assoluta solitudine, si sente abbandonato, anche dal suo team, che non gli rinnova il contratto, per un problema di età (forse anche loro alla fine non ci credono che l'età non sia un limite alle imprese) e di ingaggio ( si parla di una proposta contrattuale di 1 milione di dollari o euro a stagione e un contratto biennale). Determinato a dissuadere chi chiacchiera, a disperdere la muta dei diffidenti che lo inseguivano arrabbiati, decisi a fargli mollare la serenità,  pubblica sul suo sito ufficiale, il profilo ematologico del suo passaporto biologico, che altro non sono che le analisi del sangue eseguite nell'arco di tempo, 2008 - 2013. Tutte ma proprio tutte. Ecco il sito ufficiale di Horner (clicca). Trattasi appunto di una parte del suo profilo biologico, la cui interezza, costituisce il passaporto biologico, cioè una raccolta di documenti che contengono tutti i risultati del test antidoping relativi ad un determinato periodo di tempo. Il passaporto biologico contiene i risultati dei test sulle urine e  i risultati dei test sul sangue, cioè un profilo ematologico ottenuto dalla comparazione dei parametri ematologici risultati da una serie di esami del sangue, ed  un profilo ormonale steroideo, risultanti da una serie di esami delle urine. Durante la stagione, il ciclista, si sottopone ad esami del sangue e delle urine, per la maggior parte fuori dalle competizioni, al fine di tracciare il suo profilo ematologico ed ormonale-steroideo; a test isolati durante le competizioni, che tuttavia non concorreranno alla creazione del predetto profilo; ed infine a test isolati, al di fuori delle competizioni, per aggiornare tali parametri inseriti nel menzionato profilo oppure per rintracciare alcune sostanze dopanti. Dunque la raccolta dei dati viene fatta con riferimento alla condizioni normali del ciclista, cioè durante il periodo di riposo e nei periodi di allenamento intenso. Una volta raccolti, i dati "normali" vengono confrontati con ogni valore riscontrato durante le gare e gli allenamenti; ed anche in assenza delle tracce di prodotti dopanti, il ciclista può essere considerato positivo all'antidoping, ma solo nel caso di variazioni significative dei parametri ematologici, considerati storici e riportati nel passaporto biologico. 
Il punto 23 delle Antidoping Rules UCI stabilisce che  ciascuna delle seguenti situazioni costituisce prova di aumento del trasferimento di ossigeno nel sangue e quindi doping: 1) l'analisi di un campione di sangue da parte di un laboratorio approvato dall'UCI che dimostri una quantità di emoglobina o un indice di stimolazione più alti del limite, estrapolato sulla base dello storico del ciclista, quindi nel suo passaporto biologico; 2) una sequenza di sei o più valori di emoglobina o di indice di stimolazione mostrati da esami del sangue svolti da laboratorio approvati dall'UCI con risultati deviati rispetto a quelli ottenuti sullo storico del ciclista. 
In buona sostanza, se un ciclista, con ematocrito normalmente compreso tra 41-42 mostrasse alla vigilia di una competizione, un valore di 48, ciò sarebbe sufficiente ad aprire un procedimento per doping. E in tal caso la positività viene desunta da una analisi statistica che offra una certezza non assoluta, ma pari al 99,9%, quindi non oltre ogni ragionevole dubbio. Tuttavia va precisato che secondo la giurisprudenza penale, ciò che rimane fuori dal principio dell'oltre ragionevole dubbio, sono soltanto le eventualità remote, che si pongono al di fuori dell'ordine naturale delle cose e della normale razionalità umana.  Se poi dovessimo quantificare la misura dell'oltre ogni ragionevole dubbio, istituto elaborato dalla giurisprudenza americana, il " beyond reasonable doubt", dovremmo indicare una misura del 95% della certezza.  Ma i principi del diritto processuale penale, sono tassativamente esclusi dalla giustizia sportiva. 
Per completezza va infine riportato che l'UCI esegue anche controlli mirati, cioè test specifici per la ricerca di particolari prodotti farmaceutici che possono avere contribuito alla variazione dei parametri normali riscontrati attraverso il confronto con il passaporto biologico.   
"Ecco la mia verità", avrà pensato Horner, pubblicando i dati del profilo ematico. "Questo gli basterà". E così facendo, extra iudicium e preventivamente, egli anticipa sia fatti che forse non accadranno, sia giudizi che non ci saranno; risponde solo alle illazioni, a chi non ha la legittimità giuridica a chiederglielo, come la stampa e l'opinione pubblica. La ratio è dimostrare che i dati ematologici pubblicati, compresi nel suo passaporto biologico, non sono anomali.   
Credo che ciò potrebbe non bastare; ci sono di mezzo dati clinici che possono essere interpretati da periti, secondo scienza e letteratura medica; non esistono scienze esatte; esistono differenti teorie, riferibili a diversi paradigmi, esistenti nello stesso periodo storico ; e tutto quello che è perizia, sfugge agli uomini comuni, e rientra nell'ambito severo ed opinabile della comunità scientifica, fatta di teorie, di opinioni; e il risultato dell'elaborato peritale dell'accusa, anche quella sportiva, è destinato al perito peritorum, cioè al giudice e al suo intimo convincimento, che a sua volta può sconfinare, nel misterioso percorso logico. E chissà se ci sarà mai, un esperto nominato dagli organi preposti, che dimostri una variazione significativa nei valori ematici pubblicati, cioè dell'emoglobina, dell'ematocrito e dei reticolociti; le variazioni significative, in questo caso, comportano la condanna. Tanto per ricordarlo, la scienza medica ritiene generalmente, che una concentrazione alta di emoglobina ( cioè la proteina che trasporta ossigeno all'interno dei globuli rossi) potrebbe essere indice di un probabile uso di EPO o di emotrasfusione; un numero basso di reticolociti, cioè di  globuli rossi immaturi, potrebbe essere indice di probabile ciclo di EPO o di emotrasfusione, in quanto sono pratiche mediche che distruggono l'eccesso di emoglobina. Ma saranno perizie eventualmente disposte dalla giustizia sportiva, a decidere se la fatica di un atleta, sia cara agli dei o agli uomini. 
Sia chiaro comunque, che per legittimare l'uso del passaporto biologico, è stato reso necessario, introdurre un principio, a mio avviso discutibile, secondo il quale un ciclista,anche in assenza di tracce di sostanze dopanti, può essere considerato positivo all'antidoping! Ovviamente dovrà trattarsi di variazione significative dei parametri ematologici sulla base dello storico dell'atleta, riassunto nel suo passaporto biologico. 
Nel caso di specie, va precisato che il Codice Wada come quello del CONI, al quale si uniforma, applica il principio Strict Liability, una sorta di responsabilità oggettiva, per effetto del quale, l'atleta e' responsabile tutte le volte in cui una sostanza viene trovata nel suo corpo, a prescindere dal dolo o dalla colpa, sulla base del mero nesso di casualità, cioè come conseguenza della sua azione od omissione. Tanto per capirci, e qui chiudo la trattazione sul punto, nel codice WADA, l'onere della prova è a carico dell'atleta, il quale se vuole evitare la sanzione, deve chiarire i fatti, per esempio, in caso di doping, come la sostanza sia entrata nel suo corpo; che non ha agito per colpa e negligenza significativa; dunque una inversione dell'onere della prova, alla stregua, del codice civile svizzero e di quello italiano, che pone l'onere della prova, a carico della parte che invoca il diritto contestato, ovvero che vuole fare valere in giudizio. Superfluo osservare che in questo caso però non si verte su questioni attinenti ai diritti reali o alle obbligazioni.  Ma tant'è che la giustizia sportiva ha deciso di adottare questo principio, a mio avviso,  non condivisibile.  Novità sull'onere della prova sono state introdotte sul nuovo codice Wada che avrà applicazione dal 1/1/2015. Ritornerò sull'argomento. 
E' appena il caso di precisare che per quanto concerne il quantum della prova ovvero lo standard probatorio, il collegio giudicante, forma il suo convincimento, sul principio del confortante convincimento, cioè un grado di prova superiore al bilanciamento delle probabilità, ma inferiore all'esclusione di oltre ogni ragionevole dubbio, quale invece principio cardine del diritto penale. In buona sostanza un convincimento semi pieno perché per condannare basta raggiungere, una probabilità sufficientemente elevata di colpevolezza! E' mia opinione che la Strict Liability è una scorciatoia, per bypassare lo scoglio del ragionevole dubbio.  
La Trek Factory Team non ha rinnovato il contratto ad Horner, vincitore della Vuelta più dura degli ultimi anni; si dice che il corridore abbia chiesto troppi soldi e che 43 anni sono troppi per correre ancora. La Trek ha sbagliato a non ingaggiarlo anche per il 2014. Credo che Horner ha vinto con merito, e allo stato, lo ha fatto oltre ogni ragionevole dubbio. Non si può inficiare tutto e comunque. Aggiungo che Horner con merito alla Vuelta 2013 è andato forte come Froome al Tour de France 2013. Lo valuti la giustizia sportiva, se lo crede opportuno, e spieghi  il contrario.  Fino a quel momento, continuerò a sperare che ci sono vittorie costruite sulla fatica e il dolore. Altrimenti, che cessi definitivamente lo sport professionistico e tutte le sue manifestazioni, fatte di eroi e di emozioni, non possiamo continuare a non credere a quello che vediamo. E ancor prima, che si spenga l'illusione dello sport che nobilita, se si recita secondo il copione del successo ad ogni costo, in nome del vile denaro, che non arricchisce, ma impoverisce, chi ne fa la sola ragione.  In questa valle di lacrime, il sole della vittoria continuerà ad oscurarsi e a riaccendersi, a fasi alterne. La società e lo sport, vivono un clima avvelenato, da caccia alle streghe, a causa delle paure e dell'ipocrisia. E anche stavolta mi sento di dire, che non partecipo alla battuta di caccia. L'atleta nasce libero dalle catene della paura; e rimane libero fino a quando non sarà ritenuto, con prova certa, che la sua purezza agonistica sia stata compromessa dall'artifizio ignobile
AggiornamentoChris Horner, è stato eletto North American Man of the Year 2013, giusto per confermare la mia opinione. La Trek Factory Racing non ha rinnovato il contratto ad Horner perchè il vincitore della Vuelta 2013 avrebbe chiesto un ingaggio troppo alto, si dice 1 milione di euro. Fatto sta che Horner è l'unico corridore del team RSTL ad avere vinto una corsa a tappe prestigiosa, dopo Armstrong, e l'unico, insieme a Cancellara, a vincere corse importanti. Francamente non sono d'accordo con la scelta operata dal team, se si pensa al contratto rinnovato a Frank Scheckl, che non ha mai vinto una corsa a tappe prestigiosa ed è stato trovato positivo al doping al Tour de France 2012 ! 
L'email inviata da Horner all'USADA